La sindrome di Madame Bovary: il concetto di Flaubert

La sindrome di Madame Bovary: il concetto di Flaubert

La sindrome di Madame Bovary, meglio nota con il termine “bovarismo“, descrive un modello comportamentale caratterizzato da uno stato di insoddisfazione cronica. Sebbene non sia una diagnosi clinica ufficiale, questo concetto psicologico e letterario nasce nel 1856 con la pubblicazione del celebre romanzo di Gustave Flaubert, Madame Bovary. Il bovarismo si fonda sulla profonda disillusione che deriva dal divario tra una realtà mediocre e un’ideale di vita romanzato, alimentato da aspettative fittizie tratte dalla letteratura e, oggi più che mai, dai media e dai social network.

A differenza dei romanzi di Jane Austen, che spesso si concludono con il matrimonio come coronamento di un sogno, Flaubert inizia la sua analisi proprio dalla vita coniugale, mostrando come la noia e la frustrazione della protagonista diano origine a questo perenne stato di scontentezza.

Caratteristiche della sindrome di Madame Bovary

Il concetto di bovarismo, analizzato da diverse prospettive psicologiche come quelle riportate dal giornale scientifico State of Mind, identifica una serie di comportamenti e atteggiamenti ricorrenti che definiscono chi vive questa condizione.

Sintomo psicologico Descrizione del comportamento
Incapacità di accettare la realtà La vita quotidiana è percepita come noiosa e deludente rispetto a un mondo ideale e immaginario.
Fuga nella fantasia Si costruisce una personalità fittizia e si vive in un mondo di sogni ad occhi aperti per evadere dalla mediocrità.
Ricerca ossessiva di passioni Bisogno costante di emozioni forti e amori travolgenti, che porta a relazioni instabili e spesso distruttive.

Le origini nel romanzo: l’infelicità di Emma Bovary

Il tema principale dell’opera è la noia che nasce dall’insoddisfazione della protagonista, Emma, legata al rapporto con il marito Charles, un uomo mediocre. L’influenza dei romanzi romantici che ha letto la spinge a desiderare una vita di lusso, passioni travolgenti e ammirazione. Inizia così la sua ricerca di una realtà alternativa, che penserà di trovare in una serie di amanti. Fu il filosofo francese Jules de Gaultier a coniare, nel 1892, il termine “bovarismo” per descrivere questa tendenza a concepirsi diversi da ciò che si è.

L’adulterio come fuga dalla realtà

Un ruolo centrale nel romanzo è ricoperto dall’adulterio. A differenza dei romanzi tradizionali, dove il matrimonio è il lieto fine, in Madame Bovary è l’inizio del dramma. Dopo il matrimonio e la nascita di una figlia, Emma tradisce il marito. L’adulterio diventa per lei un atto di autodeterminazione individuale, la massima espressione del desiderio di evadere da una vita che la delude.

Le conseguenze: la critica di Flaubert al romanticismo

Il desiderio di Emma la conduce alla rovina. Intrappolata dai suoi amanti, che uno dopo l’altro deludono le sue aspettative, la sua anima diventa un campo di battaglia. La sindrome di Madame Bovary si trasforma in un conflitto interiore, una perenne insoddisfazione che la condurrà al suicidio con l’arsenico, una morte terribile nella sua banalità.

Con questo finale, l’intento di Flaubert diventa evidente. Il romanzo è una potente critica al Romanticismo e alla sua tendenza a idealizzare la realtà. L’illusione e la costante ricerca di un ideale irraggiungibile, secondo l’autore, non portano alla felicità, ma a una tragica e perenne insoddisfazione.

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 23/09/2025

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