‘Na Santarella di Eduardo Scarpetta: la storia della commedia

‘Na Santarella di Eduardo Scarpetta: la storia della commedia

Scritta e rappresentata per la prima volta nel 1889 al Teatro Sannazaro di Napoli, ‘Na Santarella rappresenta uno dei capolavori del repertorio teatrale di Eduardo Scarpetta, capostipite della dinastia Scarpetta-De Filippo e padre del moderno teatro napoletano.

La riforma del teatro napoletano: da Pulcinella a Sciosciammocca

Il teatro di Scarpetta segnò una svolta fondamentale, dando vita al teatro dialettale moderno. Prima di lui, la scena era dominata dalla maschera di Pulcinella, simbolo del popolo furbo e scaltro. Scarpetta introdusse una nuova maschera che rifletteva i cambiamenti della borghesia napoletana: Felice Sciosciammocca.

Questo nome, che letteralmente significa “soffia in bocca”, indica una persona ingenua e credulona. La nuova maschera ottenne un successo travolgente, diventando protagonista di capolavori come Il medico dei pazzi e Miseria e Nobiltà.

‘Na Santarella: la trama dell’opera

Felice Sciosciammocca è presente anche in ‘Na Santarella, opera tratta dall’operetta francese Mam’zelle Nitouche. Il personaggio conduce una doppia vita: di giorno è un austero organista nel convento delle Rondinelle, mentre di notte, sotto falso nome, è un acclamato autore di operette. Il suo segreto viene scoperto da Nannina, un’educanda soprannominata Santarella per il suo atteggiamento innocente.

La superiora del convento ha combinato un matrimonio per Nannina con l’ufficiale Eugenio Poretti. Durante il viaggio verso Roma per le nozze, la Santarella minaccia don Felice: se non la porterà a teatro a vedere la sua operetta, rivelerà il suo segreto. Costretto a cedere, don Felice la porta con sé, ma la prima attrice, ingelosita, abbandona la scena. Nannina prende il suo posto e, recitando, fa innamorare di sé proprio Eugenio Poretti, presente in sala. Senza conoscere le rispettive identità, i due giovani si innamorano e alla fine si sposano felicemente.

Tema chiave Significato nell’opera
La doppia vita Rappresenta l’ipocrisia della società borghese, divisa tra la facciata perbenista (il convento) e le passioni nascoste (il teatro).
L’apparenza contro la realtà Nannina, la “Santarella”, si rivela tutt’altro che ingenua, usando la sua astuzia per ottenere ciò che vuole.
Il teatro come luogo di verità Paradossalmente, è sul palcoscenico, luogo della finzione, che i personaggi rivelano la loro vera natura e trovano l’amore.

La villa “Qui rido io”: un omaggio al successo

In onore del successo travolgente di ‘Na Santarella, Scarpetta fece costruire una villa sulla collina del Vomero, oggi nota come Villa La Santarella. L’edificio, in stile liberty napoletano, ha una forma particolare che valse alla villa la scherzosa definizione dello stesso Scarpetta: «pare nu cummò sotto e ‘ncoppa» (sembra un comò capovolto). Sulla facciata fu apposta la celebre scritta Qui rido io, a indicare che quella casa era il suo rifugio privato per ridere, così come lui faceva ridere gli altri a teatro. All’interno, due statue omaggiavano l’opera: una di Scarpetta stesso e una dell’attrice che interpretava la Santarella.

Fonte immagine in evidenza: archivio personale

Articolo aggiornato il: 11/09/2025

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A proposito di Ottavia Piccolo

Sono una studentessa dell'Università L'Orientale di Napoli. Appassionata di lingue straniere, amo soprattutto conoscere nuove culture, osservare e... scrivere! Fondo la mia vita sull'arte: la musica e la fotografia in cima alla lista!

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