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popolazioni celtiche

Le divinità celtiche, origini del pantheon celtico

Il culto delle divinità celtiche affonda le sue radici nell’insieme di miti, tradizioni popolari e credenze che accomunavano le popolazioni originariamente insediate nella zona compresa tra il fiume Reno e le sorgenti del Danubio e successivamente diffuse in gran parte dell’Europa centro-settentrionale dal Danubio alla Gran Bretagna (IV – III secolo a.C.). La pressione culturale e politica esercitata dall’Impero Romano a sud e dai popoli Germanici a nord condusse, a partire dal II secolo a.C., ad una progressiva perdita di indipendenza da parte delle popolazioni celtiche che videro i loro costumi e la loro lingua fondersi e mescolarsi con quelle dei coevi popoli indoeuropei. L’influenza e commistione con altre culture indoeuropee, unite alla mancanza di una consolidata tradizione scritta dei miti e leggende celti portò nel tempo ad una notevole ramificazione sia culturale che linguistica che rende oggi complessa l’identificazione del nucleo originale della religione celtica.

Principali testimonianze del sistema religioso celtico sono difatti costituite da fonti romane, prime fra tutte il De Bello Gallico nel quale Cesare fornisce una ricostruzione delle credenze religiose diffuse tra i Galli del I secolo d.C. e una reinterpretazione del pantheon celtico in chiave romana associando alle principali divinità celtiche il corrispettivo greco o romano. Il punto di vista che accomuna le testimonianze romane è però caratterizzato dal pregiudizio nei confronti di tradizioni considerate barbare e dalla volontà di rimarcare riti e usanze lontane da quelle proprie della tradizione classica, spesso snaturandone il significato e la rilevanza.

Nella molteplicità di riti e credenze locali, la cui completa conoscenza e conservazione erano affidate solo alla classe sacerdotale dei druidi, diventa impossibile identificare un unico culto così come ricostruire un pantheon che accomuni tutti i popoli celtici. La frammentarietà e territorialità proprie dei riti celtici fanno si che ci si ritrovi a contare un elevato numero di divinità riconducibili alla religione celtica ma spesso molto simili tra loro, quasi copie dei medesimi riferimenti culturali trasfigurati e contaminati da tradizioni locali. Nel folto gruppo di divinità celtiche, che conta più di trecento figure contando tutte quelle menzionate in epigrafi e riconducibili alla religione celtica, è possibile comunque individuare alcune figure centrali e più ricorrenti tra cui Dagda considerato dai Celti il signore della terra e rappresentato con un essere dalla smisurata fisicità, in grado di controllare l’alternarsi delle stagioni così come la vita e la morte. La sua posizione all’apice del pantheon celtico e i suoi tratti caratteristici, tra cui in particolare la passione per i piaceri e le sue innumerevoli relazioni, lo hanno fatto accostare al Giove romano.

Figura di spicco tra le divinità celtiche è il dio della conoscenza Ogmios o Ogmè considerato il dio della letteratura e dell’eloquenza e rappresentato come un vecchio canuto che indossa una pelle di leone; ad Ogmios viene attribuita l’invenzione della scrittura e dell’alfabeto irlandese di Ogham. Altra figura centrale è Lùg considerato il dio del sole e della luce e accostato da Cesare al dio romano Mercurio; Lùg  veniva venerato come l’essere detentore di tutte le virtù e i talenti e quindi considerato il creatore e protettore di tutte le arti. Ancora Sucellus rappresentava il dio dell’agricoltura, della primavera e della fertilità; raffigurato come un uomo dalla folta barba che impugna un enorme martello. Le rappresentazioni inconografiche di Sucellus e i suoi tratti principali, tra cui il legame con la creazione dei tuoni, evidenziano una correlazione con il dio Thor della tradizione norrena. L’immagine del tuono e del rumore che esso produce era però accostata al dio Taranis generalmente rappresentano su una carrozza che attraversa il cielo ad evocare il potere dirompente e spesso distruttivo delle tempeste.

Tra le figure femminili del pantheon celtico spiccano Morrigan ed Epona. La prima rappresentava la dea della morte e delle tenebre; raffigurata come una giovane donna dalla bellezza sensuale, Morrigan viene associata alla figura del corvo che sorvola i campi di battaglia ispirando coraggio e violenza nei guerrieri. Epona è invece considerata la protettrice dei cavalli ed associata alla terra e alla fertilità. Il suo legame con la madre terra inspira il parallelismo con la dea romana Demetra.

La progressiva perdita di autonomia delle tribù celtiche e la repressione esercitata dagli imperatori romani nei confronti dei riti e del culto druidico hanno portato ad un ulteriore frammentazione della cultura celtica. Al pari della lingua, anche la religione celtica ha subito numerose trasformazioni e ramificazioni che da un lato rendono oggi difficile ricostruirne il fulcro originario ma allo stesso tempo hanno influenzato nei secoli successivi le tradizioni di gran parte delle popolazioni dell’Europa centro-settentrionale.

Fonte immagine: wikipedia.org

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