Diaspora ebraica: perché c’è stata, quando e dove

Diaspora Ebraica

In particolar modo, con diaspora degli ebrei, si intende la dispersione di questi, nelle varie zone del Medio Oriente, in Europa e più in generale nel mondo. Ha avuto inizio nell’VII secolo a.C. in seguito alle conquiste degli Assiri e poi dei Babilonesi degli antichi regni ebraici, e con la deportazione di una parte delle loro popolazioni. Da questo momento in poi comincia una fitta serie di migrazioni per la comunità ebraica, quindi da dispersione si comincia poi a parlare di migrazione.

Diaspora ebraica, storia di una lunga migrazione

Furono tante le occasioni in cui la popolazione ebraica ha dovuto abbandonare la terra promessa per recarsi in luoghi lontani. La terra promessa è la Palestina, Abramo avrebbe abbandonato la sua terra d’origine, ovvero la Mesopotamia, per rispondere alla chiamata di Dio e raggiungere la Palestina. Gli ebrei sono i figli spirituali di Abramo, motivo per cui il loro obbiettivo è sempre stato il ritorno alla terra del padre.
Molti di loro si recarono in Egitto o a Roma dove fondarono le comunità della diaspora, mantenendo i rapporti con la madrepatria.

Nel 66 d.C. ci fu la rivolta ebraica contro il dominio romano, la quale provocò l’intervento militare di Tito e Vespasiano. Nel Luglio del 70 d.C. Tito distrusse il Tempio di Gerusalemme, per soffocare la sommossa contro Roma e costrinse gli Ebrei sopravvissuti a trasferirsi in altre città dell’Impero. La mancanza del Tempio costrinse gli Ebrei a modificare alcuni aspetti della loro pratica religiosa. Ancora oggi per gli Ebrei devoti è importante andare a pregare presso il Muro del pianto, ovvero ciò che resta dell’antico Tempio.
Il tempio era stato costruito dal re Salomone intorno al 960 a. C. per essere “la casa di Dio”, fu distrutto ben due volte, la prima volta fu distrutto completamente da Nabucodonosor II, re babilonese, nel 586 a.C e poi successivamente dall’imperatore Tito nel 70 d.C.
Nel 117 d.C. salì al potere l’imperatore Adriano, il quale decise di mutare la Gerusalemme distrutta pochi anni prima, in Aelia Capitolina: una città dedicata a Giove. Tale decisione fece adirare gli ebrei, che si ribellarono contro i romani negli anni 132-135 d.C., così che Adriano schiacciò la rivolta con una brutalità assurda: 580mila ebrei furono uccisi dai romani e centinaia di città e villaggi ebraici vennero distrutti. La distruzione fisica fu accompagnata da severe restrizioni alla vita religiosa degli ebrei: vennero vietati l’insegnamento della Torah, la circoncisione, l’osservanza del sabato.

Dopo che nel 381 il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano, gli Ebrei furono considerati una minoranza ostile, in quanto gli scribi e i farisei erano considerati responsabili della condanna di Gesù. Essi potevano continuare a professare la loro fede, ma in condizioni di inferiorità politica: non potevano espandersi e costruire nuove sinagoghe, ma solo riparare quelle esistenti. Anche i musulmani permisero agli Ebrei di continuare a praticare la loro religione, purché pagassero una tassa.
Negli Stati cristiani, a partire dal 200 circa, le condizioni degli Ebrei peggiorarono: in molti luoghi essi furono obbligati a vivere chiusi nei ghetti e a portare un segno distintivo di colore giallo (dopo il IV concilio Lateranense, del 1213). Essi ottennero i pieni diritti civili e politici solo nel corso dell’Ottocento, quando furono abbattuti i ghetti.

Gli elementi che mantennero uniti gli ebrei nei secoli successivi alla diaspora, l’origine comune e la religione, davano loro una precisa identità culturale; una volta arrivati nelle grandi città, si verificò la tendenza a risiedere nello stesso quartiere. Queste aree vennero designate come Juderia e Jewry, in Spagna e Inghilterra, mentre in Italia sono conosciute come Giudecche.
Gli ebrei sono una popolazione che ha avuto una storia lunga e complessa, e il loro ruolo e la loro situazione nel Medioevo variavano notevolmente a seconda del luogo e del periodo storico.
Nel periodo delle invasioni barbare in Europa, gli ebrei erano spesso visti come una comunità distinta e tollerata, anche se erano spesso soggetti a restrizioni e discriminazioni. Durante il Medioevo cristiano, gli ebrei erano spesso visti come eretici e perseguitati da gruppi cristiani radicali. Tuttavia, in alcuni periodi e in alcune parti d’Europa, gli ebrei godettero di una maggiore tolleranza e furono in grado di svolgere una serie di ruoli importanti nella società, come medici, banchieri e commercianti.

Nel corso del Medioevo, gli ebrei furono anche presenti in altre parti del mondo, come il Medio Oriente e il Nord Africa, dove erano spesso integrati nella società locale e avevano relazioni complesse con le altre comunità religiose presenti nella regione.
Nascono così colonie ebraiche lungo le vie commerciali e nelle città greche del Mediterraneo orientale e poi nelle regioni dell’Impero romano fino alla Spagna, alla Francia e alla Germania. Più tardi anche in Cina, in India e in Africa (la comunità ebraica dei Falasha d’Etiopia conserva ancora oggi la sua identità).

Gli ebrei, dispersi così in varie parti del mondo, nei secoli successivi saranno oggetto di intolleranza e persecuzioni.
Tra il 1933 e il 1945 gli ebrei sono infatti vittime in Europa di una terribile persecuzione, la Shoah. In quegli anni la Germania nazista e l’Italia fascista priva gli ebrei dei loro diritti e durante la Seconda guerra mondiale sono deportati nei campi di concentramento. Qui, si calcola, che circa sei milioni di ebrei sono morti di stenti o perché uccisi. “Shoah” è il termine ebraico per indicare l’Olocausto, ovvero il genocidio di massa di ebrei, zingari, omosessuali, disabili mentali e fisici e oppositori politici da parte del regime nazista durante la seconda guerra mondiale. L’Olocausto è stato uno dei più grandi crimini contro l’umanità della storia: circa 6 milioni di ebrei sono stati uccisi nei campi di concentramento e di sterminio gestiti dai nazisti in Europa; organizzato e portato a termine dal regime di Adolf Hitler e dai suoi seguaci, che avevano la ferma intenzione di eliminare gli ebrei dalla faccia della terra. L’Olocausto è stato un periodo terribile della storia dell’umanità e rappresenta un monito per il futuro, affinché simili atrocità non accadano mai più.
Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1948, nasce lo Stato d’Israele, affinché gli ebrei vittime della diaspora possano ritornare nella Terra dei Padri.

Con la fine della seconda guerra mondiale l’ONU riconosce il diritto ad avere un posto da chiamare casa, perciò la Palestina verrà equamente divisa in due stati, uno di etnia ebraica e l’altro palestinese. Il diritto a poter avere la possibilità di vivere serenamente nel proprio luogo natio ancora tutt’oggi non viene riconosciuto in molte parti del mondo, senza andare lontano basti pensare alla popolazione palestinese che tutt’oggi subisce soprusi da parte di Israele, questo diritto è stato privato ai siriani che nel 2011 si sono trovati in una guerra civile, di recente è stato privato alla popolazione Ucraina, e a tanti altri popoli che anche per sopravvivenza sono costretti a spostarsi in quella parte del mondo che impoverisce la loro terra.

La Diaspora Ebraica è finalmente terminata nel 1948 dopo tanti secoli di discriminazioni e privazioni, ma la Diaspora di tanti altri popoli non sembra giungere alla fine. L’adozione della Dichiarazione di indipendenza d’Israele il 14 maggio 1948 ha segnato la nascita dello Stato di Israele. La Dichiarazione è stata firmata dai leader della comunità ebraica in Palestina e proclamava l’indipendenza di Israele come stato ebraico e democratico. La nascita di Israele è stata accolta con entusiasmo dalla maggior parte della comunità ebraica in Palestina e nel mondo, ma ha anche portato ad una serie di conflitti con i palestinesi, che avevano vissuto nella regione per secoli. I palestinesi hanno contestato la creazione dello Stato di Israele e hanno iniziato a lottare per la loro indipendenza, iniziando un conflitto che dura ancora oggi.

Come vivono oggi gli ebrei? La condizione sociale degli ebrei oggi dipende dal Paese in cui vivono. In alcuni Paesi, gli ebrei godono di una posizione di prestigio e hanno raggiunto un alto livello di integrazione nella società. In altri paesi, gli ebrei possono ancora essere discriminati e sottoposti a pregiudizi. In generale, gli ebrei hanno una presenza significativa in molti paesi, e in molti di questi hanno ottenuto successo in diversi campi, come la scienza, l’arte, la letteratura e gli affari. Tuttavia, in alcuni paesi gli ebrei sono stati oggetto di persecuzioni e discriminazioni, come l’Olocausto durante la seconda guerra mondiale. Oggi, gli ebrei continuano ad affrontare alcune sfide, come l’antisemitismo e il terrorismo, ma continuano anche a essere una comunità vibrante e attiva in tutto il mondo.

Immagine di copertina: Pixabay

A proposito di Elisabetta Giordano

Sono Elisabetta Giordano, ho 23 anni e vivo a Napoli da 4 anni. Originariamente sono del capoluogo di regione più alto d’Italia, Potenza, in Basilicata. Studio Arabo e Spagnolo presso l’università degli studi di Napoli “L’Orientale” e lavoro presso un bar. Scrivo di qualsiasi cosa da quando sono bambina, diciamo che è una mia passione.

Vedi tutti gli articoli di Elisabetta Giordano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *