Per comprendere gli eventi attuali tra Israele e Palestina è necessario analizzare le tappe storiche principali di un territorio conteso da oltre un secolo. Le radici del conflitto israelo-palestinese sono profonde e una cronologia chiara, che include i più recenti sviluppi giudiziari internazionali, permette di contestualizzare le cause e le conseguenze che si protraggono fino ad oggi.
Indice dei contenuti
- La storia del territorio e la nascita del sionismo
- Dal mandato britannico alla spartizione dell’ONU
- L’inizio dei conflitti e la guerra del 1948
- La Nakba e le sue conseguenze
- Dalle guerre degli anni ’70 al fallimento del processo di pace
- Chi è Hamas e il suo ruolo nei conflitti israelo-palestinesi
- L’escalation del 2023 e le sentenze internazionali sul genocidio
| Tappe chiave del conflitto israelo-palestinese | |
|---|---|
| Data | Evento |
| 1948 | Proclamazione dello Stato di Israele e prima guerra arabo-israeliana (Nakba per i palestinesi) |
| 1967 | Guerra dei sei giorni: Israele occupa Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est e Alture del Golan |
| 1993 | Accordi di Oslo: riconoscimento reciproco tra Israele e OLP |
| 2007 | Hamas prende il controllo della Striscia di Gaza |
| 7 ottobre 2023 | Attacco di Hamas contro Israele e inizio della guerra a Gaza |
| 26 gennaio 2024 | La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ritiene “plausibile” il rischio di genocidio a Gaza |
| 19 giugno 2024 | Una commissione ONU conclude che Israele ha commesso crimini contro l’umanità, tra cui “sterminio” |
| Settembre 2025 | La Commissione d’Inchiesta ONU pubblica un rapporto in cui accusa formalmente Israele di compiere un genocidio a Gaza |
La storia del territorio e la nascita del sionismo
Alla fine dell’Ottocento, la Palestina era parte dell’Impero Ottomano. In quel periodo, a seguito dei violenti pogrom nell’Impero russo, iniziò la migrazione di ebrei verso la Palestina. In questo contesto nasce il sionismo, movimento nazionalista fondato da Theodor Herzl, che nel 1897 organizzò il primo Congresso sionista con l’obiettivo di creare una “casa” per il popolo ebraico in Palestina.
Dal mandato britannico alla spartizione dell’ONU
Con la Dichiarazione di Balfour del 1917, la Gran Bretagna appoggiò una “patria nazionale” ebraica in Palestina. Fallito il mandato britannico post-bellico, la questione fu demandata all’ONU, che nel 1947 propose la Risoluzione 181. Il piano, consultabile negli archivi ufficiali delle Nazioni Unite, prevedeva la divisione del territorio in uno Stato ebraico, uno arabo-palestinese e una zona internazionale per Gerusalemme.
L’inizio dei conflitti e la guerra del 1948
Il piano di spartizione fu accettato dalla leadership ebraica ma rigettato dai leader arabi. Il 14 maggio 1948, David Ben Gurion proclamò l’indipendenza dello Stato di Israele, atto seguito dall’attacco di una coalizione di stati arabi.
La Nakba e le sue conseguenze
La guerra del 1948-49 si concluse con la vittoria di Israele. Per i palestinesi, questo evento è la Nakba, “la catastrofe”, che causò l’esodo di oltre 700.000 persone. Israele approvò poi leggi come la “Legge sul ritorno” per favorire l’immigrazione ebraica e la “Legge sulla proprietà degli assenti” per espropriare i beni dei profughi.
Dalle guerre degli anni ’70 al fallimento del processo di pace
Con la Guerra dei sei giorni del 1967, Israele occupò militarmente Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme Est e Alture del Golan. La Prima Intifada (1987) portò agli Accordi di Oslo (1993), che sancirono il riconoscimento reciproco tra Israele e l’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) e la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Tuttavia, il processo di pace fallì, e nel 2000 scoppiò la Seconda Intifada.
Chi è Hamas e il suo ruolo nei conflitti israelo-palestinesi
Hamas è un’organizzazione politica e paramilitare palestinese, considerata terroristica da UE e USA. Nata nel 1987, si è opposta a Oslo. Nel 2007 ha preso il controllo della Striscia di Gaza dopo un conflitto con Fatah, il partito che guida l’ANP in Cisgiordania.
L’escalation del 2023 e le sentenze internazionali sul genocidio
Il 7 ottobre 2023, Hamas ha lanciato un attacco contro Israele, uccidendo circa 1.200 persone e prendendo oltre 240 ostaggi. In risposta, Israele ha avviato una vasta operazione militare a Gaza, che ha causato una catastrofe umanitaria.
Dalla “plausibilità” alla conferma del genocidio da parte dell’ONU
Le conseguenze dell’offensiva israeliana sono state oggetto di molteplici indagini internazionali. Il 26 gennaio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ha riconosciuto come “plausibile” il rischio di genocidio a Gaza. Successivamente, il 19 giugno 2024, la Commissione d’Inchiesta indipendente dell’ONU ha pubblicato un rapporto che accusava Israele di crimini contro l’umanità, tra cui lo “sterminio”. Il passo definitivo è arrivato nel settembre 2025, quando, come riportato da Salute Internazionale, la stessa commissione ha pubblicato un nuovo rapporto che accusa formalmente Israele di compiere un genocidio. Il rapporto, basato su mesi di indagini, conclude che le azioni dell’esercito israeliano, incluse la distruzione sistematica di infrastrutture civili, l’imposizione di condizioni di vita volte alla distruzione fisica del gruppo e le dichiarazioni di intenti di alti funzionari, soddisfano i criteri della Convenzione sul Genocidio del 1948. Questo verdetto, il più grave emesso da un organismo ONU, ha consolidato la posizione legale e politica contro la condotta di Israele, come dettagliato anche nel comunicato ufficiale della Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite.
Articolo aggiornato il: 06/10/2025

