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Eroica Fenice

Troia City

Troia city, la verità sul caso Aléxandros al NTFI

Troia city, la verità sul caso Aléxandros di Antonio Piccolo, regia di Lino Musella. In scena nella verde cornice di Capodimonte il 7 e l’8 luglio, per la rassegna Napoli Teatro Festival Italia.

Rimaneggiare il repertorio classico è sempre impresa audace, difficile scommessa minacciata dai devoti all’ intoccabile sacralità di un testo. Rimaneggiare il repertorio classico è, però, impresa congeniale ad Antonio Piccolo, attore, regista e drammaturgo napoletano, classe ’87 che dopo la riscrittura dell’Antigone ancora una volta porta in scena la classicità, supportato dalla perfetta regia di Lino Musella.

Una tragedia perduta di Euripide che, con una felice intuizione, diventa il pretesto per un vero e proprio giallo. Il testo di partenza è l’Aléxandros, mito tanto affascinante quanto poco noto che si spoglia di ogni trattazione pedante e accademica, destino frequente delle opere antiche, per diventare un racconto avvincente e moderno, in barba ai denigratori del futuro del classico che ha e avrà sempre qualcosa da dire. E così il filologo diventa un investigatore e il mito l’oggetto di un’indagine.

Non si esaurisce in questo la genialità dell’idea. Decisamente originale è anche la scelta della vicenda narrata: non un crimine di cui le tragedie, macchiate dal sangue dei loro personaggi, traboccano, ma l’assenza di un crimine definito necessario. Necessario un crimine? Si, se può scongiurare una guerra decennale. 

Ed ecco che, tra le verdi chiome di Capodimonte, le luci si accendono su un uomo in giacca e cravatta, un investigatore che scopriremo essere lo stesso Antonio Piccolo.

Sul nero di una lavagna gli indizi di una vicenda che affonda le sue radici nella memoria dei tempi. Scrive e cancella, cancella e riscrive. Alle sue spalle un musicista (Marco Vidino), tutt’intorno le tracce del crimine e ricordi d’infanzia. Tra questi un cavalluccio rosso, chiaro omaggio a una tradizione che un napoletano non può non cogliere con il sorriso negli occhi. 

Chiare le premesse dell’indagine: da una parte il monte Ida, dall’altro Troia city. Da una parte l’essenzialità della vita dei pastori, dall’altra lo sfavillio e la magniloquenza dei principi troiani. Due mondi tanto lontani quanto vicini, rette parallele, e tuttavia destinate a incontrarsi.

Un bambino esposto su un monte e salvato da un’orsa, il senso di colpa di due genitori, il rapimento di una donna, la distruzione di una città: immagini che si sovrappongono, fili narrativi che si intrecciano e rimandano alle facce di una stessa moneta: Alessandro, difensore degli uomini e Paride, principe bello e sconsiderato.  Un eroe vero e un codardo falso, un eroe falso e un codardo vero. Ma cos’hanno in comune Alessandro e Paride? Qual è la verità? E quanto è caro il prezzo di questa moneta? 

Molti gli interrogativi, poche le risposte, un’unica certezza: manca un delitto.

– Commissario, ma perchè si uccide? – Per sesso e per soldi. In sintesi, per il potere. Dinamiche ancestrali che furono e che sempre saranno. E così il passato si avvicina al presente, la guerra di Troia assume le sembianze di una partita di calcio: i Greci battono i Troiani ai tempi supplementari. Così un investigatore diventa pastore, principe, regina e di nuovo investigatore.

Un’indagine complessa la cui verità si perde nel fumo e nelle ceneri di una biblioteca bruciata. Un’indagine complessa di cui non restano che frammenti.

Troia city, la verità sul caso Aléxandros 

Testo di Antonio Piccolo

Liberamente ispirato ai frammenti dell’Aléxandros di Euripide 

Regia di Lino Musella 

Fonte immagine: ufficio stampa

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