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Eroica Fenice

Libri

Lo scarabeo d’oro: Edgar Allan Poe mago del mistero

Lo scarabeo d’oro è una storia d’avventura, un altro dei racconti lunghi di Edgar Allan Poe, riportato in libreria dalla Alessandro Polidoro editore nella collana I Classici. Pubblicato per la prima volta sul settimanale di Filadelfia «Dollar Newspaper» nel 1843,  è uno dei racconti più apprezzati di Edgar Allan Poe che quarant’anni più tardi avrebbe ispirato L’isola del tesoro di Stevenson. Un’avventura raccontata alla maniera di Poe, in cui uno dei protagonisti è il narratore, che vive parzialmente la storia, che introduce l’altro protagonista, William Lagrand, autore del ritrovamento del raro esemplare di scarabeo, da cui l’opera mutua il titolo. Nobile ormai decaduto, William Lagrand vive sull’isola di Sullivan con un vecchio schiavo “negro” di nome Jupiter.  Un giorno trova uno scarabeo di colore oro lucente e lo affida temporaneamente al tenente G. la sera stessa riceve la visita di un vecchio amico (e narratore), e per mostrargli il prezioso ritrovamento, ne improvvisa su un foglio uno schizzo, che, inspiegabilmente, assume la forma inquietante di un teschio. Da qui Legrand sembrerà impazzire, come divorato da un’ossessione, un furore emotivo che rimanda al fanatismo. Ma cos’è Lo scarabeo d’oro? Poe sembra suggerirci che questo insetto sfugga a un’interpretazione banalmente allegorica per diventare elemento misterico puro. Infatti la componente mistero non poteva mancare in un racconto di Edgar Allan Poe, che, con una serie di elementi ci immerge in un’atmosfera precisa, fatta di ipotesi di follia e una caccia al tesoro. Lo scarabeo d’oro: due storie parallele In questo racconto lungo assistiamo a due storie parallele, due grandi sequenze: quella del narratore, l’amico che si trova immischiato in un’avventura suo malgrado, e quella dell’uomo che vive appieno l’avventura, Lagrand, che funge da narratore secondario nel processo di decifrazione di un crittogramma che indica il sito di un tesoro nascosto. Sono i due momenti del mistero: la prima è il mistero nel suo insieme, dall’attimo in cui si propone fino al termine degli eventi, nella seconda viene illustrata la risoluzione: come, cioè, il nostro protagonista è stato capace di venire a capo di quella che sembra più un’ossessione dettata dalla pazzia che un vero enigma. Nella prima parte la carica di mistero è fortissima, proprio perché mancano gli elementi per capire cosa stia succedendo, mentre nella seconda il mistero viene svelato passo passo, con l’ausilio di codici e crittografie. Si passa, insomma, dall’astratto del mistero alla concreta presa della logica. Poe ancora una volta dimostra essere un mago della narrazione ed attraverso questo tipo di narrazione, riesce da una parte a dosare le informazioni della storia attraverso una fitta trafila di dubbi, ripetizioni, intensificate da una paura dell’ignoto, che si rivelerà essere l’unica chiave per vivere questa esperienza misterica e d’altra parte permette al lettore, che – come il narratore – è ignaro di molti elementi necessari alla risoluzione dell’enigma, di immedesimarsi meglio nella situazione del nobile decaduto affetto da “alternarsi di umori” e “attacchi di entusiasmo”, a cui si decide di dare credibilità solo nella seconda parte. Attraverso un intreccio perfettamente combinato in […]

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Eventi/Mostre/Convegni

So’ Vivo di Flavio Ricci vince al Napoli Film Festival 2019

“Com’è bello il mare, le onde mosse dal vento, ma chi sa che rumore fa o’mare”-  così inizia il corto  “So’ Vivo”, vincitore del premio Vesuvio Award e il premio miglior cortometraggio over 13 al Napoli Film Festival 2019. Diretto da Flavio Ricci, il corto, il cui impianto è quasi da docufilm, è ambientato a San Giovanni a Teduccio. Il protagonista, Gennaro è un ragazzo non udente, che, non potendo sentire il rumore del mare, vorrebbe almeno vederlo. Girovaga quindi nella sua scuola incrociando alcune ragazze, prese da discussioni quotidiane, e cerca di farsi dare le indicazioni necessarie per raggiungere il mare. Nessuno riesce a capirlo, tranne Maria, una ragazzina nera, timida, isolata, che fatica anche ugualmente a farsi comprendere dai suoi compagni, e che incredibilmente, aiuta Gennaro a trovare il mare, a trovare una speranza.  Il mare è la bellezza a cui questi ragazzi senza voce anelano, la pace che meriterebbero, il futuro che faticano a sognare.  Gennaro, nella sua isolata purezza, riuscirà a trovare la strada, sfrecciando tra i murales di Jorit e gli angoli degradati di una periferia moribonda e riuscirà a godersi questa bellezza e a gridare nei suoi pensieri: “So’ Vivo!” «E’ un grande onore aver vinto questo premio del Napoli Film Festival. – dice il giovane regista Flavio Ricci – Dedico questi premi ai ragazzi che mi hanno seguito con passione in questo meraviglioso percorso, in particolar modo a Gennaro, che non solo ha saputo essere l’anima del progetto, ma è diventato simbolo del riscatto di una generazione di giovani che può e deve ancora credere nei propri sogni» “So’ Vivo”, è stato premiato dalla giuria perché riesce a mostrare in maniera egregia la spontaneità del vissuto quotidiano di una scuola di provincia, dove l’alterità viene compresa solo da chi mostra interesse e attenzione realmente all’altro al di là del semplice e futile conversare. Il corto, già vincitore al Vesuvio d’Oro Film Fest, è stato prodotto presso l’ISIS Rosario Livatino di Napoli nel corso dell’Anno Scolastico 2018/2019 ed è nato dalla collaborazione fra Flavio Ricci – Associazione Tycho ed il progetto “Amori a San Giovanni a Teduccio” (Piano Nazionale Cinema per la Scuola promosso da MIUR e MIBAC; laboratorio curato da Giovanni Piperno, con il coordinamento di Antonella Di Nocera per Parallelo 41 Produzioni), con il supporto di Maestri Di Strada e la concessione del brano “So’ Vivo” da parte di Andrea Tartaglia. “Una scuola a colori” invece si aggiudica il Premio Diregiovani.it – Giovani Visioni 2019, categoria under 13. Il cortometraggio, diretto da Luca Ciriello, è ambientato in una scuola in cui ciascuna aula ha un colore ed è occupata da un gruppo di bambini. Ogni gruppo ha abitudini diverse e vive il suo mondo come se fosse l’unico, ignorando i componenti degli altri gruppi. Un giorno due bambini di gruppi diversi si incontrano davanti ad un muro ricco di sfumature e la curiosità li porta a scoprire che in realtà sotto ad un colore si nasconde un altro colore.  Il premio è stato attribuito “per la semplicità con cui si […]

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Cinema e Serie tv

Il sindaco del Rione Sanità: Mario Martone omaggia Eduardo

«La legge è fatta bene, sono gli uomini che si mangiano fra di loro… come vi posso dire… ecco: è l’astuzia che si mangia l’ignoranza. Io difendo l’ignoranza» – così ne “Il sindaco del Rione Sanità” Antonio Barracano parla ad Arturo Santaniello, dimostrando di aver ben chiaro il senso della giustizia, della sua giustizia, che non è quella dei tribunali. “Il sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone sarà eccezionalmente nelle sale per tre giorni, distribuito da Nexo Digital, il 30 settembre, 1 e 2 ottobre. Il sindaco del Rione Sanità: la città si lega alla periferia Eduardo De Filippo trasportato nella Napoli del 2019, un boss di camorra che nel 1960 era un settantenne con un suo codice etico dalla parte dei più deboli e oggi con Mario Martone diventa un giovane capoquartiere con una villa a San Giovanni a Teduccio, con la stessa convinzione, tuttavia, di fare il bene del popolo, quelli che non hanno “santi in Paradiso”. L’idea di riproporre in una chiave contemporanea il testo di Eduardo del 1960 nasce nel 2017, quando Mario Martone ha scelto di curare la regia di un progetto del gruppo di giovani attori indipendenti del NEST di San Giovanni a Teduccio, che agisce sul territorio cercando di togliere i ragazzi dalla strada. Mario Martone si è immerso nel progetto sociale di Nest, un’ex palestra abbandonata di San Giovanni a Teduccio alla periferia di Napoli oggi avamposto contro il degrado sociale grazie ad un teatro da 100 posti, laboratorio guidato da Francesco Di Leva, protagonista del film nei panni di Antonio Barracano.  Insieme hanno portato in tournée Il sindaco del Rione Sanità e poi – con l’autorizzazione di Luca De Filippo – ne hanno fatto un film con Massimiliano Gallo e Roberto De Francesco e la musica di Viviana Cangiano, anche attrice nel film. Mario Martone e il suo modello Eduardo Mentre guardiamo Il sindaco del Rione Sanità ci chiediamo cosa sia successo alla storia del camorrista al crepuscolo che ha deciso di amministrare la giustizia per chi «non tiene santi», ovvero per chi non può comprarsi la giustizia con la corruzione e resta ai margini della legalità. In questo nuovo Eduardo tutti sono diventati giovani e giovanissimi, sono stretti in giubbotti di pelle e accentano il dialetto con i suoni delle Scampie universali: in una messa in scena in cui il postmoderno delle Gomorre si getta alla caccia di Eduardo, e lo insegue, e lo azzanna, finché per scosse successive, in una sorta di cortocircuito, Eduardo ferito comincia a divorare le Gomorre, le digerisce e diventa sorprendente. Fino alla scena finale, un’ultima cena in cui Barracano, per non perpetuare la faida sacrificale, sacrifica se stesso incrinando la sua immagine di potere, e muore come un Cristo in mezzo ai fedeli e ai traditori. La giustizia che Barracano ha perseguito come soluzione è l’opposto speculare della giustizia corrotta della società, e oppone un disastro a un altro disastro, ma il sacrificio di Barracano è una domanda che resta aperta. E questo […]

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Fun e Tech

Shopify: cos’è e perché dovresti sceglierlo

Questa è l’era del boom del business dell’e-commerce fatto tramite Shopify, oggi certamente la migliore piattaforma che puoi utilizzare per creare e-commerce di successo e, senza dubbio, la via più semplice per aprire un negozio online. Nel 2004 Tobias Lütke, un programmatore tedesco che si era trasferito da due anni in Canada, aprì insieme a Daniel Weinand e Scott Lake un sito chiamato Snowdevil per vendere online prodotti per fare snowboard. Mentre creava il sito, Lütke non trovò nessuna piattaforma di e-commerce a cui appoggiarsi che lo soddisfacesse, così decise di crearne una lui, da zero. Oggi, dal principiante al più esperto, Shopify è la scelta migliore per chi vuole vendere e ricevere pagamenti con una semplicità che nessun’altra piattaforma è in grado di garantire. Perché scegliere Shopify La sua semplicità, unita alla sua grande versatilità, rende Shopify la piattaforma più completa per iniziare e continuare il proprio e-commerce in maniera autonoma e sicura: e proprio l’autonomia e la sicurezza sono i due massimi elementi di valore che elevano Shopify al di sopra delle altre piattaforme. Se vi state chiedendo a questo punto “Perché scegliere Shopify”, andiamo a vederlo insieme. Il primo grosso vantaggio che Shopify è “ready to go”, pronto a farti partire con la vendita online in tempi molto rapidi proprio grazie alla sua natura, quella di essere una piattaforma in cloud che non richiede un’installazione su un server. A differenze di siti come eBay o Amazon, Shopify non funziona come un sito di e-commerce vero e proprio, ma come una piattaforma a disposizione di chiunque voglia vendere qualcosa online. È utile soprattutto per chi non ha esperienza nella vendita online e non saprebbe da dove iniziare: di fatti fornisce strumenti gratuiti necessari per la creazione di un sito, anche per chi è alle prime armi, dalla registrazione del dominio alla vendita degli oggetti. Per avviare il proprio commercio online su Shopify non è richiesto nessun tipo di sforzo tecnico, proprio perché basta crearsi un account sulla piattaforma. Puoi aprire il tuo negozio online oggi stesso, inserire le immagini di un prodotto, scegliere il prezzo e promuoverlo su Facebook per vedere i primi ordini. Un altro dei vantaggi della piattaforma è che per qualsiasi tipo di problema nella gestione quotidiana del proprio esercizio commerciale online Shopify offre un unico servizio di supporto attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, cosa che nessun’altra piattaforma e-commerce propone. L’assistenza H24 di Shopify è uno dei motivi per i quali non ci si dovrebbe pensare molto, in fase di software selection: infatti, al di là della fase di partenza del proprio business online, quello che poi fa la differenza per chi sta vendendo e servendo dei clienti paganti, è che non sei solo di fronte ai problemi. Shopipy offre, tra le tante opportunità, un trial gratis di 14 giorni per ogni utente o negozio online, dopodiché richiede il pagamento di una tariffa mensile che varia a seconda delle proprie esigenze: si parte da 29 euro al mese fino ad arrivare a 299 euro al mese […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Joan Miró a Napoli, un surrealista al PAN

Napoli apre le porte a una delle figure più affascinanti dell’arte moderna. Protagonista dell’arte del XX secolo, artefice di un linguaggio anticipatore, Joan Miró, colpisce per l’originalità creativa che scardina i dettami della pittura convenzionale. Mosso dal desiderio di “assassinare la pittura”, sente la necessità di individuare un nuovo modo di agire sulla figura. La sua curiosità, la sua fervida immaginazione, la sua personalità lo portano a codificare un nuovo linguaggio. Ed è proprio questo linguaggio – il linguaggio dei segni – che abbiamo modo di esplorare nella rassegna allestita al Palazzo delle Arti, attraverso le straordinarie opere della collezione dello Stato Portoghese, conservate al Museo di Serralves di Porto. Joan Miró: la mostra al PAN di Napoli Il mondo fantastico, onirico, febbrilmente creativo di Joan Miró arriva per la prima volta a Napoli. La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, con il supporto del Ministero della Cultura Portoghese e il patrocinio dell’Ambasciata del Portogallo in Italia, è organizzata dalla Fondazione Serralves di Porto, si terrà fino al 23 febbraio 2020 al PAN Palazzo delle Arti di Napoli. Tutte le 80 opere oggetto dell’esposizione sono sbalorditive, così come la storia che le ha condotte fino a Porto. Questo insieme di capolavori, appartenuti a uno dei più autorevoli e raffinati mercanti d’arte moderna, Pierre Matisse – figlio del più noto pittore Henri – rimane sconosciuta ai più per molti anni, finché il collezionista giapponese, che le aveva gelosamente custodite fino al 2005, decide di venderle al Banco Português deNegociós. Un semplice investimento per la banca portoghese che preferisce non esporle e tenerle al sicuro all’interno di un caveau. Quando il Banco Português, in forti difficoltà economiche, stabilisce di mettere sul mercato l’eccezionale acquisizione, si solleva una protesta su scala nazionale, tanto da far intervenire lo Stato Portoghese, che sospende la vendita e incarica il Museo di Arte Contemporanea di Serralves di conservarle. Oggi, grazie al generoso prestito del Museo di Serralves, possiamo scoprire il fascino di una personalità multiforme, capace di ribellarsi alla pittura convenzionale dando  prova di essere uno dei più completi artisti del XX secolo. Miró però, con i suoi tratti fanciulleschi, con i suoi colori fondamentali e i suoi tocchi di incompiutezza, è un artista solo apparentemente semplice. Joan Miró esplora il linguaggio dei segni riducendo gli oggetti a elementi essenziali e in questo processo di riduzione e semplificazione ci invita a porre l’attenzione al dettaglio, ad esplorare gli elementi della costruzione del significato. Nel XXI secolo siamo ormai abituati a guardare immagini sempre più definite che si susseguono a grande velocità, mentre Miró ci impone di fermarci e osservare, cercare di capire il significato di una semplice linea. Un segno può delineare lo spazio e il carattere fisico del proprio supporto, allo stesso modo in cui può definire un oggetto o configurare una forma di scrittura. La svolta artistica di Miró: il linguaggio dei segni Le 80 opere esposte coprono il lungo arco della produzione artistica di Miró, dal 1924 al 1981; più di sei decenni […]

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Recensioni

A te, Masaniello al Real Orto Botanico con Nico Ciliberti

“Pe’ cheste zizze ianche m’anno afferrata, Masaniè… pecchè nun ce stai tu che me difiende… pe’ zizze Masaniè… pe’ zizze…” mormora Bernardina, “’a reggina d’e sarde”, violata da quel popolo che l’aveva amata solo poche ore prima. Si è chiuso così “A te, Masaniello”, lo spettacolo messo in scena al Real Orto Botanico di Napoli dal 20 al 22 luglio, scritto e diretto da Annamaria Russo in occasione della rassegna Brividi d’Estate 2019. È l’estate del teatro sotto le stelle: su una scenografia piramidale si muovono con naturalezza Nico Ciliberti, Marianita Carfora, Salvatore Catanese, Cristiano Di Maio, Alfredo Mundo, Riccardo Maio, Rita Ingegno, Paolo Rivera, Marige Maya Grasso, Diego Guglielmelli, di fronte ad un pubblico che ha occupato tutte le sedie e applaude, commosso. “A te, Masaniello” si propone come un’opera rigorosa, che unisce la prosa e il canto popolare e suscita nello spettatore le sensazioni più disparate. Tra sorrisi e commozione la platea a stretto contatto con i recitanti, partecipa alla rivolta del ceto povero napoletano, apprezzando in un finale struggente l’interpretazione di Nico Ciliberti, napoletano d’adozione e alle prese con il suo primo spettacolo in dialetto, e di Marianita Carfora che, nei panni di Bernardina, supera se stessa nel monologo straziante ai piedi di Masaniello. Omaggio alla storia del teatro napoletano, “A te, Masaniello” nasce dalla voglia di raccontare il percorso di un sogno, che nasce, splende e muore nelle tenebre della disillusione. Bellissimo e disperato, come una stella cadente in una rovente serata di luglio. È la storia di un popolo oppresso dal potere dispotico che, volendosi ribellare all’imposizione delle tasse, decide di ricorrere alla forza e alla violenza. Annamaria Russo firma la regia affidando all’audace Nico Ciliberti  la complessità del “capopolo” più famoso della storia napoletana, che a soli ventisette anni riuscì a regalare un sogno ai napoletani. Un sogno bello da far paura, tanto che i suoi concittadini decisero di distruggerlo, di rinnegarlo. I giorni sono quelli del vicereame spagnolo, delle insopportabili “gabelle”, della miseria e della rivoluzione del 1647.  Sette giorni sono  bastati a costruire una epopea popolare, una storia di poveri che si ribellano ai ricchi, di ricchi che sanno aggirare e impadronirsi di un potere mai davvero perduto, di voltagabbana dalla doppia faccia, di un clero servile e bugiardo, di entusiasmi e illusioni, tradimenti,  sangue versato e una lotta, mai conclusa, tra nobili e popolo. Il popolo napoletano, ridotto alla fame dalla pressione fiscale del vice regno spagnolo, scatena una rivolta violentissima. A capeggiare l’insurrezione Tommaso Aniello d’Amalfi, detto Masaniello, un pescatore. Napoli lo nomina Generalissimo della popolazione, e lo segue con cieca fede per sette giorni, mettendo a ferro e fuoco la città, costringendo i nobili ed il viceré a riparare a castel Sant’Elmo, per sfuggire alla violenza dell’assalto. Sono i sette giorni della rivoluzione dei “pezzenti”, sette giorni leggendari durante i quali, il governo si arrende alla forza del popolo e accoglie, senza condizioni, tutte le richieste del generalissimo. Tra i vicoli, le strade, le piazze riecheggia un solo grido: libertà. Il […]

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Fun e Tech

CEPU: da trent’anni al servizio degli studenti

CEPU è un’azienda operante nel settore dell’istruzione e della formazione professionale, che mette a disposizione un tutor qualificato ed esperto delle tecniche di apprendimento con l’obiettivo di aiutare lo studente ad acquisire il metodo di studio adatto alle sue caratteristiche. Sono migliaia, infatti, gli studenti che hanno già scelto CEPU e hanno trovato la risposta alle loro necessità formative. All’interno di ogni Centro Studio sono disponibili tutti i servizi offerti dal Gruppo: preparazione esami universitari, valutazione crediti formativi, Università on line, orientamento universitario, corsi di abilitazione professionale, preparazione test di ammissione, svolgimento pratiche universitarie, preparazione al mondo del lavoro, corsi di inglese e corsi di informatica.   CEPU: servizi e vantaggi Cepu, con oltre trent’anni di esperienza in questo settore, ha sviluppato i migliori servizi specifici per le esigenze degli studenti universitari, utili in ogni momento del percorso formativo, dalla scelta della facoltà alla preparazione al mondo del lavoro. In particolare, per chi si è diplomato da poco o ha interrotto gli studi e ha intenzione di riprenderli, è attivo l’orientamento universitario, un servizio personalizzato e gratuito che guida lo studente verso il corso di laurea più idoneo agli obiettivi professionali che si è posto. Al servizio più noto, la preparazione degli esami universitari per ogni corso di laurea e ateneo, si affiancano infatti altre proposte formative e di assistenza allo studio disponibili in tutti i 120 Centri Studio Cepu. Anche chi lavora e vorrebbe laurearsi trova in Cepu un valido sostegno: sono attivi infatti i servizi di valutazione dei crediti formativi accumulati con l’esperienza lavorative e le conoscenze apprese, utili per abbreviare il percorso verso la laurea, e Università on line + Cepu, la formula che unisce i vantaggi dei corsi di laurea telematici con quelli dell’assistenza dei tutor Cepu nella propria città. Chi ha intenzione di iscriversi ad un corso di laurea ad accesso programmato troverà invece un valido supporto nel servizio di preparazione ai test di ammissione, disponibile in più versioni e completo, poiché comprende sia la teoria che l’esercitazione. Per completare il proprio percorso accademico, infine, si possono scegliere i Master post laurea erogati, in modalità mista (aula + on line) o tradizionale, da qualificati istituti di formazione. Anche chi vuole migliorare la propria abilità nel parlare in pubblico, o acquisire altre competenze che troverà utili nel suo inserimento in ambito lavorativo, e chi cerca un corso di formazione professionale che lo qualifichi in uno specifico settore, può scegliere  il servizio di preparazione al mondo del lavoro, un’opportunità nella quale si concretizza l’incontro tra formazione scolastica o accademica e professionale. Perché scegliere CEPU CEPU è un’azienda operante nel settore che vanta di un’esperienza ultra-trentennale. Permette, attraverso la sua preparazione universitaria, di ottimizzare l’impegno per raggiungere gli obiettivi accademici nel minor tempo possibile. Infatti è possibile usufruire dei servizi CEPU in presenza in orari flessibili, concordando con lo studente il calendario degli incontri, in base alla sua disponibilità di tempo. L’attività CEPU è frutto di ricerche e studi sull’apprendimento che permettono di garantire un servizio personalizzato sullo stile cognitivo dello studente da parte di tutor specializzati, che insegnano con passione e non trasferiscono allo studente solo le loro conoscenze, ma anche una metodologia […]

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Teatro

Tu, mio al Real Orto Botanico con Nico Ciliberti

Il Real Orto Botanico di Napoli continua a essere l’ideale palcoscenico per la rassegna estiva di spettacoli Brividi d’Estate 2019, organizzata da Il Pozzo e il Pendolo. È la volta di Tu, mio, tratto dall’omonimo testo di Erri De Luca, egregiamente interpretato da Nico Ciliberti, accompagnato dalle musiche dal vivo di Giacinto Piracci, per la regia di Annamaria Russo. In una calda sera d’estate, attraversando viali circondati da fitte piante, un piccolo palchetto illuminato qui e lì da candele di luce fioca e traballante, perfette per accogliere lo spettatore ed immergerlo in un’atmosfera suggestiva. Sul palco Nico Ciliberti, accompagnato alla chitarra da Giacinto Piracci, si destreggia tra le pagine di un libro affascinante e coinvolgente. Sembra di sentire la salsedine del mare e i profumi di un’isola perduta. Il ragazzo e il mare, e sullo sfondo i cocci di una guerra appena terminata, che lascia un piccolo spazio ad una rinata speranza, alla vita che ricomincia. In un piccolo paese del meridione italiano nel dopoguerra, un io-narrante sedicenne vive la sua «estate brutale di amore e di furore», a contatto con le regole inflessibili del mare, tra le parole sagge dello zio e le conversazioni sulla guerra con il pescatore Nicola, che è stato soldato sul fronte orientale. Il protagonista si misura con un mondo che  non conosce, libero, ma anche interessato a quella Storia di guerra che ormai si sta seppellendo anche nei racconti dei reduci. Erri De Luca non descrive un tormentato Agostino, piuttosto pare riproporre in chiave più problematica la spinta vitale del giovane Arturo morantiano, sullo sfondo di un paesaggio-personaggio almeno topograficamente affine. Proprio l’isola, infatti, è il luogo d’incontro con una ragazza di qualche anno più grande che, per uno strano sortilegio, vede rivivere nel ragazzo il fantasma del padre ucciso dai tedeschi. Lei è Caia, o Hàiele, come si dovrebbe pronunciare, un’ebrea che si finge romena per sfuggire al pregiudizio sulla sua razza ancora inculcato nella mente di chi ha vissuto. Difatti, sarà proprio il pescatore Nicola a rivelare il “losco segreto” al protagonista, sarà proprio chi ha vissuto quella realtà fatta di odio e vendetta a ricordare il suono di quel nome. “Guagliò, che brutta carogna è a guerra. […] Che vuoi sapere, tu sei venuto quando non c’era più niente, né tedeschi, né ebbrei, solo americani hai visto tu […]. Si deve sapere cogli occhi, con la paura, con la pancia vuota, non con le orecchie, coi libri. Tenevamo vent’anni, ci hanno pestato come le olive e come le olive non abbiamo fatto rumore. Erano ebbree, ci chiedevano di salvare i bambini, ce li mettevano in braccio a noi soldati italiani che eravamo i nemici e noi non potevamo fare niente.” – tuona Nico Ciliberti con un accento perfetto. Il giovane si ritrova ad affrontare una relazione alquanto particolare con Caia, interpretando il ruolo del padre perduto. Piuttosto che vivere una classica storia d’amore adolescenziale, il protagonista assume dunque più volte  gli atteggiamenti e l’intonazione di voce del padre di Caia, in un […]

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Teatro

A Pompei debutta il Satyricon di Francesco Piccolo: la malinconia della festa

Debutta al Teatro Grande di Pompei il terzo appuntamento del “Pompeii Theatrum Mundi”, la prima assoluta del Satyricon riscritto da Francesco Piccolo e diretto da Andrea De Rosa, in scena fino a sabato 6 luglio. Liberamente ispirato al Satyricon di Petronio, in realtà richiamato solo dal grottesco “funerale di Trimalcione”, ospita una scenografia inedita: un solenne trono a forma di water dorato, dove un Trimalcione romanesco, il bravissimo Antonino Iuorio, è il maestro della festa. Attorno a lui ruotano come trottole donne e uomini, che si alternano in frasi fatte e coreografie ritmate, e al centro della scena Fortunata, una vegana-animalista, nuda, l’anima bella, l’illusa. Il Satyricon di Francesco Piccolo: la trama Encolpio, Ascilto e Gitone si interrogano, annoiati, su come trascorrere la serata. La scelta ricade sulla festa di Trimalcione, un uomo rozzo, ma ricchissimo, che elenca un interminabile menù, composto da piatti raffinatissimi e improbabili, rilanciati con gioia ed entusiasmo esasperato dagli invitati che, come si fa alle feste, scivolano tra luoghi comuni e banalità. Sulla scena arriva Fortunata, la moglie di Trimalcione, che vorrebbe condividere con gli altri il suo amore per gli animali, la sua scelta di diventare vegana, la convinzione sulla pericolosità delle proteine animali, la preoccupazione per l’inquinamento e la deforestazione, fino allo spreco dell’acqua e le multinazionali che si arricchiscono e sperperano tutti i loro capitali. Si spoglia, perché è priva di sovrastrutture. Il suo mondo così semplice, così puro. Trimalcione, invece, dall’alto del suo “cesso” si vanta dei modi amorali e squallidi con i quali si è arricchito. Ruggisce a Fortunata l’inutilità dei suoi discorsi, declamando con rinnovata energia le portate della cena, al cui richiamo gli invitati continuano ritmicamente a vomitare frasi fatte. Tra gli uomini che si muovono in maniera compulsiva anche un intellettuale, che inizia uno sproloquio su quanto la sua categoria fosse più intelligente, corretta, giusta, su tutte le cause che ha firmato: contro la guerra e poi per la pace, per la procreazione assistita e una volta forse pure contro, e poi il cancro, l’abolizione dei vitalizi, e poi, sì, altre cose giuste, che ora non ricorda. Lo spettacolo prosegue cadenzato e ripetitivo, ma mai noioso. Mentre Fortunata cerca di convincere tutti delle virtù benefiche delle mele e su quanto siano meravigliosi i cani e quanto importante non mangiare la carne degli animali, confessa la sua infelicità, nonostante la ricchezza in cui vive. Nel frattempo, tra gli invitati, che continuano a ballare, a scambiarsi opinioni sulle relazioni di coppia, una di loro confessa di essere disperata perché ha saputo che c’è un’altra festa! E allora tutti cadono nello sconforto. Forse hanno scelto la festa sbagliata, forse ci sarà sempre una festa più bella. Come si fa ad essere sicuri che si sta partecipando alla festa più bella? Divertirsi a tutti costi è l’unico antidoto al dolore e le feste servono solo a far vedere cosa si fa nella vita. Ma sul palco qualcuno inizia a sentirsi stanco: si stanno realmente divertendo? Ora sono tutti un po’ svestiti, […]

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Food

Di Pizza a Caserta: si ritrovano i magnifici sette della pizza

Di Pizza è approdato anche a Caserta Da Salvatore, la pizzeria di Emanuele Marigliano, dove i Magnifici Sette della pizza si sono incontrati per intavolare un dialogo tra artigiani pizzaioli e un pubblico selezionato di esperti del settore. Di Pizza, l’evento itinerante che sta descrivendo le novità e i trend della pizza nelle principali città italiane, dopo aver incontrato più di 400 persone durante le tappe di Milano, Salerno e Verona e messo a confronto più di 300 pizzaioli professionisti, sceglie Caserta come quarta tappa. Parlare di Caserta e del suo piccolo rinascimento gastronomico – che riguarda non solo le pizzerie – sembra quasi diventato pleonastico. Ma nel mare magnum di pizzerie, osterie, trattorie, pub e perfino speakeasy che stanno sorgendo nel capoluogo della Terra di lavoro ci sono delle belle storie da raccontare. L’evento, tenutosi il 24 giugno presso Da Salvatore a Lusciano, ha l’obiettivo di far incontrare le pizzerie più rappresentative del territorio ed è stato pensato anche come strumento per entrare in contatto con un pubblico B2B a cui raccontare un nuovo progetto editoriale, nato dall’incontro tra Dissapore.com e Tanzen Vs Pizza che si chiamerà Garage Pizza: un sito, una community virtuale per i veri amanti della pizza. Proprio Dissapore infatti ha ideato il format Di Pizza, credendo fortemente nell’identità di questo prodotto del made in Italy. “Caserta è una città in fermento, ricca di professionisti che ogni giorno conquistano l’esigente piazza casertana, con un mix vincente di capacità imprenditoriale e offerta gastonomica”, afferma Antonio Fucito, in arte Tanzen Vs. Pizza, food writer di Dissapore e tra i food influencer più attivi del momento. Di Pizza: I Magnifici Sette Tra le tappe di Di Pizza non poteva mancare Caserta, che da anni si è affermata come ambita meta gastronomica. Caserta è, oramai dichiaratamente, una delle nuove città della pizza. Che sia tradizionale, a canotto o meno, tra città e provincia è impossibile non trovare, anche andando alla cieca, un locale degno di nota. Lungi da noi e dallo spirito dell’evento stipulare alcuna classifica. Bando alle ciance, di seguito i Magnifici 7 di Caserta. I Masanielli -Sasà Martucci Il suo segreto è la ricerca maniacale dell’ingrediente perfetto. Figlio d’arte, dunque, cresciuto tra sbuffi di farina e lieviti, tra il bancone a vista ed il caldo logorante del forno. Il menù concilia tradizione e innovazione, mare e terra, offrendo uno spaccato dei grandi classici e stuzzicanti giochi di contrasto ben centrati, all’insegna di una qualità indiscussa della materia prima. Lo stile, fortemente identitario, regala un cornicione dalla corretta alveolatura ed un centro più sottile e morbido, nel quale si legge una mano capace e una mente sempre proiettata verso studi e miglioramenti, costantemente e appassionatamente. Infatti in occasione di Di Pizza propone una Doc: Pomodoro San Marzano, pomodorino ciliegino, mozzarella di bufala e Parmigiano Reggiano 30 mesi di stagionatura; e una  Misticanza: base bianca, fior di latte misto bufala, 13 erbe miste selvatiche, battuta di pezzata rossa friulana e fruit passion maracuya. La Contrada Aversa, nel cuore pulsante di una città, che il weekend […]

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Food

Giuseppe Maglione e Giuseppe Vesi insieme per Legami di pizza

Per il girone di ritorno dell’evento Legami di Pizza, Giuseppe Vesi, il noto vincitore di 4 ristoranti, ha ospitato il pizza chef Giuseppe Maglione, patron di Daniele Gourmet ad Avellino. Dopo il primo match tenutosi presso la pizzeria Daniele Gourmet di Avellino, in casa Vesi, sul lungomare Caracciolo a Napoli, giovedì 30 maggio si è chiuso il ciclo di serate che ha visto una sfida amichevole tra due big del Gourmet legati da un’idea di pizza nata dal sinodo tra tradizione e innovazione. Territorialità e creatività sono le parole d’ordine per descrivere le delizie proposte dagli autori della cena a quattro mani, due parole che descrivono pienamente l’anima del pizzaiolo napoletano Giuseppe Vesi, vincitore del noto programma Sky condotto da Alessandro Borghese, ma prima di tutto volto storico sul panorama ristorativo partenopeo. È lui il fautore di una ricostruzione futuristica della pizza che non è un attacco frontale alla tradizione, piuttosto un’esaltazione del passato in un’ottica rivoluzionaria. “L’idea dell’iniziativa Legami di Pizza- dice Giuseppe Maglione – nasce per condividere una filosofia comune. L’innovazione sta nel realizzare una pizza che rispetta la tradizione esaltandola con il giusto abbinamento ed equilibrio dei sapori” Legami di Pizza di Giuseppe Vesi e Giuseppe Maglione: Il menu della serata  Il menu proposto per l’occasione ha visto alternarsi i due pizzaioli in creazioni gastronomiche che portano la loro firma. “Nella mia idea di pizza gourmet – dice Giuseppe Vesi – è fondamentale dare al consumatore la tracciabilità totale del prodotto.” La serata inizia con gli antipasti del padrone di casa: una degustazione di fritti gourmet in porzioni mignon. Giuseppe Vesi propone Panorami con fior di latte di pezzata rossa, formaggio cashel blue, noci di Sorrento, speck tirolese artigianale e miele di acacia; Verso sud con mozzarella di bufala, carciofo di Paestum indorato e fritto, scaglie di provolone del Monaco, riduzione di liquirizia calabra e menta. Fiore all’occhiello della sfida è Mediterranea con stracciatella di bufala campana, tartare di tonno pinna gialla, pomodorino giallo confit e sbriciolata di tarallo napoletano. Giuseppe Maglione rilancia colpo su colpo e si richiama alla ricchezza del territorio irpino per realizzare il suo menu. La pizza I Sapori dell’Orto è goduria per il palato con la sua crema di peperoni, crema di zucchine, vellutata di melanzane e patate, burrata di bufala, funghi champignon, misto di verdure a julienne fritte, briciole di pane croccante e olio evo bio. La Rifugio nel bosco è con crema di di asparagi e tartufo, fior di latte, olive nere caiazzane, asparago selvatico, pancetta irpina affumicata e olio evo bio. La Cacio e cozze, infine, prevede un topping con crema di caciocavallo podolico e tartufo bianco, fior di latte, cozze gratinate e cotte a vapore, basilico castellato e olio evo bio. Cavallo di battaglia con cui Giuseppe Maglione sfida le convenzioni e conquista la platea. “Per me gourmet identifica un buongustaio e per questo ho pensato ad un menù fatto esclusivamente con prodotti di altissima qualità interpretati con una vocazione da cucina stellata”- spiega Giuseppe Maglione. A chiudere il sipario della serata una deliziosa sorpresa di Giuseppe Vesi: una piramide in crosta […]

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Food

Tenuta di Bacco: orto e mare in un angolo di Paradiso

Con l’apertura a fine aprile della Tenuta di Bacco la proposta ristorativa dell’area flegrea si è arricchita di un nuovo riferimento che punta decisamente sulla qualità. In questa zona dell’area flegrea, al confine tra Monte di Procida e Bacoli, Vincenzo Guardascione ha dato il via ad un’importante iniziativa imprenditoriale, che regala a palati esigenti prodotti di un orto e un agrumeto biologici, circondati da filari di viti che garantiscono una deliziosa Falanghina e un corposo Piedirosso. La tenuta, che si estende per circa 12000 metri quadri, in realtà nasce già nel 2010 come Day Spa, in cui al servizio piscina veniva affiancato un percorso relax con massaggi e vinoterapia. Nella primavera del 2019, invece viene inaugurata la moderna sala ristorante circondata da ampie vetrate attraverso le quali si può apprezzare la bellezza del paesaggio. “Ci tenevo a dire che sono trent’anni che il nostro agrumeto non viene trattato. Di fatti la nostra azienda agricola è una delle fondatrici dell’Associazione del Mandarino dei Campi Flegrei. Da quest’anno anche la gelateria Mennella ha fatto i panettoni e i gelati con i nostri mandarini. La nostra idea è quella di creare una rete territoriale, proporre le nostre eccellenze e collaborare con le diverse realtà turistico-ricettive, di modo da valorizzare pienamente i prodotti delle piccole realtà produttive campane”. – spiega Vincenzo Guardascione. La cucina, affidata alla guida dello Chef Roberto Mazzocchi, si basa su due elementi fondamentali del territorio: il pescato e i prodotti dell’orto. Roberto vanta nel suo curriculum numerose esperienze nelle brigate di Crudo Re a Napoli e della Locanda del Testardo a Bacoli. La sapiente arte dello Chef unisce mare e terra in un’unica sofisticata soluzione “La nostra cucina – parla lo Chef Mazzocchi –  si propone di riscoprire i sapori antichi attraverso una costante ricerca che porta alla rivisitazione dei piatti classici della nostra tradizione. La nostra sfida è conciliare i prodotti dell’orto con il pescato del giorno”. Il superlativo menu, presentato martedì 28 Maggio, ha come punti di forza  le Candele alla genovese di mare, gli Spaghettoni con vongole e timo limonato e il Fish and Chips flegreo con maionese di baccalà. Nel periodo estivo, a partire dalle 19,30, è attivo anche il corner dei “Crudi di Bacco” dove poter gustare i crudi dello chef, accompagnati eventualmente da bollicine, sulla terrazza che domina la piscina, il lago Miseno e il mare. La Tenuta di Bacco: un angolo di paradiso La Tenuta di Bacco è un angolo di paradiso al confine tra Monte di Procida e Bacoli. È il luogo dove l’Apollineo e il Dionisiaco si incontrano. Realizzata nel 2018, è immersa nella natura incontaminata di Bacoli. La Tenuta comprende un vigneto curato con passione, dai cui la cucina dai sapori forti e decisi attinge gusti e profumi. “Il nostro obiettivo – dice Vincenzo Guardascione – è trasportarvi in un mondo ormai perduto, fatto di sensazioni primitive e ricordi ancestrali. Cerchiamo di conciliare l’amore per la terra con la cura dei dettagli. La passione è il fil rouge che accompagna […]

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Libri

Cento cuori dentro di Gio Evan: la ricerca di noi stessi

“Cento cuori dentro” (Fabbri Editori) è un libro d’amore sul filo dell’autobiografia, scritto dall’evangelista della poesia sui social Gio Evan. Solitudine viene da sole e abitudine. È riconoscere il sole nel quotidiano, fare cose con luce e calore, avere agosto in ogni gesto, essere forti come un’alba e delicati come un tramonto. Questo è il primo cuore di Gio Evan, il primo dei cento.  In un mondo omologato, che insegna a pensare tutti allo stesso modo, scavare dentro di noi, conoscerci e trovare nuove forme, diventa un’urgenza. Un giovane scrittore, Leon Voga, il suo manager, nonché migliore amico, Bruce, un consigliere di origine guatemalteca, Bongo, che esce di casa solo per salire sul tetto, ad ammirare il cielo. Leon è nel pieno di una crisi creativa ed esistenziale, acuita dall’incontro con Julia, bellissima come un’isola della Nuova Caledonia. L’approccio con la ragazza crea nel timido scrittore un senso di atavica insicurezza, che arriva a tormentarlo. E duro sarà il confronto con l’irruenza di Bruce, con la saggia lungimiranza di Bongo e, soprattutto, con i suoi novantanove cuori. “Cento cuori dentro” è l’ultimo libro di Gio Evan, il poeta che ha trasformato l’amore in una filosofia. Muove dalla convinzione che ognuno di noi abbia cento cuori e che sia possibile dare valore alla nostra vita solo dopo averli riconosciuti. Vivere una vita attentamente, dunque, prendersi cura di cento meraviglie, riconoscere cento bellezze. Bruce, ad esempio, è il sesto cuore. Definito come l’ultimo sorso buono degli anni Ottanta, l’anima fatta di jeans a sigaretta e rock, negli occhi i suoi anni passati a fumare e bere rum di pessima qualità. Il suo migliore amico senz’altro, l’unico forse. Leon e Bruce sono le due facce della stessa medaglia. Bruce è uno che la indossa la vita, la mangia con le mani e si pulisce con la parte di tovaglia che scende sul bordo della tavola, mentre Leon è fatto di pochi ingredienti, tutto crudo “fatto a pezzi dalla vita ma con i valori nutrizionali non compromessi dalla cottura degli eventi”. A completare quello che si scoprirà essere un meraviglioso e inscindibile trio, Bongo, metà uomo e metà nuvola, vive le sue giornate sul tetto e sa tutto ciò che accade prima che gli venga raccontato. “Niente panico e sorprenditi”, è il suo più grande insegnamento. Leon Voga vive in montagna, ama le cose semplici, glielo ha insegnato nonno Alberto. Dare valore al dettaglio, vedere un albero dalla serratura di un seme, veder una foresta dentro le vene della foglia. Così, pagina dopo pagina, parola dopo parola, sviscerata e scomposta, scopriamo che i cuori, in realtà, ne sono novantanove. Sarà la rumorosa intuizione di aver trovato il centesimo cuore a spingere Leon a superare le sue paure, insieme all’amara consapevolezza di aver perso troppo tempo guardando i tramonti con le persone sbagliate, ascoltando musica di scarsa poetica, inseguendo idee stupide o sogni deboli. “Non voglio innamorarmi ad una festa” scrive nelle prime pagine. E poco dopo, ad una festa, una voce gli entra dentro, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Massimo Piccolo: Sincronia Fiabesca tra magia e sapori

Tra arte, sogni, immaginazione, magia e sapori, raccontare una fiaba non significa solo raccontare una storia, ma abbandonarsi al mondo delle suggestioni, lasciarsi trasportare da una dolce melodia e imparare a riflettere sulla realtà.  Sincronia Fiabesca è stato proprio questo: un viaggio dalla tradizione letteraria alle suggestioni artistiche della fiaba moderna, che si racconta attraverso tanti linguaggi artistici, dalla musica al cibo. Venerdì 17 maggio la Feltrinelli Point Distilleria di Pomigliano d’Arco a Napoli ha dato il via alla XII edizione di Serata d’Autore Sincronia Fiabesca, un evento a cura dell’Associazione Luna di Seta e di Massimo Piccolo, scrittore di “Estelle –storia di una principessa e di un suonatore di accordion”, una favola contemporanea che, attraverso la metafora, racconta temi esistenziali affini ad ogni essere umano e si propone come una storia vera e disperata, una ribellione degli stereotipati personaggi delle favole. Sincronia Fiabesca: l’evento Sincronia Fiabesca è stata una serata dedicata alla letteratura, alla musica e all’importanza che le fiabe ricoprono nell’immaginario collettivo contemporaneo: ad aprire l’evento, la proiezione del book trailer dell’opera di Massimo Piccolo “Estelle – storia di una principessa e di un suonatore di accordìon”, girato nelle sale del Palazzo Reale di Napoli con protagonista Giorgia Gianetiempo, la giovane attrice che interpreta Rossella Saviani nella soap “Un posto al sole”, con le musiche del Maestro Claudio Passilongo. Non poteva che partire da Napoli, negli stessi luoghi che hanno creato il mito di Cenerentola ancora prima di arrivare alla Francia di Charles Perrault e alla California di Walt Disney, il book trailer di Estelle,  che si interroga su grandi temi contemporanei. “Cosa può desiderare chi ha tutto?”, ci chiede la bella Giorgia. “E quando l’amore, anche se più che legittimo come quello di un padre per una figlia, non è più un sentimento nobile?”. Dopo la proiezione, Massimo Piccolo, accompagnato in questa magica avventura  dalle musiche della bassista Sara Di Maio, le cantanti Sara Piccolo e Adriana Cardinale, il chitarrista Antonio De Falco e il pianista jazz Franco Piccinno, ha raccontato alcune storie, alcune suggestioni, dalla Llorona, spettro del folclore dell’America Latina, anima in pena che ha ucciso o perso il figlio, e che continua a cercarlo, ad alcuni “cunti” di Giambattista Basile. “La scarpetta di Cenerentola simboleggia un incastro, l’idea romantica che per ogni uomo possa esistere una sola donna che lo completa. Con il tempo la scarpetta è diventata di cristallo, simbolo della fragilità di questo incastro” – commenta Massimo Piccolo, per poi iniziare a leggere alcuni passi di Notre-Dame de Paris, romanzo a sfondo storico di Victor Hugo, dove “l’incastro, invece, pare impossibile, come nel caso dell’amore di Frollo per la bella Esmeralda”.  La  protagonista della serata, dunque, è la lunga tradizione orale della fiaba, che affascina da sempre grandi e piccini, catapultati in un mondo fantastico fatto di castelli, principesse, maghi, orchi e principi azzurri. Le storie di questo genere hanno abbracciato in maniera trasversale varie culture, da quella tedesca dei Fratelli Grimm a Giambattista Basile, autore della raccolta di fiabe in lingua […]

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Food

La Tavernetta Colauri: in tavola i bovini di razza piemontese

Nuovo menù con un ingresso eccellente alla Tavernetta Colauri di Napoli. Nel locale dei cugini Rosario Morra e Salvatore Morra la new entry è la rinomata carne dei bovini di razza piemontese allevati da Dario Perucca, che va ad impreziosire la già ricca proposta di carni pregiate della Tavernetta. La nuova proposta è perfettamente in linea con la filosofia di attenta ricerca di prodotti e materie prime da sempre seguita da Morra ed Esposito che propongono anche una variegata “carta degli olii extravergini di oliva”, nonché delle interessanti selezioni di formaggi e salumi. Niente soia né insilati, allevamento etico e benessere degli animali: queste le regole base dell’azienda agricola del cuneese Cerutti Laura Maria, diretta da Perucca, quarta generazione di allevatori, che conta attualmente 250 capi. Il risultato è una carne estremamente tenera e con pochi grassi, una buona parte dei quali sono Omega 3, che dà il meglio di sé battuta al coltello o poco cotta. La Tavernetta Colauri Certamente nelle strade strette che portano dall’Ospedale Monaldi a Chiaiano non si passa per puro caso. Ma proprio in un insospettabile anfratto dei Camaldoli, nel borgo Santa Croce Tavernetta Colauri (Via Comunale Margherita, 245) è una vera scoperta, sinodo perfetto per chi ama la buona tavola e gli ottimi vini. La tavernetta apre nel settembre del 2007 per volere di Rosario Morra e Salvatore Esposito, cugini tra loro e originari del parco che ospita il ristorante. Il sodalizio si realizza dopo che Morra ed Esposito hanno perfezionato la loro preparazione, rispettivamente in cucina e in sala, con esperienze in Italia e all’estero. Il nome del locale cela una storia interessante: la famiglia nobile dei Colauri alla fine del 1200, per evitare la tassazione imposta dal governo Angioino, si trasferì fuori dalle mura cittadine stabilendosi in quest’area chiamata “Rione dei Calori di sopra e di sotto”. Rustica l’atmosfera della Tavernetta Colauri che presenta travi a vista e attrezzi agricoli fissati alle pareti. La cucina, prevalentemente di terra, è incentrata sui piatti della tradizione partenopea che seguono la stagionalità dei prodotti e sulla ricca proposta di carni servite su pietre ollari e pietre di sale rosa dell’Himalaya. Di sotto, una fantastica cantina dedicata anche alle degustazioni. “Siamo dei ragazzi appassionati e pieni di sogni – spiega Rosario Morra – e ce la mettiamo tutta per coccolare i nostri clienti e offrire loro carne e vini di qualità”. L’azienda di Cerutti Laura Maria e Dario Perucca L’azienda agricola di Cerutti Laura Maria nasce nel 1900, ma solo nel 1986 con molti sacrifici ed altrettanta passione Francesco e Laura costruirono la prima stalla per l’allevamento dei bovini di Razza Piemontese. Dal 1999 ad oggi l’azienda ha subito costantemente delle modifiche per ampliare e semplificare il lavoro quotidiano, perché per la famiglia Cerutti-Perucca la passione per l’allevamento è sempre il fattore più importante. Una dedizione che è stata ed è ancora oggi la base per svolgere sempre al meglio l’allevamento della Razza bovina Piemontese con sistemi innovativi e ricercati. Salvaguardia del territorio, pochi fertilizzanti chimici […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Discodays 2019 a Napoli: la fiera che dà spazio ai giovani talenti

È tornato al Palapartenope di Napoli DiscoDays 2019, l’appuntamento per antonomasia dedicato alla musica, che si è svolto il week end del 11-12 maggio per l’unica grande edizione annuale della Fiera del Disco e della Musica. Aggregatore culturale di eventi e iniziative in anteprima ed esclusiva, un grande contenitore musicale del Sud Italia, 50 espositori nazionali per un totale di oltre 100.000 dischi nuovi, usati e da collezione a rappresentare tutti i generi musicali, questo è stato Discodays 2019. I due giorni sono stati animati da un calendario di ben 27 esibizioni live, una mostra fotografica, 2 presentazione di libri, 3 presentazioni in esclusiva di album, 2 anteprime live, una premiazione oltre alla fiera per etichette indipendenti, dibattiti, attività per bambini rivolte alla sensibilizzazione all’ascolto del vinile per una crescita culturale. Gli eventi svolti al Discodays 2019: largo ai giovani La fiera, organizzata con il patrocinio del Comune di Napoli e con la partnership di Radio Marte, Raropiù e SUONO, ha presentato in due giorni un programma ricco di eventi: dagli EPO, uno dei gruppi più seguiti della scena campana, che presenteranno l’ultimo album Enea uscito anche in vinile, al debutto live del cantautore Metalli che pubblicherà l’album della neonata etichetta Enjoy All Music; dal ritorno dal vivo degli ex Panoramics Ferraniacolor, con il nuovo singolo cantato da Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione e una manciata di brani inediti con un nuovo cantante, agli StereoRebus e The Rivati che presentano, con il loro sound che attinge dagli anni 70, i nuovi lavori discografici. Attesissima e di grande successo è stata l’esibizione di domenica 12 maggio della compagine targata La Canzonetta Record: Fede ’n’ Marlen, Roberto Colella de La Maschera, Piervito Grisù, Dario Sansone dei Foja e Francesco Di Bella, con la sua band al completo, padrini della compilation Napoli Sound System vol. 3, un disco dedicato ai nuovi talenti, nato da un contest on line de La Canzonetta Record per selezionare nuovi talenti campani. Supervisione artistica del progetto è stata a cura di Francesco Di Bella, che con Gigio Rosa ha introdotto, prima della loro esibizione, i 7 artisti esordienti vincitori del contest: Aliante (Tela e colori), DJ Cioppi & K-Yellow B (Storia d’amore), Francesco Verrone (Canzone del mattino dopo), Beelitz (Immagina), Francesco Amoruso (L’Ombroso), Rever Music (Continua a sunnà), Antonio Tonelli (Amore formato giocattolo). Preziosa la presenza femminile della cantante Shara, la cantautrice napoletana che proprio con “Vento del sud” è parte di un progetto molto ambizioso, iniziato sul finire del 2011, “Il Terronian Project”, teso a valorizzare e a promuovere i territori del sud che sono spesso tenuti nell’ombra. Hanno avuto la possibilità di esibirsi live in occasione di Discodays anche alcune significative realtà emergenti a Napoli, in Campania e nel Sud, giovani artisti indipendenti, selezionati dall’iniziativa “Suoni Giovani del Sud” strettamente legata al dibattito aperto che il comitato degli Stati Generali della Musica Emergente ha tenuto proprio negli spazi della fiera. Infatti discoDays ha organizzato e promosso la prima edizione dei “Suoni Giovani del Sud – Stati Generali […]

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Napoli e Dintorni

Wine&Thecity – City Sightseeing: tra bellezza e buon vino

Quest’anno Wine&Thecity ci porta alla scoperta di Napoli, dai luoghi poco conosciuti a quelli più noti, attraverso eventi, concerti e mostre, accompagnando il tutto da raffinati calici di vino. Venerdì 10 maggio Wine&Thecity ci ha portato nel City Sightseeing ad ammirare le vedute del Golfo di Napoli. Negli anni ’80 c’era una Milano da bere e una Napoli affamata e distrutta dal terremoto. Ma questa città ricostruisce se stessa, anno dopo anno e maggio, si sa, è il mese delle rose, della rinascita, della Bellezza. Ancora oggi e dopo oltre 10 anni a maggio, accanto alle significative manifestazioni culturali, c’è Wine&Thecity, che nasce come un FuoriSalone di “Vitigno Italia” dall’idea di una donna, Donatella Bernabò Silorata, per diventare ben presto punto di attrazione e aggregazione di una città in continuo movimento e in costante ricerca di “ebbrezza Creativa”. City Sightseeing, marchio di fama internazionale, ha cambiato l’approccio del turista consentendogli di godere delle bellezze del luogo da una prospettiva unica e di farlo nella massima libertà, gestendo al meglio il proprio tempo. City Sightseeing Napoli, nata nel 2004, gestisce in franchising il servizio di trasporto turistico con autobus a due piani privi di tetto nella splendida città partenopea. City Sightseeing: Un pomeriggio tra bellezza e buon vino Partiti da Largo Castello il bus rosso a due piani ha percorso le principali strade di Napoli in un itinerario tra i più suggestivi della città: da Santa Lucia a piazza Vittoria, dalla pullulante via Caracciolo al vivace quartiere di Mergellina per poi risalire la collina di Posillipo, che offre alla vista i panorami più belli e scampoli di vigne metropolitane affacciate sul mare. Il City Sightseeing ti permette di guardare la città con il vento tra i capelli e la bellezza negli occhi, tra strade affascinanti, un mare calmo e timido e un sole che scalda l’anima di Napoli regalandoci degli scatti invidiabili. Infatti, dopo aver ascoltato miti, leggende, curiosità e le tipiche canzoni napoletane attraverso le cuffiette date in dotazione, troviamo il tempo per varie soste fotografiche, come quella al porticciolo di Mergellina dove tanti yacht punteggiano il golfo di Napoli. Il Vesuvio non ci ha mai abbandonati. Durante la sosta un sommelier Ais a bordo ci propone un wine tasting finale con i vini DOC e DOCG dell’azienda irpina Nolurè. Nolurè è un’azienda giovane che unisce l’attenzione per la tradizione alla ricerca e ad uno studio attento delle nuove tecnologie produttive. Nasce dall’incontro di Luigi e Lucia, legate da un grande amore e da una forte volontà imprenditoriale. La loro passione nel tempo li ha portati ad unire anche le iniziali dei loro nomi che hanno dato vita alla “N” del marchio Nolurè. Il nuovo nato, che arriva dopo il Greco di Tufo e il Campi Taurasini Nolurè, espressione della passione, è un vino, aglianico in purezza, chiamato Ventinovemaggio per ricordare il frutto dell’amore, il loro secondo figlio. Si tratta di un aglianico proveniente da un piccolo vigneto in via Cretarossa, in quel di Prata Principato Ultra, nell’Irpinia vitivinicola. Un ettaro diviso tra greco e […]

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