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Eroica Fenice

Apollo e Dafne

Speranza: il mito di Apollo e Dafne nella attualità della pandemia

Colleghiamo i capolavori dell’arte italiana alle questioni contemporanee, reinventiamoli attraverso il disegno e spieghiamo con un nuovo cartiglio, ovvero la descrizione esplicativa che accompagna i quadri, quanto sono attuali. Iniziamo con Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini.

Apollo e Dafne di Bernini

La reinterpretazione di Apollo e Dafne del Bernini attraverso questo disegno è un grido dal cuore di due studentesse che hanno capito quanto è difficile avere 20 anni nel 2020 (come detto in un discorso dal Presidente francese Emmanuel Macron).  Questi giovani preferirebbero veder porre enfasi sulla metamorfosi (rappresentata qui da Dafne) che questa pandemia realizza, piuttosto che sui suoi danni.

Ricordiamo il mito rappresentato in questa statua. Dopo la sua vittoria sul Pitone, Apollo deride Cupido e il suo arco. Quest’ultimo, offeso, per vendicarsi, estrae dalla sua faretra due frecce, una con il potere di scacciare l’amore, l’altra di riportarlo in vita. Con la prima freccia, Cupido colpisce Dafne, la cacciatrice. Con l’altro, il cuore di Apollo. Apollo si innamora follemente di Dafne. Lui cerca di sedurla ma lei lo rifiuta. Ossessionato, arriva al punto di inseguirla. Dafne viene salvata da suo padre, il dio Peneo. Lentamente, le sue membra si intorpidiscono, i suoi capelli diventano verdi, le sue braccia diventano rami, i suoi piedi diventano radici e affondano nella terra. Si trasforma in un alloro per sfuggire alla passione di Apollo. Da quel giorno, l’alloro sarà l’albero sacro di Apollo.

 

Lo spettatore che scopre Apollo con la mascherina come nel disegno siamo noi durante la pandemia. È la stessa frustrazione che proviamo per strada davanti a questa mascherina che nasconde il sorriso degli sconosciuti come Dafne davanti ad Apollo. La mascherina è diventata un accessorio essenziale che distorce la nostra vita sociale.

Apollo è qui simile alla pandemia. La sua muscolatura è leggermente marcata. La forza di Apollo è, come il virus, invisibile. Lo vediamo nelle mani che stringono il corpo di Dafne, evocando la trappola della pandemia che ha chiuso e condannato tutti noi a rimanere a casa. Ormai è passato un anno.

Ma questa forza non è niente in confronto allo slancio di Dafne, tutta l’umanità, che, in un ultimo sforzo per sfuggire all’abbraccio, si lancia in avanti come per raggiungere il cielo. L’ultimo scoppio per disperazione della ninfa è percepibile nella torsione di tutto il suo corpo. Le sue due braccia sono sollevate in alto e già vinte dalla metamorfosi in legno e foglie d’alloro, un misto di carne e legno genialmente concretizzato dall’arte del Bernini. Dafne ci invita collettivamente a ripensare la pandemia globale.

La presenza dell’alloro nella scultura è illuminante. L’albero di Apollo, associato al canto e alla poesia e usato per le corone sulla testa dei poeti greci, simboleggia l’arte e la cultura. La metamorfosi di Dafne in alloro può essere letta come la disperata ma necessaria trasformazione della cultura al tempo di Covid. Se la pandemia ha costretto i luoghi di cultura a chiudere i battenti nell’ultimo anno, li ha però obbligati a rinnovarsi per salvarsi, per trovare altre forme di espressione e altri legami con il pubblico.

Oggi, in Italia, la seconda ondata della pandemia sta spingendo il settore a esplorare nuove modalità di diffusione, tra la creazione di piattaforme e lo streaming. Il mondo dei media non mette abbastanza in evidenza le reali iniziative del settore culturale: per esempio, quest’anno il Torino Book Festival si è tenuto in streaming e alcuni degli abituali frequentatori dell’evento sono rimasti delusi, ma questo ha permesso di raggiungere un pubblico molto più ampio che di solito non poteva venire al Festival. La crisi ci ha mostrato che dobbiamo pensare a eventi culturali più sostenibili e usare sistematicamente la tecnologia digitale. Per la prima volta nei suoi 38 anni di storia, il Torino Film Festival è stato disponibile solo ed esclusivamente online (MYmovies), con un programma di 133 film, tra lungometraggi, medi e corti.

Questa metamorfosi è la chiave della rinascita culturale. La cultura intende essere vittoriosa come Dafne. Se dal caos e dalla crisi di Covid-19 nasce una trasformazione positiva del settore, che privilegia l’innovazione, promuove la sperimentazione e soprattutto l’audacia, allora questa crisi sarà superata positivamente. Non dimentichiamo che è con le foglie di alloro che incoroniamo le teste dei vincitori.

Bérénice Hourçourigaray e Salomé Chergui

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