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Eroica Fenice

Libri

120, rue de la Gare: l’ultima inchiesta di Nestor Burma

120, rue de la Gare è uno dei romanzi di Leo Malet, da sempre considerato uno dei maggiori rappresentanti del noir francese (insieme a George Simenon e André Héléna). L’opera rappresenta l’ultima inchiesta di Nestor Burma, investigatore privato dai metodi di indagine decisamente anarchici. Riproposto al pubblico (dallo scorso gennaio) dalla Fazi Editore, 120, rue de la Gare è l’indirizzo che viene sussurrato a Nestor Burma, di ritorno dal campo di prigionia (siamo nel pieno della Seconda guerra mondiale) dal suo socio Colomer, prima che un colpo di pistola freddasse il suo collaboratore, proprio nel momento in cui si stavano salutando dopo tanto tempo, nella stazione ferroviaria.  Burma era un investigatore privato prima che la guerra chiudesse la sua agenzia Fiat Lux che gestiva proprio insieme a Colomer e alla bellissima segretaria Hélène Chatelain. Così, finita la guerra e lasciato l’ospedale dove era stato ricoverato dopo l’incontro con Colomer, che gli era costato una brutta caduta, Burma riprende di nuovo possesso della sua vita e della sua attività, iniziando ad indagare proprio sull’assassinio del suo collaboratore, contando sull’appoggio “formale” del poliziotto Florimond Faroux ma agendo in totale anarchia, al limite della legalità e mostrando – come negli altri romanzi che lo vedono protagonista – un fiuto fuori dal comune. Vari gli indiziati, compresi la ex segretaria dell’agenzia investigativa e un prigioniero con un grave problema di amnesia, e numerosi saranno i tentativi di depistaggio da parte dei colpevoli insieme agli immancabili colpi di scena. 120, rue de la Gare: un caso intricato e coinvolgente Un caso intrigante ed intricato che stuzzicherà il lettore dalla prima all’ultima pagina. Bisogna però aggiungere che 120, rue de la Gare è un tipo di romanzo che si rivolge soprattutto a coloro i quali amano particolarmente i polizieschi che sposano il ritmo del noir francese, sicuramente più lento rispetto a quello americano. 120, rue de la Gare viene considerato un classico del noir francese (infatti da 120, rue de la Gare è stato tratto anche un film nel 1946 di J. Daniel-Norman) insieme agli altri romanzi dello scrittore Malet, tra i quali ricordiamo – oltre agli altri romanzi-inchieste di Nestor Burma – le seguenti opere parimenti riproposte dalla casa editrice Fazi: La vita è uno schifo, Il sole non è per noi, Nodo alle budella. 

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La ghostwriter di Babbo Natale di Alice Basso

La ghostwriter di Babbo Natale (Garzanti), uscito lo scorso dicembre, è il racconto di Natale della scrittrice Alice Basso, autrice dei romanzi “Scrivere è un mestiere pericoloso” (2016),“Non ditelo allo scrittore”(2017) e “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”(2015) che hanno tutti Vani Sarca come protagonista, che di lavoro fa la ghostwriter per una casa editrice, cioè per chi non lo sapesse, scrive libri per conto di altri. E non solo: malgrado sia una persona restia ad intrattenere relazioni umane, per non definirla completamente asociale, Vani Sarca ha un intuito fuori dal comune nel comprendere gli altri, una sorta di empatia innata che mal si concilia con la sua personalità. Dote che le consente non solo di scrivere in maniera impeccabile, intuendo la personalità degli autori, ma anche di collaborare con la polizia, in particolare con il commissario Berganza che ha grande fiuto per queste cose. Vani trascorrerebbe le sue giornate standosene a casa a leggere da sola, si veste totalmente di nero ed è abbastanza intollerante verso il prossimo, chiunque esso sia. Ha solo un punto debole: una ragazzina, Morgana, che in questo racconto è ancora una bambina. La ghostwriter di Babbo Natale, sinossi Vani Sarca e il Natale, due elementi che mal si conciliano. Lo sanno bene i fan della ghostwriter ma lo dimentica ogni anno la sua famiglia di origine che, puntualmente,  organizza la cena di Natale e si aspetta che Vani vi prenda parte con gioia ed allegria. Quest’anno però, arriva l’influenza e Vani spera di trascorrere il Natale a modo suo, da sola, in pigiama a casa sua. Soprattutto da sola. Invece non sarà così. Per fortuna, però, complice una bimba di sette anni,  la sua vicina di casa Morgana, si impegnerà a risolvere un mistero che avrà proprio Babbo Natale come protagonista. E le toccherà fargli anche da  ghostwriter. La ghostwriter di Babbo Natale, considerazioni  La ghostwriter di Babbo Natale è un racconto simpatico,un’appendice carina ai suoi romanzi, piacevolissimo da leggere. Come tutte le sue opere, il racconto è ben scritto ed è ricchissimo di citazioni letterarie. Ma non solo, La ghostwriter di Babbo Natale è un regalo che la scrittrice Alice Basso ha fatto ai suoi lettori, in tutti i sensi: infatti è possibile  scaricarlo gratuitamente. Un nuovo progetto per Alice Basso Il suo prossimo romanzo, “La scrittrice del mistero” uscirà, sempre per Garzanti, il prossimo aprile. Attendiamo con grande piacere le prossime avventure di Vani Sarca, questa volta alle prese con un nuovo caso con il commissario Berganza, la stesura di un nuovo libro e forse, un nuovo amore.

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Libri

Souvenir, il ritorno dei Bastardi di Pizzofalcone

Puntuale come ogni anno, lo scrittore Maurizio de Giovanni ci regala un altro episodio della sua saga più amata, con il libro “Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone”, edito dalla casa editrice Einaudi.  Dopo “Pane“, recensito da Eroica Fenice un anno fa , “Souvenir” narra dell’amore travagliato tra Charlotte, una diva di Hollywood, e un cameriere di Sorrento, dove si sta girando il film “Souvenir” di cui lei è protagonista. Dopo cinquant’anni, Charlotte – affetta ora da Alzheimer – ritorna all’Hotel Tritone con i suoi figli, Holly ed Ethan. Quest’ultimo sarà trovato in fin di vita nella metropolitana di Napoli, nei pressi del quartiere di Pizzofalcone. Che ci faceva lì Ethan? Cercava qualcuno nel quartiere? Criminalità organizzata? In un ottobre che non si decide a lasciare l’estate, fatto di cambi climatici repentini e confusi, i “Bastardi” indagano su un caso che si verifica a Napoli ma che in realtà nasce a Sorrento, in un periodo dell’anno dove la cittadina ha perso il suo vigore estivo ed è preda della nostalgia, la stessa che hanno vissuto per cinquant’anni Charlotte e il suo Mimì. I “Bastardi” si trovano, ancora una volta, ad indagare su un caso che si intreccia con il lavoro di Buffardi, capo della Dda e, quindi, con un caso che non è legato direttamente ma “sfiora” la criminalità organizzata, come è già accaduto con “Pane”. Souvenir per i Bastardi di Pizzofalcone, un altro successo “Souvenir”, dopo “Pane”, “Cuccioli”, “Gelo” e “Buio”, conferma ancora una volta il successo della saga dei Bastardi di Pizzofalcone, poliziesco ambientato a Napoli, che vede come protagonisti una squadra di poliziotti, raccolti qua e là da vari commissariati ed etichettati per ragioni differenti: per essere collusi con la mafia, raccomandati o ancora, come nel caso di Ottavia e Pisanelli, per non essersi accorti che, nel commissariato, prima che venisse la squadra voluta da Palma, si facevano traffici illeciti di stupefacenti. I Bastardi in “Souvenir” sono più sicuri di se stessi e osano di più, facendosi guidare più dall’istinto – guidati dall’ispettore Lojacono – piuttosto che dalle regole.  Ancora una volta dimostrano di essere una squadra ma anche una sorta di famiglia. Aragona si trova fare una scelta di vita molto importante, aiutato più da  Pisanelli che da suo padre. Romano lotta per ottenere l’affidamento della piccola Giorgia, una neonata che ha trovato in fin di vita qualche mese prima, presente nell’episodio “Cuccioli”; Di Nardo è sempre combattuta tra l’amore per suo padre e la sua omosessualità. I Bastardi di Pizzofalcone, sono anche protagonisti dell’omonima serie tv andata in onda su RaiUno lo scorso inverno e della quale si sta girando il seguito.

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Dark Harlem: la Fazi Editore ci porta nella Harlem anni Venti

La Fazi Editore ripropone – nell’ambito della collana “Darkside” – Dark Harlem (traduzione di Pietro Meneghelli) di Rudolph Fisher, primo poliziesco scritto da uno scrittore afroamericano e uscito per la prima volta nel 1932. Siamo ad Harlem, quartiere di Manhattan nella città di New York, che registra la presenza di molti afroamericani, e dove ha avuto luogo la “rinascita di Harlem”, movimento culturale che ha visto la nascita di produzioni artistiche musicali, in particolare del jazz. Siamo negli anni Venti del Novecento, quasi al termine della Jazz Age. Un medium afroamericano, Frimbo, molto conosciuto e apprezzato ad Harlem per le sue qualità di veggente, viene trovato ucciso mentre prevede il futuro di un cliente. Investigano sul caso il detective Perry Dart e il dottor Archer, chiamato in soccorso da Jenkins, l’ultimo cliente di Frimbo. Archer trova un fazzoletto nella gola del medium e viene trovata una mazza da baseball sporca del sangue di Frimbo, ferito alla testa. Il caso sembra facile, quasi tutti gli indizi cadono su Jenkins, ma poi subentrano nuovi elementi. Frimbo era odiato dalla malavita locale che in quegli anni era molto radicata ad Harlem, perché vinceva spesso alla loro lotteria clandestina, i cosiddetti “Numeri”. Molti sono i nemici di Frimbo e gli investigatori allungano la lista dei sospettati con la figura di Hicks, che vuole vendicare il fratello, secondo lui ucciso dalla maledizione che Frimbo gli aveva precedentemente lanciato. Mentre sono ad un passo dalla soluzione, scompare il corpo del medium. Chi ha trafugato il cadavere? Cosa è accaduto? Il mistero è da ricercarsi nella personalità di Frimbo, un personaggio molto sui generis e con una personalità dalle mille sfaccettature, non a caso la vicenda si concluderà con un eclatante colpo di scena. L’indagine è intervallata dai racconti esilaranti che riguardano alcuni dei sospettati, come Bubber, detective da quattro soldi che si occupa di mariti fedigrafi e di amori clandestini nonché compagno di merende di Jenkins, il principale sospettato. Dark Harlem di Fazi Editore, un viaggio nella cultura afroamericana Dark Harlem è un viaggio tra le strade del quartiere, in un’epoca dove trionfa la criminalità locale, tra sale da biliardo e scommesse truccate, ma si respira anche la cultura afroamericana, ancora troppo ingombrante per l’epoca pur se estremamente ricca, soprattutto dal punto di vista musicale. Il libro è ben scritto, usa un linguaggio umoristico ed è piacevole da leggere anche perché permette di conoscere Harlem, la cui storia viene raccontata proprio al termine del libro.

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Libri

Le tre del mattino, l’ultimo romanzo di Carofiglio

“Le tre del mattino”, ultimo romanzo dello scrittore Gianrico Carofiglio è la storia di un padre e di un figlio che si ritrovano. Lui è un adolescente arrabbiato col mondo -come tutti a quell’età- alle prese con un problema più grande di lui, il padre è un matematico con la passione per la musica.  Per anni padre e figlio sono stati distanti, anche a causa della separazione dei genitori; un evento imprevedibile sconvolgerà le loro vite e li costringerà a stare insieme per due giorni e per due notti (insonni) che trascorreranno a Marsiglia, in Francia. Superati gli imbarazzi iniziali, Antonio e il padre, avranno modo di parlare davvero, di confrontarsi sulla vita, sui sogni e sulle illusioni. In quelle notti bianche padre e figlio si guarderanno per la prima volta dentro e si conosceranno attraverso gli incontri di quei giorni, fatti di musica, leggerezza, prime esperienze, di “vita”. A Marsiglia passeranno per quartieri malfamati, spiagge incantevoli, locali notturni raccontandosi l’un l’altro qualcosa di sé, condividendo nuove esperienze che li segneranno per sempre. “E papà suonò da solo. Io non lo avrei confessato nemmeno a me stesso, ma ero orgoglioso e fiero di lui, e avrei voluto dire a chi mi stava vicino che il signore alto, magro, dall’aspetto elegante che era seduto al piano e sembrava molto più giovane dei suoi cinquantun anni, era mio padre.” Le tre del mattino e gli altri romanzi di Gianrico Carofiglio “Le tre del mattino”, edito da Einuadi, è un romanzo intimo, un viaggio ricco e imprevedibile tra due generazioni diverse ma accomunate dagli stessi ideali, dagli stessi sogni e dall’amore. Il linguaggio è semplice e delicato, commovente in alcuni passaggi, come lo ritroviamo negli altri romanzi di Carofiglio, dei quali Eroica Fenice ha già recensito “L’estate fredda”. Altri romanzi dello scrittore barese vedono come protagonista l’avvocato Guerrieri (l’ultimo si intitola “La regola dell’equilibrio, 2014, Einaudi) e l’avvocato Fenoglio (“L’estate fredda” è l’ultimo). Da entrambe le saghe emerge l’esperienza di Carofiglio come magistrato. Tra gli altri romanzi dello scrittore ricordiamo: “Il silenzio dell’onda” (2011) e “Il bordo vertiginoso delle cose” (02014) editi entrambi da Rizzoli.  

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Libri

Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi

Il mare dove non si tocca, edito da Mondadori, è l’ultimo romanzo dello scrittore e sceneggiatore Fabio Genovesi, conosciuto soprattutto per il libro intitolato Chi manda le onde (sempre Mondadori, 2015), vincitore del Premio Strega Giovani. Fabio è un bimbo di sei anni che ha sempre trascorso gran parte del suo tempo con i suoi prozii, fratelli del nonno defunto e conosciuti in paese per la loro eccentricità. Così che quando arriva il momento di andare a scuola, Fabio è in grande difficoltà perché non è abituato a stare con altri bambini, a giocare a mosca cieca, nascondino ed a rubabandiera, ma ad andare a caccia e a pesca con gli zii. Fabio si sforzerà di integrarsi in un mondo diverso da quello conosciuto attraverso gli occhi dei suoi zii, sui quali forse ha attecchito la maledizione della famiglia Mancini e cioè chi arriva a quarant’anni senza sposarsi, diventerà pazzo. Per fortuna nella vita di Fabio, oltre alla nonna e alla mamma, c’è il papà Giorgio, uomo di poche parole ma con il dono di riparare qualsiasi oggetto gli capiti a tiro, che gli insegna non solo a nuotare, ma soprattutto a credere in se stesso e a saper stare nel mondo a modo suo. Questa consapevolezza gli sarà molto utile quando un evento sconvolgerà tutto il suo mondo e gli permetterà di cogliere la vera bellezza, anche quando non sarà facile scorgerla. Così l’adolescenza di Fabio trascorrerà tra avventure rocambolesche con gli zii, la volontà di diventare santo e l’incontro con una ragazzina che ama travestirsi da coccinella. Il mare dove non si tocca e gli altri romanzi Il mare dove non si tocca è un romanzo ben scritto, non usa formalismi né frasi ricercate, bensì un linguaggio semplice e diretto capace di attirare il lettore sin dalle prime righe. La storia di Fabio è una storia semplice, unico  bambino di una famiglia un po’ stramba ma che si finisce per voler bene, malgrado tutto; ciò gli permetterà di diventare un uomo sensibile e maturo.  Altamente consigliato. Fabio Genovesi, oltre a Chi manda le onde, ha pubblicato per Mondadori i romanzi Versilia Rock City, Esche vive, Tutti primi sul traguardo del mio cuore e per Laterza il saggio cult Morte dei Marmi.

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Libri

Non ditelo allo scrittore: l’ultimo romanzo di Alice Basso

“Non ditelo allo scrittore” (Garzanti, 2017) è l’ultimo romanzo della scrittrice Alice Basso. Arguto e frizzante, “Non ditelo allo scrittore” torna a raccontarci le avventure di Vani (Silvana) Sarca, già protagonista dei precedenti “Scrivere è un mestiere pericoloso” (2016) e “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome” (2015), tutti editi da Garzanti. Vani Sarca è una persona fortemente empatica: riesce a comprendere in pochi minuti la personalità di chi le sta di fronte; ciò le permette di svolgere in maniera impeccabile il suo lavoro, la ghostwriter per una casa editrice, ovvero di scrivere libri a nome di altri. Grazie a questa sua qualità, Vani collabora a tempo perso anche con la polizia, in particolare con il commissario Berganza con il quale ha instaurato un gran bel feeling. Ma “empatia” non significa “simpatia”: Vani è una persona complicata: non ama stare con gli altri, si veste sempre di nero e conserva un atteggiamento cinico nei riguardi del mondo. In “Non ditelo allo scrittore” Vani si trova alle prese con una situazione complicata: la casa editrice dove lavora viene a sapere che l’autore di uno dei libri più conosciuti di tutti i tempi in realtà è un ghostwriter, proprio come lei. A Vani l’ingrato compito di capirne l’identità prima e di renderlo un buon oratore dopo. La polizia, invece, si trova alle prese con Mastrofanti, uno dei più pericolosi criminali di Torino e che si scopre, nonostante sia agli arresti domiciliari, riesca ancora a manovrare i traffici malavitosi della città. Vani viene coinvolta nel caso e, malgrado non sia un poliziotto, riuscirà addirittura a salvare la vita al commissario. Questo caso farà tornare Vani indietro nel tempo, a quando era una studentessa e amava le lezioni del professor Reale su “Paradise Lost” di John Milton. La protagonista di “Non ditelo allo scrittore” “Non ditelo allo scrittore” non delude le aspettative dei lettori: così come i romanzi precedenti è ben scritto, piacevolissimo da leggere, soprattutto grazie alla caratterizzazione della protagonista e all’arguta personalità di Vani.  Si tratta di un personaggio sui generis: è poco simpatica, ostile nei confronti degli altri per definizione (“Un bar è un’aberrazione della società incivile che vuole che degli esseri umani che si ritrovano a meno di un metro di distanza da dei perfetti estranei si sentano a loro agio tanto da scambiarsi confidenze. Io non voglio sentire le confidenze nemmeno della gente che conosco. Figuriamoci quelle di due estranee. Figuriamoci quelle di due estranee ventenni”.) e anche un po’ presuntuosa (“Perché io sono Una che Capisce”). Allo stesso tempo, però, Vani è una persona di un’intelligenza rara che, dietro la scorza dura, nasconde una personalità che ha sempre trovato difficoltà a trovare un posto nel mondo, già da quando era un’ adolescente.        

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Recensioni

La strega di Camilla Läckberg, la migliore opera dell’autrice svedese

La strega (Marsilio, 2017), l’ultimo romanzo della scrittrice svedese Camilla Läckberg, supera di gran lunga le aspettative dei suoi lettori, tanto da poter essere considerato una delle opere più belle dell’autrice. Come tutti i libri della Läckberg, anche “La strega” è ambientato in Svezia, a Fjällbacka, cittadina turistica dove vivono Erica Falck e suo marito Patrik Hedström. Sono passati sette anni da quando  Camilla Läckberg ha pubblicato il primo romanzo “La principessa di ghiaccio” (Marsilio, 2010), inaugurando il genere “Giallo Svezia”: qui Erica e Patrik si sono conosciuti e innamorati. Ora hanno tre figli, una bambina e due gemellini pestiferi; Erica si dedica ancora ai suoi romanzi mentre Patrik svolge la sua attività di poliziotto a Tanumshede, supportato dai suoi colleghi che ormai, per lui sono una specie di famiglia allargata. Le vacanze estive al commissariato vengono improvvisamente interrotte a causa della scomparsa di una bambina di 4 anni, Linnea. Diventa inevitabile collegare il caso alla scomparsa di un’altra bambina, Stella, avvenuta trent’anni prima proprio nella stessa fattoria dove vive ora la famiglia di Linnea. Tra l’altro, una delle presunte assassine della piccola Stella, è in città in veste di attrice di un film. Sarà una coincidenza? Nel frattempo la cittadina si trova ad ospitare un centro di accoglienza per migranti, alcuni dei quali partecipano attivamente alle ricerche della bambina. Ciò non basta per far crescere sentimenti di ostilità e di paura da parte della cittadinanza  complicando la risoluzione del caso di Linnea, tanto da attivare  episodi di xenofobia.  Parte una pericolosa caccia alle streghe, come ha avuto luogo nelle stesse terre secoli addietro nel periodo dell’Inquisizione: qui una presunta strega, prima di morire aveva lanciato una maledizione sui discendenti di coloro che l’hanno condannata al rogo. Sarà stata la maledizione della strega a far nascere tutta questa violenza nella cittadina tranquilla di Fjällbacka? La strega e gli altri romanzi di Camilla Läckberg “La strega” è un romanzo ben scritto e, a differenza dei precedenti libri della scrittrice, esce fuori dalla struttura standard utilizzata, dove il racconto si alterna a flashback sul passato. Anche qui sono presenti collegamenti con un’altra storia che ha avuto luogo nel Seicento, ma in questo caso la narrazione appare più fluida, intervallata da molteplici avvenimenti che arricchiscono la storia e da numerosi personaggi. Interessante poi è lo spaccato sulla società svedese, in particolare quella rappresentata dalle piccole cittadine, come Fjällbacka, impreparate ad accogliere i migranti nella propria realtà.  Camilla Läckberg si conferma con “La strega” una scrittrice affermata nel panorama della narrativa internazionale. Gli altri suoi romanzi, oltre alla “Principessa di Ghiaccio”, già menzionata, sono: Il predicatore (2010), Lo scalpellino (2011), L’uccello del malaugurio (2012), Il bambino segreto (2013),  La sirena (2014), Il guardiano del faro (2014), Il segreto degli angeli (2015), Tempesta di neve e profumo di mandorle (2015), traduzione di Alessandra Albertari, Katia De Marco e Alessandra Scali, Il domatore di leoni (2016).  Tutti editi da Marsilio e tradotti (eccetto Tempesta di neve e profumo di mandorle) da Laura Cangemi.

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Libri

L’ultima estate: la felicità per Cesarina Vighy è nelle piccole cose

“L’ultima estate e altri scritti”, edito dalla casa editrice Fazi Editore, ripropone gli scritti di Cesarina Vighy: “L’ultima estate” pubblicato nel 2009 e il suo ultimo romanzo “Scendo. Buon proseguimento”(2010) che comprende una raccolta di mail che la  scrittrice  scambiò con la figlia Alice e con alcuni dei suoi cari amici negli ultimi mesi di vita. L’ultima estate di Cesarina Vighy e la malattia “L’ultima estate”, vincitore del Premio Campiello Opera Prima e del Premio Cesare De Lollis, è un romanzo autobiografico. Qui la scrittrice racconta la storia della sua famiglia, a partire dai genitori per arrivare alla sua vita. Veneziana, figlia di un avvocato “socialista”, Cesarina Vighy detta “Titti” dedica la sua vita alla cultura lavorando per il “Ministero per i beni e le attività culturali” e per la Biblioteca di storia moderna e contemporanea, dopo aver dedicato parte della sua giovinezza al teatro. Sposa  Giancarlo, più giovane di lei (come afferma la scrittrice nel libro, nessuno  avrebbe scommesso che la loro unione sarebbe durata quarant’anni) con il quale ha una figlia, Alice.  All’età di settantatré anni, la scrittrice si ammala di SLA , una malattia che non le permetterà più di parlare né di camminare. Scrivere, da sempre una sua passione, diventerà dunque l’unico modo per comunicare con il mondo esterno. L’ultima estate, considerazioni Cesarina Vighy, malgrado affronti una problematica così drammatica come la malattia, sa ironizzare sulla sua condizione conservando un atteggiamento positivo nei confronti della vita.  Il romanzo risulta pertanto piacevole da leggere, incuriosisce e appassiona. La Vighy riesce a comunicare la sua forte volontà di esistere, proprio mediante la scrittura, che rappresenterà la sua voce e forse, anche la sua ragione di vita.  La felicità è nelle piccole cose, dalla gatta che la coccola nella lunga degenza a letto, agli uccelli che la scrittrice scorge dalla sua finestra, unico angolo di mondo che riesce a vedere. « Camminare eretti e parlare, due facoltà che hanno fatto della scimmia un uomo: io le sto perdendo entrambe. Restano l’inutile pollice sovrapponibile e l’insopportabile coscienza di me. » « Fatevi venire o, se lo avete già, coltivate il senso dell’umorismo. C’è tanto da ridere al mondo. » « Mia grande amica, mia unica amica è La Gatta: tonda, timida tigre parlante mi ama di più da quando sono malata. Non, come gli umani, “nonostante” sia malata ma “perché” sono malata e sto sempre in casa e molto a letto. Quando dormiamo, non so più se la sua zampa stia sulla mia mano o la mia mano sulla sua zampa. Quando ha da fare, corre via in fretta non prima di voltare la testa un momento per salutare e rassicurarmi: “torno subito”. »

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“Divorziare con stile” di Diego de Silva, il ritorno di Malinconico

Divorziare con stile è l’ultima creazione dello scrittore napoletano Diego de Silva. Edito da Einaudi e uscito da pochissimo nelle librerie, il romanzo torna a parlare dell’avvocato Vincenzo Malinconico, protagonista di molti libri di de Silva – tutti editi da Einaudi – a cominciare dal fortunato “Non avevo capito niente” (2007), con il sequel esilarante “Mia suocera beve” (2010) e dai meno entusiasmanti “Sono contrario alle emozioni” (2011)  e “Arrangiati, Malinconico!” (2013). Divorziare con stile riporta in auge la figura di Vincenzo Malinconico, avvocato napoletano squattrinato dotato di un’intelligenza fuori dal comune e di grande umorismo. Divorziato da Nives e padre di Alagia (che in realtà è la figlia della ex moglie) e di Alfredo, Malinconico vive la vita alla giornata, un po’ vittima degli eventi che gli capitano. Condivide l’ufficio (“diciamo loft“) arredato rigorosamente Ikea, con Espedito, ragioniere che si millanta commercialista e dispone, grazie al “coinquilino” di un segretaria incompetente che sta tutto il tempo a chattare al cellulare. Malinconico ora è alle prese con due cause: la prima riguarda un suo quasi zio che è andato a sbattere contro la porta a vetri di una tabaccheria per cui chiede di essere risarcito, mentre la seconda, decisamente più interessante, è una causa di divorzio tra la bellissima Veronica Starace Tarallo e suo marito Ugo, uno dei più famosi avvocati di Napoli. La vita di Malinconico si snoda tra mille eventi dove si intrecciano le questioni familiari (Afredo che inizia l’università, Alagia che inizia una nuova vita, Nives che frequenta il suo personal trainer, ecc.), le adolescenziali scorribande con Benny Lacalamita, avvocato sui generis, ai danni di un famoso giudice di pace, l’amicizia ritrovata con alcuni compagni di scuola, soprattutto con il soprannominato “Gaviscon”, che ha l’affidamento condiviso del suo cane con la sua ex moglie nonché aspirante scrittore, e con il quale mette in scena siparietti esilaranti. Divorziare con stile, Diego de Silva e Malinconico tornano alla grande In questo romanzo Malinconico riacquista lo smalto che aveva un po’ perso nei romanzi precedenti: il suo modo di affrontare la vita (o non affrontare) diverte, appassiona, alleggerisce. Malinconico incarna la precarietà dei giorni nostri, dove diventare “avvocato” non significa, come qualche anno fa, raggiungere una posizione socio-economica di un certo livello; precarietà anche sentimentale: Vincenzo ha quasi cinquant’anni, figli ormai adulti ma non ha una relazione sentimentale vera e propria, un matrimonio fallito alle spalle e tanta confusione su quello che vuole dalla vita. Ma la sua forza è proprio la maniera di vivere la vita, con leggerezza e tanto senso dell’umorismo.

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Rondini d’inverno: Ricciardi inizia ad osare

“Rondini d’inverno. Sipario per il Commissario Ricciardi” è l’ultima creazione dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni che, come ogni anno, torna a deliziarci con un altro romanzo della saga che ha come protagonista il Commissario Luigi Alfredo Ricciardi che vive nella Napoli degli anni Trenta. “Rondini d’inverno. Sipario per il Commissario Ricciardi”, dopo “Anime di vetro” e “Serenata senza nome” (tutti editi da Einaudi), continua a parlare d’amore attraverso le strofe delle canzoni classiche napoletane. Questa volta sarà “Rundinella” (1918, autore: Galdieri, musica: Spagnolo) a fare da sottofondo all’omicidio di Fedora Marra, attrice di teatro, uccisa in scena dal marito. La canzone parla di un amore infedele, di una donna che ha lasciato il marito per scappare con un altro, al pari di una rondine che vola via. E così la vittima dell’omicidio, avvenuto per mano del marito che continua a dichiararsi innocente malgrado sia stata la sua mano a sparare, vive una vita parallela, ebbra di piaceri e capricci, forte del suo successo in teatro e della sua bellezza. Napoli è alle prese con il Capodanno in un dicembre troppo caldo per il periodo e da una strana nebbia che cala in città. Ricciardi decide di mettere da parte i suoi demoni per concedersi un po’ di serenità e dare una possibilità al suo amore per Enrica malgrado venga a sapere da Livia che le sue scelte sentimentali siano legate a pericolose manovre politiche. Maione e Modo sono invece alle prese con una triste vicenda che vede come protagonista Lina, una donna alla quale il dottore è molto legato, picchiata brutalmente e arrivata in fin di vita in ospedale. Rondini d’inverno e gli altri romanzi “musicali” Con “Rondini d’inverno. Sipario per il Commissario Ricciardi” De Giovanni continua ad associare le canzoni classiche napoletane a struggenti storie d’amore che, il più delle volte, sfociano in omicidi. Ciò conferisce alla trama un’aura di solennità: ci si immerge totalmente nella storia, raccontata attraverso le parole di uno dei musicisti che faceva parte della compagnia teatrale che si è trovata a mettere in scena,  suo malgrado, l’omicidio di Fedora.  Maurizio De Giovanni non ha bisogno di presentazioni, intervistato anche dalla nostra redazione, è uno dei più prolifici scrittori napoletani del momento. Eroica Fenice ha recensito gran parte dei suoi romanzi, sia quelli che hanno come protagonista il Commissario Luigi Alfredo Ricciardi, sia la squadra investigativa chiamata “I Bastardi di Pizzofalcone” (protagonista dell’omonima serie tv), nonché romanzi di altro genere (come “I Guardiani”).

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L’ora della caccia: un noir d’altri tempi

La Fazi editore ha da poco pubblicato il romanzo noir di Shane Stevens L’ora della caccia (il cui titolo originale è The Anvil Corus) e tradotto in italiano da Fabio Pedone. Lo scrittore statunitense (del quale non si conosce la vera identità in quanto Shane Stevens è solo uno pseudonimo) ha scritto cinque romanzi fino al 1981, per poi sparire nel nulla. Nel 2007 è morto. Il romanzo di Shane Stevens più conosciuto è Io ti troverò (edito sempre da Fazi editore nel 2010). Siamo nella Parigi della metà degli anni Settanta. Un uomo, Dieter Bock, probabilmente un vecchio membro delle SS, viene trovato impiccato con la corda di un pianoforte nel suo appartamento. L’ispettore francese Cesar Dreyfus non crede minimamente si tratti di suicidio. Troppi indizi gli fanno credere che invece Bock sia stato assassinato e che in qualche modo c’entri la sua appartenenza al nazismo. L’ispettore, ebreo unico superstite di una famiglia morta ad Auschwitz, dedicherà anima e corpo al caso, a mo’ di riscatto per quanto subìto a causa del nazismo, tanto da trasformare l’indagine in una vera e propria vendetta personale. L’omicidio-suicidio di Bock rappresenterà solo la punta dell’iceberg di un vero e proprio complotto internazionale. Si allargherà infatti dalla Francia arrivando in Austria fino alla Germania, coinvolgendo i servizi segreti e portando alla luce altri assassinii: dall’omicidio di un banchiere svizzero, a quello di  un diplomatico inglese e ancora quello di un industriale belga. L’ora della caccia è un crime novel di spessore, ben scritto, che gode anche di un’ottima traduzione e sa letteralmente incollare il lettore alle pagine per gli innumerevoli colpi di scena, intrighi e complotti dove il confine tra giustizia e legalità è qualcosa di decisamente labile. Il romanzo è stato più volte citato ed elogiato da scrittori del calibro di Stephen King e anche dal nostro Carlo Lucarelli, amante dello stesso genere. Unico difetto: la narrazione appare contorta in certi punti rallentando la fluidità della storia. L’ora della caccia è un libro piacevole da leggere, altamente consigliato agli amanti del genere noir che non si annoieranno mai di fronte ai molteplici colpi di scena che si avvicenderanno nel romanzo.

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Allah, San Gennaro e i tre kamikaze: un serio umorismo

Allah, San Gennaro e i tre kamikaze è l’ultimo romanzo di Pino Imperatore: qui lo scrittore napoletano affronta con umorismo e leggerezza una delle più importanti e complesse problematiche internazionali che è il terrorismo islamico. Tre i protagonisti: Salim, Feisal ed Amira sono stati addestrati per diventare dei kamikaze e fare un attentato a Napoli.  Arrivati nella città partenopea, decidono di andare in avanscoperta così da scegliere un luogo dove potersi immolare in nome di Allah. Così iniziano a conoscere la città, luoghi sacri, opere d’arte, punti di ritrovo, università, imbattendosi nelle persone più disparate: dalla dirimpettaia procace, al vicino di casa delinquente, ad Arturo ‘o filosofo, un uomo anziano non vedente che viaggia nella metropolitana di Napoli millantando conoscenze illustri delle varie epoche storiche. I potenziali terroristi iniziano a conoscere una cultura differente da quella che avevano immaginato, a capire che non tutto è bianco o nero come gli avevano fatto credere e che, forse questo “Occidente” può riservare delle sorprese piacevoli . Soprattutto Amira e Feisal restano affascinati dalla cultura partenopea, dalla sua storia, dalla sua arte. Notevoli sono infatti le descrizioni delle opere artistiche presenti in città, invogliano a conoscere pezzi di storia dove si mescola sacro e profano e che tendono a cozzare con le contraddizioni di Napoli come i suoi disservizi nei mezzi di comunicazione: il viaggio in Cumana (linea ferroviaria che collega la città con l’area flegrea), gli scioperi improvvisi, gli ambulanti che ti vendono di tutto. Allo stesso tempo, grazie alla descrizione dei tre kamikaze, Pino Imperatore offre ai lettori “occidentali” il lato umano di Amira, Feisal e Salim.  Mediante le avventure dei tre giovani, lo scrittore prova a raccontare il mondo di coloro che si trovano, per una serie di circostanze, a decidersi di immolare la propria vita in nome di un ideale, il più delle volte, creato da altri. E anche in questo caso, lo scrittore lo fa con leggerezza e simpatia: racconta le peripezie di Salim, il capo della missione, vittima del gabbiano pizzicatore e non solo, di Feisal che diventa devoto di San Gennaro e colleziona immaginette dei santi e di Amira, l’unica donna della missione, all’inizio piena di rabbia verso gli infedeli che hanno ucciso la sua famiglia a Falluja, ma che si fa affascinare da una maniera differente di vedere il mondo, aperta alla diversità e al confronto. Non solo kamikaze Pino Imperatore, dopo i fortunati romanzi Benvenuti in casa Esposito (Giunti, 2012) e il sequel Bentornati in casa Esposito (Giunti, 2013) dove si parla della camorra in chiave umoristica, con Allah,  San Gennaro e i tre kamikaze tratta un altro tema scottante e attualissimo che è quello del terrorismo islamico. E lo fa in maniera egregia, senza esagerare in un senso o nell’altro, portando avanti un messaggio di pace che esce fuori dai soliti cliché fatti di inutile buonismo. Non esistono categorie culturali rigide e solo il confronto tra mondi differenti ci permetterà di raggiungere una condizione di armonia tale da superare tutto l’odio che avvelena […]

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Il fenomeno dei ghost workers secondo Michele Robledo

La casa editrice Fazi ha pubblicato “Robledo” di  Daniele Zito. Un testo che raccoglie tre delle quattro opere di Michele Robledo, il giornalista che qualche anno fa  si è trovato al centro di controverse vicende giudiziarie perché accusato- dai delatori- di essere il fondatore del fenomeno dei Ghost workers  che ha portato alla nascita del movimento LPL considerato da molti “terroristico”. I suoi sostenitori, lungi dal credere che il giornalista sia lui il fondatore di questo nuovo movimento, affermano invece che Michele Robledo ha avuto il merito di far conoscere all’Italia e alla sua opinione pubblica un nuovo fenomeno sociale, frutto del grande disagio causato dalla disoccupazione dilagante. I ghost workers sono letteralmente “lavoratori fantasma”: persone disoccupate di lunga data, tanto sfiduciate e depresse da smettere di cercare più un’occupazione retribuita. Decidono pertanto- anche grazie al supporto del gruppo informale LPL -di inserirsi clandestinamente nel mondo del lavoro, approfittando dell’anonimato delle grandi catene di distribuzione- come Ikea o Decathlon- semplicemente mettendosi a lavorare, consapevoli di non percepire un salario. Se nei primi tempi il “piacere di lavorare” dà loro la giusta spinta per vivere meglio, nel lungo periodo inizia a logorarli- anche perché i risparmi iniziano a ridursi e il “lavoro” inizia a  non essere più sostenibile- fino a decidere di togliersi la vita, di solito nei luoghi di lavoro, in maniera intenzionalmente eclatante. Il primo reportage di Robledo si intitola “Ghost Class Heroes” ma non è stato pubblicato nel testo di Daniele Zito per ragioni di copyright. Sono invece presenti “Iniziazioni”, “Diario I” e “La prima pietra”, considerati apocrifi da molti perché redatti nel corso della degenza  del giornalista nell’ospedale psichiatrico, dove vivrà gli ultimi suoi giorni. Le opere di Robledo, strutturate sono sotto forma di quaderni, raccolgono le interviste effettuate dal giornalista a coloro i quali aderiscono al movimento: il disagio individuale viene condiviso con altri e da qui nasce l’esigenza di dare un segnale alla società terminando il percorso lavorativo con il suicidio sul posto di lavoro. Si porta avanti una nuova idea di lavoro, che supera la remunerazione e che sottintende una volontà di protesta. Sicuramente molti sono gli aspetti similari con le cellule terroristiche di matrice islamica: a partire dalla presenza di reclutatori, dell’idea di un “percorso di liberazione dal vincolo del salario” che termina con il suicidio ma non esiste una vera e propria ideologia definita. Chi sono i ghost workers secondo Michele Robledo Michele Robledo narra in maniera cruda e forte il disagio vissuto dai membri di questo nuovo movimento: uomini e donne, soprattutto giovani, laureati e con grandi speranze, vedono infrangere i loro sogni quando si confrontano con la realtà del mondo del lavoro; persone che perdono il lavoro dopo anni di servizio, però non sono sufficienti per arrivare alla pensione. Sono tutte persone comuni che per puro caso entrano a far parte del movimento. Disagio vissuto dallo stesso Robledo, giornalista precario da anni che fatica a pagare gli alimenti alla ex moglie e vive anch’egli in una condizione sociale di sospensione. “Robledo” è un […]

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I Guardiani: il De Giovanni che non ti aspetti

L’ultimo libro del celebre e prolifico scrittore partenopeo Maurizio de Giovanni s’intitola “I Guardiani” (Rizzoli). Inizia così un’altra saga che si affianca alle storie dell’amato Commissario Ricciardi della Napoli anni Trenta e dei Bastardi di Pizzofalcone, protagonisti anche di una fiction tv andata in onda per la Rai qualche mese fa. Napoli. Marco Di Giacomo, antropologo, è un docente universitario sfiduciato nei riguardi della vita e del lavoro. Anni addietro aveva dedicato tempo e passione per una ricerca su una Napoli sotterranea dove il mondo esoterico si mescola con le religioni antiche. Una Napoli che è il centro nevralgico di un mondo parallelo che decide le sorti dell’umanità. Una teoria che non è riuscito a dimostrare perché il professore Di Giacomo non ci ha creduto fino in fondo. Sua nipote Lisi, invece, ha deciso di continuare le sue ricerche in maniera diversa e molto più radicale grazie all’ausilio dei nuovi mezzi di comunicazione (internet, hackeraggio, ecc.), scelta non condivisa fino in fondo da suo zio. Tutto cambia quando una giornalista tedesca decide di venire a Napoli e il rettore chiede a Di Giacomo e al suo assistente Brazo Moscati di accompagnarla in giro per la città. Non sarà affatto una gita turistica. Ingrid, in realtà, era venuta a Napoli perché voleva approfondire le ricerche del professore e scriverne un articolo. Ma da quando Ingrid arriva in città si verificano delle strane coincidenze che Lisi interpreterà come simboli di cattivi presagi, ma che provano che le teorie del professore sono fondate.  Il quartetto diventerà suo malgrado  protagonista di un viaggio sotterraneo in una Napoli che non ti aspetti e che deciderà le sorti del mondo. Leggere “I Guardiani” significa dimenticare lo stile posato del Commissario Ricciardi, l’ironia che si ritrova ne “Il resto della settimana” o le storie de “I bastardi di Pizzofalcone”.  Semplicemente è diverso: “I Guardiani” inaugura una nuova saga, una sorta di noir archeologico che descrive in maniera accurata le leggende, i miti e le storie di Napoli dove la storia si mescola con la religione e che solo uno scrittore come de Giovanni è in grado di raccontare perché denota una conoscenza pregressa che solo pochi possono avere. Bisogna però aggiungere che “I guardiani” non ha lo spessore degli altri romanzi dell’autore, manca l’attenzione per i dettagli, la cura nella descrizione dei personaggi, alcuni passaggi appaiono farraginosi. Ma siamo solo all’inizio della saga, attendiamo il seguito.

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Come vorrei che fosse, l’esordio di Gianni Fornasari

Come vorrei che fosse dello scrittore esordiente Gianni Fornasari ed edito dalla Koipress è un romanzo ambientato in Emilia Romagna, tra Forlì, Bologna e Rimini. E proprio a Rimini, Riccardo, commercialista affermato che si trova di passaggio in città per un convegno, incontra Valerio, il suo migliore amico d’infanzia. Ma l’incontro non ha nulla di ordinario: Riccardo è al semaforo mentre Valerio gli vuole lavare i vetri dell’auto in cambio di qualche spicciolo. Valerio ha avuto un passato difficile e ora è un senza dimora: vive da quattro anni ai margini della società insieme al suo amico Catania che crede di essere ricercato dalla mafia. Riccardo dopo varie esitazioni  aiuta Valerio a rimettersi in sesto: gli trova un lavoro, gli dà una casa e soprattutto gli permette di tornare a vivere. Entrambi però non hanno fatto i conti con tutte le questioni irrisolte che hanno caratterizzato la loro adolescenza e che, nel corso della storia, riemergeranno con violenza. L’incontro con Giulia della quale erano innamorati entrambi ridesterà vecchi rancori tra i due amici e concorrerà all’esplosione di emozioni contrastanti. Intanto Marina è una loro coetanea: frutto di una relazione occasionale ha sempre vissuto da sola con sua madre sognando giorno e notte di avere un padre. E per colpa di questo desiderio Marina si troverà a fare scelte di vita alquanto pericolose. Nel romanzo viene alternato il racconto passato e presente, dove i protagonisti di oggi, ormai quarantenni, si rispecchiano nei ragazzi di ieri che giocavano a pallone insieme, per poi vivere le prime esperienze amorose e di vita. Un evento terribile li costringerà a prendere strade diverse. Come vorrei che fosse parte da una storia qualunque per poi prendere quota con risvolti inaspettati che lasciano il lettore con il fiato sospeso Come vorrei che fosse è un romanzo ben scritto dove i personaggi sono ben caratterizzati: Riccardo è quello apparentemente più “ordinario”, viene da una famiglia comune, ripercorre la strada tracciata dal padre diventando anch’egli un commercialista; è sposato con Melissa con la quale cerca di avere un figlio. Valerio nasce come promettente calciatore, vede la sua vita spezzarsi quando il padre lascia la madre per costruirsi un’altra famiglia. Ciò lo porterà a lasciarsi andare e a fare scelte di vita molto discutibili. Ma il personaggio più interessante della storia sarà proprio Marina. All’apparenza, il romanzo può sembrare la classica storia di “buoni sentimenti” dove il buon samaritano incontra il senza dimora per strada e  nasce una bella amicizia. Andando avanti con la lettura, piano piano ci si accorge che non è così: Come vorrei che fosse è un romanzo complesso, articolato e allo stesso tempo piacevole da leggere.

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Intrigo italiano: torna Lucarelli con il Commissario De Luca

Il celebre e poliedrico scrittore Carlo Lucarelli (nonché giornalista, regista, sceneggiatore e conduttore) ha da poco pubblicato Intrigo italiano (Einaudi, 2017): torna il commissario De Luca, protagonista dei romanzi “Indagine non autorizzata”, “Carta bianca”, “Estate torbida”, “Via delle Oche” confluiti ne “Il Commissario De Luca” edito da Sellerio nel 2008. Bologna 1952-53. Siamo in piena Guerra Fredda. Il Commissario De Luca continua a risultare un personaggio scomodo nell’Italia del dopoguerra, così come non era ben visto né tollerato nell’epoca fascista. Ingaggiato per il suo fiuto investigativo, segue un’indagine di omicidio sotto copertura con il nome di ingegnere Morandi, in collaborazione con Giannino, un poliziotto fiorentino che nasconde molti segreti. Una donna molto conosciuta nella Bologna bene – perché moglie di uno stimato scienziato anche lui morto in strane circostanze –  viene trovata uccisa nel suo appartamento: ma il dettaglio inquietante è che prima era stata costretta, insanguinata e torturata, a scrivere una lettera con la macchina da scrivere. Un bambino vede un uomo con un viso deturpato uscire dall’appartamento: è “Faccia di mostro”, disegnato con dovizia di particolari dal piccolo. De Luca dovrà seguire il caso attingendo solo alla sua sagacia, facendo tutto in incognita: siamo nella Bologna partigiana e lui è da poco riemerso da un’indagine che lo accusava di essere affiliato del Partito fascista, indagine che lo ha tenuto lontano dalla polizia per cinque lunghi anni. Malgrado le innumerevoli difficoltà che De Luca e Giannino incontreranno nell’indagine che assumerà risvolti imprevedibili, il commissario grazie ad essa si riapproprierà di nuovo della sua vita, grazie alla passione per il suo lavoro e all’incontro con Claudia, cantante jazz bolognese ma nata ad Asmara. Intrigo italiano e il commissario De Luca Lucarelli ripropone il  “giallo italiano” dove al noir si mescolano thriller e  spionaggio in un contesto squisitamente italiano, genere di cui è autore e che nasce con la comparsa del Commissario De Luca. De Luca è un personaggio molto interessante: dopo aver vissuto la fine del fascismo, la fase repubblichina (Repubblica di Salò) e ora la Guerra Fredda, continua a vivere una condizione di confusione, dettata dal suo carattere onesto e un po’ rigido, che non scende a compromessi.  L’Italia sta cambiando ancora una volta: con la Guerra Fredda si trova al centro di conflitti internazionali ed “eliminare” personaggi scomodi diventa una prassi dalla quale non ci può esimere. De Luca decide di non adeguarsi al sistema, lui è un “cane da caccia” non un “cane bastardo”. Leggere Intrigo italiano, soprattutto dopo aver avuto modo di leggere gli altri romanzi del commissario De Luca, significa conoscere la storia italiana da un punto di vista differente da quello proposto dai libri di scuola. Il romanzo è intervallato da articoli di giornale, testimonianza dei numerosi cambiamenti sociali che si stanno susseguendo. L’Italia è in fase di ricostruzione, dopo essere uscita distrutta dalla seconda guerra mondiale: la gente comune ignora che il prezzo da pagare per poter uscire dalla miseria è molto più alto di quello che può immaginare.

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