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split screen

Cos’è lo split screen? 7 esempi nella storia del cinema

Lo split screen (letteralmente “schermo diviso”) è una tecnica che consiste nel suddividere appunto lo schermo in due o più inquadrature al momento del montaggio o girando con un’inquadratura multipla. Scopriamo alcuni film che si sono resi celebri proprio per l’utilizzo  dello split screen.

Dalle applicazioni più classiche a quelle più elaborate nate a seguito dell’avvento nel mondo cinematografico dell’uso del digitale, lo split screen è stato ed è un intelligente espediente per mostrare allo spettatore in un film uno stesso momento ma in diverse scene, così che si abbia un quadro completo della narrazione e dell’immagine. Ad esempio, è spesso utilizzata nella versione più classica ed immediata, quando l’inquadratura multipla è applicata alla scena di una telefonata, tra due o più interlocutori. Soprattutto se il momento filmico è lungo, o se contemporaneamente accade qualcosa di più sullo sfondo, lo spettatore ha così la possibilità di non perdersi nulla e la scena, sincronizzata con tutti gli eventi anche distanti nel luogo, è di conseguenza più ricca. Oppure può accadere di dover utilizzare tale tecnica proprio per mostrare più scene insieme ma a distanza di tempo (ad esempio cosa accade a diversi personaggi, e all’ambiente, se si trovano nello stesso luogo ma in epoche diverse). Un effetto che è tipico dei videogiochi multiplayer, o ancora meglio nelle strisce dei fumetti, quando con forme diverse si vuole esprimere un’unica sensazione del momento vista da più prospettive.

5 film che hanno utilizzato la tecnica dello split screen: Il letto racconta… (1959)

Numerosi sarebbero gli esempi, ma pensiamo a film come la simpatica commedia americana Il letto racconta… (Pillow talk) diretto da Michael Gordon, che proprio la trama permette un utilizzo sagace dello split screen. Jan e Brad sono costretti ad avere a che fare l’uno con l’altra perché hanno la linea telefonica in duplex, in comune: l’uomo allora decide di spacciarsi per un corteggiatore della ragazza, e da lì si susseguono tante scene in cui i due protagonisti Doris Day e Rock Hudson chiacchierando al telefono, al letto, nella vasca da bagno, finiscono per innamorarsi. Grazie alla creatività e originalità delle scene con lo split screen e i dialoghi spiritosi, il film ottenne un grande successo, anche per il sottotesto equivoco ed erotico, e un Oscar come migliore sceneggiatura.

Napoléon (1927)

Uno dei primi lungometraggi che utilizza lo split screen è il francese Napoléon del visionario e avanguardista Abel Gance. Si tratta di una biografia dell’imperatore (interpretato da Albert Dieudonné) che va dall’adolescenza fino alla campagna in Italia del 1796, un film che ebbe tantissima risonanza e che viene ricordato come un’innovazione nella storia del cinema proprio per le diverse sperimentazioni che compì come appunto lo split screen e il sistema “Polyvision”, che consisteva nel girare con tre schermi divisi che allargavano la visione.

Il caso di Thomas Crown (1968)

Uno dei lungometraggi invece che utilizza quasi esclusivamente la tecnica dello split screen è il giallo/commedia Il caso di Thomas Crown di Norman Jewison. Un ricchissimo imprenditore (Steve McQueen) viene scoperto da una giovane detective (Faye Dunaway) quando compie una rapina nella stessa banca in cui aveva precedentemente lavorato. Tra i due inevitabilmente nasce l’amore; ciò che venne criticato maggiormente del film fu proprio l’uso massivo dello split screen, come nella famosa e concitata partita di polo, in cui spettatori, fantini a cavallo e pallina da gioco esplodono in più immagini.

Io e Annie (1977)

Passando in rassegna cronologicamente i film più celebri, ricordiamo Io e Annie di Woody Allen, un cult movie di genere comedy con una giovane e hippie Diane Keaton. Un film entrato nell’albo del cinema non solo come commedia romantica, nel tipico stile alleniano, quello di mettere in scena nevrosi e turbe del suo io, ma di culto perché reale, un uso del cinema a cui Allen ha saputo dare un carattere. Io e Annie presenta l’uso di tante tecniche come lo split screen ma anche il camera look, continui flashback e flashforward.

Requiem for a Dream (2000)

In Requiem for a Dream, film onirico diretto da Darren Aronofsky interpretato da Jared Leto e Jennifer Connelly, tratto dall’omonimo romanzo del 1978 di Hubert Selby, oltre a primi piani schiacciati e l’utilizzo del time lapse, lo split screen è presente in maniera determinante. Uno degli utilizzi è all’inizio del film, quando il protagonista Harry, tossicodipendente, arriva a casa della madre (Ellen Burstyn) per rubarle il televisore: nel frattempo i due discutono e la donna si rinchiude in una stanza mentre il figlio è fuori, così contemporaneamente lo spettatore può assistere alla scena concitata e alle sensazioni sul volto dei personaggi.

Kill Bill vol. 1 (2003)

Del 2003 è il primo volume di Kill Bill diretto da Quentin Tarantino, con una strabiliante Uma Thurman nei panni de La sposa, o Black Mamba, che decide di dedicare la sua vita alla vendetta e uccidere Bill, colui che insieme ad altri (che inseguirà nel corso della storia) è responsabile del massacro dei Due Pini: l’uccisione del suo futuro marito, degli invitati presenti al suo matrimonio e di suo figlio in grembo, lasciando lei in fin di vita. Il film, oltre ad essere un classico della prospettiva filmica tarantiniana, b-movie e splatting compresi, è ricco di flashback in cui si crea un filo conduttore della storia, quella che ha portato Black Mamba a volere vendicarsi dei suo aguzzini. Uno di questi è il momento in cui si trova in ospedale ancora in coma dopo essere sopravvissuta alla sparatoria, e arriva sotto le mentite spoglie di un’infermiera Elle Driver (Daryl Hannah), pronta per ucciderla con un’iniezione letale una volta per tutte. Contemporaneamente, lo spettatore viene a conoscenza dello stato de La Sposa e la osserva inerme, passiva nel letto, mentre non poco lontano da lei la parte attiva, Elle si predispone ad ammazzarla, sistemandosi gli abiti e preparando la siringa.

(500) giorni insieme (2009)

L’ultimo lungometraggio di cui parliamo che utilizza la tecnica dello split screen è la commedia romantica (500) giorni insieme  diretta da Marc Webb. Il film è girato con diversi espedienti, e non ha una linearità cronologica, ma è volto soprattutto a far comprendere i momenti positivi e negativi della storia d’amore tra i due protagonisti, Zooey Deschanel e Joseph Gordon-Levitt. Uno di questi comprende una vera e propria sequenza, in cui accanto a ciò che accade davvero, il regista mostra le aspettative del protagonista durante una giornata di festa, un breve “sliding doors” come “quello che avrebbe voluto che accadesse”.

Ilaria Casertano

Fonte immagine: fanpop.com

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