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Mosaici bizantini: da Costantinopoli a Roma per un’arte senza eguali

Mosaici bizantini

I mosaici bizantini, ma prima di tutto l’arte bizantina, si sviluppò tra il V ed il XV secolo principalmente nell’Impero Romano e poi in quello bizantino di cui Costantinopoli raccolse quasi tutta l’eredità e ne divenne testimonianza assoluta. Come altre città dal grande impegno artistico come Roma, Ravenna, Tessalonica, Napoli e Milano, indubbiamente Costantinopoli fu molto importante soprattutto per un particolare tipo di arte che sviluppò ovvero quella del mosaico, che proprio a Costantinopoli assunse le più suggestive caratteristiche. Il mosaico ricoprì un’importanza fondamentale all’interno dell’arte bizantina poiché l’utilizzo di tessere vitree policrome risultò essere uno strumento ideale per soddisfare le esigenze espressive di carattere visivo con contenuti artistici. L’arte bizantina, infatti, ha come caratteristica principale (a parte la religiosità) proprio l’anti-plasticità e l’anti-naturalismo, intese come appiattimento e stilizzazione delle figure, volte a rendere una maggiore monumentalità ed un’astrazione soprannaturale (smaterializzazione dell’immagine). Il gusto principale di quest’arte, infatti, è stato proprio quello di descrivere le aspirazioni dell’uomo verso il divino ed anche se è molto variata nei suoi oltre mille anni di vita, nell’Impero d’Oriente resta quasi invariata.

Mosaici bizantini: le caratteristiche e le opere principali

Uno degli elementi fondamentali presenti nei mosaici bizantini fu la lirica della luce ovvero quella tecnica grazie alla quale gli artisti proiettarono le loro immagini fantasiose in una dimensione astratta ed ultrasensibile, aggrappandosi ad una realtà trascendente. Le figure umane o quelle spirituali si convertirono in immagini immateriali, povere di plasticità e dinamismo, ma allo stesso tempo, ricche di colori, mentre lo spazio tese a dilatarsi. All’inizio lo scopo di questi mosaici era principalmente quello di narrare passo dopo passo alcuni avvenimenti, ma dopo il IX secolo le figurazioni iniziarono a rappresentare concetti religiosi e dogmatici correlati alla redenzione.

Solitamente nei luoghi di culto si raffigurava il Cristo Pantocratore attorniato dagli angeli nella cupola, qui vista come luogo celestiale, mentre agli Evangelisti spettò un posto nei pennacchi, la Madonna nell’abside, per rappresentare la mediazione tra sfera celeste e sfera terrena ed infine nelle navate vennero elencati gli avvenimenti evangelici fondamentali. Il mosaico fu l’arte imperiale per eccellenza e addirittura una costante per l’arte bizantina e ci sono molte testimonianze che ci dimostrano come quest’arte decorativa si è sviluppata ed ampliata lungo i secoli. Possiamo citare molte testimonianze di cicli importanti come i cicli musivi veneziani e siciliani (avviati nel XII secolo) e attribuiti alle maestranze chiamate da Costantinopoli. Oppure tra i mosaici sopravvissuti al tempo possiamo menzionare la Pietà presso Santa Sofia di Costantinopoli (XII secolo), il San Giorgio conservato al Louvre (XII secolo), quelli conservati del periodo iconoclastico, quelli di Santa Irene a Costantinopoli oltre alle raffigurazioni della moschea di Omar a Gerusalemme. Infine, nel XIV secolo, i mosaici bizantini conobbero un ultimo periodo di rifioritura e di innovazione proprio per questo evidenziarono colori più brillanti, atteggiamenti più umani ed una delicata intimità. Risalgono a quest’epoca i mosaici della chiesa di San Salvatore in Chora a Costantinopoli. Le opere importanti di quest’arte si sono estese in tutto il mondo ed anche in Italia, infatti ne abbiamo importanti testimonianze nella Basilica di San Vitale a Ravenna (risalenti al VI secolo) o anche Santa Pudenziana in Roma che presenta uno dei mosaici bizantini più antichi dell’intera Capitale.

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Fonte immagine: www.tes.com/Arte bizantina-Lessons-Tes Teach

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