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Eroica Fenice

La Tag: cucina contiene 5 articoli

Cucina e Salute

Ricette Kosher in Italia: ecco le più famose e apprezzate

Le ricette Kosher, di origine ebraica, sono sempre più conosciute ed apprezzate in Italia, e molti piatti assaporati nel nostro Paese derivano da una tradizione antica, spesso di stampo religioso. Una vera e propria scelta spirituale, che nutre non solo il corpo, ma anche l’anima. Le ricette kosher sono conformi alle leggi della Torah, cui il popolo ebreo fa capo e che i Rabbini, oggi come anticamente, seguono con rigoroso rispetto. Alcune regole sono molto rigide e dettagliate e riguardano la modalità di macellazione della carne, ma fungono anche da linee guida per i fedeli. Kosher significa dunque, adatto, idoneo ad essere consumato secondo il credo o dogma ebraico. Coloro che osservano maggiormente le regole sono gli ebrei ortodossi. Con il trascorrere degli anni, la cucina Kosher si è diffusa anche in Italia e sono tanti i ristoranti, siti in varie città, che propongono ricette tipiche di questa tradizione divenuta oltre che religiosa anche culinaria. Ricette Kosher in Italia: alcune ricette semplici e sfiziose Una delle ricette Kosher più famose in Italia, è il Pèsach (letteralmente Pasqua, anche se si prepara durante tutto l’anno, poiché molto richiesto); si tratta di un piatto a base di azzimo, uova, pinoli, cioccolato e miele. L’impasto viene fritto in abbondante olio e servito con miele. Ricordiamo che il pane azzimo è una delle costanti della cucina Kosher: viene preparato solitamente il sabato, impiegato in diverse ricette, dolci o salate e molto apprezzato anche in Italia. Naturalmente le ricette Kosher in Italia, non sono solo preparazioni dolci, ma anche piatti salate. Sicuramente un altro piatto particolarmente apprezzato è quello che ha come ingrediente uno dei capisaldi della cucina Kosher, ossia le patate. In Italia, nelle preparazioni Kosher, questi tuberi vengono utilizzati per la realizzazione del cosiddetto “Kugel dolce di noodles”. Al quale solitamente si aggiunge anche uvetta e in alcuni casi un pizzico di cannella per servirlo come se fosse un vero e proprio dessert, nonostante possa essere considerato un primo piatto, o un contorno salato. La “Piccola Gerusalemme” italiana della cucina Kosher Come abbiamo detto, le ricette Kosher in Italia sono molte, notevolmente apprezzate in diverse località del Paese. Alcune preparazioni si sono tramandate di generazione in generazione, e oggi sono delle vere leccornie! Proprio a tal proposito, in Italia, esiste un Paese, definito una “piccola Gerusalemme”, dove le tradizioni, soprattutto gastronomiche, si sono perpetuate nel tempo. Una di queste riguarda proprio le ricette Kosher, che a Pitigliano sono particolarmente richieste. Pitigliano fu paragonato a Gerusalemme dagli Ebrei livornesi nel 1854, quando la comunità ebraica presente in quella zona, decise di edificare luoghi sacri come il forno per le azzime, la macelleria Kasher, la sinagoga, oggi luoghi di cultura o trasformati in ristoranti e piccole taverne. Uno dei piatti cardine che rientra nelle ricette Kosher italiane, in questo caso appartenenti alla cucina perugina, si chiama “Lo sfratto dei Goym”. Si tratta di un dolce diventato oramai italiano ma originariamente Kosher. È sostanzialmente un biscotto di farina di grano tenero, zucchero, impasto senza lievito, irrorato di vino bianco e farcito […]

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Cucina e Salute

Ricette del riciclo per valorizzare la dispensa casalinga

In questo articolo vi mostreremo alcune ricette semplici e gustose, per preparare dei piatti con pochi ingredienti che tutti noi abbiamo in dispensa. Non sempre è necessario disporre di ingredienti nobili, costosi o reperibili a fatica per approntare dei piatti singolari, ma è bene – soprattutto in queste lunghe giornate da trascorrere in casa, angustiati dalla quarantena causata dal Coronavirus, in cui non abbiamo modo di fare la spesa con la comodità normale e consuetudinaria – dedicare un po’ di energie ad ingegnarsi nell’ideazione e nella preparazione di ricette “antispreco”, con pochi ingredienti di base, presenti nella dispensa di ciascuno di noi. Vi proponiamo, dunque, una serie di ricette la cui formulazione è basata proprio su principi di riciclo genuino di avanzi e sulla rifunzionalizzazione di piatti già pronti, che possono trasformarsi in alternative di recupero ancora più sfiziose ed appetibili.  Ricette dolci, facili e veloci, da gustare a colazione o a merenda Biscotti di Muesli e polpa di frutta 250 g. di polpa di frutta molto matura che si ha in casa (banana, mela, pera) 150 g. di muesli Farina q. b. Cannella Quest’idea golosa è l’ideale quando si hanno pochi ingredienti a disposizione nella dispensa: serviranno, infatti, solo due ingredienti principali e una manciata di minuti per la preparazione e la cottura. Occorre sbucciare la frutta scelta, ridurre la polpa in purea con una forchetta e raccoglierla in una ciotola; aggiungere il muesli che si ha in casa, di qualsiasi tipo esso sia (ad esempio al cioccolato o ai frutti rossi), amalgamare perfettamente gli ingredienti, perfezionando la consistenza con della farina, e aggiungere un buon sentore di cannella spolverizzandola all’interno. È importante lasciare riposare il composto per 10 minuti, in modo che i cereali assorbano l’umidità del frutto. Realizzare dei ciuffetti d’impasto con due cucchiaini, adagiarli su una piastra foderata con la carta da forno e cuocere in forno preriscaldato a 180 °C per 15-20 minuti. Torta di amaretti e frutta secca 250 g. di pane secco 500 ml di latte 2 uova 70 g. di amaretti 50 g. di zucchero Noci, pinoli, mandorle, uvetta a piacere (a seconda di ciò che si ha a disposizione in casa) Una tazzina di caffè 40 g. di cacao amaro Questo dolce di recupero nasce principalmente per utilizzare il pane vecchio e per svuotare la dispensa. Non vi è un vero e proprio procedimento, perché il principio su cui si fonda è quello di unire ciò che abbiamo a casa, valutando la consistenza finale del composto, che non deve essere né troppo liquida né troppo compatta. L’unico passaggio fondamentale consiste nel tagliare il pane a pezzi, porlo in una ciotola capiente con il latte, lasciarlo in ammollo in frigo per un paio d’ore e rimescolare accuratamente in modo da ottenere un composto il più possibile omogeneo. Dopo aver aggiunto e amalgamato i restanti ingredienti, trasferire in una teglia, imburrata e infarinata, e porre in forno preriscaldato a 180 °C per 50-55 minuti, valutando la cottura con uno stecchino. Il dolce dovrà […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Il Degustì Tour fa tappa presso l’Old Friends a Bacoli

Degustì, il tour degustativo enogastronomico promosso dalla Luigi Castaldi Group ha fatto tappa presso la steak house Old Friends di Bacoli, in via fusaro 23, giovedì 23 gennaio. Protagonisti della serata sono stati i piatti della tradizione napoletana abbinati ai vini dei Feudi di Guagnano. Tutti gli eventi targati Degustì sono dedicati ai professionisti, a tutti gli appassionati del settore, al mondo dei foodies, agli amanti del buon cibo e dei prodotti di qualità. Degustì a Bacoli: il menù O’per e ‘o muss  In abbinamento: Verdeca, Diecianni Verde, Salento IGT Trippa In abbinamento: Nero di Velluto, Negramaro, Salento IGT Pasta e patate In abbinamento: Cupone, Salice Salentino, Negramaro, Riserva DOC Carne alla Genovese In abbinamento: Le Camarde, Negramaro & Primitivo, Salento IGT Old Friends Il locale nasce nel 1991 vantando di essere il precursore di quelle catene di steak house che successivamente si espanderanno in tutto il territorio. L’idea si basava sulla realizzazione di un ristorante in controtendenza rispetto alla tradizionale cucina napoletana, poiché, come ben risaputo, quest’ultima predilige pietanze marinare ai piatti a base di carne. Il locale però ha cercato di portare avanti piatti sempre rivolti alla tradizione napoletana, ma lontani dalle acque partenopee, affacciandosi più verso l’entroterra. Ciò supportato da catene di distribuzione di qualità come la Luigi Castaldi Group e da ottimi produttori e distributori di vini come i Feudi di Guagnano, che incentrano la propria produzione principalmente su vini a base di Primitivo e Negramaro. Luigi Castaldi Group Nata nel 1970, la Luigi Castaldi Group, azienda di distribuzione Food & Beverage, è oggi uno dei punti di riferimento nell’ambito del settore Ho.Re.Ca. Forte di una lunga esperienza, competenza ed intuizione, si appresta quest’anno a festeggiare il 50esimo anno di attività: un traguardo che comprova la capacità di adattarsi a un mercato in continuo divenire. Dai vini alle birre, passando per la variegata proposta più strettamente alimentare, l’azienda mira ad ottimizzare, con dinamismo e propositività, i propri servizi, rendendoli esclusivi. Immagine in evidenza: LuigiCastalgiGroup

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Culturalmente

Chimney, il dolce ungherese più amato al mondo

Quando si pensa alla cucina ungherese qual è il piatto per eccellenza che viene subito in mente? Il gulasch naturalmente, ovvero la celebre zuppa a base di carne bovina condita con spezie e verdure. Ma anche per quanto riguarda i dolci questa cultura culinaria sa difendersi bene: dalla Dobos, la torta preferita dalla principessa Sissi, alle crêpes magiare dette Palacinta, senza dimenticare una delle specialità più apprezzate sia dai turisti che visitano ogni anno Budapest e città limitrofe che dai residenti stessi: il Chimney. Chimney: le origini del dolce Sembra che il Chimney affondi le proprie origini nel Medioevo, dove un primo abbozzo di ricetta si trova trascritto all’interno di un manoscritto del 1450 conservato nella biblioteca di Heidelberg in cui l’autore parla di un cilindro di pasta sfoglia cotto su di uno spiedo e spazzolato con tuorlo d’uovo prima della cottura. Bisogna però attendere il 1784 quando in Transilvania, regione della confinante Romania, emigrò un gruppo di ungheresi. Lì nella terra del conte Dracula viveva una contessa di nome Mária Mikes de Zabola che all’interno di un suo libro di ricette annotò quella del Chimney, senza tuttavia descrivere un processo particolare per prepararlo. In un altro ricettario di inizio ‘800 si legge che sulla superficie del cilindro venivano aggiunte noci tritate e uno strato di zucchero dopo la cottura. Il nome dato a questa ricetta è in lingua ungherese Kürtóskalács, ovvero “camino dolce” proprio perché la sua forma lunga e cilindrica ricorda quella della cappa di un camino. Un dolce ideale per l’inverno La ricetta del Chimney si diffonde in seguito lungo tutta l’Ungheria e raggiunge una popolarità tale da essere esportata in altri paesi dell’est Europa quali Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia. Dato l’aumento del numero di palati che lo apprezzano (e anche per facilitare la vita a chi l’ungherese non lo parla) il dolce iniziò ad essere chiamato, appunto, con il termine inglese Chimney o “Sweet Chimney” e viene venduto sia nelle pasticcerie e sia nelle grandi piazze delle città dai venditori durante fiere e mercatini dove possiamo assistere alla sua preparazione. Un cono di pasta sfoglia, ottenuto mescolando lievito, burro, latte, uova, sale e zucchero, viene fatto cuocere attorno a uno spiedo. Durante la cottura il Chimney viene spennellato con dello zucchero che per via del calore si trasforma in una crosta leggermente scura e lucida. Per finire, il dolce viene delicatamente tirato fuori e la superficie viene ricoperta a scelta di cioccolato, cannella, mandorle, cacao, noci o papavero per poi essere servito. Se avete in mente di programmare un viaggio a Budapest, non dimenticate di assaggiare questa prelibatezza tanto semplice quanto gustosa. Se poi andate in inverno, per la precisione durante il periodo dei mercatini natalizi in cui le temperature raggiungono lo zero, un dolce e gustoso Chimney da spezzettare e inzuppare in un bel bicchiere di cioccolata calda vi farà raggiungere il nirvana dell’orgasmo gastronomico. Non potete permettervi un viaggio a Budapest? Nessun problema. Se abitate a Napoli c’è SweetChimney, una pasticceria aperta l’anno […]

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Cucina e Salute

Cioccolato bianco: i segreti della sua produzione

Burro di cacao, zucchero, derivati solidi del latte. Il pallido aspetto del cioccolato bianco è una conseguenza degli ingredienti che lo compongono e una caratteristica che lo rende inequivocabilmente diverso, per aspetto quanto per sapore, dal classico cioccolato fondente o al latte. La differenza sostanziale con gli altri tipi di cioccolato è l’assenza, nel cioccolato bianco, di un ingrediente fondamentale: la pasta di cacao. L’ingrediente principale dei suoi concorrenti bruni è quindi del tutto assente nel cioccolato bianco che, per questa ragione, non viene considerato un appartenente alla stessa famiglia in senso stretto. Eppure questo alimento, che esiste dal 1930, è entrato in tutti i supermarket come fratello minore del cioccolato tradizionale e si è meritato il posto d’onore al suo fianco. Il metodo di produzione, la distribuzione in tavolette, il confezionamento fanno sì che esso rientri tra gli alimenti derivati dal cacao, se non chimicamente almeno per analogia. I valori nutrizionali del cioccolato bianco Il cioccolato bianco è ottenuto dalla lavorazione di burro di cacao, saccarosio, latte vaccino o i suoi derivati (principalmente latte in polvere). Secondo una direttiva dell’anno 2000 esso, per essere considerato bianco, deve contenere non meno del 20% di burro di cacao e non meno del 14% di sostanza secca del latte – all’interno di questa inoltre i grassi del latte devono essere presenti in quantità non inferiore al 3,5%. Il burro di cacao è una sostanza grassa ottenuta dalla lavorazione dei semi di cacao. Il latte in polvere è un prodotto ricavato dalla disidratazione del latte vaccino. Il saccarosio è il semplice zucchero da tavola. Per la mancanza della pasta di cacao il cioccolato bianco, a differenza di quello fondente, non vanta di alcun potere antiossidante, né è caratterizzato dagli innumerevoli benefici che quest’ultimo apporterebbe all’organismo. L’aspetto positivo dell’assenza della pasta di cacao potrebbe tuttavia essere la conseguente assenza di molecole nervine stimolanti. Per questo motivo le tavolette bianche sono considerate più adatte per i bambini e per le persone sensibili alla caffeina. L’elevata quantità di zuccheri semplici e acidi grassi rendono il cioccolato bianco un alimento ad alto contenuto calorico. Infine esso non è adatto agli intolleranti al lattosio. Come si produce? Le fasi della lavorazione La prima barretta di cioccolato bianco è stata inventata in Svizzera nel 1930. Dal 1967 l’azienda Nestlé – dal nome di Henri Nestlé, che inserì il latte nella lavorazione del cioccolato – iniziò a commerciare il Galak, una barretta prodotta ancora oggi. Il cioccolato bianco per la sua produzione segue le stesse lavorazioni del cioccolato fondente, a partire dalla preparazione dell’impasto che viene passato dalle raffinatrici fino a quando è pronto per il concaggio. Durante questo passaggio, l’impasto è sottoposto a miscelazione perpetua a temperatura controllata fin quando si sarà ottenuta una massa liscia e omogenea. È il momento della tempra: l’impasto è raffreddato e riscaldato nuovamente affinché, controllando la temperatura e i tempi di posa, esso possa ottenere la cristallizzazione desiderata. Lo step successivo è quello della formatura del cioccolato fuso che assume la forma dello […]

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