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Colonne d’Ercole: tra mito, significato e luogo geografico

Colonne d’Ercole: cosa sono e dove si trovano

Le Colonne d’Ercole costituiscono un luogo, un’idea e una metafora, ammantati di fascino e mistero sin dai tempi più remoti. Geograficamente, sarebbero state poste da Ercole per delineare i confini dell’attuale Stretto di Gibilterra. Mitologicamente, indicherebbero il limite ultimo e invalicabile della Terra, oltre cui non è possibile spingersi. Simbolicamente, infine, identificano la frontiera del mondo civilizzato e il limite della conoscenza umana, oltre il quale si aprirebbe il baratro dell’ignoto.

Aspetto Descrizione
Significato Geografico Identificano lo Stretto di Gibilterra, punto d’incontro tra Mar Mediterraneo e Oceano Atlantico.
Significato Mitologico Il limite del mondo creato da Ercole durante una delle sue dodici fatiche.
Significato Simbolico La frontiera della conoscenza umana, il confine tra il mondo noto e l’ignoto.
Motto Associato Non plus ultra (“Non più oltre”).

Il mito: l’origine delle colonne

La storia delle Colonne d’Ercole affonda le radici nel mito di Ercole (in greco Eracle). Figlio della mortale Alcmena e di Zeus, Ercole provocò l’ira di Era, moglie del re degli dei. Divenuto preda di un furioso eccesso d’ira indotto dalla dea, Ercole uccise i suoi figli e, per espiare tale delitto, dovette affrontare dodici durissime prove, le proverbiali “dodici fatiche di Ercole“. Una di queste, la decima, lo condusse sull’isola di Erizia per catturare i buoi rossi del mostruoso gigante Gerione. Per giungere in quel luogo, il semidio attraversò il mondo conosciuto fino alle pendici dei monti Calpe e Abila, due frontiere naturali che nel mondo antico delineavano i confini occidentali. Proprio qui, sulle rive dello stretto, Ercole eresse due colonne: una sulla rocca di Gibilterra in Europa (promontorio di Calpe) e l’altra in Africa (promontorio di Abila), incidendo su di esse il monito non plus ultra, ossia “non più oltre”.

Il significato: il limite del mondo conosciuto

Con la frase non plus ultra, Ercole intendeva definire il limite invalicabile del mondo civilizzato, un avvertimento per i mortali a non spingersi oltre, pena il nulla e la morte. Questo concetto trasforma le Colonne d’Ercole in un potente simbolo del confine tra noto e ignoto, tra sicurezza e pericolo. La stessa iscrizione è divenuta un motto proverbiale, usato ancora oggi nel linguaggio comune per indicare un limite estremo raggiunto in una determinata situazione.

Dove si trovano oggi le Colonne d’Ercole

Geograficamente, lo Stretto di Gibilterra, che le Colonne d’Ercole delimitano, è un tratto di mare che bagna le coste di Marocco, Spagna e Gibilterra. È una sottile lingua di mare, lunga circa 60 km, che separa l’Europa dall’Africa. In onore del mito, sul versante europeo è stato eretto il Monumento delle Colonne d’Ercole, situato su una terrazza panoramica. Il monumento ritrae un grande globo sorretto da due robuste colonne, rappresentando da un lato il mondo antico e dall’altro il mondo moderno. Per raggiungerlo è possibile optare per un percorso pedonale, la funivia o un taxi.

La più antica descrizione delle Colonne è attribuibile al poeta greco Pindaro (VI-V a.C.): «Lieve non è tragittare nel mare inviolabile delle Colonne d’Eracle, che l’eroe dio piantò testimoni dell’ultimo varco…».

Oltre le colonne: da Platone a Dante

Il mistero di cosa potesse esserci oltre le Colonne d’Ercole ha ispirato nel tempo la fantasia di molti. Secondo il filosofo greco Platone, al di là delle Colonne regnava la leggendaria Atlantide, una mitica e ricca isola che, dopo aver fallito l’invasione di Atene, sarebbe sprofondata nell’oceano. Per Dante Alighieri, invece, l’eroe Ulisse osò sfidare il divieto e riuscì a intravedere il monte del Purgatorio oltre il limite, prima di essere punito dalla vendetta divina che fece inabissare la sua nave.

L’articolo è stato aggiornato in data 24 agosto 2025.

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