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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 1261 articoli

Attualità

“Grani antichi”, Giuseppe Vesi apre a Milano

Apre giovedì 21 marzo al corso Europa il locale che sarà american bar, pasticceria, ristorante e la pizzeria “grani antichi” di Giuseppe Vesi, con l’impasto della pizza ispirato alle antiche ricette dei maestri pizzaioli del ‘700 e un mulino per macinare la farina al momento con grano Carosella. Dolci d’autore “firmati” dallo chef Salvatore Varriale e di costiera amalfitana La pizza tradizionale verace napoletana sbarca all’ombra della Madonnina, con una ricetta ispirata ai maestri pizzaioli del ‘700. Ma non solo. Anche una limonaia, mattonelle stile Vietri sul mare, un menu che riproduce e ricorda in pieno un’atmosfera tipica della costiera Amalfitana e di Napoli verace. Potrebbe essere una terrazza di Maiori, Positano, Ravello, Vietri e invece siamo a due passi dal Duomo, in corso Europa, in un’ampia sede di 600 metri quadrati, disposta su due piani. Apre giovedì 21 marzo, primo giorno di primavera, questo pezzo di Napoli verace e di costiera in pieno centro meneghino. Con i due marchi: Eccellenze della costiera di Salvatore Varriale e Grani Antichi la pizzeria di Giuseppe Vesi, che svela in anteprima il segreto di una specialità. Pizza con farina di grani antichi del Cilento, la Carosella – coltivata fin dall’epoca dei Romani nelle tante fattorie sparse nel Cilento – con stracciatella campana, tartarre di tonno, pomodorino giallo confit, granella di mandorla tostata e polvere di limone di Sorrento. Una pizzeria con effetti speciali, con al centro un vero mulino, con macine a pietra, in cui la farina, ottenuta da grano Carosella, utilizzata per fare la pizza sarà realizzata al momento. Il concept? Poter vivere l’eccellenza del gusto in qualunque momento della giornata: dalla colazione, al pranzo fino alla cena, tra atmosfere che rimandano agli scenari della costiera amalfitana. Sapori antichi e gusti ormai noti nel mondo. Scorrendo il ricco menu ci si imbatte piacevolmente nei ravioli ricotta e limone, o in un cult della pasticceria come la delizia al limone. All’ombra della Madonnina, c’è davvero un angolo di paradiso del gusto.

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Attualità

Cognomi napoletani: la classifica dei cinque più diffusi

I cognomi esistenti nel mondo sono innumerevoli, e spesso ci si chiede quali siano quelli più diffusi in una determinata località. Il patrimonio dei cognomi italiani è straordinariamente ricco e senza paragoni in Europa, data la frantumazione linguistica che caratterizzò il territorio nazionale. I cognomi napoletani, sono tantissimi, alcuni particolarmente divertenti, altri definibili strani e altri ancora dalle origini curiose. In testa alla classifica dei cognomi napoletani, c’è Esposito, diffuso in molte aree della Campania; il cognome Esposito, deriva da expositus dato ai bambini abbandonati, lasciati solitamente davanti a luoghi di carità, come sagrati delle chiese o monasteri. A Napoli si contano ben 15.109 persone che portano questo cognome. Il secondo cognome napoletano, diffuso soprattutto in provincia, è Caiazzo. Il celebre cognome, si rifà all’illustre famiglia Caiazzo del Regno di Napoli. La famiglia in questione, acquisì il proprio cognome dall’omonima città, prima di passare a Capua. Il cognome in questione, è diffuso in particolar modo a Napoli e nella provincia di Salerno. I cognomi, in un’ottica generale, sono da considerarsi dei veri e propri elementi di unione delle persone con i propri consanguinei, ossia dei segni distintivi delle famiglie, dato che essi sono tramandati di padre in figlio all’interno della società. Esistono cognomi che derivano da gruppi aggettivali, da soprannomi, da nomi personali o comuni, da storpiature e ciò fa sì che lo stesso cognome si possa riscontrare in aree del Paese distanti tra loro. Tra i cognomi napoletani, al terzo posto della classifica, dopo Caiazzo, troviamo, Romano: esso deriva dal nome latino Romanus che significa “uomo nativo di Roma e dai vari toponimi contenenti la radice roma. Tale cognome è particolarmente diffuso in tutta Italia, ma trova notevole concentrazione in Campania. Napoli è una grande metropoli e naturalmente il numero di cognomi largamente diffusi è piuttosto alto, dato anche l’alto indice demografico che registra la città. Al quarto posto della classifica dei cognomi napoletani, troviamo De Rosa, il sessantanovesimo cognome più diffuso in Italia e il quarto in Campania. L’origine del cognome si rifà alla botanica, infatti esso deriva dal noto fiore. Le prime testimonianze del cognome De Rosa, si riscontrano sin dal 1600, con particolare concentrazione al sud. I cognomi che presentano la particella “De”, sono cognomi patronimici. Anticamente non esistendo ancora i cognomi veri e propri si appellava una persona con il suo nome di battesimo e con quello del padre o della madre. Il ”de” significava ”figlio di”. De Crescenzo ad esempio è un cognome patronimico, cioè derivante dal nome del padre, ossia del capostipite. A volte può indicare anche origini nobili, se scritto in minuscolo. Al quinto posto, tra i cognomi napoletani, troviamo Giordano. Potrebbe derivare dal cognomen latino Gordianus oppure dal nome medioevale italiano Giordano (dal fiume omonimo che significa “fiume che scorre” o “coppia di fiumi”) o ancora dal francese Jourdain. Giordano è diffuso in Italia, e soprattutto in provincia di Salerno. La classifica stilata dei cinque cognomi, diversi tra loro per origine e storia, tutti molto diffusi a Napoli e in provincia, […]

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La crisi del ’29: un approfondimento storico

“La prova del nostro progresso non è quella di accrescere la ricchezza di chi ha tanto, ma di dare abbastanza a chi ha troppo poco”. È con queste parole che Franklin Delano Roosevelt getta le basi per porre fine alla crisi economica più famosa della storia americana: la crisi del ’29, così chiamata poiché verificatasi nel 1929, con il crollo della borsa di Wall Street. Durante i “Ruggenti anni ‘20”, nonostante la stabilità politica e sociale seguita alla Prima Guerra Mondiale, sull’America si abbatté la prima catastrofe di ordine economico. Evento catastrofico, sì, non solo per la devastazione che si lasciò dietro, ma anche per essere stata una delle fautrici, insieme al totalitarismo, della Seconda Grande Guerra. La crisi e i successivi eventi che ne derivarono presero il nome di Grande Depressione e furono testimonianza del più grande economico mai visto fino a quel momento, in una società dove il progresso si era succeduto senza ricadute sin dalla Rivoluzione Industriale. Politicamente parlando, il potere si riversò totalmente nelle mani del partito repubblicano, con Harding e in seguito Coolidge, i quali sostenevano l’accumulo della ricchezza privata, a scapito delle classi più povere. Nonostante le discriminazioni delle classi inferiori, l’ottimismo generale non subì una battuta d’arresto, anzi vide il fulcro del suo sviluppo in Wall Street, sede della Borsa di New York. Ma cosa generò la crisi? Il periodo di benessere che investì gli Stati Uniti, aveva portato a un aumento della domanda di consumo, al punto tale da generare una produzione senza precedenti. Tuttavia, il mercato interno non fu in grado di assorbire la grande mole di prodotti, portando a un crollo dei prezzi e ad un conseguente crollo della produzione, nonché la presenza di materiale in eccedenza, incapace di essere smaltito. Il 24 ottobre 1929, conosciuto come il giovedì nero, sancì l’inizio della catastrofe con la svalutazione di 13 milioni di azioni che vennero vendute senza limite di prezzo e il crollo del valore dei titoli. Tuttavia, il crollo vero e proprio della Borsa di Wall Street si verificò il 29 ottobre, che passò alla storia come “martedì nero”, quando circa 16 milioni di azioni vennero vendute in un solo giorno. A questo evento seguirono numerosi suicidi da parte di speculatori e azionisti, per non parlare delle conseguenze che si riversarono sui ceti meno abbienti, generando una disoccupazione di massa. La crisi del ’29 produsse una ferita ingente che sfregiava il volto dell’America ricca di sogni, che era stata il sostegno economico della maggior parte dei paesi. L’approccio protezionistico che aveva portato alla sovra-produzione durante la crisi del ‘29, proseguì anche dopo il crollo della borsa, e la sua estensione a tutti gli altri paesi produttori, generò un collasso del commercio internazionale. Per quanto riguarda l’America, in particolare, si registrò un vertiginoso incremento della disoccupazione e una contrazione del reddito. A coronare il tutto, gli Stati Uniti si videro costretti a richiamare i prestiti che avevano erogato ai paesi esteri in difficoltà, incrementando in questo modo la crisi internazionale. La […]

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Volantino sessista. Ancora discriminazione femminile

Ci sono giorni in cui oramai non ti meravigli più di nulla. Se una persona afferma che la terra è piatta, che i vaccini fanno più male che bene o che il riscaldamento globale è colpa del diavolo, non ti incavoli più di tanto. Sì, ti arrabbi e vorresti entrare nella testa di coloro che elaborano queste teorie che, se non fosse per la pericolosità con cui girano sul web e di come abbiano reso più labile il confine tra verità e falsità, ci sarebbe da ridere. Ma non si può per nessuna ragione sorridere o chiudere un occhio sull’ennesima forma di discriminazione e intolleranza a cui, più che mai, i tempi odierni ci hanno abituato: il volantino sessista pubblicato da una sezione regionale della Lega. Il deprecabile messaggio del volantino sessista Non ci sembra doveroso soffermarci più di tanto molto sul contenuto del volantino sessista, pubblicato dalla sezione giovanile della Lega di Crotone (Calabria). Esordendo con la domanda “Chi offende la dignità della donna?”, il manifesto sessista si fa portavoce di un’idea della donna all’interno della società che rasenta il primitivo più assoluto. Risulta invece utile riportarne integralmente il testo in modo da comprendere il motivo per cui ha fatto infuriare tutti, sia donne che uomini. Ad offendere la sopracitata “dignità” della donna sarebbero: “Chi sostiene una cultura e promuove iniziative favorevoli alla vergognosa e ignominiosa pratica dell’utero in affitto; Chi sostiene proposte di legge (anche a livello regionale) che tendono ad imporre la neo-lingua che sostituisce i termini “mamma e papà” con “genitore 1 e genitore 2”; Chi ritiene che la donna abbia bisogno di “quote rosa” per dimostrare il proprio valore; Chi sostiene una cultura politica che rivendica una sempre più marcata e assoluta autodeterminazione della donna che suscita un atteggiamento rancoroso e di lotta nei confronti dell’uomo; Chi contrasta culturalmente il ruolo naturale della donna volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia; Chi strumentalizza la donna, come anche i migranti e i gay per finalità meramente ideologiche al solo scopo di fare la “rivoluzione” e rendere sempre più fluida e priva di punti di riferimento certi la società.” Dopo questo discutibile delirio, il volantino sessista si chiude con quella che sembra essere una presa in giro: “La lega Salvini Premier di Crotone è convinta che la donna ha una grande missione sociale da compiere per il futuro e la sopravvivenza della nostra nazione, non sia, pertanto, mortificata la sua dignità da leggi e atteggiamenti che ne degradano e ne inficiano il suo infungibile ruolo.” Quale idea si può mai ricavare dalla lettura? Di certo non positiva. Il volantino sessista è l’idea anacronistica e stereotipata della donna, sottomessa al marito e a cui viene preclusa ogni forma di indipendenza. Si giustifica così un J’accuse farcito di pura imbecillità, in cui si punta il dito contro i nemici che vogliono minare il ruolo tradizionale della donna: gli omosessuali, i migranti, i sostenitori dell’utero in affitto, le quote rosa. Tutte cose da considerare alla stregua […]

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Attualità

IL 6 MARZO APRE LE PORTE AL PUBBLICO GERMI – LUOGO DI CONTAMINAZIONE. Un progetto di Francesca Risi, Gianluca Segale, Rodrigo D’Erasmo e Manuel Agnelli

IL 6 MARZO APRE LE PORTE AL PUBBLICO GERMI – LUOGO DI CONTAMINAZIONE. Un progetto di Francesca Risi, Gianluca Segale, Rodrigo D’Erasmo e Manuel Agnelli GERMI GERMI sarà un contenitore fisico di pensiero. GERMI sarà una libreria tematica. GERMI sarà un luogo dove creare nuove forme espressive. GERMI sarà uno spazio in cui incontrarsi che crescerà in sinergia con il quartiere che lo ospita. INFO AL PUBBLICO: Via Cicco Simonetta, 14/A – Milano www.germildc.it – INGRESSO con TESSERA OBBLIGATORIA – compilazione del form almeno 24 ore prima dell’evento   La selezione dei libri si muove sul confine: dalle biografie e le storie di musicisti e band, alle pubblicazioni più alternative e underground (come Agenzia X e Tsunami), dalla saggistica simbolo dell’editoria musicale, fino a una selezione accurata di letteratura indipendente (da Edizioni Sur a Minimum Fax, dalle Produzioni Nero al Saggiatore). Tutti scelti e catalogati secondo una libera e personale interpretazione dei librai. Dove troveremo Limonov? Secondo Gianluca sicuramente nello scaffale Punk/Hardcore. Parte integrante della costruzione della proposta letteraria arriva dalla libreria personale di Francesca fatta di letture intime per le quali nutre grande rispetto. In ogni caso la scelta dei titoli è totalmente svincolata dalle leggi di mercato e indirizzata verso un dialogo diretto con l’editoria indipendente con l’obiettivo di caratterizzare in modo unico la proposta e il rapporto con i lettori. Germi è un laboratorio, un incubatore culturale pensato per creare occasioni di crescita anche attraverso le parole e le mani di grandi professionisti provenienti da diversi ambiti creativi che metteranno la loro esperienza a disposizione di lettori e frequentatori del luogo. Un calendario “schizofrenico” che non vuole chiudersi in uno steccato di genere e che non parte da regole prestabilite, permettendo la commistione tra discipline. Il palco è un spazio libero in cui le contaminazioni creative possono prendere vita e le parole chiave sono libertà, intimità e sperimentazione. Anche sul territorio l’ambizione è quella di interagire con chi vive e lavora nella zona favorendo una sorta di “contagio” nel tessuto sociale, in sinergia con il quartiere e con la città. Tutti i dettagli, l’angolo mescita, le luci, i colori, le poltrone creano un luogo confortevole, un posto in cui sentirsi a casa e restare. “Di che Germi ho bisogno? Di un luogo dove tornare a incontrarsi, confrontarsi, sorprendersi, emozionarsi. Un luogo dove leggere, parlare, ascoltare, suonare, imparare. Un luogo dove contaminarsi e lasciarsi contaminare. Un piccolo grande incubatore di esperienze e messaggi. Questo e molto altro desidero, credo e spero sarà Germi, un vero e proprio luogo di contaminazione. Ciò di cui avevo bisogno”. Rodrigo D’Erasmo “Mi chiamo Francesca, e questo è il Germi… Entrate prego, mettetevi comodi e siate curiosi. Date un’occhiata. Posso portarvi del vino, un caffè, un libro. Volete scegliere qualcosa dal juke-box? Volete fare due chiacchiere, stare in silenzio, raccontarci, ascoltare…? Prego, entrate senza timidezza. Sullo scaffale a destra ci sono i libri di narrativa, li ho scelti io. Sono tutti i miei Germi, sacri e potentissimi. Buoni e cattivi. Vitali e necessari […]

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Attualità

Lavori strani nel mondo: 10 mestieri che non ti aspetti

Lavori strani  e dove trovarli. Ti sei mai chiesto quali sono i 10 mestieri più bizzarri di sempre? “Che lavoro vuoi fare da grande?” ci domandano quando siamo bambini. Le risposte solitamente variano da calciatore a ballerina, da astronauta a dottoressa, per poi essere confermate o smentite con la crescita. Tuttavia, ben oltre la soglia dei lavori considerati canonici, cui siamo abituati nelle nostre società e città pullulanti di insegnanti, medici, operai, segretari, notai, commessi ecc., si profilano lavori strani, stranissimi. I mestieri, non convenzionali e assolutamente bizzarri, di cui ignoravi anche l’esistenza. Scopriamo quali sono i lavori più strani…che un giorno potresti svolgere anche tu! Lavori strani: 10 mestieri che ti sorprenderanno 1. Cercatori di palline da golf Ebbene sì, nel mondo si assumono figure specializzate nel raccoglimento delle palline, non solo sui campi da golf ma anche tra i boschi o nelle vicinanze di corsi d’acqua. Quando la pallina da golf finisce in acqua, la figura addetta al suo recupero è un vero e proprio sommozzatore, che deve immergersi e cimentarsi nella sua ricerca. 2. Tester di letti Questo mestiere, non troppo usurante o sgradevole, consiste nel testare la morbidezza e l’efficienza di letti destinati a hotel di lusso. Mica male? 3. Allevatori di lumache Si possono allevare ovini, suini, caprini… perché nessuno ha mai pensato alle lumache? Così come esistono terreni atti all’allevamento degli animali menzionati, esistono anche quelli più adatti alle lumache. Questione di prospettive. 4. Organizzatori di bagagli Queste figure professionali sono assunte soprattutto negli Stati Uniti, generalmente da famiglie benestanti prima di un viaggio, al fine di sottrarsi allo stress delle valigie, o da genitori per i bagagli dei figli in partenza. Stanco di occuparti dei bagagli prima di un weekend? Assumi un organizzatore di bagagli, al costo di (in media) 250 dollari l’ora. 5. Custodi di panda La notizia dell’esistenza di questo lavoro strano, stranissimo ma assolutamente piacevole circola da un po’ di tempo, e con essa anche il dubbio su se sia effettiva o una bufala clamorosa. Annunciamo con convinzione che i custodi di panda esistono davvero, e vengono lautamente stipendiati! Essi sono figure preposte alla cura, alla protezione e al sostentamento dei panda nell’arco della giornata, con un guadagno di circa 30.000 dollari al mese negli Stati Uniti. 6. Assaggiatori di cibo per animali Meno piacevole, ma ancora connesso al tema degli animali, è il mestiere di assaggiatore di cibo per animali. Prassi di numerose aziende alimentari che producono cibo per animali è quella di assumere  un team specializzato nel controllo della qualità di ciò che fabbricano…testandolo in prima persona! 7. Professionisti del lutto A Taiwan è tradizione, presso le famiglie più ricche, assumere a pagamento persone che piangano, cantino e partecipino a tutti i riti preposti alla cerimonia funebre in memoria del defunto. 8. Line sitters Stanco di fare la fila in posta, nei negozi durante i saldi, alla cassa dopo aver fatto la spesa? Esistono dei professionisti, i line sitters, disposti a fare le file al tuo posto dietro […]

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Eventi nazionali

Nutri-RARE: mostra che ci sei a fianco di chi è raro

Giovedì 28 febbraio è stata celebrata la 12° giornata mondiale dedicata alle malattie rare, organizzata da Eurordis Rare Diseases Europe, un’associazione no profit che raggruppa più di 800 alleanze di pazienti di 70 paesi affetti da malattie di questo tipo. Per questa occasione, nel museo interattivo Corporea di Città della Scienza si è svolto un incontro scientifico e divulgativo “Nutri-RARE: il cibo come medicina, ovvero uno sguardo nel passato remoto per immaginare il futuro prossimo”, con la finalità di aumentare la consapevolezza e dunque la sensibilità sulle malattie rare e il loro impatto nelle vite di chi ne è affetto e dei loro familiari. In Italia l’impegno delle Associazioni dei pazienti e delle loro organizzazioni nazionali e internazionali, come Uniamo Federazione italiana Malattie Rare ed EURORDIS Rare Deseases Europe, è di portare avanti proposte ed iniziative per lo sviluppo e l’implementazione di politiche di assistenza sociale ed economica, oltre che di sanità pubblica, per il supporto delle particolari esigenze di questa comunità. Le loro attività sono incentrate a stimolare decisori istituzionali e operatori del sistema ad attuare politiche e avviare servizi che rispondano ai bisogni trasversali dei pazienti affetti da patologie rare attraverso costanti azioni di sensibilizzazione e informazione. Nutri-RARE: un occhio alla scienza… Una malattia è definita rara in Europa quando colpisce meno di 1 ogni 2000 persone, ma la definizione cambia in altre parti del mondo. Si stima che nell’Unione Europea più di 30 milioni di persone potrebbero essere colpite da una delle oltre 6000 malattie rare oggi conosciute. Numeri che ci sottolineano l’importanza della divulgazione e della lotta per l’integrazione delle cure sanitarie e l’assistenza sociale delle famiglie colpite da queste problematiche. Il tema della Giornata 2019 è l’importanza del cibo come medicina e come fattore di integrazione, affinché curi il corpo e la mente del paziente ad allontanare il profondo senso di solitudine e il forte impatto emotivo che la malattia provoca. Durante l’incontro Nutri-RARE le voci del mondo accademico, della scienza e della ricerca sono state quelle di Marina Melone e Simone Sampaolo del Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate & Centro Interuniversitario di Ricerca in Neuroscienze, Università degli Studi della Campania e di Giuseppe Sorrentino del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAFOM CNR). «C’è stata un’esplosione di interesse dei consumatori – spiega Marina Melone – per il ruolo di specifici alimenti o componenti alimentari fisiologicamente attivi, nel migliorare lo stato di salute, i cosiddetti alimenti funzionali. Chiaramente, tutti gli alimenti sono funzionali, in quanto sono dotati di gusto, aroma o forniscono valore nutritivo. Nell’ultimo decennio, tuttavia, il termine funzionale così come si applica agli alimenti, ha adottato una connotazione diversa: quella di fornire un beneficio fisiologico aggiuntivo oltre a quello di soddisfare i bisogni nutrizionali di base, e/o di entrare in una dieta con alimenti su misura per i pazienti con malattie rare». La professoressa Marina Melone dialoga con gli studenti dell’Istituto Professionale di Stato per L’enogastronomia e L’Ospitalità Alberghiera “G.Rossini” spiegando loro l’importanza di una giusta alimentazione per […]

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Attualità

Gatto selvatico: raro avvistamento nel Parco dei Monti Aurunci

Il 14 febbraio il Parco Naturale dei Monti Aurunci ha reso noti, tramite la propria pagina Facebook, la notizia, le immagini e il breve video del sorprendente avvistamento di un esemplare di gatto selvatico all’interno del parco suddetto, ai confini tra il sud della provincia di Frosinone e quella di Latina. Ebbene, nel cuore di questa catena montuosa, a più di un’ora di cammino dal centro abitato, il raro esemplare è stato intercettato da una fototrappola posizionata in una zona di alta montagna, nel cuore della catena degli Aurunci, utilizzata per il monitoraggio del lupo. «Il gatto selvatico – hanno spiegato i Guardaparco Antonio Tedeschi e Paolo Perrella – è un predatore prevalentemente notturno, ma può trovarsi in attività, a compiere spostamenti, anche di giorno. Le sue abitudini, il suo carattere particolarmente elusivo, unito ad una vista, udito ed odorato sensibilissimi, rendono particolarmente difficile il suo avvistamento. Vive nelle zone montuose di latifoglie e tende ad evitare i luoghi frequentati dall’uomo. Gli esemplari di gatto selvatico sono caratterizzati dalla striatura dorsale e dalla grossa coda ad anelli. Raramente è stato avvistato sugli Aurunci, per questo quello di questi giorni è un evento veramente eccezionale». Il gatto selvatico europeo è, infatti, un animale particolarmente schivo, considerato dall’International Union for Conservation of Nature una specie «quasi minacciata». Nel nostro Paese si stima che esistano circa 700 individui di gatto selvatico, presenti in tutta l’area centro-meridionale, in Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Lazio, Sicilia e Sardegna; nell’Italia settentrionale la specie è segnalata tra Liguria e Piemonte, mentre sulle Alpi è presente nel settore orientale, soprattutto sulle Alpi Giulie, dove risiede la maggior parte degli esemplari dell’arco Alpino. La popolazione italiana di gatto selvatico in passato si era ridotta drasticamente, per la persecuzione da parte dell’uomo, che considerava l’animale “nocivo”, ma la tutela di questa specie e il miglioramento del suo habitat fanno ben sperare per il futuro; a ciò si aggiunge, tuttavia, il problema dell’ibridazione con i gatti domestici, che rende la specie vulnerabile per la possibilità di trasmissioni di malattie, dal domestico al selvatico, e per l’impoverimento genetico. Caratteristiche del gatto selvatico Il gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) è una sottospecie di gatto selvatico che dimora nelle foreste di latifoglie dell’Europa occidentale, centrale e orientale, tendendo ad evitare i luoghi frequentati dall’uomo. Dal punto di vista morfologico, presenta delle similarità con il gatto domestico – disceso dalla sottospecie selvatica lybica, nordafricana – che, al contrario ha vissuto in intimo sodalizio con gli umani, ma ha una muscolatura più possente e maggiori dimensioni. Il pelo è relativamente lungo, soffice e sottile, superiormente grigio-giallastro, con fianchi e altre porzioni corporee striati di nero, e inferiormente bianco-giallastro; ha testa tonda, naso carnicino, occhi relativamente grandi, giallo-verdi; ha zampe di media lunghezza e coda lunga, uniformemente folta, con anelli e apice neri. Si nutre soprattutto di micromammiferi ed è dotato di olfatto, udito e vista eccellenti, anche in pessime condizioni di luce. Il gatto selvatico è un animale solitario e, anche nei casi in cui […]

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Revenge porn, ne siamo tutti potenziali vittime

Revenge porn, la nostra disamina su una terribile piaga sociale  “Uscite le minorenni” – dice Francesco. “W le minorenni maiale!” – esulta Torel. “Mi fa salire il pedofilo” – si “rammarica” un terzo utente. Sono i commenti, continui, disgustosi, senza freni, di uomini nascosti dietro pseudonimo, alla condivisione convulsa di foto private su un gruppo Telegram, chiamato “Canile 2.0”, con 2.300 iscritti e attivo dal 2016. Ci si può accedere soltanto su invito e i messaggi sono crittografati. Qui centinaia di fotografie, video e dati personali di donne assolutamente ignare vengono dati in pasto a quella che è una vera e propria violenza di gruppo. Dalla condivisione di foto intime tra gruppi di amici su Whatsapp fino ai gruppi Telegram che raggiungono migliaia di persone, il fenomeno del “revenge porn” si moltiplica a dismisura. Per revenge porn si intende, in particolare, la vendetta da parte di un ex con la pubblicazione di foto e video della fidanzata all’inizio, durante e/o soprattutto alla fine della relazione. Più in generale, però, si riferisce alla condivisione on-line non consensuale di materiale intimo e/o pornografico, sia a scopo vendicativo che non. E’ un fenomeno umiliante e lesivo della dignità della persona, può condizionare la vita delle vittime anche nella ricerca di un impiego e nei rapporti sociali. Le vittime, infatti, sono donne di ogni età, di tutte le provenienze geografiche e di qualsiasi estrazione sociale. Il canale più utilizzato è l’app di messaggistica istantanea Telegram, perchè permette di mantenere l’anonimato e di decidere a quale “chat tematica” partecipare. Le “categorie” sono essenzialmente quattro: I gruppi dove circola materiale di revenge porn esplicito, in cui ex fidanzati condividono foto, video e numeri di telefono delle ex o in cui vengono pubblicate foto di minorenni accompagnate da un linguaggio degradante e dallo “shitstorming”, ovvero gli insulti di massa: Un iscritto anonimo condivide un selfie della ex, seguito da numero di telefono e città in cui vive. “Quella stronza deve pagare il torto che mi ha fatto”. I gruppi in cui viene utilizzata la “modalità spy”, quindi la condivisione di materiale realizzato con videocamere e microfoni occulti, ma anche filmati rubati a donne in intimità senza il loro permesso, ragazze immortalate sui mezzi pubblici o per strada senza che se ne accorgano; I gruppi in cui passano foto prese dai social network, ma anche foto di amiche, parenti, vecchie compagne di studi (per cui spesso nascono delle chat apposite come “Le cagnette”, in cui si viene invitati a spedire “foto hot delle tue amiche”); I gruppi in cui viene presa di mira una singola ragazza (ad es. “Laura è puttana”), con la condivisione di foto, video e contatti della persona in questione. Come se non bastasse, si discute di “droga dello stupro” e i riferimenti alle violenze sessuali sono all’ordine del giorno. “Quanto è facile reperire del ghb da usare come droga dello stupro?” – chiede un utente. “Poche gocce bastano per fare quello che devi fare”, la risposta. Un altro asserisce che “le femmine sono soltanto carne da […]

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Radio Sovranista. La discutibile proposta della lega

Sono oramai passate due settimane dal festival di Sanremo, conclusosi con la discussa vittoria di Mahmood e con le ennesime polemiche sul televoto e sulla giuria. A quanto pare l’eco di quella serata e del conseguente vespaio scatenatosi si fa ancora sentire, dal momento che la Lega ha proposto un disegno di legge volto all’ideazione di una radio sovranista. Radio sovranista: cosa prevede il disegno di legge La proposta è stata avanzata da Alessandro Morelli, ex direttore di Radio Padania e attuale presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera il quale, intervistato da Adnkronos, ha affermato quanto segue: «La vittoria di Mahmood all’Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare. Mi auguro infatti che questa proposta dia inizio a un confronto ampio sulla creatività e soprattutto sui nostri giovani». A tale proposito è sorta l’idea di una radio sovranista, la quale passa sotto il nome di quelle che sono le “disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana”. Le stazioni radio avrebbero l’obbligo di passare il 33% di canzoni italiane (una su tre) durante la programmazione, riservando un 10% di questa agli artisti emergenti. Alle stazioni radio che non si adeguano alle norme sarebbero previsti 30 giorni di sospensione delle attività. La proposta di questa radio sovranista ha già incontrato il favore non soltanto dei politici, ma anche di alcuni cantanti. Su tutti primeggia Al bano il quale, rispetto a quanto previsto dal decreto, vorrebbe addirittura alzare l’asticella a «sette su dieci». La situazione delle radio italiane Le parole di Morelli sembrano però cadere dalle nuvole. Stando infatti all’indagine condotta da Il sole 24Ore sui dati di EarOne, nel 2018 la quantità di canzoni italiane passate dalle nostre radio sarebbero addirittura del 45%, una cifra un po’ più alta rispetto al tetto proposto dal presidente leghista. Un 25% sarebbe riservato al passaggio della musica Indie (indipendente) e sempre nel 2018 gli artisti che hanno raggiunto la vetta della top 100, la classica classifica dei migliori cento brani, per il 53% sono stati italiani. Pochi dati, ma sufficienti per comprendere come la proposta della radio sovranista faccia acqua da ogni parte. La musica ostaggio del potere Sarebbe inutile ricordare come la proposta della radio sovranista sia stata lanciata sulla scia dello scalpore e delle polemiche a sfondo politico sopraggiunte con la vittoria di Mahmood e sulla sua presunta nazionalità straniera (quando è fatto risaputo anche dalle pietre che è nonostante la nazionalità egiziana del padre, egli sia nato e vissuto in Italia per madre sarda). Inutile è anche ricordare il vergognoso crocevia di haters che hanno dato sfoggio della propria bile repressa con insulti razzisti al suo indirizzo, dimenticandosi che quell’Ermal Meta che vinse il festival del 2018 era di puro sangue albanese e che aveva cantato affianco all’italianissimo Fabrizio Moro. Ma sorvolando sulle luci e le ombre annuali di Sanremo la proposta della […]

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