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Eroica Fenice

Cinema e Serie tv

Attori italiani del momento: i più importanti del panorama cinematografico

Gli attori italiani del momento sono davvero tanti; l’Italia, negli ultimi anni, sta vivendo un momento molto importante per la storia del cinema. Basti pensare a Paolo Sorrentino e subito ricordiamo la vittoria agli Oscar, o a tanti e numerosissimi personaggi che sono amati in tutto il mondo, come ad esempio Luca Guadagnino. Si tornano a produrre grandi film e tra nuove scoperte e vecchie conferme, il cinema italiano continua a ricevere premi e riconoscimenti. Ricordiamo ora alcuni dei volti che, con la giusta grinta e determinazione, sono presenti nella scena cinematografica italiana ed internazionale. Attori italiani del momento: gli interpreti più famosi Stefano Accorsi: attore under 50 con una carriera ultraventennale alle spalle, l’artista bolognese può vantare di grandi successi sia in Italia che all’estero. Vincitore di due David di Donatello, tre Nastri d’argento (di cui uno come regista), due Ciak d’oro, un Globo d’oro ed il premio per la miglior interpretazione maschile alla Mostra del Cinema di Venezia. Alessandro Borghi: vincitore nel 2019 del David di Donatello come miglior attore protagonista per l’interpretazione di Stefano Cucchi nel film di Alessio Cremonini ”Sulla mia pelle”, l’attore romano è sicuramente uno degli interpreti più richiesti degli ultimi tempi. Pierfrancesco Favino: dopo l’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico di Roma, la sua carriera è iniziata fin da subito arrivando a recitare in ben 50 pellicole e portando a casa la vittoria di due David di Donatello, tre Nastri d’argento, due Ciak d’oro ed altri numerosi riconoscimenti che lo portano ad essere uno degli attori italiani del momento più apprezzati anche per le sue interpretazioni come showman e presentatore televisivo. Elio Germano: vincitore di tre David di Donatello, un Nastro d’argento e tre Globi d’oro, inizia la sua carriera già da piccolo e collabora con i più grandi registi come Paolo Virzì, Ettore Scola, Michele Placido, Ferzan Ozpetek e Mario Martone. L’attore pluripremiato, per il ruolo di Giacomo Leopardi nel film ”Il giovane favoloso” di Mario Martone, vince – oltre al David e al Nastro d’argento – il Premio Pasinetti al miglior attore alla 71esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Carolina Crescentini: è una delle attrici più in voga negli ultimi anni; riconosciuta da tutti come ”Azzurra” di ”Notte prima degli esami”, l’interprete romana è stata coinvolta in numerosi film che l’hanno portata a raggiungere importanti riconoscimenti come il Nastro d’argento come miglior attrice non protagonista per ”Boris – Il film”. Luisa Ranieri: donna dalla grande tempra e dalla forte presenza scenica, l’attrice napoletana non solo è un grandissimo volto nel mondo del cinema, ma è anche un grande riscontro nel teatro e nella televisione. Protagonista di numerose fiction, ma anche protagonista di molti film, Luisa Ranieri è stata anche madrina del Festival del Cinema di Venezia nel 2014. Valeria Solarino: dopo aver frequentato la celebre scuola del Teatro Stabile, inizia una carriera rapidissima costellata da numerosi successi come anche il premio come miglior attrice femminile al Festival di Cannes del 2009 per l’interpretazione di Angela nel film ”Viola di mare”. Fonte […]

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Culturalmente

Autori greci e latini a confronto: le analogie fondamentali

Camminando a ritroso nella storia è possibile individuare con grande facilità quelle che sono le analogie tra la cultura greca e la cultura latina. Senza dubbio, infatti, gli autori latini sono stati influenzati da quelli greci e, quando non ne subivano influenze positive, se ne distaccavano completamente. Si possono categorizzare queste somiglianze se si analizzano principalmente i generi letterari che hanno messo a paragone più volte questi due mondi così ricchi di cultura e di storia. Tra i principali generi, ricordiamo su tutti la commedia e la tragedia. Autori greci e latini a confronto: Commedia La commedia latina, anche nota come “commedia palliata” e derivante dalla Commedia Nuova greca. Ha tra i suoi massimi esponenti Plauto e Terenzio, due personaggi tra loro molto differenti in quanto Plauto puntava principalmente sul riso immediato, sui colpi di scena e sul meravigliare lo spettatore, mentre le commedie di Terenzio, in numero minore rispetto a quelle di Plauto, erano l’opposto in quanto bisognava prima riflettere e poi la battuta suscitava una qualche ilarità. Proprio per questo motivo le opere terenziane, non furono subito apprezzate dal pubblico, ma solo dopo numerose rappresentazioni. Da ricordare inoltre che a Roma ebbe molto più successo la palliata anziché la togata in quanto la palliata aveva costumi greci. Tra i principali autori di commedia greca ricordiamo invece Menandro. Menandro è molto più innovativo rispetto ai suoi predecessori e fa parte di quella corrente di autori greci che maggiormente influenzò i latini e che si distaccava dalla commedia originaria, ad esempio quella di Aristofane, che era considerata “primitiva” e che non praticava l’uso delle maschere che furono inserite solo successivamente. Nei costumi come nella maschera, nella caratterizzazione dei personaggi che di solito erano fissi (il vecchio, il giovane, la meretrice), vediamo che i latini raccolsero dai greci numerosi spunti. Tragedia La tragedia latina di influenza greca, anche nota come fabula cothurnata (che prende il nome dai “cothurni”, gli stivali indossati dagli attori greci durante le rappresentazioni), insieme alla fabula praetexta (tragedia latina di ambientazione latina), sono i due pilastri del genere romano. Tra i principali autori di tragedie ricordiamo, su tutti, Livio Andronico, Nevio, Ennio, Pacuvio, Accio (di cui solo gli ultimi due scrissero, nella loro vita, esclusivamente tragedie, mentre gli altri furono anche autori di commedie). Le opere latine, nascevano da una rielaborazione delle opere greche tra cui i massimi esponenti ricordiamo Eschilo, Sofocle ed Euripide. Seppur molto simili a quelle greche, sia per i temi che per le ambientazioni e altre caratteristiche principali, le opere latine tendevano però ad adattarsi al pubblico per cui si esibivano che prediligeva, su tutto, il gusto per il macabro e per l’orrido. Fonte immagine: https://images.app.goo.gl/rqyyVhaykMCgCCDY7

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Musica

Il Muro del Canto: il gruppo musicale volto del folk rock romano

Il Muro del Canto è un gruppo musicale, genere folk rock, fondato a Roma nel 2010 quando ha esordito con il singolo “Luce mia” a cui è seguito poi un EP. La band romana è di uno stile musicale molto particolare. Un’unione tra tradizioni popolari e contaminazioni rock e dark; le loro canzoni sono la testimonianza forte e pungente di tematiche incentrate sull’amore, sulla morte e sull’anticlericalismo. Il gruppo è composto da Daniele Coccia Paifelman (voce), Alessandro Pieravanti (voce narrante, batteria e percussioni), Alessandro Marinelli (fisarmonica), Ludovico Lamarra (basso), Eric Caldironi (chitarra acustica, pianoforte), Giancarlo Barbati (chitarra elettrica e cori fino ad ottobre 2018), Franco Pietropaoli (chitarra elettrica e cori a partire da novembre 2018). Il Muro del Canto: le origini ed il percorso della band Dopo la pubblicazione nel 2010 del loro primo EP, nel 2011 continuano il loro percorso con la vittoria del Premio “Stefano Rosso” come miglior arrangiamento del brano “E intano il Sole si nasconde”. Proseguono, poi, nel 2012 pubblicando il loro primo album, ”L’ammazzasette (Goodfellas)”, che ha ottenuto ottime recensioni sia da parte della stampa specializzata che dalla stampa nazionale. Successivamente hanno partecipato insieme ad artisti come Ardecore e BandaJorana per la compilation della nuova musica Mamma Roma. Nell’ottobre del 2013 Il Muro del Canto pubblica il secondo album, ”Ancora ridi”, mixato da Tommaso Colliva dei Calibro 35. L’anno seguente il gruppo pubblica un 7 pollici prodotto da Hellnation: Lato A Vivere alla grande inedito recitato, Lato B Le mantellate, cover della canzone di Giorgio Strehler. Sempre nel 2014, per i 25 anni della trasmissione Blob su Rai3 viene trasmesso in anteprima il video ”Il lago che combatte” frutto della collaborazione con gli Assalti Frontali. La canzone racconta la storia del lago dell’ex Snia di Roma salvato dalla speculazione edilizia. Ancora nel 2014, Daniele Coccia Paifelman, Eric Caldironi ed Alessandro Marinelli de Il Muro del Canto, registrano a nome Montelupo il “Canzoniere Anarchico”, 17 brani della tradizione anarchica Italiana prodotto da Goodfellas, con introduzione di Alessio Lega. Tre anni più tardi, nel 2017, il brano ”7 vizi capitale” di Piotta e Il Muro del Canto diventa la sigla di coda della serie televisiva di Netflix Suburra. Inoltre partecipano alla colonna sonora del documentario Piccolo Mondo Cane di Claudio Casale e Matteo Bennati. Nel 2018 partecipano alla colonna sonora del film horror Go Home – A casa loro, diretto da Luna Gualano con il brano ”Luce mia”. Nell’ottobre 2018, pubblicano ”L’amore mio non more” per Goodfellas. Il video del primo singolo ”La vita è una” vede la partecipazione dell’attore Marco Giallini e il secondo ”Reggime er gioco” quella di Vinicio Marchioni. Inoltre, i monologhi recitati dalla band sono stati raccolti nel libro ”500 e altre storie” scritto da Alessandro Pieravanti. Fonte immagine: https://www.google.com/search?q=il+muro+del+canto&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=2ahUKEwiQytfax-3rAhVFwQIHHW3bAMAQ_AUoAnoECBoQBA&biw=1366&bih=657#imgrc=YI0A7-dTeXn_SM

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Riflessioni culturali

Testi sacri: le opere religiose più importanti della storia dell’umanità

I testi sacri, anche conosciuti come ”sacre scritture”, sono dei documenti o delle opere letterarie ritenute sacre dalle religioni e movimenti spirituali. Sono ritenute interamente divini o parzialmente ispirati in origine; in alcune religioni i fedeli usano titoli come ”Parola di Dio” per indicare le sacre scritture, in altre, come nel Buddhismo, questi scritti iniziano con l’invocazione ”Così ho udito”, indicando con ciò che tale opera è ritenuta diretto insegnamento del Buddha Sakyamuni. Anche i non credenti spesso scrivono in maiuscolo i nomi delle sacre scritture come segno di rispetto o per tradizione. Gli atteggiamenti riguardo ai testi sacri differiscono da religione a religione: alcune rendono disponibili i propri testi scritti con la massima libertà, mentre altre sostengono che i segreti sacri devono rimanere nascosti a tutti tranne che al leale e all’iniziato (esoterismo); altre ancora fanno entrambe le cose, rendendo pubblici alcuni testi e riservandone altri ad una cerchia ristretta di iniziati. La maggioranza delle religioni promulgano norme che definiscono i limiti dei testi sacri e che controllano o impediscono cambiamenti e aggiunte. Le traduzioni dei testi devono ricevere il benestare ufficiale, ma la lingua originale con cui era stato compilato il testo ha spesso la preminenza assoluta. Testi sacri: i maggiori scritti nel corso dei secoli Tra i testi maggiori ricordiamo: Buddhismo: tradizionalmente indicati come ”Tripitaka” (tre canestri) sono attualmente raccolti in tre canoni ovvero il Canone pali, il Canone cinese e il Canone tibetano, così denominati in base alla lingua degli scritti. I canoni buddhisti raccolgono gli insegnamenti, i sermoni, le parabole e i detti di Siddharta Gautama (il Buddha), le regole di vita all’interno del Sangha (la ”comunità” dei fedeli, sia monaci che laici) e le tecniche per il raggiungimento del Nibbana, ovvero l’ ”estinzione”, intesa come liberazione dal samsara, l’eterno ciclo karmico di nascita, morte e rinascita a cui sono soggetti gli esseri senzienti. Cristianesimo: la Bibbia è il testo sacro della religione cristiana, formata da libri differenti per origine, genere, composizione, lingua, datazione e stile letterario, scritti in un ampio lasso di tempo, preceduti da una tradizione orale più o meno lunga e comunque difficile da identificare, racchiusi in un canone stabilito a partire dai primi secoli della nostra era. Il cristianesimo riconosce nel suo canone ulteriori libri scritti in seguito al ”ministero” di Gesù. La Bibbia cristiana risulta divisa in ”Antico Testamento” corrispondente alla Bibbia ebraica e ”Nuovo Testamento” che descrive l’avvento del Messia e le prime fasi della predicazione cristiana. La parola ”Testamento” presa singolarmente significa ”patto”, un’espressione utilizzata dai cristiani per indicare i patti stabiliti da Dio con gli uomini per mezzo di Mosè (antico testamento) e poi per mezzo di Gesù  (nuovo testamento). Islam: il Corano è considerato dai musulmani il loro testo sacro, trasmesso parola per parola da Dio (Allah). I musulmani ritengono che Maometto abbia ricevuto il Corano da Dio attraverso l’Arcangelo Gabriele, che glielo avrebbe rivelato in lingua araba. Per questo i fondamentali liturgici islamici sono recitati in tale idioma in tutto il mondo musulmano. Dopo la […]

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Riflessioni culturali

Indoeuropeo/protoindoeuropeo: l’origine comune delle lingue indoeuropee

L’indoeuropeo, indicato anche nello specifico ”protoindoeuropeo”, è la protolingua che, secondo gli studi di linguistica comparativa, costituisce l’origine comune delle lingue indoeuropee. A partire dal 2000 a.C. si attestano somiglianze tra queste lingue che hanno imposto agli studiosi di assumere la consapevolezza che vi sia stata una lingua parlata circa 7000 anni fa che è la protolingua preistorica dalla quale derivano tutte le altre e che per convenzione viene chiamata proto-indoeuropeo. Grazie al metodo comparativo, negli anni, i linguisti hanno cercato di ricostruire, se pur in maniera ipotetica, una documentazione più arcaica di questa lingua dandone anche una grammatica ed un lessico. La prima formulazione coerente dell’ipotesi avvenne in Germania. Indoeuropeo: una famiglia linguistica allargata Appartengono con certezza alla famiglia linguistica indoeuropea diverse sottofamiglie linguistiche (come se fossero dei rami che partono dal tronco comune, il protoindoeuropeo) a loro volta differenziate in lingue e dialetti: lingue anatolitiche come il luvio, l’ittita, il palaico, il licio, il lidio, il cario (oggi estinte); i dialetti del greco come lo ionico-attico, il dorico, l’eolico, l’arcado-cipriota, il greco di nord-ovest, il panfilio; l’Indo-iranico comprendente il ramo Indo-ario (lingue indoeuropee parlate in India) e l’iranico (lingue indoeuropee dell’Iran). In età antica è testimoniato dall’avestico e dal sanscrito vedico; le lingue celtiche diffuse dal I millennio a.C. nell’Europa atlantica dalla Spagna all’Irlanda e oggi a rischio di estinzione; le lingue italiche diffuse in origine in Italia centro-meridionale e nord orientale e rappresentate, nel I millennio a.C., dal latino, dall’osco-umbro, dal venetico e da altri dialetti minori; le lingue germaniche, di cui è certo che già intorno alla metà del I millennio a.C. fossero diffuse in Europa centro-settentrionale fra il Baltico e il bassopiano sarmatico, le loro prime attestazioni scritte risalgono al V secolo d.C.; l’armeno, parlato in Armenia e noto a partire dal V secolo d.C.; il tocario, nei suoi due dialetti estinti A e B (tocario orientale e tocario occidentale), si è estinto da molto tempo ed è documentato nel Turkestan cinese intorno al 1000 d.C.; l’illirico, una lingua poco nota e diffusa a suo tempo nei Balcani occidentali; le lingue slave, discese tutte da una protolingua (il paleoslavo), già lingua liturgica della chiesa ortodossa in Europa orientale; le lingue baltiche, comprendenti l’antico prussiano, estinto nel XVIII secolo, nonché due lingue vive, il lituano ed il lettone; l’albanese; infine una serie di parlate estinte e poco note come il frigio, il tracio, il daco-misio, il messapico, il ligure e i dialetti Macedoni e dei Peoni. Analizzando la lingua dal punto di vista tipologico, si può affermare che il proto-indoeuropeo, nella fase tardo-unitaria, era una lingua flessiva o fusiva, con un alto grado di sinteticità (quantità di morfemi per parola). La ricostruzione interna permette tuttavia di intravedere una fase di poco più remota, in cui la protolingua mostrava ancora in gran parte l’aspetto di una lingua agglutinante. Le tendenze che hanno determinato la trasformazione tipologica sembrano ancora in parte attive nella fase più arcaica di molte delle lingue figlie. Fonte immagine: Google immagini

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Riflessioni culturali

Drammi pastorali: dalla cultura greca al Seicento, attraverso i secoli

I drammi pastorali sono dei componimenti che prendono vita dal genere teatrale del dramma pastorale (o anche favola pastorale, commedia pastorale, tragicommedia pastorale), che vide la nascita negli ambienti colti del Manierismo ed ebbe il suo massimo sviluppo nel Cinquecento e nel Seicento. Ebbe un forte influsso sull’intermezzo e fu d’ispirazione anche per il melodramma. La derivazione da un genere letterario è da ricondurre all’egloga di origine virgiliana tramite le Bucoliche, che avevano avuto vasta diffusione ed ampio consenso nelle corti quattro e cinquecentesche. I dialoghi delle egloghe si trasformano poi in strutture drammatiche. Poliziano e Sannazzaro avevano contribuito alla diffusione del genere: il primo con la Favola di Orfeo, il secondo con l’Arcadia, che proprio per la forma adottata più si avvicina al dramma pastorale. Drammi pastorali: le caratteristiche e le opere principali Il dramma pastorale è ambientato in luoghi silvestri o campestri in una natura bucolica e pura. Su questo sfondo, agiscono personaggi che ben si sposano con l’ambiente circostante: pastori, ninfe, satiri e creature del bosco. Era composto solitamente in versi. La fortuna del dramma pastorale è da ricercarsi sia nei contenuti che nelle modalità di rappresentazione in scena. Da una parte, infatti, i raffinati spettatori del genere erano affascinati dall’ambiente rappresentato, di vago sapore esotico e sospeso nel tempo poiché senza precisa connotazione cronologica. Gli elementi scenici si arricchirono di accorgimenti scenografici spettacolari o preziosi, così come i costumi del attori. Gli scenari, inoltre, furono pensati appositamente per l’ambientazione bucolica, fornendo ad architetti come Sebastiano Serlio materia su cui lavorare per ideare nuove e stupefacenti macchine e sfondi per le rappresentazioni. Tra le opere più importanti dei drammi pastorali ricordiamo: Tirsi di Baldassarre Castiglione; Egle di Giraldi Cinzio; Ma i capolavori restarono sempre: L’Aminta di Torquato Tasso che narra di un pastore, Aminta, che si innamora di una ninfa mortale, Silvia, ma non viene ricambiato. Dafne, amica di Silvia, consiglia ad Aminta di recarsi alla fonte dove si bagna di solito la ninfa. Silvia viene aggredita alla fonte da un satiro che si appresta a violentarla, quando interviene Aminta che la salva. Ma lei, ingrata, scappa senza ringraziarlo. Aminta trova un velo appartenente a Silvia sporco di sangue e pensa sia stata sbranata dai lupi. Addolorato per la presunta morte dell’amata decide di suicidarsi gettandosi da una rupe. Silvia, che in realtà non è morta, ricevuta la notizia del suicidio di Aminta, presa dal rimorso e resasi conto di amarlo si avvicina al corpo piangendo disperata. Ma Aminta è ancora vivo perché un cespuglio ha attutito la caduta e riprende i sensi, così la vicenda si conclude con il coronamento dell’amore tra i due. Il pastor fido di Giovan Battista Guarini, ambientato in Arcadia, narra di una maledizione che grava sulla mitica terra dei pastori da quando Diana, per un’offesa subita, ha imposto che ogni anno una fanciulla le venisse sacrificata. La punizione potrà avere fine solo quando due giovani di stirpe divina si sposeranno. Per questo Montano, sacerdote discendente da Ercole, intende unire il figlio […]

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Culturalmente

Fabula ed intreccio: il tempo nella narrazione

La fabula e l’ intreccio sono i criteri che regolano l’ordine degli eventi in una narrazione. Prima di analizzare il rapporto tra fabula ed intreccio, bisogna fare una distinzione tra i due avvenimenti narrativi. In narratologia per intreccio si intende l’insieme degli eventi contenuti in un’opera narrativa, visti però non nel loro susseguirsi cronologico e casuale, ma nel modo in cui sono stati disposti dall’autore. Questi infatti può ricorrere a diversi artifizi narrativi, determinando delle distorsioni rispetto alla sequenza meramente cronologica. Ad esempio, con la prolessi l’autore anticipa al lettore la conoscenza di fatti che sulla linea temporale verranno solo dopo. Viceversa, l’analessi (o flashback) è la narrazione posticipata di fatti che sulla linea temporale venivano prima. In questo senso, l’intreccio si contrappone alla fabula che è invece l’insieme degli avvenimenti che si svolgono seguendo un ordine logico-cronologico che a loro volta compongono una narrazione, considerati nei loro rapporti interni. Fabula ed intreccio: analogie e differenze Fabula ed intreccio, spesso indicati ambiguamente come ”trama”, mettono in evidenza il rapporto dinamico che c’è tra tempo della storia (cioè la temporalità relativa ai fatti narrati) e il tempo del racconto (cioè la temporalità relativa all’enunciazione della storia, alla sua messa per iscritto). Sulla base del rapporto tra questi due diversi orizzonti temporali, è possibile comprendere la possibilità di una distorsione temporale in narrativa. Un esempio può essere il romanzo giallo che rappresenta il tipico caso di rapporto non parallelo tra fabula ed intreccio. Ogni autore, però, ha la libertà di scegliere in quale ordine rappresentare i fatti narrati nel suo testo: può descrivere gli avvenimenti seguendo scrupolosamente il loro ordine cronologico, oppure può decidere di anticipare alcuni eventi futuri o spiegare alcuni eventi passati poiché in un testo narrativo la successione degli eventi non deve rispondere per forza né ad un ordine logico di successione consequenziale, né ad un ordine cronologico di successione temporale. L’autore deciderà di raccontare una storia rispettando la fabula, cioè senza alterare l’ordine naturale degli eventi oppure stravolgere l’ordine, montandoli in modo originale. La fabula è l’ordine reale di una storia, mentre l’intreccio è l’ordine narrativo della storia, deciso dall’autore. E’ chiaro quindi che la fabula è un dato di fatto, rappresenta cosa accade (e le cose accadono in ordine cronologico, le cause prima degli effetti); l’intreccio, invece, è una scelta dell’autore che decide come raccontarci ciò che accade. Se un autore decide di mantenere l’ordine cronologico degli avvenimenti così come sono avvenuti, allora nel suo testo l’intreccio coincide con la fabula e si parla anche di ”intreccio lineare”. Quando ciò avviene, gli eventi della trama sono narrati secondo un rapporto consequenziale di causa-effetto, così come avviene nella realtà.   Fonte immagine: Pixabay.

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Culturalmente

Apologia del fascismo: una legge presente per non rifare gli errori passati

L’apologia del fascismo, nell’ordinamento giuridico italiano, è un reato previsto dall’art. 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Questa legge fu attuata nel 1952, nel momento di maggiore tensione sociale degli anni del centrismo, l’assedio ideologico – da cui esso si sentiva stretto, da parte delle opposizioni di destra e di sinistra – spinse il governo a richiamarsi a questa esigenza: un comitato interministeriale presieduto da Mario Scelba fu incaricato dal governo De Gasperi di coadiuvare il ministro Attilio Piccioni nell’aggiornare la legislazione circa la sicurezza del Paese. Verso la legge n. 645/1952 sono state a più riprese sollevate questioni di legittimità costituzionale, poiché si è sostenuto che la norma di fatto negherebbe a una categoria ideologica, o meglio ai possibili sostenitori di una fazione politica, i diritti dichiaratamente garantiti dalla Costituzione in termini di libertà associativa e di libertà di manifestazione del pensiero. La questione fu oggetto di animatissime polemiche politiche quando sempre più esponenti del Movimento Sociale Italiano di Arturo Michelini venivano politicamente e giudiziariamente accusati di questo reato. Fu perciò nel 1956, in occasione di quasi simultanei procedimenti per apologia del fascismo (presso il Tribunale di Torino, la Corte d’appello di Roma e la Corte d’appello di Perugia), che fu adita la Corte Costituzionale, la quale si espresse nella nota sentenza del 16 gennaio 1957. Apologia del fascismo: gli avvenimenti nel corso degli anni Da anni ormai l’ordinamento giuridico italiano possiede una norma per sanzionare l’apologia del fascismo, ma l’applicazione di quest’ultima, dall’ultimo ritocco del 1975, è risultata nel corso degli anni farraginosa ed eccessivamente discrezionale. Mentre si discute di censura nel web, in questi ultimi anni ci sono state innumerevoli occasioni in cui si sono presentate manifestazioni di orientamento fascista; possiamo ricordare lo striscione degli ultras della Lazio, la manifestazione in memoria di Sergio Ramelli, il concerto nazi-rock organizzato da Veneto Fronte Skinheads in un padiglione del comune di Cerea o anche le disavventure della famiglia Mussolini sui social network. Col passare del tempo spesso ci siamo ritrovati di fronte al tema dell’estrema destra e di fronte al problema dell’atteggiamento che una comunità democratica come la nostra dovrebbe riservare a manifestazioni nostalgiche che si attuano nei confronti di ideologie totalitarie come il fascismo. Uno degli ambiti in cui la giurisprudenza italiana fatica a trovare un’interpretazione uniforme è sicuramente quello che riguarda il saluto romano. Ma ciò è regolato, oltre che dalla Legge Scelba, anche dalla Legge Mancino del 1993 che all’articolo 2 punisce ”chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali” di organizzazioni, associazioni o movimenti ”aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. La differenza sostanziale tra le due leggi è che entrambe condannano l’apologia del fascismo, ma la legge Scelba è considerata più specifica poiché vieta la ”riorganizzazione del disciolto partito fascista” e prevede muta e reclusione in caso di violazione della norma. Tuttavia però ambedue le leggi devono garantire il […]

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Attualità

Parchi a tema in Italia: un viaggio tra divertimento ed adrenalina

L’Italia è uno dei paesi tra i più importanti per turismo e quindi ricca di attrazioni culturali, di divertimento e non solo! Tra i più celebri parchi a tema in Italia possiamo ricordare Gardaland, Mirabilandia, Rainbow Magicland, Etnaland, Leolandia, Cinecittà World e tanti altri, come ad esempio lo Zoo Safari di Fasano in Puglia, che unisce zoo e parco divertimenti, o anche Zoomarine, nel Lazio che unisce parco acquatico e parco divertimenti. Insomma, tutta l’Italia, dal Nord al Sud, è costellata di questi parchi a tema, anche se i primi tre citati sono ricordati soprattutto per la tematizzazione, la quale svolge un ruolo fondamentale nell’assetto generale. Parchi a tema in Italia: tutto ciò che c’è da sapere Gardaland: inaugurato il 19 luglio del 1975, è situato in località Ronchi nel comune di Castelnuovo del Garda in provincia di Verona ed è adiacente al lago di Garda pur non affacciandosi su di esso; l’intero complesso si estende su una superficie di 600.000 meri quadrati mentre il solo parco tematico misura 250.000 metri quadrati. Ogni anno, circa 2 milioni di persone visitano il suo acquario, le sue attrazioni Fantasy, Adventure e Adrenaline, gli show per i più piccoli, gli spettacoli di luci ed acqua e quelli di danza. Mirabilandia: aperto al pubblico il 4 luglio 1992, è un parco tematico e acquatico situato nel quartiere Savio del comune di Ravenna, in Emilia Romagna. L’area si trova nei pressi della pineta di Classe, al chilometro 162 della Strada statale 16 Adriatica, e dà il nome anche alla zona stessa, indicata come località Mirabilandia nella toponomastica del comune di Ravenna. Con una superficie di 850.000 metri quadrati dei quali 285.000 occupati dal parco tematico, 36.000 dalla area acquatica e i restanti dai parcheggi, è il parco divertimenti più grande d’Italia. Offre, tra le sue attrattive tematiche, il Ducati World, la Far West Valley, Bimbopoli, Dinoland, Route 66 ed Adventureland. Rainbow Magicland: inaugurato il 26 maggio 2011, è un parco divertimenti situato a Valmontone, nella città metropolitana di Roma. Conta 29 attrazioni oltre a diversi spettacoli in scena nei teatri e per le strade del parco. Etnaland: attivo dal 2001, è situato a Belpasso nei pressi di Paternò (città metropolitana di Catania). La sua superficie complessiva è di 280.000 metri quadrati dei quali 112.500 occupati dal solo parco meccanico, il che lo rende il parco divertimenti più grande del Sud Italia. Al suo interno prevede diverse possibilità di svago: da quello prettamente ludico caratterizzato dall’AcquaPark e dal ThemePark, a quello didattico rappresentato dal Parco della Preistoria e dal percorso botanico. Leolandia: inaugurato nel 1971, è situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo. Destinato principalmente alle famiglie con bambini, presenta anche attrazioni e show rivolti a persone di ogni età e alcuni percorsi didattici per le scuole. Al suo interno ospita anche un acquario, un rettilario e un’area aperta con animali da fattoria e una collezione di pappagalli. Cinecittà World: aperto al pubblico a partire dal 24 luglio 2014, è situato a Castel Romano, vicino […]

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Culturalmente

Scultori italiani del Novecento: le figure più importanti del secolo scorso

Scultori italiani del Novecento: gli artisti più importanti e rivoluzionari del ventunesimo secolo che hanno lasciato il segno nell’arte del nostro Paese. Risulta impossibile dividere in due parti la storia della scultura del Novecent, dal momento che sono numerosi gli artisti-scultori italiani del Novecento che sono stati attivi sia nel primo che nel secondo periodo del secolo scorso. Queste personalità sono accomunate dal grande desiderio di rompere con le vecchie tradizioni e le vecchie regole dell’arte del loro recente passato, in una costante ricerca di nuovi modi per poter esprimere la loro arte. Alcuni scultori aderiscono a nuovi movimenti artistici che si susseguono nel corso del Novecento. Altri invece si isolano, elaborando un linguaggio e uno stile personali che, in alcuni casi, risulteranno essere davvero unici e straordinari per la bellezza e le emozioni che riguardano le loro opere. Scultori italiani del Novecento: gli artisti più celebri Tra gli scultori italiani del Novecento ricordiamo: Umberto Boccioni, esponente di spicco del futurismo. L’idea di rappresentare visivamente il movimento e la sua ricerca sui rapporti tra oggetto e spazio hanno influenzato fortemente le sorti della pittura e della scultura del XX secolo. Amedeo Modigliani, o anche ”Modì”, era celebre per i suoi sensuali nudi femminili e per i ritratti caratterizzati da volti stilizzati, colli affusolati e sguardo spesso assente. Nel 1909 iniziò ad approcciarsi alla scultura ma, sebbene fosse il suo ideale artistico, dovette abbandonarla ben presto nel 1914 a causa delle precarie condizioni fisiche; da allora si dedicò solamente alla pittura, andando così a produrre una notevole quantità di dipinti dai quali, tuttavia, non ricavò alcuna ricchezza. Giacomo Balla, fu un esponente di spicco del Futurismo firmando, assieme agli altri futuristi italiani, i manifesti che ne sancivano gli aspetti teorici. Vincenzo Gemito, formatosi da autodidatta e insofferente ai canoni accademici, Gemito si formò attingendo dai vicoli del centro storico di Napoli e dalle sculture del museo archeologico. La sua prolifica attività artistica lo portò all’apice del successo ai Salons di Parigi e fu interrotta da una crisi personale durata circa 18 anni; riprese la vita pubblica solo nel 1909, per poi morire venti anni dopo. Lucio Fontana, argentino di nascita e fondatore del movimento spazialista. Sin dal 1949, infrangendo la tela con buchi e tagli, supera la distinzione tradizionale tra pittura e scultura. Lo spazio cessa di essere oggetto di rappresentazione secondo le regole convenzionali della prospettiva. La superficie stessa della tela, interrompendosi in rilievi e rientranze, entra in rapporto diretto con lo spazio e la luce reali. Lucio Fontana è stato uno dei più importanti scultori italiani del Novecento. Fonte immagine: Flickr

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Culturalmente

I filosofi del Novecento: le menti brillanti tra filosofia analitica e continentale

La filosofia, nel XX secolo, comprese molti filosofi del Novecento che si suddivisero in due correnti di pensiero differenti, anche a seconda della provenienza: la filosofia continentale e la filosofia analitica. La filosofia continentale si sviluppò principalmente in Germania e Francia, mentre la filosofia analitica negli Stati Uniti e in Inghilterra. Per filosofia continentale intendiamo, però, una moltitudine di correnti filosofiche che si svilupparono nel corso del secolo a partire dalla psicoanalisi (in particolare con Sigmund Freud), il marxismo, la fenomenologia, l’esistenzialismo (in particolare con Martin Heidegger), il post-strutturalismo e post-modernismo, decostruzionismo, la teoria critica come quella della Scuola di Francoforte. Impossibile però risulta individuare una linea di pensiero generale condivisa da tutte le correnti poiché ci sono delle differenze così profonde che sono peculiari soprattutto della filosofia continentale. Per filosofia analitica intendiamo quella corrente sviluppatasi nel Novecento grazie a Gottlob Frege, Bertrand Russell, George Edward Moore, vari esponenti del Circolo di Vienna e a Ludwing Wittgenstein. Di solito, quando si parla di questa filosofia, si fa principalmente riferimento ad autori del mondo anglofono (Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia), anche se comunque tale filosofia si diffuse in molti altri paesi. La differenza principale tra queste due correnti è che la filosofia analitica è basata su un’analisi logica che si concentra sui dettagli, mentre la filosofia continentale si occupa di teorie di portate generale, di concetti di più vasta comprensività (ad esempio il senso della vita) e dei rapporti interpersonali (il rapporto con l’Altro, il ruolo dell’Uomo nella società) e sembrerebbe più cauta nell’accettare le conclusioni degli scienziati. Di recente, però, è stato messo in dubbio che vi siano effettivamente delle differenze tra le due correnti. Si tratterebbe piuttosto di una teorizzazione che si concentra sulle posizioni estreme nei due campi. Infatti anche la distinzione geografica sembra essere poco rilevante, dato che l’origine della filosofia analitica è situata proprio nel continente europeo con Frege, Ludwig Wittgenstein, Rudolf Carnap, il positivismo logico del circolo di Vienna, l’empirismo logico di Berlino e la logica polacca. I filosofi del Novecento: le menti più brillanti Tra i più importanti filosofi del Novecento si possono ricordare: Sigmund Freud: di nazionalità austriaca, importante neurologo, psicoanalista e filosofo. Ha fondato la psicoanalisi, sicuramente la più famosa tra le correnti teoriche e pratiche della psicologia. Egli è noto per aver elaborato una teoria scientifico-filosofica, secondo la quale i processi psichici inconsci esercitano influssi determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui. Jean-Paul Sartre: di nazionalità francese, è stato un importante filosofo, scrittore, drammaturgo e critico letterario. Egli è considerato tra i più rilevanti rappresentanti dell’esistenzialismo che in lui prende la forma di un umanesimo ateo in cui ogni individuo è radicalmente libero e responsabile delle sue scelte, ma in una prospettiva soggettivista e relativista. Successivamente, Sartre diverrà un sostenitore dell’ideologia marxista, della filosofia della prassi e, pur con dei profondi ”distinguo”, anche del conseguente materialismo storico. Benedetto Croce: di nazionalità italiana, è stato un filosofo, politico, critico letterario e scrittore. Viene considerato il principale ideologo […]

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Quadri moderni: i capolavori di un’arte da Manet agli artisti novecenteschi

I quadri moderni o, più nello specifico, l’arte moderna è quello stile particolare che si è sviluppato nel XIX secolo in cui vi è una sorta di rifiuto verso il passato ed un’apertura nei confronti della sperimentazione futura. Gli artisti di quel tipo d’arte alternano periodi in cui sono più realisti, a periodi simbolisti o espressionisti fino ad arrivare alla completa astrazione dell’opera d’arte. Attenzione però a non confondere questa produzione artistica con quella più recente che è invece conosciuta come arte ”contemporanea” o ”postmoderna”. Una data simbolo dell’avvento dell’arte moderna la si indica convenzionalmente con il 1863 ovvero l’anno in cui Manet esibì il suo dipinto ”Colazione sull’erba a Parigi”. Altri invece anticipano la data di qualche anno portandola al 1855, anno in cui Courbet esibì ”L’atelier dell’artista‘‘. Ad ogni modo però per la scultura e l’architettura invece si indica una data molto più generica che si colloca agli sgoccioli del XIX secolo. Secondo gli storici, i pionieri dell’arte moderna furono: i Romantici, i Realisti e gli Impressionisti. Nonostante questa considerazione, non bisogna assolutamente pensare che furono le uniche correnti che si alternarono negli anni dell’evoluzione di quest’arte, ma che anzi furono solo gli inizi di qualcosa che si sarebbe esteso sia geograficamente che artisticamente. Tra i movimenti più importanti possiamo ricordare: il Simbolismo, il Cubismo di Picasso, il Futurismo di Boccioni e Balla, il Dadaismo di Tzara e Duchamp, la Pittura metafisica di Carrà e de Chirico, il Surrealismo di Dalì, Mirò e Magritte; l’Espressionismo astratto di Pollock, la Pop Art, il Neo-dadaismo, la Performance art ed il Minimalismo (queste ultime correnti sono state anche grandi influenze per l’arte contemporanea). Quadri moderni: le più importanti testimonianze ‘‘Colazione sull’erba‘‘ è un dipinto di Manet, realizzato nel 1863, considerato tra i più importanti dei quadri moderni e conservato al Museo d’Orsay di Parigi. Raffigura una donna con due uomini mentre consumano una colazione all’aperto in una radura sulla Senna poco distante da Parigi. Numerose furono le polemiche poiché la donna rappresentata nel dipinto è una vera e propria parigina di quei tempi! Nonostante questo scandalo, però, il quadro ha conservato il suo inestimabile valore con le sue caratteristiche particolari dei contrasti tra luce e colore. La luce, infatti, non colpisce semplicemente gli oggetti, bensì si immedesima col colore e ne accentua le qualità. Questo connubio tra colore e luce impone l’adozione di un disegno semplice e netto, privo di forti passaggi chiaroscurali. Gli spazi di questo quadro non sono neanche imprigionati in una ristretta visione del reticolo prospettico, anzi Manet quasi rinnega la prospettiva geometrica. ”Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” è un dipinto di Paul Gaugin, realizzato nel 1897 e adesso conservato al Museum of Fine Arts di Boston. L’opera, oltre che porre uno dei massimi quesiti esistenziali dell’uomo, fu dipinta dall’artista a Tahiti in un momento molto delicato della sua vita: Gauguin aveva fallito un tentativo di suicidio poiché era gravemente malato di cuore e sifilitico ed in continua lotta con le autorità locali, isolato sia fisicamente […]

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Mosaici bizantini: da Costantinopoli a Roma per un’arte senza eguali

I mosaici bizantini, ma prima di tutto l’arte bizantina, si sviluppò tra il V ed il XV secolo principalmente nell’Impero Romano e poi in quello bizantino di cui Costantinopoli raccolse quasi tutta l’eredità e ne divenne testimonianza assoluta. Come altre città dal grande impegno artistico come Roma, Ravenna, Tessalonica, Napoli e Milano, indubbiamente Costantinopoli fu molto importante soprattutto per un particolare tipo di arte che sviluppò ovvero quella del mosaico, che proprio a Costantinopoli assunse le più suggestive caratteristiche. Il mosaico ricoprì un’importanza fondamentale all’interno dell’arte bizantina poiché l’utilizzo di tessere vitree policrome risultò essere uno strumento ideale per soddisfare le esigenze espressive di carattere visivo con contenuti artistici. L’arte bizantina, infatti, ha come caratteristica principale (a parte la religiosità) proprio l’anti-plasticità e l’anti-naturalismo, intese come appiattimento e stilizzazione delle figure, volte a rendere una maggiore monumentalità ed un’astrazione soprannaturale (smaterializzazione dell’immagine). Il gusto principale di quest’arte, infatti, è stato proprio quello di descrivere le aspirazioni dell’uomo verso il divino ed anche se è molto variata nei suoi oltre mille anni di vita, nell’Impero d’Oriente resta quasi invariata. Mosaici bizantini: le caratteristiche e le opere principali Uno degli elementi fondamentali presenti nei mosaici bizantini fu la lirica della luce ovvero quella tecnica grazie alla quale gli artisti proiettarono le loro immagini fantasiose in una dimensione astratta ed ultrasensibile, aggrappandosi ad una realtà trascendente. Le figure umane o quelle spirituali si convertirono in immagini immateriali, povere di plasticità e dinamismo, ma allo stesso tempo, ricche di colori, mentre lo spazio tese a dilatarsi. All’inizio lo scopo di questi mosaici era principalmente quello di narrare passo dopo passo alcuni avvenimenti, ma dopo il IX secolo le figurazioni iniziarono a rappresentare concetti religiosi e dogmatici correlati alla redenzione. Solitamente nei luoghi di culto si raffigurava il Cristo Pantocratore attorniato dagli angeli nella cupola, qui vista come luogo celestiale, mentre agli Evangelisti spettò un posto nei pennacchi, la Madonna nell’abside, per rappresentare la mediazione tra sfera celeste e sfera terrena ed infine nelle navate vennero elencati gli avvenimenti evangelici fondamentali. Il mosaico fu l’arte imperiale per eccellenza e addirittura una costante per l’arte bizantina e ci sono molte testimonianze che ci dimostrano come quest’arte decorativa si è sviluppata ed ampliata lungo i secoli. Possiamo citare molte testimonianze di cicli importanti come i cicli musivi veneziani e siciliani (avviati nel XII secolo) e attribuiti alle maestranze chiamate da Costantinopoli. Oppure tra i mosaici sopravvissuti al tempo possiamo menzionare la Pietà presso Santa Sofia di Costantinopoli (XII secolo), il San Giorgio conservato al Louvre (XII secolo), quelli conservati del periodo iconoclastico, quelli di Santa Irene a Costantinopoli oltre alle raffigurazioni della moschea di Omar a Gerusalemme. Infine, nel XIV secolo, i mosaici bizantini conobbero un ultimo periodo di rifioritura e di innovazione proprio per questo evidenziarono colori più brillanti, atteggiamenti più umani ed una delicata intimità. Risalgono a quest’epoca i mosaici della chiesa di San Salvatore in Chora a Costantinopoli. Le opere importanti di quest’arte si sono estese in tutto il mondo ed anche in Italia, […]

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Culturalmente

Gotico in Italia: un viaggio tra i più suggestivi capolavori della penisola

Il gotico in Italia si trova in maniera diversa rispetto al luogo di origine ovvero la Francia, ma soprattutto si diffuse molto tempo dopo gli altri stati europei. Il vettore principale è costituito dagli edifici dell’ordine benedettino cistercense, che dalla zona di origine borgognona, in Francia, si è espanso in tutta l’Europa occidentale. Ma il gotico italiano, o anche ” gotico temperato ”, assume caratteristiche diverse rispetto non solo alla Francia, ma anche all’Inghilterra, alla Germania e alla Spagna. In particolare non viene recepita l’innovazione tecnica e l’arditezza strutturale delle cattedrali francesi, preferendo mantenere la tradizione costruttiva consolidata nei secoli precedenti ed anche dal punto di vista estetico non trova un grande sviluppo lo slancio verticale di questa architettura. Se vogliamo collocare questo stile in un arco temporale possiamo dire che vi è una fase iniziale nel XII secolo con lo sviluppo dell’architettura cistercense, seguita da una seconda fase, dal 1228 al 1290 di ” primo gotico ”, per poi passare ad una terza fase, dal 1290 al 1385 di ” gotico maturo ” e concludere con l’ultima fase dal 1385 al XVI secolo, il cosiddetto ” tardo gotico ”. Gotico in Italia: le tre basiliche più belle ed affascinanti Fra le opere più interessanti di gotico c’è certamente la Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, il principale luogo di culto cattolico di Orvieto, in provincia di Terni, capolavoro dell’architettura gotica in Italia centrale. La costruzione fu avviata nel 1290 per volontà di papa Niccolò IV con lo scopo di dare degna collocazione al Corporale del miracolo di Bolsena. Disegnato in stile romanico da un artista sconosciuto, in principio la direzione dei lavori fu affidata a fra Bevignate da Perugia a cui succedette ben presto, prima della fine del secolo, Giovanni di Uguccione, che introdusse le prime forme gotiche. Ai primi anni del Trecento, lo scultore ed architetto senese Lorenzo Maitani assunse il ruolo di capomastro dell’opera. Questi ampliò in forme gotiche l’abside ed il transetto e caratterizzò, pur non terminandola, l’aspetto della facciata come appare ancora oggi. Alla morte del Maitani, avvenuta nel 1330, i lavori erano tutt’altro che conclusi. Il ruolo di capomastro venne assunto da vari architetti-scultori che si succedettero nel corso degli anni, spesso per brevi periodi. La Basilica o il Monastero di Santa Chiara, è invece uno degli edifici più importanti e complessi del culto monumentale napoletano. Situata in via Benedetto Croce, si tratta della più grande basilica gotico-angioina della città; è caratterizzata da un monastero che comprende quattro chiostri monumentali, gli scavi archeologici dell’area circostante e diverse altre sale nelle quali è ospitato l’omonimo Museo dell’Opera, che a sua volta comprende nella visita anche il coro delle monache, con resti di affreschi di Giotto, un grande refettorio, la sacrestia ed altri ambienti basilicali. Si ricordi poi la Basilica di San Petronio, la chiesa più grande di Bologna: domina l’antistante piazza Maggiore e, nonostante sia ampiamente incompiuta, è una delle chiese più vaste d’Europa. Le sue imponenti dimensioni (132 metri di lunghezza, 60 di larghezza, con […]

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Food

Ricette panini gourmet: la soluzione ideale per pranzi e break equilibrati

Ecco alcune semplici ricette panini gourmet, il giusto e leggero equilibrio per spuntini e pranzi veloci, ma con gusto e fantasia. Quante volte abbiamo letto e sentito la parola ”gourmet” senza mai conoscerne il vero significato? Molto semplicemente questa parola significa ”buongustaio”. Quindi, quando parliamo di ”cucina gourmet”, intendiamo una cucina che riesce a far coincidere sia il gusto che il benessere. Questo tipo di cucina ha origini non molto lontane: più o meno quarant’anni fa, nel 1980, nacque in America un vero e proprio movimento fortemente voluto dalla classe medio-alta per contrastare lo stile alimentare scorretto del popolo americano. A differenza dell’America però, in Italia e in altre nazioni questo stile si è diffuso più velocemente, dando quindi il giusto rispetto alla genuinità di ogni singolo ingrediente che compone questi panini. Ma nel comporli spesso ci ritroviamo a farcirli con il “pilota automatico”, ovvero abbinando sempre i soliti quattro/cinque ingredienti a rotazione, lasciando poco spazio alla fantasia. Ecco, quindi, alcune ricette panini gourmet da poter utilizzare. Ricette panini gourmet: quando la fantasia incontra la cucina Mortadella, pesto di pistacchi, scamorza e crema di aceto balsamico: un misto di ingredienti che crea un gusto esplosivo. Il sapore deciso della mortadella, quello lievemente dolce del pesto di pistacchi, la vivacità della scamorza (a scelta tra dolce e affumicata), l’unicità della crema di aceto balsamico per un panino da veri intenditori. Speck, mozzarella, funghi trifolati e zafferano: il punto forte di questo panino è la mozzarella con lo zafferano, che può essere sia unito ai funghi cotti con aglio e prezzemolo sia usato per preparare una salsa con un goccio di latte e di olio. Ratatouille di verdure, olive taggiasche, brie e sesamo tostato: un panino gourmet vegetariano molto gustoso. In base al proprio gusto, preparare la ratatouille, cuocerle con un filo d’olio e con le olive taggiasche. Per completare il tutto, aggiungere delle fettine di brie e il sesamo tostato in padella o al forno. Gorgonzola, pere, noci e miele: dolce e salato che si contrappongono in un panino fresco, che si presta ad alcune varianti. Le noci possono essere gustate sia intere sia come salsa di noci; le pere, se mature, possono essere utilizzate intere o passate in padella con poco zucchero e una noce di burro; il gorgonzola può essere sostituito con taleggio o fontina. Crema di ceci, pomodori secchi, verdure grigliate e trito di mandorle: questo panino gourmet si può considerare vegano. Abbinando legumi, verdure e frutta secca si ha come risultato un panino dal gusto leggero e nutriente. La crema di ceci è acquistabile già pronta oppure si può prepararla cuocendo i ceci in barattolo con aglio, rosmarino, un goccio di olio e frullarli. Tonno sott’olio, patè di olive, granella di nocciole, datterini e menta: se tonno, patè di olive e pomodorini fanno parte della stessa tradizione mediterranea, l’imprevedibilità di questo panino arriva dalla dolcezza delle nocciole e dalla freschezza della menta. Fonte immagine: https://pixabay.com/it/photos/uovo-sandwich-cibo-pane-pasto-1615790/

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Culturalmente

Avvistamenti alieni: tra presente e passato, realtà e suggestione

Avvistamenti alieni: tra lo studio dell’ ufologia e della clipeologia, tra il passato ed il presente di una suggestione a volte fin troppo reale. Nel corso dei secoli molti uomini hanno ammesso di aver assistito o di essere stati protagonisti di incontri ravvicinati con gli alieni. Negli anni si sono accavallate, tra giornali, programmi televisivi e blog di internet, numerose notizie su questi strani esseri ultraterreni che vengono identificati come figure anomale, la cui presenza è testimoniata dai cerchi nel grano (le famose e misteriose tracce lasciate da persone o da umanoidi nei cambi) o dagli U.F.O., delle navicelle dalla quale si emette un raggio di luce non naturale. Migliaia le immagini di avvistamenti alieni che circolano correlate da altrettanti avvenimenti, ognuno dei quali con la propria storia e con la propria singolarità. Citeremo alcune delle storie più famose nel mondo, che negli ultimi cento anni hanno lasciato. Avvistamenti alieni: Luci di Phoenix Oltre venti anni sono passati dall’evento che la gente del luogo definì come ”Luci di Phoenix”, ma dopo tutto questo tempo resta nella storia come uno degli avvistamenti più incredibili e misteriosi di sempre. Era il 13 marzo del 1997 e oltre 10 mila persone rimasero allibite davanti alla visione di tre punti di luce che illuminarono il cielo notturno, dando l’impressione di essere dei veri e propri UFO. Alcuni testimoni raccontano che rimasero per alcune ore in movimento, formando una sorta di triangolo fino a dissolversi completamente nel buio della notte. Incidente di Roswell Circa cinquant’anni prima, nel luglio del 1947, accadeva un evento che può essere definito come uno dei più grandi insabbiamenti della storia da parte del governo degli USA. Nel New Mexico, a Roswell, una cittadina molto tranquilla e pacifica di circa 30.000 abitanti che vivevano principalmente di agricoltura o erano veterani di guerra che si godevano una meritata pensione.  Un mattino, in quella zona, un oggetto volante non identificato precipita in un ranch. Si trattava di un vero e proprio disco volante alieno. A circa 5 km di distanza si trovava l’ufficio per le relazioni pubbliche della Roswell Army Air Field, che diffuse un comunicato in cui si diceva che i militari della base avevano recuperato da un ranch diversi rottami appartenenti ad un disco volante. La notizia fu ripresa da un giornale locale e finì da lì anche sui giornali nazionali. Ufo a città del Messico A Città del Messico gli avvistamenti alieni si sono susseguiti nel tempo a partire dal 1991, durante l’eclissi totale di sole che ha interessato tutta la parte centrale del Messico. In quel giorno ben diciassette individui, in quattro città diverse, hanno documentato un oggetto metallico a forma di disco immobile sotto il cielo eclissato. Avrebbe potuto trattarsi di una semplice coincidenza se non fosse stato per i successivi avvistamenti nel 1992,1993,2015 e quello più recente del 19 settembre del 2017. Fonte immagine: https://pixabay.com/it/illustrations/ufo-copertura-alien-strano-1951536/  

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Recensioni

La porte à coté: litigi, segreti ed amore in scena alla Galleria Toledo

Arriva in scena il 13 febbraio 2020 al Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli lo spettacolo in francese (con sottotitoli in italiano) La porte à coté: una produzione Theatre Francais de Rome, di Fabrice Roger-Lacan per la regia di Marco Belocchi e con Alessandro Waldergan ed Hélène Sandoval. Una storia tra due vicini di casa che vivono nello stesso piano e che si odiano con cordialità, tra intrecci, segreti, lavori e caratteri apparentemente incompatibili, ricordi laceranti del passato, sentimenti non detti e nascosti e litigi che porteranno, invece, i due protagonisti ad essere più uniti che mai. La porte à coté: l’essere incompatibili o anime gemelle? Lei è psicanalista, lui invece è un venditore di yogurt. Sono vicini di casa, ma si odiano cordialmente ed ogni motivo è buono per litigare. Il palcoscenico si apre con uno scenario molto semplice e cambia allo stesso modo passando da una casa all’altra o anche sullo stesso pianerottolo. In fondo, i due protagonisti, sono, sì, vicini di casa, ma non comuni: sono soli e persi in una grande città e di fronte alle calamità del tempo e soprattutto degli anni che passano, ma sempre con vivi ricordi del passato che sembrano non voler mai lasciarli andare. Atteggiamenti, modi di fare e di dire che sono frutto di processi di elaborazione interiore per ognuno dei protagonisti, i quali si trovano sempre a fare i conti con quelli che sono i fantasmi della loro passata età. Cercano entrambi l’anima gemella su un sito di incontri e l’idea di persona dei due si allontana largamente da quella dell’altro. Nel frattempo litigano per qualsiasi cosa: dal volume della musica, al genere che ascolta l’altro, sulle loro professioni e su qualsiasi cosa che, in qualche modo, possa anche solo minimamente toccare l’altro. Quando poi troveranno entrambi la loro anima gemella, non smetteranno comunque di stuzzicarsi, ma forse, per l’ultima volta. Tra intrecci e semplicità, odio ed amore. Tra la comicità ed il profondo, tra la semplicità e gli intrecci, tra l’amore e l’odio: La porte à coté è un misto di queste sensazioni che arrivano forti e chiare al pubblico. Dietro ogni dialogo ed ogni litigio vi è sempre celato un segreto od un qualcosa così profondo che l’altro non riesce ad esprimere; il tutto alternato con battute sarcastiche e col piacere di stuzzicarsi, che i due attori protagonisti portano in scena con naturalezza e soprattutto con semplicità. Fonte immagine: galleriatoledo.info

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