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Eroica Fenice

Cassandra

Il dramma di Cassandra in scena alla Galleria Toledo

Cassandra possiede una vista che taglia l’orizzonte del tempo e un udito che percepisce gli infrasuoni del futuro. Ha il dono di prevedere ciò che accadrà e la maledizione di non esser creduta da nessuno. La sua storia risale i gradini del passato dell’antica Grecia, per affacciarsi alle porte del presente, senza che questo lasso di tempo la renda meno vera o meno attuale. Tutto il suo dramma di donna e veggente si condensa proprio nello spettacolo tenutosi alla Galleria Toledo, martedì 10 gennaio.

Cassandra – variazioni sul mito n.2 è il racconto disperato e pazzo della dannazione senza rinascita, della tragedia senza via di scampo.

Cassandra: una e tre donne

Laura Angiulli, registra e scrittrice del testo assieme ad Enzo Moscato, ricostruisce su una scena nera come la morte il percorso interiore della protagonista, Cassandra, un’ora prima che Troia fosse distrutta dai Greci. Alessandra D’Elia, Caterina Spadaro e Caterina Pontrandolfo prestano se stesse all’interpretazione di un unico personaggio, donandogli tre volti e tre aspetti diversi: poesia soprattutto, flusso di parole e canto disperato.

Cassandra è la figlia di Priamo, re di Troia, sorella del grande Ettore e del pavido Paride che, col rapimento di Elena, diede vita alla famosissima guerra tra greci e troiani. Secondo il mito, Apollo si innamorò di lei e promise di insegnarle a prevedere il futuro se gli si fosse concessa. Cassandra, in un primo momento, accettò lo scambio e ricevette lezioni dal dio; ma, una volta istruita, si sottrasse al patto. Allora il dio, furente, la maledisse non ritirandole il dono della veggenza, ma quello della persuasione.

Ella sola, dunque, aveva capito che il rapimento di Elena sarebbe stato funesto per le loro sorti. Ella sola aveva compreso che il cavallo era in realtà uno strumento di guerra e non un dono di pace, assunto a feticcio di salvezza. Ella sola, infine, sapeva che Achille la bestia avrebbe sconfitto Ettore e che avrebbe ridotto a brandelli le sue carni trascinandole nella polvere degli sconfitti.

Tuttavia, nessuno le aveva creduto, mandata via come una mosca il cui ronzio dà troppo fastidio per essere sopportato. Così, la tragedia nella tragedia si consuma con ferocia e in meno di un’ora gli spettatori conoscono l’angoscia, la paura, l’impotenza, la gloria degli sconfitti e l’orrore della vittoria.

Il tormento di Cassandra si concretizza tra parole sussurrate e gemiti soffocati mentre si muove tra grida e macerie umane; nemmeno la speranza di morire insieme ai suoi cari le rimane, consapevole che un’altra terra l’attende e un’altra fine le viene riservata.

Arriva dritto al cuore lo strazio dell’impotenza, rapido e feroce, assieme alla malsana sensazione che Cassandra soffra non solo perché la sua lingua è incatenata da una maledizione senza fine, ma anche e soprattutto perché donna.