John Barton: Il libro dei libri | Recensione

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Il saggio Il Libro dei libri. Una storia della Bibbia di John Barton (Garzanti, 2021) si propone di affrontare il problema della contestualizzazione della Bibbia attraverso una analisi molteplice, che si richiama a diversi ambiti di ricerca (analisi strutturale, storica, linguistica e complessivamente esegetica). Il risultato è un testo agevole, in forma divulgativa, volto alla comprensione delle ragioni insite del “Libro dei libri” e del suo modo di essere percepito dalla comunità religiosa e laica.

Il Libro dei libri: John Barton in una contestualizzazione della Bibbia

Ciò che emerge fin dalle prime pagine del Libro dei libri fa sì che il lettore, così come il suo autore, sia posto in un’ottica esterna ai pregiudizi religiosi allo scopo di privilegiare un punto di vista obbiettivo nell’osservazione dei fenomeni che hanno portato la Bibbia, nella sua natura composita, ad essere considerata oggi il Libro sacro dei cristiani. Dovutamente preliminare è l’osservazione per cui la Bibbia che oggi conosciamo sia stata il frutto di interpolazioni testuali che ne conferiscono una apparente omogeneità. I testi ivi contenuti, inoltre, sono da intendersi come “figli di padri ignoti”, ovvero, salvo convenzioni, solo raramente si conosce o ipotizza la reale identità dell’autore. Di altra natura, deputata alla convenzione dei concili (in particolare il Vaticano II, 1962-1965) e, soprattutto, all’intima riflessione, è la questione riguardante l’“ispirazione” sacra di tali testi: argomento ozioso e pedante da trattare ai fini di una corretta contestualizzazione, nelle varie epoche, della Bibbia (tale problema è comunque affrontato in una prospettiva storico-critica alle pp. 517-520).

Altra riflessione preliminare, ora non oziosa, è quella riguardante parte della percezione del Libro da parte di quelli che l’autore nomina “fondamentalisti”, ovvero coloro che ritengono che quanto espresso nella Bibbia corrente rispecchi l’etichetta del buon cristiano: John Barton, infatti, avverte che «le strutture e i contenuti del credo cristiano, anche fra i fedeli che ritengono che la loro fede sia perfettamente radicata nella Bibbia sono organizzati e articolati in modo diverso dai contenuti scritturali. È un fenomeno facilmente osservabile nel fondamentalismo cristiano, che, pur idolatrando la Bibbia, nella maggior parte dei casi la comprende malamente. I fondamentalisti venerano una Bibbia che in realtà non esiste, un testo perfetto che riflette in toto ciò in cui essi credono. La storia della Bibbia che sta per raccontare (nel bene e nel male) risulterà sicuramente sconcertante» (p. 20). Si tratta di un problema di contestualizzazione che, da quanto affermato dall’autore, pare rendere cieca quella fetta di fedeli che scade nel bigottismo e che sostiene, tanto incrollabilmente quanto superficialmente che la Bibbia vada a conciliare “teoria” testuale e “prassi” quotidiana. A tal proposito, prosegue così Barton: «Uno dei miei obiettivi in questo libro è dimostrare che esistono invece aspetti inconciliabili e che le fedi che si appellano al testo biblico non sono del tutto coerenti con esso, pur essendovi chiaramente strettamente legate» (p. 30).

Dopo essersi soffermato sui generi sottostanti la struttura della Bibbia ed averne analizzato, stilisticamente e linguisticamente i libri narrativi, i libri dal contenuto legislativo e sapienziale, i libri profetici e i libri poetici, l’autore passa al discorso riguardante l’accettazione canonica dei testi nel corpus biblico, evidenziando come gli scritti dal contenuto profetico (in particolare dell’Antico Testamento) furono da sempre accettati come tali salvo poi effettiva canonizzazione avvenuta per mezzo dei concili. Grande importanza, nel corso della trattazione hanno i Vangeli, gli Atti degli apostoli e le Lettere, documenti volti a definire, ancora una volta, la percezione storica del senso cristiano nel corso delle epoche contemporanee e successive all’esistenza, appunto storica, di Gesù di Nazareth. In tal senso, le pagine dedicate alla trasmissione scritta del documento biblico per opera di ignoti copisti assumono il carattere di una disquisizione sommariamente filologica, dati i numerosi punti oscuri legati ad eventuali archetipi e descripti (pp. 524-527).

Ricondotta così alla sua natura “libraria”, la Bibbia, diversamente, da quanto si potrebbe pensare, non diventa dunque un monolite con cui confrontarsi in termini archeologici, recante cioè ambienti, situazioni, credenze, detti, aforismi, ecc., ormai morti e sepolti nel tempo che fu: il documento biblico, collocato storicamente mediante continue interpretazioni, si presenta oggi recipiente di un contenuto estremamente vario, in grado, fuor di fondamentalismi, non di imporre un credo, ma di spingere a riflettere sul dubbio radicato nel concetto di foedus, intesa come forma di percezione del reale e dell’ideale circostanziale: «I libri storici e narrativi, sia quelli veterotestamentari sia i Vangeli e gli Atti degli Apostoli, non espongono la loro storia in modo da indirizzarci verso ciò in cui dovremmo credere, ma creano un mondo in cui possiamo entrare e usare la nostra facoltà immaginativa per cambiare le nostre percezioni. Ecco perché bisognerebbe assegnare importanza anche alle parti narrative della Bibbia e non solo alle sue definizioni dottrinali o direttive» (p. 528).

In tal senso è, infine, da intendersi l’insegnamento proprio della Bibbia, denudato da clericalismi, moralismi e concettismi che distorcono, non tanto il messaggio, quanto il significato sotteso alla parola: «Solo in una simile prospettiva credo che sia possibile far coesistere due atteggiamenti ugualmente essenziali: essere realistici su ciò che la Bibbia e la fede cristiana contengono realmente, senza forzare le prove in nessuna delle due direzioni; e rendere giustizia al libro che ha alimentato generazioni di cristiani, senza trasformarlo in un dittatore di carta e nemmeno costringersi ad accettare che il suo significato sia quello decretato dalle autorità religiose» (p. 531).

Nel suo Libro dei libri, John Barton, contestualizzando la struttura composita della Bibbia, restituisce il “Libro dei libri” ad una dimensione storica e soprattutto umana, sottraendolo così a quella astorica grossomodo e incontrovertibilmente riconosciutagli dai fondamentalisti del cristianesimo.

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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