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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 1257 articoli

Attualità

IL 6 MARZO APRE LE PORTE AL PUBBLICO GERMI – LUOGO DI CONTAMINAZIONE. Un progetto di Francesca Risi, Gianluca Segale, Rodrigo D’Erasmo e Manuel Agnelli

IL 6 MARZO APRE LE PORTE AL PUBBLICO GERMI – LUOGO DI CONTAMINAZIONE. Un progetto di Francesca Risi, Gianluca Segale, Rodrigo D’Erasmo e Manuel Agnelli GERMI GERMI sarà un contenitore fisico di pensiero. GERMI sarà una libreria tematica. GERMI sarà un luogo dove creare nuove forme espressive. GERMI sarà uno spazio in cui incontrarsi che crescerà in sinergia con il quartiere che lo ospita. INFO AL PUBBLICO: Via Cicco Simonetta, 14/A – Milano www.germildc.it – INGRESSO con TESSERA OBBLIGATORIA – compilazione del form almeno 24 ore prima dell’evento   La selezione dei libri si muove sul confine: dalle biografie e le storie di musicisti e band, alle pubblicazioni più alternative e underground (come Agenzia X e Tsunami), dalla saggistica simbolo dell’editoria musicale, fino a una selezione accurata di letteratura indipendente (da Edizioni Sur a Minimum Fax, dalle Produzioni Nero al Saggiatore). Tutti scelti e catalogati secondo una libera e personale interpretazione dei librai. Dove troveremo Limonov? Secondo Gianluca sicuramente nello scaffale Punk/Hardcore. Parte integrante della costruzione della proposta letteraria arriva dalla libreria personale di Francesca fatta di letture intime per le quali nutre grande rispetto. In ogni caso la scelta dei titoli è totalmente svincolata dalle leggi di mercato e indirizzata verso un dialogo diretto con l’editoria indipendente con l’obiettivo di caratterizzare in modo unico la proposta e il rapporto con i lettori. Germi è un laboratorio, un incubatore culturale pensato per creare occasioni di crescita anche attraverso le parole e le mani di grandi professionisti provenienti da diversi ambiti creativi che metteranno la loro esperienza a disposizione di lettori e frequentatori del luogo. Un calendario “schizofrenico” che non vuole chiudersi in uno steccato di genere e che non parte da regole prestabilite, permettendo la commistione tra discipline. Il palco è un spazio libero in cui le contaminazioni creative possono prendere vita e le parole chiave sono libertà, intimità e sperimentazione. Anche sul territorio l’ambizione è quella di interagire con chi vive e lavora nella zona favorendo una sorta di “contagio” nel tessuto sociale, in sinergia con il quartiere e con la città. Tutti i dettagli, l’angolo mescita, le luci, i colori, le poltrone creano un luogo confortevole, un posto in cui sentirsi a casa e restare. “Di che Germi ho bisogno? Di un luogo dove tornare a incontrarsi, confrontarsi, sorprendersi, emozionarsi. Un luogo dove leggere, parlare, ascoltare, suonare, imparare. Un luogo dove contaminarsi e lasciarsi contaminare. Un piccolo grande incubatore di esperienze e messaggi. Questo e molto altro desidero, credo e spero sarà Germi, un vero e proprio luogo di contaminazione. Ciò di cui avevo bisogno”. Rodrigo D’Erasmo “Mi chiamo Francesca, e questo è il Germi… Entrate prego, mettetevi comodi e siate curiosi. Date un’occhiata. Posso portarvi del vino, un caffè, un libro. Volete scegliere qualcosa dal juke-box? Volete fare due chiacchiere, stare in silenzio, raccontarci, ascoltare…? Prego, entrate senza timidezza. Sullo scaffale a destra ci sono i libri di narrativa, li ho scelti io. Sono tutti i miei Germi, sacri e potentissimi. Buoni e cattivi. Vitali e necessari […]

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Attualità

Lavori strani nel mondo: 10 mestieri che non ti aspetti

Lavori strani  e dove trovarli. Ti sei mai chiesto quali sono i 10 mestieri più bizzarri di sempre? “Che lavoro vuoi fare da grande?” ci domandano quando siamo bambini. Le risposte solitamente variano da calciatore a ballerina, da astronauta a dottoressa, per poi essere confermate o smentite con la crescita. Tuttavia, ben oltre la soglia dei lavori considerati canonici, cui siamo abituati nelle nostre società e città pullulanti di insegnanti, medici, operai, segretari, notai, commessi ecc., si profilano lavori strani, stranissimi. I mestieri, non convenzionali e assolutamente bizzarri, di cui ignoravi anche l’esistenza. Scopriamo quali sono i lavori più strani…che un giorno potresti svolgere anche tu! Lavori strani: 10 mestieri che ti sorprenderanno 1. Cercatori di palline da golf Ebbene sì, nel mondo si assumono figure specializzate nel raccoglimento delle palline, non solo sui campi da golf ma anche tra i boschi o nelle vicinanze di corsi d’acqua. Quando la pallina da golf finisce in acqua, la figura addetta al suo recupero è un vero e proprio sommozzatore, che deve immergersi e cimentarsi nella sua ricerca. 2. Tester di letti Questo mestiere, non troppo usurante o sgradevole, consiste nel testare la morbidezza e l’efficienza di letti destinati a hotel di lusso. Mica male? 3. Allevatori di lumache Si possono allevare ovini, suini, caprini… perché nessuno ha mai pensato alle lumache? Così come esistono terreni atti all’allevamento degli animali menzionati, esistono anche quelli più adatti alle lumache. Questione di prospettive. 4. Organizzatori di bagagli Queste figure professionali sono assunte soprattutto negli Stati Uniti, generalmente da famiglie benestanti prima di un viaggio, al fine di sottrarsi allo stress delle valigie, o da genitori per i bagagli dei figli in partenza. Stanco di occuparti dei bagagli prima di un weekend? Assumi un organizzatore di bagagli, al costo di (in media) 250 dollari l’ora. 5. Custodi di panda La notizia dell’esistenza di questo lavoro strano, stranissimo ma assolutamente piacevole circola da un po’ di tempo, e con essa anche il dubbio su se sia effettiva o una bufala clamorosa. Annunciamo con convinzione che i custodi di panda esistono davvero, e vengono lautamente stipendiati! Essi sono figure preposte alla cura, alla protezione e al sostentamento dei panda nell’arco della giornata, con un guadagno di circa 30.000 dollari al mese negli Stati Uniti. 6. Assaggiatori di cibo per animali Meno piacevole, ma ancora connesso al tema degli animali, è il mestiere di assaggiatore di cibo per animali. Prassi di numerose aziende alimentari che producono cibo per animali è quella di assumere  un team specializzato nel controllo della qualità di ciò che fabbricano…testandolo in prima persona! 7. Professionisti del lutto A Taiwan è tradizione, presso le famiglie più ricche, assumere a pagamento persone che piangano, cantino e partecipino a tutti i riti preposti alla cerimonia funebre in memoria del defunto. 8. Line sitters Stanco di fare la fila in posta, nei negozi durante i saldi, alla cassa dopo aver fatto la spesa? Esistono dei professionisti, i line sitters, disposti a fare le file al tuo posto dietro […]

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Eventi nazionali

Nutri-RARE: mostra che ci sei a fianco di chi è raro

Giovedì 28 febbraio è stata celebrata la 12° giornata mondiale dedicata alle malattie rare, organizzata da Eurordis Rare Diseases Europe, un’associazione no profit che raggruppa più di 800 alleanze di pazienti di 70 paesi affetti da malattie di questo tipo. Per questa occasione, nel museo interattivo Corporea di Città della Scienza si è svolto un incontro scientifico e divulgativo “Nutri-RARE: il cibo come medicina, ovvero uno sguardo nel passato remoto per immaginare il futuro prossimo”, con la finalità di aumentare la consapevolezza e dunque la sensibilità sulle malattie rare e il loro impatto nelle vite di chi ne è affetto e dei loro familiari. In Italia l’impegno delle Associazioni dei pazienti e delle loro organizzazioni nazionali e internazionali, come Uniamo Federazione italiana Malattie Rare ed EURORDIS Rare Deseases Europe, è di portare avanti proposte ed iniziative per lo sviluppo e l’implementazione di politiche di assistenza sociale ed economica, oltre che di sanità pubblica, per il supporto delle particolari esigenze di questa comunità. Le loro attività sono incentrate a stimolare decisori istituzionali e operatori del sistema ad attuare politiche e avviare servizi che rispondano ai bisogni trasversali dei pazienti affetti da patologie rare attraverso costanti azioni di sensibilizzazione e informazione. Nutri-RARE: un occhio alla scienza… Una malattia è definita rara in Europa quando colpisce meno di 1 ogni 2000 persone, ma la definizione cambia in altre parti del mondo. Si stima che nell’Unione Europea più di 30 milioni di persone potrebbero essere colpite da una delle oltre 6000 malattie rare oggi conosciute. Numeri che ci sottolineano l’importanza della divulgazione e della lotta per l’integrazione delle cure sanitarie e l’assistenza sociale delle famiglie colpite da queste problematiche. Il tema della Giornata 2019 è l’importanza del cibo come medicina e come fattore di integrazione, affinché curi il corpo e la mente del paziente ad allontanare il profondo senso di solitudine e il forte impatto emotivo che la malattia provoca. Durante l’incontro Nutri-RARE le voci del mondo accademico, della scienza e della ricerca sono state quelle di Marina Melone e Simone Sampaolo del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate & Centro Interuniversitario di Ricerca in Neuroscienze, Università degli Studi della Campania e di Giuseppe Sorrentino del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAFOM CNR). «C’è stata un’esplosione di interesse dei consumatori – spiega Marina Melone – per il ruolo di specifici alimenti o componenti alimentari fisiologicamente attivi, nel migliorare lo stato di salute, i cosiddetti alimenti funzionali. Chiaramente, tutti gli alimenti sono funzionali, in quanto sono dotati di gusto, aroma o forniscono valore nutritivo. Nell’ultimo decennio, tuttavia, il termine funzionale così come si applica agli alimenti, ha adottato una connotazione diversa: quella di fornire un beneficio fisiologico aggiuntivo oltre a quello di soddisfare i bisogni nutrizionali di base, e/o di entrare in una dieta con alimenti su misura per i pazienti con malattie rare». La professoressa Marina Melone dialoga con gli studenti dell’Istituto Professionale di Stato per L’enogastronomia e L’Ospitalità Alberghiera “G.Rossini” spiegando loro l’importanza di una giusta alimentazione per […]

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Gatto selvatico: raro avvistamento nel Parco dei Monti Aurunci

Il 14 febbraio il Parco Naturale dei Monti Aurunci ha reso noti, tramite la propria pagina Facebook, la notizia, le immagini e il breve video del sorprendente avvistamento di un esemplare di gatto selvatico all’interno del parco suddetto, ai confini tra il sud della provincia di Frosinone e quella di Latina. Ebbene, nel cuore di questa catena montuosa, a più di un’ora di cammino dal centro abitato, il raro esemplare è stato intercettato da una fototrappola posizionata in una zona di alta montagna, nel cuore della catena degli Aurunci, utilizzata per il monitoraggio del lupo. «Il gatto selvatico – hanno spiegato i Guardaparco Antonio Tedeschi e Paolo Perrella – è un predatore prevalentemente notturno, ma può trovarsi in attività, a compiere spostamenti, anche di giorno. Le sue abitudini, il suo carattere particolarmente elusivo, unito ad una vista, udito ed odorato sensibilissimi, rendono particolarmente difficile il suo avvistamento. Vive nelle zone montuose di latifoglie e tende ad evitare i luoghi frequentati dall’uomo. Gli esemplari di gatto selvatico sono caratterizzati dalla striatura dorsale e dalla grossa coda ad anelli. Raramente è stato avvistato sugli Aurunci, per questo quello di questi giorni è un evento veramente eccezionale». Il gatto selvatico europeo è, infatti, un animale particolarmente schivo, considerato dall’International Union for Conservation of Nature una specie «quasi minacciata». Nel nostro Paese si stima che esistano circa 700 individui di gatto selvatico, presenti in tutta l’area centro-meridionale, in Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Lazio, Sicilia e Sardegna; nell’Italia settentrionale la specie è segnalata tra Liguria e Piemonte, mentre sulle Alpi è presente nel settore orientale, soprattutto sulle Alpi Giulie, dove risiede la maggior parte degli esemplari dell’arco Alpino. La popolazione italiana di gatto selvatico in passato si era ridotta drasticamente, per la persecuzione da parte dell’uomo, che considerava l’animale “nocivo”, ma la tutela di questa specie e il miglioramento del suo habitat fanno ben sperare per il futuro; a ciò si aggiunge, tuttavia, il problema dell’ibridazione con i gatti domestici, che rende la specie vulnerabile per la possibilità di trasmissioni di malattie, dal domestico al selvatico, e per l’impoverimento genetico. Caratteristiche del gatto selvatico Il gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) è una sottospecie di gatto selvatico che dimora nelle foreste di latifoglie dell’Europa occidentale, centrale e orientale, tendendo ad evitare i luoghi frequentati dall’uomo. Dal punto di vista morfologico, presenta delle similarità con il gatto domestico – disceso dalla sottospecie selvatica lybica, nordafricana – che, al contrario ha vissuto in intimo sodalizio con gli umani, ma ha una muscolatura più possente e maggiori dimensioni. Il pelo è relativamente lungo, soffice e sottile, superiormente grigio-giallastro, con fianchi e altre porzioni corporee striati di nero, e inferiormente bianco-giallastro; ha testa tonda, naso carnicino, occhi relativamente grandi, giallo-verdi; ha zampe di media lunghezza e coda lunga, uniformemente folta, con anelli e apice neri. Si nutre soprattutto di micromammiferi ed è dotato di olfatto, udito e vista eccellenti, anche in pessime condizioni di luce. Il gatto selvatico è un animale solitario e, anche nei casi in cui […]

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Revenge porn, ne siamo tutti potenziali vittime

Revenge porn, la nostra disamina su una terribile piaga sociale  “Uscite le minorenni” – dice Francesco. “W le minorenni maiale!” – esulta Torel. “Mi fa salire il pedofilo” – si “rammarica” un terzo utente. Sono i commenti, continui, disgustosi, senza freni, di uomini nascosti dietro pseudonimo, alla condivisione convulsa di foto private su un gruppo Telegram, chiamato “Canile 2.0”, con 2.300 iscritti e attivo dal 2016. Ci si può accedere soltanto su invito e i messaggi sono crittografati. Qui centinaia di fotografie, video e dati personali di donne assolutamente ignare vengono dati in pasto a quella che è una vera e propria violenza di gruppo. Dalla condivisione di foto intime tra gruppi di amici su Whatsapp fino ai gruppi Telegram che raggiungono migliaia di persone, il fenomeno del “revenge porn” si moltiplica a dismisura. Per revenge porn si intende, in particolare, la vendetta da parte di un ex con la pubblicazione di foto e video della fidanzata all’inizio, durante e/o soprattutto alla fine della relazione. Più in generale, però, si riferisce alla condivisione on-line non consensuale di materiale intimo e/o pornografico, sia a scopo vendicativo che non. E’ un fenomeno umiliante e lesivo della dignità della persona, può condizionare la vita delle vittime anche nella ricerca di un impiego e nei rapporti sociali. Le vittime, infatti, sono donne di ogni età, di tutte le provenienze geografiche e di qualsiasi estrazione sociale. Il canale più utilizzato è l’app di messaggistica istantanea Telegram, perchè permette di mantenere l’anonimato e di decidere a quale “chat tematica” partecipare. Le “categorie” sono essenzialmente quattro: I gruppi dove circola materiale di revenge porn esplicito, in cui ex fidanzati condividono foto, video e numeri di telefono delle ex o in cui vengono pubblicate foto di minorenni accompagnate da un linguaggio degradante e dallo “shitstorming”, ovvero gli insulti di massa: Un iscritto anonimo condivide un selfie della ex, seguito da numero di telefono e città in cui vive. “Quella stronza deve pagare il torto che mi ha fatto”. I gruppi in cui viene utilizzata la “modalità spy”, quindi la condivisione di materiale realizzato con videocamere e microfoni occulti, ma anche filmati rubati a donne in intimità senza il loro permesso, ragazze immortalate sui mezzi pubblici o per strada senza che se ne accorgano; I gruppi in cui passano foto prese dai social network, ma anche foto di amiche, parenti, vecchie compagne di studi (per cui spesso nascono delle chat apposite come “Le cagnette”, in cui si viene invitati a spedire “foto hot delle tue amiche”); I gruppi in cui viene presa di mira una singola ragazza (ad es. “Laura è puttana”), con la condivisione di foto, video e contatti della persona in questione. Come se non bastasse, si discute di “droga dello stupro” e i riferimenti alle violenze sessuali sono all’ordine del giorno. “Quanto è facile reperire del ghb da usare come droga dello stupro?” – chiede un utente. “Poche gocce bastano per fare quello che devi fare”, la risposta. Un altro asserisce che “le femmine sono soltanto carne da […]

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Radio Sovranista. La discutibile proposta della lega

Sono oramai passate due settimane dal festival di Sanremo, conclusosi con la discussa vittoria di Mahmood e con le ennesime polemiche sul televoto e sulla giuria. A quanto pare l’eco di quella serata e del conseguente vespaio scatenatosi si fa ancora sentire, dal momento che la Lega ha proposto un disegno di legge volto all’ideazione di una radio sovranista. Radio sovranista: cosa prevede il disegno di legge La proposta è stata avanzata da Alessandro Morelli, ex direttore di Radio Padania e attuale presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera il quale, intervistato da Adnkronos, ha affermato quanto segue: «La vittoria di Mahmood all’Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare. Mi auguro infatti che questa proposta dia inizio a un confronto ampio sulla creatività e soprattutto sui nostri giovani». A tale proposito è sorta l’idea di una radio sovranista, la quale passa sotto il nome di quelle che sono le “disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana”. Le stazioni radio avrebbero l’obbligo di passare il 33% di canzoni italiane (una su tre) durante la programmazione, riservando un 10% di questa agli artisti emergenti. Alle stazioni radio che non si adeguano alle norme sarebbero previsti 30 giorni di sospensione delle attività. La proposta di questa radio sovranista ha già incontrato il favore non soltanto dei politici, ma anche di alcuni cantanti. Su tutti primeggia Al bano il quale, rispetto a quanto previsto dal decreto, vorrebbe addirittura alzare l’asticella a «sette su dieci». La situazione delle radio italiane Le parole di Morelli sembrano però cadere dalle nuvole. Stando infatti all’indagine condotta da Il sole 24Ore sui dati di EarOne, nel 2018 la quantità di canzoni italiane passate dalle nostre radio sarebbero addirittura del 45%, una cifra un po’ più alta rispetto al tetto proposto dal presidente leghista. Un 25% sarebbe riservato al passaggio della musica Indie (indipendente) e sempre nel 2018 gli artisti che hanno raggiunto la vetta della top 100, la classica classifica dei migliori cento brani, per il 53% sono stati italiani. Pochi dati, ma sufficienti per comprendere come la proposta della radio sovranista faccia acqua da ogni parte. La musica ostaggio del potere Sarebbe inutile ricordare come la proposta della radio sovranista sia stata lanciata sulla scia dello scalpore e delle polemiche a sfondo politico sopraggiunte con la vittoria di Mahmood e sulla sua presunta nazionalità straniera (quando è fatto risaputo anche dalle pietre che è nonostante la nazionalità egiziana del padre, egli sia nato e vissuto in Italia per madre sarda). Inutile è anche ricordare il vergognoso crocevia di haters che hanno dato sfoggio della propria bile repressa con insulti razzisti al suo indirizzo, dimenticandosi che quell’Ermal Meta che vinse il festival del 2018 era di puro sangue albanese e che aveva cantato affianco all’italianissimo Fabrizio Moro. Ma sorvolando sulle luci e le ombre annuali di Sanremo la proposta della […]

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Pena di morte in Italia e nel mondo

La pena di morte, anche detta pena capitale, è una sanzione penale che consiste nel privare della vita il condannato. Questa crudele punizione, presente in tutti gli ordinamenti antichi, è andata scomparendo col passare del tempo. Ad oggi, secondo i dati del 2017 di Amnesty International, sono 141 i paesi che non la applicano più: 104 l’hanno abolita per ogni reato; 7 l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra; 30, invece, sono abolizionisti de facto, poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni. È pur vero, comunque, che esistono dei Paesi – 57, sempre secondo l’ONG impegnata nella difesa dei diritti umani – in cui, per reati più o meno gravi, il reo viene giustiziato con metodi quasi sempre brutali: basti pensare all’Iran, responsabile di più della metà (51%) di tutte le esecuzioni registrate nel 2017, in cui si viene puniti, per reati legati al sesso, con la lapidazione; all’Arabia Saudita, all’Iraq e al Pakistan, dove si viene uccisi attraverso la decapitazione, la fucilazione e l’impiccagione; e ancora, alla Cina, agli Stati Uniti e al Vietnam, dove si fa strada l’esecuzione mediante iniezione letale. Fa specie, certo, sapere di paesi industrializzati, alfabetizzati e democratici, come gli Stati Uniti d’America e il Giappone, che ancora applicano la pena capitale. Nel primo caso, nel 2017 si contano ben 23 esecuzioni fra Texas, Arkansas, Florida, Alabama, Ohio, Virginia, Georgia e Missouri. Nel caso del Paese del Sol Levante, Amnesty International ha più volte denunciato le esecuzione che, negli ultimi anni, sono avvenute in un clima di grande segretezza. I condannati – così come le famiglie, gli avvocati e l’opinione pubblica – vengono informati dell’imminente esecuzione solo poche ore prima. L’abolizione della pena di morte in Italia e nel mondo Guardando al passato, il primo Stato ad abolire la pena di morte fu il Granducato di Toscana di Pietro Leopoldo. Influenzato dal breve saggio Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, il granduca emanò il Codice leopoldino il 30 novembre 1786. A questo seguì nel 1889, in pieno Regno d’Italia, il Codice Zanardelli. Soltanto con l’avvento del fascismo e la promulgazione, nel 1930, del Codice Rocco, si avrà la reintroduzione della pena. Verrà definitivamente vietata, dalla Costituzione repubblicana, nel 1948 ed eliminata, dal diritto militare di guerra, nel 1994. Come l’Italia, anche il Portogallo si interessò, negli anni Sessanta dell’Ottocento, dell’abolizione della pena di morte; in Sudamerica, invece, il primo Stato ad averla abolita dalla Costituzione, nel 1863, è il Venezuela. Molto più recente l’abolizione in Spagna, dove venne applicata con regolarità fino al 1932 ed eliminata soltanto nel 1978. E ancora, fu su proposta di Robert Badinter all’Assemblée Nationale che, il 9 ottobre del 1981, la pena di morte fu abolita dal codice penale francese. Controversa è, invece, la storia del Regno Unito, ultimo stato dell’Europa occidentale ad abolirla, nel 1998. Fonte immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Francisco_de_Goya_y_Lucientes_-_Los_fusilamientos_del_tres_de_mayo_-_1814.jpg

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Inventori italiani: 10 nomi da ricordare

Inventori italiani da ricordare: la nostra top 10!  L’Italia è sempre stato un paese guida nel campo delle invenzioni. Leonardo Da Vinci, Alessandro Volta, Guglielmo Marconi sono solo alcuni dei nomi dei migliori inventori italiani di sempre. Alcuni di loro sono diventati vere e proprie celebrità, altri sono rimasti nell’ombra, regalando il proprio contributo al mondo da un angolo nascosto. L’Italia è sempre stata all’avanguardia in questo campo. Si pensi che perfino la prima idea di brevetto nacque in Italia. Dal motore a scoppio alla penicillina, gli inventori italiani hanno sempre dato un grande contributo all’umanità. I dieci inventori italiani che hanno fatto la storia Bartolomeo Cristopori Padovano, nato nel 1655, è l’inventore del “gravicembalo (o arpicembalo) che fa il piano e il forte”. Grazie a un sistema di martelletti che percuotevano le corde, piuttosto che pizzicarle, Cristopori diede vita all’antenato del pianoforte. Il nuovo strumento si diffuse in tutta Europa per la sua grande espressività, prima con il nome di forte piano, poi – dalla metà del ‘700 – come pianoforte. Alessandro Volta Egli, nel 1799, presentò un brevetto che illustrava come costruire il primo generatore statico di elettricità: la pila. Napoleone Bonaparte premiò Volta con una medaglia d’oro e, in suo onore, fu coniata una moneta, la 10.000 lire, in cui accanto al suo volto compare proprio una pila. Eugenio Barsanti e Felice Matteucci Si tratta degli inventori italiani del motore a combustione interna. Nel 1835 brevettarono questo motore che sarebbe stato migliorato qualche anno dopo, nel 1909, dall’ingegnere Giovanni Enrico per la Fiat. Francesco Antonio Broccu Quasi sconosciuto tra i nomi degli inventori italiani, fu l’ideatore della prima pistola. Appassionato fin da piccolo di meccanica, quando ideò il revolver a quattro colpi attrasse l’attenzione del re sabaudo Carlo Alberto che, incuriosito dall’arma, invitò più volte Broccu a Cagliari per tenere un corso sull’utilizzo della nuova pistola. Broccu rifiutò perché non voleva allontanarsi dal proprio paese. Tre anni dopo Samuel Colt brevettò la sua rivoltella e che ne fu riconosciuto l’assoluto inventore. Giuseppe Ravizza Il nome in questione appartiene all’inventore della macchina da scrivere. Ravizza, un novarese nato nel 1811, inventò una tastiera per scrivere a scopo filantropico: facilitare la scrittura ai non vedenti. La sua macchina da scrivere – o, come la chiamava lui, “cembalo scrivano” per somiglianza con i tasti del clavicembalo, fu progettata in 16 modelli. Le sue caratteristiche erano tastiera orizzontale, telaio mobile, nastro inchiostratore, campanello indicatore di fine riga. Il cembalo scrivano fu brevettato nel 1855. Nessuno dei modelli ebbe visibilità e Ravizza restò a molti uno sconosciuto. Intanto a New York la società Remington&Sons mise in commercio la prima macchina da scrivere che ebbe un enorme successo. Antonio Meucci Il fiorentino in questione inventò il telettrofono, l’antenato del moderno telefono. Emigrato a Cuba e poi negli Stati Uniti, Meucci aprì una fabbrica di candele che purtroppo – o per fortuna – dopo un successo iniziale chiuse per un incendio che la distrusse. La fortuna sta nel fatto che a Meucci allora non […]

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Disturbo comportamentale: un approfondimento psicologico

Disturbi comportamentali: come è possibile riconoscere i principali “malfunzionamenti” della psiche umana? Quali comportamenti adottare? La psiche umana rappresenta uno degli argomenti più stimolanti e affascinanti in cui capita più spesso di imbattersi, così come tutto ciò che riguarda il suo funzionamento…e malfunzionamento. E il disturbo comportamentale si annovera tra quei problemi della psiche che modificano il comportamento dell’individuo al punto da non renderlo conforme alla società a cui appartiene. Tuttavia, prima di scendere nel dettaglio su cosa sia effettivamente e su come si manifesti, è necessario fare una digressione su cosa sia il disturbo psicologico e cosa la personalità, che ne viene automaticamente influenzata. Per definire cosa sia la personalità è opportuno distinguere tra temperamento e carattere, che ne sono le componenti caratterizzanti.  Con temperamento, intendiamo l’insieme delle tendenze innate e geneticamente trasmesse che ci permettono di reagire agli stimoli esterni; mentre il carattere è il risultato dell’interazione dell’uomo con l’ambiente circostante. L’insieme di queste due componenti genera la personalità dell’individuo, la quale può essere generalmente soggetta a dei disturbi che vengono definiti come una disfunzione dannosa della psiche dalle correlazioni neurobiologiche. Solitamente, i disturbi causano danno all’individuo e possono essere caratterizzati da deficit e/o incapacità di adattamento. Tra questi, il disturbo comportamentale può manifestarsi nei primi anni di vita oppure nelle prime fasi dell’adolescenza, ma -in entrambi i casi- comprendono tre categorie principali: Disturbo da deficit dell’attenzione/Iperattività (ADHD); Disturbo oppositivo/provocatorio (DOP); Disturbo della condotta  (DC). Tutti e tre hanno in comune una parziale o totale incapacità di controllare le proprie emozioni in funzione di esigenze esterne. DISTURBO DA DEFICIT DELL’ATTENZIONE/IPERATTIVITÀ Il bambino affetto da ADHD, manifesta spesso disattenzione e non è in grado di concentrarsi in maniera appropriata sull’attività che si trova a svolgere. Spesso  accompagnata da frequente iperattività che trova riscontro in un’eccessiva attività motoria, in momenti poco opportuni. Il tutto, spesso, è contornato da un’attiva impulsività che porta il bambino a non riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni prima di compierle. Tale tendenza spesso nasce da un’incapacità di ritardare una gratificazione o dal desiderio di ottenere un soddisfacimento immediato. Emergendo, in particolar modo, uno dei tre aspetti, riscontreremo un disturbo “prevalentemente  iperattivo-impulsivo” con una tendenza a essere continuamente in movimento o in stati di agitazione, oppure a parlare in maniera eccessiva. A ciò si aggiunge una sviluppata incapacità di attendere il proprio turno in qualsiasi circostanza. Si riscontra un disturbo “prevalentemente disattento”, invece, quando il bambino presenta minori problemi dal punto di vista comportamentale, ma maggiore incapacità nel prestare attenzione. Tra i sintomi si riscontrano la facilità ad annoiarsi o focalizzare la propria attenzione su un’attività per lungo periodo di tempo, la facilità a distrarsi per mezzo di stimoli esterni o difficoltà nel seguire le istruzioni. Per far fronte a questo disturbo comportamentale, è consigliabile organizzare una routine affinché il bambino sappia sempre cosa aspettarsi nel corso della giornata. Mettere in atto rituali semplici e immediati che possano far fronte al suo disturbo, impostando delle regole chiare e sempre ben visibili, a cui associare eventuali ricompense […]

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Marijuana legale, dove e quando ne è consentito l’uso

Marijuana legale: dove, quando e perché Originaria del continente asiatico, la pianta della Cannabis o Canapa contiene diversi tipi di sostanze psicoattive, tra cui la marijuana che deriva dalle sue infiorescenze essiccate L’etimologia del termine “marijuana” è ignota, tuttavia sappiamo che questo era il nome comunemente usato in Messico (marihuana) per indicare la varietà di canapa detta “indiana”, utilizzata come sostanza stupefacente. La consuetudine di designare con la parola “marijuana” la pianta di Cannabis in generale, indipendentemente dall’uso a cui sia destinata, deriva da una campagna mediatica promossa negli Usa durante gli anni ’30 dall’editore, imprenditore e politico statunitense William Randolph Hearst. Quest’ultimo adottò il vocabolo messicano giacché il Paese centroamericano era allora considerato nemico degli Stati Uniti. I suoi giornali, permeati da un’aura sensazionalistica, portarono l’opinione pubblica a demonizzare la pianta in questione ed al conseguente proibizionismo, con il “Marihuana Tax Act” firmato dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt, il 14 giugno 1937. Marijuana legale, in quali Paesi? E a quali scopi? La liberalizzazione della cannabis, sia per fini terapeutici che ricreativi, è un fenomeno che sembra destinato ad inglobare un numero sempre crescente di nazioni. Il primo Stato al mondo ad autorizzare la produzione, la vendita ed il consumo, per i maggiorenni iscritti in un registro dei consumatori abituali, fu l’Uruguay nel 2013. In vari stati Usa (Oregon, Nevada, Colorado, Washington, Alaska, Oregon, distretto di Columbia, California) ne è permesso l’uso ricreativo, mentre 30 sono quelli in cui la marijuana viene consumata in ambito sanitario. L’Olanda, ritenuta la nazione della cannabis per eccellenza, non riconosce formalmente la legalità della sostanza ma ne tollera il consumo presso i famosi Coffee Shop. Al di fuori di tali locali, la legge non consente di superare i 5 grammi. Totalmente privo di controlli in tal senso, invece, il Bangladesh, dove la marijuana è consumata in assoluta libertà. Marijuana: dove è assolutamente proibita e quali sono le pene per chi ne è in possesso Esistono Paesi nei quali la detenzione di cannabis, anche in piccole quantità, è severamente vietata e punita con sanzioni che possono arrivare perfino alla pena di morte. Iran, Malesia, Emirati Arabi ed Arabia Saudita fanno parte di quest’ultimo gruppo. In Romania, Belgio e Francia è prevista la carcerazione; in Indonesia e a Singapore la fustigazione e l’ergastolo; in Cina sono stati istituiti dei “campi di lavoro e rieducazione” per coloro che eludono il divieto. Anche il Giappone e il Regno Unito proibiscono l’uso di marijuana, mentre in Israele esso è consentito solo per cure mediche. Marijuana legale: in quali Paesi il suo uso è depenalizzato? In Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Germania e diverse nazioni sudamericane il consumo di “erba” fino a 10 grammi costituisce solo illecito civile. In Messico, India e Cambogia, la marijuana sarebbe vietata in teoria, ma nei fatti spesso il suo consumo non viene punito dalla legge. Il Brasile sta tuttora lottando per giungere alla legalizzazione completa. Marijuana legale, la situazione in Italia Nel nostro Paese sembrava si stesse procedendo, pur se tra mille […]

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