Salveremo il mondo prima dell’alba al Bellini | Recensione

Salveremo il mondo prima dell'alba al Bellini | Recensione

Carrozzeria Orfeo torna al Teatro Bellini di Napoli dal 9 al 18 febbraio con lo spettacolo dal titolo Salveremo il mondo prima dell’alba. Diretto da  Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi, Salveremo il mondo prima dell’alba torna a puntare il dito sulle miserie umane con una prosa politicamente scorretta e un linguaggio schietto, che mescolando l’alto e il basso, la filosofia e lo sberleffo, dipinge il quadro grottesco e cinico di un mondo che si avvia verso l’autodistruzione.

Al centro della scena, non gli ultimi, ma i rappresentanti di quel 3% della popolazione mondiale che detiene il 90% della ricchezza eppure non è felice, perché schiavo del successo, drogato dal lavoro e dall’accumulazione del capitale, dipendente dal sesso e dalle nevrosi di una vita che ha smarrito il gusto della semplicità. Sullo sfondo, una clinica di riabilitazione di lusso su un satellite in orbita nello spazio, ben disegnata da Lucio Diana. 

Salveremo il mondo prima dell’alba: il mondo del finto benessere

Salveremo il mondo prima dell’alba è uno spettacolo corale, che conferma le straordinarie dote attoriali della compagnia modenese, che vede in scena Sebastiano Bronzato, Alice Giroldini, Sergio Romano, Roberto Serpi, Massimiliano Setti, Ivan Zerbinati, e che mantiene una forte coesione interna, pur nella densità dei temi evocati, seppur troppi: dall’intelligenza artificiale al clima, dalla guerra alla violenza, dagli haters all’analfabetismo affettivo, solo per citarne alcuni.  

Irriverenti e ironici, gli attori di Carrozzeria Orfeo nati come compagnia nel 2007, con ormai 11 spettacoli all’attivo, si confermano validi rappresentanti dei più svariati drammi contemporanei, di un disagio sociale fatto di solitudine interiore, di equilibri instabili. Aderenti al mondo attuale, attori di un Teatro Pop che oscilla dal reale al surreale.

Dopo aver esplorato in diversi spettacoli il mondo degli ultimi, dei reietti, degli esclusi e dei perdenti, Carrozzeria Orfeo intende in Salveremo il mondo prima dell’alba indagare il mondo del benessere e dell’apparente successo, attraverso il racconto dei primi, dei vincenti, della classe dirigente, dei ricchi, paradossalmente, però, imprigionati nello stesso vortice di responsabilità asfissianti, doveri castranti, sensi di colpa e infelicità che appartengono a tutti e, quindi, frantumati da tutto ciò che la mentalità capitalista non può comprare: l’amore per se stessi, la purezza dei sentimenti, gli affetti sinceri, la ricerca di un senso autentico nell’esistenza.

 
 
«Non siamo in grado di riconoscere le cose importanti, siamo troppo stanchi ed esausti dal resto. Vediamo la vita solo sfiorando la catastrofe.»
 

In un mondo sempre più frenetico, individualista ed esibizionista, dominato da un tempo schizofrenico e performativo, il prezzo da pagare anche per i vincenti sono l’ansia e l’angoscia, conseguenza spesso dall’ossessione di dover ottenere sempre di più, consolidare, capitalizzare, superarsi. Le conseguenze sono gravi disfunzioni dell’umore come panico sociale, insonnia, burnout da lavoro, insoddisfazione cronica, stress, inquietudine, frustrazione, senso di fallimento e di vuoto. Una sensazione di smarrimento comune ad un’intera generazione, sintomo di un disagio epocale. Ed è così che sprofondati nel disagio per sfuggire alla realtà, gli ospiti del nostro rehab sono rimasti vittime ognuno della propria dipendenza, – la droga, gli psicofarmaci per dormire, dal denaro, dal lavoro, dal sesso, dal telefono – una nuova dipendenza contemporanea – via di fuga da una realtà opprimente dalla quale, alcuni costretti dalla società, altri per libera scelta, cercano di liberarsi.

Salveremo il mondo prima dell’alba vuole affrontare alcuni tra i nodi più sensibili della nostra contemporaneità: la proliferazione delle immagini, il fascino della celebrità, il culto del divertimento e della personalità, soprattutto nel nuovo mondo virtuale, come sintomo di una società sempre più triste eppure satura di foto felici in cui sembra non più esistere un luogo dove riconoscersi come soggetti autentici, né tantomeno in progetti sociali che richiedano la nostra dedizione e la nostra lealtà.

A portare i personaggi verso la salvezza un mental coach, che indaga le paure, analizza il male, e prova ad allontanarli dagli elementi che li hanno condotti alla dipendenza, li spinge verso un senso più vero della vita. Verso un nuovo entusiasmo. Quell’entusiasmo che è la ricerca attiva del divino interiore, dalla parola greca enthūsiasmós : «dentro di te c’è un Dio».
 
Dunque, nonostante tutto, si intravedono semi di speranza – o meglio germogli di bonsai – in una distopica arca di Noé nello spazio. Ciò che ne rimane è un’umanità confusa e impaurita, sopraffatta dall’ossessione di questo continuo doversi vendere, con il terrore che nessuno ti voglia mai comprare. In fin dei conti «Ognuno cerca di fuggire da se stesso. Ognuno cerca di salvare la propria anima come può. Forse, poi, certi modi sono più oscuri di altri».  
 
Fonte immagine: locandina dello spettacolo Salveremo il mondo prima dell’alba, foto di Manuela Giusto
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