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Eroica Fenice

La Tag: amore contiene 5 articoli

Cinema e Serie tv

You: la serie Netflix su stalking e ossessioni sentimentali

You. “Un ragazzo pericolosamente affascinante e profondamente ossessivo ricorre a misure estreme per entrare nelle vite delle persone che lo attraggono“. Questa la descrizione breve di una serie che – dopo il debutto nel 2018 su Lifetime – è sbarcata su Netflix, riscuotendo successo e polemiche. Eppure, i suoi protagonisti sono così simili a noi: studiano, lavorano, hanno sogni, amici e relazioni, social network sui quali condividere le proprie vite. You – basato sull’omonimo romanzo di Caroline Kepnes – ruota attorno agli incontri di Joe (Penn Badgley), inizialmente responsabile di una storica libreria di New York e reduce da una relazione che sembra avergli spezzato il cuore. Prima con Beck, che studia poesia tra un gruppo di amiche stupidine e superficiali; poi – nella seconda stagione – con Love, dopo il trasferimento a Los Angeles. Relazioni che mostrano la vera essenza del protagonista: un pericoloso, folle e ossessionato stalker, spinto dalla voglia di amare, possedere e “difendere” le sue partner da quello che reputa un “mondo cattivo”. Un apparentemente perfetto fidanzato e amico con la capacità di nascondere i demoni interiori che lo tormentano fin da quando era ancora solo un ragazzino e che emergono nel corso della seconda stagione. La voce narrante del protagonista aiuta a farci capire la prospettiva sugli eventi, ci fa entrare nella sua inquietante psiche al punto che, in più momenti, le sue terribili azioni sembrano da considerarsi sotto una luce positiva, mentre l’imprevedibilità delle situazioni che affronta di volta in volta riesce a tenere alta la tensione nel corso delle puntate. Inoltre, Badgley sostiene questa struttura con un carisma tale da rendersi apprezzabile nonostante sia fondamentalmente un sociopatico, in grado di uccidere e pianificare azioni terribili a sangue freddo. Cresciuto senza l’affetto dei propri genitori, Joe crede che l’unica strada per costruire una relazione stabile sia fare terra bruciata attorno alla donna che attira le sue attenzioni e, dunque, liberarsi di presunti compagni, amiche e di tutto ciò che potrebbe ostacolare il loro legame. Il risultato è quello di un thriller psicologico, che ha catalizzato l’attenzione – secondo i dati di Netflix – di addirittura 40 milioni di abbonati nelle prime quattro settimane di permanenza sulla piattaforma. Non è mancata, ovviamente, la polemica sulla pericolosità di rendere un assassino una figura romantica. Ci è cascata l’attrice Millie Bobby Brown, che in una Instagram stories, ha decretato: “Joe non è uno psicopatico, non è uno stalker. È innamorato!“. Travolta dalle critiche, ha poi rettificato: “Ho dato un giudizio affrettato, avevo visto solo i primi due episodi. In effetti lui è uno stalker. Ma la serie è bellissima“. Tuttavia, il numero di donne affascinate dalla personalità di Joe ha raggiunto numeri così preoccupanti che il protagonista stesso, Penn Badgley, si è sentito in dovere di intervenire. Badgley in più di una intervista aveva confessato di aver rifiutato il ruolo quando i due produttori, Sara Gamble e Greg Berlanti, glielo avevano proposto per la prima volta perché “mi piaceva il progetto, ma non Joe. Lo detestavo. E […]

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Libri

Storia di un (quasi) amore in quarantena

Davide Gambardella, giornalista, è nato a Napoli nel 1981. Inizia la sua gavetta nel 2002 come cronista nelle redazioni dei giornali di Napoli, città che è stata una maestra di vita per l’autore. Nel 2013 lascia Napoli per trasferirsi prima in periferia, a Pianura ed in seguito nella periferia di Roma, nel quartiere Tor Bella Monaca, dove prosegue la sua attività nel mondo del giornalismo. Ha collaborato con diversi quotidiani, tra cui Il Roma, Il Mattino, La Stampa, Il Messaggero. Inizialmente l’autore ha raccontato eventi avvenuti nella sua città natale, per poi spostare l’attenzione sulle realtà della periferia della capitale. Il suo primo romanzo prende forma nei giorni del lockdown per l’emergenza Covid-19 ed è Storia di un (quasi) amore in quarantena. Storia di un (quasi) amore in quarantena è un breve racconto che prende vita durante i giorni bui e incerti del primo lockdown avvenuto in Italia a Marzo 2020. La storia comincia il giorno prima che il decreto ministeriale dell’8 Marzo 2020 obbligasse tutti agli arresti domiciliari. Siamo a Tor Bella Monaca, noto quartiere della periferia capitolina. Il protagonista, grazie ad una chat d’incontri, conosce la bella russa Tatiana, di Krasnojarsk. Galeotto è stato un «Buonasera, disturbo?», in seguito al quale i due non hanno mai più smesso di chattare. Il primo incontro? Fugace, mezz’ora, non di più, un rapido giro in macchina tra le strade di Roma, poiché non era consentito fare altro. A quell’incontro, ne seguiranno altri, molti altri, che perdureranno durante l’intero periodo di lockdown. I due giovani vivono giorni intensi, giorni durante i quali, per combattere la noia e la monotonia di una routine claustrofobica tra le mura domestiche, devono costantemente reinventarsi. Giorni che passano lenti, giorni in cui a volte occorre l’ausilio di una bottiglia di vino di troppo al fine di annebbiarsi la vista e perdere i sensi per vivere nella spensieratezza impossibile da provare in quel periodo avendo la mente lucida. È la storia di un (quasi) amore in quarantena, un quasi amore perché l’epilogo sarà del tutto inatteso e stravolgente. Storia di un (quasi) amore in quarantena Gambardella scrive una sorta di “diario di bordo”, raccontando con maestria, a tratti ironia, a tratti delicatezza, un periodo storico che ha lasciato molteplici segni su tutti noi. Scrive per raccontare, scrive per rivivere ciò che sta vivendo, scrive solo per vivere, forse, dei giorni in cui quella che abbiamo vissuto, vita non era. Gli arresti domiciliari, la casa che diventa una prigione, l’unica via di fuga, l’unico modo per scappare, la spesa. Per evadere, l’alcol, per sentire, l’amore. Storia di un (quasi) amore in quarantena è un racconto attuale, è una storia coinvolgente, è nei nostri giorni, sarà nei giorni che verranno. Il Covid-19 non è passato, è presente. L’amore non è passato, è presente, perché questo virus ha ucciso l’uomo, ha ucciso l’economia, ha ucciso la sanità mentale, ha ucciso ogni cosa, ma non ha ucciso la voglia di sentire, non ha ucciso la voglia di amare.

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Libri

Giro di vita: il romanzo d’esordio di Alessio Rega

Giro di vita, ripubblicato da Les Flaneurs Edizioni si presenta in un’edizione nuova, rivisitata sia in ambito contenutistico che nella sua veste grafica. A diciotto anni è il tempo degli amori eterni e delle amicizie indistruttibili. È quello di cui è convinto Gabriele, un adolescente come tanti altri, che presto però si accorge che la realtà è ben diversa. Il protagonista, sentirà il peso di un enorme vuoto, quello che gli ha lasciato la separazione dei suoi genitori, le convinzioni disilluse sull’amore e le domande adolescenziali. Il romanzo parte spedito sulle relazioni interpersonali del protagonista. Gabriele è un ragazzo come tanti, scosso però dalle sue tante domande e da un’inquietudine esistenziale che sembra non abbandonarlo mai. I rapporti con la sua famiglia, infatti, sembrano influire in modo decisivo su tutta la sua vita. Fulcro ingombrante della sua malinconia è senz’altro il matrimonio ormai concluso tra i suoi genitori. La decisione di una e l’allontanamento dell’altro, renderanno le dinamiche familiari ancora più delicate ed impervie. I sensi di colpa e i silenzi invaderanno i componenti di tutta la famiglia, fino a trovarsi in un vicolo cieco, dove o scegli o soccombi. Gabriele sembrerà soffrire molto della distanza parentale, tanto che i suoi dubbi e le sue sofferenze tenderanno a trincerarsi dentro di lui. Con la separazione, giungeranno ovviamente nuovi ingressi in famiglia: l’approdo di un nuovo uomo e di una nuova donna, saranno per il protagonista due avvenimenti salienti. Infatti se uno provocherà rabbia e dolore, l’altro arriverà persino ad essere motivo di gioia e serenità. Gabriele all’interno del romanzo dovrà fare i conti con il suo aspetto e le sue insicurezze. Infatti il giovane dovrà imbattersi nell’inquietudine di non essere più un bambino, ma di non possedere nemmeno fattezze da uomo adulto. Il passaggio da una cosa all’altra, infatti, sarà per lui motivo di disagio e vergogna, tema che tocca da vicino il passaggio preadolescenziale di tutti i giovani. Trattandosi di un preadolescente, il protagonista, ovviamente, darà molto potere alla sua cerchia di amici. Gli amici di Gabriele sono così tanto simili a lui e così tanto diversi allo stesso tempo. Tre saranno però le differenze sostanziali: Giulio è l’amico di una vita, appartenente ad una diversa estrazione sociale, cosa che non dividerà mai del tutto i due amici. Enrico è il don giovanni del gruppo, quello più ambito dalle ragazze, con la battuta pronta e le mani veloci. Marco, amico approdato solo in un secondo momento nel gruppo dei pari, sarà quello più simile a Gabri. Scenografia fondante di tutto il romanzo sarà l’ambiente scolastico: le difficoltà per qualche materia difficile, i professori burberi, gli scioperi campati un po’ in aria per accaparrarsi qualche settimana di nullafacenza. Temi che almeno una volta nella vita, hanno toccato le vite di tutti. La vita scolastica ha da corredo l’ansia per l’esame di stato, la calura liberatoria di un anno finito, e i fiumi di alcool nelle feste improvvisate. Ognuno di questi argomenti è sviscerato con la spensieratezza che contraddistingue l’adolescenza, tanto […]

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Culturalmente

Diotima di Mantinea: maestra di Socrate e dell’amore

«Ma adesso ti lascerò in pace. Dirò invece il discorso su Amore che ho ascoltato una volta da una donna di Mantinea, di nome Diotima, la quale era dotta su questa e molte altre questioni». Rientrato dal primo soggiorno in Sicilia, nel 387 a.C. Platone fonda l’Accademia e si dedica con rinnovato slancio agli studi di filosofia, orientando la sua riflessione verso la definizione della teoria delle idee. Nei dialoghi risalenti a questo fecondo periodo di studio, il filosofo rielabora in modo originale la lezione socratica, mettendo in luce il profondo legame interno alla sua filosofia tra conoscenza, etica e politica. Nello specifico, nel Simposio egli sviluppa un’analitica riflessione sulle modalità di conquista della conoscenza ideale da parte del soggetto e indica nell’amore la sola guida capace di condurre l’anima alla visione dell’idea di bello. Per presentare il tema dell’amore, cui attribuisce l’insostituibile ruolo di intermediario tra il filosofo e le idee, Platone sceglie come ambiente un banchetto, da cui il nome: riunitisi in casa del poeta Agatone per celebrare la sua vittoria in una gara di poesia, alcuni amici (tra cui vi è Socrate) decidono di celebrare, ciascuno con un personale elogio, le virtù dell’amore e uno dopo l’altro, tutti i commensali espongono la propria concezione dell’amore lasciando che sia Socrate a esprimersi per ultimo. Questo vivace affresco è composto da tutte le immagini dell’amore tipiche della cultura greca: la superiorità del delirio divino sulla razionalità, la presentazione dell’amore come atteggiamento che potenzia ogni forma di conoscenza e di azione, l’indicazione dell’atteggiamento contemplativo come vertice della conoscenza, la presentazione del filosofo come invasato dalla più alta forma di follia, l’amore di ciò che è ideale, sono temi sui quali il Simposio apre l’attenzione della filosofia. Diotima, maestra di Socrate, è introdotta da Platone nel Simposio per esporre la sua concezione dell’amore La forte aspettativa per il discorso di Socrate e l’intensità con cui egli mostra di aderire a quanto espone, rendono questo discorso la vera e propria enunciazione di una verità conclusiva: Eros è un’entità demonica generata dall’unione di Pòros (l’abbondanza) e Penìa (la povertà), e tale genesi accidentale è emblematica dell’indole contraddittoria di Eros, nella cui natura convivono le tensioni che nascono dal bisogno e dalla mancanza. Ne consegue che l’aspirazione a conoscere la bellezza sia una condizione destinata a rimanere uno stato di felicità solo potenziale: giacché il possesso della bellezza, precluso agli esseri umani, è prerogativa esclusiva della natura divina. Ma aspirare alla conoscenza, senza poterla possedere, è nella natura stessa della ricerca filosofica: l’amore si rivela, così, il privilegiato veicolo di conoscenza che il filosofo deve apprendere a orientare verso il bello ideale, «la bellezza in sé, pura, schietta, non toccata, non contagiata da carne umana, né da colori, né da altra vana frivolezza mortale». Socrate sceglie la forma dialogica per esporre il proprio «discorso» sull’amore. Nel suo encomio di Eros, infatti, il filosofo rievoca una conversazione avuta con la sacerdotessa Diotima, ricreando così l’atmosfera viva e aperta del suo dialogare: «Facendo fare dei sacrifici agli Ateniesi prima della peste, […]

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Notizie curiose

Giornata mondiale del bacio: tra storia e curiosità

Giornata mondiale del bacio. Leggi di più sulla storia di questa romantica occasione! “Un bacio, insomma, che cos’è mai un bacio? Un apostrofo rosa fra le parole t’amo”. È così che Cyrano scriveva di un bacio. Ma perché è stata istituita la Giornata Mondiale del Bacio? Semplicemente perché baciarsi è uno dei gesti più importanti nella vita di un essere umano, e non solo. Il 6 luglio di ogni anno, infatti, si celebra il “World Kiss Day”. Tenutosi per la prima volta nel 1990 in Inghilterra non ha perso tempo per diventare una pratica diffusa in tutto il mondo. Stando ad alcune stime, nel corso di una vita si danno e si ricevono più o meno 100mila baci. In pratica, nel corso di una vita si trascorrono due settimane baciandosi. Il bacio perfetto dovrebbe avere una durata di dodici secondi, il tempo necessario per scambiarsi circa 80 milioni di batteri. Nessun effetto negativo, niente paura. Infatti il bacio contribuisce a diversi miglioramenti fisici: baciarsi riduce i livelli di cortisolo – l’ormone dello stress – e aumenta quelli di serotonina ovvero l’ormone del buonumore. In generale, più ci si bacia più si vive: baciarsi allungherebbe la vita di addirittura 5 anni stando ad alcuni scienziati. Inoltre, nell’unione fra due labbra, i vasi sanguigni si dilatano e ciò comporta un maggior afflusso di sangue e un abbassamento della pressione. Un toccasana anche per la pelle, basti pensare infatti che servono ben 146 muscoli per baciare un’altra persona, di cui 112 posturali e 34 facciali. Posto che vai, bacio che trovi Gli eschimesi, per esempio, si strofinano il naso. I giapponesi del nord, invece, si mordicchiano, mentre a Bali è abitudine diffusa accostare i volti, guardarsi intensamente e annusarsi per assaporare il calore e il profumo della pelle dell’altro. I latini distinguevano invece tre tipi di bacio: con la parola osculum si indicava il bacio scambiato tra amici o fratelli; il basium era il bacio d’affetto, ma era il suavium che descriveva il bacio coinvolgente, erotico e passionale. Basta andare in Giappone, o in Malesia, però, perché il mondo, nella Giornata Mondiale del Bacio, si rovesci. In questi paesi o non ci si bacia in pubblico o addirittura non ci si bacia affatto, perché è proibito per legge. Al contrario in India lo si fa eccome, anzi, ed è uno scambio di anime perché il respiro contiene il nostro spirito. C’è poi la fama del “bacio alla francese” attribuito in genere alle coppie, e a chi non ha intenzione di rinunciare alla sensualità. Celebrato da artisti e poeti, nel cinema come nella pittura o nella scultura, il bacio è un simbolo di unione, di tenerezza e di vicinanza che sia quello della madre o il padre nei confronti del figlio, che sia quello dell’amico che ti dimostra di voler rimanere al tuo fianco, che sia quello del grande amore. Ma anche nell’arte il bacio è protagonista assoluto: da ricordare infatti è il celebre dipinto di Klimt “Il bacio” realizzato nel 1907-08 e conservato nell‘Österreichische Galerie Belvedere di Vienna, è quadrato e ha al centro un uomo ed una donna inginocchiati nell’atto di abbracciarsi, “appoggiati” su un prato ricco di fiori colorati. Non va dimenticato poi […]

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