Film di Natale, consigli per chi ama (e chi no) questa festa

Film di Natale

Cercate qualche film di Natale da vedere? Ecco la nostra lista, adatta agli amanti di questa festività e a tutti i “Grinch”.

L’inverno è il periodo delle coperte, delle cioccolate calde, delle giornate di pioggia e dei raffreddori. Ma è anche la stagione della festività più amata e odiata di tutte: il Natale.

Che siate quel genere di persone che prepara l’albero e addobba la casa già da settembre o quelle che preferirebbero chiudersi nel bagno per soffocarsi con un’overdose di zucchero a velo del pandoro al solo pensiero di trascorrere interminabili giornate con parenti creduti sottoterra e morbosamente interessati al vostro status sentimentale/lavorativo, una cosa è certa: non possono mancare i film di Natale, così come sono immancabili la tombolata e l’insalata di rinforzo nella sera della Viglia napoletana.

Ecco allora i nostri consigli per un Natale all’insegna della celluloide, adatti tanto a chi ama trasformare la propria dimora nel villaggio di Babbo Natale e a chi attende con impazienza il 7 gennaio.

Film di Natale, i nostri consigli

La vita è meravigliosa

George Bailey (James Stewart) è un uomo in profonda crisi. La sua piccola società è prossima alla bancarotta e la sera della Vigilia di Natale è intenzionato a suicidarsi gettandosi da un ponte. Poco prima di compiere il gesto viene fermato da Clarence (Henry Travers), giunto sulla terra per volere di Dio. L’anziano e bonario angelo farà ricredere George sulla sua vita, trasportandolo in una realtà alternativa dove non è mai nato e dove le persone a lui care sono state ridotte in miseria dall’infido banchiere Henry Potter (Lionel Barrymorre).

All’uscita nelle sale, La vita è meravigliosa non fu accolto nel migliore dei modi. Il New York Times definì il film del regista italoamericano Frank Capra un concentrato di sentimentalismo. Con il passare del tempo, però, il film è stato rivalutato fino a divenire uno dei classici del periodo natalizio e per molti meriti, non soltanto tecnici. La storia di George Bailey, a detta dello stesso Capra, vuole rappresentare come ogni individuo sia fondamentale per il mondo, anche tramite piccoli gesti che possono cambiare in meglio la vita del prossimo. Una pellicola che, complice il finale ottimista (il film è stato girato nel 1946, nell’immediato secondo dopoguerra), difficilmente potrebbe andare d’accordo con i gusti odierni. Tuttavia, merita almeno una visione.

Mamma, ho perso l’aereo

Alzi la mano chi non ha mai desiderato trascorrere il Natale da soli, senza il brusio degli insopportabili parenti. È quello che succede al protagonista di un cult per noi millennial: Mamma, ho perso l’aereo, diretto da Chris Columbus nel 1990.

Chicago, Illinois. Kevin (Macaullay Culkin) è il figlio più piccolo della famiglia McCallister e viene punito dal padre per aver litigato con il fratello maggiore. In tutta risposta Kevin esprime ai genitori e alla combriccola di parenti riuniti in casa il desiderio di non vederli mai più.

Detto fatto: La famiglia, in partenza per Parigi si accorge, oramai imbarcata sull’aereo, di aver lasciato Kevin a casa nella fretta generale. Il nostro protagonista può godersi le festività in solitudine, ma ben presto si ritroverà a fare i conti con Harry e Marv (Joe Pesci e Daniel Stern), due ladri che vogliono approfittare dell’assenza dei McCallister per svaligiare la loro abitazione.

Non servono molte presentazioni per questo film, soprattutto per chi è stato bambino negli anni ’90. Mamma ho perso l’aereo è un concentrato di gag e umorismo irresistibili, capaci di far ridere ancora oggi. Chi non ricorda le elaboratissime trappole che Kevin prepara per i due malviventi? Oppure l’iconica scena in cui si fa consegnare una pizza “minacciando” il fattorino tramite la voce di un gangster presa dalla VHS di un film in bianco e nero?

Naturalmente, il film di Chris Columbus non è solo un insieme di risate senza fine. C’è anche spazio per il sentimentalismo e la dolcezza quando Kevin, oramai abituato alla solitudine capisce che, sotto sotto, la sua famiglia gli manca (noi invece festeggeremmo con una bottiglia di Prosecco conservata in frigo per l’occasione).

La pellicola ha dato vita a molti sequel. Il più famoso, Mi sono smarrito a New York, vede addirittura un cameo dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Joyeux Noël

Dicembre 1914, Prima guerra mondiale. Sul fronte francese infuria la battaglia di trincea che vede contrapposti i tedeschi da una parte e i francesi e gli scozzesi dall’altra. Nel luogo della battaglia giunge il soprano Anna Sörensen (Diane Kruger). La donna è fidanzata con il tenore dell’Opera di Berlino Nikolaus Sprink e questi, durante la notte della Vigilia, compie un gesto inaspettato: abbandona la propria trincea e si avvicina a quella nemica intonando l’aria di Stille Nach (ben più nota con il titolo di  Silent Night). I soldati apprezzano il gesto, portando i loro superiori a stipulare un “cessate il fuoco” per il giorno di Natale.

Joyeux Noël è stato scritto e diretto dal regista francese Christian Carion nel 2005. Come recita il sottotitolo, il film narra «una verità dimenticata dalla storia»: quella della tregua di Natale con cui, il 24 dicembre del 1914, venne emanato l’ordine non-ufficiale di cessare le ostilità almeno per la Vigilia e il giorno di Natale. In quell’occasione soldati di schieramenti opposti si scambiarono doni e organizzarono persino una partita di calcio.

Il film riproduce fedelmente questo avvenimento, unico nel suo genere, avvenuto nel mezzo di un conflitto sanguinoso come la Prima guerra mondiale. Una storia capace di scaldare il cuore e che ricorda l’inutilità e la stupidità della guerra, pronta a creare divisioni e odio ingiustificato spedendo al macello chi non crede e non crederà mai nei suoi vuoti ideali.

Tra gli interpreti va segnalata la già citata Diane Krueger che quattro anni dopo si ritroverà ancora sul set di un film di guerra, ma questa volta meno “tranquillo”: sarà l’attrice e spia antinazista Bridget Von Hammersmark in Bastardi senza Gloria di Quentin Tarantino.

Una Poltrona per due

Tra i film di Natale poteva mancare proprio lui?

Una Poltrona per due, il film delle festività per eccellenza che viene replicato il 24 dicembre di ogni anno in televisione e la cui mancata messa in onda, secondo un’antica leggenda, causerebbe una distorsione nel continuum spazio-temporale della nostra realtà con conseguenze inimmaginabili.

Siamo a New York, negli anni ’80. L’agente di borsa Louis Winthrope III (Dan Aykroyd) si gode una vita piena di piaceri, mentre il senzatetto Billy Ray Valentine (Eddie Murphy) è un imbroglione che si spaccia per un veterano del Vietnam. Per via di un’assurda scommessa messa in atto dai fratelli Duke, due uomini di affari senza scrupoli, i due protagonisti si scambiano di ruolo: Billy diventa così un abile businessman, mentre Louis assapora gli stenti della vita di strada.

Una poltrona per due è da molti considerata una versione moderna del romanzo di Mark Twain Il principe e il povero. La commedia di John Landis del 1983 ne riprende gli elementi inserendovi, tra una battuta e l’altra, una spietata critica al classismo e al razzismo imperversanti nell’America di Ronald Regan, fautore di un presunto benessere di cui non tutti potevano godere.

Piccole curiosità. Il film vede l’affermarsi di attori nuovi all’epoca per il grande schermo: Dan Aykyord aveva già lavorato con Landis in The Blues Brothers, mentre Eddie Murphy era al suo secondo film. Da segnalare anche Jamie Lee Curtis al suo primo ruolo in una commedia: quello della prostituta Ophelia.

When Santa goes bad. Film per chi non ama il Natale

Il Grinch

Nell’immaginario paese di Chinonsò vivono i Nonsochì, esseri dall’aspetto di normali uomini e donne che adorano il Natale. Peccato che il Grinch (Jim Carrey), un mostriciattolo dal pelo verde, odi questa festività con tutto sé stesso. Così decide di rovinare il Natale agli abitanti della città per dispetto, ma la piccola Cindy è convinta che il Grinch non sia poi del tutto cattivo.

A chi non è mai capitato di essere appellato come “Grinch” da amici e parenti insofferenti alla mancanza di “spirito natalizio” da parte nostra?  In questo periodo non sono in pochi a sentirsi come la creatura creata dal fumettista e scrittore Dr. Seuss nel lontano 1957 e da cui Ron Howard ha ricavato l’omonimo film nel 2000. Una storia divertente che, nonostante gli evidenti difetti, intrattiene grazie anche all’interpretazione di Jim Carrey. Il messaggio di fondo forse sa di trito e ritrito (ovvero: “lo spirito del Natale consiste nello stare con chi si vuole bene e non nel comprare regali”), ma chi è cresciuto con questo film è disposto a passarci sopra

Nel 2018 è uscita una nuova versione del film, animato in CGI e prodotta sempre dalla Universal.

Krampus – Natale non è sempre Natale

La più classica delle situazioni che si presenta in questo periodo dell’anno: trascorrere le festività con parenti odiosi e ignoranti. Se ci aggiungiamo un po’ di elementi horror, cosa otteniamo? La risposta è Krampus, film diretto da Michael Dougherty nel 2015.

La famiglia Engel si appresta a celebrare il Natale. Il piccolo Max ha scritto la letterina a Babbo Natale e per questo viene ridicolizzato dalle sue cugine. Adirato e deluso, il ragazzino strappa la lettera e la getta dalla finestra. Quel gesto risveglia il Krampus, un terribile demone del folklore tedesco pronto a perseguitare Max e i suoi parenti.

Se il solo pensiero del Natale vi fa venire il latte alle ginocchia e siete alla ricerca di un film cattivo al punto giusto, Krampus potrebbe fare al caso vostro. Una commedia horror che forse non vi farà sobbalzare dalla paura, ma di sicuro saprà farvi ridere. La sequenza iniziale, una satira amara sulla frenesia consumistica tipica del periodo, anticipa una pellicola con personaggi volutamente stereotipati e che con cui tutti, volenti o nolenti, abbiamo a che fare il 25 dicembre di ogni anno: lo zio razzista e ignorante, la zia zitella e senza figli, i cugini viziati e così via.

Non sarà il film più bello o profondo del mondo, ma il citazionismo al cinema degli anni ’80 (da Gremlins a Predator) e le torture al limite del cartoonesco a cui i personaggi vengono sottoposti da giocattoli e omini di zenzero indemoniati valgono il prezzo del biglietto.

Parenti Serpenti

Rimanendo sempre in tema di ipocrisie in famiglia, ma con toni molto diversi, non può mancare in una lista di film di Natale Parenti Serpenti, diretto da Mario Monicelli nel 1992.

A Sulmona si stanno per celebrare le festività natalizie. Quattro figli con le rispettive famiglie si riuniscono nella casa dei genitori, il vicebrigadiere in congedo Saverio (Paolo Panelli) e la moglie Trieste (Pia Velsi).

I figli vivono disagi diversi: Lina (Marina Confalone), bibliotecaria sposata con un uomo che non la supporta e con un figlio che sembra odiare; Milena (Monica Scattini), casalinga costretta a convivere con il dramma di non poter avere figli; Alessandro (Eugenio Masciari), impiegato postale sposato con una donna superficiale che insulta continuamente la figlia, aspirante ballerina televisiva; infine, Alfredo (Alessandro Haber), professore di italiano celibe. Una notizia è destinata a sconvolgere la (finta) quiete familiare: i due anziani coniugi annunciano di aver deciso di trasferirsi a casa di uno dei loro figli.

Mario Monicelli, uno dei maestri della commedia all’italiana, ha sempre demolito, con il suo occhio disilluso, tutte le fondamenta della società. In Parenti Serpenti non è da meno e a essere bersagliata è proprio la famiglia, quell’istituzione che dovrebbe rappresentare un nido sicuro e che invece, è proprio il caso di dirlo, si rivela un covo di viscidi e tossici serpenti. L’atmosfera natalizia che si respira in famiglia, di cui tutti noi conserviamo il ricordo, presto svanisce per dare il posto a rancori, dissapori e ipocrisie che portano i protagonisti a scambiarsi vicendevolmente le colpe, giungendo a una discutibile decisione collettiva sul finale.

Il film uscì nelle sale nel marzo del 1992 e non fu accolto per niente bene. Ma, riguardato oggi è impossibile non notare come certe dinamiche familiari siano incredibilmente simili.

Film d’animazione da (ri)vedere

Canto di Natale di Topolino

L’avaro banchiere Ebenezer Scrooge (Paperon de’Paperoni) è talmente ricco da non spendere nemmeno un soldo e costringe il suo unico impiegato Bob Cratchit (Topolino), che vive in povertà assieme alla sua famiglia, a lavorare persino il giorno di Natale. Quella stessa notte, però, Scrooge riceve la visita del suo vecchio socio Marley (Pippo), ridotto allo status di anima dannata, che lo mette in guardia dalla visita di tre spiriti: gli spiriti del Natale passato, presente e futuro.

È impossibile contare le trasposizioni cinematografiche di Canto di Natale, uno dei romanzi più celebri dello scrittore Charles Dickens.
Nessuno però può dire di non aver mai visto Canto di Natale di Topolino, la versione made in Disney diretto da Burny Mattinson e distribuito il 16 dicembre del 1983.

Il film segna il ritorno del personaggio di Topolino sul grande schermo dai tempi del corto Topolino a Pesca del 1953 e vede la partecipazione di molte “star” della Banda Disney: Paperino, il Grillo Parlante, Gambadilegno, nonché di personaggi presi da altri lungometraggi della casa di Burbank come Robin Hood e Gli Aristogatti.

Dal racconto originale di Dickens Canto di Natale di Topolino riprende il suo messaggio di solidarietà e fratellanza nei confronti dei bisognosi, condendolo con il tocco magico tipicamente dinseyano.

La Freccia Azzurra

Un gruppo di bambini attende di entrare nella bottega di giocattoli della Befana, per chiedere i regali che vorrebbero ricevere la notte dell’Epifania. Sfortunatamente la Befana è a letto con l’influenza, proprio nel giorno che precede la consegna, e si ritrova costretta ad affidare l’incarico al dottor Scarrafoni, il suo avido assistente che impone ai bambini di pagare profumatamente i regali, se vorranno riceverli. Uno di quei bambini è Francesco, un ragazzino povero che desidera tanto possedere un trenino rinominato La Freccia Azzurra. Alcuni giocattoli, commossi dalla situazione di Francesco e scoperto il piano di Scarrafoni, decidono di partire alla ricerca del ragazzino.

Nel 1996 Enzo d’Alò, uno dei nomi più importanti per quanto riguarda il cinema d’animazione italiano e noto soprattutto per La gabbianella e il gatto, esordisce alla regia con questo adattamento dell’omonimo libro per bambini scritto da Gianni Rodari. Un film di una delicatezza unica, caratterizzato da disegni semplici e colori sì freddi, ma capaci anche di immergerci appieno in un’atmosfera fiabesca. Queste caratteristiche rendono La Freccia Azzurra un film adattissimo ai più piccoli, soprattutto per la sempreverde critica al consumismo sfrenato che tanto male non fa.

Due menzioni d’onore per il doppiaggio e le musiche. La voce del dottor Scarrafoni è quella dell’attore Dario Fo, mentre le musiche sono firmate da Paolo Conte, il quale vinse il premio per la miglior colonna sonora ai David di Donatello del ’97.

Klaus – I segreti del Natale

Il postino Jesper, viziato e abituato ai lussi, è stato bocciato per l’ennesima volta all’Accademia dei postini. Il padre decide di punirlo costringendolo a consegnare la posta a Smeerensburg, un villaggio situato al di là del Circolo Polare Artico.

Jesper si ritrova così in un paese grigio e ostile dove gli abitanti, divisi tra due clan in lotta tra di loro, non si scambiano nemmeno un saluto. Un giorno però si ritrova al cospetto di Klaus, un enorme e taciturno boscaiolo/falegname. Assieme a lui escogita un modo per far riavvicinare tra loro gli abitanti, specialmente i bambini: far scrivere loro delle lettere e consegnargli giocattoli.

Klaus – I segreti del Natale è uscito nel 2019 sulla piattaforma di streaming Netflix. A dirigerlo è Sergio Pablos, animatore che ha lavorato alla Disney (In viaggio con Pippo, Hercules e Tarzan) e che è stata la mente dietro la creazione di Cattivissimo me, uno dei franchise di punta della Dreamworks.

Con questo film, però, l’animatore spagnolo esordisce alla regia regalandoci una storia sulle origini di Babbo Natale molto originale. Non ci troviamo davanti all’immagine classica e ripetitiva del bonario nonnino riproposta da tanta cinematografia e pubblicità fino alla nauesa, ma a quella di un uomo possente, silenzioso e taciturno. Una corazza che Klaus si è costruito per nascondere un doloroso trauma e che, tuttavia, grazie anche al carisma e al desiderio di redenzione di Jasper, riuscirà ad alleviare donando ai bambini il calore che nella fredda compostezza del villaggio sembra essersi spento.

Con le sue animazioni delicate e poetiche, la storia che alterna momenti divertenti ad altri più riflessivi e una dolcezza di fondo Klaus, seppur più “giovane” rispetto a tutti gli altri film che abbiamo elencato, dovrebbe far parte obbligatoriamente di una lista di film di Natale, che piaccia o non piaccia questa festività. Soprattutto per quelli come noi più grandicelli, afflitti dagli impegni del quotidiano e nostalgici verso tempi in cui tutto era (apparentemente) più semplice.

Altri film di Natale:

Immagine di copertina: Pixabay

A proposito di Ciro Gianluigi Barbato

Classe 1991, diploma di liceo classico, laurea triennale in lettere moderne e magistrale in filologia moderna. Ho scritto per "Il Ritaglio" e "La Cooltura" e scrivo per Eroica Fenice da cinque anni. Amo la letteratura, il teatro, il cinema, le serie TV, la musica, i fumetti e l'arte. Preferisco scrivere piuttosto che parlare, perché sulla carta riesco a dire più cose di quanto non potrei fare con la voce.

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