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Eroica Fenice

Food

Giuseppe Maglione e Giuseppe Vesi insieme per Legami di pizza

Per il girone di ritorno dell’evento Legami di Pizza, Giuseppe Vesi, il noto vincitore di 4 ristoranti, ha ospitato il pizza chef Giuseppe Maglione, patron di Daniele Gourmet ad Avellino. Dopo il primo match tenutosi presso la pizzeria Daniele Gourmet di Avellino, in casa Vesi, sul lungomare Caracciolo a Napoli, giovedì 30 maggio si è chiuso il ciclo di serate che ha visto una sfida amichevole tra due big del Gourmet legati da un’idea di pizza nata dal sinodo tra tradizione e innovazione. Territorialità e creatività sono le parole d’ordine per descrivere le delizie proposte dagli autori della cena a quattro mani, due parole che descrivono pienamente l’anima del pizzaiolo napoletano Giuseppe Vesi, vincitore del noto programma Sky condotto da Alessandro Borghese, ma prima di tutto volto storico sul panorama ristorativo partenopeo. È lui il fautore di una ricostruzione futuristica della pizza che non è un attacco frontale alla tradizione, piuttosto un’esaltazione del passato in un’ottica rivoluzionaria. “L’idea dell’iniziativa Legami di Pizza- dice Giuseppe Maglione – nasce per condividere una filosofia comune. L’innovazione sta nel realizzare una pizza che rispetta la tradizione esaltandola con il giusto abbinamento ed equilibrio dei sapori” Legami di Pizza di Giuseppe Vesi e Giuseppe Maglione: Il menu della serata  Il menu proposto per l’occasione ha visto alternarsi i due pizzaioli in creazioni gastronomiche che portano la loro firma. “Nella mia idea di pizza gourmet – dice Giuseppe Vesi – è fondamentale dare al consumatore la tracciabilità totale del prodotto.” La serata inizia con gli antipasti del padrone di casa: una degustazione di fritti gourmet in porzioni mignon. Giuseppe Vesi propone Panorami con fior di latte di pezzata rossa, formaggio cashel blue, noci di Sorrento, speck tirolese artigianale e miele di acacia; Verso sud con mozzarella di bufala, carciofo di Paestum indorato e fritto, scaglie di provolone del Monaco, riduzione di liquirizia calabra e menta. Fiore all’occhiello della sfida è Mediterranea con stracciatella di bufala campana, tartare di tonno pinna gialla, pomodorino giallo confit e sbriciolata di tarallo napoletano. Giuseppe Maglione rilancia colpo su colpo e si richiama alla ricchezza del territorio irpino per realizzare il suo menu. La pizza I Sapori dell’Orto è goduria per il palato con la sua crema di peperoni, crema di zucchine, vellutata di melanzane e patate, burrata di bufala, funghi champignon, misto di verdure a julienne fritte, briciole di pane croccante e olio evo bio. La Rifugio nel bosco è con crema di di asparagi e tartufo, fior di latte, olive nere caiazzane, asparago selvatico, pancetta irpina affumicata e olio evo bio. La Cacio e cozze, infine, prevede un topping con crema di caciocavallo podolico e tartufo bianco, fior di latte, cozze gratinate e cotte a vapore, basilico castellato e olio evo bio. Cavallo di battaglia con cui Giuseppe Maglione sfida le convenzioni e conquista la platea. “Per me gourmet identifica un buongustaio e per questo ho pensato ad un menù fatto esclusivamente con prodotti di altissima qualità interpretati con una vocazione da cucina stellata”- spiega Giuseppe Maglione. A chiudere il sipario della serata una deliziosa sorpresa di Giuseppe Vesi: una piramide in crosta […]

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Food

Tenuta di Bacco: orto e mare in un angolo di Paradiso

Con l’apertura a fine aprile della Tenuta di Bacco la proposta ristorativa dell’area flegrea si è arricchita di un nuovo riferimento che punta decisamente sulla qualità. In questa zona dell’area flegrea, al confine tra Monte di Procida e Bacoli, Vincenzo Guardascione ha dato il via ad un’importante iniziativa imprenditoriale, che regala a palati esigenti prodotti di un orto e un agrumeto biologici, circondati da filari di viti che garantiscono una deliziosa Falanghina e un corposo Piedirosso. La tenuta, che si estende per circa 12000 metri quadri, in realtà nasce già nel 2010 come Day Spa, in cui al servizio piscina veniva affiancato un percorso relax con massaggi e vinoterapia. Nella primavera del 2019, invece viene inaugurata la moderna sala ristorante circondata da ampie vetrate attraverso le quali si può apprezzare la bellezza del paesaggio. “Ci tenevo a dire che sono trent’anni che il nostro agrumeto non viene trattato. Di fatti la nostra azienda agricola è una delle fondatrici dell’Associazione del Mandarino dei Campi Flegrei. Da quest’anno anche la gelateria Mennella ha fatto i panettoni e i gelati con i nostri mandarini. La nostra idea è quella di creare una rete territoriale, proporre le nostre eccellenze e collaborare con le diverse realtà turistico-ricettive, di modo da valorizzare pienamente i prodotti delle piccole realtà produttive campane”. – spiega Vincenzo Guardascione. La cucina, affidata alla guida dello Chef Roberto Mazzocchi, si basa su due elementi fondamentali del territorio: il pescato e i prodotti dell’orto. Roberto vanta nel suo curriculum numerose esperienze nelle brigate di Crudo Re a Napoli e della Locanda del Testardo a Bacoli. La sapiente arte dello Chef unisce mare e terra in un’unica sofisticata soluzione “La nostra cucina – parla lo Chef Mazzocchi –  si propone di riscoprire i sapori antichi attraverso una costante ricerca che porta alla rivisitazione dei piatti classici della nostra tradizione. La nostra sfida è conciliare i prodotti dell’orto con il pescato del giorno”. Il superlativo menu, presentato martedì 28 Maggio, ha come punti di forza  le Candele alla genovese di mare, gli Spaghettoni con vongole e timo limonato e il Fish and Chips flegreo con maionese di baccalà. Nel periodo estivo, a partire dalle 19,30, è attivo anche il corner dei “Crudi di Bacco” dove poter gustare i crudi dello chef, accompagnati eventualmente da bollicine, sulla terrazza che domina la piscina, il lago Miseno e il mare. La Tenuta di Bacco: un angolo di paradiso La Tenuta di Bacco è un angolo di paradiso al confine tra Monte di Procida e Bacoli. È il luogo dove l’Apollineo e il Dionisiaco si incontrano. Realizzata nel 2018, è immersa nella natura incontaminata di Bacoli. La Tenuta comprende un vigneto curato con passione, dai cui la cucina dai sapori forti e decisi attinge gusti e profumi. “Il nostro obiettivo – dice Vincenzo Guardascione – è trasportarvi in un mondo ormai perduto, fatto di sensazioni primitive e ricordi ancestrali. Cerchiamo di conciliare l’amore per la terra con la cura dei dettagli. La passione è il fil rouge che accompagna […]

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Libri

Cento cuori dentro di Gio Evan: la ricerca di noi stessi

“Cento cuori dentro” (Fabbri Editori) è un libro d’amore sul filo dell’autobiografia, scritto dall’evangelista della poesia sui social Gio Evan. Solitudine viene da sole e abitudine. È riconoscere il sole nel quotidiano, fare cose con luce e calore, avere agosto in ogni gesto, essere forti come un’alba e delicati come un tramonto. Questo è il primo cuore di Gio Evan, il primo dei cento.  In un mondo omologato, che insegna a pensare tutti allo stesso modo, scavare dentro di noi, conoscerci e trovare nuove forme, diventa un’urgenza. Un giovane scrittore, Leon Voga, il suo manager, nonché migliore amico, Bruce, un consigliere di origine guatemalteca, Bongo, che esce di casa solo per salire sul tetto, ad ammirare il cielo. Leon è nel pieno di una crisi creativa ed esistenziale, acuita dall’incontro con Julia, bellissima come un’isola della Nuova Caledonia. L’approccio con la ragazza crea nel timido scrittore un senso di atavica insicurezza, che arriva a tormentarlo. E duro sarà il confronto con l’irruenza di Bruce, con la saggia lungimiranza di Bongo e, soprattutto, con i suoi novantanove cuori. “Cento cuori dentro” è l’ultimo libro di Gio Evan, il poeta che ha trasformato l’amore in una filosofia. Muove dalla convinzione che ognuno di noi abbia cento cuori e che sia possibile dare valore alla nostra vita solo dopo averli riconosciuti. Vivere una vita attentamente, dunque, prendersi cura di cento meraviglie, riconoscere cento bellezze. Bruce, ad esempio, è il sesto cuore. Definito come l’ultimo sorso buono degli anni Ottanta, l’anima fatta di jeans a sigaretta e rock, negli occhi i suoi anni passati a fumare e bere rum di pessima qualità. Il suo migliore amico senz’altro, l’unico forse. Leon e Bruce sono le due facce della stessa medaglia. Bruce è uno che la indossa la vita, la mangia con le mani e si pulisce con la parte di tovaglia che scende sul bordo della tavola, mentre Leon è fatto di pochi ingredienti, tutto crudo “fatto a pezzi dalla vita ma con i valori nutrizionali non compromessi dalla cottura degli eventi”. A completare quello che si scoprirà essere un meraviglioso e inscindibile trio, Bongo, metà uomo e metà nuvola, vive le sue giornate sul tetto e sa tutto ciò che accade prima che gli venga raccontato. “Niente panico e sorprenditi”, è il suo più grande insegnamento. Leon Voga vive in montagna, ama le cose semplici, glielo ha insegnato nonno Alberto. Dare valore al dettaglio, vedere un albero dalla serratura di un seme, veder una foresta dentro le vene della foglia. Così, pagina dopo pagina, parola dopo parola, sviscerata e scomposta, scopriamo che i cuori, in realtà, ne sono novantanove. Sarà la rumorosa intuizione di aver trovato il centesimo cuore a spingere Leon a superare le sue paure, insieme all’amara consapevolezza di aver perso troppo tempo guardando i tramonti con le persone sbagliate, ascoltando musica di scarsa poetica, inseguendo idee stupide o sogni deboli. “Non voglio innamorarmi ad una festa” scrive nelle prime pagine. E poco dopo, ad una festa, una voce gli entra dentro, […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Massimo Piccolo: Sincronia Fiabesca tra magia e sapori

Tra arte, sogni, immaginazione, magia e sapori, raccontare una fiaba non significa solo raccontare una storia, ma abbandonarsi al mondo delle suggestioni, lasciarsi trasportare da una dolce melodia e imparare a riflettere sulla realtà.  Sincronia Fiabesca è stato proprio questo: un viaggio dalla tradizione letteraria alle suggestioni artistiche della fiaba moderna, che si racconta attraverso tanti linguaggi artistici, dalla musica al cibo. Venerdì 17 maggio la Feltrinelli Point Distilleria di Pomigliano d’Arco a Napoli ha dato il via alla XII edizione di Serata d’Autore Sincronia Fiabesca, un evento a cura dell’Associazione Luna di Seta e di Massimo Piccolo, scrittore di “Estelle –storia di una principessa e di un suonatore di accordion”, una favola contemporanea che, attraverso la metafora, racconta temi esistenziali affini ad ogni essere umano e si propone come una storia vera e disperata, una ribellione degli stereotipati personaggi delle favole. Sincronia Fiabesca: l’evento Sincronia Fiabesca è stata una serata dedicata alla letteratura, alla musica e all’importanza che le fiabe ricoprono nell’immaginario collettivo contemporaneo: ad aprire l’evento, la proiezione del book trailer dell’opera di Massimo Piccolo “Estelle – storia di una principessa e di un suonatore di accordìon”, girato nelle sale del Palazzo Reale di Napoli con protagonista Giorgia Gianetiempo, la giovane attrice che interpreta Rossella Saviani nella soap “Un posto al sole”, con le musiche del Maestro Claudio Passilongo. Non poteva che partire da Napoli, negli stessi luoghi che hanno creato il mito di Cenerentola ancora prima di arrivare alla Francia di Charles Perrault e alla California di Walt Disney, il book trailer di Estelle,  che si interroga su grandi temi contemporanei. “Cosa può desiderare chi ha tutto?”, ci chiede la bella Giorgia. “E quando l’amore, anche se più che legittimo come quello di un padre per una figlia, non è più un sentimento nobile?”. Dopo la proiezione, Massimo Piccolo, accompagnato in questa magica avventura  dalle musiche della bassista Sara Di Maio, le cantanti Sara Piccolo e Adriana Cardinale, il chitarrista Antonio De Falco e il pianista jazz Franco Piccinno, ha raccontato alcune storie, alcune suggestioni, dalla Llorona, spettro del folclore dell’America Latina, anima in pena che ha ucciso o perso il figlio, e che continua a cercarlo, ad alcuni “cunti” di Giambattista Basile. “La scarpetta di Cenerentola simboleggia un incastro, l’idea romantica che per ogni uomo possa esistere una sola donna che lo completa. Con il tempo la scarpetta è diventata di cristallo, simbolo della fragilità di questo incastro” – commenta Massimo Piccolo, per poi iniziare a leggere alcuni passi di Notre-Dame de Paris, romanzo a sfondo storico di Victor Hugo, dove “l’incastro, invece, pare impossibile, come nel caso dell’amore di Frollo per la bella Esmeralda”.  La  protagonista della serata, dunque, è la lunga tradizione orale della fiaba, che affascina da sempre grandi e piccini, catapultati in un mondo fantastico fatto di castelli, principesse, maghi, orchi e principi azzurri. Le storie di questo genere hanno abbracciato in maniera trasversale varie culture, da quella tedesca dei Fratelli Grimm a Giambattista Basile, autore della raccolta di fiabe in lingua […]

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Food

La Tavernetta Colauri: in tavola i bovini di razza piemontese

Nuovo menù con un ingresso eccellente alla Tavernetta Colauri di Napoli. Nel locale dei cugini Rosario Morra e Salvatore Morra la new entry è la rinomata carne dei bovini di razza piemontese allevati da Dario Perucca, che va ad impreziosire la già ricca proposta di carni pregiate della Tavernetta. La nuova proposta è perfettamente in linea con la filosofia di attenta ricerca di prodotti e materie prime da sempre seguita da Morra ed Esposito che propongono anche una variegata “carta degli olii extravergini di oliva”, nonché delle interessanti selezioni di formaggi e salumi. Niente soia né insilati, allevamento etico e benessere degli animali: queste le regole base dell’azienda agricola del cuneese Cerutti Laura Maria, diretta da Perucca, quarta generazione di allevatori, che conta attualmente 250 capi. Il risultato è una carne estremamente tenera e con pochi grassi, una buona parte dei quali sono Omega 3, che dà il meglio di sé battuta al coltello o poco cotta. La Tavernetta Colauri Certamente nelle strade strette che portano dall’Ospedale Monaldi a Chiaiano non si passa per puro caso. Ma proprio in un insospettabile anfratto dei Camaldoli, nel borgo Santa Croce Tavernetta Colauri (Via Comunale Margherita, 245) è una vera scoperta, sinodo perfetto per chi ama la buona tavola e gli ottimi vini. La tavernetta apre nel settembre del 2007 per volere di Rosario Morra e Salvatore Esposito, cugini tra loro e originari del parco che ospita il ristorante. Il sodalizio si realizza dopo che Morra ed Esposito hanno perfezionato la loro preparazione, rispettivamente in cucina e in sala, con esperienze in Italia e all’estero. Il nome del locale cela una storia interessante: la famiglia nobile dei Colauri alla fine del 1200, per evitare la tassazione imposta dal governo Angioino, si trasferì fuori dalle mura cittadine stabilendosi in quest’area chiamata “Rione dei Calori di sopra e di sotto”. Rustica l’atmosfera della Tavernetta Colauri che presenta travi a vista e attrezzi agricoli fissati alle pareti. La cucina, prevalentemente di terra, è incentrata sui piatti della tradizione partenopea che seguono la stagionalità dei prodotti e sulla ricca proposta di carni servite su pietre ollari e pietre di sale rosa dell’Himalaya. Di sotto, una fantastica cantina dedicata anche alle degustazioni. “Siamo dei ragazzi appassionati e pieni di sogni – spiega Rosario Morra – e ce la mettiamo tutta per coccolare i nostri clienti e offrire loro carne e vini di qualità”. L’azienda di Cerutti Laura Maria e Dario Perucca L’azienda agricola di Cerutti Laura Maria nasce nel 1900, ma solo nel 1986 con molti sacrifici ed altrettanta passione Francesco e Laura costruirono la prima stalla per l’allevamento dei bovini di Razza Piemontese. Dal 1999 ad oggi l’azienda ha subito costantemente delle modifiche per ampliare e semplificare il lavoro quotidiano, perché per la famiglia Cerutti-Perucca la passione per l’allevamento è sempre il fattore più importante. Una dedizione che è stata ed è ancora oggi la base per svolgere sempre al meglio l’allevamento della Razza bovina Piemontese con sistemi innovativi e ricercati. Salvaguardia del territorio, pochi fertilizzanti chimici […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Discodays 2019 a Napoli: la fiera che dà spazio ai giovani talenti

È tornato al Palapartenope di Napoli DiscoDays 2019, l’appuntamento per antonomasia dedicato alla musica, che si è svolto il week end del 11-12 maggio per l’unica grande edizione annuale della Fiera del Disco e della Musica. Aggregatore culturale di eventi e iniziative in anteprima ed esclusiva, un grande contenitore musicale del Sud Italia, 50 espositori nazionali per un totale di oltre 100.000 dischi nuovi, usati e da collezione a rappresentare tutti i generi musicali, questo è stato Discodays 2019. I due giorni sono stati animati da un calendario di ben 27 esibizioni live, una mostra fotografica, 2 presentazione di libri, 3 presentazioni in esclusiva di album, 2 anteprime live, una premiazione oltre alla fiera per etichette indipendenti, dibattiti, attività per bambini rivolte alla sensibilizzazione all’ascolto del vinile per una crescita culturale. Gli eventi svolti al Discodays 2019: largo ai giovani La fiera, organizzata con il patrocinio del Comune di Napoli e con la partnership di Radio Marte, Raropiù e SUONO, ha presentato in due giorni un programma ricco di eventi: dagli EPO, uno dei gruppi più seguiti della scena campana, che presenteranno l’ultimo album Enea uscito anche in vinile, al debutto live del cantautore Metalli che pubblicherà l’album della neonata etichetta Enjoy All Music; dal ritorno dal vivo degli ex Panoramics Ferraniacolor, con il nuovo singolo cantato da Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione e una manciata di brani inediti con un nuovo cantante, agli StereoRebus e The Rivati che presentano, con il loro sound che attinge dagli anni 70, i nuovi lavori discografici. Attesissima e di grande successo è stata l’esibizione di domenica 12 maggio della compagine targata La Canzonetta Record: Fede ’n’ Marlen, Roberto Colella de La Maschera, Piervito Grisù, Dario Sansone dei Foja e Francesco Di Bella, con la sua band al completo, padrini della compilation Napoli Sound System vol. 3, un disco dedicato ai nuovi talenti, nato da un contest on line de La Canzonetta Record per selezionare nuovi talenti campani. Supervisione artistica del progetto è stata a cura di Francesco Di Bella, che con Gigio Rosa ha introdotto, prima della loro esibizione, i 7 artisti esordienti vincitori del contest: Aliante (Tela e colori), DJ Cioppi & K-Yellow B (Storia d’amore), Francesco Verrone (Canzone del mattino dopo), Beelitz (Immagina), Francesco Amoruso (L’Ombroso), Rever Music (Continua a sunnà), Antonio Tonelli (Amore formato giocattolo). Preziosa la presenza femminile della cantante Shara, la cantautrice napoletana che proprio con “Vento del sud” è parte di un progetto molto ambizioso, iniziato sul finire del 2011, “Il Terronian Project”, teso a valorizzare e a promuovere i territori del sud che sono spesso tenuti nell’ombra. Hanno avuto la possibilità di esibirsi live in occasione di Discodays anche alcune significative realtà emergenti a Napoli, in Campania e nel Sud, giovani artisti indipendenti, selezionati dall’iniziativa “Suoni Giovani del Sud” strettamente legata al dibattito aperto che il comitato degli Stati Generali della Musica Emergente ha tenuto proprio negli spazi della fiera. Infatti discoDays ha organizzato e promosso la prima edizione dei “Suoni Giovani del Sud – Stati Generali […]

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Napoli e Dintorni

Wine&Thecity – City Sightseeing: tra bellezza e buon vino

Quest’anno Wine&Thecity ci porta alla scoperta di Napoli, dai luoghi poco conosciuti a quelli più noti, attraverso eventi, concerti e mostre, accompagnando il tutto da raffinati calici di vino. Venerdì 10 maggio Wine&Thecity ci ha portato nel City Sightseeing ad ammirare le vedute del Golfo di Napoli. Negli anni ’80 c’era una Milano da bere e una Napoli affamata e distrutta dal terremoto. Ma questa città ricostruisce se stessa, anno dopo anno e maggio, si sa, è il mese delle rose, della rinascita, della Bellezza. Ancora oggi e dopo oltre 10 anni a maggio, accanto alle significative manifestazioni culturali, c’è Wine&Thecity, che nasce come un FuoriSalone di “Vitigno Italia” dall’idea di una donna, Donatella Bernabò Silorata, per diventare ben presto punto di attrazione e aggregazione di una città in continuo movimento e in costante ricerca di “ebbrezza Creativa”. City Sightseeing, marchio di fama internazionale, ha cambiato l’approccio del turista consentendogli di godere delle bellezze del luogo da una prospettiva unica e di farlo nella massima libertà, gestendo al meglio il proprio tempo. City Sightseeing Napoli, nata nel 2004, gestisce in franchising il servizio di trasporto turistico con autobus a due piani privi di tetto nella splendida città partenopea. City Sightseeing: Un pomeriggio tra bellezza e buon vino Partiti da Largo Castello il bus rosso a due piani ha percorso le principali strade di Napoli in un itinerario tra i più suggestivi della città: da Santa Lucia a piazza Vittoria, dalla pullulante via Caracciolo al vivace quartiere di Mergellina per poi risalire la collina di Posillipo, che offre alla vista i panorami più belli e scampoli di vigne metropolitane affacciate sul mare. Il City Sightseeing ti permette di guardare la città con il vento tra i capelli e la bellezza negli occhi, tra strade affascinanti, un mare calmo e timido e un sole che scalda l’anima di Napoli regalandoci degli scatti invidiabili. Infatti, dopo aver ascoltato miti, leggende, curiosità e le tipiche canzoni napoletane attraverso le cuffiette date in dotazione, troviamo il tempo per varie soste fotografiche, come quella al porticciolo di Mergellina dove tanti yacht punteggiano il golfo di Napoli. Il Vesuvio non ci ha mai abbandonati. Durante la sosta un sommelier Ais a bordo ci propone un wine tasting finale con i vini DOC e DOCG dell’azienda irpina Nolurè. Nolurè è un’azienda giovane che unisce l’attenzione per la tradizione alla ricerca e ad uno studio attento delle nuove tecnologie produttive. Nasce dall’incontro di Luigi e Lucia, legate da un grande amore e da una forte volontà imprenditoriale. La loro passione nel tempo li ha portati ad unire anche le iniziali dei loro nomi che hanno dato vita alla “N” del marchio Nolurè. Il nuovo nato, che arriva dopo il Greco di Tufo e il Campi Taurasini Nolurè, espressione della passione, è un vino, aglianico in purezza, chiamato Ventinovemaggio per ricordare il frutto dell’amore, il loro secondo figlio. Si tratta di un aglianico proveniente da un piccolo vigneto in via Cretarossa, in quel di Prata Principato Ultra, nell’Irpinia vitivinicola. Un ettaro diviso tra greco e […]

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Food

Cuori di sfogliatella: nasce La Fritta in casa Ferrieri

Brevettata da Cuori di sfogliatella, che ha fatto del dolce tradizionale napoletano la sua bandiera, è stata presentata martedì 30 aprile La Fritta, la sfogliatella immersa nell’olio bollente davanti agli occhi increduli dei curiosi passanti. Ogni giorno nei laboratori di Corso Novara e Piazza Garibaldi prendono forma centinaia di sfogliatelle, da quelle classiche a quelle più originali. L’abbiamo vista in tutte le salse, dalla riccia alla frolla, da quella salata ripiena di vari gusti ripiena dei più svariati condimenti al “Konosfoglia”, dalla “Vesuviella” alla “Borbonica” ricoperte di cascate di cioccolato. Dopo le sfogliatelle vegane e senza glutine e dopo aver battuto il record con una sfogliatella dal peso di 75 Kg, Cuori di sfogliatella presenta La Fritta, una sfogliatella in una versione golosissima e mai presentata prima, non più cotta al forno, ma fritta. La Fritta, da mangiare calda, conserva tutti gli ingredienti tipici della sfogliatella: ricotta, scorzette di arancia candita, semola e vaniglia racchiuse in uno scrigno di pasta croccante e fragrante. Cuori di sfogliatella, una storia di successi La storia di Cuori di sfogliatella ha inizio nel 1987, quando Antonio Ferrieri apre la pasticceria a Corso Novara, nei pressi della stazione di Piazza Garibaldi. Il brand della pasticceria è da anni all’avanguardia nel brevettare nuovi prodotti che consentono di valorizzare e allo stesso tempo evolvere la tradizione dolciaria napoletana. Un fiume di successi, sperimentazioni, innovazioni, hanno strappato il monopolio della sfogliatella alle suore del Monastero di Santa Rosa nel ‘600 e poi a Pasquale Pintauro, ancora oggi una delle pasticcerie napoletane più note. Ma Antonio Ferrieri è un vulcano di ambizioni e anche oggi ha compiuto la sua missione, frutto instancabile di una ricerca che da trent’anni innova il più tradizionale dei dolci partenopei, e interviene non sulla farcitura, ma sulla cottura. “È vero, tutto è buono se è fritto – sostiene Antonio Ferrieri, fondatore dei Cuori di sfogliatella – ma la messa a punto di questa sfogliatella è stata lunga e difficile. I nostri pasticcieri hanno lavorato a lungo per perfezionare questa ricetta tradizionale e adattarla alla frittura”. Infatti, raccogliendo la testimonianza del pasticciere che sta friggendo le sfogliatelle, ci viene spiegato che la tradizionale sfogliatella al contatto con l’olio bollente si apriva e hanno dovuto studiare delle soluzioni alternative per compattare la sfoglia, modificandola nella forma e negli ingredienti. Bella e buona, commentiamo soddisfatti, e auguriamo ad Antonio Ferrieri e al suo staff di sfornare, o anche friggere, ancora tante idee e deliziarci con altrettante sfogliatelle. Fonte immagine: https://www.facebook.com/cuoridisfogliatella/photos/p.1904589892979570/1904589892979570/?type=1&theater

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Eventi/Mostre/Convegni

Massimo Troisi e Ricomincio da 25: l’omaggio al genio

Nel venticinquesimo anno dalla morte di Massimo Troisi (4 giugno 1994) il magazine digitale Hot Corn si è unito a Casa Lavazza per realizzare l’evento unico Ricomincio da 25, con lo scopo di rendere omaggio a un attore senza tempo Mercoledì 17 aprile proprio a Casa Lavazza, a Palazzo Marigliano Frank Matano, star giovane dal web al grande schermo, ha raccontato la sua immensa passione per Troisi prima di presentare al Cinema Modernissimo la proiezione del film Ricomincio da tre. Il dibattito, moderato da Andrea Morandi, direttore di Hot Corn, è stato impreziosito dall’intervento dell’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele. «Massimo è la comicità, è vero, – dice Nino Daniele – ma per me è sempre stato la poesia. Penso che la comicità era per lui indispensabile per sdrammatizzare l’enorme emozione della vita. Massimo dice ai giovani: dovete essere voi stessi, cercare il vostro linguaggio». A Frank Matano il compito di raccontare, attraverso vicende biografiche e curiosi aneddoti, il «suo» Troisi, uomo e artista, poeta e filosofo in un confronto sul tema della comicità al cinema tra passato e presente. «La comicità di Troisi è meravigliosa perché fa ridere, ma non troppo e non diventa mai patetica. Ci sono personaggi che prescindono il tempo e lo spazio e si proiettano nell’infinito». Ricomincio da tre di Massimo Troisi torna sul grande schermo Subito dopo il talk, il ritorno sul grande schermo di Ricomincio da tre, film di esordio di Troisi con Lello Arena e Lorenza Marchegiani al Cinema Modernissimo. «Invidio molto chi vedrà il film per la prima volta» – dice Frank Matano. La risposta dei napoletani non tarda: è subito sold out, cinquemila mail in una settimana, tutto per rivedere un vecchio film datato 1981, praticamente un’era geologica fa. Ricomincio da tre fu un grande successo di pubblico e di critica, premiato con due David di Donatello per il miglior film e il miglior attore, diventato un film cult per la sua comicità irresistibile. Massimo Troisi ancora una volta tratta in modo leggero tematiche importanti, come il tradimento o la gelosia. Alcune trovate del regista e dell’attore hanno fato la storia del cinema, come la scena della corsa a perdifiato attorno al palazzo di Firenze per incontrare Marta, la ragazza di cui Getano era innamorato: scena che , infatti, è stata citata e ripresa anche la Roberto Benigni ne La Vita è bella. In sala si ride come fosse la prima volta, accompagnati da un pizzico di nostalgia per la scomparsa prematura di uno dei più grandi attori italiani. Una risposta prevedibile quella dei napoletani, ma non scontata. Massimo Troisi è un eroe popolare, riflesso di una città e di un popolo, ma non un fenomeno unicamente napoletano. Massimo Troisi non ha etichette, non ha confini, né limiti. Nella sua carriera, purtroppo breve (muore a 41 anni) ha giocato un campionato a parte , come top player assoluto, degno compare di altri due grandi fuoriclasse della Napoli degli anni ottanta: Diego Armando Maradona e Pino Daniele. Troisi non […]

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Teatro

Giacomino e mammà con Isa Danieli e Enrico Ianniello | Recensione

Una napoletana vera come Isa Danieli non poteva ricevere un’accoglienza più calorosa all’anteprima nazionale di “Giacomino e mammà” al Teatro Sannazaro, accompagnata egregiamente da Enrico Ianniello, volto popolare anche come Commissario Nappi nella fiction “A un passo dal cielo”. Dopo le diverse fortunate esperienze di traduzione, adattamento e regia di testi di importanti autori contemporanei come Pau Mirò, Enrico Ianniello propone in forma di mise en espace un nuovo fulminante esempio di drammaturgia iberica riadattata alle latitudini napoletane: “Giacomino e mammà”. L’opera, tradotta da Conversationes con Mamà, film pluripremiato dello sceneggiatore e regista argentino Santiago Carlos Oves, adattato per le scene internazionali dal catalano Jordi Galceran, viene interpretata spalla a spalla da una coppia inedita che promette scintille e non delude le aspettative. Giacomino ha perso il lavoro e si ritrova indebitato per star dietro ai desideri di consumo della moglie e dei figli adolescenti. La soluzione è vendere l’appartamento di famiglia dove da anni vive la madre settantottenne, che però non vuole sentire ragioni, anche perché, rivela, ora la donna ha finalmente un fidanzato. E’ Gregorio, un anarco- pensionato argentino di sessantacinque anni, un buon uomo che trascorre la sua giornata in piazza a protestare per la mancanza di lavoro, che, recita un cartello che appende ad un tavolo sulla scena, è sempre “Dignitad”. E non se ne parla neanche di andare a vivere con il figlio e sua moglie in una stanza della vecchia donna delle pulizie. La richiesta della casa, tuttavia, diventa per i due protagonisti un’importante occasione per rivedersi, data la cronica assenza del figlio, che le telefona, ma senza un interesse reale. L’amore tra la madre e il figlio emerge in maniera prorompente, mentre si ride parlando di cucina, della vecchia scuffiata della suocera e della possibilità di scegliere di vivere inseguendo i propri sogni o le rate dei propri acquisti. Un confronto profondo e spassionato che si svolge in verticale e che attraversa due generazioni e due mondi che sembrano così distanti. Giacomino è il prototipo dell’uomo agiato, che nasconde le sue frustrazioni dietro una carta di credito, risultato di un folle processo della società dell’inutile che continua a produrre beni superflui, schiavo dei vizi di una moglie che non ama e di due figli che non capisce. “E glielo hai chiesto Giacomì?” “No”, è la risposta. Enrico Ianniello porta sul palco la sofferenza di un uomo vittima della fatale immaturità della nostra società: la continua preoccupazione della propria apparenza. Tuttavia, dinanzi alla mamma, sincera e spudorata, Giacomino esce dalla cornice della sua immagine, getta la maschera, rivela le sue paure e piange. L’amore tra una mamma e un figlio non conosce limiti, neanche la morte. E nessun brodo di pollo sarà mai come quello della madre. “Chi tène ‘a mamma è ricco e nun ‘o sape”, vuole dirci Enrico Ianniello. Isa Danieli incarna sulla scena una grande donna che riesce a conservare ironia e solidità di sentimenti e una grande mamma, come le verrà riconosciuto alla fine. La mamma di Giacomino vive accontentandosi […]

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Eventi/Mostre/Convegni

La Compagnia delle Illusioni a NapoliCittàLibro: intervista ad Enrico Ianniello

Attore, regista, traduttore, Enrico Ianniello coniuga talento recitativo e abilità narrative. A NapoliCittàLibro approda anche lui, Premio Campiello Opera Prima del 2015 con il primo libro “La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin” e autore del nuovo libro “La Compagnia delle Illusioni” (Feltrinelli editore). La Compagnia del titolo è l’ultima speranza per il protagonista Antonio Morra, attore con alle spalle un ruolo importante in una fiction, che ora vive arrangiandosi in un gruppo teatrale amatoriale. ‘O Mollusco dovrà recitare dei ruoli che mutano la realtà facendola diventare una fiction “reale” in un contesto “vero”, perché “le persone non vedono ciò che è vero, ma rendono vero ciò che desiderano vedere”. Infatti Antonio riesce a sovvertire la sua vita in una perenne finzione fondendo l’illusione e la realtà. Un libro che suggerisce importanti riflessioni sulla miseria umana, sul sottile confine tra realtà e finzione, tra la vita e la sua rappresentazione. Due chiacchiere con Enrico Ianniello Come inizia la tua carriera di attore? La mia carriera inizia con la Bottega Teatrale di Vittorio Gassman, a Firenze, nel 1989, per quanto concerne la formazione. La prima scrittura invece fu “Adelchi”, del Teatro Di Roma, con Arnoldo Foà. E, tra i giovani, c’era pure Marco Giallini. Quali sono stati i tuoi grandi modelli di teatro e cosa credi di aver imparato? Oltre ai grandi modelli del passato, Eduardo e Totò su tutti, miei modelli sono stati indubbiamente Toni Servillo e Leo De Berardinis. Da loro credo di aver rubato tanta tecnica e un’idea: il teatro è fatto di genius, di spirito originale, e quello non si insegna. Tra pochi giorni torni a teatro con Isa Danieli al Teatro Sannazaro. Che rapporto hai con questa grande interprete? Ho innanzitutto un grande rapporto umano. Sento grandi momenti di affetto, durante le prove, affetto che si nutre di stima reciproca e di grande ammirazione da parte mia nei suoi confronti. Ma la costruzione di questo affetto io l’ho perseguita anche da regista: non potevo tollerare che portassimo in scena da mestieranti una storia che racconta l’amore tra madre e figlio. New Magic People Show è stato davvero un successo.  Cosa porti con te di questa esperienza? Tutto. Sono stato il più acceso sostenitore dell’idea di metterlo in scena all’inizio, e sono anche riuscito a portarlo in Spagna per due mesi in un importante teatro. Lo spettacolo si replica da più di dieci anni, e ogni volta rinasce e vive con più forza di prima. Quei personaggi folli, ignoranti e autodistruttivi che fanno morire dal ridere le platee, io li amo profondamente, perché siamo noi. Per molti sei il commissario Vincenzo Nappi di “A un passo dal cielo”, qual è il tuo legame con questo personaggio? Nappi fa tanta simpatia, il grande pubblico lo adora perché lo trova affidabile, umano, gioviale e con un alto senso del dovere. Forse sono doti che oggi si coniugano difficilmente in un rappresentante dello stato, almeno nei politici e nelle loro uscite televisive colme di cinismo e poco altro. Hai lavorato anche […]

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Libri

Estelle a NapoliCittàLibro: intervista a Massimo Piccolo

Serve una fiaba per comprendere meglio la realtà? A questa domanda prova a rispondere Massimo Piccolo, autore del libro “Estelle –storia di una principessa e di un suonatore di accordion” (editore Cuzzolin), anch’egli presente alla seconda edizione di NapoliCittàLibro, la grande fiera del libro e dell’editoria a Castel Sant’Elmo. Dopo essersi dedicato alla storia gastronomica partenopea con il libro “90 passi nella gastronomia napoletana” e aver scritto vari monologhi teatrali, Massimo Piccolo, che a sorpresa non imprigiona il suo stile e la sua fantasia sperimentando generi diversi. In un periodo storico in cui le principesse non sono più quelle di una volta, il disincanto detta la moda e il mondo virtuale vince il fascino della carta, Estelle è avvolta dall’incanto delle pagine di un libro molto dolce e da una scrittura curata, ironica e calda. Estelle è una principessa, figlia di Gustavo IV e Alessaija, che eredita dalla madre una terribile avversione alla luce del sole. Vinto dalla paura, il re trasforma il castello e l’immenso giardino in un posto dove il sole non vi si potrà affacciare in nessun modo. Tutto sembra procedere secondo i piani fino a quando al castello, in occasione della giostra indetta per dare uno sposo alla sua unica foglia, non capiteranno il pincipe Ileandro di Hardangerfjord e Juan, un suonatore di accordìon. Nonostante la storia assuma inizialmente i connotati della classica favola antica, ecco che quella di Massimo Piccolo si dimostra essere anti-favola. La cura paterna viene patita da Estelle come una campana di vetro asfissiante, nonostante sia costituita da un parco meravigliosamente criptico. Le invenzioni del Re non riescono a stare al passo con il forte desiderio di conoscenza del mondo di Estelle e i riflessi, gli aloni e i fiati di un’adolescente contemporanea. Massimo Piccolo scrive di un’adolescente prima che di una principessa e la grande metafora del suo libro diventa il modo migliore per raccontare temi esistenziali affini ad ogni essere umano. Una storia vera e disperata, una ribellione degli stereotipati personaggi delle favole. Estelle: Intervista a Massimo Piccolo  Massimo Piccolo: fotografo, autore, regista, ora anche scrittore. Io ho due grandi passioni, la prima è fotografia, e la seconda è la scrittura, credo la forma più alta di espressione dell’essere umano. È una delle poche cose che può fare solo l’uomo: elaborare un pensiero attraverso la forma scritta. La scrittura non è solo l’elaborazione di un pensiero, è anche un modo di pensare. Estelle è stato scritto molto tempo fa, riposto in un cassetto, pubblicato nel momento giusto. Cosa è cambiato in questi anni? Io ho sempre scritto, ma ho sempre avuto molto pudore , e fino a quando non mi sono sentito veramente sicuro di ciò che avevo scritto ho preferito non pubblicare. Io credo che scrivere sia come l’amore. Quando sei innamorato non te lo chiedi neanche, lo sai, lo senti. Ad un certo punto mi sono sentito pronto, innamorato ed era il momento giusto. Estelle ha una disabilità innata ereditata dalla madre ed una acquisita, derivante dall’atteggiamento iperprotettivo […]

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Fun e Tech

La carta carburante e i suoi benefici

Prima di parlare delle carte carburante, è importante precisare la differenza tra la carta carburante e la scheda carburante. La prima è solitamente una prepagata che viene fornita dall’azienda al dipendente per pagare diesel o benzina durante gli spostamenti di lavoro, mentre la seconda è un documento che serve principalmente alle aziende o ai professionisti per detrarre l’IVA per l’acquisto di benzina, diesel o gas. La carta carburante è dunque un metodo di pagamento che viene adottato per tracciare le spese per il consumo di carburante e permettono a privati, liberi professionisti e aziende una più semplice gestione dei consumi relativamente agli spostamenti di lavoro. Alcune vengono emesse con il nome della società e il numero di targa del veicolo stampato, per poter raccogliere i dati di quella specifica carta. Le carte finalizzate al pagamento di rifornimenti permettono al consumatore di usufruire di alcuni servizi e numerosi benefici. Per prima cosa propongono una semplificazione della certificazione dei rifornimenti effettuati e una semplificazione della gestione dei consumi a fini fiscali. In secondo luogo garantiscono una superiore sicurezza nel controllo dei rifornimenti determinando in questo modo un considerevole risparmio, dovuto alla riduzione dei costi e alle numerose offerte sul prezzo del carburante. Quanti tipi di carte ci sono? Le carte carburante possono essere almeno di due tipologie: la carta carburante pura e quella multifunzione. La carta carburante pura è destinata solo al pagamento, la gestione e la certificazione dei rifornimenti. Consentono di controllare e gestire in maniera personalizzata un’intera flotta di auto a disposizione delle aziende e possono essere usate per effettuare acquisti di carburante e lubrificante. La carta multifunzione è una carta prepagata che può essere usata per diversi tipi di pagamento ed ha il pregio di semplificare la gestione della certificazione dei rifornimenti. L’uso di queste carte è in particolar modo utile per le aziende perché facilita la scelta dei distributori in cui fare rifornimento e permette di stabilire limitazioni sul prezzo, l’ora, la data, in funzione della regione da percorrere. La carta può essere brandizzata e usata presso alcuni distributori (Q8,Eni, etc), oppure utilizzata presso qualunque distributore. La novità: Soldo Drive Soldo Drive è la prima carta carburante elettronica messa a disposizione dal circuito MasterCard. Grazie ad essa si potranno sostituire le vecchie carte carburante e rispettare la normativa riguardante la nuova fatturazione elettronica entrata in vigore a gennaio 2019. Ha una funzionalità simile a quella di una carta ricaricabile, poiché è collegata ad un conto corrente Soldo Drive cui si avrà accesso al momento della registrazione al sito. E’ possibile collegare le carte, ricaricarle in pochi secondi, direttamente dal conto on-line e controllare di volta in volta le spese effettuate. Grazie a questa carta si potranno scaricare i costi e l’IVA riguardanti questa spesa direttamente da Computer o smartphone. La carta Soldo Drive garantisce sicurezza alle aziende perché può essere bloccata e sbloccata istantaneamente e garantire limiti di spesa mensili, settimanali e giornalieri anche per ogni singola operazione. fonte immagine: Newsauto

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Musica

“Je sto vicino a te” 64: l’amore senza fine

Martedì 19 Marzo, giorno in cui Pino Daniele avrebbe compiuto 64 anni, si è tenuto al Palapartenope la quinta edizione di “Je sto vicino a te”, l’evento in omaggio dell’immenso cantante partenopeo. Fortemente voluto dal sindaco Luigi De Magistris, ancora una volta regalato a cittadini e turisti dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Nino Daniele, il memorial è stato realizzato da Nello Daniele con la direzione artistica di Federico Vacalebre, giornalista musicale e amante della musica di Pino. In un’unica grande organizzazione confluiscono tante energie e tanti artisti pronti a celebrarlo in un omaggio sincero per forma e contenuto. Come Pino, inizialmente rifiutato dai signori della musica napoletana “perché sporco, brutto, coi capelli lunghi e di sinistra”, scommetteva su giovani talenti, così anche al Palapartenope artisti emergenti rileggono emozionati le canzoni del Nero a metà come in un rito laico, davanti ad un pubblico-famiglia. Anche quest’anno un cast di alto livello: artisti napoletani e del resto d’Italia che hanno lavorato o che semplicemente amano la musica di Pino Daniele si sono alternati sul palco intorno alla figura centrale dell’evento, il fratello dell’uomo in blues, Nello Daniele, che arriva sul palco vestito in nero e visibilmente emozionato. Je sto vicino a te,  la serata Apre la serata la figura del Pazzariello, simbolo di un forte legame con la tradizione napoletana, interpretato da Angelo Picone, che aveva aperto l’ultimo concerto di Pino Daniele. Sul palco Nello Daniele con la sua Band inizia a suonare, più che cantare, “Je so pazzo” e “Je sto vicino a te”. Dopo l’esibizione di Sara Tramma, carismatica cantautrice che aveva debuttato come voce solista nei Musicanova,  sul palco arriva una delle più grandi artiste poliedriche viventi, Lina Sastri. Una donna che non ha bisogno di presentazioni, un’ attrice che ha lavorato da giovanissima con Eduardo De Filippo e Peppino Patroni Griffi, una grande voce che portato in tutta Italia le canzoni della sua terra d’origine, vittima anche lei, come la sua città, di numerosi cliché. Canta infatti la canzone “Sud scavame ‘a fossa”, con un potente carico drammatico e “Assaje”, il brano scritto da Pino Daniele e affidato alla voce di Lina Sastri per la colonna sonora del film di Nanni Loy “Mi manda Picone”. Importante la presenza di un altro Uomo in Blues, Antonio Annona e di un rapper americano di Napoli nel segno della linea rossa che porta da Carosone a Liberato, passando per zio Pino: Speaker Cenzou con Il Nucleo, che portano sul palco un movimentato remake di “A testa in Giù” e tutta la riconoscenza della nuove generazione ad un idolo che ha toccato il cuore e steso la mano anche ai più giovani. E poi il trio Suonno d’Ajere, risultato di un progetto di tre giovani ragazzi nato dall’esigenza di conoscere e approfondire ciò che la città di Napoli ha prodotto nella sua storia musicale; Manuela Zero, in arte La Zero, protagonista di Sanremo Giovani 2019, canta tremante sul palco “Anna Verrà”. Problemi di audio, trascinati per tutta la serata, disturbano […]

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Culturalmente

Monastero di Santa Chiara: tra bellezza e mistero

Oggi il Monastero di Santa Chiara racconta le vicende della città, dalle vestigia di epoca greco romana passando per l’opera di Giovanni da Nola, gli incredibili marmi del XVI secolo fino alle architetture del medievale Chiostro delle clarisse, un luogo dove il tempo sembra fermarsi e si riesce a sentire il respiro della città. Autentico gioiello incastonato nel cuore di Piazza del Gesù, punto di snodo tra l’area di impianto greco-romano e l’ampliamento urbano di età vicereale,  la cittadella francescana voluta dal re Roberto d’Angiò e da sua moglie Sancia di Maiorca nel 1310 si erge di fronte alla chiesa del Gesù Nuovo, una delle più affascinanti di Napoli. Il monastero è protagonista della prima e più famosa canzone napoletana Munastero ‘e Santa Chiara, scritta da Michele Galdieri e Alberto Barberis, quando il complesso versava in condizioni strazianti a causa dei bombardamenti alleati del 4 agosto 1943, che lo ridussero in macerie. La canzone rievoca il desiderio di una Napoli che risorga dalle ceneri del secondo conflitto mondiale e dalla sua stessa paura della distruzione, delle rovine, dei residui di quei bombardamenti che hanno lacerato i suoi spazi più belli, le sue piazze, le sue strade e lo stesso monastero. Ma proprio da quella ferita vennero rimessi in luce resti della città antica, che giacevano nascosti da secoli sotto il complesso e oggi si possono visitare gli scavi archeologici in cui sorge il Museo dell’Opera, quattro chiostri monumentali e i resti degli affreschi di Giotto. Il monastero, retto dalle Clarisse, è di rilievo assoluto nella storia di Napoli e si qualifica ancora oggi come la più grande chiesa gotica della città, che ospita il sepolcro ufficiale della dinastia dei Borbone a Napoli, dove riposano i sovrani del Regno delle Due Sicilie, da Ferdinando a Francesco II. Cenni storici Il Monastero di Santa Chiara fu realizzato tra il 1310 e il 1328 dall’architetto Gagliardo Primario per volere di Roberto d’Angiò e la moglie. La chiesa, costruita in forme gotiche provenzali, assurse ben presto a una delle più importanti di Napoli al cui interno lavorarono alcuni dei più importanti artisti dell’epoca, come Tino di Camaino e Giotto,  che eseguì nel coro delle monache affreschi su Episodi dell’Apocalisse e Storie del Vecchio Testamento. Assieme alla basilica fu edificato adiacente ad essa anche un luogo di clausura per i frati minori, divenuto in seguito la chiesa delle Clarisse. Nella basilica di Santa Chiara, il 14 agosto 1571, vennero solennemente consegnati a don Giovanni d’Austria il vessillo pontificio di Papa Pio V ed il bastone del comando della coalizione cristiana prima della partenza della flotta della Lega Santa per la battaglia di Lepanto contro i Turchi Ottomani. A  partire dal 1742 fino al 1796, il monastero di Santa Chiara fu ampiamente ristrutturato sulla base del gusto barocco dell’epoca: l’interno fu ricoperto di marmi, così come il pavimento, e molti degli affreschi della mano giottesca furono cancellati per fare spazio alle pitture di Francesco de Mura, Sebastiano Conca e Giuseppe Bonito. Durante la seconda guerra mondiale […]

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Napoli e Dintorni

NapoliCittàLibro 2019: un approdo alla cultura

 “Approdi. La cultura è un porto sicuro”. Questo è il tema scelto per la seconda edizione di NapoliCittàLibro, il Salone del Libro e dell’Editoria, che torna dal 4 al 7 aprile a Castel Sant’Elmo. La fortezza, Patrimonio mondiale dell’Unesco che da secoli veglia sul Golfo di Napoli, oltre che centro polifunzionale per attività e iniziative culturali, ospiterà gli incontri e gli espositori di NapoliCittàLibro negli ambulacri del castello: intorno all’Auditorium, simbolicamente chiamato Rosa del venti, si svilupperanno le tre sale Levante, Ponente e Libeccio, spazi intimi in cui la contemporaneità del panorama artistico dialoga con l’atmosfera e le suggestioni storiche del luogo. La conferenza di presentazione, tenutasi a Palazzo Zevallos giovedì 7 marzo, ha visto la partecipazione degli Editori Alessandro Polidoro, Diego Guida, Plavia Cristiano, direttrice del Centro per il libro e la lettura, Anna Imponente del Polo Museale della Campania e l’assessore alla cultura Nino Daniele. “Napoli rivendica il suo ruolo di centralità nel panorama editoriale nazionale ed è per questo, che questa rassegna ha l’ambizione di diventare un prestigioso Salone del libro, italiano e internazionale. Per questo chiamiamo “alle armi della cultura” ancora una volta Napoli e i napoletani, veri protagonisti del Salone 2018, ai quali chiederemo un aiuto anche per candidare Napoli capitale europea della Cultura nel 2024” dice Alessandro Polidoro. L’iniziativa, promossa dall’Associazione [email protected], in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura e il Polo Museale della Campania, con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e con il patrocinato di AIE – Associazione Italiana Editori, NapoliCittàLibro vanta un programma vasto e articolato in sezioni che coinvolgono il pubblico, a iniziare da Àncore, in cui si affronteranno problemi sull’attualità e la società con alcuni ospiti, come, tra i tanti, Alex Zanotelli e Armando Torno, e la sezione Sirene, dedicata sia alla figura mitologica che al suo significato metaforico di voci ingannevoli. Ancora saranno innumerevoli le conferenze, le presentazioni e i dibattiti nella sezione “Un’ora con…”, in cui il pubblico potrà anche confrontarsi con personaggi come Pippo Baudo, Gianrico Carofiglio, Rita Dalla Chiesa, Raffaele la Capria, vero e proprio ospite d’onore, che dopo la lectio inaugurale, ripercorrerà il rapporto, tra verità e trasfigurazione narrativa, con la sua città natale. Simbolo di questa edizione è Jhumpa Lahiri, autrice del Premio Pulitzer, che ha fatto dell’equilibrio fra libertà e appartenenza la propria bussola di vita. Protagonisti del weekend saranno gli scrittori Francesco Piccolo, vincitore del Premio Strega 2014 e Michele Serra, accompagnato dalle letture dell’attore e regista Andrea Renzi. Al Salone arrivano anche “I poeti dello specchio”, la più famosa collana italiana di poesia, che, dal 1942, dà voce a classici e sperimentatori. Non poteva certo mancare la prospettiva economica, di cui si fa portavoce Riccardo Petrizzi, già senatore della Repubblica e Deputato alla Camera, mettendo in risalto le potenzialità e gli strumenti dello sviluppo comunitario piuttosto che la mera caccia al profitto. Tra i numerosi approdi della cultura ci sarà quello della stessa città partenopea, cui rende omaggio la sezione Rotta su Napoli: […]

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Food

Borgo Castello: Pan di Jonna e birra artigianale per ripartire

La castagna del Partenio, nota anche come Jonna del Partenio, è la regina incontrastata di Borgo Castello, un piccolo paese dell’avellinese che conta poco più di cento abitanti. Sabato 2 marzo tre giovani ragazzi ci hanno accolto nel paese in cui sono nati e a cui sono legati da un profondo sentimento di gratitudine e ci hanno mostrato il loro progetto, che al giorno d’oggi vede una Pasticceria e una Birreria artigianale, ma tra qualche hanno vedrà sorgere un piccolo complesso turistico che porterà il visitatore alla scoperta dei sapori e odori più veraci della Campania. La Jonna del Partenio si dimostrerà presto l’elemento centrale di questo progetto di recupero e valorizzazione di Borgo Castello, che nel 1999 fu devastata da una violenta alluvione e abbandonata da gran parte della popolazione. Mani in pasta alla pasticceria di Borgo Castello Il primo ad accoglierci è il mastro dolciere Angelantonio Perrotta, che dopo aver lavorato per tanti anni a Roma, ha deciso coraggiosamente di portare la sua arte nel suo paese di origine, fondando la pasticceria “Castello” nel 2013. La pasticceria “Castello” aggiunge ai già apprezzati panettoni e colombe alle castagne proposti da qualche anno con successo il Pan di Jonna, un pan bauletto artigianale con castagne del Partenio candite e glassa di cioccolato a latte, senza conservanti e con aromi naturali. Con Angelantonio ci cimentiamo nella pirlatura dell’impasto e nella glassatura, notando la grande attenzione dello staff alla temperatura di conservazione, alla delicatezza della lavorazione e alla freschezza delle materie prime. La birreria “DonJon” A pochi metri dalla pasticceria Raffaele Carofano, cugino di Perrotta, enologo di formazione ma forte di un master in Tecnologie Birrarie presso l’Università di Perugia, decide di recuperare l’antico mulino del borgo creando nel 2014 il birrificio artigianale “DonJon”, il cui nome deriva dal Dongione, la torre centrale di Borgo Castello di Cervinara, l’unica ancora visibile. Anche Raffaele ci apre le porte del suo laboratorio coinvolgendoci nell’aggiunta dei luppoli al mosto nel tino e spiegandoci la provenienza delle materie prime, come, ad esempio, l’acqua del Partenio. «Fino all’anno scorso – precisa – utilizzavamo orzo italiano maltato in Germania, ma da quest’anno abbiamo fatto un contratto di fornitura con un’azienda che produce Cereali a Lacedonia». Diverse le birre prodotte da Carofano, ma senza dubbio la più caratteristica è proprio la Jonna, una birra dal sapore intenso ammostata con le castagne del Partenio, nata dal desiderio di rivalorizzare il loro meraviglioso territorio di origine. Inoltrandoci nei sentieri di montagna e respirando aria quasi incontaminata, dopo la visita al birrificio arriviamo in quella che nel progetto ci si augura diventerà una country house, dove uno staff gentile e cordiale ci coccola con piatti a base di castagna, accompagnati, a seconda dell’intensità dei sapori, da una birra diversa. Per poi terminare con dei dolci alla Jonna e la rottura di un meraviglioso uovo artigianale di cioccolato fondente e, ovviamente, castagne. Il progetto Con l’aggiunta del birrificio alla pasticceria, nasceva nel 2014 il primo esempio di azienda diffusa in un borgo medievale. […]

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