Katherine Philips, l’incomparabile Orinda

Katherine Philips

The Matchless Orinda, l’incomparabile Orinda è lo pseudonimo e appellativo che viene dato alla incommensurabile poetessa, letterata e traduttrice gallese Katherine Philips.

Katherine Philips nasce a Londra da Katherine Oxenbridge e John Fowler il primo gennaio del 1632 nella parrocchia di Saint Mary Woolchurch Haw e studia nel collegio di Hackney, e poco dopo sposa un uomo politico: il parlamentare James Philips.
Particolarmente apprezzata da John Keats e John Dryden durante la sua vita si dedicò profondamente all’attività poetica ma non solo, fu proprio lei infatti la traduttrice della tragedia francese La Mort de Pompée del grande drammaturgo seicentesco Pierre Corneille, portata in scena per la prima volta nel 1642 e tradotta da Katherine Phillips attorno al 1660, l’adattamento inglese della tragedia francese fu messo in atto per la prima volta nel 1663 al teatro Smock Alley e fu la prima opera teatrale tradotta da una donna ad essere messa in scena in un contesto professionale.
Le qualità artistiche e letterarie di Katherine Philips furono scoperte innanzitutto da suo cugino il quale sostenne che soltanto all’età di 4 anni Katherine Philips fosse già in grado di leggere la Bibbia oltre a conoscere un numero esiguo di lingue straniere.
Il suo talento fu poi scoperto dal famoso poeta metafisico – anche lui gallese – Henry Vaughan, le sue poesie riguardavano tematiche varie e peculiari: la politica, l’amore, l’amicizia, relazioni sessuali e in particolare rapporti amorosi platonici tra donne. Fu in particolare l’ultima tematica largamente affrontata nella poesia di Katherine Philips che generò scandalo nel panorama inglese seicentesco.

Dopo la sua morte, avvenuta il 22 giungo del 1664, fu mandata in stampa un’edizione che includeva gran parte delle sue poesie intitolata Poems by the Most Deservedly Admired Mrs. Katherine Philips, the Matchless Orinda.
La suddetta edizione includeva anche la traduzione della tragedia francese di Pierre Corneille.

Nelle sue poesie, Katherine Philips dunque parlò di tematiche che ai suoi tempi molto facilmente destavano scandalo e preoccupazioni da parte dell’intero popolo, in una delle sue poesie parlò di come lo status matrimoniale più che una gioia fosse da lei recepito come in realtà un fardello:

A married state (1646) – Katherine Philips

A married state affords but little ease:
The best of husbands are so hard to please
This in wifes Carefull faces you may spell,
Tho they desemble their misfortunes well
A virgin state is crown’d with much content,
It’s allways happy as it’s inocent
No Blustering husbands to create your fears,
No pangs of child birth to extort your tears,
No children’s crys for to offend your ears,
Few worldly crosses to distract your prayers Katherine Philips
Thus are you freed from all the cares that do
Attend on matrymony and a husband too.
Therefore, madam, be advised by me:
Turn, turn apostate to love’s Levity.
Supress wild nature if she dare rebell,
There’s no such thing as leading Apes in hell.

L’io poetico può o meno essere equivalente al pensiero della poetessa, ma in ogni caso le parole di questa poesia sembrano effettivamente descrivere i pensieri che Katherine Philips aveva riguardo il suo stesso matrimonio.
Katherine Philips era infatti sposata con un uomo di circa 35 anni mentre lei ne aveva appena 16, e sin da subito è dunque chiaro perché la vita matrimoniale era per lei un fardello piuttosto che una gioia.

Fonte immagine: Wikipedia

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A proposito di Christian Izzo

Studente di lingue e letterature, amante della letteratura e dell'arte in ogni sua forma.

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