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Eroica Fenice

Food

Panettone cioccolato e rum, il nuovo nato in Pasticceria Liccardo

Il tempo delle festività natalizie è ormai alle porte e, anche dal punto di vista culinario, pasticcieri, pizzaioli e chef cercano di abbinare al clima natalizio una specialità legata al proprio repertorio culinario. È per questo motivo che sabato 2 dicembre presso la pasticceria Liccardo è stato presentato il nuovo panettone artigianale cioccolato e rum, nuovo nato dal laboratorio di casa Liccardo che vanta una tradizione ventennale nella produzione dei panettoni artigianali. Il pasticcere Antonio Liccardo accoglie calorosamente i giornalisti all’interno del suo laboratorio e non esita a far provare ai presenti anche la versione tradizionale, conosciuta come “il milanese”, insieme alle altre numerose specialità natalizie, dalle più tradizionali, come il classico rococò, a quelle più vicine alla sua passione di sperimentazione, come ad esempio il cestino delle stagioni, con pasta frolla, tuorlo d’uovo e mandorle. La tradizione rivisitata dalla Pasticceria Liccardo in un prodotto al cioccolato apprezzato da grandi e piccoli “Abbiamo pensato di fare questo nuovo panettone che però segue le regole della tradizione: lievito madre insieme questa volta al cioccolato e pasta di rum, che lo fanno diventare un dolce delicato e gradito anche ai più piccoli”, dice Antonio Liccardo.  Il prodotto di cui si fa creatore Antonio punta molto sulla qualità delle materie prime, ossia uova, tuorli, burro, zuccheri; elementi che ne elevano la qualità e lo rendono particolarmente leggero e delicato. La pasticceria aggiunge questa creazione alla selezione già presente storicamente nella pasticceria, situata in via Belvedere 178/180, tra cui, oltre il tipo Milano, che risponde alle esigenze dei più tradizionalisti, anche il veneziano, con la glassa di mandorle e granella di zucchero, pur rimanendo con canditi, scorrette d’arancia e uva sultanine, quello pera e cioccolato, ed altre versioni al semifreddo.  Non resta che assaporare tutte queste creazioni culinarie, che, nel solco della tradizione natalizia, vanno a nozze con i gusti di tutti i clienti desiderosi di assaporare un prodotto di qualità e di sapori ricercati.

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Food

Casa de Rinaldi, a Rione Alto c’è un locale dove il cibo è una gioia

Apre al pubblico Casa de Rinaldi, ma in realtà più che di un’apertura si deve parlare di una ri-apertura: Casa de Rinaldi nasce nello stesso luogo e con la stessa conduzione familiare che già possedeva il precedente locale, intitolato La Taverna di Bacco, già celebre come realtà gastronomica del napoletano apprezzata e ben conosciuta da molti. Quello che cambia è sicuramente l’idea di conduzione familiare che si vuole trasmettere con questa nuova apertura, attraverso un design ricercato che non dimentica però quell’atmosfera di accoglienza e di solarità di cui si fanno portatori i de Rinaldi. Ma quello che cambia è sopratutto il target del locale: accanto alla classica cucina napoletana, espande i suoi orizzonti alla pizza e alla paninoteca grazie alla presenza del maestro pizzaiolo Salvatore e del figlio Cristiano de Rinaldi che ampliano quindi l’offerta gastronomica dei propri clienti.  La gioia del buon cibo firmata Casa de Rinaldi L’apertura alla stampa ed agli operatori dell’informazione, avvenuta in data 20 novembre, ha riscosso notevole successo tra tutti i presenti. Da segnalare è poi la presenza dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, rappresentata dal presidente Antonio Pace e dal vice presidente Lello Surace, che hanno consegnato al maestro Salvatore de Rinaldi una targa di riconoscimento che testimonia il grande impegno nel portare avanti la tradizione della vera pizza napoletana durante la sua carriera, iniziata all’età di 13 anni nella pizzeria di famiglia. Entrato, poi, a far parte della famiglia Verace Pizza Napoletana già nel lontano 1995 con “Le Rescard”,   passando per la “Fordze” è approdato nel 2007 alla Taverna di  Bacco a Napoli. Salvatore de Rinaldi si è detto lusingato di questo riconoscimento, parlando con emozione di quella che definisce la sua “piccola azienda familiare”, frutto dell’unione di diversi elementi nel tempo: l’esperienza nel settore della pizza di Salvatore con l’idea di offerta gastronomica più convenzionale della Taverna, unita all’interesse del figlio Cristiano nel campo della birra artigianale e dei panini con impasti speciali, con una particolare valorizzazione della carne di bufalo. Il menù, per la serata dedicata alla stampa, ha previsto le seguenti portate: Focaccia Pata negra realizzata con farina Antiqua Tipo 2 dei Molini Bongiovanni macinata a pietra, con Lardo stagionato di Pata Negra, grana Padano e basilico. Sformatino verdure e fonduta di Caciocavallo Irpino da Pezzata Rossa Tapas di baccalà In Abbinamento: Quid Brut Janare di La Guardiense Spicchio di pizza DOC Verace Napoletana con mozzarella di Bufala D.O.P. e pomodorini del Piennolo del Vesuvio D.O.P. di Giolì, olio Evo di Molfetta, con impasto tradizionale come da disciplinare dell’Associazione Verace Pizza Napoletana. In Abbinamento: birra chiara TipoPils del Birrificio Italiano. Spicchio di pizza la Fordze con impasto ai 9 cereali, utilizzati da oltre 22 anni dalla famiglia de Rinaldi e oggi adottati da Molini Bongiovanni per la creazione di Antiqua con cereali, realizzata con una base di farina di tipo 2 macinata a pietra, arricchita con segale integrale, soia in granella, semi di sesamo, fiocchi d’avena, semi di lino, farine di mais, semi di miglio e fiocchi d’orzo. Il topping: […]

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Pizza Unesco Contest, il sapore della pizza in chiave internazionale

È la pizza napoletana a fare da protagonista a Palazzo Caracciolo, nell’evento che ha avuto luogo martedì 14 novembre intitolato Pizza Unesco Contest, un Contest internazionale ideato dalla piattaforma Mysocialrecipe (network ideato per il deposito e la certificazione di ricette originali) e giunto quest’anno alla sua seconda edizione. 232 pizzaioli hanno accettato la sfida mettendosi in gioco in un contest che ha voluto esaltare l’arte della pizza napoletana, per sostenere tutti insieme la recente candidatura dell’arte del pizzaiolo napoletano come Patrimonio UNESCO immateriale dell’Umanità, di cui si discuterà in questi giorni nell’omonima organizzazione internazionale, in attesa di arrivare alla decisione finale dell’assemblea convocata a Seoul. Di questi 232, solo 10 hanno raggiunto la finale di Palazzo Caracciolo, cornice suggestiva allestita per l’occasione con cassette di legno, forni a legna, e tanti teli stesi simulando balconi e vicoli propri del panorama e del folklore unico che regala la città di Napoli. Pizzaioli provenienti da tutto il mondo hanno accettato la sfida, quale pizza sarà decretata dalla prestigiosa giuria la migliore al mondo? Ad aggiudicarsi il premio di vincitore per la seconda edizione della rassegna Pizza Unesco Contest è stato il giovane Giuseppe Vitello con la sua “pizza Doppia”, annunciato dall’ideatrice del contest, Francesca Marino, assieme al Commissario della Camera di Commercio di Napoli, Girolamo Pettrone. Tra le esibizioni degli artisti circensi del Circo Nero, e lo sventolio del bucato sopra le bocche dei forni pronti a sfornare marinare e margherite a volontà, la serata ha visto coinvolti in primis le dieci eccellenze culinarie che si erano qualificate per la prestigiosa finale, nello specifico Giovanna Alberti (Melbourne, Australia) con pizza Marina; Gennaro Battiloro (Lucca, Italia) con pizza Sensazioni; Raffaele Bonetta (Napoli, Italia) con pizza Ottospek; Salvatore Grasso (Napoli, Italia) con pizza 1916; Ciro Iovine (New York, USA) con pizza Summer; Vincenzo Onnembo (Rotterdam, Paesi Bassi) con pizza del Padron; Francesco Pone (Napoli, Italia) con pizza Terra Antica; Carlo Sammarco (Napoli, Italia) con pizza Fior di zucca e alici; Clemente Valentino (Forlì, Italia)) con pizza Veggie e  Giuseppe Vitiello, il vincitore appunto, (Caserta, Italia) con pizza Doppia. Storie di pizzaioli provenienti dal territorio campano e da altre parti del mondo si sono incontrate nell’elemento centrale della serata: la pizza napoletana Artigiani esperti, spesso giovani, ognuno con caratteristiche diverse ma tutti accomunati dalla continua voglia di innovarsi: c’è chi si impegna a divulgare la cucina italiana in Australia, come Giovanna Alberti, unica lady tra i finalisti, e chi invece da cento anni tramanda di padre in figlio la passione per questa arte sul territorio stesso, come Salvatore Grasso, al comando di una delle quattordici pizzerie centenarie di Napoli; c’è chi è partito da Fuorigrotta per girare il mondo fino ad arrivare nella Grande Mela e aprire un tempio della pizza napoletana oltreoceano (Ciro Iovine) e chi dopo un decennio da filmmaker tra Inghilterra, Italia, Olanda e Belgio ha deciso di convertire il proprio studio a Rotterdam in una sorta di pizzeria dopo lavoro (Vincenzo Onnembo). Ma sono tanti altri i custodi di questo antico mestiere, che da […]

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Mr. Panuozzo Pub, quando Gragnano incontra Napoli

Il panuozzo è una delle eccellenze campane ed in particolar modo napoletane che rendono la ristorazione partenopea celebre a livello nazionale e internazionale. Ed è proprio in virtù della sua “napoletanità” che, come qualsiasi altra pietanza partenopea, anche il famigerato panuozzo prevede scuole di pensiero distanti tra loro. La storia del panuozzo in una tradizione di famiglia Ma, si sa, il panuozzo tradizionale affonda le sue radici in quel di Gragnano, territorio del napoletano conosciuto come patria di alcuni tra i più celeberrimi pastifici napoletani e, per l’appunto, per la per la produzione del pane e quindi del panuozzo di Gragnano. Mr. Panuozzo Pub nasce tre anni e mezzo fa, nel quartiere di Fuorigrotta, per importare nella città di Napoli quella tradizione gragnanese fatta di tradizione e cultura, unitamente a un’impronta pub che gli conferisce un carattere trasversale, tra la cucina tradizionale e quella moderna in chiave street food, con cibo da asporto per gli amanti del take away. Mr. Panuozzo Pub decide però, qualche mese fa, di aprire anche la nuova sala ristorante, poco distante dalla sede storica take away, con la nuova sede a Via Filippo Illuminato 42, traversa di Via Diocleziano. E’ qui che Don Salvatore, insieme alla sua famglia, scommettono su questo nuovo progetto, interamente basandolo su una tenuta familiare. Nella cena riservata alla stampa, si respira un’aria di casa con Don Salvatore intento a preparare i panuozzi, il figlio Daniele che interagisce con gli invitati, e la simpaticissima nonna di Daniele che ci accoglie con un sorriso a trentadue denti e ci sfida a trovare qualcuno che faccia polpette più gustose delle sue. Cultura e tradizione sono le basi per un panuozzo al passo coi tempi Ed in effetti la scommessa è vinta, con un panuozzo che viene servito in parmigiana di melanzane sia bianca che rossa, insieme a polpette e provola di Agerola che rendono il panino nella sua semplicità essenzialmente sublime. La prova panuozzo è superata con successo, mostrando conoscenza nell’arte della panificazione e inventiva nella vasta selezione di panuozzi, panuozzini e panini vari. Da segnalare anche una considerevole selezione di birre che varia dalle tradizionali bavaresi alle più ricercate birre di anima napoletana, giusto per restare in tema con l’anima familiare del locale. Pare doveroso infine sottolineare come, nel corso della presentazione del locale alla stampa, il figlio Daniele abbia cominciato a esporre di un progetto virtuoso che vedrà il locale impegnarsi in una raccolta fondi per finanziare l’acquisto di macchinari e attrezzature sanitarie con molta probabilità per la struttura ospedaliera Santobono Pausilypon, iniziativa che senz’altro continueremo a seguire con la nostra testata. Non resta che augurare al mitico Don Salvatore ed alla sua famiglia il meglio per questa nuova esperienza, e di rendere questo nuovo locale un must taste nell’ambito gastronomico napoletano.

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Attualità

Modella arrestata perchè camminava in minigonna a Riyadh

La modella, rilasciata poco dopo, era stata accusata di aver violato la rigida morale del Paese La libertà ha sempre un prezzo da pagare, specie se si ha a che fare con Paesi islamici, e a ricordarcelo questa volta è stata una modella, il cui nome è Khulood, che nei giorni scorsi era protagonista di un video su twitter nel quale camminava serenamente in minigonna tra le strade di Riyadh, capitale della rigidissima Arabia Saudita. L’agenzia Reuters, citando il canale televisivo di stato Ekhbariya, ha comunicato che la modella Khulood, dopo aver scatenato l’opinione pubblica saudita, aveva infine portato la polizia di Riyadh ad arrestare la modella ed a consegnarla al pubblico ministero. Come si sa, l’Arabia Saudita, che si ispira alla rigida condotta dei wahabiti, corrente del ceppo sunnita del credo islamico, vieta rigorosamente alle donne di indossare qualsiasi indumento che non sia il tradizionale “abaya”, velo nero che copre integralmente il  corpo della donna musulmana. “Una ragazza non possiede altro che il suo velo e la sua tomba”, dice un proverbio saudita, e il caso dimostra che tale proverbio venga preso esattamente alla lettera dal credo e dalla popolazione saudita. In Arabia Saudita, così come in altri Stati del Golfo, sono numerosissime le limitazioni che si trovano innanzi le donne, dalla proibizione della guida dell’auto, alla possibilità di lavorare e studiare, fino all’assenso familiare prima di partire per l’estero. Libertà soppresse per le donne islamiche La rigida legge della Shaaria regola il vivere non solo religioso ma anche quello civile e sociale in un’orbita rigorosamente stretta e ritenuta, dai maestri dell’Islam, in linea con i principi esposti all’interno del Corano. La Shaaria non è presente in tutti i paesi islamici, che a volte si mostrano particolarmente “aperti” all’occidentalizzazione cercando di contingentare le regole dell’Islam al lato religioso e non all’aspetto civile. Per quelli che invece decidono di introdurre tale codice civile viene instaurata una società di diritto che si basa sulla violazione sistematica dei diritti fondamentali e sulle limitazioni della persona in numerosi settori, con particolari obblighi e doveri che gravano sulle donne di detti Paesi. Se torniamo al caso della modella Khulood, l’agenzia di stampa Agence France Press ha dichiarato che la Procura di Riyadh, a seguito di alcune ore di interrogatorio, ha chiuso il caso ed ha lasciato libera la donna, dichiarando per altro di non essere a conoscenza che il suo video fosse stato pubblicato su Twitter. Ma un caso andato bene non giustifica centinaia di casi, di violazioni dei diritti fondamentali che ogni giorno opprimono la popolazione locale. Resta da concludere in seguito a questo “fortunato” caso, che l’Islam abbia ancora tanta strada da compiere prima di poter superare la definizione che molti storici le attribuiscono, ossia di un credo “al di qua della modernità”.

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Attualità

La PESCO, per la cooperazione UE nella difesa

I critici dell’Unione Europea vivono probabilmente l’ultimo quinquennio come se esso fosse una vera e propria età aurea, un periodo più che mai propizio in cui attaccare il bersaglio comunitario risulta facile e riscattatore di consensi tra cittadini europei e non. E’ innegabile che l’attuale situazione dell’Unione non sia delle migliori: all’indomani delle celebrazione dei settant’anni dai Trattati di Roma l’Unione ha mostrato una capacità decisionale carente e priva di spunti politici che possano sottendere l’obiettivo primario dell’integrazione europea. Alla capacità decisionale si aggiunge anche la carenza nella operatività dell’Unione, che in numerosi forum internazionali tende a essere ritenuta un attore globale non più primario come in passato. Ciò è dovuto anche alla credenza, in parte reale in parte opinabile, che in numerosi tendono a considerare l’Unione come un continente pervaso da movimenti populisti che possano confluire da un momento all’altro nell’abbandono del progetto comunitario da parte degli Stati membri L’Unione, a parere di molto accademici, attraversa un momento di “paralisi” sia a livello delle istituzioni comunitarie, con Parlamento, Consiglio e Commissione spesso in disaccordo tra loro su numerose tematiche cruciali; sia all’interno dei cittadini europei che vedono nell’Europa e nell’Unione stessa non più quello strumento unificatore per il quale essa era nata. I dati dell’Eurobarometro riguardanti la fiducia dei cittadini europei nei confronti dell’UE risulta essere notevolmente calata, specie in seguito alla Brexit e alla fragilità del tessuto comunitario. Ma in un quadro così delineato, che pare essere unicamente a tinte fosche, si delinea una possibilità di rilancio dell’Unione sia sotto il profilo istituzionale che sotto quello di senso di appartenenza dei cittadini all’Unione. Il rilancio in cui molti europeisti sperano è la possibilità di mettere in atto quelle che nel gergo giuridico vengono definite “cooperazioni rafforzate”. Le cooperazioni rafforzate permettono a un ristretto gruppo di Stati di approfondire determinate competenze proprie degli Stati membri su un piano comunitario, senza per forza dover includere tutti gli Stati dell’Unione. In questo modo, anche un ristretto numero di Stati desiderosi di mettere in atto una cooperazione in un settore specifico (ambiente, welfare, giustizia, sicurezza) potrà avviare con altri Stati una cooperazione che renda questi capaci di prendere decisioni più concrete ed efficaci che di conseguenza andranno a coinvolgere solo gli Stati facenti parte della cooperazione in questione.  PESCO, la cooperazione nel settore della difesa Un settore specifico delle cooperazioni rafforzate è quello della difesa. Nei recenti anni, gli attacchi terroristici e un panorama geopolitico globale mutato hanno accresciuto il bisogno di protezione dei cittadini europei di una difesa del continente più efficace e cooperativa. Su questi termini è venuto quindi a discutersi, nel recente Consiglio di fine giugno, della necessità di istituire delle cooperazioni rafforzate nel settore della difesa. In questo settore, si suole parlare di una cooperazione specifica che prende il nome di PESCO, acronimo inglese di Permanent Structured Cooperation. Questo sta ad indicare quindi una cooperazione rafforzata che riguardi esclusivamente il settore della difesa e della sicurezza comune. La PESCO, già presente all’interno dei Trattati Europei, permetterà a un […]

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Teatro

Tempi Nuovi, Cristina Comencini alle prese con la modernità

L’autrice e regista romana porta in scena Tempi Nuovi con Ennio Fantastichini e Iaia Forte   Arriva al Napoli Teatro Festival il nuovo lavoro di Cristina Comencini Tempi Nuovi, che vede la firma dell’autrice romana sia per la drammaturgia che per la regia per una co-produzione della Compagnia Enfi Teatro e del Teatro Stabile del Veneto.  Ad essere centrale è il tema della modernità, intesa sotto tutti gli aspetti possibili: modernità sia sotto il profilo attinente alle tecnologie, alle nuove vie di comunicazione, ma anche modernità a livello sociologico, intendendo quindi quel divario immenso che si crea tra padri e figli, tra “I vecchi e i giovani” di Pirandelliana memoria. Viene quindi sottolineata la differenza di valori tra il passato ed il presente, senza però mai giudicare con sufficienza l’uno o l’altro periodo storico, ma anzi volendo di proposito cercare di analizzare le due realtà con una neutralità molto apprezzata dallo spettatore che ride di gusto sia di fronte a talune abitudini dei giovani di oggi piuttosto bizzarre, quanto a tragicomici tentativi degli adulti di sembrare moderni ma con risultati disastrosi. L’imparzialità di Cristina Comencini sotto questo punto di vista rende questo lavoro una disamina sulla modernità, un confronto generazionale dove alla coppia dei genitori formata da  Giuseppe e Sabina, si contrappongono i due figli Antonio e Clementina creando quindi un tessuto narrativo fatto di racconti, rievocazioni del passato con quegli album di famiglia che ormai sembrano solo un lontanissimo e sbiadito ricordo, memorie di un passato ormai troppo lontane dalla modernità. Quella modernità che non accetta tentennamenti, esige un immediato adattarsi alle nuove circostanze pena l’esclusione dal vivere civile e sociale, persino per uno storico affermato come Giuseppe che di fronte alle tecnologie attuali ammette di essere un “troglodita”.  Poiché i Tempi Nuovi non si possono capire fino in fondo, alle volte è opportuno accettarli, senza farsi troppe domande. Poiché nelle domande stesse è ravvisabile quel pensiero analitico che è intrinsecamente legato al passato, e quindi inutile e superfluo per la contemporaneità. Tempi nuovi: un’analisi al vetriolo Ma la modernità, come si diceva, intende portare delle novità non solo a livello delle “connessioni” tecnologiche bensì anche umane: quando la figlia Clementina annuncia alla famiglia di avere una compagna la quale per di più aspetta un bambino ecco che nuovamente le certezze della famiglia verranno nuovamente minate e messe in discussione. Viene quindi a crearsi un dibattito sul valore della famiglia, sulla possibilità di due donne di crescere un bambino, sulle prospettive educative, che riempiono di dubbi una coppia, quella di Giuseppe e di Sabina, che di domande su questa cosa forse prima non se l’erano mai poste. Ecco che anche in questo caso è l’umorismo ad essere il protagonista, con uno stile narrativo che anche sull’argomento fa sorridere e riflettere. La risposta dell’autrice è assolutamente favorevole, concludendo che, nonostante questa situazione denoti qualcosa di evidentemente nuovo, proprio come i tempi di cui si parla nel titolo dello spettacolo, non si può far altro che vivere la realtà e comprendere che forse questi […]

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Teatro

Due al Diana: Raoul Bova e Chiara Francini in scena

Raoul Bova e Chiara Francini tornano in scena a Napoli, sul palcoscenico del Teatro Diana, con lo spettacolo Due, scritto da Luca Miniero e Astutillo Smeriglia. Diretto dallo stesso Miniero, già regista della pellicola campione di incassi Benvenuti al Sud e per la prima volta autore e regista di un testo teatrale, lo spettacolo sarà in scena a Napoli fino al 30 aprile. Due al Diana: realtà allo specchio con il duo Bova – Chiara Francini Miniero mette in scena un duo insolito composto da un’interprete come Chiara Francini, che si sta imponendo con forza sul panorama teatrale e cinematografico italiano come una delle attrici più poliedriche e convincenti nel suo genere, e Raoul Bova, di impronta più marcatamente cinematografica-televisiva, che torna a teatro dopo 20 anni dal suo ultimo lavoro. Ed è proprio questo bilanciamento a rendere questo lavoro singolare ed apprezzato al tempo stesso. Entrambi i protagonisti mettono sulla scena i dubbi di una coppia che non ha solo deciso di convivere, ma di sposarsi. Ecco che Paola, così stralunata ma maledettamente simpatica e sprizzante d’ ironia in ogni dove, si trova a fare i conti con Marco, uomo di origine calabrese con valori che oscillano tra il pragmatismo dell’uomo meridionale e la sua visione filosofico-epicurea della vita. Ecco che la coppia si trova alle prese con i problemi del presente, ma si mostra anche desiderosa di scoprire come evolverà il loro rapporto di qui a vent’anni. Saranno solo delle apparizioni fugaci, attraverso cartonati che riempiono il palcoscenico, come fantasmi onnipresenti all’interno della propria camera da letto, a rivelare ai due quello che il partner era e sarà tra vent’anni. Realtà allo specchio ripercorrono tutti i dubbi che qualsiasi coppia che si trovi a convivere, o ancor di più a sposarsi, si pone inesorabilmente quale quesito a cui solo il tempo potrà rispondere. “Marco è alle prese con il montaggio di un letto matrimoniale, Paola lo interroga sul loro futuro di coppia. Sapere oggi come sarà Marco tra 20 anni, questa la sua pretesa. O forse la sua illusione”. Lo stile drammaturgico asciutto e scorrevole esalta le caratterizzazioni attoriali della Francini e di Bova, regalando momenti di grande comicità e di ironia attraverso una visione dell’amore che passa istantaneamente dal leggero al profondo, dalla comicità alla poesia. Vengono poste in rilievo, quindi,  interpretazioni convincenti e credibili, con una forte impronta cinematografica, soprattutto nel recitato di Bova, che risulta diretta e proiettabile nella vita quotidiana, bilanciandosi perfettamente con l’istrionica Francini i cui tempi comici, variazioni di tono e presenza scenica dimostrano, sin dai primi minuti, la prova attoriale a cui sta dando sfoggio. Un testo, quindi, che narra di amore, non quel tipo di amore idilliaco o trascendentale, ma quel rapporto di coppia quotidiano che si instaura giorno per giorno tra due persone che si amano. Ecco che allora, quando durante lo spettacolo compare la figura di Epicuro, portatore di valori come l’apatia e l’atarassia, viene ironicamente stravolto il suo pensiero filosofico, contestualizzandolo e immergendolo nel quotidiano della nostra società e delle nostre vite. Epicuro […]

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Attualità

Gli Istanti Europei in mostra al CEICC di Napoli

È stata inaugurata il 21 marzo al CEICC – Europe Direct Napoli la mostra fotografica di Francesco Morra Istanti Europei in occasione dei sessant’anni dalla ratifica dei Trattati di Roma che sancivano formalmente la nascita dell’Unione Europea. Francesco Morra racconta attraverso i suoi scatti storie di viaggi, vissuti, emozioni tutti provenienti dalla matrice comunitaria, da un progetto europeo che gli ha regalato l’occasione di confrontarsi e di dialogare con popoli, culture e tradizioni diversi e stimolanti, ciascuno facente parte della Comunità Europea. Attraverso il programma di Erasmus Plus Morra ha viaggiato per i diversi Paesi dell’Unione, collezionando scatti di vita quotidiana che talvolta sono intrinsecamente legati al territorio visitato, talaltra vogliono distaccarsi dalla connotazione geografica, proprio a voler significare la radice europea – e non nazionale – del soggetto in questione. È così che nasce Istanti Europei, mostra fotografica composta da dodici fotografie che rievocano le dodici stelle dell’Unione presenti sulla bandiera Europea, dodici momenti differenti da leggere in una chiave espositiva davvero apprezzabile. “Non solo una mostra fotografica ma una spinta a sentirsi parte attiva di questo incredibile progetto“ Morra ripercorre nelle sue fotografie l’universo Europeo fatto di vita quotidiana, di soggetti umani, animali e inanimati che regalano gioia, vita, speranza, desiderio ma anche dubbio, tristezza e disagio. La metafora con la realtà europea è immediata: Morra infatti associa a queste foto anche l’idea di un obiettivo Europeo che nasce ambizioso, desideroso di promuovere quella sacrosanta integrazione tra Stati che è l’elemento cardine della progettualità europea, ma che talvolta si arena in nazionalismi e paure ingiustificate che ne rovinano la sua motivazione originale, ne sottraggono quella componente di solidarietà che è alla base del principio comunitario. Morra riesce quindi a capire questo e risponde ai problemi dell’Europa con una mostra che però non rientra in un pacchetto istituzionale con le classiche foto di rito; Morra non vuole parlare di istituzioni, politica e burocrazia dell’Unione, ma vuole raccontare nei suoi scatti la vita dell’Europa nella sua dimensione reale e tangibile. Vuole raccontare l’Europa di 500 milioni di cittadini europei nelle loro vite, emozioni, gioie e dolori legate alla sfera del quotidiano, restituendo all’osservatore quell’insieme di emozioni che sommate insieme fanno capire a che punto sia arrivato il progetto Europeo.  È giusto credere e investire nell’integrazione europea o gettare al vento questi sessant’anni di Unione? A parer di chi scrive la prima ipotesi pare senza ombra di dubbio la più costruttiva e logica: è proprio per questo che in questo articolo si è voluto inserito lo scatto da cui tutto comincia, quella gioia piena di colore e di vita da cui tutto nasce e che tende al Bello in tutte le sue forme e le sue espressioni. La mostra sarà visitabile fino al 4 aprile alla sede CEICC nel Centro Congressi della Federico II a Via Partenope. Gli Istanti Europei in mostra al CEICC di Napoli  

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Attualità

Scozia, quali prospettive per un nuovo referendum?

Lunedì scorso, la leader dell’esecutivo scozzese, Nicola Sturgeon, ha annunciato che la Scozia intende promuovere un nuovo quesito referendario per determinare l’uscita o meno della Scozia dalla Gran Bretagna. Tale proposta deriva dal malcontento diffuso, sul territorio scozzese, in seguito ai risultati della Brexit, con il quale la Gran Bretagna ha formalmente espresso la sua volontà di uscita dall’Unione Europea. I recenti avvenimenti sembrano, infatti, dimostrare come la Scozia sia rimasta fortemente contrariata da un’eventuale uscita dall’Unione e di conseguenza dalle logiche del mercato Unico Europeo. Le risorse economiche del Paese ne risulterebbero danneggiate, sia sotto il profilo delle esportazioni che sotto quello delle importazioni e l’egemonia del Parlamento di Londra sul solitario esecutivo scozzese risulterebbe schiacciante. La Scozia rimarrebbe, dunque, isolata e con il solo supporto del Regno Unito in un panorama geopolitico come quello di oggi in cui gli Stati-Nazione rivendicano le proprie sovranità nazionali. Una scelta per il futuro che rievoca il passato della Scozia A onor del vero, la Scozia si è già trovata di fronte a questa scelta, se rimanere o meno nella Gran Bretagna, e l’ha fatto anche piuttosto di recente: era infatti il 2014 quando il Paese già si trovava a dibattere a favore del leave o del remain nel Regno Unito, determinando alla fine di restare a far parte dello Stato di Sua Maestà. Ma il 2014 è stato l’anno che ha anticipato una serie di terremoti geopolitici che hanno mutato alla radici gli equilibri statali sotto una prospettiva globale. La Gran Bretagna nel 2014 aveva solo parzialmente vagliato l’ipotesi di un referendum di uscita dall’UE e le correnti del populismo non soffiavano forti come negli ultimi due anni. Non è un caso che più del 60% della popolazione scozzese abbia votato nel recente referendum sulla Brexit a favore del remain, avendo di conseguenza consistentemente valutato come centrale la partnership europea ed il suo ruolo di interlocutore determinante come organizzazione regionale. Una nuova proposta di indire un referendum Scoxit parrebbe, in tal caso, giustificato alla luce di nuovi interessi economici e politici che si sono venuti a creare e di un mutamento delle circostante evidente come quello del fenomeno Brexit. Le trattative col governo inglese sono ancora lontane, ma la Scozia è risoluta nelle sue idee: restare europei, distaccarsi dalla Gran Bretagna e sancire formalmente la nascita dello Stato scozzese è tutt’altro che una prospettiva priva di fondamento, anzi: è il segnale chiaro di una Scozia che vuole ancora giocare le sue carte migliori per essere finalmente considerato come un agente statuario distaccato dalla Corona inglese.

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Teatro

Massimo Ghini all’Augusteo diverte col vaudeville alla francese

Massimo Ghini torna a Napoli con lo spettacolo Un’ora di tranquillità, commedia scritta da uno dei più apprezzati drammaturghi francesi contemporanei, Florian Zeller, che vede la regia firmata dallo stesso Massimo Ghini già protagonista dello spettacolo. Un’ora di tranquillità sarà in scena fino a domenica 29 gennaio  al Teatro Augusteo di Napoli, che già dalla prima recita mostra un sincero apprezzamento nei confronti di questa mise. Va lodato anzitutto il coraggio che Ghini ha mostrato nel portare in scena un testo che segue la struttura tipica della commedia francese, la quale senza dubbio presenta tratti discostanti rispetto alla tradizionale commedia all’italiana. Un rischio, che si porta dietro una differenza sui tempi comici, sulle caratterizzazioni del personaggio, sulle tonalità da modificare e su una drammaturgia che partendo dal concreto arriva a rasentare l’assurdo, il paradossale e, di conseguenza, innesca il meccanismo della commedia. Massimo Ghini in Un’ora di tranquillità La trama presenta un incipit molto chiaro: il protagonista Ghini torna a casa con un vinile di un artista che egli considera l’avanguardia della jazz music e con il solo intento di trascorrere un’ora a riascoltare tutti i successi di quello che egli reputa un capolavoro della musica internazionale. Ma, purtroppo per lui, vuoi i lavori in casa, vuoi il figlio anticonvenzionale, vuoi la moglie depressa, tale operazione gli risulterà assolutamente difficile. Ne derivano una serie di sventurati eventi a cui il povero protagonista è sottoposto, al punto da costringerlo alla rassegnazione per non poter esaudire il suo unico desiderio, ascoltare quel vinile. Costretto a riparare i danni e prestare aiuto nel bagno di casa allo stesso idraulico giunto per lavori, poi a tenere a bada la sua amante di fronte alla moglie, per poi sorbire alla fine le lamentele della moglie, il protagonista traverserà una serie di peripezie prima di giungere al suo agognato traguardo. Ghini dimostra di padroneggiare saggiamente il palcoscenico, tessendo le fila di una trama che fa del ritmo il suo punto di forza. Infatti è nella rapidità di esecuzione che avvengono le varie gag e le diverse battute, che Massimo Ghini serve e riceve in maniera egregia. Accanto a lui in palcoscenico, contribuiscono a rendere ben strutturata questa commedia Claudio Bigagli, Massimo Ciavarro, Alessandro Giuggioli, Galatea Ranzi, Luca Scapparone e Marta Zoffoli. Se non ci fosse coesione, tale commedia risulterebbe noiosa, necessitando di brillantezza e prontezza scenica, che tutti gli interpreti dimostrano superbamente possedere. Questo è il senso della commedia corale, e della comedie francaise in senso lato: pochi interpreti, ritmo serrato e gag a non finire. Un esperimento scenico apprezzato, con cui Massimo Ghini ha già conquistato numerosi palcoscenici italiani, e a cui va l’augurio di proseguire il più a lungo possibile.

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Attualità

M5S e ALDE: storia di un’Unione surreale

È notizia di questi giorni il diniego che Guy Verhofstadt, presidente del gruppo parlamentare europeo ALDE, ha rivolto a Beppe Grillo, capogruppo del Movimento 5 Stelle, al fine di sancire l’ammissione del partito Pentastellato nel terzo gruppo politico più consistente in sede di Parlamento Europeo. Come sappiamo, in Parlamento Europeo vige un sistema di rappresentanza proporzionale che si struttura intorno a dei macrogruppi politici nei quali confluiscono i vari partiti politici dei singoli stati membri. Il fine ultimo, specificato anche nei Trattati che sanciscono la nascita dell’Unione Europea, è quello di rafforzare il sistema di integrazione europea e di aumentare la coscienza politica dei singoli cittadini europei. Questi macrogruppi partitici riflettono ad ogni modo i progetti che un determinato partito nazionale attua e promuove sul fronte interno, cercando di ribadire le politiche interne di ciascun partito politico. Non sarà allora difficile immaginare dove, fino a qualche giorno fa, si collocava il Movimento 5 Stelle capeggiato dal suo leader Beppe Grillo. I Pentastellati rientravano nel partito europeo EFDD, acronimo per Europe of Freedom and Direct Democracy. Già dal nome del partito è chiaro come esso combatta per una libertà da intendere in senso di recesso dei singoli Stati dall’Unione e promuova istituti di democrazia diretta, andando ovviamente controcorrente con l’assetto istituzionale europeo conferito dal Trattato sull’Unione Europea e quello di Lisbona sul Funzionamento dell’Unione Europea. Senza dubbio Parlamento, Commissione e Consiglio sono istituzioni dell’Unione che necessitano di implementazione, ma non appare certo ragionevole prospettare quale unica soluzione istituti di democrazia diretta che in un’Unione che conta 508 milioni di abitanti parrebbe una pazzia. A ciò va aggiunto che il presidente dell’EFDD è Nigel Farage, individuo ai più conosciuto come colui che in questa estate è riuscito a vincere il referendum sulla Brexit e ha destinato il Regno Unito ad avviare le procedure di recesso dall’Unione Europea. Appare quindi quantomeno paradossale, se non dire surreale, che il Movimento 5 Stelle, partito politico che da anni combatte con altri partiti italiani populisti come la Lega e altre frange del centrodestra per uscire dall’Euro e dall’Unione Europea, domandi di entrare a far parte del gruppo dei liberali e democratici di Verhofstadt che hanno come elemento intrinseco delle loro politiche un disegno federalista e un progetto decisamente orientato a una integrazione europea sempre più inclusiva. Ancora più illogico pare il commento di Di Maio che ha ribadito che, anche qualora il M5S fosse entrato nel gruppo ALDE, il Movimento sarebbe comunque rimasto contro la costruzione degli Stati Uniti d’Europa e avrebbe comunque promosso in Italia il referendum per l’uscita dall’Euro. La risposta di Guy Verhofstadt dell’ALDE blocca le ambizioni populiste dei 5 Stelle La risposta del gruppo ALDE è stata un no secco, e onestamente non ci si sarebbe potuto aspettare altro dal gruppo di Verhofstadt. Le posizioni sono incompatibili, distanti, se non addirittura escludenti; aggiungere un partito populista come i Cinque Stelle nel gruppo avrebbe significato una demolizione interna del gruppo europeista e un crollo di tutte le politiche per le quali esso si batte in sede […]

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Attualità

Russia e Turchia: quali prospettive dopo Ankara?

L’assassinio dell’ambasciatore russo Andrey Karlov ad Ankara rischia di corrodere nuovamente quel sottile filo diplomatico che stava tentando di rigenerarsi negli ultimi mesi per quanto riguarda le relazioni tra Russia e Turchia. Un rapporto controverso, quello tra i due Stati, specie se consideriamo le numerose divergenze che partendo dalla questione siriana arrivano fino all’abbattimento del jet russo nel giugno di quest’anno. Tuttavia, risulta opportuno tracciare delle linee generali sulle possibili prospettive di questi due paesi in seguito all’attentato di Ankara. C’è da credere che l’azione del killer, Mert Altintas, risulta improbabilmente riconducibile a fonti governative. Ma anche in questa occasione il Presidente turco Erdoğan non ha esitato a puntare il dito contro i gulenisti, già accusati dallo stesso capo di Stato di aver allestito il recente golpe di luglio e continuamente messi in causa come capro espiatorio dei disordini turchi. Il killer, probabilmente legato al filone siriano di Al Nusra, organizzazione terroristica fino a qualche mese fa legata ad Al Quaeda, ha dato però un segnale netto alla comunità mondiale. Ha voluto rendersi a suo modo eroe nei confronti di una popolazione, quella siriana, da molti ritenuta come ingiustamente martoriata da un conflitto ormai senza più una motivazione di fondo. Un conflitto dove si mischiano gli interessi statuari di Assad agli opinabili intenti antiterroristici della Russia e dove gli Stati Uniti continuano a osservare astenendosi ad entrare sul terreno di guerra. Assassinare l’ambasciatore russo ha voluto significare punire un rappresentante di quello Stato che con i suoi raid aerei sta mietendo più vittime in Siria. Se ciò risulta evidente, appare tanto meno rilevante come in realtà vi siano altri attori globali che partecipano al conflitto ma che, diversamente dalla Russia, hanno preferito non schierarsi, perlomeno in prima linea. Perché? Per principi etici che vengono, però, smascherati di fronte all’evidenza delle cose, cioè di fronte alla constatazione che la Russia non è l’unica responsabile del conflitto siriano. Insistono sul territorio, oltre ai sopracitati americani, anche diversi paesi del golfo, l’Iran, gli Hezbollah, i curdi e, ai confini con la Turchia, l’esercito di Erdoğan. È per questo motivo che parlare del conflitto siriano non è affatto semplice. Nonostante le divergenze di vedute tra Erdoğan e Putin sulla permanenza al potere di Assad, risulta chiaro come non si voglia gettare benzina sul fuoco. Il riavvicinamento diplomatico dovrebbe comunque proseguire il suo iter, iniziato proprio dall’incontro dei due presidenti nel novembre di quest’anno. L’assassinio dell’ambasciatore, specie se affiancato all’attentato a Berlino, risulta ancora una volta come un’iniziativa di singoli senza apparenti affiliazioni. Senza cioè un legame diretto con lo stato Islamico. Quella di Altintas risulta un’azione evidentemente eroica, ma che sarebbe forse più opportuno definire “simbolica”. Simbolicamente  egli ha voluto mostrare il suo rifiuto dello stato delle cose, la volontà di porre termine a una conflittualità permanente in Siria. Un “martirio” che probabilmente non cambierà nel breve periodo lo stato delle cose sul territorio siriano, specie ad Aleppo, dove si continua a discutere sul corridoio umanitario. E che difficilmente comprometterà le relazioni Turco-Russe che, seppur deboli, […]

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Teatro

Sal da Vinci presenta all’Augusteo “Italiano di Napoli”

Una conferenza stampa gremita di giornalisti quella che si è tenuta stamane presso il Teatro Augusteo per la presentazione dello spettacolo Italiano di Napoli con Sal Da Vinci , che debutterà in prima nazionale domani alle ore 21 e resterà nel cartellone del teatro napoletano fino al 15 gennaio. Il Teatro Augusteo sceglie quindi Sal Da Vinci ed il suo cast per accompagnare le feste natalizie, con il consueto spettacolo di capodanno alle due di notte per festeggiare insieme il nuovo anno. Lo spettacolo, scritto da Sal Da Vinci e Alessandro Siani, che firma anche la regia dello spettacolo, ha un fil rouge con il recente lavoro discografico del cantante napoletano, Non ci sono prigionieri, che ha previsto anche la prestigiosa direzione artistica di Renato Zero. Alcuni brani dell’album saranno presenti nello spettacolo, insieme a classici del repertorio napoletano e nazionale. «Voglio rielaborare l’idea che abbiamo della tradizione, – afferma Sal Da Vinci, – sia quella napoletana che quella napoletana. Ho scoperto nella musica quella macchina del tempo che mi permette di rievocare parole, melodie, emozioni e suoni del passato». Un viaggio, dunque, che Sal compie in quella che definisce la Repubblica dei sentimenti, quel paese unico che è l’Italia, e di cui la città di Napoli è protagonista. Lo spettacolo si avvarrà anche di un cast di tutto rispetto composto, oltre che da un numeroso corpo di ballo, dagli interpreti Lello Radice, Davide Marotta e Lorena Cacciatore. «A chi mi definisce nostalgico o classico io invece rispondo che sono un sognatore, non ho mai smesso di sognare e voglio che questa fabbrica dei sogni continui incessantemente a lavorare per regalare delle emozioni al pubblico. È questo il senso di chi fa musica e teatro come me». Una conferenza stampa impreziosita dalle domande di giovani bambini di diverse scuole del napoletano che hanno partecipato al progetto Saranno Reporter, ponendo essi stessi domande all’artista napoletano sulla sua vita, la sua carriera ed i suoi progetti per il futuro. Italiano di Napoli è un viaggio tra la musica, l’arte e la bellezza di una città e di una Nazione tutta dove le radici non creano differenza, ma diventano elemento distintivo che caratterizza le diversità, le quali in questo modo si esaltano e non rappresentano più una fonte di discriminazione o differenziazione. Uno spettacolo che sottolinea la necessità di ritrovare il senso di appartenenza ad un’Italia ormai lasciata nell’oblio. Non resta che viaggiare con Sal Da Vinci e la sua compagnia in questa Repubblica de Sentimenti, grazie allo spettacolo Italiano di Napoli.

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