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Eroica Fenice

L'imbroglietto di Niccolò Matcovich al TRAM: demolire la mercificazione del teatro

L’imbroglietto di Niccolò Matcovich al TRAM: demolire la mercificazione del teatro

Il tema della decostruzione dell’idea contemporanea di teatro è al centro de L’Imbroglietto di Niccolò Matcovich, spettacolo realizzato dalla Compagnia Habitas di Roma e andato in scena al TRAM di Napoli nell’ambito della rassegna TrentaTram. Il soggetto si ispira liberamente al Kabaret divertissement del teatro di inizio ‘900 narrando, in maniera assurda, le avventure di due personaggi che hanno come scopo quello di entrare liberamente a teatro. Karl e Stadt (interpretati magistralmente da Livia Antonelli e Valerio Puppo) sono ostacolati nel raggiungimento del loro obiettivo a causa di un MacBook.

“Il Teatro non è più quello di una volta, lo sento nell’acqua…”.

Un linguaggio surreale per una scena senza reale logica

La scena de L’Imbroglietto è unica e ripetuta in più sequenze durante lo spettacolo. Karl e Stadt sono due “pseudomimi” che hanno inventato un linguaggio personale per comunicare tra loro. Nell’alternativo idioma dei due protagonisti (ad esempio) dattéro sta per davvero e ciascunto sta per ciascuno. Truccati e vestiti come due mimi dalle scarpe consumate, i giovani cultori della scena tentano invano di entrare in una sala. L’ingresso è a pagamento anche per chi vuole semplicemente visitare la struttura oppure mangiare una poltrona. Nella parabolica espressione della trama gli attori sono guidati (o meglio controllati) da una voce fuori campo che dice loro cosa fare e come muoversi. E così Karl e Stadt diventano, davanti agli occhi del pubblico, due impacciati attori tedeschi, due personaggi di Star Wars, due protagonisti del Teatro Kabuki giapponese. Condizionati dal tentativo fallimentare di realizzare il personale ingresso in sala, vengono obbligati all’esibizione di molteplici pièces dall’impronta surreale.

L’Imbroglietto di Niccolò Matcovich è interpretato da una coppia di corpi simmetrici e dinamici

La presenza scenica di Livia Antonelli e Valerio Puppo è essenziale per la resa comunicativa de L’Imbroglietto. La loro recitazione è espressa attraverso il movimento di due corpi simmetrici e dinamici. Gli attori si spostano sul palco con plasticità fisica. Le molteplici sfaccettature del teatro sono interpretate grazie ad una recitazione ironica ed irrazionale. Nascosti dietro alle parrucche e ad una quantità ingente di cerone, i protagonisti si affannano nel tentativo (fallimentare) di fare breccia nella sensibilità di un’algida dominatrice del capitalismo teatrale. Eccezionale è la loro “interpretazione veloce e all’indietro” dell’arrivo alla cassa del teatro.

Il palcoscenico può tutto ed è un sacrilegio sottoporlo alla mercificazione. Questo è il messaggio fondamentale de L’Imbroglietto. Il pubblico ha bisogno di essere informato ed educato riguardo alle essenziali norme del teatro.