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Design italiano: le tappe salienti del Made in Italy

Design italiano: le tappe salienti del Made in Italy

Quando parliamo di design italiano facciamo riferimento a tutte le forme di disegno industriale, realizzate in Italia in ogni settore della progettazione e che hanno reso la produzione italiana riconoscibile agli occhi del mondo. Arredi, progettazione urbana, fashion e prodotti Made in Italy hanno posto le basi per un modo di progettare “all’italiana” caratterizzato da un processo di innovazione industriale e tecnologica capace di coniugare la tradizione con la modernità.

La nascita del design italiano

Tutto ha inizio con la Rivoluzione Industriale, avvenuta in Italia in ritardo rispetto agli altri paesi europei. Dopo l’Unità d’Italia, nonostante il lento consolidamento dell’industria cotoniera e degli opifici, soprattutto al nord, non si poteva ancora parlare di industrializzazione. Dal 1880 iniziarono a svolgersi in Italia fiere ed esposizioni di settore e iniziò a crearsi una certa cultura del design industriale tramite le prime forme di educazione all’argomento. Nel 1863 viene fondato il Politecnico di Milano.

Intorno al 1910 la ricerca e la sperimentazione italiana sull’asse dell’autovettura e dell’aereo diventano centrali. È in questo periodo che nascono la FIAT (1899), la Lancia (1908) e l’A.L.F.A. (1910). L’Italia diventa subito famosa per questa declinazione del disegno industriale.

La Ricostruzione Futurista dell’Universo estese le istanze di rinnovamento al mondo dell’arredo, che si caratterizza per la linea che esprime velocità e per il colore. Nasce il concetto di abitare svelto, creato con tecniche costruttive veloci e semplici, aiutate dagli impieghi successivi del tubo di metallo curvato che permette la creazione di arredi molto industriali.

Negli anni ’30 il modello del Taylorismo di concretizzò nella produzione della Fiat Topolino, progettata da Dante Giacosa. Nel campo meccanico la Olivetti – soprattutto sotto la direzione dell’illuminato erede Adriano – ebbe notevole sviluppo nel settore delle macchine da scrivere, la Necchi in quello delle macchine per cucire.

Le date convenzionali scelte per ricordare la nascita del disegno industriale vero e proprio in Italia sono quelle della fondazione della Biennale di Monza del 1930 e della Triennale di Milano nel 1933. Si tratta del periodo del primo elettrotreno, dei primi elicotteri e, dopo la seconda guerra mondiale, dell’aumento esponenziale della produzione di massa. In questo periodo la popolazione italiana inizia a familiarizzare appieno con i prodotti di massa grazie all’immissione sul mercato di articoli di arredamento prodotti in serie.

Gli anni d’oro per il design Made in Italy

Il 1947 vede la consacrazione internazionale del design italiano con la VIII Triennale di Milano; è da quest’anno che il made in Italy comincia a conoscere il suo successo a livello internazionale. Proprio un anno prima veniva brevettata la Vespa della Piaggio, dell’ingegnere Corradino D’Ascanio, che sancisce l’inizio del successo dello scooter, un nuovo mezzo di trasporto per gli spostamenti di breve distanza. È invece del 1947 la sua eterna rivale, ovvero la Lambretta della Innocenti, disegnata da Cesare Pallavicino. Si tratta di invenzioni iconiche per il mondo del design mondiale e di veri e propri oggetti che hanno cambiato il modo di vivere e di pensare delle persone.

Fu durante gli anni ’50 che i designer e gli artigiani italiani cominciarono a delineare gli aspetti del design Made in Italy. La ricerca della propria linea espressiva viene condotta in base a quella sulla corrispondenza tra forma e funzione: l’espressione “good design” intendeva appunto descrivere il rapporto tra forma, aspetto, elemento sensoriale, peso, volume e funzione di un oggetto.

L’Isetta di Ermenegildo Preti (1953) e le FIAT 600 e 500 di Dante Giacosa (1955-1956) segnano gli anni della motorizzazione di massa. Nel design ferroviario, il Settebello di Giulio Minoletti diventa il modello di punta delle Ferrovie dello Stato.

Gli anni cinquanta sono anche il decennio della stupefacente crescita della diffusione della televisione in Italia. Iconico è il modello portatile Doney per Brionvega di Marco Zanuso, con la plastica trasparente che avvolge la parte tecnologica dell’apparecchio. Allo stesso tempo ci fu lo sviluppo nelle case italiane degli elettrodomestici come lavatrice, frigorifero e aspirapolvere.

Nel 1960, dal tentativo di creare uno stile che prescindesse dalla classe economica di appartenenza, nasce in Italia un nuovo stile passato alla storia. Il design si libera da vincoli e restrizioni per declinare diversamente il rapporto forma-funzione. La mostra “Italy: The New Domestic Landscape. Achievements and Problems of Italian Design” al MoMA di New York nell’anno 1972 è il momento culmine di questo cambiamento.

Agli anni ’60 risalgono numerosi esempi iconici nel mondo dell’arredo: Achille Castiglioni disegna lo sgabello Mezzadro, il sedile Sella, la lampade Arco, Toio e Taccia. La poltrona Sacco di Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro è una grande rivoluzione: la seduta senza struttura cambia e ironizza l’idea stessa di sedia. Vengono introdotti nuovi materiali nell’industria di arredo come il poliuretano, utilizzato da aziende come la Gufram per la seduta Pratone, e le plastiche, utilizzate nella poltrona gonfiabile Blow (1967).

Si ricorda l’intensa attività in questi anni dei designer Joe Colombo e di Bruno Munari, per molti maestro di design e di vita. Di quest’ultimo ricordiamo la scimmietta Zizì, applicazione della gommapiuma colorata, che gli aveva garantito il premio Compasso d’oro già nel 1954.

Tra gli anni ’70 e ’80 vennero fondati due gruppi emblematici per il design Made in Italy. Si tratta di Alchymia a cui prendono parte personaggi come Ettore Sottsass, Alessandro Mendini, Michele De Lucchi, e Memphis, fondato da Ettore Sottsass poco dopo. Entrambi sono caratterizzati dall’utilizzo di forme geometriche e colori brillanti che rendono le loro produzioni riconoscibili ad occhi chiusi.

Gli anni ’80 sono caratterizzati dal design di Alessi, azienda fondata nel 1921 e che nel 1980 vede come presidente Alberto Alessi con consulente Alessandro Mendini. Vengono disegnati 11 servizi da tè e caffè pensati come piccoli edifici intorno a città-vassoi realizzati da diversi designer famosi: è da questo momento che Alessi diventa sinonimo di design post-moderno.

Dopo la crisi petrolifera negli anni ’80, la struttura territoriale dell’industria italiana subisce varie modifiche: il triangolo industriale non è più l’unico protagonista assoluto dello sviluppo economico ma piccole e medie imprese di Marche, Toscana, Emilia-Romagna e Triveneto iniziano ad introdurre lavorazioni moderne che vanno a miscelarsi con la tradizione artigianale. È in questo contesto che il Made in Italy diventa il protagonista del nuovo sviluppo economico: sui mercati internazionali la moda, il design e gli arredamenti italiani diventano il must del gusto. Parlando del design italiano, è impossibile infatti non parlare del campo della moda, che vede Milano come una delle sue capitali.

Il design italiano ha lasciato un’impronta indelebile sul modo in cui la forma degli oggetti di uso quotidiano viene percepita nella società industriale contemporanea. Questo “modo italiano” di fare design è stato caratterizzato da una cultura del progetto indipendente e sfaccettata, che non ha seguito filoni ben precisi, che è stato mutevole ma, sempre, alla ricerca del bello. 

Fonte immagine: https://www.zanotta.it/it/prodotti/poltrone/sacco

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