David di Michelangelo I Analisi dell’opera

David di Michelangelo

Storia e descrizione del David di Michelangelo, monumento simbolo del Rinascimento italiano divenuto famoso in tutto il mondo.

Quando sentite parlare di Rinascimento, cosa vi viene in mente? La risposta è sicuramente l’arte di cui l’Italia può vantarsi con i nomi di Leonardo, Botticelli, Raffaello, Donatello e tanti altri, che hanno rivoluzionato per sempre la pittura e la scultura, imponendosi come modelli per i paesi europei.

Se però si dovesse scegliere una sola opera a simboleggiare questa importante stagione artistica il pensiero va al David di Michelangelo, la celebre scultura esposta alla Galleria dell’Accademia di Firenze. Chi lo ha osservato non può essere rimasto indifferente alla perfezione e alla potenza che questa statua emana, affascinando visitatori e turisti di tutto il mondo.

David di Michelangelo, storia della scultura

Il 16 agosto del 1501 i consoli dell’Arte della Lana e l’Opera del Duomo di Firenze commissionarono a Michelangelo una statua raffigurante re David da collocare nell’abside della cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Prima dell’artista aretino, che all’epoca aveva ventisei anni, si cimentarono nell’impresa Agostino di Duccio e Antonio Rossellino, ma si arresero subito.

Il motivo? La qualità del marmo, considerata scarsa per via della sua fragilità, nonché le sue dimensioni eccessive per lo sviluppo anatomico della figura.

Michelangelo decise di accettare la commissione, spinto anche da un po’ di sfrontatezza e voglia di primeggiare sui contemporanei, ritrovandosi faccia a faccia con quel pezzo di marmo che all’epoca i fiorentini soprannominarono “Il Gigante”.

L’impresa fu compiuta il 25 marzo del 1504, quando fu esposta al pubblico. I cittadini rimasero rapiti da quel corpo così bello e vivo che si decise di cambiare la sua collocazione.

All’inizio si era pensato di collocarlo sulla contrafforte della cupola della cattedrale, ma fu istituita una commissione che tra i suoi membri contava Leonardo da Vinci e Sandro Botticelli. Sembra che proprio Leonardo, spinto dall’invidia, avesse proposto di collocare il David di Michelangelo sotto la Loggia della Signora, all’epoca conosciuta come Loggia dei Lanzi, ma alla fine si optò per la proposta di Filippino Lippi e fu posta di fronte a Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria.

Descrizione

L’opera richiama all’episodio biblico di Davide il quale dovette conquistarsi il titolo di capo del popolo israeliano sconfiggendo il gigante Golia, appartenente alla stirpe rivale dei filistei. Davide abbatté il soldato lanciandogli delle pietre sulla testa e in seguito gliela strappò con la sua stessa spada, per portarla in trionfo a Gerusalemme.

Il racconto di Davide era, in realtà, una metafora politica per celebrare un evento storico della città: la cacciata dei Medici nel 1494 e, dopo la parentesi di Savonarola, l’instaurazione della Repubblica retta dal gonfaloniere Pier Soderini.

La statua incarna lo spirito della città minacciata dal Golia di turno, i nemici esterni e interni, che con sguardo fiero e deciso è pronta a respingerlo per difendere la sua libertà, grazie anche alla protezione di Dio.

Quello che colpisce del David di Michelangelo è la sua posa, che richiama alla scultura classica. A differenza però di altri artisti come Verrocchio o Donatello, Michelangelo si prende qualche “licenza poetica” proponendo la sua versione dell’eroe biblico.

Nel racconto David è descritto come un adolescente, ma Michelangelo ce lo presenta come un giovane adulto tramite i dettagli dei muscoli in tensione e pronti a scagliare il colpo. Inoltre, molti scultori e pittori dell’epoca sceglievano di rappresentare il momento clou del racconto, ovvero il trionfo di Davide con la testa mozzata del gigante. Michelangelo fa l’esatto opposto, rappresentando l’eroe pochi attimi prima di scagliare il colpo con lo sguardo serio e concentrato e una manciata di sassi in una mano.

David di Michelangelo, il fascino di un monumento

La storia del David di Michelangelo continua anche dopo il Rinascimento, con episodi che ne hanno aumentato la fama in tutto il mondo.

Nel 1870 si decise di spostare la statua all’interno della Galleria dell’Accademia di Firenze, dove si trova tuttora, per proteggerla dai danni atmosferici e umani a cui era soggetta in piazza (durante la terza cacciata dei Medici nel 1527 fu addirittura colpita sul braccio da alcune pietre lanciate da un gruppo di repubblicani).

Così, attorno all’agosto del 1873 fu costruito un carro attorno alla statua che fu trasportata sotto il caldo cocente, arrivando sana e salva all’Accademia. Il suo posto in piazza fu preso da una copia in bronzo fatta da Clemente Papi che fu criticata dai fiorentini. Fu poi Luigi Arrighetti a creare nel 1910 la copia che ancora oggi si può vedere in Piazza.

Purtroppo il David di Michelangelo fu soggetto ad alcuni episodi di vandalismo. Il più celebre avvenne nel 1991 quando Piero Cannata, un folle tristemente famoso per aver sfregiato la Pietà dello stesso Michelangelo, colpì con un martello l’alluce e le prime due dita del piede sinistro. I danni non furono gravi e la statua fu subito restaurata.

La fama del David di Michelangelo è, in ogni caso, enorme e abbraccia l’intero globo. Questa scultura, nata come monumento celebrativo, è divenuta emblema dell’italianità, tant’è che esistono copie del capolavoro di Michelangelo in tutto il mondo.

Qualche esempio? All’interno del Caesars Palace di Las Vegas è presente una sua replica, così come anche al Victoria & Albert Museum di Londra.

La scultura di Michelangelo ha messo piede persino in India, dove una sua copia è presente all’interno dell’Università di Pune.

 

Immagine di copertina: Pixabay

A proposito di Ciro Gianluigi Barbato

Classe 1991, diploma di liceo classico, laurea triennale in lettere moderne e magistrale in filologia moderna. Ha scritto per "Il Ritaglio" e "La Cooltura" e da cinque anni scrive per "Eroica". Ama la letteratura, il cinema, l'arte, la musica, il teatro, i fumetti e le serie tv in ogni loro forma, accademica e nerd/pop. Si dice che preferisca dire ciò che pensa con la scrittura in luogo della voce, ma non si hanno prove a riguardo.

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