Androginia nella letteratura inglese: da Shakespeare a Woolf

Androginia nella letteratura inglese

La figura dell’androgino, definita dall’unione di tratti maschili e femminili, è un tema ricorrente e affascinante nella letteratura inglese. Chiamata anche ermafrodita, questa figura ha attraversato secoli di storia letteraria, evolvendo nel suo significato e nella sua rappresentazione, dal teatro elisabettiano fino al modernismo e oltre.

L’androginia nel teatro di Shakespeare: necessità e artificio

Durante il periodo elisabettiano, alle donne era vietato recitare. I ruoli femminili erano quindi interpretati da giovani attori maschi (i “boy actors”), creando una naturale fluidità di genere sul palcoscenico. Shakespeare sfruttò questa convenzione in modo magistrale, inserendo nelle sue commedie personaggi femminili che si travestono da uomo. L’esempio per eccellenza è Porzia ne “Il mercante di Venezia”, che assume le vesti di un avvocato per salvare Antonio nel processo contro Shylock. Altri esempi celebri sono Viola in “La dodicesima notte” e Rosalind in “Come vi piace”, personaggi che usano il travestimento per navigare e sovvertire le rigide norme sociali del loro tempo.

La rivoluzione modernista: Virginia Woolf e la mente androgina

Con il modernismo, e in particolare con Virginia Woolf, l’androginia cessa di essere un semplice artificio teatrale per diventare un concetto intellettuale e filosofico. Nelle sue opere “Orlando” e “Una stanza tutta per sé”, Woolf attualizza la figura dell’androgino. Lei stessa, membro del progressista Bloomsbury Group, possedeva una personalità che rivendicava sia una voce maschile che femminile.

  • In “Orlando”, il protagonista vive per tre secoli, cambiando sesso dopo un lungo sonno. Attraverso questa metamorfosi, Woolf analizza i rapporti di genere e i limiti imposti dalla società inglese, ispirandosi alla sua relazione con la scrittrice Vita Sackville-West.
  • In “Una stanza tutta per sé”, l’autrice teorizza l’esistenza di una mente androgina. Secondo Woolf, in ogni essere umano convivono una parte maschile e una femminile. Nello scrittore di genio, queste due parti sono in perfetto equilibrio, permettendo una visione del mondo completa e non parziale, come spiegato anche negli archivi della British Library.

Tabella: l’androginia in Shakespeare e Woolf a confronto

Caratteristica Funzione principale
Androginia in Shakespeare Artificio teatrale (travestimento) per sovvertire l’ordine sociale e creare intrecci comici.
Androginia in Virginia Woolf Concetto filosofico (mente androgina) che rappresenta uno stato di completezza e genio creativo.

Echi postmoderni: l’androginia in Ali Smith

Il tema dell’androginia viene ripreso anche nel romanzo postmodernista “The Accidental” dell’autrice scozzese Ali Smith. Il personaggio di Michael Smart, un professore di letteratura, descrive una sua studentessa come “that sweet page-boyed“, mettendo in risalto caratteristiche fisiche (il taglio di capelli “a paggetto”) comunemente attribuite agli uomini. Essendo un esperto di letteratura, il riferimento di Michael non è casuale, ma un chiaro omaggio ai personaggi androgini dei drammi di Shakespeare, dimostrando come questo tema continui a influenzare la letteratura contemporanea.

Domande frequenti (FAQ)

  • Cosa si intende per mente androgina in Virginia Woolf?
    È uno stato mentale in cui la parte maschile e quella femminile della personalità di un individuo sono in perfetto equilibrio, permettendo una creatività libera da condizionamenti di genere.
  • Perché in “Orlando” il protagonista cambia sesso?
    Virginia Woolf usa questo espediente narrativo per esplorare come l’identità di una persona sia influenzata dalle aspettative sociali legate al genere maschile e femminile nel corso della storia.

Immagine in evidenza sull’articolo “Androginia nella letteratura inglese, esempi”: Wikipedia
Articolo aggiornato il: 22/08/2025

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