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Eroica Fenice

Bipuntato

Bipuntato e l’interessante esordio con Maltempo

Nell’immensa galassia del panorama indie italiano è nata una nuova stella, che porta il nome di Bipuntato e del suo album d’esordio: Maltempo.

Dietro lo pseudonimo di Bipuntato si nasconde Beatrice Chiara Funari, ex voce dei Diamine divenuta nota nell’ambiente romano grazie alle collaborazioni con il rapper Carl Brave nei brani E10 e Scusa di quest’ultimo, a cui sono seguite aperture di concerti di vari artisti e la partecipazione allo Sziget Festival di Budapest, il più importante festival estivo dell’Europa dell’est. Maltempo, l’album d’esordio uscito il 6 marzo, rappresenta la consacrazione di un lungo cammino che coincide con il suo esordio da solista.

Maltempo. Album dalle sonorità “umorali”

Il minimo comune denominatore che lega tutti le canzoni dell’album è, come si può benissimo capire fin dal primo ascolto, il tempo che scorre. Un tempo che non ricopre il ruolo di entità indipendente, ma che influenza il destino di ogni singolo individuo: stiamo parlando delle meteoropatia che la stessa cantautrice, in un’intervista rilasciata per Insidemusic, definisce come «uno stato d’animo» o anche «un modo di vedere la vita».

Lungo questa matrice si dipanano gli otto brani dell’album, dai titoli che lasciano ben poco all’immaginazione: Meteo, Previsioni, Della notte, Maltempo, giusto per citarne alcuni. Sono tutti brani che risentono di varie influenze a livello musicale. La melodia accattivante e accessibile di Maltempo, la canzone che dà il titolo all’album, ricorda molto il pop. In brani come Cassetti, Circostanze e Previsioni a dominare sono le sonorità R’n’B che ricordano moltissimo il Neffa degli anni ’90, mentre qualche traccia di blues unita a tastiere synth pop colora la già citata Della notte, una malinconica riflessione su un amore conclusosi e di cui non restano che cocci, immagini spezzettate e istantanee sbiadite.

Immagini di un amore finito

Proprio i testi rappresentano l’altro punto d’interesse di questo album. Bipuntato (o B. , come preferisce firmarsi), dimostra di saper usare molto bene la penna, anche se la materia dei brani è pressoché identica: le riflessioni sulla fine di un rapporto. Un tema già anticipato dalla copertina dell’album, uno scatolone di fazzoletti che richiamano quelli di una nota marca e che, come si è detto sopra, viene espresso tramite prelievi di frammenti della propria memoria e in sincronia con il tempo nuvoloso e a tratti piovoso in cui si possono inserire.

Un buon esempio è Meteo, brano in cui la cantautrice ricorda gli attimi trascorsi con la persona amata tramite elementi (per citare le stesse parole di Bipuntato) “di poco conto“: un vecchio messaggio sul cellulare, il ricordo di lui impegnato in varie faccende…tutte cose che vengono incamerate in una «una valigia di parole che non ho detto» e che oramai hanno perso la loro importanza.

Lascia stare, il brano di chiusura, testimonia l’impronta intimista di cui l’album è cosparso. Il ritornello rasenta la classica diatriba odi et amo (Lascia stare/Davvero, non importa, lascia stare/Ti amo, non ti amo, non è questo l’importante/Sono un mostro da evitare e questo basterà alla gente) che descrive benissimo la paura di amare o di non riuscire a farlo. Un conflitto interiore anticipato da Bruma, una parte strumentale di un minuto e ventitré secondi da intendere come un momento di stasi, un preambolo prima della fine.

Un esordio interessante per Bipuntato

Non possiamo rimarcare quanto detto all’apertura di questa recensione: che Maltempo è un lavoro interessante sotto ogni punto di vista. Dal connubio di varie sonorità accompagnate da una voce calma e riflessiva al filo che lega ogni singolo testo all’altro, rendendoli parte di un solo tessuto narrativo.

Una piacevole scoperta, che non si limita al primo ascolto. Anzi, la possibilità di riascoltare lo stesso brano o l’intero album dall’inizio non è da escludere.

Fonte immagine copertina: Ufficio Stampa.

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