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Eroica Fenice

La Tag: Carlo Buccirosso contiene 5 articoli

Cinema & Serie tv

Caccia al tesoro dei Vanzina: tentato furto a San Gennaro!

Mercoledì 22 novembre, presso il cinema Metropolitan di Via Chiaia, ha avuto luogo la proiezione in anteprima del film Caccia al Tesoro che arriverà nelle sale italiane il 23 Novembre. Al termine della visione, si è svolta una conferenza stampa a cui hanno partecipato i fratelli Vanzina, insieme a parte del cast. In particolare erano presenti Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso, Christiane Filangieri, Serena Rossi e Gennaro Guazzo. Caccia al tesoro è una commedia divertentissima prevalentemente ambientata a Napoli. Il film narra la storia di Domenico Greco (Vincenzo Salemme), un attore di teatro fallito e pieno di debiti, che vive con la cognata, Rosetta (Serena Rossi) vedova di suo fratello. Purtroppo il figlio di Rosetta è affetto da una grave patologia cardiaca e l’unica speranza di salvezza è rappresentata da un’operazione in America, il cui costo è di ben 160 mila euro. La famiglia non ha però i fondi per sostenere tale spesa e, per questa ragione, in preda alla disperazione, decide di rivolgersi a San Gennaro! Domenico e Rosetta si recano in chiesa per pregare e qui inizia un’esilarante escalation di equivoci e fraintendimenti, che porterà i due ad avere la convinzione che il santo li abbia autorizzati a rubare parte del proprio tesoro per pagare l’intervento. Nel corso del film, la storia di Domenico e Rosetta si intreccerà poi con quella dello sfortunato Ferdinando (Carlo Buccirosso) e di suo figlio Gennarino (Gennaro Guazzo). Questi decidono di partecipare all’operazione criminale, ma lungo la loro strada troveranno molti imprevisti, tra i quali Cesare (Max Tortora) e Claudia (Christiane Filangieri), ladri romani anch’essi intenzionati a rubare il tesoro! Caccia al tesoro dei Vanzina: San Gennà pienzace tu! Il film, girato tra Napoli, Torino e Cannes, si presenta come una commedia fresca e divertente, in cui viene dato molto risalto al forte legame che lega i napoletani all’amato San Gennaro. I protagonisti, da buoni partenopei hanno un enorme rispetto per il patrono e decidono di organizzare il colpo solo perché convinti che il Santo abbia dato loro il permesso. Per quanto la pellicola abbia come oggetto un furto, la storia è articolata in modo tale da far prevalere le buone intenzioni dei protagonisti, anziché i loro intenti criminali, ed è forse per questo che essi hanno avuto la benedizione del Santo. Purtroppo, per esigenze di produzione, nella commedia non compare il Duomo di Napoli, reale sede del tesoro del santo, bensì la stupenda chiesa di san Paolo Maggiore. In ogni caso il bellissimo capoluogo campano è mostrato come una città viva, colorata e calorosa. Ciò rende particolarmente orgogliosa Serena Rossi, che nel corso della Conferenza stampa ha più volte ribadito quanto essa sia fiera delle proprie origini napoletane. Uno dei temi centrali della commedia è quello del furto del tesoro del Santo e di conseguenza appare impossibile non pensare al celebre film di Dino Risi Operazione San Gennaro. Enrico Vanzina chiarisce però che non si tratta di un remake del film di Risi, poiché in Caccia al tesoro la storia è diversa ed […]

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Teatro

Carlo Buccirosso presenta una famiglia quasi perfetta al Trianon Viviani

Comincia dallo studio dell’avvocato Percuoco, un Azzeccagarbugli che prova a districarsi tra la sua segretaria incapace e l’infinità di carte che la legislatura italiana gli pone davanti, l’avventura di Salvatore Troianiello alla riconquista del suo passato, alto un metro, che gli è stato sottratto da ventiquattro anni di galera. Un passato che porta il nome di Pinuccio, il suo unico figlio, abbandonato all’età di tre anni, quando in preda ad un raptus di follia, Salvatore decise di ammazzare sua moglie, destinando il bambino ad un affidamento da parte dei Terracciano, famigliola borghese che da più di vent’anni, ormai, si prende cura del bambino affetto dal morbo di Matusalemme e che, a ventinove anni, si appresta ormai a diventare un “giovanotto” a tutti gli effetti. Carlo Buccirosso, accompagnato dalle brillanti interpretazioni della sua compagnia, ci apre, in chiave comica e mai banale, ad uno dei temi più delicati ai quali la vita può porci davanti: il richiamo del sangue paterno o la scelta di continuare a vivere con i genitori adottivi. Una tragedia quotidiana cui la nostra esistenza ci ha ormai tristemente abituati. È dunque l’alternanza tra lo spirito violento di Troianiello e il calore familiare dell’accogliente casetta residenziale dei coniugi Terracciano, la diversità degli ambienti a confronto, dai quali Buccirosso trae spunto per rendere le gag di questa commedia ancora più incalzanti, ridicole e buffe, proprio perché forti di una diseguaglianza in cui il comico napoletano imperversa, grazie al suo stile inconfondibile fatto di ritmo e tempi comici serrati. Carlo Buccirosso, un padre sconclusionato che vuole fare il padre a tutti i costi Accompagnato dalla tenera interpretazione di Davide Marotta, da Rosalia Porcaro nei panni dell’insoddisfatta coniuge Terracciano, Gino Monteleone e Peppe Miale, Buccirosso, dopo un primo atto quasi “tranquillo”, in cui sembra quasi voler studiare la situazione, si carica di una forza recitativa che solo il teatro comico napoletano sa dare e ci accompagna all’epilogo della vicenda, in un crescendo di battute esilaranti in cui non risparmia nessuno dei personaggi in scena. In scena al Teatro Trianon Viviani, Una famiglia… quasi perfetta, scritta e diretta da Carlo Buccirosso, è un intelligente percorso sulle difficoltà di costruzione di un nucleo familiare. Sul desiderio di paternità e il pentimento represso di chi vuole a tutti i costi recuperare l’amore di un figlio, gettato alle ortiche da errori del passato. È quel presente che si vuole rendere “normale” a tutti i costi, la ricerca di una vita tranquilla, in cui il comico napoletano non risparmia attacchi velati ad una burocrazia, quella italiana, fatta di scartoffie e corruzione, e che, quindi, poco tiene conto del sentimento. Una visione ironica, ma non troppo, sull’accettazione di una disabilità di un figlio cui solo un genitore sa tenere capo. È un ruolo insolito quello di Buccirosso, padre inconsapevole di una tenerezza, che parte da lontano e che per ventiquattro anni aveva tenuto nascosta.

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Teatro

Una famiglia quasi perfetta al Teatro Cilea

Non esiste la famiglia perfetta siccome è proprio nell’imperfezione che ogni famiglia è perfetta a suo modo. La soglia che divide l’amore disinteressato dall’amore presunto, i limiti e le incongruenze della legge contro l’etica degli affetti, l’incapacità dell’egotismo umano di accogliere l’altro e l’intreccio delle dinamiche e degli affetti familiari affollano la scena in “Una famiglia quasi perfetta”. Carlo Buccirosso questa volta veste i panni di Salvatore Troianiello, un personaggio insolito, rabbioso, uxoricida che dopo aver scontato in prigione una pena di 24 anni pretende di riavere l’affidamento del figlio Pinuccio, interpretato da un eccezionale Davide Marotta. Due schieramenti contrapposti, una famiglia adottiva ed un’irriverente protagonista legato ad una presunta compagna (Fiorella Zullo), rivendicano la custodia, più volte dichiarata legittima, del ragazzo affetto da una sindrome che ne ha bloccato la crescita. Rosalia Porcaro, ideale nel ruolo di madre protettiva, e Peppe Miale interpretano magistralmente il ruolo di genitori premurosi che, con l’aiuto di Tilde De Spirito nel ruolo di governante, proteggono e si prendono cura di un ragazzo che ragiona come un adulto e gioca come un bambino. L’avvocato vigliacco e farsesco, magistralmente interpretato da Gino Monteleone, e il suo assistente (Giordano Bassetti) si fanno spesso rappresentanti di una legge che non sempre viene rispettata. “L’Italia è un paese giuridicamente imprevedibile”, afferma l’avvocato in una scena comica e allo stesso tempo tagliente, ed imprevedibili sono i risvolti di una trama che percorre il filo degli intricati rapporti familiari tramite un disordine legislativo, un buon senso continuamente superato e una mancata difesa del cittadino che condurranno gli eventi ad una, ormai quotidiana, tragedia familiare. “Una famiglia quasi perfetta”, in scena al Teatro Cilea dal 9 al 12 Aprile, non smentisce la penna attraente ed ironica di Buccirosso che, “in un paese dove non esistono più i buoni e i cattivi”, riesce ad evidenziare, con ironia e comicità, l’importanza di essere una famiglia contro e a dispetto dell’insensatezza di pretenderla con la violenza e l’inganno. Pretesa di genitorialità che viene sopraffatta dall’amore poiché, sebbene esistano differenze tra adozione e procreazione, la famiglia supera i legami visibili per consolidare invece gli affetti disinteressati e, pertanto, eterni. La minuziosa scenografia, dall’elegante libreria dell’avvocato alla dettagliata cucina dei coniugi, è cornice perfetta di un’ incredibile esecuzione che, caratterizzata da scene tanto inattese quanto esilaranti, stupisce il pubblico ricevendo lunghi e meritati applausi. La commedia, tra soldi da occultare e recriminazioni d’amore, sorprende e entusiasma gli spettatori che, accogliendo il susseguirsi di momenti drammatici e ironici che intrinsecamente si susseguono, colgono la lezione e il bagliore dell’amore, non corrotto e non preteso, di una famiglia quasi perfetta. -Una famiglia quasi perfetta al Teatro Cilea-

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Cinema & Serie tv

Fuori nevica… ne siamo sicuri?

Fuori nevica, anche se siamo ad ottobre e ci sono temperature estive. Chi sente l’esigenza di rivedere periodicamente, quasi come se fosse un rito, una commedia che rappresenta non solo un fondamentale contributo alla propria formazione culturale, ma anche, soprattutto, un forte legame affettivo, dal momento che la suo visione significava, da bambini, condivisione di un momento felice e gioioso con il proprio nucleo familiare, non può non catapultarsi al cinema a vedere la versione cinematografica di “E fuori nevica”, tratto dalla commedia omonima di Vincenzo Salemme, uscito nelle sale il 16 ottobre. Inutile dire che è difficile affrontare la visione di “E fuori nevica” in maniera oggettiva essendo così legati all’opera teatrale: il sospetto e la paura dell’inadeguatezza di questo adattamento per il grande schermo è forte. Entrare nella camera di Cico, nella cucina dei tre fratelli che, secondo necessità, si trasforma in una pizzeria, scendere per le strade di Napoli con Cico, Enzo e Stefano fa uno strano ma piacevole effetto: il regista di E fuori nevica ha saputo abilmente adattare ogni scena, già impressa nella mente di tutti i napoletani amanti del teatro, agli ambienti della città, sfruttandone appieno le potenzialità. Una delle scelte più apprezzabili e che garantiscono la buona riuscita del film è stata quella di lasciare quasi del tutto intatti i dialoghi e le battute: è suggestivo ascoltare, in sala, le voci degli spettatori che anticipano la battuta clou. Nella versione teatrale di E fuori Nevica  la scena è tenuta unicamente dai tre attori protagonisti, Vincenzo Salemme (Enzo Righi), Nando Paone (Cico Righi)  e Carlo Buccirosso (Stefano Righi), con l’unico intervento di Maurizio Casagrande nei panni dell’avvocato Saponetta: l’allargamento del set porta inevitabilmente delle conseguenze non sempre vincenti. La perdita più significativa è la centralità del ruolo di Cico intorno al quale, nella versione teatrale, ruotava tutta la piece: sul grande schermo la sua figura resta più marginale, quasi del tutto limitata alle scenette comiche che servono, essenzialmente, a delineare l’infermità mentale del personaggio; di conseguenza un maggior spazio è occupato dagli altri due fratelli, Stefano ed Enzo. La carrellata di nuovi personaggi, come il fruttivendolo di Battipaglia, la vicina di casa non vedente, il giocatore di corse di cavalli, non aggiungono né tolgono nulla alla vicenda centrale di E fuori Nevica. Ciò che fa scadere il tutto e rende la versione cinematografica di E fuori Nevica del tutto inadeguata a quella teatrale è il finale che, purtroppo, snatura l’intera opera: viene meno la chiave di lettura che, posta alla fine, permetteva di interpretare la vicenda dei tre fratelli, trasformando quella che si presentava come una commedia in un dramma. Il sipario non viene calato, lo spettatore non resta al buio, con quel senso di amarezza, di commozione ed empatia che accompagnava il finale della tragicommedia. Purtroppo, il teatrino non è finito, anzi, continua nel peggiore dei modi, con una farsa, apatica e “all’italiana”, che lascia dietro di sé il sospetto, neppure troppo abilmente celato, di un’intelligente manovra commerciale. Pertanto, a chi non l’avesse già fatto, consiglio di vedere la […]

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Cinema & Serie tv

Song’e Napule dei Manetti Bros: “un poliziesco made in Naples”

“Chi si nasconde dietro l’identità strampalata di un tastierista napoletano dall’improbabile nome esplosivo, Pino Dynamite”? Lo scopriremo vedendo l’ultima commedia/poliziesco Song’e Napule dei Manetti Bros (Marco e Antonio Manetti)  per un soggetto di Giampaolo Morelli (che ricordiamo nei panni dell’ispettore Coliandro) nel personaggio di Lollo Love. “Song’e Napule” è un film co-sceneggiato dall’autore di fumetti Michelangelo La Neve (ESP, Dylan Dog e Martin Mystere). I due registi romani per il loro nuovo film traggono spunto narrativo da alcuni elementi caratterizzanti il genere poliziesco di chiara ispirazione anni ’70, rispolverando un genere cinematografico sentimentale e popolare dal retrogusto volutamente trash che tende ad ironizzare su una Napoli neomelodica e violenta, divisa tra poliziotti e camorristi. Nella nuova commedia non mancano  gag esilaranti, ma anche scene violente, inseguimenti in auto per le strade partenopee, matrimoni dei boss malavitosi e cantanti neomelodici identificabili dalla gestualità, dal taglio dei capelli, e dall’abbigliamento all’ultimo grido in una savana perduta tra i popolati vicoli di Napoli. Sono fatti e situazioni che raccontano una città in cui non esiste differenza tra buoni e cattivi e i personaggi interpretanti il ruolo del poliziotto o del camorrista vengono volutamente rappresentati in maniera contraddittoria poiché non esiste una verità sostanziale nei fatti narrati, ma molte situazioni che pongono in evidenza le diverse realtà mescolate tra di loro. La realtà di Paco Stillo (Alessandro Roja che ricordiamo in “Diaz” di D. Vicari) è quella di un ragazzo raffinato e di buona famiglia, diplomato al conservatorio, il quale, non riuscendo a soddisfare il suo talento artistico, viene raccomandato dalla madre al questore, interpretato da Carlo Buccirosso, per ricoprire un ruolo lavorativo per lui totalmente inconciliabile: “il poliziotto”. Vista tuttavia la sua completa inettitudine per il lavoro proposto viene relegato in un deposito giudiziario. Il lavoro dura poco perché il commissario Cammarota (Paolo Sassanelli), dopo aver incontrato il talentuoso e giovane musicista, lo coinvolge in un’operazione di polizia di estrema delicatezza: suonare da infiltrato come tastierista per il matrimonio di Antonietta (Serena Rossi), figlia del boss vesuviano Mazza di Ferro. Paco assume così le mentite spoglie di Pino Dynamite, un musicista neomelodico della banda di Lollo Love, trasformandosi quindi in un personaggio a lui poco confacente, anche se il suo ruolo si rivelerà fondamentale per scovare Ciro Serracane detto “O’ Fantasma”, un soprannome traente spunto dalla sua invisibilità esteriore (“nessuno conosceva il suo aspetto, ma tutti temevano il suo nome”).  Paco affronta in questo modo una missione che ritiene impossibile, ma che darà una sostanziale svolta alla sua esistenza. I  Manetti Bros, dopo aver proposto generi diversi- fantascienza, horror e thriller- si affidano ai vecchi cliché cinematografici degli anni ‘70, periodo nel quale nelle sale spopolavano le commedie poliziesche interpretate spesso da grandi nomi della cinematografia italiana (il top fu raggiunto con “Giallo napoletano” di S. Corbucci). Attraverso questa operazione portata avanti con grande entusiasmo, i due registi finiscono per resuscitare una cinematografia di serie B adattandola ad un contesto contemporaneo che attira e incuriosisce il pubblico con una ricetta esplosiva, quella di Pino Dynamite. Durante un’intervista, lo sceneggiatore del film […]

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