Farewell To All We Know: ultimo album di Matt Elliott

Matt Elliott - Farewell To All We Know

Il 27 marzo è uscito, per la Ici D’Ailleurs, Farewell To All We Know, ultimo album del cantante folk Matt Elliott, alias Third Eye Foundation, che ha lavorato assieme a David Chalmin (arrangiamenti), Gaspar Claus (violoncello) e Jeff Hallam (basso). Si tratta di un album lento, malinconico, ma con la speranza sempre presente sullo sfondo. Questo si riflette nelle suggestive melodie, che ispirano questi sentimenti, e nello stile di Elliott, che sembra quasi che reciti una lenta poesia più che cantare.

Farewell To All We Know si apre con What Once Was Hope, brano strumentale con ruolo predominante della chitarra, in un clima lento e velatamente malinconico. Segue Farewell to All we Know, omonima dell’album, in cui la malinconia passata sembra dissiparsi nella speranza di un futuro diverso. Si tratta di una lenta e lunga ballata che è allo stesso tempo un mesto addio a ciò che si conosce ed un invito a continuare a danzare, in cui il ritmo rallenta man mano tra arpeggi di pianoforte e chitarra per poi chiudere il brano in un crescendo che si smorza nel finale.

Farewell To All We Know: profonde e lente ballate

In The Day After That invece una voce calda e lenta avvolge l’ascoltatore in una melodia a base di chitarra, pianoforte ed archi, con le sue intenzioni per il futuro di prendere la vita così come viene, con gentilezza e senza cinismo. Nella successiva Guidance is Internal si torna ad una strumentale, più veloce e sognante della precedente What Once Was Hope, ma sempre velatamente malinconica e per certi versi anche più cupa.

Con Bye Now si torna a brani cantati, andando stavolta decisamente su una musicalità lenta, sognante e quasi fiabesca, teatro di un triste addio ad una persona cara. Con la sua atmosfera malinconica dall’inizio tra archi, pianoforte e voce profonda segue Hating The Player, Hating The Game. È un brano sul senso della vita vista come un “gioco” che si è obbligati a fare seguendo certe regole e che finisce inevitabilmente con la morte: una riflessione su occasioni non colte, rimorsi per errori passati e sull’inevitabilità della morte. Can’t Find Undo è invece un brano molto particolare, con un’atmosfera cupa data dalle voci in sottofondo e dall’incalzare della musica della chitarra e degli archi, con il testo che si incentra sui cambiamenti, passati e presenti, e sulla loro irreversibilità.

Aboulia descrive appunto una condizione di abulia: una resa al mondo, percezione della “fatica di vivere” e mancanza di volontà di cambiare, il tutto evidenziato dalla melodia particolarmente lenta e avvolgente. Nella seguente Crisis Apparition la sonorità si fa quasi mistica, con il protagonista che ha come una visione della sua casa in fiamme, simbolo della fine di un grande amore e del dolore e della rabbia che ne conseguono. A chiusura dell’album Farewell To All We Know troviamo The Worst is Over, brano che chiude con un messaggio di speranza, ripetendo che forse il peggio è finalmente finito, su di una melodia rilassata e priva di sottofondi malinconici che si conclude in un crescendo festoso, quasi ad indicare un messaggio di speranza a chiusura dell’album.

Francesco Di Nucci

Foto: ufficio stampa, opera di Léa Jiqqir

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