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Katsushika Hokusai: storia di un artista eccentrico

Katsushika Hokusai: storia di un artista eccentrico

L’artista giapponese Katsushika Hokusai è universalmente noto per la sua vasta produzione di stampe ukiyo-e. La sua opera più celebre, La grande onda di Kanagawa, fa parte della serie delle Trentasei vedute del Monte Fuji ed è una delle immagini più riprodotte nella storia dell’arte. Oltre alla sua abilità, Hokusai era noto per una personalità eccentrica e un’instancabile dedizione alla sua arte, che perseguì fino alla morte.

La vita di Hokusai: dagli inizi difficili all’indipendenza

Nato a Edo (l’odierna Tokyo) nel 1760 con il nome di Tokitarō, fu adottato da una prestigiosa famiglia di artigiani al servizio dello shogunato Tokugawa. Dopo aver lavorato come apprendista intagliatore, a diciotto anni entrò nello studio di Katsukawa Shunshō, un famoso maestro di ukiyo-e (stampe su blocchi di legno). Dopo la morte del maestro, Hokusai si sentì libero di esplorare stili diversi, inclusa l’arte occidentale, cosa che gli causò l’espulsione dalla scuola Katsukawa. Iniziò così un periodo difficile, ma la sua passione per l’arte non vacillò. Nel 1798, decise di diventare un artista indipendente, adottando lo pseudonimo di Hokusai (北斎), che significa “studio della stella polare”, in onore di una divinità buddhista.

Le opere principali di Katsushika Hokusai

Opera Descrizione e significato
Hokusai manga (1814-1878) Una collezione di 15 volumi con migliaia di schizzi di persone, animali, piante e scene di vita quotidiana. Un’enciclopedia visiva del giappone dell’epoca.
Trentasei vedute del monte fuji (1830-1832) La serie che lo consacrò. Include “la grande onda di kanagawa” e altre celebri vedute del monte sacro, simbolo del giappone.
Il sogno della moglie del pescatore (1814) Una famosa opera shunga (stampa erotica) che raffigura una donna abbracciata da due polpi. È una delle immagini più iconiche e discusse del genere.

Il successo e il “vecchio pazzo per la pittura”

La sua fama crebbe grazie al suo talento e alla sua eccentricità. Nel 1804, realizzò davanti a una folla un dipinto di 350 metri raffigurante un monaco, usando una scopa come pennello. Nonostante il successo, visse sempre in condizioni di modesta povertà. Fu solo dopo i settant’anni che entrò nel suo periodo più prolifico, firmandosi “Gakyō Rōjin Manji” (画狂老人卍), ovvero “il vecchio pazzo per la pittura”. In questi anni creò le sue opere più importanti, tra cui le Trentasei vedute del Monte Fuji. In questa serie, Hokusai utilizzò in modo innovativo il blu di Prussia, un pigmento sintetico importato che gli permise di ottenere una profondità e un’intensità di colore senza precedenti. La celebre “Grande Onda”, la cui copia più famosa è conservata al Metropolitan Museum of Art, è un perfetto esempio di questo uso rivoluzionario del colore.

L’eredità: il japonisme e l’influenza sull’occidente

Hokusai morì nel 1849 all’età di 89 anni, lasciando un haiku che riassume la sua natura indomita: «Anche se fantasma, me ne andrò per diletto sui prati d’estate». La sua influenza andò ben oltre i confini del Giappone. A metà del XIX secolo, le sue stampe, in particolare gli Hokusai Manga, arrivarono in Europa e scatenarono il fenomeno del Japonisme. Artisti come Monet, Degas, Van Gogh e Whistler furono profondamente affascinati dalle sue composizioni audaci, dalle linee dinamiche e dall’uso innovativo della prospettiva. L’impatto di Hokusai sull’arte occidentale, come documentato da istituzioni come il British Museum, fu fondamentale per la nascita dell’arte moderna.

Fonte immagine copertina: Wikipedia

Articolo aggiornato il: 18/09/2025

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A proposito di Turco Rosa

Studentessa di lingue e culture comparate presso l'Orientale di Napoli, con una grande passione verso la lingua e la cultura giapponese. Maratoneta di serie tv e film di ogni genere, amante dell'arte cinematografica in ogni sua parte. Con esperienza quinquennale nell'ambito della vendita e assistenza telefonica. Il suo sogno nel cassetto è di diventare un traduttrice e giornalista letteraria.

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