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Eroica Fenice

Strega Morgana

Strega Morgana, storia di una creatura tra luce e ombra

Il ciclo arturiano è un universo colmo di personaggi avvolti da un manto di mistero. Nessuno di loro suscita però tanto fascino quanto la strega Morgana, nota comunemente come “fata Morgana”. In lei convivono il fascino e l’orrore, la cura e la malattia, la luce e l’ombra… tratti bipolari che hanno portato molti filologi, letterati e studiosi di ogni branca del sapere a scolpire un ritratto unico e accettabile di questa signora oscura della media aetas, senza riuscirci.

Le origini di Morgana

Le incerte e tortuose origini di Morgana affondano le proprie radici nella mitologia celtica, per la precisione in quella gallese. Una prima teoria vuole che sia ispirata alla dea Modron, derivante dalla dea Matrona dei romani. Nelle Triadi Gallesi viene descritta come la dea della fertilità e moglie di re Urien di Rheged (un sovrano realmente esistito e in seguito una figura letteraria). In molti sostengono che invece sia ispirata a Mórrígan, divinità irlandese della guerra e della morte. Molto condivisa è l’ipotesi che vorrebbe la strega Morgana imparentata con le Mari-Morgans, divinità acquatiche che ricordano molto le sirene. Esse erano belle ed eternamente giovani e sedevano letteralmente sulla superficie dell’acqua, attraendo gli ignari naviganti con il loro fascino per poi trascinarli nelle profondità marine.

Questa assonanza sembra essere confermata nella Vita Merlinii di Goffredo di Monmouth dove compare il personaggio di Morgen, un nome che in gallese significa “colei che è nata dal mare”. Goffredo la descrive come un essere sovrannaturale, la maggiore di nove sorelle, capace di volare e di mutare forma. Essa governava il regno di Avalon, un luogo misterioso su cui sono state avanzate diverse teorie riguardo l’ubicazione. Pomponio Mela nel de Chorographia scrive di un’isola al largo delle coste britanniche chiamata Sein, dove si trova un oracolo dedicato a una divinità celtica adorata da nove sacerdotesse (Gallisenae), capaci di controllare le forze del vento e del mare, di assumere le sembianze di qualsiasi animale e di curare qualsiasi malattia o ferita.

Pur essendo impossibile stabilire se Goffredo avesse a portata di mano l’opera del geografo romano, la descrizione che fa di Avalon si avvicina di molto a quella appena descritta. Re Artù giunge in quel luogo ferito mortalmente durante la battaglia di Camlann, venendo curato proprio da Morgana.

Bisogna però notare un particolare molto interessante: Goffredo dà al personaggio una connotazione positiva, tanto che viene chiamato con l’appellativo di fata Morgana (Morgan le fay), in relazione con i poteri e le abilità “lucenti” tipici proprio delle fate e opposti a quelli scuri e maligni delle streghe.

A rendere Morgana un personaggio del ciclo arturiano a tutti gli effetti è Chrétien de Troyes, introducendolo nel romanzo Erec (1165 circa) come sorella di Artù e amante di Guingemart, sovrano di Avalon.

L’ombra che copre la luce. Morgana diventa una strega

Se Chrétien mantiene la connotazione benevola di Morgana (al punto che Erec si può considerare come una sorta di “sequel” della Vita di Goffredo, poiché è ambientato dopo la guarigione di Artù), ci penseranno i romanzi francesi a renderla un personaggio ostile e malvagio. Nel ciclo della Vulgata, un insieme di romanzi composti nella prima metà del XIII secolo e noto anche con il titolo di Lancillotto-Graal, vengono narrate le origini di quella che sarà la strega Morgana.

Sospettata di essere la figlia illegittima di Igraine, madre di re Artù, fu rinchiusa in un convento dove, oltre a imparare a leggere e scrivere, si avvicinò all’astrologia e alle arti mediche grazie agli insegnamenti di Merlino. In seguito si innamora di Guiomar, cugino della regina Ginevra che tuttavia non approva questa unione e riesce ad allontanare i due. Morgana inizia così a nutrire rancore nei confronti della regina di Camelot e per questo cerca di sfruttare qualsiasi occasione per screditarla davanti al marito Artù e ai suoi sudditi.

Ne La morte di re Artù di Thomas Malroy (XIV – XV secolo), le origini della Strega Morgana vengono leggermente alterate. Viene educata in convento, ma dimostra di avere poteri sovrannaturali fin dalla nascita. Lì si dedica alla necromanzia (attività singolare, dato che la coltiva tra le mura di un luogo cristiano). Si rende inoltre protagonista del furto di Excalibur: dopo aver attirato Artù ad Avalon gli sottrae la spada e la sostituisce con un’altra, dando l’originale al suo campione e amante Accolon che viene incaricato di uccidere il sovrano in un duello. Il piano però fallisce, poiché Excalibur torna subito nelle mani di Artù che uccide l’impostore.

Morgana si innamora poi di Lancillotto e lo tiene prigioniero nella Valle del non ritorno, allo scopo di renderlo il suo campione. Tuttavia il cavaliere è innamorato di Ginevra e la donna approfitta di ciò per screditare la moglie del sovrano più e più volte. Nel Tristano in prosa, ad esempio, imprigiona Lancillotto e invia alla corte di Camelot una sua ancella che mostra a Ginevra l’anello che portava il suo amante (scambiato da Morgana come un simbolo del loro amore) nel tentativo di screditarla, senza riuscirci. Diventa poi una delle figure principali della cospirazione contro Camelot anche se, una volta caduto il regno, porterà Artù ferito a morte ad Avalon per curarlo.

Tra tutti gli autori, Malroy è quello che riprende maggiormente la dicotomia “bene/male” che caratterizza la figura di Morgana: è ostile ad Artù per gran parte del poema, salvo poi soccorrerlo verso la fine. Questo però non sembra spiegare la presenza nel romanzo della Dama del lago, una figura contrapposta a Morgana che come lei è legata all’elemento acquatico. Tanti elementi che contribuiscono a rendere la figura di Morgana una delle più criptiche di tutto il ciclo arturiano.

Reintepretazioni moderne del personaggio

Dalla fine del medioevo si sono succedute tante interpretazioni sulla figura della strega Morgana, che è stata anche fonte di ispirazione per gli artisti di ogni tempo. Limitandoci al rinascimento si può citare il canto VI dell’Orlando Furioso di Ariosto, dove Ruggiero si ritrova nella foresta di Alcina, una strega imparentata con Morgana che, come lei, ha il potere di mutare o di far mutare forma alle persone. In questo caso vittima dei suoi sortilegi è il cavaliere Astolfo, tramutato in un albero di mirto.

In tempi contemporanei il contesto del personaggio viene allargato ne Le nebbie di Avalon, romanzo fantasy del 1983 scritto da Marion Zimmer Bradley in cui Morgana viene presentata come una sacerdotessa pagana di Avalon avversa ad Artù non per via della moglie Ginevra, ma per un antico retaggio. Il fratellastro era stato educato ai riti pagani, ma patteggia per i cristiani che accoglie alla propria corte. Ciò porta Morgana ad essergli ostile.

Sarebbe poi impossibile contare sulle dita di entrambe le mani i nomi delle attrici che hanno prestato il loro volto alla misteriosa e affascinante fata oscura: da Eva Green e Katie Mcgrath, rispettivamente nelle serie televisive Camelot e Merlin, passando per Helena Bonham Carter nel film Merlino. Invece nel film Disney La spada nella roccia Morgana viene sostituita da un altro personaggio: Maga Magò, la simpatica e strampalata nemica di Merlino che con la strega del ciclo arturiano condivide la capacità di trasformarsi, un’arma sfruttata contro il suo rivale in un esilarante e rocambolesco duello di magia dove sarà proprio lei ad avere la peggio.

Non possiamo però dimenticare Fata Morgana, canzone che Piero Pelù scrisse e cantò nel 1993 assieme ai Litfiba. Una descrizione onirica del celebre effetto ottico che dall’enigmatico personaggio prende il suo nome e che, proprio come lei, mostra le cose come non sono.

Fonte immagine copertina: Google immagini

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