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Eroica Fenice

Ingresso Indipendente

Ingresso Indipendente, amore e tradimento al Teatro Diana

Con Ingresso indipendente Maurizio De Giovanni fa il suo debutto come autore di testi teatrali. La prima dello spettacolo è andata in scena ieri sera al Teatro Diana nella prestigiosa cornice del Napoli Teatro Festival, rassegna ormai prossima alla conclusione.

Massimo (Giovanni Scifoni) è un insicuro e balbuziente impiegato che, pur di conquistare una promozione, presta regolarmente il suo appartamento con ingresso indipendente al capo Ludovico (Pierluigi Misari), che lo utilizza per i suoi incontri clandestini con Rosalba (Serena Autieri), ex escort amante dell’uomo. A rompere questo equilibrio è proprio Rosalba che, stanca delle promesse di Ludovico, costringerà il padrone di casa e la sua – apparentemente bigotta – ragazza Valeria (Tosca D’Aquino) ad organizzare una cena proprio con il suo capo e la moglie Giuliana (Biancamaria Lelli), così da rivelarle tutta la verità e costringere i due alla tanto agognata separazione.

Ingresso Indipendente, una commedia napoletana

Il testo, per quanto non brilli di originalità e senta l’influsso dei lavori di Polansky e delle commedie a stampo newyorkese, è scritto con minuzia e si traduce, grazie all’ottimo lavoro di regia, anche lui debuttante, Vincenzo Incenzo, in un piccolo classico della commedia napoletana. Napoli, seppur non presente sullo sfondo del microcosmo metropolitano, è insita nei personaggi, nella loro caratterizzazione e nel modo in cui, alla fine, riescono a risolvere i problemi.

L’arte di arrangiarsi, tipicamente napoletana, che ha spinto i 5 personaggi a chiudere un occhio sulle brutture della realtà, è l’unica arma a loro disposizione e non potranno farne a meno neanche quando il puzzle sarà completo e il cambiamento sarà necessario. Smascherati e spogliati della loro corazza esteriore, traditi e traditori, troveranno una dimensione nuova, a patto di accettare lo scorrere del tempo, a patto di accettarsi. E da questo punto di vista, la signora Forgione (Fioretta Mari), vicina ficcanaso e dai comportamenti imprevedibili, rappresenta una svolta inattesa nella storia dell’impiegato Massimo che non può crescere davvero, fin quando non avrà chiuso completamente le porte del passato. Nella narrazione, invece, la vecchietta è estremamente funzionale poiché contribuisce ad aumentare ancora di più il tasso di comicità, che, in ogni caso, durante tutta la rappresentazione rimane sempre abbastanza elevato e quasi tutte le scene sono state accompagnate da applausi e risate. Merito di bravi attori, che si sono cuciti addosso alla perfezione i tic, le fobie e le paure di quelli che non sono altro che rappresentanti della melensa borghesia odierna, refrattaria a prendere decisioni, ed immobile nei suoi dogmi.

Buona la prima per De Giovanni, insomma, resta solo da capire perché uno spettacolo come questo, che trova la sua forza nei consolidati paradigmi e nelle figure tipo della commedia rosa napoletana, sia stato inserito in una rassegna dove, viceversa, la matrice espressionistica e la ricerca di nuovi linguaggi e modalità di rappresentazione l’hanno fatta da padrone.

Marcello Affuso

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