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Eroica Fenice

La categoria Food contiene 256 articoli

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24hours pizza people: un magazine cartaceo sulla pizza

24hours pizza people: parlare di cibo su carta nel 2019 Senza girarci troppo intorno, possiamo affermare che fare stampa è sempre più difficile: districarsi tra mille insidie e con il megafono del web l’informazione tende a distorcersi ed anche a smarrirsi in diecimila labirinti. Spesso, l’informazione prende una piega non desiderata oppure concetti validi si sfaldano nel mare magnum di internet. Riportare l’informazione ad una dimensione più pop e cartacea risulta ancora più difficile. C’è un tentativo interessante però in giro, a partire proprio da quest’anno 2019. Si tratta di 24hours pizza people, una fanzine cartacea a diffusione semestrale che tratta di un tema particolarmente apprezzato: la pizza. 24hours pizza people è un lavoro corale di autrici ed autori, illustratori, fotografi e protagonisti del pazzo mondo pizza, prodotto che ha agglutinato città di tutto il mondo rendendole simili e diverse. Ogni città ha la sua tendenza: scopo della fanzine è, appunto, raccontare le tendenze di ogni città. La fanzine cartacea ha una tiratura di 1500 copie per numero, due numeri programmati all’anno con firme sempre nuove, un costo di 15 euro a numero. 24hours pizza people è acquistabile all’indirizzo www.24hourspizzapeople.com/about. Alla guida di 24hours pizza people c’è la giornalista Martina Liverani, nome conosciuto nell’ambito della stampa gastronomica con una lunga carriera alle spalle. Oltre la fanzine, è creatrice e direttrice di Dispensa. Insieme a lei, i fratelli Aloe: calabresi di origine, possiamo tranquillamente dire che hanno esportato il loro concetto di pizza etica e sostenibile in Italia ed in Europa con il concept Berberè (a Londra, con due “postazioni” di Radio Alice). 24hours pizza people sin dal nome è un chiaro omaggio alla pellicola di Micheal Winterbottom 24hour Party People, che a sua volta racconta uno spaccato di subcultura cittadina che fu Factory Records, raccoglitore di tendenze musicali cittadine negli anni Settanta. Pizza al fuoco ce n’è, ma avevamo la curiosità di capire il percorso e l’evoluzone di questo ambizioso progetto. Il modo migliore era intervistare Martina Liverani: l’abbiamo fatto, per capire da dove nasce un’idea così singolare ed anche com’è lavorare con due menti vulcaniche come quelle dei fratelli Aloe. Ciao Martina! Hai 5 righe per presentarti, parlando di quello che vuoi: vogliamo assolutamente sapere chi c’è alla guida di questo progetto e vogliamo saperlo secondo Te. Ho 42 anni sono una giornalista e food writer, mi occupo principalmente di cibo. Negli anni ho collaborato con diverse riviste, da Repubblica a Vogue, da Sale&Pepe a Monocle.  6 anni fa ho fondato una mia casa editrice e una rivista indipendente che si chiama Dispensa, che parla di cibo raccontando le storie di generi alimentari e generi umani. Descrivici Dispensa, il magazine creato da te: è un progetto abbastanza “singolare” nel mare di progetti vari italiani incentrati sul cibo e tutto ciò che lo circonda. A metà tra un libro e una rivista, Dispensa racconta “generi umani e generi alimentari”, ma non ha pubblicità, non illustra ricette, non intervista Chef stellati da panorama televisivo, non la butti dopo un anno e […]

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Spicchi d’Autore a Portici, ecco il nuovo menù invernale

Giovedì 19 dicembre presso Spicchi d’Autore, a Portici, si è tenuta la presentazione alla stampa del rinnovato menù invernale. La pizzeria, che ha sede anche a Napoli e ad Aversa, è l’unica ad offrire la possibilità di provare, su un’unica pizza, fino a quattro spicchi di gusti diversi, consentendo al cliente di intraprendere un personale percorso di degustazione. Il menù invernale della Pizzeria Spicchi d’Autore Il menù presentato concilia efficacemente la tradizione e l’innovazione a partire dall’Antipasto dei Monzù, composto da una crostata alla finanziera, uova alla monachina e crocchette di crema di pollo. I monzù erano i cuochi dell’aristocrazia nel Regno delle Due Sicilie, che avevano messo a punto delle gustose ricette legando insieme la cucina francese con quella napoletana. Tali ricette, pur tramandandosi negli anni, sono ormai patrimonio di poche persone, fra cui Gerardo Modugno, che ha fornito una preziosissima consulenza alla pizzeria. La degustazione è continuata con l’assaggio delle pizze, il cui impasto morbido e digeribile, con cornicione alto e alveolato, è frutto dello studio certosino e della esperienza dei pizzaioli, capaci di combinare la temperatura e il grado di durezza dell’acqua, la giusta percentuale di idratazione della pasta e la quantità del lievito. A questo vanno poi aggiunti altri due importanti elementi: la lenta lievitazione, di 24-48 ore, e la farina con germe di grano attivo, un elemento salutare che ha effetti benefici sul corpo e che rendono il disco di pasta fragrante e molto profumato. Gli ingredienti, sempre di stagione e a marchio DOP e Slow Food, prestano fede alla territorialità e sono combinati in maniera sapiente. Fra le proposte più interessanti per noi, e dunque da provare, ci sono la Cetara, con tonno, pomodori secchi, cipolla ramata di Montoro, pistacchi freschi e provola, la Lardiata, con fior di latte, lardo di colonnata e pere all’uscita, la ReBaccalà, con fior di latte, pesto di pistacchio, filetti di baccalà e chips di baccalà all’uscita, e la Napulè, con ragù, polpette e friarielli. Buone anche la Raffinata, con fior di latte, noci e blu di bufala e la Ariccia, con porchetta di Ariccia e patate viola. A concludere degnamente la serata, come dolci, la classica Pastiera Napoletana e Le Bombette. Proprio queste ultime sono state una piacevole scoperta: si tratta di pasta di pizza fritta guarnita, a scelta, con ricotta, zucchero e limone o cioccolato bianco e pistacchio. Un dolce molto semplice, dunque, ma capace di sprigionare degli aromi molto dolci, forti e piacevoli. In carta, però, troviamo anche alcune dolci creazioni del pasticciere della Costa d’Amalfi Sal De Riso. In conclusione, noi di Eroica non possiamo che promuovere il nuovo menù invernale e l’idea intelligente della Pizzeria Spicchi d’Autore, che va incontro all’esigenza del cliente di provare gusti e combinazioni diverse, proposte in carta, senza dover acquistare più pizze.   Fonte immagine: spicchidautore.it

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Dambo: carne, focaccelle e non solo!

Nasce nel cuore della city napoletana, nella centralissima Piazza Municipio, Dambo Beef & grill, locale dal sapore e dalla filosofia americana che punta su una proposta food d’eccellenza e su tre specialità su tutte: drink, focaccelle e carne. Ma andiamo con ordine: Il brand si ispira al quartiere di Brooklyn “Dumbo” e ai suoi locali che sono sempre tra i punti di ritrovo per business man e giovani che cercano non solo buon cibo, ma un posto dove poter condividere spazio e tempo in serenità e in un’atmosfera di design ed eleganza. Ecco perché la scelta di uno stile rispecchia molto i locali di Brooklyn, così come la proposta drink, prima colonna portante della scelta gastronomica del ristorante. Il cocktail bar con la professionalità dei bar tender propone abbinamenti senza tempo e quello più di tendenza. Sperimentare e portare avanti le tradizioni, questo il binomio semplice ma vincente sposato. E a proposito di innovazione, un’interessante idea è quella di accompagnare soffici e sfiziose focaccelle ai cocktail. Dulcis in fundo, la cena che da Dambo è un’esperienza appagante per i carnivori ma non solo. Al  di là delle carni selezione Cillo, ci sono infatti numerose e deliziose proposte vegetariane. Dambo Beef & grill, una focaccella tira l’altra! Durante la meravigliosa cena organizzata per la stampa dalla giornalista Valentina Castellano, abbiamo potuto assaggiare diverse specialità: Aperitivo: chips artigianali, lupini e arancina al lime; focaccella con caciocavallo fuso, broccoli e pomodorini secchi; focaccella andria con formaggio fuso, guanciale croccante, friarielli e pesto al peperoncino. Antipasto: patata cotta al vapore, uovo biologico, tartufo nero irpino fonduta di caciocavallo biologico e germogli di rucola. Carni: Battuta cottata di marchigiana, dressing di sedano, passatina di ceci con funghi porcini. A seguire, costata di maiale pesante affumicata con legno di faggio e ciliegio Contorni: patate al forno, funghi porcini e lingue di cane Dolce: mousse al cioccolato fondente 72%, frutti di bosco, cialda di frolla e mela annurca dorata Da Dambo, ogni scelta, ogni abbinamento è pensato e voluto. Tutto curato nei minimi dettagli per far vivere una vera e propria esperienza sensoriale tra gusto e benessere, tra design e musica, tra cocktail e food.

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Christmas Wine Fest: arriva il Natale nel borgo dei vini

È proprio in questi weekend che si sta svolgendo la prima edizione del “Christmas Wine Fest”, un evento che ha portato il Natale nel borgo del re dei vini, animando il caratteristico centro storico di Taurasi con i vivaci colori natalizi per poter ospitare grandi e piccini. Innumerevoli sono infatti le attrazioni proposte all’insegna del Natale e del buon vino. L’iniziativa, inaugurata lo scorso 6 dicembre, è stata organizzata dall’associazione Travelers in partnership con Visit Italy, la guida online dell’Italia, e patrocinata dal Comune di Taurasi. Per l’occasione il vino – rinomato prodotto della zona ormai di fama mondiale – fa sicuramente da padrone della festa, senza però rubare la scena al resto: è infatti possibile respirare l’aria natalizia che inonda il borgo cinquecentesco non solo assaporando i celebri vini del territorio irpino – tramite percorsi sensoriali, degustazioni e tanto altro – ma anche passeggiando per i pittoreschi vicoli tra artisti di strada, mercatini di Natale, piccole botteghe di artigianato e souvenir, stand gastronomici ricchi di prodotti tipici locali e il magico ufficio di Santa Claus. Non mancano neanche le luci: oltre le classiche decorazioni natalizie, una poesia illumina la strada principale del borgo, ricordando la tanto amata quanto caratteristica tradizione natalizia dei presepi di San Gregorio Armeno. Ad avere un ruolo centrale nel festival c’è anche il suggestivo castello di Taurasi che ospita al suo interno i Talks a cura del MAVV Wine Art Museum con la partecipazione di personaggi di spicco tra cui Beppe Vessicchio, Luigi Moio, Michele Scognamiglio, Piero Mastroberardino e tanti altri. Sono inoltre state adibite aree dedicate all’esposizione delle più antiche cantine irpine e alla mostra delle magnifiche tele di Davide Montuori, artista napoletano che dipinge con l’uso esclusivo del vino, e dell’originale e creativo progetto “Wine Masterpiece” di Petra Scognamiglio, che rivisita i capolavori della Storia dell’Arte, facendo assumere le sembianze dei protagonisti delle opere a dei calici di vino. Quanto all’esterno, il cortile del castello viene animato da spettacoli che vanno da rievocazioni medievali a show di collettivi circensi, dalle esibizioni dei Bottari di Macerata ai concerti di artisti come Robert Tiso e i suoi cristalli con cui ha fatto suonare per la prima volta il vino di Taurasi, fino ad arrivare al dj set di Marco Corvino che il prossimo weekend concluderà la kermesse con un esclusivo closing party all’interno del castello. Ormai il festival sta per concludere la sua prima edizione; il prossimo ed ultimo appuntamento sarà il 20-21-22 dicembre dalle ore 12:00 alle 24:00 ed avrà come tema centrale il Natale, con concerti gospel, zampognari, canti sacri e ben 21 cantine ospiti della “Biblioteca del vino” tra cui scegliere, guidati da sommelier qualificati. Il “Christmas Wine Fest” di Taurasi è quindi un entrelacement di tradizione, arte, cibo, cultura e buon vino; insomma un’attrazione adatta proprio a tutti! Per info più dettagliate riguardo l’evento e la programmazione del prossimo weekend basta consultare la pagina Facebook “Christmas Wine Fest” o il sito christmaswinefest.eu per prenotare i propri biglietti. Non perdetevelo!

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STAJ, presentato il ramen dello chef Lucio Paciello

Il 17 dicembre si è tenuto per la stampa un pranzo allo STAJ, il noodle bar di Napoli in cui è stato presentato il ramen dello chef Lucio Paciello.  Aperto dall’imprenditore Rosario del Priore lo scorso giugno a via Bisignano 27, nel cuore di via Chiaia, STAJ può essere considerato il primo noodle bar di Napoli. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, si tratta del primo locale nel capoluogo partenopeo specializzato nella preparazione del Ramen, piatto iconico della cucina giapponese (ma di origine cinese) che si è diffuso dapprima in Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale e poi in America e in Europa, giungendo anche da noi in Italia. Con questa tradizione millenaria proveniente dall’oriente a cui si unisce uno spirito partenopeo, STAJ propone una propria versione di questo piatto ideata dal suo chef Lucio Paciello, classe 1985, il quale può vantare un curriculum sicuramente non di basso grado: formatosi attraverso viaggi che lo hanno portato a lavorare nelle cucine australiane, cinesi e giapponesi, a Napoli ha lavorato come sous chef di Palazzo Petrucci e poi come chef al Classico Ristorante Italiano in Vico Santa Maria a Cappella Vecchia. STAJ. Un viaggio nella gastronomia orientale (con tocco napoletano) Abbiamo avuto modo di provare alcune delle specialità dello STAJ martedì 17 dicembre, in una giornata che, a dispetto del clima, si può considerare più primaverile che invernale ma che di certo non ci ha scoraggiato nell’assaggiare il caldo brodo del Ramen. Dopo un antipasto a base di tofu fritto con Kimici (verdure fermentate con spezie e frutti di mare) e di spiedini di pollo grigliati e glassati in salsa di soia, sesamo ed erba cipollina detti anche Yakitori, si è passati subito alla portata principale. Il Ramen di Lucio Paciello è costituito da brodo di pollo, pancia di maiale brasata, noodles di miso (ovvero, soia fermentata), dashi (brodo di pesce), mayu (olio di aglio bruciato), una rolletta di pesce detta naruto o kamaboko, e menma (germogli di bambù). La particolarità però rispetto alla ricetta tradizionale è caratterizzata dal fatto che lo chef abbia usato un brodo di pollo cotto a fuoco lento per 7 ore ed insaporito con vongole e cozze veraci a cui si vanno ad aggiungere le tradizionali alghe e il tonno essiccato detto katsobushi. Un piatto sicuramente riuscito, dove i sapori si amalgamano assieme senza la prevalenza di uno sull’altro e da gustare, ovviamente con le bacchette tradizionali e con un cucchiaino per assaporare il caldo brodo. Il pranzo si è poi concluso con un graditissimo dessert. Sono state infatti servite due cheesecake in altrettante due modalità differenti. La prima con una crema al tè matcha (la stessa varietà usata in Giappone per il cerimoniale del tè) e una glassa al caramello, la seconda invece con arancia (varietà yuzu), sesamo nero e aceto balsamico. Due dolci molto belli da vedere (non a caso chef Paciello si è formato dapprima come pasticciere e la mano si vede), ma anche da gustare per merito del sapore gradevole. Infine […]

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Pasticceria Baiano di Marano: il migliore panettone al mondo

Il Migliore panettone classico al mondo è della pasticceria Baiano di Marano di Napoli, premiata al concorso internazionale organizzato dalla FIPGC a Roma il 17 novembre. Giovedì 12 dicembre presso la Locanda del Profeta si è tenuta la presentazione alla stampa dei panettoni della Pasticceria Baiano di Marano di Napoli che il 17 novembre ha vinto a Roma al campionato FIPGC (Federazione Internazionale Pasticceria Gelateria Cioccolateria) il titolo “migliore panettone classico al mondo 2019“. Nella suggestiva locanda di via Satriano a Chiaia sono intervenuti i due pasticcieri vincitori, Vincenzo Baiano e Gianluca Cecere, che  hanno in primis espresso tutta la loro felicità per il premio rinomato, l’unico a essere organizzato da una federazione internazionale, composta da giudici competenti e senza la partecipazione di nessun “main sponsor” di sorta. Successivamente, hanno presentato, oltre al panettone classico, vincitore del concorso, tutte le altre varietà di panettoni speciali che sono delle vere e proprie chicche della casa, in cui ogni ingrediente è selezionato tra i migliori al mondo e la loro combinazione è un matrimonio di gusti originale che sfiora una ricercata estasi dei sensi. I panettoni, che sono  apparsi come corone orlate di speciali prelibatezze incastonate tra le pieghe dell’impasto in una esplosione di colori, sono stati posti agli angoli dei due lati superiori della tavola della locanda con al centro il sommo panettone classico che ha svettato in tutta la sua regale bontà tradizionale. I pasticcieri hanno offerto ai presenti degli assaggi di tutti i panettoni, dopo che la Locanda del Profeta ha aperto i battenti con un’iniziale e originale degustazione di  un “assaggio” salato da parte dello chef Simone Profeta: nello specifico, spaghetto di patate con cottura a vuoto, spuma allo scarpariello e basilico fritto; ciliegina di mozzarella di bufala campana con ragù San Marzano e salsa centrifugata di basilico. Dopo si è passati all’assaggio delle sei tipologie di panettoni proposte dalla Pasticceria:  Il Panettone classico vincitore del concorso;  panettone con cioccolato Guaranaja (VALRHONA) fondente 70% e fava tonka; panettone con pistacchio di Bronte, limone (della Costiera amalfitana) e cioccolato bianco Ivoire (VALRHONA) 35%; panettone con albicocca Pellecchiella del Vesuvio e marzapane; panettone con frutti di bosco; panettone “strudel” campano. A fine della presentazione il pasticciere Gianluca Cecere ci ha tenuto ad esprimere una personale considerazione: «Abbiamo raggiunto questo risultato non solo grazie alla scelta di ingredienti del territorio e di prima qualità, ma anche grazie alla nostra passione per il lavoro e all’attenzione che ci mettiamo nel processo di lievitazione del prodotto.» Immagine: Facebook

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Panettone artigianale in Campania: 13 consigli per gli acquisti

Panettone artigianale in Campania: cosa ci ha lasciato lo scorso anno? L’anno scorso abbiamo iniziato il nostro viaggio nel panettone artigianale in Campania: vi abbiamo consigliato ben 13 panettoni artigianali prodotti dagli artigiani migliori della nostra regione. La nostra Campania è carica di eccellenze che hanno guadagnato ottimi posti nelle blasonate classifiche e nei ricchi concorsi nazionali. Il panettone, per chiamarsi tale, deve attenersi a delle proporzioni di ingredienti e lavorazioni ben precise, pena l’esclusione da tale nome: deve avere farina, zucchero, uova fresche per almeno 4%, burro per almeno il 16%, arance candite e uvetta per almeno il 20%, pasta acida, lievito naturale. Questo secondo il disciplinare appositamente stilato. Insomma, tutto lasciava presagire delle grandi performance lievitate per il panettone artigianale in Campania, per quanto riguarda il Natale 2019. Dobbiamo dirvi che le aspettative non sono nient’affatto deluse, ma lo vedremo nel paragrafo successivo. Panettone artigianale in Campania: cosa ci ritroviamo quest’anno? Per quanto riguarda il panettone artigianale in Campania Anno Domini 2019, sono da poco terminati i concorsi deputati ad eleggere i migliori panettoni d’Italia (e qualcuno pure del mondo), le classifiche delle varie riviste di settore. Queste “guide” sono utili per il consumatore nella scelta del miglior panettone artigianale da portare in tavola per il proprio gusto personale e per soddisfare il palato dei commensali. Il panettone artigianale in Campania del 2019 si è evoluto ancora di più, concentrandosi su alcuni parametri ben precisi: messo a punto l’impasto perfetto di ognuno, si procede alla ricerca della canditura perfetta della frutta e della ricerca di un ricco bouquet di aromi. Per quanto riguarda i panettoni artigianali in Campania, sezione innovativi, vediamo che molti si sono concentrati sulla lavorazione del cioccolato ed anche sull’inserimento di agrumi come arancia, bergamotto, mandarino. Tutto è elegantemente ricco e la Campania la si riconosce anche a distanza. Di seguito – in ordine assolutamente casuale: la nostra non è una classifica, ma una selezione del meglio della Campania! – trovate i nostri imperdibili consigli per gli acquisti. Ci perdonerete se qualche panettone si è “ammaccato” durante il viaggio, ma vi assicuriamo che il gusto è rimasto intatto. Parola delle nostre papille gustative. Pasticceria Pina – San Marzano sul Sarno Vi consigliamo caldamente l’acquisto di questo panettone artigianale tout court: il Maestro pasticciere Vincenzo Faiella torna nella pasticceria di famiglia portando tutto il suo know how nel mondo dei lievitati. In questa piccola pasticceria dai grandi progetti troverete una limited edition di panettoni da far venire il capogiro. Il panettone di Faiella è soffice sin dall’aspetto, con una cupola color caramello bellissima e regolare, al naso la vaniglia comanda senza disturbare. La pasta è soffice, setosa e viene voglia di tirarla via dal corpo con le mani nude. Panettone tradizionale di assoluto valore, ma se volete osare c’è un commovente ricotta e cannella ma anche un goloso Cioccorhum, cioccolato e rhum. Segnatevi questo indirizzo: è da non perdere anche per la pasticceria tradizionale e per i lievitati da colazione, come brioche e graffe dolci fritte. […]

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Pizzeria La Cosacca di Pompei presenta il suo nuovo menù

Situata in via Lepanto 271/273 a Pompei, la Pizzeria La Cosacca ha presentato alla stampa il suo nuovo menù autunno-inverno: all’appuntamento dello scorso sabato 7 dicembre, organizzato da Renato Rocco, direttore de La Buona Tavola Magazine, sono intervenuti giornalisti ed esperti del settore per collaudare le novità proposte. Un’esperienza gastronomica all’insegna della tradizione: è ciò che si può trovare alla Pizzeria La Cosacca, non lontano dal centro della città mariana. Il locale si presta a diventare un luogo di ritrovo per la movida cittadina, ma anche per coloro che sono in visita al famoso Santuario o agli scavi. Il menù presentato sabato ha messo in risalto il talento di Stefano De Martino, pizzaiolo con alle spalle una carriera notevole nonostante la giovane età: dopo un’entrée composto dalla classica frittatina napoletana, con cipolla, carote, carne macinata, besciamella, fili di peperoncino e pomodoro San Marzano, si è passati alla degustazione di quattro pizze: La Pizza Di De Martino con crema di friarielli, fior di latte di Agerola, Lardo di maialino nero, tarallo sbriciolato e fili di peperoncino; La Cipolla Barricata composta da vellutata di cipolle ramate di Montoro sfumate con grappa barricata, fior di latte di Agerola, pancetta croccante di maialino nero e fonduta di formaggi stagionati; La Cosacca 2.0 con emulsione di pomodorini del Piennolo DOP, formaggio di pecora stagionato alle vinacce, pomodorini gialli del Piennolo DOP e basilico; La Buona Tavola con crema di papaccelle, fior di latte di Agerola, tuorlo d’uovo fritto, scaglie di Cacioricotta cilentana e basilico cristallizzato. A conclusione, l’assaggio di dolci della celebre pasticceria napoletana Poppella. De Martino propone una pizza in cui regnano molti dei prodotti tipici della tradizione gastronomica campana: fior di latte di Agerola, crema di friarielli, cacioricotta cilentana, cipolle ramate di Montoro, papaccelle napoletane, pomodorini del Piennolo DOP e molto altro ancora. Una pizza friabile e fragrante, altamente digeribile perché preparata con un impasto indiretto composto da un bland di farina tipo 0 al 90% e tipo 1 al 10, biga al 90%, poolish al 10%. Una prelibatezza con un’idratazione del 70% e perciò facilmente masticabile. Oltre al gusto del cibo, improntato su tradizione ed estro, altri punti forti del locale sono sicuramente l’ambiente accogliente, l’arredamento colorato e vivace, le ampie possibilità di parcheggio e la cordialità del personale. Fonte immagine: https://www.labuonatavola.org/la-cosacca-presentazione-del-nuovo-menu/

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Hostaria degli Artisti, una cucina funzionale e deliziosa

Hostaria degli Artisti, un piccolo capolavoro di gusto al Vomero Pranzo di lavoro? Cena conviviale? In tanti sono angosciati al sol pensiero di consumare un pasto al ristorante. Eppure tanti momenti della vita ruotano attorno al cibo, e questo – ovviamente – influisce sul benessere fisico. L’”Hostaria degli Artisti”, piccolo hub del gusto ubicato a Napoli (nel cuore del quartiere Vomero, precisamente in via Tino di Camaino 5), propone il primo menù studiato per chi non è disposto a rinunciare né al piacere di mangiare con parenti, colleghi ed amici fuori casa, né ad una corretta alimentazione. Il primo segreto alla base dei piatti proposti dallo chef Antonio Serra è l’altissima qualità degli ingredienti (figurano tra i suoi fornitori nomi come Armatore, Jolanda De Colo, Umani Ronchi, Otranto, Adoro). Inoltre i piatti da lui preparati sono semplici, equilibrati, mai carichi di sale, zucchero o spezie; le cotture sono delicate, per evitare che annullino i benefici degli ingredienti. Hostaria degli Artisti e il suo menù funzionale Le proposte in menù sono frutto di uno studio sul bilanciamento dei nutrienti (carboidrati,proteine, fibre e lipidi) effettuato dallo chef e dalla nutrizionista Sabrina Chimenz; così sia i piatti della tradizione che quelli ideati da Antonio Serra sono stati ripensati per andare a comporre un menù funzionale, così che mangiare fuori non rappresenti più un problema, ma un piacere per chi si siede ai tavoli (pochi, il locale arriva ad un massimo di 28 coperti) dell’Hostaria. Dunque una proposta intelligente, e trasparente, raccontata ai commensali con dovizia di particolari sia attraverso la minuziosa descrizione in carta sia dallo chef che, finito il lavoro in cucina, ripone il grembiule e si dedica a loro in sala. L’idea di Antonio Serra, infatti, è proprio quella di far sentire i suoi ospiti come acasa, raccontando loro le sue creazioni culinarie. «Le mie ricette, anche quelle che mutuo dalla tradizione culinaria partenopea,  sono tutte originali, riviste passo passo,ingrediente dopo ingrediente – spiega lo chef, anche titolare del locale -. Ritengo che l’olio sia di fondamentale importanza, perciò ho scelto di utilizzare quello dell’azienda napoletana Adoro. Per ogni piatto, poi, abbiamo il giusto vino da accostare. Il punto di forza della nostra carta dei vini è la versatilità delle sue proposte, ad esempio il Verdicchio dell’azienda Umani Ronchi si abbina bene a diversi miei piatti, come la “Colatura di Cetara” (linguine di Gragnano condite con aglio rosso di Sulmona, olio EVO, prezzemolo e colatura di alici) oppure il risotto al Mojito (riso Carnaroli lavorato a pietra, rhum Bacardi, burro di bufala,gambero rosa del Mediterraneo, menta fresca, lime, pepe verde in grani e petali di Parmigiano Reggiano 28 mesi)». «Tutto questo rappresenta la nostra idea di offerta a 360 gradi – confessa Ugo Di Paolo, altro socio del ristorante -. Selezioniamo con cura i fornitori e cerchiamo sempre il meglio per dare la giusta resa qualitativa ai nostri piatti. Per noi è fondamentale l’equilibrio tra gusto e benessere, il nostro motto è “mangiare bene, per vivere bene”. La Dottoressa Sabrina Chimenz lavora con lo chef sulle dosi, sulla scelta dei cibi […]

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Reiwa, la nuova era del Sushi è cominciata a Napoli

Roll, Brasile e tanta voglia di stupire. “Reiwa, la nuova era del Sushi” dello Chef brasiliano Romerson Coelho si candida ad essere un nuovo punto di riferimento per i sushi lovers di Napoli. 22 posti, aperto solo di sera e previa prenotazione. Il nuovo locale, sito in Via Michelangelo Schipa 40, è un luogo accogliente ed esclusivo, perfetto per coloro che amano vivere esperienze di gusto fuori dall’ordinario. Da Reiwa, infatti, non si mangia un sushi classico ma il frutto della simbiosi tra le filosofie e i sapori di Giappone e Brasile. Reiwa storia di un nome e di un progetto In Giappone il principe Naruhito, di recente succeduto all’imperatore suo padre Akihito, ha preso le redini della casata, portando dietro di sé una fresca ventata di novità e il consolidamento della nuova era imperiale. Nel pieno rispetto delle tradizioni è compito del principe scegliere una parola, secondo codici e criteri prestabiliti, che meglio rappresenti l’identità della nuova era in corso. La parola è “Reiwa”: un inno alla speranza per il futuro, superando le avversità con la pace. Una sola parola, dunque, che nasconde molteplici significati: armonia, speranza, unione e rinascita. Con questo spirito e con il bisogno di esprimere, in maniera indipendente, la passione e la creatività per la cucina nappo-brasiliana nasce “Reiwa, la nuova era del Sushi” un sogno realizzato dal sushi chef Romeson Coelho, e dai suoi soci, Marina De Lucia, Francesco Iessa e Roberta Inglese. Ricercatezza e tradizione, capacità di mescolare gusti orientali con quelli mediterranei, questo è lo spirito che si respira entrando e scegliendo di compiere questo viaggio culinario unico nel suo genere che, incrociando i profumi provenienti dall’antico Giappone, passa per il Brasile e arriva diritto a Napoli. La proposta Sushi di Reiwa La proposta dei piatti di tradizione nippo brasiliana è curata nei minimi particolari: con la maestria dovuta alla conoscenza e all’esperienza, chef Romerson Coelho, rivisita con passione e con amore la tradizione culinaria del sushi. Piatti innovativi ed originali accostati a piatti estremamente tradizionali, nella cucina di Coelho si miscelano con la cultura giapponese idee e sapori di spunto italiano, ed è proprio per questo che la sua cucina viene definita “la nuova era del sushi”: una deliziosa ed equilibrata fusione di gusti e sapori che finalmente avrà casa a Napoli. Lo Chef Coelho punterà a distinguersi e a sorprendere i clienti del suo ristorante proponendo un menu moderno e differente caratterizzato da pietanze tradizionali e fusion di provenienza brasiliana, italiana e non solo. Un sorprendente viaggio degustativo che collega l’oriente all’occidente con il nuovo mondo.

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