Alice di Alessandra Schiavoni | Recensione

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Alice di Alessandra Schiavoni, andato in scena il 10 Maggio al Teatro Marconi, è una pièce teatrale che riesce ad immergere lo spettatore in quegli stessi sentimenti tormentati di mamma Emma nel desiderare ardentemente una verità, una verità che la madre di Alice brama fino alla disperazione, scavallando la linea della razionalità e portandola al rapimento di quel che lei crede essere il carnefice di sua figlia.

Alice di Alessandra Schiavoni: una protagonista nell’ombra

Conosciamo tutti la storia di Alice nel paese delle meraviglie, anche se purtroppo, non è dove si trova l’Alice di Alessandra Schiavoni, il cui corpo non è ancora stato ritrovato dopo tre lunghi anni. Alice è una ragazza universitaria, solare e dolce che sparisce nel silenzio tombale di un pomeriggio qualunque. Nonostante all’apparenza sembrerebbe vivere una vita normale, dietro si cela un lato oscuro in quella relazione interrotta con il suo fidanzato.

Un telefono spento, un silenzio non richiesto, un appuntamento mancato: è l’ora di annunciare la scomparsa e creare quel documento di denuncia, ma le mancate prove che non condurranno ad una giustizia saranno per la famiglia di Alice solo l’inizio di un lungo incubo stordito. 

Sarà qui che verrà mostrato tutto il coraggio, la rabbia e la disperazione di una madre che si aggrapperà ad un’unica soluzione possibile per irrompere quel silenzio e quel vuoto che la figlia ha lasciato in lei. Questa è la storia raccontata dalla rappresentazione teatrale di Alice di Alessandra Schiavoni.

Attimi e tormenti

La pièce teatrale Alice di Alessandra Schiavoni riesce a racchiudere nell’atto anni di un dolore soffocante, di un vuoto incolmabile riempito da un fumo insaziabile, anni di domande alla ricerca di una verità che si ciba di incubi e sensazioni. Saranno proprio quei sogni, quelle allucinazioni e quel desiderio di fare giustizia che si incastreranno perfettamente nelle battute e nella rappresentazione di una scena gelida come la morte. 

«Allontanamento volontario»: una dicitura frettolosa per archiviare un caso senza risposte certe in mancanza di prove concrete, ma «un figlio non si può archiviare». Sono attimi di pura sofferenza, rabbia e vuoto che trascineranno una madre a volere disperatamente far luce sulla vicenda. Non sarà più la speranza di rivedere Alice, ma la lotta per conquistare una verità, quella che strapperà dal carnefice di sua figlia.

Ignara di dove possa trovarsi il corpo e incapace di superare il lutto, saranno i blackout a fare da interludio ad un tempo che non conta più le ore, un tempo spezzato da una perdizione del sé che abbraccia una sola via d’uscita. È qui che lo spettacolo Alice di Alessandra Schiavoni sembrerà fermarsi come quel tempo stesso e, nell’oscurità di una scena poco arricchita di accessori, prenderanno forma visioni sovrapposte di due verità differenti.

Conclusioni

Alice di Alessandra Schiavoni porta lo spettatore ad entrare nel vortice senza tempo che vive la madre, perché la giustizia senza corpo può andare avanti, ma una madre no

É l’atto di dolore di una famiglia spezzata dall’ennesimo femminicidio, di cui si occupa nel quotidiano l’associazione Penelope che si impegna a dare voce e sostegno a tutte quelle persone che vivono un simile dolore.

Fonte immagine di copertina dell’articolo “Alice di Alessandra Schiavoni”: ufficio stampa Elisa Fantinel

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