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Eroica Fenice

Culturalmente

Fabula ed intreccio: il tempo nella narrazione

La fabula e l’ intreccio sono i criteri che regolano l’ordine degli eventi in una narrazione. Prima di analizzare il rapporto tra fabula ed intreccio, bisogna fare una distinzione tra i due avvenimenti narrativi. In narratologia per intreccio si intende l’insieme degli eventi contenuti in un’opera narrativa, visti però non nel loro susseguirsi cronologico e casuale, ma nel modo in cui sono stati disposti dall’autore. Questi infatti può ricorrere a diversi artifizi narrativi, determinando delle distorsioni rispetto alla sequenza meramente cronologica. Ad esempio, con la prolessi l’autore anticipa al lettore la conoscenza di fatti che sulla linea temporale verranno solo dopo. Viceversa, l’analessi (o flashback) è la narrazione posticipata di fatti che sulla linea temporale venivano prima. In questo senso, l’intreccio si contrappone alla fabula che è invece l’insieme degli avvenimenti che si svolgono seguendo un ordine logico-cronologico che a loro volta compongono una narrazione, considerati nei loro rapporti interni. Fabula ed intreccio: analogie e differenze Fabula ed intreccio, spesso indicati ambiguamente come ”trama”, mettono in evidenza il rapporto dinamico che c’è tra tempo della storia (cioè la temporalità relativa ai fatti narrati) e il tempo del racconto (cioè la temporalità relativa all’enunciazione della storia, alla sua messa per iscritto). Sulla base del rapporto tra questi due diversi orizzonti temporali, è possibile comprendere la possibilità di una distorsione temporale in narrativa. Un esempio può essere il romanzo giallo che rappresenta il tipico caso di rapporto non parallelo tra fabula ed intreccio. Ogni autore, però, ha la libertà di scegliere in quale ordine rappresentare i fatti narrati nel suo testo: può descrivere gli avvenimenti seguendo scrupolosamente il loro ordine cronologico, oppure può decidere di anticipare alcuni eventi futuri o spiegare alcuni eventi passati poiché in un testo narrativo la successione degli eventi non deve rispondere per forza né ad un ordine logico di successione consequenziale, né ad un ordine cronologico di successione temporale. L’autore deciderà di raccontare una storia rispettando la fabula, cioè senza alterare l’ordine naturale degli eventi oppure stravolgere l’ordine, montandoli in modo originale. La fabula è l’ordine reale di una storia, mentre l’intreccio è l’ordine narrativo della storia, deciso dall’autore. E’ chiaro quindi che la fabula è un dato di fatto, rappresenta cosa accade (e le cose accadono in ordine cronologico, le cause prima degli effetti); l’intreccio, invece, è una scelta dell’autore che decide come raccontarci ciò che accade. Se un autore decide di mantenere l’ordine cronologico degli avvenimenti così come sono avvenuti, allora nel suo testo l’intreccio coincide con la fabula e si parla anche di ”intreccio lineare”. Quando ciò avviene, gli eventi della trama sono narrati secondo un rapporto consequenziale di causa-effetto, così come avviene nella realtà.   Fonte immagine: Pixabay.

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Culturalmente

Apologia del fascismo: una legge presente per non rifare gli errori passati

L’apologia del fascismo, nell’ordinamento giuridico italiano, è un reato previsto dall’art. 4 della legge Scelba attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Questa legge fu attuata nel 1952, nel momento di maggiore tensione sociale degli anni del centrismo, l’assedio ideologico – da cui esso si sentiva stretto, da parte delle opposizioni di destra e di sinistra – spinse il governo a richiamarsi a questa esigenza: un comitato interministeriale presieduto da Mario Scelba fu incaricato dal governo De Gasperi di coadiuvare il ministro Attilio Piccioni nell’aggiornare la legislazione circa la sicurezza del Paese. Verso la legge n. 645/1952 sono state a più riprese sollevate questioni di legittimità costituzionale, poiché si è sostenuto che la norma di fatto negherebbe a una categoria ideologica, o meglio ai possibili sostenitori di una fazione politica, i diritti dichiaratamente garantiti dalla Costituzione in termini di libertà associativa e di libertà di manifestazione del pensiero. La questione fu oggetto di animatissime polemiche politiche quando sempre più esponenti del Movimento Sociale Italiano di Arturo Michelini venivano politicamente e giudiziariamente accusati di questo reato. Fu perciò nel 1956, in occasione di quasi simultanei procedimenti per apologia del fascismo (presso il Tribunale di Torino, la Corte d’appello di Roma e la Corte d’appello di Perugia), che fu adita la Corte Costituzionale, la quale si espresse nella nota sentenza del 16 gennaio 1957. Apologia del fascismo: gli avvenimenti nel corso degli anni Da anni ormai l’ordinamento giuridico italiano possiede una norma per sanzionare l’apologia del fascismo, ma l’applicazione di quest’ultima, dall’ultimo ritocco del 1975, è risultata nel corso degli anni farraginosa ed eccessivamente discrezionale. Mentre si discute di censura nel web, in questi ultimi anni ci sono state innumerevoli occasioni in cui si sono presentate manifestazioni di orientamento fascista; possiamo ricordare lo striscione degli ultras della Lazio, la manifestazione in memoria di Sergio Ramelli, il concerto nazi-rock organizzato da Veneto Fronte Skinheads in un padiglione del comune di Cerea o anche le disavventure della famiglia Mussolini sui social network. Col passare del tempo spesso ci siamo ritrovati di fronte al tema dell’estrema destra e di fronte al problema dell’atteggiamento che una comunità democratica come la nostra dovrebbe riservare a manifestazioni nostalgiche che si attuano nei confronti di ideologie totalitarie come il fascismo. Uno degli ambiti in cui la giurisprudenza italiana fatica a trovare un’interpretazione uniforme è sicuramente quello che riguarda il saluto romano. Ma ciò è regolato, oltre che dalla Legge Scelba, anche dalla Legge Mancino del 1993 che all’articolo 2 punisce ”chiunque, in pubbliche riunioni, compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali” di organizzazioni, associazioni o movimenti ”aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. La differenza sostanziale tra le due leggi è che entrambe condannano l’apologia del fascismo, ma la legge Scelba è considerata più specifica poiché vieta la ”riorganizzazione del disciolto partito fascista” e prevede muta e reclusione in caso di violazione della norma. Tuttavia però ambedue le leggi devono garantire il […]

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Attualità

Parchi a tema in Italia: un viaggio tra divertimento ed adrenalina

L’Italia è uno dei paesi tra i più importanti per turismo e quindi ricca di attrazioni culturali, di divertimento e non solo! Tra i più celebri parchi a tema in Italia possiamo ricordare Gardaland, Mirabilandia, Rainbow Magicland, Etnaland, Leolandia, Cinecittà World e tanti altri, come ad esempio lo Zoo Safari di Fasano in Puglia, che unisce zoo e parco divertimenti, o anche Zoomarine, nel Lazio che unisce parco acquatico e parco divertimenti. Insomma, tutta l’Italia, dal Nord al Sud, è costellata di questi parchi a tema, anche se i primi tre citati sono ricordati soprattutto per la tematizzazione, la quale svolge un ruolo fondamentale nell’assetto generale. Parchi a tema in Italia: tutto ciò che c’è da sapere Gardaland: inaugurato il 19 luglio del 1975, è situato in località Ronchi nel comune di Castelnuovo del Garda in provincia di Verona ed è adiacente al lago di Garda pur non affacciandosi su di esso; l’intero complesso si estende su una superficie di 600.000 meri quadrati mentre il solo parco tematico misura 250.000 metri quadrati. Ogni anno, circa 2 milioni di persone visitano il suo acquario, le sue attrazioni Fantasy, Adventure e Adrenaline, gli show per i più piccoli, gli spettacoli di luci ed acqua e quelli di danza. Mirabilandia: aperto al pubblico il 4 luglio 1992, è un parco tematico e acquatico situato nel quartiere Savio del comune di Ravenna, in Emilia Romagna. L’area si trova nei pressi della pineta di Classe, al chilometro 162 della Strada statale 16 Adriatica, e dà il nome anche alla zona stessa, indicata come località Mirabilandia nella toponomastica del comune di Ravenna. Con una superficie di 850.000 metri quadrati dei quali 285.000 occupati dal parco tematico, 36.000 dalla area acquatica e i restanti dai parcheggi, è il parco divertimenti più grande d’Italia. Offre, tra le sue attrattive tematiche, il Ducati World, la Far West Valley, Bimbopoli, Dinoland, Route 66 ed Adventureland. Rainbow Magicland: inaugurato il 26 maggio 2011, è un parco divertimenti situato a Valmontone, nella città metropolitana di Roma. Conta 29 attrazioni oltre a diversi spettacoli in scena nei teatri e per le strade del parco. Etnaland: attivo dal 2001, è situato a Belpasso nei pressi di Paternò (città metropolitana di Catania). La sua superficie complessiva è di 280.000 metri quadrati dei quali 112.500 occupati dal solo parco meccanico, il che lo rende il parco divertimenti più grande del Sud Italia. Al suo interno prevede diverse possibilità di svago: da quello prettamente ludico caratterizzato dall’AcquaPark e dal ThemePark, a quello didattico rappresentato dal Parco della Preistoria e dal percorso botanico. Leolandia: inaugurato nel 1971, è situato a Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo. Destinato principalmente alle famiglie con bambini, presenta anche attrazioni e show rivolti a persone di ogni età e alcuni percorsi didattici per le scuole. Al suo interno ospita anche un acquario, un rettilario e un’area aperta con animali da fattoria e una collezione di pappagalli. Cinecittà World: aperto al pubblico a partire dal 24 luglio 2014, è situato a Castel Romano, vicino […]

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Culturalmente

Scultori italiani del Novecento: le figure più importanti del secolo scorso

Scultori italiani del Novecento: gli artisti più importanti e rivoluzionari del ventunesimo secolo che hanno lasciato il segno nell’arte del nostro Paese. Risulta impossibile dividere in due parti la storia della scultura del Novecent, dal momento che sono numerosi gli artisti-scultori italiani del Novecento che sono stati attivi sia nel primo che nel secondo periodo del secolo scorso. Queste personalità sono accomunate dal grande desiderio di rompere con le vecchie tradizioni e le vecchie regole dell’arte del loro recente passato, in una costante ricerca di nuovi modi per poter esprimere la loro arte. Alcuni scultori aderiscono a nuovi movimenti artistici che si susseguono nel corso del Novecento. Altri invece si isolano, elaborando un linguaggio e uno stile personali che, in alcuni casi, risulteranno essere davvero unici e straordinari per la bellezza e le emozioni che riguardano le loro opere. Scultori italiani del Novecento: gli artisti più celebri Tra gli scultori italiani del Novecento ricordiamo: Umberto Boccioni, esponente di spicco del futurismo. L’idea di rappresentare visivamente il movimento e la sua ricerca sui rapporti tra oggetto e spazio hanno influenzato fortemente le sorti della pittura e della scultura del XX secolo. Amedeo Modigliani, o anche ”Modì”, era celebre per i suoi sensuali nudi femminili e per i ritratti caratterizzati da volti stilizzati, colli affusolati e sguardo spesso assente. Nel 1909 iniziò ad approcciarsi alla scultura ma, sebbene fosse il suo ideale artistico, dovette abbandonarla ben presto nel 1914 a causa delle precarie condizioni fisiche; da allora si dedicò solamente alla pittura, andando così a produrre una notevole quantità di dipinti dai quali, tuttavia, non ricavò alcuna ricchezza. Giacomo Balla, fu un esponente di spicco del Futurismo firmando, assieme agli altri futuristi italiani, i manifesti che ne sancivano gli aspetti teorici. Vincenzo Gemito, formatosi da autodidatta e insofferente ai canoni accademici, Gemito si formò attingendo dai vicoli del centro storico di Napoli e dalle sculture del museo archeologico. La sua prolifica attività artistica lo portò all’apice del successo ai Salons di Parigi e fu interrotta da una crisi personale durata circa 18 anni; riprese la vita pubblica solo nel 1909, per poi morire venti anni dopo. Lucio Fontana, argentino di nascita e fondatore del movimento spazialista. Sin dal 1949, infrangendo la tela con buchi e tagli, supera la distinzione tradizionale tra pittura e scultura. Lo spazio cessa di essere oggetto di rappresentazione secondo le regole convenzionali della prospettiva. La superficie stessa della tela, interrompendosi in rilievi e rientranze, entra in rapporto diretto con lo spazio e la luce reali. Lucio Fontana è stato uno dei più importanti scultori italiani del Novecento. Fonte immagine: Flickr

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Culturalmente

I filosofi del Novecento: le menti brillanti tra filosofia analitica e continentale

La filosofia, nel XX secolo, comprese molti filosofi del Novecento che si suddivisero in due correnti di pensiero differenti, anche a seconda della provenienza: la filosofia continentale e la filosofia analitica. La filosofia continentale si sviluppò principalmente in Germania e Francia, mentre la filosofia analitica negli Stati Uniti e in Inghilterra. Per filosofia continentale intendiamo, però, una moltitudine di correnti filosofiche che si svilupparono nel corso del secolo a partire dalla psicoanalisi (in particolare con Sigmund Freud), il marxismo, la fenomenologia, l’esistenzialismo (in particolare con Martin Heidegger), il post-strutturalismo e post-modernismo, decostruzionismo, la teoria critica come quella della Scuola di Francoforte. Impossibile però risulta individuare una linea di pensiero generale condivisa da tutte le correnti poiché ci sono delle differenze così profonde che sono peculiari soprattutto della filosofia continentale. Per filosofia analitica intendiamo quella corrente sviluppatasi nel Novecento grazie a Gottlob Frege, Bertrand Russell, George Edward Moore, vari esponenti del Circolo di Vienna e a Ludwing Wittgenstein. Di solito, quando si parla di questa filosofia, si fa principalmente riferimento ad autori del mondo anglofono (Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia), anche se comunque tale filosofia si diffuse in molti altri paesi. La differenza principale tra queste due correnti è che la filosofia analitica è basata su un’analisi logica che si concentra sui dettagli, mentre la filosofia continentale si occupa di teorie di portate generale, di concetti di più vasta comprensività (ad esempio il senso della vita) e dei rapporti interpersonali (il rapporto con l’Altro, il ruolo dell’Uomo nella società) e sembrerebbe più cauta nell’accettare le conclusioni degli scienziati. Di recente, però, è stato messo in dubbio che vi siano effettivamente delle differenze tra le due correnti. Si tratterebbe piuttosto di una teorizzazione che si concentra sulle posizioni estreme nei due campi. Infatti anche la distinzione geografica sembra essere poco rilevante, dato che l’origine della filosofia analitica è situata proprio nel continente europeo con Frege, Ludwig Wittgenstein, Rudolf Carnap, il positivismo logico del circolo di Vienna, l’empirismo logico di Berlino e la logica polacca. I filosofi del Novecento: le menti più brillanti Tra i più importanti filosofi del Novecento si possono ricordare: Sigmund Freud: di nazionalità austriaca, importante neurologo, psicoanalista e filosofo. Ha fondato la psicoanalisi, sicuramente la più famosa tra le correnti teoriche e pratiche della psicologia. Egli è noto per aver elaborato una teoria scientifico-filosofica, secondo la quale i processi psichici inconsci esercitano influssi determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui. Jean-Paul Sartre: di nazionalità francese, è stato un importante filosofo, scrittore, drammaturgo e critico letterario. Egli è considerato tra i più rilevanti rappresentanti dell’esistenzialismo che in lui prende la forma di un umanesimo ateo in cui ogni individuo è radicalmente libero e responsabile delle sue scelte, ma in una prospettiva soggettivista e relativista. Successivamente, Sartre diverrà un sostenitore dell’ideologia marxista, della filosofia della prassi e, pur con dei profondi ”distinguo”, anche del conseguente materialismo storico. Benedetto Croce: di nazionalità italiana, è stato un filosofo, politico, critico letterario e scrittore. Viene considerato il principale ideologo […]

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Culturalmente

Quadri moderni: i capolavori di un’arte da Manet agli artisti novecenteschi

I quadri moderni o, più nello specifico, l’arte moderna è quello stile particolare che si è sviluppato nel XIX secolo in cui vi è una sorta di rifiuto verso il passato ed un’apertura nei confronti della sperimentazione futura. Gli artisti di quel tipo d’arte alternano periodi in cui sono più realisti, a periodi simbolisti o espressionisti fino ad arrivare alla completa astrazione dell’opera d’arte. Attenzione però a non confondere questa produzione artistica con quella più recente che è invece conosciuta come arte ”contemporanea” o ”postmoderna”. Una data simbolo dell’avvento dell’arte moderna la si indica convenzionalmente con il 1863 ovvero l’anno in cui Manet esibì il suo dipinto ”Colazione sull’erba a Parigi”. Altri invece anticipano la data di qualche anno portandola al 1855, anno in cui Courbet esibì ”L’atelier dell’artista‘‘. Ad ogni modo però per la scultura e l’architettura invece si indica una data molto più generica che si colloca agli sgoccioli del XIX secolo. Secondo gli storici, i pionieri dell’arte moderna furono: i Romantici, i Realisti e gli Impressionisti. Nonostante questa considerazione, non bisogna assolutamente pensare che furono le uniche correnti che si alternarono negli anni dell’evoluzione di quest’arte, ma che anzi furono solo gli inizi di qualcosa che si sarebbe esteso sia geograficamente che artisticamente. Tra i movimenti più importanti possiamo ricordare: il Simbolismo, il Cubismo di Picasso, il Futurismo di Boccioni e Balla, il Dadaismo di Tzara e Duchamp, la Pittura metafisica di Carrà e de Chirico, il Surrealismo di Dalì, Mirò e Magritte; l’Espressionismo astratto di Pollock, la Pop Art, il Neo-dadaismo, la Performance art ed il Minimalismo (queste ultime correnti sono state anche grandi influenze per l’arte contemporanea). Quadri moderni: le più importanti testimonianze ‘‘Colazione sull’erba‘‘ è un dipinto di Manet, realizzato nel 1863, considerato tra i più importanti dei quadri moderni e conservato al Museo d’Orsay di Parigi. Raffigura una donna con due uomini mentre consumano una colazione all’aperto in una radura sulla Senna poco distante da Parigi. Numerose furono le polemiche poiché la donna rappresentata nel dipinto è una vera e propria parigina di quei tempi! Nonostante questo scandalo, però, il quadro ha conservato il suo inestimabile valore con le sue caratteristiche particolari dei contrasti tra luce e colore. La luce, infatti, non colpisce semplicemente gli oggetti, bensì si immedesima col colore e ne accentua le qualità. Questo connubio tra colore e luce impone l’adozione di un disegno semplice e netto, privo di forti passaggi chiaroscurali. Gli spazi di questo quadro non sono neanche imprigionati in una ristretta visione del reticolo prospettico, anzi Manet quasi rinnega la prospettiva geometrica. ”Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” è un dipinto di Paul Gaugin, realizzato nel 1897 e adesso conservato al Museum of Fine Arts di Boston. L’opera, oltre che porre uno dei massimi quesiti esistenziali dell’uomo, fu dipinta dall’artista a Tahiti in un momento molto delicato della sua vita: Gauguin aveva fallito un tentativo di suicidio poiché era gravemente malato di cuore e sifilitico ed in continua lotta con le autorità locali, isolato sia fisicamente […]

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Culturalmente

Mosaici bizantini: da Costantinopoli a Roma per un’arte senza eguali

I mosaici bizantini, ma prima di tutto l’arte bizantina, si sviluppò tra il V ed il XV secolo principalmente nell’Impero Romano e poi in quello bizantino di cui Costantinopoli raccolse quasi tutta l’eredità e ne divenne testimonianza assoluta. Come altre città dal grande impegno artistico come Roma, Ravenna, Tessalonica, Napoli e Milano, indubbiamente Costantinopoli fu molto importante soprattutto per un particolare tipo di arte che sviluppò ovvero quella del mosaico, che proprio a Costantinopoli assunse le più suggestive caratteristiche. Il mosaico ricoprì un’importanza fondamentale all’interno dell’arte bizantina poiché l’utilizzo di tessere vitree policrome risultò essere uno strumento ideale per soddisfare le esigenze espressive di carattere visivo con contenuti artistici. L’arte bizantina, infatti, ha come caratteristica principale (a parte la religiosità) proprio l’anti-plasticità e l’anti-naturalismo, intese come appiattimento e stilizzazione delle figure, volte a rendere una maggiore monumentalità ed un’astrazione soprannaturale (smaterializzazione dell’immagine). Il gusto principale di quest’arte, infatti, è stato proprio quello di descrivere le aspirazioni dell’uomo verso il divino ed anche se è molto variata nei suoi oltre mille anni di vita, nell’Impero d’Oriente resta quasi invariata. Mosaici bizantini: le caratteristiche e le opere principali Uno degli elementi fondamentali presenti nei mosaici bizantini fu la lirica della luce ovvero quella tecnica grazie alla quale gli artisti proiettarono le loro immagini fantasiose in una dimensione astratta ed ultrasensibile, aggrappandosi ad una realtà trascendente. Le figure umane o quelle spirituali si convertirono in immagini immateriali, povere di plasticità e dinamismo, ma allo stesso tempo, ricche di colori, mentre lo spazio tese a dilatarsi. All’inizio lo scopo di questi mosaici era principalmente quello di narrare passo dopo passo alcuni avvenimenti, ma dopo il IX secolo le figurazioni iniziarono a rappresentare concetti religiosi e dogmatici correlati alla redenzione. Solitamente nei luoghi di culto si raffigurava il Cristo Pantocratore attorniato dagli angeli nella cupola, qui vista come luogo celestiale, mentre agli Evangelisti spettò un posto nei pennacchi, la Madonna nell’abside, per rappresentare la mediazione tra sfera celeste e sfera terrena ed infine nelle navate vennero elencati gli avvenimenti evangelici fondamentali. Il mosaico fu l’arte imperiale per eccellenza e addirittura una costante per l’arte bizantina e ci sono molte testimonianze che ci dimostrano come quest’arte decorativa si è sviluppata ed ampliata lungo i secoli. Possiamo citare molte testimonianze di cicli importanti come i cicli musivi veneziani e siciliani (avviati nel XII secolo) e attribuiti alle maestranze chiamate da Costantinopoli. Oppure tra i mosaici sopravvissuti al tempo possiamo menzionare la Pietà presso Santa Sofia di Costantinopoli (XII secolo), il San Giorgio conservato al Louvre (XII secolo), quelli conservati del periodo iconoclastico, quelli di Santa Irene a Costantinopoli oltre alle raffigurazioni della moschea di Omar a Gerusalemme. Infine, nel XIV secolo, i mosaici bizantini conobbero un ultimo periodo di rifioritura e di innovazione proprio per questo evidenziarono colori più brillanti, atteggiamenti più umani ed una delicata intimità. Risalgono a quest’epoca i mosaici della chiesa di San Salvatore in Chora a Costantinopoli. Le opere importanti di quest’arte si sono estese in tutto il mondo ed anche in Italia, […]

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Culturalmente

Gotico in Italia: un viaggio tra i più suggestivi capolavori della penisola

Il gotico in Italia si trova in maniera diversa rispetto al luogo di origine ovvero la Francia, ma soprattutto si diffuse molto tempo dopo gli altri stati europei. Il vettore principale è costituito dagli edifici dell’ordine benedettino cistercense, che dalla zona di origine borgognona, in Francia, si è espanso in tutta l’Europa occidentale. Ma il gotico italiano, o anche ” gotico temperato ”, assume caratteristiche diverse rispetto non solo alla Francia, ma anche all’Inghilterra, alla Germania e alla Spagna. In particolare non viene recepita l’innovazione tecnica e l’arditezza strutturale delle cattedrali francesi, preferendo mantenere la tradizione costruttiva consolidata nei secoli precedenti ed anche dal punto di vista estetico non trova un grande sviluppo lo slancio verticale di questa architettura. Se vogliamo collocare questo stile in un arco temporale possiamo dire che vi è una fase iniziale nel XII secolo con lo sviluppo dell’architettura cistercense, seguita da una seconda fase, dal 1228 al 1290 di ” primo gotico ”, per poi passare ad una terza fase, dal 1290 al 1385 di ” gotico maturo ” e concludere con l’ultima fase dal 1385 al XVI secolo, il cosiddetto ” tardo gotico ”. Gotico in Italia: le tre basiliche più belle ed affascinanti Fra le opere più interessanti di gotico c’è certamente la Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, il principale luogo di culto cattolico di Orvieto, in provincia di Terni, capolavoro dell’architettura gotica in Italia centrale. La costruzione fu avviata nel 1290 per volontà di papa Niccolò IV con lo scopo di dare degna collocazione al Corporale del miracolo di Bolsena. Disegnato in stile romanico da un artista sconosciuto, in principio la direzione dei lavori fu affidata a fra Bevignate da Perugia a cui succedette ben presto, prima della fine del secolo, Giovanni di Uguccione, che introdusse le prime forme gotiche. Ai primi anni del Trecento, lo scultore ed architetto senese Lorenzo Maitani assunse il ruolo di capomastro dell’opera. Questi ampliò in forme gotiche l’abside ed il transetto e caratterizzò, pur non terminandola, l’aspetto della facciata come appare ancora oggi. Alla morte del Maitani, avvenuta nel 1330, i lavori erano tutt’altro che conclusi. Il ruolo di capomastro venne assunto da vari architetti-scultori che si succedettero nel corso degli anni, spesso per brevi periodi. La Basilica o il Monastero di Santa Chiara, è invece uno degli edifici più importanti e complessi del culto monumentale napoletano. Situata in via Benedetto Croce, si tratta della più grande basilica gotico-angioina della città; è caratterizzata da un monastero che comprende quattro chiostri monumentali, gli scavi archeologici dell’area circostante e diverse altre sale nelle quali è ospitato l’omonimo Museo dell’Opera, che a sua volta comprende nella visita anche il coro delle monache, con resti di affreschi di Giotto, un grande refettorio, la sacrestia ed altri ambienti basilicali. Si ricordi poi la Basilica di San Petronio, la chiesa più grande di Bologna: domina l’antistante piazza Maggiore e, nonostante sia ampiamente incompiuta, è una delle chiese più vaste d’Europa. Le sue imponenti dimensioni (132 metri di lunghezza, 60 di larghezza, con […]

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Food

Ricette panini gourmet: la soluzione ideale per pranzi e break equilibrati

Ecco alcune semplici ricette panini gourmet, il giusto e leggero equilibrio per spuntini e pranzi veloci, ma con gusto e fantasia. Quante volte abbiamo letto e sentito la parola ”gourmet” senza mai conoscerne il vero significato? Molto semplicemente questa parola significa ”buongustaio”. Quindi, quando parliamo di ”cucina gourmet”, intendiamo una cucina che riesce a far coincidere sia il gusto che il benessere. Questo tipo di cucina ha origini non molto lontane: più o meno quarant’anni fa, nel 1980, nacque in America un vero e proprio movimento fortemente voluto dalla classe medio-alta per contrastare lo stile alimentare scorretto del popolo americano. A differenza dell’America però, in Italia e in altre nazioni questo stile si è diffuso più velocemente, dando quindi il giusto rispetto alla genuinità di ogni singolo ingrediente che compone questi panini. Ma nel comporli spesso ci ritroviamo a farcirli con il “pilota automatico”, ovvero abbinando sempre i soliti quattro/cinque ingredienti a rotazione, lasciando poco spazio alla fantasia. Ecco, quindi, alcune ricette panini gourmet da poter utilizzare. Ricette panini gourmet: quando la fantasia incontra la cucina Mortadella, pesto di pistacchi, scamorza e crema di aceto balsamico: un misto di ingredienti che crea un gusto esplosivo. Il sapore deciso della mortadella, quello lievemente dolce del pesto di pistacchi, la vivacità della scamorza (a scelta tra dolce e affumicata), l’unicità della crema di aceto balsamico per un panino da veri intenditori. Speck, mozzarella, funghi trifolati e zafferano: il punto forte di questo panino è la mozzarella con lo zafferano, che può essere sia unito ai funghi cotti con aglio e prezzemolo sia usato per preparare una salsa con un goccio di latte e di olio. Ratatouille di verdure, olive taggiasche, brie e sesamo tostato: un panino gourmet vegetariano molto gustoso. In base al proprio gusto, preparare la ratatouille, cuocerle con un filo d’olio e con le olive taggiasche. Per completare il tutto, aggiungere delle fettine di brie e il sesamo tostato in padella o al forno. Gorgonzola, pere, noci e miele: dolce e salato che si contrappongono in un panino fresco, che si presta ad alcune varianti. Le noci possono essere gustate sia intere sia come salsa di noci; le pere, se mature, possono essere utilizzate intere o passate in padella con poco zucchero e una noce di burro; il gorgonzola può essere sostituito con taleggio o fontina. Crema di ceci, pomodori secchi, verdure grigliate e trito di mandorle: questo panino gourmet si può considerare vegano. Abbinando legumi, verdure e frutta secca si ha come risultato un panino dal gusto leggero e nutriente. La crema di ceci è acquistabile già pronta oppure si può prepararla cuocendo i ceci in barattolo con aglio, rosmarino, un goccio di olio e frullarli. Tonno sott’olio, patè di olive, granella di nocciole, datterini e menta: se tonno, patè di olive e pomodorini fanno parte della stessa tradizione mediterranea, l’imprevedibilità di questo panino arriva dalla dolcezza delle nocciole e dalla freschezza della menta. Fonte immagine: https://pixabay.com/it/photos/uovo-sandwich-cibo-pane-pasto-1615790/

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Culturalmente

Avvistamenti alieni: tra presente e passato, realtà e suggestione

Avvistamenti alieni: tra lo studio dell’ ufologia e della clipeologia, tra il passato ed il presente di una suggestione a volte fin troppo reale. Nel corso dei secoli molti uomini hanno ammesso di aver assistito o di essere stati protagonisti di incontri ravvicinati con gli alieni. Negli anni si sono accavallate, tra giornali, programmi televisivi e blog di internet, numerose notizie su questi strani esseri ultraterreni che vengono identificati come figure anomale, la cui presenza è testimoniata dai cerchi nel grano (le famose e misteriose tracce lasciate da persone o da umanoidi nei cambi) o dagli U.F.O., delle navicelle dalla quale si emette un raggio di luce non naturale. Migliaia le immagini di avvistamenti alieni che circolano correlate da altrettanti avvenimenti, ognuno dei quali con la propria storia e con la propria singolarità. Citeremo alcune delle storie più famose nel mondo, che negli ultimi cento anni hanno lasciato. Avvistamenti alieni: Luci di Phoenix Oltre venti anni sono passati dall’evento che la gente del luogo definì come ”Luci di Phoenix”, ma dopo tutto questo tempo resta nella storia come uno degli avvistamenti più incredibili e misteriosi di sempre. Era il 13 marzo del 1997 e oltre 10 mila persone rimasero allibite davanti alla visione di tre punti di luce che illuminarono il cielo notturno, dando l’impressione di essere dei veri e propri UFO. Alcuni testimoni raccontano che rimasero per alcune ore in movimento, formando una sorta di triangolo fino a dissolversi completamente nel buio della notte. Incidente di Roswell Circa cinquant’anni prima, nel luglio del 1947, accadeva un evento che può essere definito come uno dei più grandi insabbiamenti della storia da parte del governo degli USA. Nel New Mexico, a Roswell, una cittadina molto tranquilla e pacifica di circa 30.000 abitanti che vivevano principalmente di agricoltura o erano veterani di guerra che si godevano una meritata pensione.  Un mattino, in quella zona, un oggetto volante non identificato precipita in un ranch. Si trattava di un vero e proprio disco volante alieno. A circa 5 km di distanza si trovava l’ufficio per le relazioni pubbliche della Roswell Army Air Field, che diffuse un comunicato in cui si diceva che i militari della base avevano recuperato da un ranch diversi rottami appartenenti ad un disco volante. La notizia fu ripresa da un giornale locale e finì da lì anche sui giornali nazionali. Ufo a città del Messico A Città del Messico gli avvistamenti alieni si sono susseguiti nel tempo a partire dal 1991, durante l’eclissi totale di sole che ha interessato tutta la parte centrale del Messico. In quel giorno ben diciassette individui, in quattro città diverse, hanno documentato un oggetto metallico a forma di disco immobile sotto il cielo eclissato. Avrebbe potuto trattarsi di una semplice coincidenza se non fosse stato per i successivi avvistamenti nel 1992,1993,2015 e quello più recente del 19 settembre del 2017. Fonte immagine: https://pixabay.com/it/illustrations/ufo-copertura-alien-strano-1951536/  

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Recensioni

La porte à coté: litigi, segreti ed amore in scena alla Galleria Toledo

Arriva in scena il 13 febbraio 2020 al Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli lo spettacolo in francese (con sottotitoli in italiano) La porte à coté: una produzione Theatre Francais de Rome, di Fabrice Roger-Lacan per la regia di Marco Belocchi e con Alessandro Waldergan ed Hélène Sandoval. Una storia tra due vicini di casa che vivono nello stesso piano e che si odiano con cordialità, tra intrecci, segreti, lavori e caratteri apparentemente incompatibili, ricordi laceranti del passato, sentimenti non detti e nascosti e litigi che porteranno, invece, i due protagonisti ad essere più uniti che mai. La porte à coté: l’essere incompatibili o anime gemelle? Lei è psicanalista, lui invece è un venditore di yogurt. Sono vicini di casa, ma si odiano cordialmente ed ogni motivo è buono per litigare. Il palcoscenico si apre con uno scenario molto semplice e cambia allo stesso modo passando da una casa all’altra o anche sullo stesso pianerottolo. In fondo, i due protagonisti, sono, sì, vicini di casa, ma non comuni: sono soli e persi in una grande città e di fronte alle calamità del tempo e soprattutto degli anni che passano, ma sempre con vivi ricordi del passato che sembrano non voler mai lasciarli andare. Atteggiamenti, modi di fare e di dire che sono frutto di processi di elaborazione interiore per ognuno dei protagonisti, i quali si trovano sempre a fare i conti con quelli che sono i fantasmi della loro passata età. Cercano entrambi l’anima gemella su un sito di incontri e l’idea di persona dei due si allontana largamente da quella dell’altro. Nel frattempo litigano per qualsiasi cosa: dal volume della musica, al genere che ascolta l’altro, sulle loro professioni e su qualsiasi cosa che, in qualche modo, possa anche solo minimamente toccare l’altro. Quando poi troveranno entrambi la loro anima gemella, non smetteranno comunque di stuzzicarsi, ma forse, per l’ultima volta. Tra intrecci e semplicità, odio ed amore. Tra la comicità ed il profondo, tra la semplicità e gli intrecci, tra l’amore e l’odio: La porte à coté è un misto di queste sensazioni che arrivano forti e chiare al pubblico. Dietro ogni dialogo ed ogni litigio vi è sempre celato un segreto od un qualcosa così profondo che l’altro non riesce ad esprimere; il tutto alternato con battute sarcastiche e col piacere di stuzzicarsi, che i due attori protagonisti portano in scena con naturalezza e soprattutto con semplicità. Fonte immagine: galleriatoledo.info

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When the rain stops falling: un viaggio genealogico al Teatro Bellini

Al Teatro Bellini, dall’11 al 16 febbraio, va in scena lo spettacolo When the rain stops falling  di Andrew Bovell, per la regia di Lisa Ferlazzo Natoli e con Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro e Francesco Villano. Questo spettacolo ha vinto tre premi UBU nel 2019 (migliore regia, miglior nuovo testo straniero o scrittura drammaturgica e migliori costumi) e riesce a portare sul palco tutta l’energia, la passione, i dubbi e le incomprensioni di una storia di famiglia dal 1959 al 2039. When the rain stops falling: il susseguirsi di eventi che segnano le famiglie ed il tempo La storia di due famiglie, Law e York, si avvicendano in quattro generazioni a partire dal 1959 fino al 2039. Storia di madri, mogli, padri, mariti, donne ed uomini i cui destini si incrociano casualmente per un amore mancato o per un evento macabro. Vite spezzate, morti accidentali, amori per anni curati e mai ricambiati pienamente. I diversi fili che la trama cuce, mescola e rende singolari, riecheggiano dopo anni ed anni di sedute al tavolo di una cucina, all’apertura di una valigia i cui ricordi rimarranno indelebili. La ripetizione di alcune azione narrative sancisce l’attualità del presente nel passato e viceversa ma, soprattutto,  quanto il passato riesca ad influenzare e condizionare il futuro. Ogni protagonista, in fondo, ha dentro sé un comportamento non adeguato, un’inclinazione da non confessare, un desiderio mai avuto, un errore commesso e per sempre ricordato. I nove eccezionali protagonisti si spostano senza flashback da un paesaggio all’altro; da un’epoca all’altra riuscendo a trascinare con sé lo spettatore passando da semplici stanze bianche e sporche ai paesaggi sconfinati dell’Australia; e da un’epoca all’altra rendendo sempre il ritmo straordinariamente incalzante. «Non avere niente da dire è come avere così tanto da dire che non si ha nemmeno il coraggio di cominciare» E questa è una delle frasi chiave che Andrew Bovell inserisce nel  testo e che racchiude lo stare al mondo di tutti i personaggi. Personaggi in eterno conflitto con sé stessi e con un passato che non si chiude mai del tutto. Le cose non dette e i problemi mai affrontati diventano i fantasmi del futuro che continuano ad influenzare le vite dei successori in quell’albero genealogico che tutto collega, ma che poco tiene unito. Magistrale la messa in scena della regista e l’interpretazione dei nove attori in scena. Uno spettacolo, quello di Bovell, che lascia il segno e che riesce a far riflettere su quanto la vita sia fondata su delle scelte delle quali bisogna sempre assumersi le responsabilità per far sì che non rimangano inespresse. Fonte immagine: Teatro Bellini.

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Riflessioni culturali

Come scrivere il primo curriculum: informazioni e passaggi essenziali

Una volta terminati quelli che sono gli studi, ognuno di noi è di fronte ad un obiettivo ben preciso: quello di trovare un impiego lavorativo. Se si è giovani e soprattutto alle prime armi si è scoraggiati da quello che è, forse, un bagaglio di esperienze non troppo vasto e quello che è il grande mondo del lavoro che si ha davanti. Ma non bisogna scoraggiarsi! Chiunque prima di arrivare ad una brillante carriera professionale, ha dovuto attraversare un cammino lungo e tortuoso partendo dallo stilare il primo curriculum o le esperienze e competenze accumulate nell’arco del corso di studi in particolare quelle rilevanti ed attinenti alla professione che si vuole svolgere. Come scrivere il primo curriculum: le cose essenziali da fare Per scrivere un curriculum, soprattutto se è la prima volta che lo si fa, bisogna seguire dei passaggi fondamentali in modo tale da non trascurare nulla e segnare tutto: analizzare attentamente l’offerta di lavoro o ciò che si vuole cercare; ricordare quali siano le eventuali esperienze che possono essere rilevanti e attinenti alla candidatura: elencare i dati anagrafici in maniera chiara e precisa, senza dilungarsi troppo; allegare una foto tessera, quella più recente e professionale che si possiede; essere brevi cercando di far rientrare tutto in una sola pagina; riassumere il corso di studi, specificando le varie scuole e/o Università che avete frequentato e le esperienze lavorative fatte in precedenza, i vostri punti di forza ed i vostri obiettivi; è importante anche segnare quelle che sono state le esperienze educative; se non avete mai avuto esperienze lavorative, non preoccupatevi a gonfiare troppo le piccole cose, ma prediligete le informazioni necessarie; è importante elencare i social che si hanno e che vengono utilizzati (Linkedin è il più professionale); allegare una lettera di presentazione e di motivazione in cui racconti di te e del tuo modo di relazionarti come singolo e nel gruppo; allegare anche contatti di professionisti con cui hai collaborato in precedenza: potranno aiutare l’azienda che legge il tuo curriculum ad avere un’immagine più chiara di te; mettere in luce se avete fatto esperienze di volontariato, anche se brevi; segnalare gli stage effettuati; annotare se si hanno particolari conoscenze di lingue straniere o di informatica e le eventuali certificazioni. Dopo aver seguito tutti i passaggi, di fondamentale importanza è la rilettura del file appena creato. Rileggere, dunque, con attenzione tutto il curriculum e soprattutto correggere gli eventuali errori di battitura che potrebbero creare inconvenienti al fine di recezione dello scritto. O, meglio ancora, utilizzare un controllo-curriculum online che potrà al meglio rendere chiaro il tuo elaborato. Dopo aver fatto ciò e aver controllato lo stile, gli errori e la fluidità, bisogna solo inviarlo e metterlo sul web, con le dovute precauzioni e soprattutto facendo attenzione ai profili in cui viene inserito. Fonte immagine: https://www.scambieuropei.info/consigli-scrivere-curriculum-senza-esperienza-cv/

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Recensioni

Amadeus: la storia di una ferocia gelosia in scena al Teatro Diana

Debutta a partire da mercoledì 29 gennaio fino a domenica 9 febbraio 2020 presso il Teatro Diana di Napoli, lo spettacolo Amadeus di Peter Shaffer per la regia di Andrei Konchalovsky e con Geppy Gleijeses (nelle vesti di Antonio Salieri), Lorenzo Gleijeses (nelle vesti di Wolfang Amadeus Mozart), Giulio Farnese, Gianluca Ferrato, Roberta Lucca, Giuseppe Bisogno, Anita Pititto, Elisabetta Mirra, Agostino Pannone, Brunella De Feudis e Dario Vandelli per una messa in scena di circa due ore in cui si evidenziano quelle che sono le più intrinseche gelosie che stanziavano in quello che era lo scenario della musica viennese di fine 700 in cui i grandi nomi di Antonio Salieri e Wolfang Amadeus Mozart riecheggiavano nei teatri europei più prestigiosi insieme alle loro composizioni e alla loro, ormai storica e soprattutto da parte dell’italiano, rivalità. Amadeus: musica, gelosia e rivalità Ambientato alla fine del 1700, della storica rivalità tra Antonio Salieri ed Wolfang Amadeus Mozart, ma soprattutto del tentativo da parte del musicista italiano di distruggere la reputazione del tanto odiato giovane prodigio che già da bambino riusciva a comporre ed a suonare, facendo cose davvero fuori dal comune e scavalcando la fama ed il prestigio del Salieri. Il compositore italiano più che vero rivale del giovane salisburghese, è visto più come un critico di quella che è la carriera brillante di Mozart. Lui ammira ed apprezza quelli che sono i successi del collega, quelle che sono le “partiture senza nemmeno una correzione”, ma poi basta davvero poco, basta una piccola occasione e lui subito coglie l’insuccesso del rivale per infliggergli un lungo calvario esistenziale, fisico e morale, fino a provocarne la morte. Salieri non è, però, un uomo cattivo; è un uomo frustrato e profondamente deluso da se e da quelli che sono i suoi successi, ma che sono sempre non abbastanza, sempre velati da quel retroscena di insoddisfazione che accompagnerà la sua figura fino alla fine. Cosa che invece è molto lontana dalla figura di Mozart che invece è visto come un giovane rigido, ma allo stesso tempo ingenuo nelle sue convinzioni ed in qualche modo intrappolato in quello che è il suo stesso essere “genio”. Mediocri di tutto il mondo – ora e sempre – vi assolvo tutti. Amen Un testo molto complesso e forte quello di Amadeus scritto fino al 1978 (anno del primo debutto londinese) ed anno in cui Peter Shaffer conobbe il più grande successo della sua vita. Un testo che poi ha continuato a riscrivere per molto tempo, modificandolo completamente per l’edizione americana e per la successiva ripresa londinese del 1981, ma restando comunque immutato nella sua immensità fino a trasformarsi in un film nel 1984 in cui, sul grande schermo, arriva il successo internazionale con la direzione di Milos Forman. Una storia non facile da raccontare, da rappresentare e da far sentire agli spettatori, ma allo stesso tempo una pietra miliare per uno dei più importanti geni che il mondo abbia mai conosciuto: Wolfang Amadeus Mozart. Immagine in evidenza: teatrodiana.it

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La resa dei conti: gli interrogativi senza tempo in scena al Piccolo Bellini

Arriva al Piccolo Bellini di Napoli dal 21 al 26 gennaio 2020, lo spettacolo di Michele Santeramo, ” La resa dei conti ”  per la regia di Peppino Mazzotta  con Daniele Russo e Andrea Di Casa.  La resa dei conti: enigmi, esistenza, salvezza Il testo di Michele Santeramo porta sul palcoscenico del Piccolo Bellini  interrogativi enigmatici senza tempo e senza risposta in un dialogo tra due uomini che riflettono sull’esistenza e sulla possibilità di salvezza di ogni essere umano. I due protagonisti condividono lo stesso ambiente, senza finestre e porte, per volere di uno dei due che tenta di ”salvare” l’altro credendo di essere Gesù. Giochi d’identità e continue menzogne: due vite di sconosciuti che iniziano ad intrecciarsi e di cui entrambi sentono il tremendo peso e, allo stesso tempo, l’estenuante voglia di liberarsi da un’esistenza che non riconoscono più come propria. Colpevoli e consapevoli dei loro peccati, cercano un’altra ed ultima possibilità di salvezza. Salvarsi per evitare la condanna: la condanna di una vita  priva di scopo. Cercano di capire come sia stato possibile essere arrivati a quel punto e di riprendere la propria esistenza in mano, cambiando identità e facendo in modo che siano in primis loro stessi e poi gli altri. Il cambiamento radicale parte proprio dalla riflessione che ognuno di noi fa con se stesso, proprio dall’esatto punto in cui parte la ”resa dei conti”. Il punto in cui tutte le carte ormai sono in tavola, in cui arriva quel momento preciso in cui si necessita di un cambiamento, di una rivincita sul passato. ”Che fai? Dormi? Qua dormono tutti!” Con questa frase chiave, con questo paragone che fa intendere quanto l’uomo sia cieco nei confronti di ciò che gli accade intorno, inizia lo spettacolo di Michele Santeramo che riesce a trascinare lo spettatore in un vortice di domande, problemi e tentativi di soluzione. Lo scenario è semplice ma ben curato, il che rende ancora più enigmatico il dialogo tra i due protagonisti rinchiusi in questa stanza senza finestre, porte, tempo. Eccezionale la regia di Peppino Mazzotta e l’interpretazione dei due attori (Andrea Di Casa e Daniele Russo) che riescono a mandare segnali forti, a lasciare segni indelebili e, soprattutto, a rendere vive e reali quelle che sono domande esistenziali che si cerca spesso di eludere. Domande e perplessità che ogni persona porta con sé ma che spesso vengono rimandate, soffocate e, in apparenza, dimenticate. Fonte immagine: http://www.teatrobellini.it/spettacoli/329/la-resa-dei-conti

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Ferdinando, il testo-capolavoro di Annibale Ruccello al Piccolo Bellini

Dopo il grande successo della scorsa stagione, ritorna sul palcoscenico del Piccolo Bellini Ferdinando, il testo-capolavoro di Annibale Ruccello per la regia di Nadia Baldi in scena dal 26 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020 con Gea Martire, Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio e Francesco Roccasecca. Il capolavoro di Annibale Ruccello: il perfetto equilibrio tra comico e tragico Lo spettacolo si apre in uno scenario ben architettato con un letto al centro del palco. Sul letto donna Clotilde che è interpretata in maniera magistrale dall’immensa Gea Martire. Agli albori dell’Unità d’Italia, la storia narra di una baronessa (Clotilde) che vive in compagnia di una sua lontana parente (Gesualda) in una villa fuori Napoli dove trascorre le sue giornate a letto poiché si definisce gravemente malata; la sera, puntualmente ad ogni ora, il parroco del luogo (Don Catellino) va a fare visita alle due donne. Le noiose e monotone giornate vengono stravolte dall’arrivo del giovane Ferdinando: un ragazzo dal bell’aspetto che viene affidato alla tutela della baronessa poiché, alla morte dei suoi genitori, lei è l’unica parente più stretta a potersi prendere cura di lui. Così tutto assume una vitalità diverse e un intrigo passionale inizia a girare all’interno della casa che coinvolgerà tutti i personaggi e tutti follemente innamorati del fanciullo. Ma le cose non andranno come sperato per nessuno dei tre personaggi poiché, dietro al viso d’angelo del giovane, si nascondono invece intrighi, maldicenze e soprattutto false identità. Dal comico vi è un netto passaggio verso il tragico soprattutto con l’inizio del secondo atto in cui tutte le carte iniziano a mostrarsi e quelli che sono gli amori nei confronti del bel ragazzo vengono svelati e si tramutano in ossessioni, come quella di Don Catellino, in amore passionale, come quello di Donna Clotilde o in quello rabbioso e voglioso di Gesualdina. ”Ferdinando, grazie! E nun se chiammava manco Ferdinando!” E così si conclude il testo di Annibale Ruccello: una falsa identità che aveva però preso possesso di tutto ciò che vi era nella villa di Donna Clotilde sia a livello materiale che, soprattutto, sentimentale e spirituale. Lo spettacolo, con la regia di Nadia Baldi, è fedele al testo, ma soprattutto impeccabile nei movimenti di ogni singolo attore e nella pronuncia di una lingua napoletana così pura e pulita. Magistrale l’interpretazione degli attori in scena che sono riusciti a far sentire in tutto e per tutto al pubblico la magia di una grande opera teatrale, lasciando, tra una risata e una lacrima, a bocca aperta gli spettatori, ma soprattutto con gli occhi incollati sul palcoscenico per tutta la durata dello spettacolo. Il testo non è facile, ma con la fenomenale bravura della regia e degli attori, è ritornato finalmente e degnamente in scena uno dei classici del teatro napoletano.  

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Musica

La maschera: il concerto della band napoletana alla Casa della Musica

Ritorna, a grande richiesta, sul palcoscenico di Casa della Musica a Napoli, il 19 dicembre 2019, la band partenopea ”La maschera” concludendo in bellezza, con l’ultimo concerto, quello che è stato un anno ricco di soddisfazioni. Accompagnati da altri grandi artisti come Vitorino, La Maschera arriva sul palcoscenico con grinta e tenacia, le stesse che hanno accompagnato il gruppo per tutto l’anno, andando anche oltre quelli che sono i confini nazionali. Sul palco Roberto Colella (voce, chitarra e tastiera), Vincenzo Capasso (tromba), Antonio Gomez (basso), Marco Salvatore (batteria) ed Alessandro Morlando (chitarra elettrica). La maschera: la grande scoperta del folk napoletano Nati nel 2013 dall’incontro tra Roberto Colella e Vincenzo Capasso, La Maschera partecipa ad un contest il cui premio era un videoclip. Il regista presente tra il pubblico decide di voler fare un videoclip con loro anche se il gruppo non aveva vinto il contest. Da lì nasce il video di quello che sarà il primo singolo della band: ”Pullecenella”. Pubblicano nel 2014 il loro primo album con l’etichetta ”Full Heads”: ”‘O vicolo ‘e l’alleria”. Continuando a crescere, la band nell’estate del 2015 incontra il musicista senegalese Laye Ba. Dall’incontro nasce il singolo ‘‘Te vengo a cercà” con il videoclip girato nel quartiere popolare di Dakar e pubblicato nell’aprile del 2016. Grazie a questo viaggio in Senegal, la band subirà numerose influenze musicali ed il loro sound sarà sempre più una fusione tra musica popolare napoletana e ritmi senegalesi. Nel novembre del 2017 esce il loro secondo album ”Parco Sofia” ed al centro del disco vi sono proprio gli incontri culturali e musicali tra Napoli e l’Africa. L’album è finalista per la Targa Tenco 2018 nella categoria ”Album in dialetto”. Nell’estate del 2018, i componenti partono per un tour italiano ed a settembre approdano in Portogallo con ben tre date. Nel novembre del 2018 vincono l’undicesimo Premio Andrea Parodi, contest italiano dedicato alla world music. Nell’estate del 2019, dopo un tour nella Corea del Sud, la band si esibisce al Giffoni Film Festival e allo Sziget Festival in Ungheria. Nel dicembre 2019 è uscito il singolo ”‘A cosa justa‘‘, anticipazione del terzo album previsto per l’autunno del 2020. La band è molto giovane, ma soprattutto piena di voglia di fare, influenzata dai pilastri della musica napoletana come Eugenio Bennato e Pino Daniele. ”Grazie uagliù” In questo modo la band napoletana ringrazia a fine del concerto e sui social tutti i fans che hanno supportato la loro crescita in questo ultimo anno e dall’inizio della creazione di questo progetto musicale che si fa sempre più strada nella realtà della musica napoletana. Una realtà che è molto spesso sottovalutata ma che con l’energia giusta e la grandissima bravura dei giovani artisti sta cambiando radicalmente prospettive e punti di vista. Una realtà che, dunque, si fa sempre più interessante. Grazie alla passione di questa band ed ai messaggi d’amore che manda con grande semplicità, tutta la bellezza arriva al cuore ed ai pensieri degli ascoltatori, che si ritrovano catapultati nella difficile quotidianità partenopea, […]

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