Nihonjinron: percezione del Giappone gigante economico

Nihonjinron: la percezione del Giappone gigante economico

Nihonjinron è un’espressione nipponica che letteralmente è traducibile come il dibattito su cosa significhi essere giapponese. Nonostante ci siano diverse interpretazioni di questo concetto, il filo conduttore è l’unicità giapponese secondo cui il Giappone è omogeneo, in continuità con sé stesso nel tempo e diverso rispetto al resto del mondo (in particolare rispetto all’occidente).

Secondo lo studioso Aoki Tamotsu, il periodo tra il 1965 e il 1980 è classificabile come quello dell’unicità positiva, siccome i giapponesi  si dimostravano compiaciuti del modo in cui il proprio paese era passato da nazione ultranazionalista-militarista sconfitta e occupata dopo la Seconda guerra mondiale a primo alleato degli Stati Uniti e gigante economico in pochissimi anni, riuscendoci proprio in virtù del suo spirito particolare ed unico (secondo i sostenitori di questo filone del nihonjinron).

Motivi del nihonjinron

Secondo alcune considerazioni più estremistiche, è probabile che questa percezione positiva dei giapponesi riguardo sé stessi sia stata dettata da un’etica che anela ad un ritorno ultranazionalista-militarista a supporto della tesi di “superiorità della razza” giapponese sul globo, che faceva leva sulla vecchia gerarchia interna dei potenti a capo delle masse. Tendenze meno critiche vedono il nihonjinron come un tentativo dei giapponesi di self-orientalism, ossia di darsi un’identità a seguito dell’occupazione e della rinascita economica: non sono soggetti all’occidente, ma semplicemente altro.

Prospettiva americana del nihonjinron

A partire da metà anni ’70, col Giappone seconda superpotenza al mondo, si può riscontrare un atteggiamento punitivo nel settore economico perpetrato dagli americani denominato Japan Bashing. Nell’ottica dei sostenitori, era giusto punire l’alleato che si era arricchito a scapito degli Americani nonostante loro gli avessero continuamente offerto agevolazioni dall’occupazione in poi (prestiti, ombrello militare, partnership commerciali…), mentre adesso il Giappone si era dimostrato un «ingrato» poiché deteneva il 40% del deficit commerciale americano, non accennava ad investire in maniera decisa nel settore militare e commerciava in maniera ambigua con l’acerrimo nemico sovietico (a cui vendeva dispositivi dual use).

Ne derivò che nel contesto anglofono il Giappone venisse descritto come «diverso, malvagio, pericoloso, moralmente inferiore ed intenzionato ad assoggettare il mondo». Il giudizio sul nihonjinron era negativo, e questo per la paura dell’inarrestabile rimonta economica. Si puntava allora sulla narrativa del «Giappone inferiore» per riportare in auge la convinzione della subordinazione storica, dove l’occidente prevaleva sempre sull’oriente.

C’erano tuttavia alcune voci fuori dal coro filonipponiche, che ritenevano che invece fosse giunta finalmente l’ora in cui anche l’America dovesse «prendere lezioni dal Giappone» che ormai era prossimo a divenire la superpotenza numero uno al mondo. Inoltre, alcuni membri della nobile élite americana, disillusi dalla perdita dei valori delle nuove generazioni, erano genuinamente affascinati dal mito del Giappone come «baluardo dell’ordine antico».

URSS e Giappone

L’opinione sovietica riguardo il nihonjinron variava sempre un po’ a seconda delle tensioni bellicose tra i due paesi. Tuttavia, un trattato di pace tra URSS e Giappone fu firmato nel 1956, e da lì la convinzione che il Giappone giocasse proprio nello stesso campo americano cominciò a vacillare anche durante la guerra fredda.

Le stesse relazioni commerciali e di potere tra Giappone e URSS erano dissimili da qualsiasi altre:

  • Non c’era l’antagonismo ideologico comunismo-capitalismo che regnava tra URSS e USA, poiché il Giappone era sviluppista (ossia vi erano libera concorrenza ma anche ingerenze statali in economia);
  • Non c’erano le frizioni commerciali, come il Giappone le conosceva, per concorrenza tra paesi capitalisti;
  • Non rientravano nel pattern di assoggettamento occidente su oriente poiché l’URSS non aveva conquistato il Giappone;
  • Non rientravano nemmeno nel pattern del Giappone che primeggia sul Pacifico poiché il Giappone non aveva assoggettato la Russia.

Invece, le loro relazioni assomigliavano di più a quelle tra il nord e il sud del mondo: ossia, le Repubbliche socialiste sovietiche esportavano le materie prime, mentre il Paese del sol levante contribuiva con i prodotti finiti.

Il nihonjinron che divideva i sovietici

Si può allora comprendere quanto il Giappone fosse considerato uno spazio deterritorializzato e incollocabile in maniera unitaria nell’immaginario sovietico. E ciò anche in virtù dell’instabilità degli stessi valori dell’URSS durante il periodo del tardo socialismo: una fase di stagnazione culturale ricolma di ambivalenza  verso i prodotti occidentali dopo la morte dell’editor che mascherava il paradosso di fondo che «la liberazione dell’individuo potesse avvenire solo attraverso il controllo totale del partito comunista sulla società».

Il Giappone era sia dentro il discorso egemonico poiché conquistato e vittima degli Americani dopo le bombe, ma anche al suo esterno poiché si era alleato col suo carnefice e adesso era una minaccia quiescente per il comunismo. Vi era fascinazione verso il folklore giapponese per esotismo, e i sovietici si ritrovavano molto nella staticità e nel collettivismo alla base del nihonjinron. La tecnologia nipponica veniva osannata, ma si biasimava la struttura economica (poiché in parte capitalista) che l’aveva prodotta. Lo stesso essenzialismo culturale giapponese (secondo cui l’economia era il risvolto dell’unicità culturale giapponese) era agli antipodi rispetto le teorie di Marx.

Tirando le somme: l’opinione sovietica non era sicura nemmeno di cosa significasse «essere sovietico», e quell’indeterminazione personale si riflesse anche sul metro di giudizio del ruolo nipponico (che fu sempre variabile e mai omogeneo). Infatti, la diffusione delle incongruenze ben presto palesò il dissidio interno generale, e la situazione precipitò con la caduta della logica sovietica e la fine dell’Unione nel 1991.

Fonte immagine di copertina: freepik.com

A proposito di Eleonora Sarnataro

Studiosa di inglese e Giapponese, i suoi migliori amici da sempre sono carta e penna, per mettere nero su bianco emozioni, resoconti e pareri riguardo i più disparati stimoli culturali.

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