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Eroica Fenice

Culturalmente

Arcipelaghi italiani: le meraviglie del nostro territorio

Il patrimonio costiero italiano si estende per oltre ottomila chilometri, comprendendo quelle che sono le città più singolari, i luoghi con l’acqua più cristallina e le spiagge più movimentate. In questo ampio raggio sono comprese oltre ottocento tra isole ed isolotti che formano quelli che sono conosciuti come gli ” arcipelaghi italiani ”: meta di turisti italiani, ma soprattutto stranieri provenienti da ogni parte del mondo per ammirare le meraviglie d’Italia. Tra gli arcipelaghi più importanti possiamo trovare quello in cui vige la leggenda che Venere, dea della bellezza, fece cadere la propria collana nel mare e da lì nacquero le isole dell’Arcipelago Toscano, uno dei più imponenti parchi marini in Europa, ricco di specie protette marine e non. Comprende quelle che sono le isole d’Elba, Giglio, Montecristo, Gorgona, Capraia, Giannutri e Pianosa che distano pochi chilometri dalla terraferma e quindi sono facilmente raggiungibili, ma soprattutto sono bellissime. Continuando la nostra avventura nel Mar Tirreno, possiamo notare in Sardegna il celeberrimo Arcipelago della Maddalena al largo della Costa Smeralda, per un totale di circa 180 km di coste. L’arcipelago è molto esteso e conta all’incirca 62 fra isole ed isolotti, ma tra i più noti, anche per contenuti storici, ricordiamo: Caprera, La Maddalena, Santa Maria, Razzoli e Budelli. Tra immense distese di acqua cristallina e natura selvaggia, si estendono le meraviglie sarde che possono definirsi l’orgoglio del vasto patrimonio nazionale. Da un’isola all’altra passiamo in Sicilia e ricordiamo l’Arcipelago messinese delle Eolie nel Mar Tirreno che si estende per circa 64 km, ricchi di suggestività e di singolarità tale da essere presente anche nei celebri film di Nanni Moretti e Roberto Rossellini. Le sette importanti isole di quest’arcipelago sono: Lipari, Panarea, Alicudi, Vulcano, Filicudi, Salina e Stromboli. Terre di ispirazione, terre di bellezza e terre d’amore. Cambiando lato e percorrendo il Mar Adriatico, e arrivando in provincia di Foggia, notiamo l’Arcipelago delle Tremiti: una piccola realtà in termini di lunghezza costiera e di abitanti, ma allo stesso tempo molto ricca e grandissimo polo attrattivo di turisti che spesso optano per delle gite in barca attraverso le incontaminate isole di Pianosa e Capraia, dove si può ammirare la bellezza di uno degli arcipelaghi italiani più suggestivi. Ritornando nel Mar Tirreno, notiamo un piccolo angolo di paradiso che si estende per una manciata di chilometri nel golfo di Gaeta, tra le immense distese di blu campane e laziali. L’Arcipelago delle Isole Ponziane, l’ideale per gli appassionati di sub e snorkeling che vogliono immergersi nelle meravigliose isole di Ventotene, Ponza, Santo Stefano, Gavi, Zannone e Palmarola. Restando sempre nel Mar Tirreno, a pochi chilometri dall’Arcipelago delle Isole Ponziane, troviamo un altro capolavoro degli arcipelaghi italiani ovvero l’Arcipelago Campano che si estende in tutta la costiera napoletana e non, e di cui fanno parte Capri, Ischia e Procida. Un itinerario completo di quelle che sono le più importanti bellezze e realtà della penisola italiana!

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Recensioni

”Non domandarmi di me, Marta mia”: l’interiorità di Luigi Pirandello e Marta Abba

In scena l’11 ed il 12 luglio 2019 al Napoli Teatro Festival in Sala Assoli, lo spettacolo ”Non domandarmi di me, Marta mia”: l’intensa rappresentazione del conflitto interiore di una donna, Marta Abba, allieva e musa ispiratrice del celebre scrittore e drammaturgo italiano del Novecento Luigi Pirandello. La prima nazionale al NTF per la regia di Arturo Armone Caruso, testo di Katia Appiso e con una coinvolgente ed appassionata Elena Arvigo nei panni della giovane Marta. L’interiorità della musa ispiratrice senza eguali di Luigi Pirandello Collocato temporalmente nel 10 dicembre 1936, è lo spettacolo ”Non domandarmi di me, Marta mia”, data importante poiché segna quella che è la morte di uno dei più celebri artisti del Novecento italiano: Luigi Pirandello. Geograficamente collocato nella città di New York e più precisamente nella camera della giovane attrice Marta Abba, viene così presentata una delle più intense introspezioni nell’animo di una donna profondamente segnata dall’incontro, dalle esperienze vissute insieme e dalla morte del suo maestro. In una notte di veglia insonne vengono fuori tutti i mostri sotto il letto di Marta immensamente turbata e scossa dalla perdita appena subita. E così ripercorre il suo percorso con il maestro, tra lettere ricevute e pensieri mai detti tra il 1926 ed il 1936. Lettere che la donna legge con un tale trasporto ed una tale malinconia, che solo chi ha davvero amato una persona con sincera devozione riesce a provare. A partire dall’ultima ricevuta, scritta a lei qualche giorno prima di morire, alle prime in cui Pirandello stesso si rivolgeva a lei come musa ispiratrice e le dedicava ogni singola parola con attenzione e senza mai dire nulla di non intensamente pensato e sentito. Piovono poi i numerosi ricordi dei testi scritti appositamente per lei e di tutti i personaggi da lei interpretati che l’hanno fatta diventare un’attrice di fama nazionale e non, conquistando in poco tempo sia la critica, che gli spettatori più accaniti. Tra Marta Abba e Pirandello Un personaggio in continua ricerca quello di Marta Abba, magistralmente interpretata da Elena Arvigo che ha saputo cogliere tutte le sfumature di una personalità così singolare come quella dell’attrice. Una personalità che vuole cercare ed allo stesso tempo trovare ogni minimo frammento di ricordo che possa in qualche modo collegarla alla figura del maestro, alla figura di un qualcuno che ormai non c’è più e che ha lasciato un’inguaribile ferita sulla pelle della giovane. Una ferita che solo il ricordo può lontanamente risanare, ma mai definitivamente. Nell’oscurità della sua camera di New York, tra suoni psichedelici e luci ad intermittenza, si trasforma man mano l’inquietudine di Marta Abba in uno spazio che è un ”caleidoscopico comporsi e scomporsi di inquadrature” che influenzano e trascinano il testo e lo spettacolo in un vortice di emozioni sensoriali, ma soprattutto in un turbine di sentimenti così tanto altalenanti, senza eguali e, allo stesso tempo, intensamente forti. Fonte immagine: https://www.napoliteatrofestival.it/spettacolo/non-domandarmi-di-me-marta-mia/

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Teatro

”Processo a Fellini”: la rabbia di una donna in scena in Galleria Toledo

In scena l’11 luglio 2019 al Napoli Teatro Festival presso il Teatro Stabile D’Innovazione Galleria Toledo lo spettacolo ”Processo a Fellini”: uno struggente ed intenso progetto teatrale di Mariano Lamberti con testo di Riccardo Pechini, interpretato da Caterina Gramaglia e Giulio Forges Davanzati, che portano sul palco le mille sfumature dei sentimenti di una donna, Giulietta Masina, moglie del noto regista Federico Fellini e tutte le influenze che essere ciò le comportava. Federico Fellini e Giulietta Masina in Processo a Fellini: un amore al di là dei riflettori In tutta la sua più cruda realtà, in tutta la sua più necessaria esigenza di esprimersi, Caterina Gramaglia porta sul palco l’essenza di una donna frustrata e rassegnata a vivere all’ombra di un marito troppo famoso e allo stesso tempo non propriamente rispettoso della moglie che aveva al suo fianco. Processo a Fellini è un percorso di singolare introspezione della donna, ripercorrendo tutte quelle che erano le sue fragilità, il suo abuso di alcol, i suoi tradimenti, ma soprattutto la sua disperazione nel sapere dei continui tradimenti di un marito poco presente fisicamente, ma troppo presente spiritualmente perché l’eco della sua fama arrivasse alle orecchie di tutti e facesse sì che la moglie fosse quasi completamente spogliata di una propria identità e vista solo come ”la moglie di”. Eccellente interpretazione di Giulio Forges Davanzati il quale riesce a cambiare rapidamente personaggio, ma comunque restando costante in un modo di stare sul palco e di trasmettere determinate emozioni, degno di un vero professionista. Nelle vesti di Federico Fellini o in quelle di Marcello Mastroianni, cambiando modalità e passando da un amico che comprende ad un marito che totalmente ignora il malessere di una moglie che andava man mano regredendo e che portava sul viso, sugli occhi, sulla pelle quelli che erano i segni di una relazione marcia, ma solo al di là dei riflettori e, quindi, del mondo intero. Le lacrime di Giulietta Già interprete di uno spettacolo su Giulietta Masina, ”Le lacrime di Giulietta”, l’attrice ormai riveste il ruolo del personaggio in maniera impeccabile, riuscendo a trasmettere tutto il lavoro che esce fuori quasi come un thriller psicologico nei confronti di una Giulietta delusa, amareggiata, ma allo stesso tempo mai stanca di seguire il marito, eterno ed inguaribile traditore, anche in capo al mondo. Un volto nuovo ad una figura di un’attrice eccellente che era l’iniziale musa ispiratrice del regista, che sotto i riflettori dell’epoca appariva come un essere rivestito di purezza infantile, mentre alle spalle vi era celata una donna consapevole, adulta, vendicativa, umiliata, rabbiosa e piena di mostri sotto il letto man mano che il tempo e gli anni passavano. Mariano Lamberti porta così sul palco del Napoli Teatro Festival ”Processo a Fellini”, uno degli spettacoli-rivelazione di questo Festival, un testo crudo, ma allo stesso tempo così forte, diretto e reale. Fonte immagine: https://www.napoliteatrofestival.it/spettacolo/processo-a-fellini/

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Teatro

Finir en beauté: un percorso tra le macerie dell’esistenza in Sala Assoli

Dopo la rivelazione al Festival di Avignone nel 2015, arriva al Napoli Teatro Festival, in scena il 25 ed il 26 giugno in Sala Assoli, Finir en beauté: un percorso introspettivo tra le macerie dell’esistenza. Protagonista assoluto Mohamed El Khatib, attore francese di origini marocchine, che in circa 50 minuti è riuscito a portare il pubblico in un vortice di emozioni, sensazioni, voglia di ricostruire e, soprattutto, di ricominciare. Spettacolo interamente in francese con sopratitoli in italiano, realizzato con la collaborazione de ”La Francia in scena” e con il sostegno dell’Institut Français e della Fondazione Nuovi Mecenati. Finir en beauté: ricerca interiore tra teatro e sociologia Un percorso, quello dell’artista, che dura da molti anni. Un percorso fatto di ricerche tra teatro e sociologia, in cui lui si immerge e cerca di far rientrare anche aspetti personali. Egli, per questo spettacolo, analizza i movimenti e le azioni della sua famiglia in un determinato momento della loro vita (la morte della madre) e cerca di mettere in scena ogni piccola sfumatura. Dalla voce registrata della madre sul letto di un ospedale, alle sentenze dei medici fino alle condoglianze dei parenti intervenuti al funerale della defunta. Una riflessione interiore che porta alla conoscenza dei tratti più crudi e mai banali della nostra esistenza. Ogni discorso, ogni frase, ogni parola detta in un determinato momento, il significato che vi è dietro ognuna di esse e tutto ciò che possono trasmettere all’altro. L’attenzione che vi è nel dirle, ma allo stesso tempo la potenza con la quale arrivano; tutti questi piccoli dettagli che arricchiscono l’azione e la rendono parte integrante di un processo personale e, allo stesso tempo, condiviso. Finir en beauté è uno spettacolo intrinseco di emozioni in cui ogni spettatore può sentire, capire e, interiormente, commuoversi. ”Mi sento colpevole di averlo detto? Non penso.” Un’effettiva esplorazione del dialogo che parte dalla parola maceria e si collega a ciò che resta di una madre e di un figlio dopo un evento così definitivo come la morte. La ricostruzione dalle macerie di una storia, di scenari, di un rapporto inserito contemporaneamente nella ricostruzione di una lingua madre (l’arabo), della scrittura teatrale e di ogni piccola sfumatura dietro i significati delle parole. Finir en beauté è lo sviluppo di una scrittura intima, secondo l’attore, che tenta di esplorare i modi differenti di esposizione anti-spettacolari. Ma è stato proprio durante la sua ricerca che qualcosa è andato storto poiché mentre lui, nel lontano 2012, realizzava queste analisi registrando la voce della madre per uno scopo linguistico nel tentativo di comprendere il passaggio dall’arabo alla lingua teatrale, il decesso di quest’ultima ha completamente stravolto le intenzioni del lavoro artistico di El Khatib, creandone così uno degli spettacoli più intensi ed emotivamente forti del panorama artistico internazionale.

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Recensioni

Vladimiro mira il mare, lo smarrimento dell’essere al Napoli Teatro Festival

Arriva al Napoli Teatro Festival lo spettacolo ”Vladimiro mira il mare (dell’ingestibile smarrimento dell’essere)”, partitura per voce, corpo e contrabbasso, dal progetto Solit’aria-gestazioni sull’incontenibile andirivieni dell’essere pensante e inquieto. Con Paola Tortora nei panni di Vladimiro, la Capra Dea (Amaltea) e al contrabbasso Stefano Profeta per una messa in scena ricca di riflessioni, ma soprattutto di continui spunti tormentati dell’animo umano.  Presentato il 20 giugno 2019 presso il Cortile delle Carrozze del Palazzo Reale di Napoli per uno spettacolo intrinseco di riflessivi pensieri che creano un rapporto singolare tra l’interprete Vladimiro e la Capra dea Amaltea, accompagnati da alcune suggestioni sonore per contrabbasso. Vladimiro ed i dilemmi più esistenziali dell’animo umano Liberamente ispirata al saggio Hamletica di Massimo Cacciari ed alcune prose di Samuel Beckett, la partitura è affidata a Vladimiro, uno dei più importanti ”easusti” del teatro Beckettiano, per una rilettura particolare e quasi radicalmente trasformata, che conserva solo lievi accorgimenti. Si immagina che il protagonista, rimasto solo, smetta di aspettare Godot e lo va a cercare sulla scena dell’impossibile traducendo il vano tentativo in un vero e proprio sogno. Lo scenario si apre in una sorta di recinto con all’interno della paglia, una capra e Vladimiro. All’esterno del recinto, il contrabbasso con il Profeta come accompagnamento dei pensieri più profondi. Inizia così lo spettacolo di circa un’ora e quindici minuti in cui l’attrice mette in scena la dualità del suo pensiero. Tra Amaltea e Vladimiro, tra l’animo e la mente, tra ragione e sentimento, all’interno di quelle che sono le più sottili sfumature dell’esistenza in rapporto con l’Universo che ci circonda e che influenza le nostre vite. Eccezionale l’interpretazione di Paola Tortora che è riuscita ad entrare pienamente nel personaggio di Vladimiro e ad assumere tutti gli atteggiamenti facendoli arrivare in maniera diretta e precisa al pubblico che aveva davanti, entrando nelle menti e nei cuori di tutti coloro che recepivano quegli spunti e creandone ognuno di propri, facendoli diventare parte integrante del rapporto intimo che si forma tra attore e spettatore. La relatività del tempo ”Vladimiro mira il tempo.” ”Il tempo è relativo, quindi non lo miro.” La relatività del tempo, la costante fuga e ricerca di se stessi: questa è una delle tematiche che viene affrontata, quella per cui il protagonista si strugge arrivando al dialogo estremo con una capra nelle vesti di un clown che sta proprio a significare il punto limite della metamorfosi grottesca. Dal confronto e dal dialogo con quella creatura che simboleggia la Natura ed il Divino, il protagonista si immerge in una dimensione spazio/temporale dilatata alla costante ricerca di nuovi paesaggi interiori. E così continua, anche se con un velo di ironia, per tutto lo spettacolo, un susseguirsi instancabile di gesti, azioni, parole seppur quasi del tutto sconnesse e frammentate, che provano a colmare vuoti interiori ed a rispondere a domande a cui, probabilmente, non si avrà mai un’effettiva risposta.

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Libri

1977-2018: l’eccezionale catalogo fotografico di Mario Martone al Museo Madre

Presentato al museo Madre il 19 giugno 2019 alle ore 18 il catalogo fotografico di Mario Martone ”1977-2018”: un emozionante ed unico viaggio nel tempo che ripercorre tutti quelli che sono stati i successi lirici, cinematografici e teatrali di Martone dagli inizi fino a Capri Revolution, film uscito nelle sale lo scorso gennaio. Il catalogo è stato presentato in un’atmosfera molto intima nel cortile del Museo Madre e sono intervenuti: Laura Valente, Andrea Viliani, Gianluca Riccio, Cesare Accetta, Alessandra Mauro e l’attore e drammaturgo Enzo Moscato, fortemente voluto da Martone al suo fianco in quest’altra avventura. Un autentico tuffo nel passato tra i capolavori di Martone Proprio un tuffo nel passato quello del catalogo fotografico di Martone in cui possiamo ammirare suggestive fotografie fatte da Mario Spada e da altri grandi artisti napoletani i quali hanno saputo dare un volto, cogliere l’attimo di istanti che sono fermi nella memoria di tutti quelli che hanno visto film e spettacoli teatrali del regista che hanno profondamente commosso gli animi di più generazioni. Film come Morte di un matematico napoletano, Noi credevamo, Il giovane favoloso o anche Capri Revolution e altri che hanno segnato la storia del cinema italiano mettendo sempre in scena quella che è la capacità di Martone nel cogliere la bellezza in ogni minimo particolare. Spettacoli teatrali come Tango Glaciale che ha sconvolto il pubblico negli anni ’80 e che ancora continua a sorprendere essendo stato recentemente riportato in scena in alcuni teatri napoletani e non; o anche spettacoli più “recenti” come Il sindaco del rione Sanità. Insomma 40 anni del percorso artistico di uno dei registi più poliedrici del panorama napoletano in cui sono messe insieme foto di produzioni liriche, cinematografiche e teatrali secondo lo stesso criterio che fa scaturire un dialogo temporale e visivo, come quello della mostra al Madre, tra i più singolari percorsi interpretativi della sensazionale carriera dell’artista napoletano. Oltre 150 immagini a cura di Gianluca Riccio basate sullo studio e sulla digitalizzazione dei materiali conservati nell’Archivio Mario Martone e realizzata con la produzione esecutiva di PAV e con il supporto della Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia. Un volume unico di ricchezza, bellezza ed emozioni. Fonte immagine: https://sinapsinews.info/2018/09/28/al-madre-per-scoprire-larte-contemporanea/

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Recensioni

Quotidiana mente: il monologo da sold out di Aurora Leone a Caserta

Dopo il grande successo di Italia’s Got Talent, sbarca al Teatro Comunale ”C. Parravano” di Caserta, per una serata ricca di emozioni e divertimento, Aurora Leone con il suo monologo ”Quotidiana mente (Una famiglia a pretesto)”. L’attrice, con la collaborazione ed il patrocinio del comune di Caserta, ha voluto ringraziare la sua città per tutto il supporto ricevuto nelle intense settimane di Italia’s Got Talent, noto programma televisivo in cui Aurora è riuscita ad aggiudicarsi un posto tra i finalisti, portando in scena gratuitamente il suo monologo che ha fatto sorridere e allo stesso tempo commuovere tutti gli italiani. Un monologo da sold out Un monologo che già nel maggio dello scorso anno, per circa tre date, è stato sold out presso il Teatro Civico 14 di Caserta e che è stato il punto di partenza di un percorso che ha portato Aurora Leone davanti ad un pubblico di circa 400 persone. Il monologo inizia con il palco buio e di sottofondo la canzone di Brunori Sas ”Il costume da torero”, poi la giovane attrice casertana fa il suo ingresso in scena mettendo in evidenza, con singolare e sottile comicità, quelli che sono gli aspetti più ”quotidiani” della sua vita. A partire dal ”trauma infantile” della musica propinatale dal padre (sketch ormai famoso in tutta Italia), proseguendo poi con la sua Università, i viaggi, i ricordi d’infanzia, le avventure e le vicende più divertenti vissute con la sua famiglia, ma in particolar modo con i suoi genitori e suo fratello gemello Antonio. Aurora Leone: un mix di originalità e comicità Un mix di originalità e comicità che ha conquistato subito i cuori degli italiani, ma soprattutto dei casertani che dopo lo spettacolo erano tutti in piedi ad applaudire la giovane attrice che a soli 19 anni è riuscita a portare avanti un monologo di circa 70 minuti, coinvolgendo il pubblico e provocando in ogni spettatore tanta ilarità mista a momenti di intensa, e mai banale, riflessione su tematiche ancora oggi forti e presenti nel nostro territorio e non. Il coraggio, quello di Aurora, di mettersi in gioco e di portare avanti i suoi ideali ed il teatro, in cui lei si cimenta a pieno con il suo modo di essere trasparente e spontaneo. Un grande talento, quello dell’attrice casertana, che a piccoli passi è arrivata nel cuore di ogni persona nel modo più diretto possibile e sempre col sorriso sulle labbra. Grazie Aurora e viva il teatro, quello sincero e senza filtri. Fonte immagine: Screenshot da Youtube

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Recensioni

Si nota all’imbrunire: le mille sfumature della solitudine al Teatro Bellini

Ritorna a Napoli, dopo il successo al Napoli Teatro Festival, presso il Teatro Bellini, lo spettacolo Si nota all’imbrunire (Solitudine da paese spopolato), scritto e diretto da Lucia Calamaro ed interpretato da Silvio Orlando con Riccardo Goretti, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini. In scena dal 3 al 12 maggio 2019, la pièce tende ad evidenziare tutte quelle che sono le sfumature della solitudine sociale, dramma tanto temuto quanto attuale ai nostri giorni. Si nota all’imbrunire: la realtà cruda trattata con un velo di ironia Una delle caratteristiche più singolari di Lucia Calamaro, nota e affermata regista e drammaturga italiana già vincitrice di tre premi UBU, è proprio quella di trattare quelli che sono i drammi più acuti della nostra generazione, con una sottile ironia tale da entrare nel cuore di ogni spettatore con leggerezza, ma ben radicata. Con Si nota all’imbrunire, la regista ci parla di un uomo anziano, Silvio, che da tre anni vive in un paese disabitato, non cammina più e non ha più incontri sociali con persone, né a maggior ragione con i suoi tre figli con cui è in perenne scontro. Il racconto si svolge nell’arco di pochi giorni in cui Silvio riceve a casa i suoi figli e suo fratello poiché a breve doveva avvenire la messa di commemorazione dei dieci anni dalla morte di sua moglie. In evidenza lo sforzo dei figli e del fratello del protagonista nel riattivare quelli che sono i sentimenti di Silvio, ma soprattutto quel briciolo di vitalità che restava in lui. La solitudine sociale: la patologia più attuale dei nostri giorni Il tema fondamentale di questo spettacolo è proprio questo: la solitudine sociale. Immensi gli attori e la regista nel trattare un tema che è molto spesso dimenticato, ma che è più attuale di quanto crediamo. Quel disperato bisogno di andare contro chiunque ci stia accanto, i perenni scontri e l’isolarsi, magari tra le pareti di una casa nella nostra zona di comfort che creiamo per non permettere a nessuno di invaderla. Proprio ciò che accade a Silvio che, alla fine dello spettacolo, si rende conto che l’incontro con i figli ed il fratello per la commemorazione dei dieci anni dalla morte della moglie, in realtà non è mai esistito e che è stato solo frutto della sua immaginazione. Frutto di una mancanza perché, anche se in minima parte, ognuno di noi ha bisogno dell’altro e che forse la solitudine sociale è solo una via alternativa per essere lasciati da soli per un lasso di tempo, ma che sia solo un fatto umano, in tutta la sua più assoluta temporaneità.

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Recensioni

Il contrario di uno: il romanzo di Erri De Luca in scena al Piccolo Bellini

Arriva al Piccolo Bellini, lo spettacolo ”Il contrario di uno” tratto dal romanzo del celebre scrittore napoletano Erri De Luca, diretto da Nicola Laieta e con i giovani attori del Laboratorio Territoriale delle Arti. In scena dal 2 al 5 maggio, la rappresentazione tende ad evidenziare un racconto in particolare del libro ovvero ”Morso di luna nuova‘,’ in cui vi è narrato un anno particolare della seconda guerra mondiale, forse il più catastrofico, il ’43, e in seguito la liberazione della città. La sfida dei giovani attori con ”Il contrario di uno” Sul palco del Piccolo Bellini parte la sfida di questi giovani attori del Laboratorio Territoriale delle Arti che, con grande coraggio, hanno messo in scena uno dei testi più particolari di Erri De Luca. L’inconfondibile e fluida penna dello scrittore napoletano è stata riportata con dedizione sul palcoscenico, mettendo in evidenza quelli che erano i sentimenti, l’angoscia e la paura che si respirava negli anni della guerra nella città partenopea. Davanti allo spettatore, inizialmente, due quadri ognuno con un’immagine rispettivamente di Hitler e di Mussolini. Il discorso del duce, l’entrata in guerra ed il clima di terrore e di miseria che si percepiva in una Napoli messa alle strette. Ma nonostante ciò, i napoletani non si perdono d’animo e affrontano sempre il tutto con il sorriso sulle labbra e la speranza nel cuore, tra rosari, battute sarcastiche e grande coraggio. Il grande coraggio della resistenza nelle parole di Erri De Luca In particolar modo è stato evidenziato un anno, il 1943. Anno di lotta, anno di resistenza, anno in cui la città di Napoli, grazie alla sua unione, è riuscita a portare avanti un ideale che si tramuterà poi nell’effettiva liberazione della città. E così è stata messa in scena questa continua ricerca di libertà, di stimoli, incoraggiata dal meraviglioso testo di Erri De Luca che ha portato anche ad una vera e propria evoluzione e consapevolezza del senso del lavoro teatrale e di crescita che il regista, con i giovani attori, ha costruito passo dopo passo omaggiando uno scrittore contemporaneo e dando spazio ai nuovi talenti della scena partenopea che hanno tanto da raccontare e da fare. Un’idea che nasce dopo un’escursione sul Vesuvio in cui i giovani di Maestri di Strada hanno dialogato con Erri Del Luca sul tema della bellezza che nasce dalle catastrofi, che è a pieno descritta nel racconto de ”Il contrario di uno” e che questi ragazzi hanno espresso in tutta la sua essenza, scavando all’interno delle fragilità di ognuno di loro e creandone, a loro volta, un punto di forza. Fonte foto: Ufficio stampa

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Teatro

La stagione 2019/2020 della ”Grande magia” al Teatro Stabile di Napoli

Presentata il 16 aprile 2019 al Teatro Mercadante di Napoli, la ”stagione della grande magia” così chiamata la programmazione 2019/2020 del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale diretto da Luca De Fusco e presieduto da Filippo Patroni Griffi. Ai tre palcoscenici standard (Teatro Mercadante, Ridotto e Teatro San Ferdinando), si aggiungono altre due location singolari ovvero la Basilica di Santa Maria della Sanità ed il Museo Madre. Una ricca programmazione quella della stagione 2019/2020 al Teatro Stabile, piena di riscritture e rivisitazioni di classici teatrali, capolavori del Novecento, drammaturgia contemporanea, progetti ed eventi extra a partire da ottobre 2019 fino a maggio 2020. Grandi registi e grandi attori solcheranno i palchi dello Stabile come Lluis Pasqual, Arturo Cirillo, Enzo Moscato e anche Nando Paone, Cristina Donadio, Lello Arena, Mimmo Borrelli e tanti altri ancora. Fare teatro, non spettacolo Questo è il rinnovato impegno per la stagione 2019/2020 del Teatro Stabile che Luca De Fusco dirige e di cui, in conferenza stampa, ha sottolineato i notevoli progressi dall’inizio della sua direzione e la continua dedizione nell’assicurare al suo pubblico spettacoli di altissima qualità. La stagione inizia al Teatro San Ferdinando con lo spettacolo, fuori abbonamento, La grande magia, in scena dal 17 ottobre al 10 novembre 2019 e che riprende il capolavoro di Eduardo De Filippo, per la regia di Lluis Pasqual con in scena Nando Paone, Claudio di Palma, Alessandra Borgia, Gino De Luca, Angela De Matteo, Gennaro Di Colandrea, Luca Iervolino, Ivana Maione, Dolores Melodia, Francesco Procopio, Antonella Romano, Luciano Saltarelli e Giampiero Schiano. In contemporanea andrà in scena al Teatro Mercadante, dal 23 ottobre al 10 novembre 2019, La tempesta, di William Shakespeare per la regia di Luca De Fusco ed interpretato da Eros Pagni, Gaia Aprea, Alessandro Balletta, Silvia Biancalana, Paolo Cresta, Gennaro Di Biase, Gianluca Musiu, Alessandra Pacifico Griffini, Alfonso Postiglione, Carlo Sciaccaluga, Francesco Scolaro, Paolo Serra ed Enzo Turrin. Continua poi al Teatro Mercadante con L’onore perduto di Katharina Blum tratto dal romanzo di Heinrich Boll con l’adattamento di Letizia Russo per la regia di Franco Però ed interpretato da Elena Radonicich, Peppino Mazzotta, Filippo Borghi, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Maria Grazia Plos. Sempre al Teatro Mercadante, in scena dal 27 novembre all’8 dicembre 2019, La panne di Friedrich Durrenmatt, per la regia di Alessandro Maggi e con Nando Paone, Vittorio Ciorcalo, Stefano Jotti, Alberto Fasoli e Giacinto Palmarini. Allo stesso tempo, dal 28 novembre all’8 dicembre 2019, andrà in scena al Teatro San Ferdinando, lo spettacolo Festa al celeste e nubile santuario, testo e regia di Enzo Moscato e con Cristina Donadio, Vincenza Modica, Anita Mosca e Giuseppe Affinito. Segue al Teatro Mercadante, dal 10 al 15 dicembre 2019, Il maestro e la margherita di Michail Bulgakov, riscrittura di Letizia Russo per la regia di Andrea Baracco e con Michele Rondino, Francesco Bonomo, Federica Rosellini, Giordano Agrusta, Carolina Balucani, Caterina Fiocchetti, Michele Nani, Alessandro Pezzali, Francesco Bolo Rossini, Diego Sepe e Oskar Winiarski. Per il periodo natalizio, invece, al Teatro San Ferdinando, dal 20 […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Caravaggio Napoli: la straordinaria mostra al Museo di Capodimonte

Aperta a Napoli, al Museo e Real Bosco di Capodimonte dal 12 aprile al 14 luglio 2019, la mostra ”Caravaggio Napoli”: un autentico e singolare viaggio tra le sfumature artistiche del celeberrimo artista Michelangelo Merisi. Prodotta dalla casa editrice Electa, promossa dal Museo e Real Bosco di Capodimonte e Pio Monte della Misercordia, curata da Maria Cristina Terzaghi e Sylvain Bellenger, la mostra si articola in due parti fondamentali: la prima al Museo di Capodimonte, aperta tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30, e la seconda al Pio Monte della Misericordia, aperta dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle ore 18 e domenica dalle ore 9 alle ore 14.30. Caravaggio Napoli, una mostra da non perdere Caravaggio visse a Napoli un totale di 18 mesi, divisi in due soggiorni: il primo tra ottobre del 1606 e giugno del 1607 e, in seguito, dall’autunno del 1609 per circa un anno fino alla sua morte avvenuta in Porto Ercole mentre era di ritorno a Roma. Questi mesi furono fondamentali per la produzione artistica del Caravaggio e non solo, anche della sua stessa vita. A Napoli emerge tutta quella che è la drammaticità delle sue opere che si avvicina particolarmente a quella che è la visione attuale del grande artista che si evince nelle opere presenti nella mostra e raccolte dalle varie gallerie d’arte, anche napoletane. Sì, perché Napoli possiede ben tre opere di Caravaggio che sono dei ”tesori nascosti”, poco noti ai turisti e agli stessi napoletani. La prima opera è ”La Flagellazione” conservata al Museo di Capodimonte e che apre la stessa mostra; quadro di forte intensità che l’artista realizzò per la chiesa partenopea di San Domenico Maggiore. La seconda opera è ”Il Martirio di Sant’Orsola”, l’ultimo dipinto che Michelangelo Merisi realizzò a Napoli e che chiude l’intera mostra, conservato attualmente presso le Gallerie d’Italia a Palazzo Zevallos Stigliano. La terza opera napoletana del Caravaggio ”Le sette opere della Misericordia”, invece, è possibile ammirarla nella seconda parte della mostra in Pio Monte della Misericordia, dove è di solito custodita. Oltre queste, altre grandi opere, caravaggesche e non, arricchiscono questa mostra che è nel suo complesso un’originale immersione nella storia e nella bellezza di una corrente artistica così tormentata ed affascinante. Il costo del biglietto di ingresso è: intero 14 euro (solo mostra) ridotto 11 euro (solo mostra) intero 15 euro (mostra+museo) ridotto 14 euro (mostra+museo) Il biglietto della mostra dà diritto ad un ingresso ridotto al Pio Monte della Misericordia. Il biglietto di accesso al Pio Monte della Misericordia dà diritto ad un ingresso ridotto alla mostra ”Caravaggio Napoli”. Per info e acquisti online: www.coopculture.it dall’Italia: 848 800 288 dall’estero e da cellulare:+39 06 399 67 050 È possibile raggiungere la mostra ”Caravaggio Napoli” con una navetta gratuita durante i fine settimana di mostra istituita dal comune di Napoli che parte da via Duomo (nei pressi del Museo Filangieri) e termina la corsa al Museo di Capodimonte. Le corse continue sono presenti dalle 8.30 (prima corsa da via […]

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Recensioni

La classe: il travolgente spettacolo della Bellini Teatro Factory

Dopo il successo al Napoli Teatro Festival la scorsa estate, arriva al Piccolo Bellini La classe (Ritratto di uno di noi), scritto da Francesco Ferrara per la regia di Gabriele Russo ed interpretato dagli allievi della Bellini Teatro Factory: Andrea Liotti, Arianna Sorrentino, Chiara Celotto, Claudia D’Avanzo, Eleonora Longobardi, Luigi Adimari, Luigi Leone, Manuel Severino, Maria Francesca Duilio, Michele Ferrantino, Rosita Chiodero, Salvatore Cutrì, Salvatore Nicolella, Simone Mazzella. Lo spettacolo, in scena dal 10 al 14 aprile 2019, narra della vita quotidiana di una “classe” di quattordici aspiranti attori che stanno per mettere in scena le varie vicissitudini legate all’attentato del 22 luglio 2011 compiuto in Norvegia da Anders Behring Breivik, noto anche alle cronache come “la strage di Utoya”, dove persero la vita circa 77 persone. Un mix di entusiasmo e frenesia Lo spettacolo si apre con uno scenario piuttosto semplice: sul palco quattordici ragazzi, ognuno con la propria sedia (tranne una, Eleonora, che arriva sempre in ritardo) ed il proprio copione, posizionati in modo da creare un semicerchio. Al centro del palco ci sono due allievi attori che stanno provando la scena dell’abbraccio dell’ipotetico incontro tra Breivik e sua madre dopo l’attentato. L’aria che si respira in questa sala di recitazione è frenetica. I ragazzi sono entusiasti del lavoro che stanno facendo e danno il massimo delle loro energie nelle prove, mettendo in scena anche quelle che sono le loro debolezze e le loro fragilità. Tra battute simpatiche e diverbi accesi, tra improvvisazioni coinvolgenti e scene toccanti, si evolve il percorso degli attori che passano da un punto all’altro della storia dell’accaduto, riuscendo anche a descrivere e a far trasparire i sentimenti e gli stati d’animo delle vittime dell’attentato fino ad arrivare all’ultima scena ovvero quella del processo. La classe: la giovane sorpresa del teatro Bellini La scena finale, quella del processo, riesce a toccare punti di elevata tensione che trasportano il pubblico in un’attenta riflessione degli avvenimenti con uno sguardo fisso sulla scena, pronto a scandire ogni singolo movimento. Il tutto si conclude con un intenso monologo finale. Gli allievi della Bellini Teatro Factory sono riusciti a portare sul palcoscenico del Piccolo Bellini, tutta quella che è la fatica, la passione, l’attenzione e la dedizione che vi è dietro la preparazione di uno spettacolo teatrale, anche con un pizzico di divertimento e di umorismo. Precisi ed attenti nel non far mai spezzare la linea sottile che vi è tra realtà e finzione, quel labile confine che hanno tenuto ben saldo per tutta la durata dello spettacolo. La classe: un misto di emozioni accompagnato dalla bravura di questi giovani attori che hanno iniziato il loro cammino col piede giusto riuscendo a coinvolgere gli spettatori in una singolare, comica e, allo stesso tempo intima e riflessiva, atmosfera.   Fonte immagine: http://www.teatrobellini.it/spettacoli/278/la-classe-ritratto-di-uno-di-noi

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Run Baby Run con Titti Nuzzolese: una corsa contro il tempo al TRAM

Run baby run al Teatro TRAM: il racconto di una corsa contro il tempo | Riflessione Prosegue la stagione al Teatro TRAM di Napoli, con lo spettacolo ”Run baby run”, scritto e diretto dal regista e drammaturgo Mirko Di Martino, con una dinamica Titti Nuzzolese. In scena dal 21 al 24 marzo 2019, lo spettacolo è prodotto dal Teatro dell’Osso|Teatro TRAM per quattro repliche di pura intensità ed emozione, con una profonda e dettagliata analisi di tutte le pieghe e le sfumature di una società, attraverso la storia travagliata di una madre che, per amore della figlia, è disposta a tutto. ”Uguale uguale a me” Con questa frase proiettata si apre lo spettacolo ”Run baby run”. Un’iniziale riflessione sul diventare madre, da parte di una donna sul letto di ospedale intenta ad abbracciare sua figlia, e sull’orgoglio di un genitore nel vedere una bambina ”uguale uguale” a lui, anche se non è proprio uguale, ma ciò non conta. Un’autentica immersione nei sentimenti di Marta, la protagonista, interpretata da Titti Nuzzolese, che accompagna lo spettatore nel viaggio interiore ed esteriore di una giovane madre che fa di tutto, anche i gesti più estremi, per salvare sua figlia, che è proprio ”uguale uguale” a lei. Da quel momento in poi, inizia un flashback in cui Marta racconta del suo passato e di tutto ciò che è avvenuto prima della nascita della piccola bambina. La sua tossicodipendenza, un fidanzato irresponsabile e poco presente, la fuga di casa a causa di una madre fin troppo ossessiva che la porterà al rifiuto di qualsiasi tipo di aiuto da parte sua e ad identificare la madre stessa come il pericolo più grande per lei e per sua figlia, con la costante e presente minaccia di diventare come lei. Run Baby Run: la corsa di una madre contro il tempo Il presunto pericolo che poi si trasforma in realtà poiché Marta viene considerata non adatta a ricoprire il ruolo di madre e quindi la figlia viene affidata alla nonna. Dopo il flashback iniziale, parte il tortuoso ed estremo viaggio verso Sud, verso quelle terre che Marta considerava come casa, anche se poi si renderà conto che sono passati tanti anni e che non è più così, che non deve andare così e che la sua bambina merita molto di più di tutto quello. Una profonda descrizione, ricca di colpi di scena, del viaggio e di un’anima così tormentata come quella di Marta, immerge lo spettatore in uno spettacolo a cui è davvero difficile togliere gli occhi di dosso per tutta la durata. Esemplare l’interpretazione di Titti Nuzzolese, che con tanta energia e forza è riuscita a portare in scena oltre che le gravi problematiche della protagonista (o anche della madre che è disposta a tutto), anche le sfumature più crude e difficili di una società che è sempre più vicina alla deriva e le particolarità più intime dei vari rapporti tra gli esseri umani, che talvolta sono complessi da decifrare tanto quanto singolari da raccontare. Fonte immagine: […]

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Teatro

”Karenina and I” di Tommaso Mottola: esplosione di sentimenti al Mercadante

Dopo le anteprime al Teatro Argentina di Roma il 9 marzo e al Teatro Parenti di Milano l’11, ”Karenina and I” arriva al Teatro Mercadante di Napoli, presentato in esclusiva in questi tre prestigiosi teatri in occasione dell’uscita nelle sale cinematografiche italiana del film tratto dal celebre romanzo ”Anna Karenina” di Lev Tolstoj. Il film è stato introdotto da Luca De Fusco, direttore del Teatro Stabile di Napoli, che ha invitato a salire sul palco Valerio Caprara, storico e critico cinematografico, Tommaso Mottola, regista del film, e Gorild Mauseth, attrice e protagonista del film. ”Viviamo nel sogno fin quando non ci innamoriamo” Ecco una delle più celebri frasi di Lev Tolstoj che racchiude il senso di ”Karenina and I”. Il duro lavoro di un’attrice nel riuscire ad entrare, con tutta se stessa, in uno dei più grandi miti della letteratura russa e mondiale la quale è Anna Karenina. Anna: un personaggio così apparentemente forte, ma allo stesso tempo così fragile e costantemente infelice nella sua ostinata e a tratti ossessiva ricerca della felicità. Una figura che per oltre un secolo ha accompagnato le vite di milioni di lettori i quali hanno provato nei confronti di questo personaggio i sentimenti più svariati: amore, odio, compassione, disprezzo, pietà, ammirazione. Anna Karenina, o anche l’alter ego di un Lev Tolstoj così vicino a questo personaggio tale da diventare a tratti egli stesso personaggio. Una Karenina che entra, volente o nolente, nel cuore e nell’anima di ogni lettore così come è entrata in Gorild Mauseth, che, nel lungo processo esposto nel film, riesce a portare in scena, alla fine, tutte le sfumature di Anna in ogni minimo particolare, lasciando alle spalle, ma non dimenticando, la fatica e l’impegno nel saper interpretare con tanta dedizione un personaggio così singolare. ”Un invito all’amore, a perseguire le speranze e i sogni e a vivere la vita al massimo!” Il viaggio di Gorild Mauseth e Tommaso Mottola Ciò che Gorild Mauseth vive e racconta nel film, insieme a Tommaso Mottola, è proprio questo: perseguire le speranze ed i sogni. Un’attrice norvegese che accetta il ruolo di Anna Karenina in russo, il lungo viaggio per circa 12 mila chilometri per tutta la Russia per entrare in tutto e per tutto nel personaggio a tal punto che l’attrice stessa si trova a convivere 24 ore al giorno con Anna. La forza del saper resistere, la profonda e riflessiva analisi di se stessa e del personaggio con la presa di coscienza di quelle che sono le più sottili analogie e le più radicali differenze in un mix di incontri e di storie che influenzeranno e motiveranno l’attrice durante il suo percorso. Il contributo come voce narrante di Liam Neeson rende ancora più intima e personale la ricerca del proprio essere e del personaggio che Gorild Mauseth attua nel film e che verrà poi portata a termine con l’esemplare messa in scena. Un’Anna Karenina, quella del film, che mai è stata rappresentata in questo modo e che mai ha raggiunto un contatto […]

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Nino D’Angelo in ”Dangelocantabruni”: l’omaggio alla ”Voce ‘e Napule” al teatro Trianon Viviani

Dopo aver solcato, ancora una volta, il palco del teatro Ariston di Sanremo nel febbraio scorso, Nino D’Angelo torna ad emozionare il pubblico con ”Dangelocantabruni”, uno spettacolo in memoria di uno dei più grandi artisti della musica napoletana: Sergio Bruni. In scena dal 14 al 17 marzo 2019 al teatro Trianon Viviani, Nino D’angelo porta sul palco i successi musicali senza tempo con passione e dedizione accompagnato dall’orchestra guidata dal maestro Enzo Campagnoli. Nino D’Angelo torna al teatro Trianon Viviani Lo spettacolo si apre con uno scenario piuttosto semplice: sul palco Nino D’Angelo con l’orchestra posizionata su una piattaforma che ruota e cambia musicisti a seconda della musicalità da dare ad un determinato brano; alla sinistra del pubblico, invece, il direttore d’orchestra. L’artista coinvolge i suoi fans fin da subito e per tutto il resto della serata, portando in scena canzoni come ”Vieneme nzuonno”, ”Na bruna”, ”O Vesuvio”. Un dinamico Nino D’Angelo che emoziona e meraviglia il pubblico come solo pochi artisti riescono a fare, voce del popolo che canta per il popolo e con il popolo, ricordando un grande maestro con stima e tanto cuore. Le canzoni erano, infatti, intervallate da una voce narrante (voce dello stesso cantante in scena), la quale ricordava tutti quelli che sono stati i momenti più belli degli incontri tra Nino D’Angelo e Sergio Bruni, dal primo all’ultimo, creando intimità con gli spettatori lì presenti. Sergio Bruni: un’eredità senza eguali ”Un artista senza eredi, inimitabile come Sinatra e Breil”, afferma sul palco del Trianon Nino D’Angelo, parlando del Bruni come uno dei pochi che ha dato voce al popolo di Napoli con canzoni che sono ancora oggi parte fondamentale della musica partenopea e, non a caso, Eduardo stesso lo definì, tempo fa, come ” ‘A voce ‘e Napule”. Voce di Napoli che lo stesso Nino D’Angelo vede come ”padre” e nel bel mezzo dello spettacolo, stupisce ancora una volta il suo pubblico cantando una sua canzone ” ‘O pate”, canzone che lo lega profondamente al maestro e che lui avrebbe tanto voluto dedicargli quando era ancora in vita poiché vedeva in Bruni un padre che lo aveva guidato (e lo guida tutt’oggi), artisticamente, per tutto il suo percorso. Lo spettacolo musicale si conclude con la splendida canzone ”Carmela” con cui D’Angelo conclude il concerto e lascia il palco davanti ad un pubblico senza parole. Senza parole poiché profondamente immerso in una Partenope che solo Nino D’Angelo, ancora oggi, riesce ad interpretare e raccontare. Una Napoli che resiste ancora con tutte le sue forze, le sue tradizioni, la sua musica, le sue originalità. E fin quando ci saranno artisti, come Nino D’Angelo, che racconteranno Napoli con così tanta passione ed emozione, la storia potrà non dirsi perduta, ma ancora viva tra l’eco dei vicoli e delle sfumature di questa immensa città.

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