Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Recensioni

La porte à coté: litigi, segreti ed amore in scena alla Galleria Toledo

Arriva in scena il 13 febbraio 2020 al Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo di Napoli lo spettacolo in francese (con sottotitoli in italiano) La porte à coté: una produzione Theatre Francais de Rome, di Fabrice Roger-Lacan per la regia di Marco Belocchi e con Alessandro Waldergan ed Hélène Sandoval. Una storia tra due vicini di casa che vivono nello stesso piano e che si odiano con cordialità, tra intrecci, segreti, lavori e caratteri apparentemente incompatibili, ricordi laceranti del passato, sentimenti non detti e nascosti e litigi che porteranno, invece, i due protagonisti ad essere più uniti che mai. La porte à coté: l’essere incompatibili o anime gemelle? Lei è psicanalista, lui invece è un venditore di yogurt. Sono vicini di casa, ma si odiano cordialmente ed ogni motivo è buono per litigare. Il palcoscenico si apre con uno scenario molto semplice e cambia allo stesso modo passando da una casa all’altra o anche sullo stesso pianerottolo. In fondo, i due protagonisti, sono, sì, vicini di casa, ma non comuni: sono soli e persi in una grande città e di fronte alle calamità del tempo e soprattutto degli anni che passano, ma sempre con vivi ricordi del passato che sembrano non voler mai lasciarli andare. Atteggiamenti, modi di fare e di dire che sono frutto di processi di elaborazione interiore per ognuno dei protagonisti, i quali si trovano sempre a fare i conti con quelli che sono i fantasmi della loro passata età. Cercano entrambi l’anima gemella su un sito di incontri e l’idea di persona dei due si allontana largamente da quella dell’altro. Nel frattempo litigano per qualsiasi cosa: dal volume della musica, al genere che ascolta l’altro, sulle loro professioni e su qualsiasi cosa che, in qualche modo, possa anche solo minimamente toccare l’altro. Quando poi troveranno entrambi la loro anima gemella, non smetteranno comunque di stuzzicarsi, ma forse, per l’ultima volta. Tra intrecci e semplicità, odio ed amore. Tra la comicità ed il profondo, tra la semplicità e gli intrecci, tra l’amore e l’odio: La porte à coté è un misto di queste sensazioni che arrivano forti e chiare al pubblico. Dietro ogni dialogo ed ogni litigio vi è sempre celato un segreto od un qualcosa così profondo che l’altro non riesce ad esprimere; il tutto alternato con battute sarcastiche e col piacere di stuzzicarsi, che i due attori protagonisti portano in scena con naturalezza e soprattutto con semplicità. Fonte immagine: galleriatoledo.info

... continua la lettura
Recensioni

When the rain stops falling: un viaggio genealogico al Teatro Bellini

Al Teatro Bellini, dall’11 al 16 febbraio, va in scena lo spettacolo When the rain stops falling  di Andrew Bovell, per la regia di Lisa Ferlazzo Natoli e con Caterina Carpio, Marco Cavalcoli, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Camilla Semino Favro e Francesco Villano. Questo spettacolo ha vinto tre premi UBU nel 2019 (migliore regia, miglior nuovo testo straniero o scrittura drammaturgica e migliori costumi) e riesce a portare sul palco tutta l’energia, la passione, i dubbi e le incomprensioni di una storia di famiglia dal 1959 al 2039. When the rain stops falling: il susseguirsi di eventi che segnano le famiglie ed il tempo La storia di due famiglie, Law e York, si avvicendano in quattro generazioni a partire dal 1959 fino al 2039. Storia di madri, mogli, padri, mariti, donne ed uomini i cui destini si incrociano casualmente per un amore mancato o per un evento macabro. Vite spezzate, morti accidentali, amori per anni curati e mai ricambiati pienamente. I diversi fili che la trama cuce, mescola e rende singolari, riecheggiano dopo anni ed anni di sedute al tavolo di una cucina, all’apertura di una valigia i cui ricordi rimarranno indelebili. La ripetizione di alcune azione narrative sancisce l’attualità del presente nel passato e viceversa ma, soprattutto,  quanto il passato riesca ad influenzare e condizionare il futuro. Ogni protagonista, in fondo, ha dentro sé un comportamento non adeguato, un’inclinazione da non confessare, un desiderio mai avuto, un errore commesso e per sempre ricordato. I nove eccezionali protagonisti si spostano senza flashback da un paesaggio all’altro; da un’epoca all’altra riuscendo a trascinare con sé lo spettatore passando da semplici stanze bianche e sporche ai paesaggi sconfinati dell’Australia; e da un’epoca all’altra rendendo sempre il ritmo straordinariamente incalzante. «Non avere niente da dire è come avere così tanto da dire che non si ha nemmeno il coraggio di cominciare» E questa è una delle frasi chiave che Andrew Bovell inserisce nel  testo e che racchiude lo stare al mondo di tutti i personaggi. Personaggi in eterno conflitto con sé stessi e con un passato che non si chiude mai del tutto. Le cose non dette e i problemi mai affrontati diventano i fantasmi del futuro che continuano ad influenzare le vite dei successori in quell’albero genealogico che tutto collega, ma che poco tiene unito. Magistrale la messa in scena della regista e l’interpretazione dei nove attori in scena. Uno spettacolo, quello di Bovell, che lascia il segno e che riesce a far riflettere su quanto la vita sia fondata su delle scelte delle quali bisogna sempre assumersi le responsabilità per far sì che non rimangano inespresse. Fonte immagine: Teatro Bellini.

... continua la lettura
Riflessioni culturali

Come scrivere il primo curriculum: informazioni e passaggi essenziali

Una volta terminati quelli che sono gli studi, ognuno di noi è di fronte ad un obiettivo ben preciso: quello di trovare un impiego lavorativo. Se si è giovani e soprattutto alle prime armi si è scoraggiati da quello che è, forse, un bagaglio di esperienze non troppo vasto e quello che è il grande mondo del lavoro che si ha davanti. Ma non bisogna scoraggiarsi! Chiunque prima di arrivare ad una brillante carriera professionale, ha dovuto attraversare un cammino lungo e tortuoso partendo dallo stilare il primo curriculum o le esperienze e competenze accumulate nell’arco del corso di studi in particolare quelle rilevanti ed attinenti alla professione che si vuole svolgere. Come scrivere il primo curriculum: le cose essenziali da fare Per scrivere un curriculum, soprattutto se è la prima volta che lo si fa, bisogna seguire dei passaggi fondamentali in modo tale da non trascurare nulla e segnare tutto: analizzare attentamente l’offerta di lavoro o ciò che si vuole cercare; ricordare quali siano le eventuali esperienze che possono essere rilevanti e attinenti alla candidatura: elencare i dati anagrafici in maniera chiara e precisa, senza dilungarsi troppo; allegare una foto tessera, quella più recente e professionale che si possiede; essere brevi cercando di far rientrare tutto in una sola pagina; riassumere il corso di studi, specificando le varie scuole e/o Università che avete frequentato e le esperienze lavorative fatte in precedenza, i vostri punti di forza ed i vostri obiettivi; è importante anche segnare quelle che sono state le esperienze educative; se non avete mai avuto esperienze lavorative, non preoccupatevi a gonfiare troppo le piccole cose, ma prediligete le informazioni necessarie; è importante elencare i social che si hanno e che vengono utilizzati (Linkedin è il più professionale); allegare una lettera di presentazione e di motivazione in cui racconti di te e del tuo modo di relazionarti come singolo e nel gruppo; allegare anche contatti di professionisti con cui hai collaborato in precedenza: potranno aiutare l’azienda che legge il tuo curriculum ad avere un’immagine più chiara di te; mettere in luce se avete fatto esperienze di volontariato, anche se brevi; segnalare gli stage effettuati; annotare se si hanno particolari conoscenze di lingue straniere o di informatica e le eventuali certificazioni. Dopo aver seguito tutti i passaggi, di fondamentale importanza è la rilettura del file appena creato. Rileggere, dunque, con attenzione tutto il curriculum e soprattutto correggere gli eventuali errori di battitura che potrebbero creare inconvenienti al fine di recezione dello scritto. O, meglio ancora, utilizzare un controllo-curriculum online che potrà al meglio rendere chiaro il tuo elaborato. Dopo aver fatto ciò e aver controllato lo stile, gli errori e la fluidità, bisogna solo inviarlo e metterlo sul web, con le dovute precauzioni e soprattutto facendo attenzione ai profili in cui viene inserito. Fonte immagine: https://www.scambieuropei.info/consigli-scrivere-curriculum-senza-esperienza-cv/

... continua la lettura
Recensioni

Amadeus: la storia di una ferocia gelosia in scena al Teatro Diana

Debutta a partire da mercoledì 29 gennaio fino a domenica 9 febbraio 2020 presso il Teatro Diana di Napoli, lo spettacolo Amadeus di Peter Shaffer per la regia di Andrei Konchalovsky e con Geppy Gleijeses (nelle vesti di Antonio Salieri), Lorenzo Gleijeses (nelle vesti di Wolfang Amadeus Mozart), Giulio Farnese, Gianluca Ferrato, Roberta Lucca, Giuseppe Bisogno, Anita Pititto, Elisabetta Mirra, Agostino Pannone, Brunella De Feudis e Dario Vandelli per una messa in scena di circa due ore in cui si evidenziano quelle che sono le più intrinseche gelosie che stanziavano in quello che era lo scenario della musica viennese di fine 700 in cui i grandi nomi di Antonio Salieri e Wolfang Amadeus Mozart riecheggiavano nei teatri europei più prestigiosi insieme alle loro composizioni e alla loro, ormai storica e soprattutto da parte dell’italiano, rivalità. Amadeus: musica, gelosia e rivalità Ambientato alla fine del 1700, della storica rivalità tra Antonio Salieri ed Wolfang Amadeus Mozart, ma soprattutto del tentativo da parte del musicista italiano di distruggere la reputazione del tanto odiato giovane prodigio che già da bambino riusciva a comporre ed a suonare, facendo cose davvero fuori dal comune e scavalcando la fama ed il prestigio del Salieri. Il compositore italiano più che vero rivale del giovane salisburghese, è visto più come un critico di quella che è la carriera brillante di Mozart. Lui ammira ed apprezza quelli che sono i successi del collega, quelle che sono le “partiture senza nemmeno una correzione”, ma poi basta davvero poco, basta una piccola occasione e lui subito coglie l’insuccesso del rivale per infliggergli un lungo calvario esistenziale, fisico e morale, fino a provocarne la morte. Salieri non è, però, un uomo cattivo; è un uomo frustrato e profondamente deluso da se e da quelli che sono i suoi successi, ma che sono sempre non abbastanza, sempre velati da quel retroscena di insoddisfazione che accompagnerà la sua figura fino alla fine. Cosa che invece è molto lontana dalla figura di Mozart che invece è visto come un giovane rigido, ma allo stesso tempo ingenuo nelle sue convinzioni ed in qualche modo intrappolato in quello che è il suo stesso essere “genio”. Mediocri di tutto il mondo – ora e sempre – vi assolvo tutti. Amen Un testo molto complesso e forte quello di Amadeus scritto fino al 1978 (anno del primo debutto londinese) ed anno in cui Peter Shaffer conobbe il più grande successo della sua vita. Un testo che poi ha continuato a riscrivere per molto tempo, modificandolo completamente per l’edizione americana e per la successiva ripresa londinese del 1981, ma restando comunque immutato nella sua immensità fino a trasformarsi in un film nel 1984 in cui, sul grande schermo, arriva il successo internazionale con la direzione di Milos Forman. Una storia non facile da raccontare, da rappresentare e da far sentire agli spettatori, ma allo stesso tempo una pietra miliare per uno dei più importanti geni che il mondo abbia mai conosciuto: Wolfang Amadeus Mozart. Immagine in evidenza: teatrodiana.it

... continua la lettura
Recensioni

La resa dei conti: gli interrogativi senza tempo in scena al Piccolo Bellini

Arriva al Piccolo Bellini di Napoli dal 21 al 26 gennaio 2020, lo spettacolo di Michele Santeramo, ” La resa dei conti ”  per la regia di Peppino Mazzotta  con Daniele Russo e Andrea Di Casa.  La resa dei conti: enigmi, esistenza, salvezza Il testo di Michele Santeramo porta sul palcoscenico del Piccolo Bellini  interrogativi enigmatici senza tempo e senza risposta in un dialogo tra due uomini che riflettono sull’esistenza e sulla possibilità di salvezza di ogni essere umano. I due protagonisti condividono lo stesso ambiente, senza finestre e porte, per volere di uno dei due che tenta di ”salvare” l’altro credendo di essere Gesù. Giochi d’identità e continue menzogne: due vite di sconosciuti che iniziano ad intrecciarsi e di cui entrambi sentono il tremendo peso e, allo stesso tempo, l’estenuante voglia di liberarsi da un’esistenza che non riconoscono più come propria. Colpevoli e consapevoli dei loro peccati, cercano un’altra ed ultima possibilità di salvezza. Salvarsi per evitare la condanna: la condanna di una vita  priva di scopo. Cercano di capire come sia stato possibile essere arrivati a quel punto e di riprendere la propria esistenza in mano, cambiando identità e facendo in modo che siano in primis loro stessi e poi gli altri. Il cambiamento radicale parte proprio dalla riflessione che ognuno di noi fa con se stesso, proprio dall’esatto punto in cui parte la ”resa dei conti”. Il punto in cui tutte le carte ormai sono in tavola, in cui arriva quel momento preciso in cui si necessita di un cambiamento, di una rivincita sul passato. ”Che fai? Dormi? Qua dormono tutti!” Con questa frase chiave, con questo paragone che fa intendere quanto l’uomo sia cieco nei confronti di ciò che gli accade intorno, inizia lo spettacolo di Michele Santeramo che riesce a trascinare lo spettatore in un vortice di domande, problemi e tentativi di soluzione. Lo scenario è semplice ma ben curato, il che rende ancora più enigmatico il dialogo tra i due protagonisti rinchiusi in questa stanza senza finestre, porte, tempo. Eccezionale la regia di Peppino Mazzotta e l’interpretazione dei due attori (Andrea Di Casa e Daniele Russo) che riescono a mandare segnali forti, a lasciare segni indelebili e, soprattutto, a rendere vive e reali quelle che sono domande esistenziali che si cerca spesso di eludere. Domande e perplessità che ogni persona porta con sé ma che spesso vengono rimandate, soffocate e, in apparenza, dimenticate. Fonte immagine: http://www.teatrobellini.it/spettacoli/329/la-resa-dei-conti

... continua la lettura
Recensioni

Ferdinando, il testo-capolavoro di Annibale Ruccello al Piccolo Bellini

Dopo il grande successo della scorsa stagione, ritorna sul palcoscenico del Piccolo Bellini Ferdinando, il testo-capolavoro di Annibale Ruccello per la regia di Nadia Baldi in scena dal 26 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020 con Gea Martire, Chiara Baffi, Fulvio Cauteruccio e Francesco Roccasecca. Il capolavoro di Annibale Ruccello: il perfetto equilibrio tra comico e tragico Lo spettacolo si apre in uno scenario ben architettato con un letto al centro del palco. Sul letto donna Clotilde che è interpretata in maniera magistrale dall’immensa Gea Martire. Agli albori dell’Unità d’Italia, la storia narra di una baronessa (Clotilde) che vive in compagnia di una sua lontana parente (Gesualda) in una villa fuori Napoli dove trascorre le sue giornate a letto poiché si definisce gravemente malata; la sera, puntualmente ad ogni ora, il parroco del luogo (Don Catellino) va a fare visita alle due donne. Le noiose e monotone giornate vengono stravolte dall’arrivo del giovane Ferdinando: un ragazzo dal bell’aspetto che viene affidato alla tutela della baronessa poiché, alla morte dei suoi genitori, lei è l’unica parente più stretta a potersi prendere cura di lui. Così tutto assume una vitalità diverse e un intrigo passionale inizia a girare all’interno della casa che coinvolgerà tutti i personaggi e tutti follemente innamorati del fanciullo. Ma le cose non andranno come sperato per nessuno dei tre personaggi poiché, dietro al viso d’angelo del giovane, si nascondono invece intrighi, maldicenze e soprattutto false identità. Dal comico vi è un netto passaggio verso il tragico soprattutto con l’inizio del secondo atto in cui tutte le carte iniziano a mostrarsi e quelli che sono gli amori nei confronti del bel ragazzo vengono svelati e si tramutano in ossessioni, come quella di Don Catellino, in amore passionale, come quello di Donna Clotilde o in quello rabbioso e voglioso di Gesualdina. ”Ferdinando, grazie! E nun se chiammava manco Ferdinando!” E così si conclude il testo di Annibale Ruccello: una falsa identità che aveva però preso possesso di tutto ciò che vi era nella villa di Donna Clotilde sia a livello materiale che, soprattutto, sentimentale e spirituale. Lo spettacolo, con la regia di Nadia Baldi, è fedele al testo, ma soprattutto impeccabile nei movimenti di ogni singolo attore e nella pronuncia di una lingua napoletana così pura e pulita. Magistrale l’interpretazione degli attori in scena che sono riusciti a far sentire in tutto e per tutto al pubblico la magia di una grande opera teatrale, lasciando, tra una risata e una lacrima, a bocca aperta gli spettatori, ma soprattutto con gli occhi incollati sul palcoscenico per tutta la durata dello spettacolo. Il testo non è facile, ma con la fenomenale bravura della regia e degli attori, è ritornato finalmente e degnamente in scena uno dei classici del teatro napoletano.  

... continua la lettura
Musica

La maschera: il concerto della band napoletana alla Casa della Musica

Ritorna, a grande richiesta, sul palcoscenico di Casa della Musica a Napoli, il 19 dicembre 2019, la band partenopea ”La maschera” concludendo in bellezza, con l’ultimo concerto, quello che è stato un anno ricco di soddisfazioni. Accompagnati da altri grandi artisti come Vitorino, La Maschera arriva sul palcoscenico con grinta e tenacia, le stesse che hanno accompagnato il gruppo per tutto l’anno, andando anche oltre quelli che sono i confini nazionali. Sul palco Roberto Colella (voce, chitarra e tastiera), Vincenzo Capasso (tromba), Antonio Gomez (basso), Marco Salvatore (batteria) ed Alessandro Morlando (chitarra elettrica). La maschera: la grande scoperta del folk napoletano Nati nel 2013 dall’incontro tra Roberto Colella e Vincenzo Capasso, La Maschera partecipa ad un contest il cui premio era un videoclip. Il regista presente tra il pubblico decide di voler fare un videoclip con loro anche se il gruppo non aveva vinto il contest. Da lì nasce il video di quello che sarà il primo singolo della band: ”Pullecenella”. Pubblicano nel 2014 il loro primo album con l’etichetta ”Full Heads”: ”‘O vicolo ‘e l’alleria”. Continuando a crescere, la band nell’estate del 2015 incontra il musicista senegalese Laye Ba. Dall’incontro nasce il singolo ‘‘Te vengo a cercà” con il videoclip girato nel quartiere popolare di Dakar e pubblicato nell’aprile del 2016. Grazie a questo viaggio in Senegal, la band subirà numerose influenze musicali ed il loro sound sarà sempre più una fusione tra musica popolare napoletana e ritmi senegalesi. Nel novembre del 2017 esce il loro secondo album ”Parco Sofia” ed al centro del disco vi sono proprio gli incontri culturali e musicali tra Napoli e l’Africa. L’album è finalista per la Targa Tenco 2018 nella categoria ”Album in dialetto”. Nell’estate del 2018, i componenti partono per un tour italiano ed a settembre approdano in Portogallo con ben tre date. Nel novembre del 2018 vincono l’undicesimo Premio Andrea Parodi, contest italiano dedicato alla world music. Nell’estate del 2019, dopo un tour nella Corea del Sud, la band si esibisce al Giffoni Film Festival e allo Sziget Festival in Ungheria. Nel dicembre 2019 è uscito il singolo ”‘A cosa justa‘‘, anticipazione del terzo album previsto per l’autunno del 2020. La band è molto giovane, ma soprattutto piena di voglia di fare, influenzata dai pilastri della musica napoletana come Eugenio Bennato e Pino Daniele. ”Grazie uagliù” In questo modo la band napoletana ringrazia a fine del concerto e sui social tutti i fans che hanno supportato la loro crescita in questo ultimo anno e dall’inizio della creazione di questo progetto musicale che si fa sempre più strada nella realtà della musica napoletana. Una realtà che è molto spesso sottovalutata ma che con l’energia giusta e la grandissima bravura dei giovani artisti sta cambiando radicalmente prospettive e punti di vista. Una realtà che, dunque, si fa sempre più interessante. Grazie alla passione di questa band ed ai messaggi d’amore che manda con grande semplicità, tutta la bellezza arriva al cuore ed ai pensieri degli ascoltatori, che si ritrovano catapultati nella difficile quotidianità partenopea, […]

... continua la lettura
Recensioni

Per il tuo bene: tragicomici schemi familiari in scena al Piccolo Bellini

Arriva al Piccolo Bellini di Napoli dal 17 al 22 dicembre, il testo vincitore del 12esimo Premio Riccione ”Pier Vittorio Tondelli”, ”Per il tuo bene’‘, drammaturgia e regia di Pier Lorenzo Pisano e con Alessandro Bay Rossi, Marco Cacciola, Laura Mazzi, Maria Occhionero ed Edoardo Sorgente. La storia di una famiglia o, più nello specifico, di un ritorno a casa del protagonista che è come se ritornasse verso se stesso per poi non riuscire ad andarsene mai più. Per il tuo bene: storie, intrecci, famiglia Lo spettacolo di Pier Lorenzo Pisano è tutto questo: un mix di sentimenti contrastanti, di vicende familiari, di quotidianità, ma soprattutto della banalità dei piccoli gesti di tutti i giorni in fondo però così importanti e sentiti. Il continuo abbandonarsi dei protagonisti alle vicende comuni, ma allo stesso tempo l’estenuante ricerca e volere di tutto questo: una madre completamente devota ai figli nonostante le sue contraddizioni e viceversa. Un figlio che ritorna a casa da sua madre, da suo fratello minore, dalla vita che aveva abbandonato quando si era trasferito e che, in fondo, le era tanto mancata. Il ritorno alla vita di un tempo, anche se per pochi giorni, ed il rivivere ricordi che sembravano andati perduti, riescono a catapultare il protagonista in una visione totalmente nuova dell’apparente banale vita quotidiana, riescono a fargli vedere oltre il primo strato di apparenza quella che è in realtà la bellezza delle cose. La bellezza di riscoprire gli affetti immuni al tempo che passa ed alle circostanze, la bellezza dei rapporti, di una madre e di un fratello sempre pronti ad accogliere nonostante le difficoltà, nonostante un padre che non smette mai, invece, di ricordare la sua assenza. «Come sta papà?» La domanda ricorre spesso nello spettacolo di Pisano e ad ogni domanda corrisponde un istantaneo black out, come se fosse un qualcosa di oscuro, come se si dovesse marcare quella che è l’assenza di una figura maschile nella famiglia in questione rispetto alla continua presenza di quella femminile. La continua presenza della figura femminile che spinge il protagonista a restare, a sciogliere tutto in un abbraccio. Un abbraccio liberatorio, non una frase di circostanza. Un abbraccio liberatorio che racchiude, senza parole in quel caso superflue, quello che in famiglia, con le parole, sarebbe difficile da esprimere. Per il tuo bene: un’immersione in un mondo fatto di coccole e pareti troppo strette, in cui le cose cambiano, in cui tutto cambia, tranne il bene. Il bene, non cambia mai.

... continua la lettura
Recensioni

Il tempo orizzontale: la frenetica lotta contro il tempo al Piccolo Bellini

Dopo il Napoli Teatro Festival, torna in scena al Piccolo Bellini dal 22 al 24 novembre 2019 Il tempo orizzontale. Un testo di Francesco Ferrara per la regia di Gabriele Russo, assistente alla regia Salvatore Scotto D’Apollonia e con gli allievi attori della Bellini Teatro Factory: Andrea Liotti, Arianna Sorrentino, Chiara Celotto, Claudia D’Avanzo, Eleonora Longobardi, Luigi Adimari, Luigi Leone, Manuel Severino, Maria Francesca Duilio, Michele Ferrantino, Rosita Chiodero, Salvatore Cutrì, Salvatore Nicolella, Simone Mazzella. Uno spettacolo che catapulta lo spettatore all’interno della schiacciante e frenetica lotta contro il tempo della vita, descritta come una gara di Formula 1 in cui gli attori protagonisti sono dei piloti che, pur di prevalere sull’altro, si sottopongono ad intensi sforzi e particolari stratagemmi. Il tempo orizzontale: la vita come una gara di Formula 1 La scena si apre con tredici piloti di Formula 1 che si posizionano uno accanto all’altro. Da lì, parte la gara. Ognuno con la propria posizione, i piloti vengono analizzati in ogni loro aspetto e caratteristica. I più forti che fanno di tutto per scavalcare l’altro e per arrivare in cima alla classifica, i più deboli che invece affrontano la gara in, apparente, tranquillità, ed infine quelli di mezzo, che fanno di tutto per arrivare tra i primi, ma sono costretti a restare dei piloti mediocri. Ansia, adrenalina, velocità, scontri: sono queste le sensazioni dello spettacolo Il tempo orizzontale che mette in scena quanto vi sia, nella vita, una lotta contro il tempo ed allo stesso tempo una lotta per prevaricare sull’altro. Lotta che però trascura quelle che sono le cose importanti facendo concentrare la persona molto solo sugli aspetti meno rilevanti della vita e meno sulla vita stessa in quanto tale. I protagonisti infatti sono concentrati a vincere, rischiando la loro stessa vita pur di non fermarsi e cedere il posto a chi è dietro di loro, pur di guadagnare decimi di secondo procedendo con un ritmo estenuante. ”Prima di partire c’è solo il rombo assordante dei motori, lo sentite? Lo sentirete tra poco…” Protagonisti carichi, rombo assordante dei motori e prende inizio lo spettacolo della Bellini Teatro Factory che ci catapulta, per circa un’ora di spettacolo, in una sfumatura dell’esistenza umana molto rilevante cioè l’essere frenetici, impazienti ed in costante lotta per recuperare tempo e prevaricare sull’altro piuttosto che fermarsi, anche solo per un attimo, guardarsi intorno e godere, invece, di quelle che sono le vere bellezze della vita di ogni essere umano.

... continua la lettura
Culturalmente

Frasi d’amore in francese: parole attraverso la lingua del romanticismo

Se c’è una lingua che più di tutte si presta a parlare d’amore e ad esprimere sentimenti ed emozioni romantiche, quella lingua è il francese. Molti scrittori, poeti ed intellettuali, nel corso degli anni, hanno usato il francese per esprimere i loro messaggi d’amore. Ecco una serie di frasi d’amore in francese, aforismi che contengono all’interno di quelle parole tutta la passione e la dedizione tratte dai più celebri personaggi di tutti i secoli. Frasi d’amore in francese: le più intense e toccanti Toi que j’aime, je t’aime sans passé, je t’aime sans connaitre l’avenir, mais je t’aime comme je respire. (Ti amo, ti amo senza passato, ti amo senza conoscere il futuro, ma ti amo come respiro), Xavier de Montépin. Depuis que je t’aime, ma solitude commence à deux pas de toi. (Da quando ti amo la mia solitudine inizia a due passi da te), Jean Giraudoux. Aimez, aimez; tout le rest n’est rien. (Amate, amate; tutto il resto non conta), Jean De La Fontaine. Je t’aime mille et mille fois mieux qu’on n’a jamais aimé. (Ti amo mille e mille volte meglio di quanto non si sia mai amato), Eléonore de Sabran. C’est à partir de toi que j’ai dit oui au monde. (É a partire da te che ho detto sì al mondo), Paul Eluard. Partons, dans un baiser, pour un monde inconnu. (Partiamo, in un bacio, per un mondo sconosciuto), Alfred de Musset. Elle disait je t’aime et je disais je t’aime! Elle disait toujours et je disais toujours. (Lei diceva ti amo ed io dicevo ti amo. Lei diceva sempre ed io dicevo sempre), Victor Hugo. Aime-moi, car, sans toi, rien ne puis, rien ne suis. (Amami, perché, senza te, niente posso, niente sono), Paul Verlaine Je n’ai qu’un instant. Je t’envoie l’éternité dans une minute, l’infini dans un mot, tout mon coeur dans: je t’aime. (Ho solo un momento. Ti mando l’eternità in un minuto, l’infinito in una parola, tutto il mio cuore in questo ”ti amo”), Victor Hugo. Des milliers et des milliers d’années ne sauraient suffire pour dire la petite seconde d’éternité où tu m’as embrassé, où je t’ai embrassée. (Milioni e milioni di anni non mi daranno ancora abbastanza tempo per descrivere quel piccolo istante dell’eternità in cui mi abbracciasti ed io ti abbracciai), Jacques Prévert. Vous qui pénétrez dans mon coeur, ne faites pas attention au désordre. (Tu che entri nel mio cuore, non far caso al disordine), Jean Rochefort. Rappelle-toi toujours que je t’aime pour l’éternité. (Ricorda sempre che ti amo per l’eternità), Maxime Du Camp. Je ne sais où va mon chemin, mais je marche mieux quand ma main serre la tienne. (Non so dove vada la mia strada, ma cammino meglio quando la mia mano stringe la tua), Alfred du Musset. Mais ce qu’a lié l’amour même, le temps ne peut le délier. (Ciò che ha legato l’amore, il tempo non lo può slegare), Germain Nouveau. Je t’aime si tendrement que jamais tu ne pourras m’oublier. (Ti […]

... continua la lettura
Culturalmente

Medicina tradizionale cinese: tutto ciò che c’è da sapere

La medicina tradizionale cinese è una tipologia di medicina nata nel bacino del Fiume Giallo oltre 2500 anni fa: questa pratica comprende varie forme di fitoterapia, agopuntura, massaggio (tuina), esercizio (qigong) e terapia dietetica. Il principio fondamentale della medicina tradizionale cinese è che ”l’energia vitale del corpo (qi) circola attraverso dei canali chiamati meridiani che si ramificano collegandosi agli organi e alle funzioni corporee”. Questo tipo di medicina si basa su un’interpretazione della fisiologia e dell’anatomia che non ha nessun riscontro medico ed empirico, ma si basa principalmente su principi filosofici; proprio per questo motivo essa rientra nella classe della ”medicina alternativa”. Medicina tradizionale cinese: strumenti e fondamenti principali La medicina cinese è differente da quella occidentale per il suo approccio olistico, in base al quale le malattie e le disfunzioni fisiche sono correlate agli aspetti psichici e spirituali della persona che ne soffre. Ne deriva un preciso sistema di collegamenti che fa uso di termini come Qi, Yin e Yang, Meridiani, Cinque Fasi… La medicina cinese si basa su un approccio deduttivo che mette al principio del proprio sistema terapeutico il fondamento filosofico del Tao, ossia l’Uno primordiale, situato oltre il tempo e lo spazio, da cui tutto ha origine. Il Tao si esplica in una coppia di forze complementari, una passiva e l’altra attiva, che dividendosi a loro volta, sono giunte a permeare ogni singolo elemento del creato. L’armonia universale del macrocosmo, a cui nel microcosmo corrisponde la salute dell’organismo umano, consiste nell’equilibrio tra queste forze parziali. Rielaborata e aggiornata, la medicina tradizionale oggi viene insegnata nelle università cinesi e praticata negli ospedali accanto alla medicina convenzionale. Essa ricorre principalmente ai seguenti strumenti terapeutici: la diagnostica energetica che consiste in un sistema di esame del paziente che usa come punti diagnostici polsi, occhi, cute, lingua o chiedere al paziente come si sente e altri simili; la farmacologia cinese che utilizza piante, minerali e animali in diverso modo da quello della medicina convenzionale; l’agopuntura, ovvero l’introduzione di sottili aghi in particolari punti dei meridiani, dove scorre l’energia; il massaggio che può agire sul sistema tendino-muscolare, osteo-articolare, dei meridiani e dei singoli punti di agopuntura; la ginnastica medica: il paziente esegue esercizi, sia lenti che vigorosi, coordinati ad una corretta respirazione. Sono inoltre previste tecniche complementari tra cui: la moxibustione ottenuta stimolando i punti di agopuntura col calore di un cannello di erbe (generalmente artemisia) infiammato chiamato moxa; la coppettazione: sulla pelle del paziente vengono applicate delle ”coppette”, dopo che l’aria al loro interno è stata riscaldata, in questo modo si crea una pressione negativa che solleva la cute come una ventosa; la digitopressione che interviene sui punti dei meridiani da trattare con la semplice pressione delle dita. Al giorno d’oggi esistono molti nuovi approcci della medicina tradizionale cinese che vanno dalla stimolazione elettrica (o laser), all’integrazione con altre terapie alternative come fitoterapia, omeopatia, fiori di Bach, osteopatia, yoga e shiatsu. Vasta ed ampia è la medicina tradizionale come vasta ed ampia è la cultura cinese. Fonte immagine: https://best5.it/post/medicina-cinese-i-5-concetti-fondamentali-2/

... continua la lettura
Recensioni

Certe vite: storie e intrecci sulle note di Rino Gaetano al Piccolo Bellini

Continuano, al Teatro Piccolo Bellini di Napoli, gli spettacoli del progetto ”Take four” della Bellini Teatro Factory con ”Certe vite” in scena dal 15 al 17 novembre di e con Luigi Adimari, Michele Ferrantino, Luigi Leone, Salvatore Nicolella e Carlo Vannini, regia di Rosa Masciopinto. Il racconto di quattro diverse vite, ognuna con la propria storia ed ognuna originale e singolare, ma tutte contenute nello stesso ed unico format: ogni vita è una storia? Ed è proprio in questa domanda che gli attori si imbattono cercando delle risposte. Certe vite: diverse e lontane fra loro, anche se non così tanto La scena si apre con un palcoscenico privo di qualsiasi oggetto, solo gli attori sul palco che iniziano a raccontare, ognuno di loro, la propria storia. Storie toccanti, storie forti, storie divertenti. Storie diverse tra loro, ma non così tanto. Fra loro vi è il ragazzo che ha una grande passione per il calcio, ma solo molto tardi scoprirà di essere un grande portiere anziché un attaccante; vi è l’uomo preso dal suo lavoro che è però, allo stesso tempo, frustrato e tormentato; vi è l’uomo immerso nel suo mondo, ma che solo molto tardi scoprirà che la moglie lo tradisce; ed infine l’uomo che vuole a tutti i costi ritornare nella propria città, a qualsiasi costo, anche la vita stessa. Tante vicende diverse che portano però tutte a chiederci se sia possibile che ogni vita abbia davvero una storia. Tutte storie forti e toccanti che arrivano all’animo dello spettatore che oscilla per 75 minuti di spettacolo tra risate simpatiche e riflessioni interiori. ”Certe vite” è il racconto di persone di tutti i giorni sulle note di ”Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano suonato da Carlo Vannini che ha accompagnato in maniera impeccabile tutto lo spettacolo creando atmosfere particolari e singolari per ogni monologo. Ma il cielo è sempre più blu… Così cantava Rino Gaetano nel 1975, anno di uscita del brano, e così stasera sul palcoscenico del Piccolo Bellini, i quattro allievi attori della Bellini Teatro Factory si sono messi in gioco cercando di dare voce a delle vite raccontando storie proprio come nella canzone del celebre cantautore. Raccontare e rendere vivi i sentimenti, le emozioni e i turbamenti dell’anima: era questo il compito più che riuscito dai nostri giovani attori che, grazie alla loro bravura, hanno saputo cogliere ogni singola sfumatura del personaggio da loro interpretato mettendola in scena con grande naturalezza.

... continua la lettura
Recensioni

Le supplici: ribellione, libertà e tragedia in scena al Piccolo Bellini

Ritornano sul palcoscenico del Piccolo Bellini, il 12 ed il 13 novembre, gli allievi attori della Bellini Teatro Factory con lo spettacolo ‘Le supplici‘ tratto da una tragedia di Eschilo con riscrittura e regia di Salvatore Scotto D’Apollonia e con Luigi Adimari, Claudia D’Avanzo, Maria Francesca Duilio, Andrea Liotti, Eleonora Longobardi, Salvatore Scotto D’Apollonia e Arianna Sorrentino. La tragedia tratta da una trilogia tragica di Eschilo di cui facevano parte anche Gli Egizi e Le Danaidi (andati perduti), narra della ribellione di un gruppo di donne che si oppongono a quella che è l’usanza del luogo in cui vivono che le vuole mogli e schiave dei loro mariti/padroni. La ribellione che finirà poi in tragedia con la morte delle donne attraverso flussi di coscienza, atti coraggiosi e paure che si fondono in un mix di emozioni per tutta la durata dello spettacolo. Le supplici: la ricerca della libertà contro la schiavitù Le supplici si ribellano contro chi le vuole schiave, ma loro schiave non sono. Sono nate libere e per questo scappano dalla loro terra per cercare accoglienza ed ospitalità in una terra diversa, in una terra straniera dove faranno i conti con il re di Argo, Pelasgro, il quale, insieme a tutto il popolo, è molto restio nell’aiutare queste giovani donne per il timore di dover scatenare poi, a breve, una guerra contro gli Egizi che sono alla ricerca di queste supplici fuggite via e non ancora tornate. Però purtroppo la sorte delle supplici non sarà come loro speravano: nell’isola dove si sono rifugiate arrivano gli Egizi i quali le riportano a casa, rendendole schiave e mogli. Ma loro non si arrendono e decidono tutte insieme, la prima notte di nozze, di uccidere i loro mariti, i cinque principi. Tutte eseguono l’omicidio tranne una: solo una, la più giovane la quale confessa tutto al marito che tramuterà la vita delle supplici in una morte cruenta. La più giovane che vivrà il resto della sua vita in un eterno ed incolmabile rimorso. I ricchi comandano, i poveri domandano Una frase che risuona un po’ come sconfitta, ma anche e soprattutto come punto di partenza e di svolta in cui anche quando tutto sembra finito, vi è sempre un cambiamento, una spinta che fa cambiare il corso degli eventi. Eterna corsa, lotta contro il tempo, voglia di libertà, passione, paura, tormento ed energia: sono queste le emozioni che le supplici portano in scena trascinando lo spettatore in un misto di sentimenti che tengono incollati gli sguardi sul palcoscenico per tutta la durata dello spettacolo. Struggenti interpretazioni, monologhi toccanti e tanta dedizione messa in scena dagli allievi attori della Bellini Teatro Factory che passo dopo passo diventano una realtà sempre più sorprendente del teatro dei nostri giorni. Fonte immagini: teatrobellini.it

... continua la lettura
Fun e Tech

Cosa sono e come nascono i tornado

Cosa sono e come nascono i tornado, scopriamolo insieme Un tornado è un fenomeno meteorologico improvviso e forte: un vortice dall’ampiezza di circa 300 metri in cui il vento, all’epicentro, raggiunge una velocità pari a 600 chilometri l’ora e l’aria ha una pressione bassissima, inferiore ai 900 millibar. Il fenomeno ha una forma di imbuto e si muove per circa trenta chilometri spostandosi in linea retta. Capace di radere edifici al suono, sradicare alberi e sollevare automobili, il tornado è considerato uno dei fenomeni più violenti in assoluto e che si origina, di solito, durante forti temporali. Cosa sono e come nascono i tornado? I tornado si originano da particolari strutture temporalesche nominate ”supercelle”. Le supercelle si differenziano dagli altri tipi di temporali per la presenza di una corrente ascensionale rotante al loro interno chiamato mesociclone. Le condizioni favorevoli allo sviluppo di una supercella si verificano quando la direzione e la velocità del vento variano con la quota (wind shear), accrescendo la turbolenza. Quando tale circostanza avviene, le correnti ascensionali (updraft) che caratterizzano i cumulonembi possono entrare in rotazione e creare così i presupposti per la formazione di temporali particolarmente violenti, portatori di alluvioni, lampi, grandinate di grosse dimensioni, violente raffiche di vento (downburst) ed anche tornado. Le condizioni più ottimali si generano all’approssimarsi di una massa d’aria fredda in una zona dove è presente dell’aria molto calda ed umida. Il violento contrasto ha già di per sé l’effetto di produrre fenomeni violenti che se poi trovano anche le adatte condizioni di turbolenza in quota (wind shear), sono in grado di dar luogo a questi estremi e devastanti fenomeni. Prima del tornado, la base del cumulonembo comincia a mostrare un inquietante rigonfiamento verso il basso chiamato nube a muro (wall cloud), dal quale poi si diparte una nube ad imbuto (funnel clouds) che se tocca terra prende il nome di tornado. I tornado possono provocare ingenti danni alle costruzioni civili, alla vegetazione e costituire un serio rischio per la vita delle persone in quanto sono in grado di generare venti furiosi fino ad oltre 400 chilometri all’ora. Una volta raggiunto il suolo, l’imbuto assume una colorazione dipendente dai detriti che aspira (dal giallognolo fino al grigio scuro). Come gli uragani, i tornado vengono classificati in base alla velocità dei venti prodotti che va da F0 a F5. Questi ultimi sono i più catastrofici con intensità dei venti che oltrepassano i 500 chilometri all’ora. I tornado durano in genere da qualche minuto a mezz’ora, ma ne sono stati osservati alcuni perdurare per ore. Inoltre possono presentarsi in forma isolata o in gruppo, specialmente quando sono associati a condizioni di instabilità prefrontale. È possibile prevenire l’arrivo dei tornado? Non è possibile prevenire, ma negli USA (dove il fenomeno è frequente ed intenso) si ricorre a dei sistemi di sorveglianza che consentono di diramare alla popolazione ed alle autorità l’allarme tornado. Come per gli uragani, l’uso dei radar e l’osservazione satellitare consente ai meteorologi di seguire lo sviluppo e la traiettoria dei sistemi […]

... continua la lettura
Recensioni

La ronda degli ammoniti di Enzo Moscato | Recensione

Ritorna, dopo il successo al Napoli Teatro Festival, ‘La ronda degli ammoniti‘ in Sala Assoli, un intenso spettacolo di e con Enzo Moscato accompagnato in scena da Benedetto Casillo, Simona Barattolo, Salvatore Chiantone, Ciro D’Errico, Giovanni Di Bonito, Tonia Filomena, Amelia Longobardi, Francesco Moscato, Antonio Polito, Michele Principe. La storia di un viaggio temporale nel 1917 in cui adulti ritornano bambini, fantasmi dei segni del futuro che li ha fatti soffrire facendo condurre loro un’esistenza di lunga lontana dalle aspettative di ognuno. I sogni frantumati di cent’anni fa Proprio questo il tema centrale dello spettacolo: i sogni distrutti. Una classe di bambini/adulti, stanca di vedere morire pian piano i propri sogni e per questo, ad uno ad uno, i ragazzi si gettano dalla finestra del terzo piano della Scuola Elementare Emanuele Gi della città di N.; bambini, quindi, che pur di fuggire a tutto questo trovano la morte spiccando l’ultimo volo verso il vuoto, verso un qualcosa che li rende di certo più spensierati rispetto alla vita terrena. Sì perché la vita nel 1917, la vita nel periodo della guerra, è molto difficile ed ogni bambino porta dentro sé una ferita, un parente morto o molto malato, un eterno ritorno e aggravamento del malessere. Bambini che pur di evitare la loro seconda morte in guerra, come quella di quando erano adulti, preferiscono suicidarsi e credere che la libertà stia tutta lì: in un salto nel vuoto. L’angoscia del divenire, la consapevolezza, la tristezza, sono tutte sensazioni che con il suo testo de ”La ronda degli ammoniti” il noto drammaturgo napoletano Enzo Moscato, è riuscito a far arrivare in maniera forte e diretta al pubblico sorprendendo e rendendo partecipe gli spettatori in un vortice emotivo senza eguali. La ronda degli ammoniti: la giovine età senza speranza La scena si apre in una classe con un maestro e una classe di bambini/adulti che all’apparenza sembrano condurre una vita normale o comunque una vita da giovani ragazzi di un quartiere popolare della città di N., fin quando ognuno di loro, tra battute e risate, svela quelli che sono i propri scheletri nell’armadio, quei mostri sotto il letto i quali convivono perennemente con loro, ma di cui cercano spesso di liberarsi. Alcuni trovando la morte, altri attraverso profondi flussi di coscienza. Uno spettacolo, quello di Moscato, dalla struggente intensità mista a qualche battuta e qualche gioco di parole, ma col significato sempre apparentemente ben incastrato nella vicenda che si muove in virtù di tutto il senso dell’opera, come tutte le altre opere del noto artista. Un testo ad impatto, forte e allo stesso tempo riflessivo che ci fa capire quanto, nella vita, può dipendere da ciò che ci circonda e quanto da noi stessi.

... continua la lettura
Culturalmente

Ebraismo: tutto ciò che c’è da sapere sulla religione ebraica

In cosa credono gli ebrei? Questa è la domanda principale che ognuno si pone quando entra in contatto per la prima volta con la religione ebraica. Gli ebrei credono in Dio, lo stesso Dio che si conosce grazie alla Bibbia nel Vecchio Testamento. A differenza però dei cristiani, gli ebrei non riconoscono in Gesù il ”figlio di Dio”, ma attendono ancora il Messia che salvi il popolo di Israele. Rispetto alle altre religioni monoteiste, come ancora una volta il Cristianesimo, nell’Ebraismo non esistono formalmente i principi di fede ebraica. Nonostante gli ebrei ed i capi religiosi condividano un nucleo di principi monoteisti e ci siano molti principi fondamentali citati nel Talmud per definire l’Ebraismo, non vi è una formulazione tradizionale di principi di fede che siano o debbano essere riconosciuti da tutti gli ebrei osservanti. I concetti fondamentali dell’ebraismo Nonostante comunque la religione ebraica non abbia una formulazione tradizionale riconosciuta di principi di fede, vi sono alcuni concetti fondamentali imprescindibili. La religione ebraica si basa su un primo concetto fondamentale di ”monoteismo unitario rigoroso” e sulla credenza in un solo ”Dio indivisibile”. Secondo gli ebrei, concezioni dualistiche e trinitarie di Dio sono generalmente indicate come ”Shituf” (Associazione) cioè una credenza errata, ma non idolatra. Nella Shemà Israel, una delle preghiere ebraiche più importanti, vi è racchiusa all’interno la natura monoteistica di questa religione: ”Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno”. Il secondo concetto fondamentale della religione ebraica è quello di ”Dio creatore dell’Universo”. Però gli ebrei non credo in un’interpretazione letterale della narrativa creazionista della Genesi e l’Ebraismo non è in contraddizione tramite discussioni, quindi non ancora apertamente affrontate, col modello scientifico che pone l’età dell’Universo a circa 13,75 miliardi di anni. Il terzo concetto fondamentale è quello di ”Dio eterno”, ”senza inizio e senza fine”, un principio che viene affermato in numerosi passi biblici.  L’opinione tradizionale ebraica è che Dio sia onnipotente, onnisciente ed infinitamente buono. Tuttavia, diversi pensatori ebraici hanno proposto un ”Dio finito”, a volte come risposta al problema del male e l’idea del libero arbitrio. Ma resta comunque affermata l’idea iniziale e principale. Il quarto concetto fondamentale è quella dell”’esclusività della divinità” cioè la preghiera diretta a Dio. I riferimenti ad angeli o ad altri intermediari non sono in genere considerati nella liturgia ebraica o nei libri di preghiera (siddur). Tuttavia la letteratura talmudica fornisce alcune prove di preghiera ebraica ad angeli e altri intermediari a partire dal I secolo dell’era volgare (e.v.) ed esistono esempi diversi di preghiera post-talmudica, tra cui un noto piyyut (inno liturgico) intitolato ”Custodi della Misericordia” recitato prima e dopo Rosh haShanah nelle Selichot (preghiere penitenziali ebraiche). Il quinto ed ultimo concetto fondamentale è ”la credenza nell’aldilà”. L’ebraismo riconosce un aldilà, ma non ha un modo unico o sistematico di pensare alla vita dopo la morte. La religione ebraica pone la sua enfasi principale su Olam HaZeh (questo mondo), piuttosto che Olam Ha-Ba (il mondo a venire) e le speculazioni sul Mondo a venire sono marginali […]

... continua la lettura
Culturalmente

Pi greco, costante di Archimede o costante di Ludolph?

Da non confondere con il numero di Archimede, la costante di Archimede o costante di Ludolph o numero di Ludolph o, semplicemente, “Pi greco” è una costante matematica definita in modo astratto, indipendente da misure di carattere fisico e non è una costante fisica o naturale. La definizione di “Pi greco” indicata dalla lettera greca pi (π) è stata scelta in quanto iniziale di perifereia, termine usato in greco per indicare la circonferenza. Ma che cos’è il Pi greco? Nella geometria piana il pi greco viene definito come il rapporto tra la lunghezza della circonferenza e quella del suo diametro o anche come l’area di un cerchio di raggio 1. Sui libri moderni di analisi matematica viene definito usando le funzioni trigonometriche; per esempio come il più piccolo numero strettamente positivo per cui sin(x)=0 oppure il più piccolo numero che diviso per 2 annulla cos(x). Tutte queste definizioni sono equivalenti. Il valore del pi greco è di 3,14 ed il primo matematico a verificare e definire ciò fu Archimede. Il suo ragionamento partì costruendo un quadrato circoscritto e un esagono inscritto. Successivamente inscrisse e circoscrisse poligoni regolari con un numero sempre maggiore di lati. Con questa sua procedura riuscì a scoprire che il pi greco ha un valore compreso tra 3,140845 e 3,142857 e nella pratica stabilì quindi il valore che noi oggi usiamo cioè 3,14. Ma la scoperta di questa costante è un viaggio attraverso i secoli. Partiamo da epoche molto lontane, infatti il simbolo del pi greco è stato introdotto solo nel XVII secolo, ma i primi calcoli sul suo valore si ebbero già diversi secoli prima. Nel 1650 a. C. uno scriba egizio affermava già a quei tempi che l’area di un cerchio di diametro d è uguale all’area di un quadrato con lato pari agli 8/9 del diametro d. Con questo primo calcolo si arriva a dare un primo valore al pi greco. Ma troviamo delle tracce di storia in riferimento al calcolo di questa costante anche nella Bibbia, con la costruzione del tempio di Salomone nel 968 a. C. e di un bacino di rame usato per i sacerdoti. Facendo un altro salto nel tempo arriviamo al 1610, quando Ludolph van Ceulen calcolò le prime 35 cifre decimali del pi greco, utilizzando poligoni con più di 2 miliardi di lati, e nel 1770, quando il matematico svizzero Johann Lambert dimostrò che questa costante matematica è in realtà un numero irrazionale e quindi un decimale illimitato. Molti matematici in seguito provarono a rappresentare questo numero irrazionale con compasso e riga ma con risultati molto deludenti. Fu solo alla fine dell’800 che il matematico Lindermann dimostrò l’impossibilità di questa costruzione geometrica della costante, essendo anche un numero trascendente. Alcune curiosità che non conosci sulla costante di Archimede: Al cinema è uscito il film “Pi Greco – Il teorema del delirio”: un thriller del 1999 il cui titolo rimanda alla costante di Archimede. Quasi un secolo fa, lo stato dell’Indiana, negli Stati Uniti, cercò di fissare per legge il valore a […]

... continua la lettura