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Eroica Fenice

opere di Egon Schiele

Le opere di Egon Schiele: introversa, oscena follia?

Schiele, parlando degli artisti – e di sé stesso come artista – afferma che “gli artisti colgono abili la grande luce vibrante, il calore, il respiro degli esseri viventi, quel che appare e scompare. Intuiscono la somiglianza delle piante con gli animali, e degli animali con l’uomo, e la somiglianza dell’uomo con Dio. […] La religione è per loro un grado di percezione. […] Riescono a superare la pena, esteriormente, ma essa dentro scava e duole inquietante. […] La loro lingua è quella degli dei e qui essi vivono in paradiso. Questo mondo è il loro paradiso. Tutto è canto e immagine di Dio.”

Queste parole possono ben fungere da strumento interpretativo sulle opere di Egon Schiele: i suoi nudi – a lungo giudicati come “osceni” e rivalutati solo a partire dagli anni ’80 dello scorso secolo – sono, senza dubbio, inquietanti e provocatori, ma, paradossalmente, hanno un quid di mistico, pur nella convinta consapevolezza che l’uomo non possa ipotizzare alcunché, all’infuori di sé stesso, del proprio corpo, della propria fisicità.

Ecco perché i nudi di Schiele – privi di uno sfondo realistico e concreto e, spesso, ridotti a torsi contorti e rinsecchiti – esprimono, in un rapporto potentemente dicotomico, la gloria e la miseria degli uomini e dei loro corpi, la tensione alla vita e al vitalismo e l’incombenza di un destino di morte.

La opere di Egon Schiele, tra introspezione e metafisica

Inoltre, la gestualità e la mimica assumono sempre, in Schiele, un valore psicologico, metafisico, introspettivo. Infatti, Rudolph Leopold, direttore artistico del Leopold Museum di Vienna, ha scritto:

“Punto nodale dell’arte di Schiele è l’introspezione psicologica: la figura e il volto dell’individuo sono il luogo della espressione e del sentimento con la stessa intensità; Schiele ha anche creato paesaggi trasformati in visioni cosmiche di rara forza espressiva”.

Da un punto di vista artistico, le opere di Egon Schiele vengono annoverate tra quelle degli esponenti di spicco della Secessione viennese, movimento artistico sorto in opposizione alle convenzioni accademiche, che erano state preponderanti durante il XIX secolo.

Inizialmente, fu affascinato dall’opera e dalla personalità di Gustav Klimt. Tuttavia, Schiele si staccò presto dallo Jugendstil – che si configurava come il corrispettivo viennese dell’Art Nouveax e dello Stile Liberty – dando più importanza alla espressione di vissuti emotivi, stati d’animo, patemi, angosce.

Si avvicinò all’Espressionismo, ma non ne fu mai ingabbiato.

Egon Schiele opere

Quella di Schiele è un’arte figurativa concreta, che non nutre vergogna nel rappresentare le malattie, la nudità, la follia e, in generale, la bruttura fisica (e morale?) del genere umano.

I dipinti (circa 350), gli acquerelli e i disegni (circa 2800) di Schiele compendiano sempre un duplice punto di vista, al punto che lo stesso Schiele scriveva queste parole:

“Io sto dipingendo quel me stesso su cui poso lo sguardo, io sono contemporaneamente colui che guarda e colui che è guardato.”

Il Leopold Museum di Vienna sta attualmente ospitando due mostre, dedicate all’introversa e problematica, chiusa e turbolenta figura di Egon Schiele, mostre il cui filo conduttore è la “provocazione”, declinata in soggetti femminili. Le opere saranno in mostra fino al prossimo 14 settembre. Le due mostre potrebbero essere un’ottima occasione per avere un contatto diretto col peculiare stile del controverso artista viennese.

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