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Eroica Fenice

Eventi/Mostre/Convegni

Arriva la XII edizione della Crociera della Musica Napoletana

Tutto pronto per la dodicesima edizione della Crociera della Musica Napoletana, che quest’anno partirà il 2 settembre fino al 28 settembre 2019 a bordo di MSC Opera. L’iniziativa è stata presentata il 15 febbraio presso la Sala baroni del Maschio Angioino ed è stata organizzata da Scoop Travel e l’Associazione “Più Napoli”, che, in collaborazione con MSC Crociere incoraggia lo sviluppo del settore incoming a Napoli e in Campania con un progetto che è considerato il primo esempio di turismo esperienziale In Italia. Alla presentazione, mediata dalla giornalista Giuliana Cargiulio, sono intervenuti il critico teatrale Giulio Baffi, Nino Daniele, assessore Cultura e Turismo del Comune di Napoli, Francesco Spinoza, ideatore del progetto, Francesco Manco della MSC Crociere e gli artisti che saranno protagonisti dell’evento, Marisa Laurito, Diego Sanchez, Francesca Marini e Antonio Siani. Dopo l’incontro ad accoglierci abbiamo trovato un vistoso e gustoso buffet organizzato da Cuori di Sfogliatella. La Crociera della Musica Napoletana MSC va al passo con i tempi: mentre fino all’arrivo dell’invasione digitale i motivi che spingevano i turisti ad un viaggio erano il riposo e l’arricchimento culturale, oggi il viaggiatore cerca non solo di evadere dalla routine, ma anche di immergersi in curiosità e tradizioni culturali diverse dalla propria, vivere esperienze ed emozioni da condividere con glia altri. Proprio nel 2008, ideando la Crociera della Musica Napoletana, il fulcro del turismo emozionale, ancora prima che se ne iniziasse a parlare, diventa Napoli che, nel pieno della crisi economico-sociale, attraverso un piano di valorizzazione di arte, musica, teatro ed enogastronomia, si presenta la città con la migliore offerta turistica. Sulla MSC Opera il viaggiatore non solo ascolterà le esibizioni di ospiti musicali di livello internazionale, ma vivrà per una settimana a contatto con loro in un’atmosfera familiare, apprenderà la storia di Napoli e delle sue produzioni culturali entrando a contatto con l’aspetto più verace quale la produzione musicale e teatrale. Napoli solca i mari, approdando nel mondo attraverso la sua musica, arte e cultura. “Napoli – dice Nino Daniele – da anni ormai batte il proprio record turistico, con la sua offerta culturale in continua evoluzione. La cultura odia i muri, odia i confini spinati e i rancori. La cultura, il turismo è una grande opportunità di scambio di valori e conoscenze tra i popoli. Vale la pena fare in modo che molti giovani possano trovarvi sempre nuove opportunità.” La XII edizione della Crociera della Musica Napoletana MSC Opera solcherà i mari il 21 settembre su una nave completamente rinnovata e rimodernata con l’intervento “Renaissance”, rimanendo la nave elegante dalle forme classiche che l’hanno contraddistinta. L’imbarcazione più piccola è stata scelta per ricreare un’atmosfera di affinità, familiarità e convivialità affinché passeggeri, artisti e staff organizzativo diventino un’unica grande famiglia. La nave partirà da Bari per proseguire con Kotor, Santorini, Corfù e Venezia. L’ospite d’onore di questa edizione è certamente Marisa Laurito, attrice edoardiana, cantante, che ha collaborato con i grandi del cinema, del teatro e della televisione italiana. Simbolo della canzone napoletana più autentica, la splendida voce […]

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Libri

Dottor Ox: la manipolazione delle debolezze umane

Ultimo titolo della collana “Classici”, Dottor Ox è edito dalla Alessandro Polidoro Editore, moderna casa editrice napoletana che con quest’opera aggiunge un altro tassello al progetto di restituire al lettore opere trascurate dalla critica o ormai scomparse in libreria. Dalla prosa incalzate e ritmata, grazie alla quale fu messo in scena a Parigi nel 1877 dal grande Jacques Offenbach, Dottor Ox è impreziosito dalle illustrazioni dell’epoca firmate da Lorentz Froelich. Nella vasta produzione di Jules Verne, Dottor Ox, pubblicato la prima volta nel 1874, occupa un posto eccezionale. Dottor Ox: la trama Un misterioso scienziato, accompagnato dal suo assistente Igeno, appare all’improvviso a Quiquendone, una minuscola cittadina delle Fiandre, che ogni carta geografica ignora, e sottopone i suoi abitanti a un folle esperimento. Tutto a Quiquendone si muove lentamente, tranquillo come un deserto, flemmatico, indolente, indifferente tanto “che un convento di Certosini, o uno stabilimento di sordomuti, non sarebbe stato più silenzioso”, fino a quando sulla città si abbatte una sciagura e la collettività precipita in una bagarre ingestibile. Un uomo singolare il dottor Ox, un erudito, un fisiologo, i cui lavori erano conosciuti e apprezzati da tutta l’Europa scientifica, ma certamente un personaggio bizzarro, dal sangue caldo e impetuoso, la cui natura, com’è da immaginare, contrastava con gli abitanti di Quiquendone. Ebbene, lo scienziato aveva deciso di illuminare a sue spese l’intera città con un gas più moderno, il gas ossidrico. La cittadina sembra dapprima invasa da un’aria più vivace, ma ben presto ci si accorge che l’indole e il temperamento dei suoi abitanti sta cambiando. Nei teatri, nelle adunanze del consiglio, come a qualsiasi riunione pubblica, un eccitamento bizzarro si impadroniva dei presenti per poi sfociare in acri contese. Tra i personaggi più eminenti ci si inizia già a chiedere: “come arrestare questi furori selvaggi? Come frenare questi temperamenti sfrenati?”. Il male, nel tempo, invece di dissiparsi, si estende e avvolge non solo il regno animale, ma anche quello vegetale. Tutte le leggi della natura paiono scompigliate e persino le pietre si emancipano. In paese dilania caos e violenza. La fame è insaziabile e gli indisciplinati crescono giorno per giorno. “Siamo forse invasi dal demonio?” Prendendo a pretesto un’antica contesa con una cittadina limitrofa, anche la guerra non si fa attendere. Chiunque, con qualsiasi arma, purché abbia risvegliato nel cuore una vendetta sopita. L’unico momento di pace è sulla torre più alta di Quiquendone, dove poter vivere “sopra le miserie di questo mondo”, dove l’aria non è ancora contaminata dal gas ossidrico, non ancora viziata dalle debolezze umane. “Non vi sembra che l’umanità sia meglio destinata a stare su queste alture, che a strisciare sulla scorza del nostro sferoide?” Quanto è diversa la realtà se la si guarda dall’alto. Lo scoppio del gasometro mette fine a quest’inferno, facendo cadere gli abitanti di Quiquendone come un esercito di soldatini di cartone. Tutto tace, nuovamente. La scienza e l’uomo nel romanzo di Verne Racconto apparentemente dal tono leggero e umoristico, Dottor Ox in realtà inizia a registrare il disincanto nei […]

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Food

“Chiacchiere, sanguinaccio e solidarietà” allo Chalet Ciro

Parte dallo storico Chalet Ciro sul lungomare di Mergellina una delle prime iniziative solidali in vista del Carnevale, presentata nel pomeriggio di martedì 5 febbraio. Con il pretesto di gustare le deliziose chiacchiere e il sanguinaccio ( a cui si sono poi aggiunti assaggi di graffe), Antonio di Martino, da oltre quarant’anni a capo dell’esercizio commerciale, lancia un appello ai napoletani, promuovendo una raccolta fondi a favore di Oikos comunità familiare con l’hashtag #accompagniamoli (supportata dalla piattaforma di crowdfunding sociale Meridonare) per l’acquisto di un mini-van per il trasporto a scuola. Chiacchiere sì, ma anche fatti All’evento, curato da GCpress Comunicazione in collaborazione con i responsabili della comunicazione della campagna di #accompagniamoli, sono stati presenti, oltre ad Antonio De Martino, Michela Peluso, coordinatrice di Oikos comunità familiare e Giuseppe Cerbone di Meridonare. Oikos più che una casa famiglia, è una comunità educativa che, situata nel cuore della periferia ovest di Napoli, dal 1998 ospita bambini di età compresa tra i 4 e i 13 anni che provengono da contesti e situazioni difficili per offrire loro un tetto e le cure necessarie per ritrovare il sorriso. Oggi Oikos chiede aiuto al cuore di Napoli per acquistare un’auto 7 posti che consenta di accompagnare a scuola e alle visite mediche i ragazzini ospiti della struttura. “I bambini che sono sotto la nostra tutela – spiega Michela Peluso – sono allontanati dai genitori dalle autorità competenti per motivi di abuso e maltrattamenti. Per bambini che non possono muoversi senza di noi la macchina è un bene primario, non  un bene di lusso.” In occasione di una degustazione riservata alla stampa, Antonio di Martino, venuto a conoscenza della realtà difficile di Oikos , decide di dare maggiore rilievo alla raccolta fondi supportata dalla piattaforma crowdfunding Meridonare che,  a differenza di altre, si occupa solo di sociale e di Meridione. “Siamo stati più che felici di ospitare Oikos sulla nostra piattaforma .– dice Giuseppe Cerbone – È una realtà che ci ha colpito, siamo stati sul posto, abbiamo conosciuto i bambini e toccato con mano il loro progetto”. È possibile sostenere la campagna collegandosi al sito www.meridonare.it/progetto/accompagniamoli. Michela Peluso parla con il cuore in mano e si vede. “Dopo un mese di raccolta fondi siamo stati invasi dall’amore di tantissimi napoletani e abbiamo già raggiunto buoni risultati. Ma c’è ancora tanto da fare e attraverso quest’occasione vogliamo dare nuovo vigore all’appello”, ci dice. Il messaggio lo sapete già e lo avrete sentito tante volte. La vita continua ad insegnarci che ogni pelo fa il pennello, che sentirsi parte  di un progetto è una forte responsabilità. “Nessuno può pensare che le cose non possano cambiare, perché una macchina, ad esempio cambia la vita, mentre la donazione di 5 euro in un bilancio familiare certamente no”. Lo chalet Ciro: odore di tradizione Durante l’incontro ci viene servito  un gustoso piatto formato da una doppia crema al cioccolato fondente aromatizzata alla cannella  con cubetti di scorze di arancia candita e gocce di cioccolato e croccanti chiacchiere spolverate di zucchero […]

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Musica

Sanremo 2019 (prima serata): opinioni, commenti e polemiche

Sanremo 2019, come è andata la prima serata? Benvenuti alla 69° edizione del Festival di Sanremo, il Baglioni Bis, che quest’anno parte con buoni ascolti, ma in calo rispetto all’edizione dell’anno scorso, con la quale pare non reggere il confronto. Una serata eterna durata 4 ore e mezza, ma anche scandita da un certo ritmo: dalla sigla di inizio alla prima canzone in gara passano meno di 10 minuti, un record rispetto a ciò al quale il festival ci ha abituati in passato. Era però inevitabile: 24 canzoni in gara, tutte da far ascoltare in prima serata. Sanremo 2019: la gara Alle 20.47 va in onda la sigla dell’eurovisione: Claudio Bisio, Claudio Baglioni e Virginia Raffaele cantano sopra una pedana “Voglio andar via”, mentre un nutrito corpo di ballo occupa la scena sul palco. Il trio scende la scalinata in religioso silenzio: la tensione è palpabile. “Questo è il festival dell’armonia“ – rompe il silenzio Baglioni. L’Ariston sembra enorme poiché Francesca Montinaro ha posizionato l’orchestra in fondo ricavando spazio sul retro e dando profondità al palco. Inizia Sanremo 2019, non prima di aver salutato una delle personalità più eminenti sedute in prima fila. Se pensate al sindaco di Sanremo o al direttore di Rai 1 vi sbagliate, è Valeria Marini. Il primo in gara è Francesco Renga con “Aspetto che torni”, scelto non a caso per l’apertura: il suo sembra un autoplagio, non delude mai le aspettative, ma ha potenza vocale e una bella padronanza di scena. Subito dopo Livio Cori e Nino D’Angelo insieme cantano “Un’altra luce”, un pezzo difficile costruito sul rapper napoletano (è lui o non è lui Liberato?), a cui D’Angelo cerca di stare dietro, ma su delle tonalità a lui non congeniali. Altro discorso per Nek, che arriva sul palco più potente e rock che mai con una ballata elettropop destinata a diventare un tormentone. Nel frattempo le polemiche sull’audio iniziano a scatenare il malcontento, sembra un concerto in Tv piuttosto che un Festival, e il web si scatena: “L’audio è peggio di quello dei collegamenti dall’Honduras per l’Isola dei Famosi”. Tutto prosegue bene. La canzone dei The Zen Circus è la prima con una scenografia: bandiere, tamburelli, giacche di pelle e chitarre. La prima canzone politica della serata, un testo difficile e senza pause che si entusiasma solo nel finale. Dopo quattro esibizioni non memorabili arrivano Il Volo, salutati con un grandissimo applauso. Ci credono molto, si vede dagli sguardi convinti: “Siamo musica vera che resta”, cantano. La prima donna sul palco di Sanremo 2019 è Loredana Bertè, con una gonna rock cortissima e una performance passionale. Arriva poi uno dei momenti più attesi del Festival di Sanremo 2019: l’esibizione di Andrea Bocelli, che dopo il duetto con Baglioni, cede il “chiodo” al figlio Matteo, augurandogli buona fortuna con “l’onestà e lo spirito di sacrificio che spero di averti insegnato”, gli dice. Bocelli Junior conquista tutti con una potenza vocale e un’eleganza che incanta l’Ariston. La gara riprende con Daniele Silvestri: un pezzo duro cantato […]

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Recensioni

“Verso la libertà” di Stefano Ariota allo ZTN: il treno della vita

Dopo tre anni in giro per l’Italia “Verso la libertà”, liberamente tratto dallo splendido film “Train de vie” di Radu Mihailean, approda finalmente a Napoli allo Ztn a dirci che si può parlare della piaga nazista senza retorica e mezzi termini. Lo spettacolo, in scena fino a domenica 3 febbraio, è rappresentato da un cast affiatato e sincronizzato, merito del regista Stefano Ariota, che lascia esprimere i suoi attori, permettendo loro di far emergere individualità e talento. Cinque amici ebrei (Ric, Rob, Ren, Ros, Raf) sullo sfondo dei rastrellamenti nazisti del 1944. Ric, chiamato da tutti il matto, irrompe allarmato sulla scena: i nazisti stanno deportando tutti gli abitanti ebrei dei paesi vicini e tra poco toccherà pure a loro. Serve un piano, una via di uscita e una proposta un po’ bizzarra accende una speranza di salvezza: per sfuggire ai tedeschi tutti gli abitanti del villaggio organizzeranno una falsa deportazione ricoprendo tutti i ruoli necessari, gli ebrei deportati, i macchinisti e anche i nazisti. Solo così riusciranno a passare il confine, ad arrivare in terra santa, perché, in fondo, “ogni terra può essere santa”. Il folle progetto viene messo in atto e il treno partirà tra paura e follia. In un mondo fatto di oscuri presagi forse è necessaria una buona dose di follia per continuare a sperare. Agli abitanti del paesino ebreo non resta che abbandonarsi all’idea geniale di Ric e a quelli che la sorte ha scelto per interpretare il ruolo di nazisti non rimane che adeguarsi, imparare a parlare tedesco, che altro non è che “yiddish senza umorismo”, comportarsi come vere SS, impersonando anche la loro crudeltà. Rappresentato con irrequieta ambiguità da Francesco Saverio Esposito, il finto ufficiale tedesco pare progressivamente scollarsi dalla realtà e abbracciare tutta la follia nel nazismo. Come è possibile che l’uomo diventi così “altro”? Sulla scena nel suggestivo spazio culturale del Ztn Stefano Ariota  rappresenta anche la cultura , le caratteristiche e le nevrosi yiddish senza tanta retorica. I cinque protagonisti mostrano piccolezze e generosità, l’ottusità e l’acume, insopportabili lagnanze e corrosiva autoironia, che li istiga allo scontro per gran parte dello spettacolo. Gli ebrei sono modello dell’umanità intera, che auspica la fine della guerra, ma la cui paura mette inevitabilmente l’uno contro l’altro. Il treno di “Verso la libertà” diventa metafora del mondo: c’è il capo rabino che dialoga con Dio e gli presenta i suoi umani dubbi,c’è chi professa comunismo, chi ha perso la fede, chi parla di un amore perduto, i conflitti, le prepotenze, la diffidenza e la paura di non farcela. “Dio esiste, Dio non esiste: che importanza ha?” Lo spettacolo è un’armoniosa composizione di luci e suoni, da cui emerge una perfetta simbiosi tra gli attori, oltre che una studiata alternanza tra fugaci e limpidi momenti di puro lirismo e una comicità amara. Brilla Mirko Ciccariello, a cui è affidato il commovente finale, l’energico piglio di Carlo Liccardo, il leader Peppe Carosella, cui fa da sponda e controscene Luigi Esposito. Stefano Ariota mette in scena l’allegoria […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Ispanismi e francesismi nella parlata napoletana | Parrocchia Santa Maria della Rotonda

Giovedì 24 gennaio la Parrocchia Santa Maria della Rotonda al Vomero ha ospitato la conferenza sugli ispanismi e i francesismi nella parlata napoletana. L’evento, tra ilarità e curiosità, ha coinvolto noi di Eroica Fenice e tanti appassionati in argomentazioni e acquisizioni intorno alla parlata e la scrittura napoletana, a cura del professore e giornalista Umberto Franzese, affiancato dall’architetto Franco Lista, saggista, scrittore e dialettofono napoletano. Durante l’incontro, mediato dalla brillante Laura Bufano, sono state svelate delle vere e proprie chicche popolari e lette alcune poesie di Enzo De Simone, Eduardo De Filippo e Nazario Bruno dal simpatico Tullio del Matto. L’appuntamento è terminato con un momento dedicato alla canzone napoletana nel mondo: i Panamagroup, duo partenopeo composto da Lorenzo e Marcello, canta “E Spingule francese” e conclude con “Maruzzella”, coinvolgendo il pubblico in una sentita partecipazione. Il percorso tortuoso della lingua napoletana. Il convegno alla Parrocchia Santa Maria della Rotonda Il napoletano, lingua ormai trimillenaria, ha conservato per lungo tempo il greco dorico, smantellato man mano dal latino popolare. Tante le influenze lessicali grazie ai contatti diretti con altre popolazioni, come i normanni, svevi, austriaci, angioini, e contatti indiretti con Longobardi e Arabi. Umberto Franzese nei suoi libri ha tentato di decodificare la lingua napoletana, comprendere quali siano state le influenze più ingenti del napoletano attraverso vari convegni in sedi istituzionali, ma anche in scuole medie e superiori. Con l’unificazione del regno delle due Sicilie nel 1442 la nostra parlata sostituì il latino, resistendo per lungo tempo anche dopo l’unità d’Italia e l’avvento della monarchia sabauda. Il napoletano è stato riconosciuto come patrimonio dell’Unesco, è la seconda lingua parlata su tutto il territorio nazionale ed è famosa in tutto il mondo grazie alla canzone napoletana. Il 22 gennaio un comunicato del Consiglio regionale della Campania approva la legge sulla salvaguardia a valorizzazione del patrimonio linguistico napoletano, su iniziativa del consigliere Emilio Borrelli e Luciano Passariello. Questa legge rappresenta un elemento identitario, che contribuirà a conservare una memoria storica tra i giovani di una vera e propria lingua, dotata di una grammatica e di una propria musicalità. Un percorso tortuoso, iniziato nel 2006 e che ha visto protagonisti vari studiosi della lingua, come Nicola De Blasi e Carlo Iandolo. Franco Lista, architetto e scrittore, prima di introdurre le argomentazioni sul tema, confessa con orgoglio di essere “dialettofono puro” e di tradurre all’occorrenza in italiano ciò che in realtà pensa in napoletano. Franco sottolinea non solo l’importanza della lingua madre, ma anche l’assoluta inseparabilità del linguaggio dal pensiero, dello strumento dal contenuto, concetto espresso nel Settecento da Herder, ma in realtà già presente nel Trecento in quello che potrebbe essere considerato il primo linguista campano, San Paolino da Nola, che scrive nelle sue lettere ai padri della chiesa “Il sapore del pensiero si gusta nelle parole”. Francesismi Il francese nel Settecento era la lingua ufficiale delle corti, la lingua della diplomazia, la lingua del secolo dei lumi, degli intellettuali. Dopo secoli di dominazione i termini francesi sono stati trasformati e accolti in quella […]

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Recensioni

Torna Il gabbiano di Čechov al Mercadante

Dopo il successo di critica e pubblico ottenuto al suo debutto a marzo del 2017, torna al Mercadante uno dei testi teatrali più noti di sempre: Il Gabbiano di  Čechov , in scena fino a domenica 27 gennaio. Per la prima volta in Italia, il dramma viene rappresentato nella versione del 1895, ovvero quella precedente alla censura zarista, qui nella traduzione curata da Danilo Macrì. Dramma delle speranze deluse, amato dal pubblico e dalla gente di teatro, “Il gabbiano” viene considerato dalla critica il testo più rappresentato di Čechov in ogni epoca per la rilevanza dei temi trattati, per la profondità nell’analisi della condizione umana e per la felicità poetica di storia e personaggi. Eppure quando Il gabbiano, scritto nel 1895, fu rappresentato per la prima volta fu un clamoroso fiasco, tanto sembrò sconclusionato, incoerente e privo di virtù teatrale. Il pubblico fischiò talmente tanto che il dramma reale fu quello che si consumò nell’animo di Čechov , che alla metà del secondo atto abbandonò il teatro in preda allo sconforto, giurando che non avrebbe più scritto niente per il teatro. La trama de Il gabbiano di Cechov Sorin, ex consigliere di stato, ospita alcuni amici e parenti nella sua tenuta sul lago per trascorrere le vacanze estive. Tra i vari invitati ci sono anche sua sorella Irna Arkadina, una celebre attrice teatrale, accompagnata da suo figlio Kostantin Treplev, un giovane e ambizioso drammaturgo che approfitta della tenuta dello zio per allestire uno spettacolo teatrale che vedrà protagonista Nina, una giovane attrice di cui il ragazzo è invaghito. Ma durante la rappresentazione Irna, forse mossa da una leggera invidia, schernisce il figlio e questi decide di interrompere bruscamente la messa in scena. Alimenta l’animo inquieto di Kostantin il disprezzo nei riguardi di Trigorin, uno scrittore esordiente, amante di sua madre. Nina ammira gli scritti di Trigorin e confessa al giovane il sogno di diventare un’attrice. A quel punto Trigorin osserva sull’erba del giardino la carcassa di un gabbiano, ucciso in precedenza da Kostantin, e paragona l’animale alla giovane Nina: come l’ignara felicità di un gabbiano, in volo sulle rive di un lago, viene stroncato dall’oziosa indifferenza di un cacciatore, così accade alla sorte di Nina. La ragazza, sul medesimo lago, s’innamora di Trigorin, il quale, senza malvagità, approfitta della sua femminile smania di aprire le ali. Due anni dopo Kostantin, caduto in depressione, si sente da un lato incompreso nella sua arte e dall’altro sente l’amore non corrisposto di Nina che, nel frattempo, ha coronato il suo sogno sposando Trigorin. L’infelice Kostantin tenta più volte il suicidio fino a quando, mentre la madre e altri ospiti giocano a tombola, decide di spararsi un colpo di pistola in testa. La complessità dei temi Il gabbiano di Čechov smuove il nostro interesse per la varietà di temi trattati. Il dramma  si interroga sul ruolo dello scrittore, il cui primo modello è Kostantin, artista innovativo, pronto a sperimentare nuove formule e nuovi temi per appagare il pubblico, che, però, sembra non comprendere la sua […]

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Teatro

New Magic People Show: i nuovi mostri

New Magic People Show sbarca al teatro Sannazaro di Napoli per la prima volta il 14 Dicembre Nato da un libro di Giuseppe Montesano, a sua volta originato da una raccolta di articoli sul “Mattino”, la scena del New Magic People Show è tutta nelle mani di quattro attori dell’impareggiabile scena napoletana: Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli. Nel 2007 nel suo libro Giuseppe Montesano su un ritmo vertiginoso da commedia nera chiamava in causa il suddito televisivo, il consumatore globale, lo schiavo della pubblicità, e poi i venditori di qualsiasi genere, di spiagge, di aria e di anime. Dieci anni dopo New Magic People Show riprende la satira mordente e amara nei confronti della crisi sociale ed è alle prese con i falsi miti del denaro e della corsa verso i nuovi status simbol: dalla scena emergono brandelli minuscoli di valori, coscienza, umanità, colti con spirito ironico, dissacrante e pittoresco. Accanto ai figli di papà scansafatiche con il Ferrarino in garage e all’avvocato sordido e imbroglione ora si materializzano nuovi mostri: la ragazza che pretende il regalo di Halloween e la signora in vacanza che reclama di vedere con il wi-fi Barbara D’Urso durante l’escursione nel deserto. New Magic People Show è un tragicomico romanzo dell’Italia malata, uno spietato ritratto dei giorni d’oggi, feroce e colorito avanspettacolo pop, affollato da drogati di denaro e vanterie, gaudenti che hanno seppellito l’amore e la passione, prigionieri che si illudono di essere liberi. I quattro protagonisti, abilissimi nell’impersonare nevrotici personaggi di ogni sesso ed età, portano sulla scena dialoghi da cui emerge l’imbarbarimento morale e intellettuale: l’umanità si è arresa a un demone che tenta costantemente di ipnotizzarla, per esempio attraverso numerosi mass-media, di trasformare gli uomini in automi denaro-dipendenti ammassati l’uno sull’altro, privandoli di ogni spazio vitale. Lo spettacolo tratteggia una demenzialità collettiva desiderosa solo di apparire e mai di essere, una tragica malattia di cui si possono cogliere i segni nel regresso culturale sottilmente mascherato come evoluzione e progresso. È un lento sprofondare verso una vita senza senso, priva di spazi fisici e intellettuali e di luce. Sulla scena, infatti, quattro figure e nessuna scenografia: gli attori si ammassano in un metaforico microspazio, rappresentato da un tavolino, che simboleggia proprio la diminuzione della libertà di scegliere e muoversi nel mondo, nonostante ci sia presentato ogni giorno facilmente raggiungibile e senza confini. I protagonisti recitano gomito a gomito come fossero sardine in una scatola mentale, ricreando la sensazione, quindi, di mancanza d’aria, mancanza di luce, il blackout dell’umanità. New Magic People Show è un susseguirsi di piccole grandi satire che, dietro l’aspetto fortemente ludico, mettono in guardia sul baratro in cui stiamo scivolando. “Io vorrei tornare indietro, ma come si fa?” domanda sconfitto Andrea Renzi nella penombra della scena, fissando lo spettatore, che si sente accusato e, forse, tenterà anche d rispondere. Il teatro ancora una volta si propone di smuovere le coscienze, indurre ad una riflessione, condannare l’ignoranza, soprattutto quella esibita con protervia. Con grande maestria quattro […]

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Food

Christmas Party del gruppo Laringe al Cala Moresca

Gli imprenditori del gruppo Laringe hanno presentato al Cala Moresca di Bacoli il nuovo progetto di turismo sostenibile nei Campi Flegrei. Giovedì 13 dicembre si è infatti svolto il Christmas Party in una splendida location che si erge su uno dei paesaggi più belli e romantici di tutta la provincia di Napoli, all’interno della storica Area Flegrea. Qui storia e innovazione si fondono e compenetrano e il Cala Moresca diventa il fulcro di un piano di rilancio del territorio che da anni gli albergatori portano avanti e che vede come protagonista l’ebike sharing, con l’obiettivo di promuovere la cultura gastronomica e archeologica del luogo. Sotto l’albero la promessa di un turismo eco-sostenibile: l’Ebike Sharing L’Ebike sharing è un innovativo progetto di mobilità sostenibile per integrare al trasporto intermodale l’utilizzo di biciclette condivise per viaggi di prossimità dove i mezzi pubblici faticano ad arrivare. Il progetto prevede che siano istallate delle stazioni dove collocare le biciclette, utilizzabili solo dopo averle sbloccate tramite l’apposita applicazione gratuita. «Oggi l’industria turistica è una tra le principali attività economiche del mondo, ancorché inquinante – commenta Roberto Laringe Presidente Federalberghi Campi Flegrei – e il nostro progetto promuove un’economia green basata su prodotti turistici eco-friendly e una mobilità sostenibile, finalizzata anche ad allentare la morsa della congestione urbana nei Campi Flegrei, che crea inquinamento e disservizi». Dall’estate prossima si potrà quindi girare per l’affascinante promontorio di Capo Miseno con la “bicicletta condivisa”, un mezzo di trasporto green che agisce in armonia con l’ambiente, la cultura e la comunità locale. Ebike Sharing è quindi un progetto che fonde economia ed ecologia, rendendo più accessibili siti archeologici e sentieri mozzafiato. Un vantaggio per l’ambiente e la viabilità, per i turisti e per i cittadini residenti. Nel 2019 saranno anche introdotte delle colonnine elettriche all’interno degli alberghi, in seguito alla collaborazione tra Federalberghi, Gruppo Laringe e il Presidente dell’Unione industriali Vito Grassi. Sempre nell’ambito della valorizzazione di un turismo eco-sostenibile si è anche stretto un importante accordo con le concessionarie auto flegree: Autofelice Volkswagen e Nissan Schiano con il progetto car valet metteranno a disposizione dei turisti auto elettriche e le offriranno gratuitamente se finalizzate alla visita di un sito archeologico. Natalizio dParty el Gruppo Laringe al Cala Moresca di Bacoli L’evento si è svolto in una cornice che rivela intatte tutte le suggestioni di secoli di storia in molteplici testimonianze archeologiche, che si armonizzano in un paesaggio naturale incantevole. Durante la festa, scandita dalle note del dj Marco Piccolo, sono stati serviti i finger food del resident chef del Cala Moresca Vincenzo Di Giovanni, accompagnati da quelli dello Chef Ciro Russo dell’Alma Beach, di Camillo Pandolfi de Il Gabbiano, di Giovanni Marotta deI Kora e di Luciano Coppola di Villa Eubea. L’evento è stato anche arricchito dalla distribuzione a tutti gli ospiti di gratta e vinci con speciali premi e regali: qualcuno ha anche vinto la gift box del gruppo Laringe con la speciale guida dei diversi itinerari da percorrere e i luoghi da visitare con l’ebike sharing. La […]

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Food

Vincenzo Capuano apre una nuova sede a Pompei

La grandezza della pizza napoletana di Vincenzo Capuano arriva a Pompei, a due passi dal Santuario della Madonna e dagli Scavi più famosi al mondo. Venerdì 7 dicembre alla presentazione della nuova pizzeria abbiamo trovato ad attenderci un grande comunicatore, un maestro pizzaiolo pluripremiato che, nonostante la sua giovane età, è diventato sin da subito ambasciatore della pizza napoletana nel mondo. Vincenzo, pizzaiolo Globetrotter da tre generazioni, ha girato il mondo grazie al suo talento e una passione innata per la pizza. Partito da Scampia e dopo il successo del suo locale a Piazza Vittoria a Napoli, approda a Pompei per poi ripartire alla conquista del mondo. “Vivere di pizza è meraviglioso”. Questo è lo slogan del giovane pizzaiolo classe 1989, le cui tecniche si migliorano nel tempo grazie ad un mix perfetto tra arte, passione e tradizione. Sono oltre 40 i trofei che Vincenzo riesce a conquistare sulla scena mondiale, tra cui il trofeo Caputo S.T.G. a cui segue un’attesa doppietta vincente con l’Internazionale pizza Expo Las Vegas. Vince, poi, il primo posto del premio “Il magnifico” come chef dell’olio 2017, che gli dà la possibilità di pubblicare il suo libro di cucina. Benvenuti da Vincenzo Capuano: il menu Benvenuti da Vincenzo Capuano, una pizzeria che coniuga la bontà dei prodotti tradizionali con la creatività del gourmet. In un clima confortevole e accogliente, Vincenzo ci coccola con un menu originale e di qualità. Il Contarini Valdobbiadene prosecco superiore DOC inaugura il pranzo, che si apre con una serie di degustazioni di prima scelta: la prima perla è il crocchè contemporaneo, con patata gialla allo zafferano , mozzarella di bufala campana D.O.P., prosciutto cotto affumicato, impanatura con farina di pane panco e mandorle; segue la Montanara 2.0 farcita con Pomodorino Giallo , lardo di Mangalica, cacioricotta del Cilento e basilico di Genova e, a concludere la fase di degustazione, la Frittatina Saporita con provola Silana, friarielli e salsiccia napoletana al finocchietto. Seguono quattro portate di pizza: per rispettare la tradizione la prima è la Margherita, con pomodoro San Marzano, Fior di Latte di Napoli, olio E.V.O. e basilico fresco; la seconda a sfilare è la pizza Tetti Illuminati farcita con mortadella di Bologna Presidio SlowFood , pesto e granella di pistacchio D.O.P., Fior di Latte di Napoli, olio E.V.O; segue la Verticale di Formaggi con fonduta di Caciocavallo Podolico, Provolone del Monaco D.O.P., scaglie di Pecorino di Carmasciano, Cacioricotta del Cilento e, dulcis in fundo, la pizza Mausoleo di Alicarnasso con crema di Pecorino Carmasciano, carciofi bianchi di Pertosa Presidio SlowFood, Tartufo di Colliano, prosciutto cotto di “Zuarina” 24 mesi di stagionatura. Alla presentazione della Pizzeria era presente anche il sindaco di Pompei, Pietro Amitrano, che ha dichiarato: Il fatto che Vincenzo abbia deciso di aprire un punto vendita a Pompei ci inorgoglisce. Questa città negli ultimi tempi sta viaggiando ad una velocità incredibile, e pizzeria Capuano è parte integrante di questa marcia trionfale. Intervista a Vincenzo Capuano Capuano è garanzia di qualità. Che tipo di prodotti vengono utilizzati? La mia […]

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Food

Le Pasticcerie Ranieri presentano la Cassata Pink

Le Pasticcerie Ranieri e le loro novità natalizie Benvenuti al Ranieri Art Coffee al Vomero, un locale dal design raffinato che coniuga la bontà di prodotti freschi e tradizionali all’estrosità dell’art creator Gianluca. La Pasticcerie Ranieri di Napoli si preparano al Natale all’insegna del design, infatti, il suo fondatore Gianluca Ranieri ha scelto di rendere la cassata non solo quadrata, ma anche rosa. Gianluca Ranieri è un maestro pasticcere e un creativo trasversale, che ci ha accolto all’evento tenutosi nel pomeriggio di  Martedì 4 dicembre, con  un banchetto di dolci dai colori tutti diversi e, come ben presto abbiamo scoperto, dall’incredibile sapore. La vera star della serata è però la “Cassata Pink”, una cassata al forno realizzata con ricotta fresca di pecora e frutti di bosco, che conferiscono il tocco fashion al dolce. La Pink è l’orgoglio di casa Ranieri, un dolce morbido e fashion, che  si va ad aggiungere alla collezione di prelibatezze dell’art creator Gianluca: infatti sarà disponibile nella versione al cioccolato fondente e, per chi ama la tradizione, in quella classica con sola ricotta. “L’abbiamo rivisitata – esordisce Gianluca-  per renderla più mordida e, allo stesso tempo, al passo con la moda, ma l’ingrediente segreto non lo sveliamo”. La cassata rosa va a posizionarsi accanto alla regina del Natale 2017, la “Cassata light”, in cui la glassa di zucchero, spesso considerata troppo dolce, venne sostituita da una delicata mousse di ricotta. La proposta dolciaria di Gianluca Ranieri si estende agli altri dolci della tradizione natalizia, tra cui struffoli avvolti da un nido d’ape di cioccolato bianco e panettoni artigianali, fiore all’occhiello della pasticceria e che a breve sarà presentato in altre tre versioni nuove. Ranieri è una garanzia in termini di qualità, di eccellenza e salubrità del prodotto.  Oltre a degustare drink e prodotti di pasticceria, il locale offre la possibilità di condividere la propria passione per la lettura aderendo all’iniziativa Ranieri Change Book.  Nel 2017 le Pasticceria Ranieri hanno anche vinto il Premio Speciale Gambero Rosso. Pasticcerie Ranieri, quando il design incontra la pasticceria Il brand Ranieri, già noto nel settore della moda per produzioni artigianali di borse e accessori made in Italy, dal 2015 ha esteso la sua attività al mondo della pasticceria. La maison di moda, dunque, ha avviato da diversi anni un percorso di ampliamento del proprio Business Core, forte dell’esperienza maturata nel settore da parte dei titolari, i fratelli Luca e Salvatore di Pietro. Gianluca Ranieri ha quindi un passato di designer, ma da sempre è un grande appassionato di cucina e, in particolar modo, di pasticceria. “Quando ero piccolo – confida Gianluca – amavo il momento della torta ai compleanni. Ho capito, dopo essermi dedicato per anni al mondo della moda, che quello era un segno e che avrei potuto seguire la mia vocazione accostando la passione per lo stile con quella della pasticceria”. La Pasticcerie Ranieri hanno tre punti vendita: su via Cilea, su via Bernini e sul lungomare di Pozzuoli. Il sogno di Gianluca è quello di far provare ai suoi […]

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Teatro

Le Signorine di Clementi e Sepe conquistano il Teatro Diana

Le Signorine di Clementi e Sepe è andato in scena martedì 4 dicembre al Teatro Diana e sarà rappresentato fino al 16 dicembre. A interpretare la commedia sono due big del teatro e del cinema: Isa Danieli e Giuliana De Sio, le quali impongono la loro capacità in una vis comica che porta con sé il grande teatro del 900 di Eduardo De Filippo e Annibale Ruccello. Commozione e divertimento si alternano e si affiancano sul palco del Diana, dove la commedia, scritta da Gianni Clementi e diretta da Pierpaolo Sepe, mette in risalto la comicità e la tragicità che si celano, ma non troppo, nella vita quotidiana di due sorelle. Le Signorine di Clementi e Sepe, lo spettacolo Rosaria e Addolorata sono zitelle, probabilmente a causa di una poliomielite, che le ha rese storpie fin dalla nascita ed esposto allo sguardo crudele e giudizioso della famiglia e del mondo, fin da subito poco benevolo. Le due “signorine” trascorrono una vita solitaria e monotona in una squallida merceria di un quartiere popolare di Napoli, ormai circondata e divorata da empori cinesi e fast food mediorientali. Il mondo cambia e dalla concorrenza sleale, che uccide i piccoli commercianti, la globalizzazione, la mercificazione di ogni valore, le signorine si difendono rintanandosi in una vita fatta di sacrificio, risparmio, lotta agli sprechi e, soprattutto, lotta reciproca. Obbligate ad una faticosa convivenza, infatti, entrambe conducono una guerra, più o meno silenziosa, ma sempre perdente, con il mondo e con la sorella, in un continuo gioco di provocazioni, battibecchi e accuse reciproche. Addolorata, la più giovane, dopo una vita condotta nell’anonimato, oscurata dalla sorella e dalla sua stessa debolezza, obbligata a condurre una vita mai apprezzata e a fare pedissequamente ciò che le era imposto, brama dentro di sé la libertà e il desiderio di godersi finalmente la vita. Rosaria, che ha fatto del risparmio e dell’accumulo di denaro il mantra della sua vita, non fa altro che nascondersi dietro abiti scuri e logori, per non intaccare il cospicuo conto bancario, ma anche per difendersi dagli occhi della famiglia, che le considera grette e storpie. La sue prudente avarizia la porta a lesinare sul riscaldamento, la corrente e persino sul cibo, costringendo Addolorata ad una dieta fatta di spaghetti e vongole “fujute”, la cui ricetta originale porta sulla scena il suo inventore, Eduardo De Filippo, e pomodori ammaccati pagati a pochi centesimi. Una commedia di luci e ombre inscena un rapporto conflittuale e un legame unico, che, proprio quando trova un equilibrio grazie al gioco delle parti di entrambe, sarà turbato da un grave incidente, che cambierà la loro vita e svelerà le paure e le inquietanti inclinazioni delle signorine. Sul palco si ritroveranno due personaggi turbati, due donne che hanno vissuto insieme, ma sempre sole, che si amano, ma trovano soddisfazione solo quando dominano l’altra. Isa Danieli e Giuliana De Sio, sole e con la stessa scenografia, conquistano il Diana dominando il palco, commuovendo e divertendo lo spettatore a colpi di gag familiari e riflessioni […]

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Musica

Canzoni dello Zecchino d’Oro, le migliori 5 della 61° edizione

Le 5 canzoni dello Zecchino d’Oro che più ci hanno stupito in quest’ultima edizione È tornato il 10 novembre il 61° Zecchino d’Oro, in diretta su Rai 1 dallo Studio TV dell’Antoniano di Bologna con la rinnovata direzione artistica di Carlo Conti, la conduzione di Francesca Fialdini insieme al duo formato da Gigi&Ross e la direzione musicale del Maestro Beppe Vessicchio. I 12 brani in gara sono affidati alle voci di 16 piccoli interpreti dai 5 ai 10 anni che cantano accompagnati dal Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano diretto da Sabrina Simoni. Le canzoni in gara saranno votate da una giuria di bambine e bambini tra gli 8 e i 12 anni affiancata da 4 giudici di eccezione tra cui Cristina d’Avena e Pippo Baudo. Come ogni anno, tra i brani presentati allo Zecchino d’Oro trovano spazio i temi più disparati che variano dall’attualità alle emozioni, lasciando spazio anche alla storia, all’ecologia e soprattutto alla fantasia. Quest’anno ci sarà un appuntamento speciale in prima serata dedicata alle canzoni natalizie, in diretta dallo Studio RAI “Fabrizio Frizzi” di Roma condotto da Carlo Conti, che sarà trasmesso in diretta mercoledì 5 dicembre 2018 in onda sempre su Rai 1 in prima serata. Canzoni dello Zecchino d’Oro in gara nell’edizione 2018 • Chi lo dice che (testo: Vittorio Sessa Vitali / musica: Renato Pareti) – Elena Ciocoi • Daria (testo: Matteo Cocconcelli / musica: Matteo Cocconcelli – Andrea Bettelli) – Davide Matteucci • La banda della pastasciutta (testo: Davide Capotorto / musica: Davide Capotorto – Alessandro Augusto Fusaro) – Angelica Gobbo, Mario Antonio Pascale e Lorenzo Pennacchio • La cicala latina (testo: Antonio Buldini – Franco Fasano / musica: Antonio Buldini – Franco Fasano) – Victoria Cosentino • La marmellata innamorata (testo: Luca Dettori – Elio Satta / musica: Mario Chessa) – Mia Bondì • La rosa e il bambino (testo: Mario Gardini / musica: Giuseppe De Rosa) – Martina Galasso e Alyssia Mengbwa Palombo • Me la faccio sotto (testo: Maria Elena Rosati / musica: Lorenzo Tozzi) – Maksym Zhukoskyy (Максим Жуковсьий) • Meraviglioso è (testo: Stefano Rigamonti / musica: Stefano Rigamonti) – Giulia Murrai • Metti avanti il cuore (testo: Gianfranco Grottoli – Andrea Vaschetti / musica: Gianfranco Grottoli – Andrea Vaschetti – Giuseppe De Rosa) – Alina Angela Cossu e Alessandro Lorefice • Napoleone va in pensione (testo: Valeria Bolani / musica: Alessandro Visintainer) – Letizia Pisu • Nero nero (testo: Carmine Spera – Flavio Careddu / musica: Herbert Bussini – Valerio Baggio) – Isabel Tangerini • Toro Loco (testo: Alberto Pellai – Paolo D’Errico / musica: Paolo D’Errico – Angelo Ceriani) – Simone Zichi Le migliori 5 canzoni dello Zecchino d’Oro Poche trasmissioni italiane possono vantare la storia dello Zecchino d’Oro, lanciato nel 1959, grazie a un’idea di Cino Tortorella, il celebre Mago Zurlì. Ma quali sono le canzoni più bizzarre, più particolari della 61° edizione? 1. La cicala latina Canzone fresca e dinamica che invita a sentirsi bambini, a lasciarsi andare, accogliere a braccia aperte le cose più […]

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Eventi/Mostre/Convegni

“SpeleoEvo”: il nuovo progetto di Timeline

Sabato 20 ottobre l’associazione Timeline ha presentato al pubblico il progetto SpeleoEvo, che da due anni appassiona e impegna i giovani ragazzi dell’associazione. Timeline è costituita da studenti e professionisti, geologi, analisti, archeologi o giovani appassionati di speleologia e di Napoli che, accanto alle istituzioni, hanno lavorato ad un’iniziativa di valorizzazione e riscoperta del Maschio Angioino e hanno reso fruibili al turismo ambienti prima impraticabili. L’obiettivo infatti è la rivalutazione del patrimonio storico napoletano, prezioso quanto trascurato. Timeline ha anche inaugurato l’apertura di un nuovo itinerario sotterraneo, che prevede la visita della bombardiera, situata sotto la torre San Giorgio, una delle torri costruita nel 1266 per volere di Carlo D’Angiò e che dopo i lavori di ripristino del 1442 terminati dagli Aragonesi, è stata abbandonata in epoca borbonica. Alla presentazione viene chiamato subito a parlare il sindaco Luigi De Magistris: “Esprimo il mio sostegno al progetto SpeleoEvo: sono diversi anni che lavoriamo insieme e stiamo scoprendo questo castello, che aveva dei luoghi che nessuno conosceva, come la bombardiera.  Napoli, insieme a Matera, è tra le grandi città la prima in Italia che sta crescendo grazie alla cultura, con la quale si può fare economia”. Subito dopo Davide, professionista che si occupa di speleologia da 9 anni: “Timeline è un’associazione costituita da giovani che con la loro passione cercano di vivere e sopravvivere in questa città perché la amano davvero. Speleovo è un’idea che prevede non solo il percorso guidato che oggi andremo a presentare, ma anche l’impegno di far conoscere a tutti un mondo diverso, che è quello del sottosuolo”. Il programma raccoglie una serie di iniziative culturali, ma anche sociali, come il corso “Calarsi in corda”per avvicinare i giovani all’insegnamento della Speleologia, attraverso tecniche e supporti didattici, in collaborazione con “Sicurezza Verticale”. “SpeleoEvo prevederà anche dei corsi di speleologia urbana, di operatori in fune, soprattutto di lavori verso il sociale, infatti stiamo cercando di avere contatti con il carcere di Nisida, per iniziare un percorso di avviamento di quella che è una pratica lavorativa nuova e per dare una speranza diversa a questa città”,continua un altro membro del team. Dopo aver dettagliatamente spiegato il progetto e gli obiettivi, inizia l’esibizione in corda dei giovani di Timeline, il primo dei quali, per esempio, Giulia, una ragazza di soli quindici anni, che inizia a scalare in corda la facciata del museo civico del castello con la tecnica della progressione di corda in salita. I ragazzi hanno seguito dei corsi con il gruppo speleologico CAI al Castel del’Ovo e possiedono tutte le abilitazioni necessarie per i lavori in corda. Il Team mostra alcune tecniche di salita e le modalità di soccorso ad operatori che hanno perso conoscenza durante un lavoro. Si procede poi alla dimostrazione dei lavori in quota, piccoli interventi su edifici o pareti di roccia, più economici perché evitano l’uso dei ponteggi. Dopo le esibizioni, uno dei ragazzi, Giovanni, ci mostra l’inedita bombardiera, ce ne svela i segreti e i progetti futuri, come quello di riuscire a far calare in […]

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Eventi/Mostre/Convegni

“Reti resilienti per le sinergie di comunità”: intervista alla Prof.ssa Fortuna Procentese

“Reti resilienti per le sinergie di comunità” è un progetto realizzato a cura della psicologa Fortuna Procentese, professoressa alla Federico II di Metodologie dell’intervento in psicologia di comunità, che si è avvalsa di un giovane team di studenti per tracciare un percorso partecipativo in collaborazione con cittadini e rappresentanti delle associazioni sociali di San Giovanni a Teduccio, che si propone come un’occasione di dialogo critico e costruttivo circa le maggiori problematiche della zona. La Prof.ssa Fortuna Procentese ci parla del concetto di “resilienza”, che negli ultimi anni è divenuto un riferimento fondamentale per orientare l’innovazione nel campo delle politiche e delle strategie di sviluppo  del territorio. Le istituzioni e le organizzazioni sociali impegnate nella tutela, gestione e cura dell’ambiente e intenzionate a promuovere progetti di rigenerazione e sviluppo territoriale e urbano. Il progetto parte dall’osservazione della difficoltà di creare una rete sociale sul territorio e mettere in contatto le varie realtà associative e cittadine. L’obiettivo è che il dialogo con i cittadini diventi dialogo tra i cittadini: riconnettere dunque il tessuto sociale e promuovere l’empowerment della comunità e la sua resilienza, attivare un processo di crescita a partire dalla consapevolezza critica dei cittadini circa i problemi attuali. Mettere in risalto delle risorse sociali e ragionare insieme su come possano essere al meglio sfruttate. Fortuna Procentese  è una psicologa sociale, dottore di ricerca in studi di genere;  ha esperienza di lavoro nell’ambito degli interventi di promozione e supporto della famiglia, ha approfondito lo studio in relazione alle metodologie di partecipazione locale. L’incontro tra la Prof.ssa Fortuna Procentese, studenti e cittadini, è gratuito ed aperto a tutti gli interessati. Si terrà nella sala Falcone-Borsellino della Biblioteca Antonio Labriola, sita in piazza Pacicchelli 5, a San Giovanni a Teduccio. Intervista a Fortuna Procentese, professoressa di Metodologie dell’intervento in psicologia di comunità Come nasce il progetto? Al momento non vi è un progetto commissionato ma a partire all’osservazione del territorio, avvenuta durante altre attività di studio e ricerca, abbiamo trovato una comunità locale attiva e con grandi risorse sociali, con cui si poteva avviare un percorso di conoscenza e così ho iniziato a pensare a come avviarlo utilizzando gli strumenti propri della psicologia di comunità che si propone di lavorare con le persone per l’avvio di percorsi di trasformazione e sviluppo sociale. La nostra esperienza si iscrive anche nelle attività del Community Psychology Lab. Nello specifico, in che cosa consiste questa collaborazione e qual è l’obiettivo? Nello specifico di S. Giovanni abbiamo avviato un percorso di conoscenza attraverso osservazioni del territorio e le parole di cittadini e referenti di associazioni. Questo iniziale percorso ci ha aiutato a comprendere la loro rappresentazione di convivenza sociale a S. Giovanni. Questa attività ha coinvolto gli studenti dei corsi di laurea in Psicologia della Federico II, nonché dottorandi e tirocinanti che collaborano con la cattedra di Metodologie dell’intervento in Psicologia di Comunità. In una seconda fase abbiamo dialogato con i referenti della zona avviando incontri di gruppo, con l’obiettivo di conoscere il punto di vista di chi vive […]

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