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Ansia

Ansia patologica e ansia non patologica: cosa sono?

L’ansia patologica e non patologica: costanti del mondo moderno

Nel mondo moderno vi sono espressioni nuove associate all’ansia: “ansia da lavoro”, “ansia sociale”, “ansia da prestazione”. Secondo Psicoadivisor l’espressione “ansia” è una delle più ricercate sul web (27.200 volte al mese in Italia) superando dal 2014 anche la depressione. 
Oggi parliamo di ansia competitiva, legata al mondo del lavoro, alla difficoltà di integrare, così come per la mente e il corpo, la realtà virtuale e quella reale. Questo si traduce nella necessità spasmodica di produrre, di corrispondere alle aspettative sociali, di competere con l’altro, di essere flessibili e influenti senza poi avere gli strumenti per affrontare i momenti difficili, in assenza di quei valori che supportino le battute d’arresto.

Quante volte l’abbiamo sentita. Ci blocca e ci disorienta e sentiamo d’improvviso il respiro farsi più pesante e stretto accompagnato da vuoto mentale e da un senso crescente di allarme e pericolo mentre il cuore accelera. Avvertiamo la sensazione che la mente e il corpo si siano momentaneamente scollegati, una specie di corto-circuito per cui le informazioni che ci arrivano dall’esterno sembrano ovattate e le emozioni non elaborate; il corpo imprigiona la mente. Proviamo a descriverla in termini di sensazioni e sintomi cognitivi poiché quando la nominiamo, l’ansia, non sempre riusciamo a definirla e spesso capita di confondersi con altri costrutti che possono apparire simili.

Ansia “non patologica

Andiamo per gradi e proviamo, più nel dettaglio, a comprenderla. L’ansia è un complesso sistema che prepara il corpo a rispondere ad un pericolo. Pensiamo a quando attraversiamo la strada sulla strisce e la macchina non decelera oppure quando sosteniamo un esame importante all’università, o ancora, quando ci capita di incontrare un leone mentre passeggiamo in un bosco. Improbabile? Ma se proprio dovessimo incontrarlo, non fuggireste a gambe levate? In questo caso, l’ansia ha un valore adattivo e positivo per la nostra vita in quanto consente alla persona di mobilitare tutte le sue risorse per affrontare la minaccia. Ergo, il giusto grado di ansia non può farci che bene, in quanto ci aiuta a essere più performanti durante le nostre prestazioni.
Bene, in questi casi parliamo di ansia “non patologica”, intesa come un “meccanismo di difesa” proprio dell’organismo da attacchi esterni più o meno improbabili.

Ma quando il disagio diventa clinicamente importante? Superata la cosiddetta “soglia di tollerabilità” del pericolo, possono comparire sintomi psichici e somatici rilevanti come attacchi di panico, ipertensione, asma, astenia, emicrania e molto altro. Una tipologia di ansia diversa da quella descritta sopra, più disfunzionale e invalidante nei diversi contesti nei quali può essere sperimentata, è la cosiddetta “ansia patologica”.

Ansia patologica: gli effetti dell’isolamento sociale

Diventa preponderante e i sintomi sono eccessivi e persistenti tanto da indurre queste persone ad isolarsi e a mettere in atto strategie di evitamento del pericolo per sentirsi al sicuro. Anche se come afferma Greenberger: «quando usiamo comportamenti protettivi, spesso crediamo di fronteggiare bene l’ansia ma, di solito i comportamenti protettivi ci fanno concentrare sul pericolo e rinforzano l’idea che le situazioni siano altamente rischiose anche quando in realtà non è detto che lo siano» (Greenberger, D.Padesky,C.A.p.290).

Esperienze cliniche

Dalle esperienze cliniche riportate dai pazienti emerge una sopravvalutazione della minaccia e/o una sottovalutazione della propria capacità di affrontarla cui segue una tendenza a leggere le circostanze in termini di preoccupazione/catastrofismo. Lo stato d’animo del paziente è variabile: nervosismo, agitazione in concomitanza ai sintomi fisici (mani sudate, battito cardiaco accelerato) che in senso peggiorativo rendono la vita del paziente invivibile, il paziente ansioso è un sopravvissuto.

Ogni età ha la sua ansia

Gli adolescenti rappresentano una delle categorie più esposte al disturbo. L’ansia riguarda principalmente la rappresentazione del sé nelle situazioni sociali. Le preoccupazioni si riferiscono alle performance scolastiche, il bisogno di corrispondere a modelli mediatici, difficoltà a parlare e a incontrare persone nuove. Per il disagio esperito, potrebbero ricorrere all’abuso di alcool o droghe nel tentativo di far diminuire la loro ansia soprattutto quando non si hanno le risorse interne con cui gestire e controllare gli stati tensivi.

In età adulta le ansie sono legate agli “snodi” della vita: il matrimonio, la nascita di un figlio, ma anche le separazioni e i problemi legati alla propria attività lavorativa. Sono momenti di grande trasformazione che necessitano il richiamo a strumenti e risorse interne per essere affrontati.
In età senile in genere si diventa più stabili e meno ansiosi per sé; le preoccupazioni riguardano più spesso gli altri e i propri affetti.

Bisogna considerare, inoltre, che molti disturbi d’ansia hanno origine in età evolutiva e tendono a protrarsi sino all’età adulta se non diagnosticati e curati. Spesso i bambini provano emozioni a cui non riescono a dare un nome e possono,pertanto, manifestare sintomi fisici che si traducono in una richiesta di aiuto ai genitori che possono ascoltarli e comunicare con loro per poter rinvenire il motivo per il quale si sentono agitati. Questo passaggio è fondamentale perché le emozioni di paura, rabbia, senso di colpa e impotenza che fanno da corollario sottostante all’ansia, sono rimaste congelate senza poter essere sperimentate, elaborate e condivise nei suoi contesti sociali di riferimento.

È importante, con l’aiuto della psicoterapia, rivenire quell’emozione non decifrata che il paziente non è riuscito a sperimentare nel corso della sua vita, risignificando l’esperienza traumatica che ha legato l’emozione alla persona e alla situazione che ha vissuto. Risignificare l’emozione congelata, sottostante alla manifestazione dell’ansia nel qui ed ora aggiornandola con nuove informazioni, consentirà di ripristinare il collegamento mente-corpo.

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