Eracle, o Ercole per i Romani, evoca immediatamente l’idea della forza fisica, dell’eroe possente per antonomasia. L’iconografia classica ne sottolinea gli attributi distintivi: la clava e la leonté, la pelle del leone di Nemea. Le sue origini sono avvolte in un alone di mistero, oscillando tra tradizioni che lo annoverano tra gli dei e altre che lo definiscono un eroe mortale. Questa ambiguità sulla sua natura è il fulcro della sua grandezza. La dualità di Ercole, infatti, permetteva agli uomini di identificarsi con le sue gesta e, al contempo, di elevarsi simbolicamente verso la sfera del divino. In Elena, Elena, amore mio, Luciano De Crescenzo dipinge un ritratto vivido dell’eroe: «Figlio di Zeus e di Alcmena. La sua nascita fu avventurosa…».
Alcmena, nota per la sua fedeltà al marito Anfitrione, re di Tirinto, aveva catturato l’attenzione di Zeus. Il padre degli dei, per sedurla, assunse le sembianze del marito e fermò il tempo per prolungare la loro unione. Da questo inganno nacque Ercole, un semidio dotato di forza straordinaria. La gelosia di Era, moglie tradita di Zeus, si manifestò subito: inviò due serpenti per ucciderlo nella culla, ma il piccolo Ercole, con una forza prodigiosa, li strangolò.
Indice dei contenuti
- Chi è Ercole?
- Perché Ercole affrontò le dodici fatiche?
- Quali sono le dodici fatiche di Ercole?
- Le prime sei fatiche: Peloponneso
- Le ultime sei fatiche: fuori dal Peloponneso
- Il significato delle fatiche: un simbolo di virtù
- La morte di Ercole: l’inganno di Nesso e Deianira
- Ercole nel cinema e nella cultura moderna
- Ercole oggi: dove ammirare il mito
- Consigli pratici per approfondire
Chi è Ercole?
| Elemento chiave | Descrizione |
|---|---|
| Identità | Eroe e semidio della mitologia greca (Eracle) e romana |
| Origini | Figlio di Zeus (dio supremo) e Alcmena (mortale) |
| Simboli | Clava di legno e pelle del leone di Nemea |
| Nemesi | Era, moglie di Zeus, che lo perseguitò per gelosia |
| Imprese principali | Compimento delle dodici fatiche per espiare le sue colpe |
| Destino finale | Morte sul rogo e ascesa all’Olimpo (apoteosi) |
Perché Ercole affrontò le dodici fatiche?
Le fatiche non furono una scelta, ma una penitenza. La persecuzione di Era continuò anche in età adulta. La dea, accecata dall’odio, gli provocò un attacco di follia durante il quale Ercole uccise sua moglie Megara e i loro figli. Tornato in sé e disperato per il suo atto atroce, si recò all’oracolo di Delfi per sapere come espiare la sua colpa. La Pizia gli ordinò di mettersi al servizio di suo cugino Euristeo, re di Tirinto e Micene, per dodici anni. Fu Euristeo, un uomo debole e timoroso, a imporgli le dodici imprese, sperando che l’eroe perisse nel tentativo.
Quali sono le dodici fatiche di Ercole?
| Nome della fatica | Obiettivo principale |
|---|---|
| Leone di Nemea | Uccidere la bestia invulnerabile |
| Idra di Lerna | Annientare il mostro a nove teste |
| Cerva di Cerinea | Catturare l’animale sacro ad Artemide |
| Cinghiale di Erimanto | Imprigionare il cinghiale feroce |
| Stalle di Augia | Ripulire le stalle in un solo giorno |
| Uccelli del lago Stinfalo | Scacciare gli uccelli mostruosi |
| Toro di Creta | Domare il toro impazzito |
| Cavalle di Diomede | Rubare le cavalle carnivore |
| Cintura di Ippolita | Ottenere il prezioso oggetto della regina delle amazzoni |
| Buoi di Gerione | Sottrarre la mandria al mostro tricefalo |
| Pomi d’oro delle Esperidi | Recuperare i frutti dell’eterna giovinezza |
| Cattura di Cerbero | Portare il cane infernale nel mondo dei vivi |
Le prime sei fatiche: Peloponneso
Il ciclo delle dodici fatiche, noto come dōdékathlos, si articola in una serie di imprese straordinarie. Le prime sei si svolgono nel Peloponneso.
Il leone di Nemea e l’Idra di Lerna
Le prime due prove consistono nell’uccisione di due creature mostruose. Il leone di Nemea, invulnerabile alle armi, viene strangolato a mani nude da Ercole, che ne indosserà poi la pelle come armatura. Segue l’Idra di Lerna, un serpente dalle molte teste capaci di ricrescere. Con l’aiuto del nipote Iolao, Ercole cauterizza i moncherini con torce infuocate e seppellisce la testa centrale, immortale, sotto un masso. Intingerà poi le sue frecce nel veleno dell’Idra, rendendole letali.
La cerva di Cerinea e il cinghiale di Erimanto
La terza e la quarta fatica prevedono la cattura di due animali. La cerva di Cerinea, sacra ad Artemide, con corna e zoccoli d’oro, viene inseguita per un anno intero prima di essere catturata. Il feroce cinghiale di Erimanto viene invece spinto nella neve alta, dove, sfinito, può essere catturato vivo.
Le stalle di Augia e gli uccelli del lago Stinfalo
La quinta impresa è la pulizia delle immense stalle di Augia, ricolme di letame. Ercole, con astuzia, devia il corso dei fiumi Alfeo e Peneo per ripulirle in un solo giorno. La sesta fatica lo vede affrontare gli uccelli del lago Stinfalo, creature con piume, becco e artigli di bronzo. Ercole li spaventa con dei sonagli di bronzo forgiati da Efesto e donatigli da Atena, per poi abbatterli con le sue frecce.
Le ultime sei fatiche: fuori dal Peloponneso
Le successive sei fatiche portano l’eroe in luoghi remoti, ai confini del mondo conosciuto.
Il toro di Creta e le cavalle di Diomede
La settima fatica è la cattura del toro di Creta, un animale furioso che devasta l’isola (padre del Minotauro secondo alcune versioni). L’ottava impresa consiste nel domare le cavalle di Diomede, re della Tracia, che si nutrivano di carne umana. Ercole uccide Diomede e lo dà in pasto alle sue stesse cavalle, che poi si lasciano domare.
La cintura di Ippolita e i buoi di Gerione
La nona fatica è recuperare la cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni, dono del dio Ares. Era, ancora una volta, istiga le Amazzoni alla battaglia, ma Ercole riesce a ottenere la cintura. La decima fatica è il furto dei buoi di Gerione, un mostro con tre corpi che viveva sull’isola di Eritea. Per raggiungerla, Ercole attraversa il deserto e, infastidito dal sole, scaglia una freccia contro Elio, il quale, ammirato, gli presta la sua coppa d’oro per navigare. Durante il viaggio, erige le famose “colonne d’Ercole” allo stretto di Gibilterra.
Le mele d’oro delle Esperidi e Cerbero
L’undicesima fatica consiste nel rubare le mele d’oro dal giardino delle Esperidi, sorvegliato da un drago. Ercole, con l’astuzia, convince il titano Atlante a prenderle per lui, offrendosi di sostenere il peso del mondo al suo posto. L’ultima e più ardua impresa è la cattura di Cerbero, il cane a tre teste a guardia degli Inferi. Ercole discende nell’Ade e ottiene da Ade e Persefone il permesso di prendere il cane, a patto di non usare armi. Dopo averlo domato con la sola forza, lo mostra a Euristeo per poi riportarlo nel regno dei morti.
Il significato delle fatiche: un simbolo di virtù
Le dodici fatiche non sono semplici prove di forza. Rappresentano un percorso iniziatico di purificazione e redenzione. Ogni impresa simboleggia la vittoria della virtù e della ragione sul caos, sulla bestialità e sulla morte. Ercole emerge come un eroe benefattore, un modello di coraggio e perseveranza. Non a caso, durante il Rinascimento, divenne l’emblema dell’uomo che, con la propria virtù (virtus), può sconfiggere le avversità della Fortuna e aspirare all’immortalità.
La morte di Ercole: l’inganno di Nesso e Deianira
Anche dopo aver completato le fatiche e ottenuto la gloria, Ercole non sfuggì a un destino tragico. La sua morte fu causata da un inganno. Sua moglie, Deianira, gelosa di una presunta rivale, usò un filtro d’amore datole dal centauro Nesso. Quest’ultimo, in punto di morte dopo essere stato colpito da una freccia avvelenata di Ercole, le aveva detto che il suo sangue avrebbe garantito la fedeltà del marito. Deianira cosparse una tunica con quel sangue e la diede a Ercole. Il sangue, però, era contaminato dal veleno dell’Idra di Lerna. Non appena indossata, la tunica si attaccò alla pelle dell’eroe, bruciandola atrocemente. Per porre fine all’agonia, Ercole si fece costruire una pira funeraria sul monte Eta e si lasciò bruciare. Il suo corpo mortale fu consumato, ma la sua parte divina ascese all’Olimpo, dove ottenne finalmente l’immortalità e si riconciliò con Era.
Ercole nel cinema e nella cultura moderna
Il mito di Ercole ha ispirato innumerevoli opere, specialmente nel genere cinematografico peplum. Il film che diede il via al filone fu Le fatiche di Ercole (1958), diretto da Pietro Francisci e interpretato dal culturista Steve Reeves. Il suo enorme successo generò un seguito, Ercole e la regina di Lidia (1959), e lanciò la carriera di altri attori muscolosi come Reg Park in Ercole al centro della Terra (1961). Più di recente, la Disney ha offerto una versione animata con il classico Hercules (1997), mentre Dwayne “The Rock” Johnson ha interpretato l’eroe in Hercules – Il guerriero (2014).
Ercole oggi: dove ammirare il mito
Le gesta dell’eroe sono immortalate in opere d’arte visibili in tutto il mondo. Ecco alcuni luoghi dove poterle ammirare:
- Museo Archeologico Nazionale di Napoli: qui è custodita la colossale statua dell’Ercole Farnese, una copia romana in marmo di un originale greco in bronzo di Lisippo.
- Indirizzo: Piazza Museo, 19, 80135 Napoli NA
- Telefono: 081 442 2149
- Prezzi: Il biglietto intero si aggira intorno ai 18 euro, con riduzioni disponibili.
- Valle dei Templi, Agrigento: tra le rovine si trova il Tempio di Eracle, il più antico dei templi dorici di Akragas.
- Indirizzo: Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, 92100 Agrigento AG
- Museo del Louvre, Parigi: la collezione del Louvre include numerose ceramiche greche e sculture romane che raffigurano Ercole e le sue fatiche.
Consigli pratici per approfondire
Per chi vuole addentrarsi ulteriormente nel mito:
- Leggere i classici: la Biblioteca di Pseudo-Apollodoro è una delle fonti più complete e sistematiche sulle fatiche. Anche Ovidio, nelle Metamorfosi, narra episodi della sua vita.
- Visitare i luoghi del mito: un viaggio in Grecia può includere tappe nei luoghi legati alle fatiche, come Nemea, Lerna e il lago Stinfalo nel Peloponneso.
- Scoprire l’astronomia: la costellazione di Ercole (Hercules) è una delle più grandi del cielo settentrionale, un omaggio celeste all’eroe che ha conquistato l’immortalità.
Articolo aggiornato il: 23/12/2025

