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Eroica Fenice

La categoria Attualità contiene 909 articoli

Attualità

DDL Zan: intervista a I’m Gay/Trans, Any Problem?

In moltissime città Italiane sono previste per domenica manifestazioni in sostegno del DDL Zan, il disegno di legge del deputato del Partito Democratico Alessandro Zan, attivista LGBT, al centro di numerose polemiche nel corso delle scorse settimane. A Napoli, il flash-mob si terrà in Piazza Dante, a partire dalle 10.30, con la partecipazione di Arcigay, ATN (Associazione Trans Napoli) e Pride Vesuvio Rainbow. Ne abbiamo parlato con Raffaele di “I’m Gay/Trans, Any Problem?”, organizzatore dell’evento.     Di cosa si occupa, specificatamente, il vostro collettivo? Il nostro collettivo si occupa principalmente di informazione, lotta alla discriminazione, sensibilizzazione verso la comunità LGBTQIA+, sia sul web che con eventi dal vivo. Domenica sarete in piazza a Napoli in sostegno al DDL Zan. Cosa prevede il disegno di legge e perché è importante che venga approvato? Il disegno di legge prevede una reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”; il carcere da 6 mesi a 4 anni per chi istiga a commettere o commette violenza per gli stessi motivi; la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi. È importante che venga approvato perché siamo, innanzitutto, fra i pochi Paesi Europei – o forse l’unico – a non essere civilizzato e sensibile verso certi argomenti. Nel 2021 le persone LGBTQIA+ vengono ancora discriminate, non accettate, cacciate di casa e subiscono violenza solo per quel che sono, ed è assurdo rischiare ogni giorno la propria vita solo per essere se stess*. È importante che chi usa violenza, verbale o fisica, venga punito con la giusta pena e chi viene cacciat* di casa abbia un supporto dallo Stato, che non tutela adeguatamente le “minoranze”. Il DDL Zan ha ottenuto l’appoggio da parte di moltissimi artisti nel nostro Paese. Tra questi, Fedez, che lo ha espresso pubblicamente sul palco del Primo Maggio a Roma, riscuotendo moltissime polemiche. Qual è la vostra opinione sulla vicenda? Credo che Fedez credo sia stato forse una delle voci più rare e sensibili ad affrontare nel migliore dei modi un determinato tipo di tematica. Purtroppo è stato anche la dimostrazione di quanto questo Paese sia ancora indietro e tenti di “censurare” per paura del giudizio altrui. Appoggiamo pienamente Fedez e lo ringraziamo da parte della nostra comunità. In merito all’utilizzo del linguaggio, invece, rispetto a quanti dicono che non contano le parole, ma l’intenzione con cui vengono pronunciate, come vi ponete? Crediamo che l’utilizzo del linguaggio e delle parole, soprattutto nell’era moderna, sia fondamentale, dato che si hanno tutti i mezzi a disposizione per potersi informare e provare ad essere delle persone empatiche verso gli altri. Poi l’utilizzo delle parole e del linguaggio può aiutare anche nei rapporti personali. A volte le parole possono essere vitali ed evitare di spezzare vite. Qualche anticipazione sul Pride 2021 in […]

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La tragedia delle studentesse di Kabul che rende un diritto privilegio

A Kabul c’è stata una tragedia, una storia tristissima che fa venire i lacrimoni e fa tanta rabbia. Una bomba è finita su una scuola femminile uccidendo cinquanta studentesse. Cinquanta. Non una di meno, forse molte di più. Uno potrebbe rilegarla lì, a vicenda brutale di un paese dell’estremo oriente, lontano e retrogrado. Dispiacersi, sì, ma tornare al proprio piccolo orticello, pieno di esami di cui lamentarsi e di un privilegio in più da scordare per strada (perché davanti a una tragedia simile ci si rende conto che alcune cose rischiano di diventare privilegi a seconda di dove abiti, pure se sono naturali). Il punto è che c’è una donna, anzi cinquanta e passa, a un bel po’ di kilometri da qua, che esercita il proprio sacrosanto diritto allo studio e non si capacita come non possa farlo. La verità è che nessuno lo sa. Sarebbe impossibile spiegare perché la cultura dovrebbe essere elitaria e in base ai genitali (cosa che non regge mai e poi mai) e in fondo non si troverebbero vere spiegazioni ma solo forzature. È molto più facile capire che studiare rende pensanti e i pensieri sono liberi, svincolati, ubiqui, nel senso che vanno dappertutto e contemporaneamente, e sono pure malleabili, riproducibili, incontrollati. Se si pensa si è invincibili. Le ragazze di Kabul questo lo sanno: in alcuni posti un pensiero ha un prezzo ingiusto, sproporzionato, addirittura costa una vita. Però loro sono mille anni più avanti di una terra che baratta la libertà per la reclusione e la cultura per l’ignoranza, fuori tempo, fuori posto. Per questo chi sembra di essere nella parte di mondo apparentemente più funzionante deve leggere il doppio, studiare dieci volte tanto. È il modo per essere grati a chi lotta ancora, perché altrimenti si passa dalla parte di chi lancia le bombe in nome di una cultura anti livellatrice e fantoccia. Perché fino a quando uno soltanto non lo ha, quello che ho io è un privilegio, enorme, sacro e oneroso. E non si dà per scontato, non si sminuisce, non arretra davanti a chi dice il contrario. È il plausibile cordoglio per un disastro, forse l’unico che rende la morte di queste studentesse un pochino meno amara, un pochino meno morte.   Fonte immagine in evidenza: https://irvapp.fbk.eu/news/detail/16844-2/

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Balena grigia in acque mediterranee: il viaggio di Wally

Per motivi ancora non del tutto chiari, un esemplare di balena grigia della specie Eschrichtius robustus è entrato in Mediterraneo ed ha vagato nei nostri mari, spostandosi da un punto all’altro delle coste italiane. Il primo avvistamento della meravigliosa balena grigia è avvenuto nel mese di aprile nel mare di Ponza, all’incirca in corrispondenza della spiaggia di Frontone, dove è stata immortalata dai barcaioli locali; nei giorni seguenti, la stessa è stata intercettata dapprima nelle acque del Golfo di Gaeta, stando ad alcune testimonianze video diffuse sui social, poi nel mare che lambisce la Costiera Amalfitana. L’allarme è stato lanciato dal professor Adriano Madonna, biologo marino e subacqueo, il quale si è prodigato nel lanciare un appello in soccorso del meraviglioso cetaceo, realizzando un comitato pro balena grigia e suggerendo l’iniziativa di assicurarsi delle reali condizioni di benessere della balena. Così ha chiarito il professor Madonna: «Questa specie, che normalmente vive nel Nord Pacifico, ad un passo dal Circolo Polare Artico, attualmente nelle nostre acque, si trova in un ambiente che non è il suo. Forse sta andando incontro a difficoltà, come la temperatura dell’acqua, la salinità, la presenza meno abbondante di cibo e probabilmente non sta conducendo un’esistenza facile, a miglia e miglia di distanza da ‘casa sua’. Vogliamo aiutarla e ce la metteremo tutta. Il nostro sogno nel cassetto sarebbe quello di riaccompagnarla nel suo mare, ma l’impresa è difficile, se non addirittura impossibile. Che cosa possiamo fare per questo animale a cui tutti ci siamo affezionati? Innanzitutto desideriamo che viva nel miglior modo possibile, quindi intendiamo monitorare i suoi spostamenti e fare in modo che il suo stato di salute sia ottimale». Le tappe di Wally, la balena social Il viaggio della balena – animale che popola l’universo mitico e letterario di tutti i tempi – ha proseguito nei giorni successivi: Wally, così come è stata chiamata dai social che hanno contribuito alla ricostruzione delle tappe del suo lungo itinerario marino, è stata avvistata davanti alla costa ligure. I suoi spostamenti e le sue condizioni fisiche sono monitorati dalla Guardia Costiera e da organizzazioni dedite allo studio dei cetacei, in primis il Tethys Reasearch Institute, anche allo scopo di proteggerla dalla curiosità inopportuna e deleteria dei non esperti: occorre, infatti, dare priorità alla preoccupazione per tale cetaceo lento e mite, probabilmente un giovane esemplare, come pare acclararsi dalle concrezioni poco definite della sua testa. Wally, infatti, nonostante la grande capacità di adattamento che la accomuna a tutti i mammiferi, potrebbe trovarsi in uno stato di sofferenza generalizzata, che andrebbe verificata. La presenza di una balena grigia nel Mediterraneo è un evento più che raro, dal momento che tali cetacei dimorano nell’Oceano Pacifico, estinti dall’Atlantico circa tre secoli fa, a causa della caccia. Essi nascono in inverno nelle lagune della Bassa California, in Messico, per poi migrare in primavera in direzione dell’Alaska, dove si nutrono dei crostacei depositati sui fondali. Rappresentano, pertanto, un enigma le dinamiche del suo arrivo nel Mediterraneo, che sono state così ricostruite dagli esperti, […]

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Lingua inclusiva, intervista a Vera Gheno

La lingua italiana è sessista? Cosa possiamo fare per rendere la lingua inclusiva e meno sessista? Lo abbiamo chiesto alla sociolinguista Vera Gheno. Sindaca, architetta, ministra. Sono soltanto alcuni dei nomi professionali femminili che, ciclicamente, diventano oggetto di accesi dibattiti. Molti, infatti, preferiscono utilizzare le forme maschili motivando queste scelte con ragioni all’apparenza di tipo linguistico, come: “avvocata proprio non mi piace, è cacofonico!”. Ma sarà davvero così? Oppure, più o meno celatamente, si nascondono ragioni culturali? E ancora, perché scelte linguistiche inclusive come quella del comune di Castelfranco Emilia – che nei post sui social ha deciso di sostituire il maschile universale (“tutti”) con una desinenza neutra, lo schwa, (tuttə) – generano così tanto risentimento nei parlanti? Di questo, e molto altro ancora, abbiamo deciso di parlare con Vera Gheno, sociolinguista, traduttrice, docente universitaria e autrice per Cesati, Longanesi, Einaudi, Newton Compton, Zanichelli ed effequ. L’intervista sulla lingua inclusiva a Vera Gheno Dott.ssa Gheno, la lingua italiana è androcentrica?  Sì, come la maggior parte delle lingue del mondo, anche l’italiano è stato costruito su base maschile. Le radici delle parole sono maschili e il femminile è qualcosa che viene suffissato, quindi prodotto a partire dalla base maschile. Questo, forse, rispecchia una certa visione della società, dove per molti secoli l’uomo ha agito, nella storia, molto più della donna, a cui era riservato il compito della cura dei figli e del marito. Sia chiaro, però, che ammettere che sia androcentrica non equivale a dire che sia, automaticamente, anche strutturalmente sessista. Questo perché, in quanto lingua di alta cultura, l’italiano ha al suo interno tutte le strategie per essere usato in maniera inclusiva e non discriminatoria. A tal proposito molti si oppongono alla declinazione dei femminili professionali (ministra, assessora ecc.), ritenendoli cacofonici. La cacofonia non ha alcuna rilevanza nell’uso di una lingua. Nel quotidiano, non scegliamo le parole in base al loro suono, a meno che non dobbiamo scrivere una poesia. Inoltre – come l’eufonia – è qualcosa di molto soggettivo, non pertiene alla parola, ma solo alla nostra percezione. Per esempio, non ci si lamenta di minestra, ma di ministra sì, seppure non vi sia grande differenza di suono.  Eppure, c’è una grande diffidenza. E, aggiungerei, che è trasversale: da parte dell’uomo spesso non si vede il problema, da parte femminile ci sono invece diverse motivazioni. Molte donne sono convinte che il termine femminile sia sminuente rispetto al maschile corrispondente, ma questo – com’è chiaro – non è un problema linguistico, ma di percezione. Altre, invece, credono sia inutile e che conti, piuttosto, la bravura (come ha recentemente dichiarato Beatrice Venezi a Sanremo, ndr).  Lei è d’accordo con quest’ultima argomentazione? No, le spiego perché. Quando nominiamo qualcosa con precisione, quel qualcosa diviene raccontabile. Finché una cosa non ha un nome, non ne possiamo parlare. Ed è come se non esistesse. Chiamare le donne che fanno un determinato lavoro con un sostantivo femminile (come direttrice o ministra) serve a normalizzare la loro presenza in contesti professionali in cui prima era quasi […]

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L’origine del 1 maggio, festa dei lavoratori

1 maggio, festa dei lavoratori: origine e storia di questa data. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (Articolo 1 della Costituzione Italiana) Il poeta greco Esiodo racconta che nella mitica età dell’oro, tempo di prosperità e abbondanza, gli uomini vivevano senza leggi, senza odio e guerre e la terra produceva frutti spontaneamente. Con l’avvento di Zeus, e con la fine di questa aurea aetas, sull’umanità si abbattè una dura necessità: il lavoro. Una punizione, ma anche un dono, un mezzo attraverso cui vivere secondo giustizia.  Oggi, 1 maggio, si celebra la festa dei lavoratori, ma saranno tante le attività lavorative che non si fermeranno, perché, mai come quest’anno lavorare in questa giornata, dopo tanti mesi di chiusure, sarà un piacere per le tante categorie messe in ginocchio dal Covid.  La festa dei lavoratori nasce il 20 luglio 1899 a Parigi, su idea del congresso della seconda Internazionale. Data simbolica in ricordo di una manifestazione svoltasi a Chicago nel 1866. “8 ore per dormire, 8 ore di svago, 8 ore di lavoro“: nel 1867, nell’Illinois, si festeggia la conquista delle otto ore lavorative. Gradualmente, dallo stato dell’Illinois, si estese a tutto il territorio statunitense. Vent’anni dopo, a Chicago, in occasione del diciannovesimo anniversario di tale conquista, fu organizzato uno sciopero generale per ottenere l’estensione della legge, e in particolare la protesta della fabbrica di mietitrici McCormick fu repressa col sangue. 1 maggio 1886. Simbolo delle lotte operaie, di lavoratori in cerca di  diritti e condizioni di lavoro migliori, a partire dal 1947 la Festa del lavoro e dei lavoratori divenne ufficialmente festa nazionale italiana. Sono tanti altri i paesi che celebrano questo giorno, ma proprio gli Stati Uniti, luogo in cui tutto ebbe inizio, stranamente festeggiano i lavoratori il primo settembre e non in questa data.  Da sempre lavorare ricopre grande importanza per la realizzazione dell’uomo e tale consapevolezza si è solidificata particolarmente quest’anno in cui molte categorie di lavoratori sono state private di tale diritto piombando spesso nella disperazione emotiva, oltre che economica, perché lavorare non significa soltanto guadagnarsi il pane. Lavorare significa esprimere se stessi, mettersi alla prova, conquistare la propria autonomia, sentirsi utili e parte di un tutto. Nel ricordare il valore di questa giornata, ci auguriamo che il prossimo 1 maggio sarà realmente una festa per tutti e di ritrovarci, magari, a cantare insieme al mitico concerto in Piazza San Giovanni.     Fonte immagine in evidenza: Wikipedia.                  

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Crema base per il corpo: a cosa serve e quando usarla

Prendersi cura del proprio corpo è fondamentale per essere sempre al top. Uno dei primi consigli degli esperti è quello di utilizzare prodotti di qualità, come la crema base su Pilogen.it. Questo tipo di crema base grazie alle proprietà emollienti e idratanti risulta molto utile nel caso di problemi dermatologici. Ottima per idratare a fondo le pelli problematiche, delicate, sensibili e spesso soggette ad arrossamenti e reazioni allergiche. Sul mercato esistono diverse creme corpo ma vanno scelte e utilizzate con consapevolezza e rispettandone le caratteristiche. Spesso si parla, ad esempio, di creme lenitive, in genere a base di polveri minerali come ossido di zinco e magnesio silicato. In linea di massima le creme lenitive hanno un’azione antinfiammatoria, antipruriginosa ed astringente. Per questo motivo si tratta di prodotti perfetti per chi soffre di disturbi della cute come la dermatite. Vengono inoltre utilizzate anche per alleviare i rossori da pannolino nei bambini. Però, bisogna fare attenzione: gli esperti consigliano di non utilizzare le creme lenitive in caso di pelle secca in quanto potrebbero peggiorare la situazione. Le creme emollienti, a differenza delle creme lenitive, presentano una composizione a base di grassi vegetali come l’olio di palma, l’olio di cocco ed il burro di karitè. Questo genere di creme crea una pellicola protettiva sulla cute che imprigiona l’acqua già esistente nella pelle in modo da contribuire a rendere la pelle più morbida ed idratata. I grassi vegetali utilizzati per la composizione delle creme emollienti sono inseriti come sostanze umettanti e idratanti, come ad esempio la glicerina vegetale, l’urea, l’inulina e il collagene.   Quando utilizzare le creme emollienti Gli esperti consigliano l’utilizzo delle creme emollienti a partire dalla prima comparsa dei segni dell’età. Quando si è giovani la pelle presenta una elevata quantità di elastina e collagene che sono utili a mantenere la cute soda e liscia, oltre a mantenerla resistente e forte.   Col passare degli anni la percentuale di elastina diminuisce ed è per questo motivo che la pelle comincia a perdere resistenza e comincia a presentarsi meno soda e con la comparsa delle rughe. La perdita di compattezza forma infatti solchi nella cute a causa dell’atrofia del connettivo sottocutaneo. Le rughe, come le conosciamo, si generano anche a causa della diminuzione di produzione di acido ialuronico. Con l’invecchiamento si verifica la riduzione della generazione di alcuni componenti fondamentali per i tessuti connettivi e la pelle inizia a perdere il suo aspetto compatto e sodo. Quando ciò accade è fondamentale utilizzare i prodotti giusti per permettere alla pelle di tornare a splendere. Le creme emollienti, ad esempio, quando ben utilizzate servono a nutrire la pelle ed a mantenerla liscia, morbida ed elastica nonostante lo scorrere del tempo. Ovviamente è sempre importante scegliere i prodotti in base a quelle che sono le reali esigenze ed alle caratteristiche della propria pelle in modo da rispettarla e da ottenere sempre dei risultati ottimali.  

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Curriculum dello studente: più competenze o disparità?

Il “curriculum dello studente” debutterà quest’anno, per gli esami di stato 2021. Una misura prevista dalla legge “Buona Scuola” del Governo Renzi, che dispone l’aggiunta di una sorta di “documento di presentazione” al diploma di maturità. Il curriculum conterrà un elenco di tutte le competenze acquisite dallo studente, con in allegato le attività professionali, culturali, artistiche, sportive e di volontariato svolte in ambito extra scolastico. Due terzi del documento, infatti, (la cui compilazione avverrà su piattaforma informatica) saranno a cura della scuola, il resto sarà integrato dal singolo studente. La prima parte, denominata “Istruzione e formazione”, riporterà il profilo scolastico dello studente, ovvero tutto il bagaglio acquisito durante il percorso di studi. La seconda, “Certificazioni”, riporterà le certificazioni (linguistiche, informatiche etc.) rilasciate da Enti riconosciuti dal MIUR. Infine, la terza parte, relativa alle “Attività extrascolastiche”, conterrà le informazioni relative all’ambito extrascolastico. Il curriculum sarà necessario per la presentazione dello studente stesso alla Commissione d’esame e per lo svolgimento del colloquio dell’esame di Stato, oltreché richiesto per l’orientamento e l’accesso degli studenti all’Università e al mondo del lavoro. Tuttavia, ben 200 docenti hanno richiesto una moratoria al ministro Patrizio Bianchi, vista la complessità organizzativa e professionale di una didattica scossa dalla seconda e dalla terza ondata della pandemia da Covid-19. Infatti, ad eccezione di chi ha potuto privatamente accedere a progetti extra-scolastici anche nel periodo estivo, molti studenti potrebbero trovarsi privi della possibilità di compilare quanto richiesto dalla piattaforma. Ma non solo. I docenti mettono in discussione anche il valore stesso del curriculum dello studente. “Signor Ministro – si legge nella lettera pubblica indirizzata a Bianchi – noi crediamo che qualche considerazione di maggiore respiro andrebbe sviluppata in un dibattito più consapevole. Si evince dalla stessa piattaforma ministeriale che lo strumento non è predisposto solo in vista dell’Esame di Stato, ma che è stato pensato “per presentare al meglio chi sei – si scrive rivolgendosi allo studente – in un documento che racconta te stesso e la tua storia”. E prosegue: “Ma davvero vogliamo far passare l’idea che la persona e la sua identità siano costituite dalla somma dei suoi certificati linguistici e informatici? Riteniamo sul serio che un curriculum possa costituire un “racconto” biografico? È davvero questo che ci si chiede di insegnare? E dunque coloro i quali, privi di mezzi, saranno riusciti a costruire un curriculum meno ricco di titoli o esperienze dovranno forse stimare di possedere un’identità personale scarna o una biografia misera?” Il punto, in effetti, sta in questo: il rischio è che si possa confondere l’attenzione positiva al vissuto personale con una sorta di accumulazione seriale di titoli, spesso conseguiti presso enti privati, che produrrebbero ulteriori diseguaglianze tra gli studenti stessi. Tutte le “certificazioni” e le “attività extrascolastiche” saranno rese consultabili anche alle imprese per la selezione nel mercato del lavoro, scambiando il merito, ovvero le reali competenze, capacità e abilità, con la capacità di spesa sul “mercato della formazione”.

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Perchè il video di Grillo esalta la cultura dello stupro

“Perchè non li avete arrestati?” – sbraita Beppe Grillo, leader politico del M5S, in un video pubblicato sul suo blog il 19 aprile scorso. “Ce li avrei portati io in galera, a calci nel culo! Perchè? Perchè vi siete resi conto che non è vero che c’è stato uno stupro”. Lo stupro in questione o – meglio – la vicenda a cui Grillo si riferisce (e che ha ormai lasciato i banchi del tribunale per entrare prepotentemente nel dibattito pubblico) risale a tre anni fa, nel luglio del 2019. Ciro Grillo – figlio del fondatore del Movimento – è in vacanza in Costa Smeralda con alcuni amici. Una serata in discoteca, l’incontro con due studentesse, il ritorno nella villa di proprietà per proseguire la festa. Qui – secondo la ricostruzione dei pm – sarebbe avvenuta la violenza. Una delle due ragazze – una diciannovenne italosvedese – sarebbe stata costretta a un rapporto sessuale con un ragazzo del branco, poi “afferrata per la testa, costretta a bere mezza bottiglia di vodka e ad avere altri cinque o sei rapporti sessuali”. Anche la seconda ragazza, nel frattempo addormentatasi, sarebbe – secondo l’accusa – stata sottoposta a diverse umiliazioni. Secondo Grillo, invece, da uno dei video agli atti “si vede che c’è la consensualità, si vede che c’è il gruppo che ride, che sono ragazzi di diciannove anni, che si stanno divertendo, che sono in mutande e saltellano col pisello così perché sono quattro coglioni, non quattro stupratori”. Come se ognuna di queste condizioni (il gruppo che ride, l’età dei ragazzi) pregiudicasse l’eventualità di uno stupro. Un gruppo di ragazzi che ride non può star commettendo una violenza? Dei ragazzi di diciannove anni non possono commettere uno stupro? Ma, soprattutto, perché la consensualità della ragazza al rapporto sessuale dovrebbe emergere tenendo l’attenzione sul “gruppo che ride” e non sulla ragazza stessa? Una ragazza che – sempre secondo Grillo – non può aver subito lo stupro perché “è strano che una persona stuprata la mattina, al pomeriggio va in kitesurf e dopo otto giorni fa la denuncia”. In altre parole: mente. Ed è esattamente questo il gioco: cercare di trascinare la vittima sul banco degli imputati, sminuire, mettere in dubbio, ridicolizzarne il dolore. Il tutto utilizzando la propria posizione di potere e la propria portata mediatica. Grillo, il mito e la cultura dello stupro In un minuto e mezzo, Beppe Grillo ha messo insieme molti dei pregiudizi che riguardano le violenze di genere. In primo luogo, l’assunto per cui una donna violentata debba denunciare immediatamente per non essere additata come bugiarda. Nel cosiddetto “mito dello stupro”, infatti (ovvero la visione diffusa e radicata su come avvenga questo tipo di violenza), ci sono urla, pianti, tentativi ripetuti da parte della vittima di difendersi e sottrarsi al suo carnefice e, infine, una denuncia immediata dell’accaduto. Nella cultura dello stupro, inoltre, le violenze e le molestie sessuali sono banalizzate, giustificate e alimentate attraverso battute sessiste, continua e spesso sottile colpevolizzazione della vittima, oggettivazione sessuale. Ciò ci conduce […]

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In Francia sedute gratis dallo psicologo: il virus che manda in tilt la mente

In Francia il governo ha promosso una iniziativa per garantire dieci sedute dallo psicologo per chi ne necessita, in particolar modo per i più giovani, in risposta al virus che sta mandando il tilt la mente. Il covid non ha solo prodotto conseguenze sostanziali sul fisico ma ha generato psicosi, stress, isolamento, sociopatia. Ritrovarsi da un momento all’altro a dover fronteggiare una pandemia, chiusi fra quattro mura, sentirsi impotenti, piccoli davanti alla sciagura intorno è stato un duro colpo per tutti. È quasi fisiologico: si inaridisce. Un giorno si è per strada a chiacchierare della cena al pub la sera prima, quello dopo si è a casa e non si chiacchiera neanche tanto più perché non c’è molto da dire. Le conversazioni si sono ridotte a battute secche sulla situazione, sulle notizie fotocopia, sulla morte, così materiale, che monopolizza qualsiasi argomento, fagocitandolo dentro la paura. E le frasi restano sospese, come le giornate. Non sapere cosa fare, non avere voglia di fare neppure quello che ancora non si sa può essere sintomo di depressione o apatia e può avere un riverbero enorme su chi è più fragile e sulla mente di ciascuno di noi. Solo che quando si parla di problemi che non si “vedono” si tende ad esaurirli come se la vista fosse l’unico tramite e ci fosse una sottospecie di equazione per cui se non si vede, non esiste. E ci si dimentica della mente. Però esiste, eccome, quel senso di nichilismo esistenziale che prende davanti al pc, per sei ore di seguito, e poi al telefono, altre sei. Oppure la noia scomposta del lunedì uguale al sabato e di una scansione temporale diventata labilissima, quasi nulla. Oggi è solo ieri che continua a venire e il futuro è un posto dalle fattezze sbiadite, con zero progetti a lungo termine perché l’unico progetto a lungo termine è sapere il colore della zona di regione. La mente ne risente, come ne risentono i polmoni dopo un’ora di corsa e con 2 pacchetti di sigarette all’attivo. E se poi si va dallo pneumologo, giustamente, una volta tanto bisogna andarci dallo psicologo. Dire che il virus ha sfinito, ha ridotto all’osso getta le basi per altri dieci anni di paura nell’uscire di casa e altri cinque, buoni, del non poterlo fare più. Non fa male ammetterlo, farebbe più male non farlo e sguazzare nel proprio malessere interiore (il rischio è affogare). Basta chiedere aiuto, non nel senso che non si può ma nel senso che è sufficiente, è necessario. Funziona. Un amico, una persona competente, un genitore. Ascoltare e parlare. Viene bene e forse aiuta a scongiurare un momento di angoscia che, da un anno e mezzo, non è più un semplice momento.   Fonte immagine: it.yahoo.com 

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I distributori automatici: l’evoluzione del vending

Negli ultimi anni, in Italia, il mercato dei distributori automatici risulta essere uno dei più redditizi che sta dilagando e raggiungendo notevoli sviluppi. I distributori automatici rappresentano un vero e proprio sostegno per tutti coloro i quali vogliono fermarsi un attimo a sorseggiare un caffè o mangiare uno spuntino al volo prima di dedicarsi ai propri impegni: può trattarsi di un’agevolazione per i clienti o per i propri dipendenti in quanto consente di gestire in maniera flessibile impegni ed orari, con il beneficio di far combaciare anche un breve break. Le origini dei distributori automatici La storia della distribuzione automatica affonda le sue radici nell’antica Grecia grazie al noto matematico ed ingegnere Erone di Alessandria, che realizzò tramite diversi congegni meccanici il primo erogatore d’acqua santa, posto all’ingresso dei templi, il cui funzionamento era consentito in seguito all’inserimento di una moneta. Una storia di uomini e “macchinette” che giungono in Italia intorno agli anni ’40 dello scorso secolo per installare prima i distributori automatici della “Coca-Cola” per poi trasformarsi successivamente in pionieri del caffè in grani e infine stabilizzarsi con il principio dell’infusione tramite il quale si ottiene l’estrazione delle sostanze aromatiche del caffè Le sane abitudini nella selezione dei prodotti Ad oggi il grande mondo della distribuzione automatica spazia anche sul vasto tema della corretta alimentazione; ha invogliato le persone a nutrirsi con una consapevolezza maggiore, sperimentando e sensibilizzando le abitudini alimentari più sane: oltre alle classiche barrette di cioccolato e patatine in busta, si propongono prodotti biologici come frutta e verdura fresca, frutta essiccata o yogurt da bere, al di là di prodotti appositi per celiaci o qualsiasi altro tipo di intolleranza. Il settore del vending è stato approvato a pieni voti anche dagli psicologi, i quali hanno constatato che avere vicina un’area di ristoro a disposizione influisce positivamente sullo stato mentale delle persone. La capacità di prendere decisioni è infatti influenzata dalla stanchezza, nel corso della giornata lavorativa, inoltre, concedersi un caffè o uno spuntino aiuterebbe il cervello a ritrovare la giusta motivazione e di conseguenza a lavorare meglio. La risposta del vending al covid-19 Le macchinette svolgono inoltre nel particolare contesto “covid-19” un sostegno indispensabile, poiché azzerano al massimo quelli che sono i contatti umani: grazie ai distributori automatici vengono evitate le lunghe folle che si accalcano ai bar, dimezzando così le interazioni tra persone. Alcune aziende di vending infatti hanno deciso di attrezzarsi al meglio per garantire ai propri clienti una pausa più sicura, tramite un apposito programma di igienizzazione. Al passo con i nuovi sviluppi tecnologici, il vending non è solo relegato all’ambito di uffici, aziende o strutture pubbliche, ma diventa un vero e proprio motore di nuove applicazioni: ai classici pulsanti vengono sostituiti tablet touch screen che agevolano la selezione dei prodotti; veri e propri computer che segnano il passaggio della nuova era di questo settore. Eppure questa attività che di giorno in giorno compie passi da gigante è ancora poco conosciuta, occorre dunque far emergere l’affascinante forza imprenditoriale della distribuzione automatica e […]

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