Il Bacchino malato di Caravaggio, storia di un autoritratto

Il Bacchino malato di Caravaggio, storia di un autoritratto

Tra le opere che segnano l’esordio di Caravaggio sulla scena artistica romana, il Bacchino malato è una delle più enigmatiche e potenti. Realizzato intorno al 1593, questo dipinto non è solo un saggio della sua rivoluzionaria tecnica pittorica, ma anche una testimonianza intima di un momento di difficoltà personale. L’opera unisce il soggetto mitologico a un realismo crudo, rivelando fin da subito la tendenza dell’artista a sconvolgere le convenzioni e a rappresentare la realtà senza filtri.

Contesto: il primo periodo romano di Caravaggio

Il Bacchino malato fu dipinto durante i primi, difficili anni di Caravaggio a Roma. L’artista, ancora sconosciuto e in cerca di commissioni, lavorava nella bottega del Cavalier d’Arpino, un pittore di successo ma dallo stile tardomanierista, molto lontano dalla sua sensibilità. Fu in questo periodo che Caravaggio, secondo i biografi, fu ricoverato all’Ospedale della Consolazione a causa di una grave malattia, forse una ferita infetta o, come ipotizzato da alcuni studi, la malaria.

Analisi dell’opera: un autoritratto nella malattia

L’opera è con ogni probabilità un autoritratto realizzato da Caravaggio con l’ausilio di uno specchio durante la convalescenza. Il giovane raffigurato ha gli attributi del dio Bacco — la corona d’edera e i grappoli d’uva — ma il suo aspetto è tutt’altro che divino. La carnagione ha un colorito verdastro, le labbra sono livide e lo sguardo è sofferente. Il realismo è così crudo da suggerire un malessere fisico tangibile. Diverse ipotesi mediche, come quella riportata in uno studio del National Center for Biotechnology Information, hanno cercato di diagnosticare retrospettivamente la patologia basandosi sui dettagli del dipinto.

“Bacchino malato”: le tre chiavi di lettura

L’opera si presta a molteplici livelli di interpretazione, che convivono e si arricchiscono a vicenda.

Chiave di lettura Significato e simboli
Biografica (autoritratto) Rappresenta l’artista stesso durante la malattia, unendo la sua condizione fisica alla sua ambizione artistica. È un manifesto della propria vulnerabilità e resilienza.
Mitologica (Bacco) Un’interpretazione anti-classica del dio del vino e dell’estasi. Invece di un dio sano e gioioso, Caravaggio mostra un Bacco sofferente, umanizzandolo e privandolo della sua aura divina.
Cristiana (allegoria) I simboli possono essere riletti in chiave cristiana: l’uva rappresenta il sangue di Cristo e l’Eucaristia, la corona d’edera allude alla corona di spine. L’opera simboleggia la sofferenza e la rinascita, un parallelo con la Passione e Resurrezione.

Stile e tecnica: la nascita del naturalismo caravaggesco

Il Bacchino malato è un esempio precoce ma potente del naturalismo di Caravaggio. L’artista rifiuta l’idealizzazione tipica del Rinascimento per rappresentare la realtà in modo diretto. L’uso della luce è già magistrale: una fonte esterna colpisce il soggetto, facendolo emergere da uno sfondo scuro e definendone i volumi con un forte chiaroscuro. La resa dei dettagli, come la trasparenza degli acini d’uva e la consistenza della pelle, dimostra una capacità di osservazione straordinaria.

Storia e collocazione attuale dell’opera

Dopo la rottura con il Cavalier d’Arpino, il dipinto rimase nella bottega di quest’ultimo. Nel 1607, l’intera collezione di D’Arpino fu confiscata dagli emissari di Papa Paolo V e donata al nipote, il cardinale Scipione Borghese, uno dei più grandi collezionisti dell’epoca. L’opera entrò così a far parte della sua prestigiosa raccolta. Oggi, come confermato sul sito ufficiale, il Bacchino malato è conservato ed esposto presso la Galleria Borghese di Roma, insieme ad altri capolavori di Caravaggio. Per approfondimenti sull’artista, è possibile consultare fonti autorevoli come l’Enciclopedia Treccani.

Fonte immagine: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 24/09/2025

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