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Eroica Fenice

Fratelli di Zeus, chi sono e i loro miti più famosi

Fratelli di Zeus, chi sono e i loro miti più famosi

L’Olimpo greco, una delle più conosciute famiglie divine. Tra libri, fumetti, film e videogiochi dubitiamo che non abbiate mai sentito parlare dei personaggi che popolano il Pantheon e soprattutto i fratelli di Zeus: Ade, Poseidone, Era e Demetra. Figure che personificano gli elementi della natura, ma anche protagonisti di storie che sono giunte fino a noi con il loro fascino senza tempo. Dunque non indugiamo e (ri)scopriamo assieme la loro storia.

L’origine dei fratelli di Zeus : la guerra contro Crono

Stando a quanto racconta Esiodo nella Teogonia, in origine il mondo era governato da Urano (il cielo) e Gea (la terra). La coppia mise al mondo alcuni figli che Urano fece recludere negli abissi del Tartaro, spaventato dall’idea che qualcuno di loro potesse spodestarlo. Questi erano i Centimani (giganti con cento braccia e cinquanta teste), i Ciclopi e i Titani, tra i quali c’era Crono.

Fu proprio lui a ribellarsi alla tirannia del padre e a tendergli un’imboscata. Approfittando della sua discesa sulla terra durante la notte per unirsi con Gea, Crono lo bloccò e lo evirò con una falce costruita dalla madre stessa. Urano fuggì via e iniziò così il non meno distopico regno di Crono.

Anche lui era infatti terrorizzato dal pensiero di un “colpo di stato” ai suoi danni e, dopo aver liberato i Titani e aver scelto Rea come sua sposa, divorò i figli da lei generati: Poseidone, Ade, Demetria ed Era. Soltanto Zeus riuscì a sfuggire alla furia cannibale del padre poiché Rea gli dette da mangiare un masso avvolto in fasce, mettendo il figlio al sicuro nell’isola di Creta e dandolo in custodia al re e alle sue figlie.

Passarono gli anni e Zeus, divenuto adulto, affrontò Crono. Gli fece bere una bevanda che lo costrinse a vomitare tutti i fratelli e assieme a loro gli dichiarò guerra. I Titani si schierarono ovviamente con Crono ed erano opposti a Zeus, che avevano stabilito il  “quartier generale” suo e dei suoi fratelli sul Monte Olimpo. Il conflitto fu lungo ed ebbe fine solo quando Zeus liberò i Ciclopi, che fabbricarono le folgori divenute poi la sua arma principale (e uno dei suoi simboli) e i Centimani, che con le loro mani scagliavano i massi contro Crono e i suoi alleati. Alla fine Zeus trionfò in quella che fu chiamata Titanomachia e Crono e i Titani furono esiliati nel Tartaro.

Il passo successivo per i fratelli di Zeus fu quello di spartirsi il potere dividendolo in tre regni. A quello che i Romani chiamarono Giove andò il dominio dei cieli, a Poseidone quello del mare e ad Ade il regno dell’oltretomba.

I fratelli di Zeus. Poseidone e Ade

Prima di essere dio dei mari Poseidone era associato ai terremoti (Ennosigeo, uno dei suoi epiteti, significa proprio “scuotitore della terra“) e soltanto in seguito fu associato all’elemento dell’acqua. Viene rappresentato come un uomo alto e possente, con una lunga barba e con l’inseparabile tridente in una mano. Alcune volte lo si può vedere a bordo di un cocchio, trainato da cavallucci marini o delfini. Tra gli dei dell’Olimpo è quello più vendicativo e facilmente irascibile, dal momento che è capace di provocare tempeste in mare. Proprio per questo i marinai, prima di intraprendere un viaggio, sacrificavano per lui un cavallo. Questo animale era a lui sacro, come dimostra la presenza degli Ippocampi (creature con la parte superiore del corpo equina e con la coda di pesce) che possiamo ammirare nei mosaici.

Non erano rari i casi in cui Poseidone dimostrò di non accontentarsi del solo dominio sul mare. Rivaleggiò con la nipote Atena per il possesso della città di Atene (e a trionfare fu quest’ultima) e cercò persino di strappare a Zeus il controllo dei cieli facendosi aiutare da Era e Apollo. Il dio dei fulmini fermò il fratello e lo costrinse ad una punizione umiliante: assieme ad Apollo avrebbe dovuto servire il re Laomedonte, il quale gli ordino di costruire una cinta muraria che circondasse la città. Quando però il re si rifiutò di ricompensare il lavoro svolto, Poseidone si vendicò scagliando un mostro marino che distrusse Troia e che lo portò nella celebre guerra narrata nell’Iliade di Omero a schierarsi con i greci.

Il nostro dio marittimo era poi sposato con la Nereide Anfitrite, ma non si contano le innumerevoli consorti e i figli da loro avuti. Il più famoso di tutti è ovviamente Polifemo, il mastodontico e brutale ciclope che nel nono libro dell’Odissea fu accecato da Ulisse e che per questo causò la furia dei mari per impedire all’eroe greco e ai suoi compagni di tornare ad Itaca.

Il freddo e buio mondo dei morti era invece governato da Ade. L’iconografia lo descrive come un uomo freddo e cupo, seduto su di un trono accanto alla consorte Persefone, che rapì e portò con sé negli inferi. Tra tutti gli dei del Pantheon è quello che viene nominato di meno e non a caso il suo nome altri non è se non che l’unione tra la radice del verbo greco id che significa “vedere” e il suffisso privativo a- . Ade è “colui che non è visibile agli occhi“, ovvero “l’invisibile“.

Allo stesso modo è invisibile il suo regno, di difficile ubicazione. Per i greci si trovava nel paese dei Cimmeri, per la precisione nel Caucaso, mentre per i romani si trovava nei pressi del lago Averno (lo pensava anche Virgilio, che nell’Eneide descrive la discesa di Enea negli inferi assieme alla Sibilla cumana). Ovunque si trovi questo luogo, che aveva il nome del dio stesso, era caratterizzato dalla stessa geografia: la presenza dei fiumi Stige e Acheronte sul quale il nocchiero Caronte traghettava le anime dei defunti, pie o colpevoli che fossero, le quali vagavano in un ambiente cupo e privo di luce.

Più che protagonista, Ade lo si può considerare un “personaggio secondario”. Non abbandonando mai il proprio regno (se non in rare occasioni, come per il rapimento di Persefone), è il dio dell’oscurità a ricevere la visita di eroi mitologici. Eracle visita l’Oltretomba nel corso della sua dodicesima e ultima fatica, convincendo il monarca infernale a portare momentaneamente il mastino infernale Cerbero a Micene. Anche Orfeo vi si trova al cospetto per riportare tra i vivi la moglie Euridice, non riuscendoci. Famosi sono anche i viaggi nell’Oltretomba effettuati da Ulisse ed Enea, per parlare con le ombre dei loro cari.

Era e Demetra

Sorella e moglie di Zeus, Era rappresentava la divinità del matrimonio, del focolare domestico e della fedeltà coniugale. Elementi che erano messi a dura prova dall’infedeltà di suo marito, abile nello scatenare la sua gelosia a causa delle scappatelle con altre donne.  Tra queste si può citare Semele, la mortale dalla quale ebbe il figlio Dioniso (Bacco per i romani) e Lacmena, che partorì l’eroe Eracle contro il quale la dea mostrò tutto il proprio livore: dapprima cercò di farlo uccidere da due serpenti quando era ancora in fasce e poi cercando di rendere più difficili le dodici fatiche di cui si rese protagonista. In seguito al matrimonio con il proprio fratello, Era partorì quattro figli: EbeIliziaAres ed Efesto.

Demetra era invece la dea della terra e dei raccolti. Infatti essa viene rappresentata a bordo di un carro e con attorno i tipici prodotti della terra: grano, frutta, e fiori. Il suo culto era celebrato ad Eleusi, città che visitò nella lunga e sfiancante ricerca della figlia Persefone rapita da Ade e in cui si celebravano i Misteri Eleusini.

I miti di Demetra però non riguardano solo la figlia Persefone. Ve ne sono altri che mostrano il suo lato opposto a quello di apportatrice di messi, come quello di Erisittone. Egli era il violento e crudele sovrano della Tessaglia il quale, indifferente all’ira degli dei, fece sradicare un bosco sacro a Demetra per costruire una sala da pranzo. La dea lo punì instillandogli una fame perenne e insaziabile, che lo portò a uccidersi tramite un atto vero e proprio di autocannibalismo, ovvero divorando il proprio corpo pezzo dopo pezzo.

Fonte immagine copertina: https://www.freepik.com/premium-vector/three-ancient-greek-gods-hades-zeus-poseidon_5664601.htm#page=3&query=greek+gods&position=8

 

 

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