Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Palladium Lectures

Baricco e le sue Palladium Lectures al Teatro Nuovo di Napol

In generale io faccio sempre lezione con questo obiettivo: dare delle risposte che a loro volta generano delle domande. È una specie di doppio movimento: da un lato do agli studenti delle risposte, cioè li aiuto a capire com’è fatta una certa cosa, gli concedo il piacere della conoscenza; dall’altra mi sforzo di fargli capire come quelle risposte siano soprattutto delle password per accedere a nuove domande: e in questo modo gli concedo il privilegio dell’ignoranza. Così si ricostruisce la catena del sapere, che è sempre coniare risposte che contengano domande: la progressione di una formazione culturale è tutta lì. Le Palladium Lectures sono costruite con quella logica.”.

Queste le parole di Alessandro Baricco che ci presenta così le Palladium Lectures, andate in scena per la prima volta a Roma, a inizio 2013, e riproposte al Teatro Nuovo di Napoli, dal 14 al 16 novembre 2014. Le tre serate hanno visto centinaia di persone ascoltare quelle risposte, che indissolubilmente hanno creato altre domande. Noi di Eroica Fenice, non potevamo mancare, e siamo stati alla serata del 15, quando è andata di scena la lezione su Proust e la scrittura. Questo il resoconto, quasi diaristico, dei nostri due inviati:

Anella M., 20 anni

Suona la tipica campanella del Teatro Nuovo di Napoli, che ti avvisa riguardo l’imminente inizio delle Palladium Lectures. Ed entra lui: gilet blu opaco, camicia bianca arrotolata fino ai gomiti, l’immancabile orologio poggiato sulla scrivania e libri. L’argomento è Proust, e il suo modo di scrivere. L’attenzione è tutta sulla sua voce, sul movimento delle sue mani che accompagnano la “scrittura monumentale” come egli stesso dice, dello scrittore. Seziona e analizza alcuni suoi brani, parla della sua bravura nello spezzettare la realtà delle cose, nell’andarvi a fondo. Una maestria la sua, nella scrittura, nella tecnica, nel suo pensiero, che ci viene spiegata con tono quasi ammirevole, da Baricco. E non si può non rimanere incantati dai suoi versetti che spiegano quanto in effetti sia difficile anche solo leggerlo, Proust. Sembra quasi che lui ci danzi sulle parole, come se le abitasse, come se le sentisse sue. E alla fine, ci legge un pezzetto di “viaggio al termine della notte” di Celine, ed è al suo termine che chiude il libro con cautela, come se fosse un qualcosa di prezioso, si alza, quasi con occhi lucidi, emozionato e va via, lasciandoci pieni di sentimenti, ancora interroganti su quanto scrivere non sia affatto una cosa semplice, perché come lui ci ha raccontato “scrivere significa tenere il mondo insieme dopo che lo hai fatto a pezzi”.

Antonio S., 24 anni

Il viaggio verso il Teatro Nuovo per le Palladium Lectures , è stato associato, da me, ad un viaggio quasi omerico, un viaggio alla scoperta della conoscenza, perché da una lezione come questa non si può non uscire che arricchiti. Al Teatro Nuovo, lo staff ci ha accolti calorosamente e con grande gentilezza, e già prima dell’inizio, si poteva respirare un’atmosfera particolare, culturale.
Baricco inizia la sua lezione dicendo che sì, forse in fondo in fondo siamo tipi strani, che il sabato sera leggono Proust. La lezione segue, bene o male, il filone che è stato quelle delle lezioni originali di Roma. Ale, come piace chiamarlo a me, legge i brani di Proust, attentamente, quasi come se stesse leggendo qualcosa di sacro. E ti butta lì una serie di considerazioni, che sì ti danno risposte, ma immancabilmente ti generano quelle domande, che portano ad altre risposte, che generano ancora domande, e capisci il perché il segreto della conoscenza stia proprio lì: non fermarsi dal chiedere “Perché?”, “In che modo?”. Quella serie di domande che ti porta a “nominare” le cose, e come dice egli stesso: “Se noi sapessimo usare davvero bene le parole, di nome in nome, entreremmo davvero nel cuore delle cose.”. Ma questo è un privilegio di pochi artisti, uno su tanti proprio Proust, che grande scrittore quale era, riusciva come ben pochi altri a “sviluppare quelle lastre fotografiche di spezzoni di vita, di conoscenza, che ognuno di noi si porta dentro.”.

[custom_author=Antonio]