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La stagione della Strega di J. L. Herlihy, edizioni Centauria (Recensione)

Una storia di rivoluzione che, anche se anacronistica, permette di rivivere le fantasie e i desideri di una intera generazione. Attraverso gli occhi di una diciassettenne “figlia dei fiori”, James Leo Herlihy con La stagione della Strega racconta i tumultuosi anni a cavallo tra il Sessanta e il Settanta che cambiarono la storia in America: pubblicato in Italia da edizioni Centauria.

New York, 1969. La ribelle diciassettenne Gloria Random fugge dalla tranquilla cittadina di Belle Woods, Michigan, lontano dalle grinfie religiose e borghesi della mamma, presa più a preoccuparsi di ciò che pensa la gente della sua vita piuttosto che occuparsi di essa. Insieme al suo inseparabile miglior amico John raggiungerà la Grande Mela, in cerca di un cambiamento che la aiuti ad affrontare quello verso l’età adulta, in una città che possa davvero essere la più grande testimonianza di una rivoluzione in atto, quella hippie, contro la politica di Nixon e l’ingiustificata guerra in Vietnam.

La stagione della Strega è, sin dalle prime pagine, un romanzo che gioca su una lotta rivoluzionaria per niente lontana dall’autore. Un viaggio trascendentale che, seppur sviluppato in pochi mesi in forma di diario della giovane protagonista, arricchisce per la sua narrazione esaltante, contraddittoria, piena di desideri e amore, sotto il motto molto più che sintetizzante “peace and love”; proprio come i pensieri di Gloria, anzi Strega, e quella che fu la sua generazione in America negli anni Settanta.

Come ci dice anche nella postfazione il traduttore Massimo Gardella, da buon drammaturgo e personalità controcorrente qual’era Herlihy, scrittore e attore sia per il teatro che al cinema, tutta la storia e i vari personaggi che Strega incontrerà durante questa esperienza sono avvolti in una drammatica quanto esagerata realtà, fatta di filosofiche osservazioni, necessarie dissertazioni sul mondo che sta cambiando, sulla crudeltà latente e sulla possibilità di creare un futuro pieno di pace, partendo da una reclusa comunità come era allora quella hippie. E se oggi chi non ha vissuto quel momento storico la ricorda solo come “droga, sesso e rock ‘n’ roll”, l’autore ci mostra invece la lotta di un’intera generazione speranzosa e bisognosa di migliorare il futuro per sé e per le generazioni a venire: una lotta che probabilmente fu incomparabile e davvero rivoluzionaria.

Fulcro e voce di questa comunità è dunque Gloria e il suo amico omosessuale Roy, aka John, che sentendosi inadatti ai tempi così fuori controllo come quelli che viveva la società americana, scelgono (ma in realtà sapevano da sempre di appartenere) la minoranza, alla ricerca l’una del padre mai conosciuto, l’altro per disertare l’esercito e la guerra in Vietnam. Con loro pochi dollari, sufficienti dopo una serie di allucinanti e psichedeliche peripezie per farli accogliere in una casa comune a New York, in Canal Street, dove la cultura hippie predomina, governata da una Madre e un Padre, Doris e l’ex psichiatra Peter, di una piccola famiglia di fratelli e sorelle.

“La cultura hippie” nell’ultimo libro di James Leo Herlihy, edito da Centauria

Insieme a loro Jeanette, Archie, Sally Sunflower, Nyoom, e lo spirito di Will, vecchio coinquilino che si trova in carcere proprio a causa delle sue idee pacifiste e contro la visione del governo. Tra continue discussioni sulla possibilità di un mondo migliore e riflessioni sulla distruzione dilagante, questi seguaci della Beat generation rispecchiano in pieno la cultura dei “figli dei fiori”: rivoluzione sessuale e uso di stupefacenti al fine di allargare i confini della conoscenza e della spiritualità, chiusa in canoni stereotipati e deleteri. Tutto ciò viene perfettamente incarnato dalla giovane Strega, una ragazzina che vive il suo tempo in modo totalizzante, ma anche un adolescente che sente il peso di un cambiamento interno, pieno di dubbi e di malinconia alternati a sprazzi di gioia e ostentata consapevolezza di poter fare, ed essere, qualsiasi cosa.

I migliori passaggi di Herlihy sono proprio quelli in cui si manifestano appieno queste contraddizioni, anche solo contemplando una giornata dal clima mite: “Non era bella, era magnifica. La detestavo. E soffrivo. Era una di quelle giornate tipiche dei tempi della scuola, ventosa e soleggiata eppure dall’aria frizzante tanto da portarsi un maglione, giusto in caso, e provavo un’intensa nostalgia per quei giorni lontani, quando ero davvero giovane e spensierata, senza alcun tormento interiore. C’erano stati veramente giorni così? Come no, migliaia! Allora decisi di riaverne uno”.

A contrastare e fare da portavoce al pensiero maggioritario, l’autore inserisce Hank, il padre mai conosciuto di Gloria, che sarà un tassello importante per gli stravolgimenti interiori della protagonista; il classico uomo bianco sulla quarantina che ha sognato da giovane anch’ egli una rivoluzione, seppur diversa, ma che ora si ritrova ad essere disilluso e affranto dalla distruzione imminente.

In La stagione della Strega edito in Italia dalla casa editrice Centauria, accanto a riflessioni politiche e permeate dalla cultura hippie, l’autore vi inserisce momenti a sé che sembrano essere più scene teatrali e drammaturgiche, degne di una visione extrasensoriale. Ad esempio l’incontro tra Gloria e il truccatore Edward, o il racconto su “come potrebbe essere” la vita della ragazza, che interrompe la cronologia degli eventi in modo autentico, dolce, surreale e fanatico.

Sono proprio queste ultime sensazioni che rappresentano l’ultimo romanzo di Herlihy, coscienziosamente pubblicato da Centauria. Oggi, in questi tempi attuali, dovrebbe essere letto sì con cognizione di causa, ma anche riflettendo su come una generazione di giovani decise di cambiare, attraverso un movimento controculturale, un mondo costruito da errori passati, e che sentivano di non meritare. E nel finale riecheggia la necessità di partire dalle origini, di sentirsi adulti e padroni di un cambiamento che, molte volte fondato sul dolore, appartiene a tutti i giovani, di ogni epoca.

Ilaria Casertano

Fonte immagine: Ufficio Stampa edizioni Centauria

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