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Eroica Fenice

La Tag: Italia contiene 7 articoli

Fun e Tech

ITALY. Land of Wonders: alla scoperta dell’Italia

ITALY. Land of Wonders è il gioco lanciato dalla Farnesina per promuovere il nostro Paese: una trovata davvero originale, che proprio attraverso un’attività ludica, ha come scopo principale quello di diffondere sapere e far conoscere alcuni degli aspetti più belli dell’Italia, anche in termini storici. Si tratta di un “gioco istituzionale”, portato avanti da Forge Reply, è un videogioco mobile per sistemi Android e anche per iOS, dai quali è scaricabile in modo del tutto gratuito. Un’avventura alla scoperta dell’Italia Già il nome del gioco promette bene, come si suol dire! ITALY. Land of Wonders: ossia “Italia, La terra delle meraviglie”, è un’accezione perfetta per descrivere al meglio la funzione dell’avventura nella quale ogni giocatore potrà catapultarsi.  Imparare giocando, assaporare grazie alle avvincenti avventure a disposizione, dalla grafica ben curata, quelle parti poco conosciute che caratterizzano il nostro paese, facendone una Terra appunto, amata e meravigliosa, nonché una delle mete turistiche più scelte. Il patrimonio culturale italiano è riconosciuto in tutto il mondo e la possibilità di entrare in contatto con le innumerevoli meraviglie del nostro Paese, in questo particolare momento storico-sociale, soprattutto se si pensa alle difficili condizioni determinate dalla pandemia ancora in atto. Il gioco, disponibile sulla piattaforma della Farnesina dallo scorso 19 luglio, è stato tradotto in undici lingue ed è accompagnato da una suggestiva colonna sonora, che alterna stile barocco e melodie moderne. ITALY. Land of Wonders narra la storia di Elio (italianizzazione del nome del mitologico dio greco del sole Helios), l’anziano guardiano di un faro che ogni notte recupera 20 scintille, che rappresentano le 20 regioni italiane, per far sì che l’indomani il sole possa sorgere. Per portare a termine l’arduo compito, il guardiano chiede aiuto al giocatore che, trasformandosi in un vero e proprio personaggio misterioso, entrerà a far parte dell’avventura, immergendosi completamente nelle varie fasi che la compongono. Il suo scopo primario è quello di completare la difficile missione articolata in ben 100 livelli e puzzle game. Naturalmente il giocatore non sarà solo durante l’avvincente missione: con lui i Guardiani, simulacro di Natura, Gastronomia, Arte, Spettacolo e Design, ossia le componenti che rendono grande e amata l’Italia. L’obiettivo di ITALY. Land of Wonders è quello di appassionare i ragazzi, non solo italiani, che (si spera) conoscano già gran parte del patrimonio di cui il nostro Paese dispone, ma anche quei ragazzi che da varie città del mondo guardano con ammirazione l’Italia. ITALY. Land of Wonders: imparare giocando Si tratta quindi di un prodotto Made in Italy con una funzione formativa, utilissimo a far sì che il tempo trascorso con il cellulare tra le mani, possa diventare in qualche modo costruttivo, e magari insegnare qualcosa. Questo è il concetto principale alla base del gioco, così come ha anche sottolineato l’Ambasciatore Lorenzo Angeloni, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il quale proprio a tal proposito ha dichiarato: “Speriamo con un – semplice – gioco, di creare un senso di familiarità che possa guidare i ragazzi un domani, alla scoperta […]

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Attualità

Nimby: un fenomeno d’opposizione in costante crescita

Nimby è un acronimo ormai diffuso anche in Italia, per indicare una forma di opposizione, accompagnata da manifestazioni pubbliche, volte a realizzare un’opera d’arte di forte impatto sociale. I fenomeni Nimby riguardano tradizionalmente l’avversione per la realizzazione di impianti industriali, ma anche tutte quelle infrastrutture per il trasporto, impianti di produzione di energia elettrica ed altro ancora. Il fenomeno Nimby in Italia: sindrome o movimento? Il termine Nimby è un acronimo inglese che significa letteralmente: “not in my back yard, non nel mio cortile”. Per quanto riguarda l’introduzione nel lessico italiano, le prime testimonianze relative alla presenza del termine tra i vocaboli utilizzati, risalgono ai primi anni Novanta. La vera e propria diffusione, probabilmente è avvenuta in concomitanza con la diffusione di tali forme di protesta e opposizione. Le opere di forte impatto, che per convenzione non dovrebbero causare forti problematiche, sono costantemente monitorate dall’Osservatorio Nimby Forum. In realtà, lo scopo primario del Nimby Forum, è quello di attuare una politica seria e rassicurante, che sappia dare le giuste risposte, in termini ambientali ma anche economici, ai cittadini. Il fenomeno Nimby, classificato in alcuni casi come una vera e propria sindrome, si pone l’obiettivo di valutare e quindi contestare tutte quelle costruzioni ed impianti che andrebbero a deturpare l’ambiente o ad ostacolare attività ecologiche, in netta discordanza con l’ambiente in cui sorgono. Quando si parla di sindrome, è chiaro che gli studiosi del settore si riferiscono al termine in senso strettamente patologico, identificando il fenomeno come se fosse una malattia. Invece, i veri “protagonisti del fenomeno” preferiscono parlare di “effetto Nimby”, inteso come atteggiamento produttivo che conduce ad un risultato concreto e soprattutto utile per la collettività. Attenzione alla qualità della vita e opposizione alle grandi opere Il movimento Nimby, secondo quanto ribadito più volte dagli stessi “protagonisti”, si oppone concretamente alle numerose realizzazioni massicce e pericolose sia per l’ambiente che per l’incolumità dei cittadini, che vi si oppongono. Ciò che preoccupa non è tanto l’impatto ambientale, ovviamente preso in considerazione, quanto la qualità della vita, che potrebbe nettamente peggiorare, subendo gravi conseguenze. Tra le ragioni della protesta “popolare”, secondo il rapporto annuale, è al primo posto l’impatto con l’ambiente, 30,1% degli intervistati. L’altra preoccupazione è la richiesta dei cittadini di una maggiore partecipazione attiva ai processi decisionali, 21,3% è la percentuale delle persone che non si sente coinvolta. Tutto ciò inevitabilmente scatena polemiche, soprattutto tra coloro che vedono nel movimento Nimby, una opposizione non produttiva e di carattere individualistico. Spesso infatti, la dicotomia e le polemiche con quelle che dovrebbero configurarsi come nuove opere strutturali, nasce da profondi motivi politici e si ricollega dunque a vere e proprie ideologie e prese di potere. Ricordiamo che in Italia, il dibattito pubblico prevede che ci si confronti su osservazioni, proposte e dubbi da parte dei cittadini, associazioni e istituzioni interessate durante le fasi preliminari di progettazione. Tuttavia, lo strumento è reso obbligatorio solo per le grandi opere pubbliche, per questo, probabilmente ciò che manca, (e viene meno anche alla base del movimento […]

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Food

Stigghiola: storia, cultura e tradizione culinaria siciliana

La Stigghiola è la pietanza per eccellenza dello street food siciliano. Il celebre piatto tipico, chiamato il dialetto ‘u stigghiolaru”, è simbolo della cucina povera d’un tempo, e rappresenta oggi un apprezzatissimo piatto della tradizione siciliana. La Stigghiola è stata inserita dal Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari nella lista dei prodotti italiani agro alimentari tradizionali (PAT). La preparazione Sicuramente per un piatto degno di nota è importante scegliere la migliore materia prima per un’eccellente riuscita della pietanza in questione. L’ingrediente base per preparare la Stigghiola è dato dalle interiora dell’agnello o capretto, in alcuni casi anche il pollo. La ricetta tradizionale è piuttosto semplice e prevede: budella lavate con acqua e sale, condite con prezzemolo e limone ed infilzate in uno spiedino oppure arrotolate intorno ad un piccolo cipollotto. Una volta eseguita questa semplice operazione, lo spedino si cuocerà alla brace. In realtà più che uno spiedino, le interiora utilizzate per questo secondo piatto, consumato soprattutto a Palermo, vanno a formare una sorta di lungo torciglione; è come se la carne si arrotolasse su se stessa. Stigghiola: etimologia e tradizione culinaria  Il nome stigghiola deriva dal latino “Extilia”, o meglio, per esser precisi dal diminutivo “Extiliola” (intestino, budella). La scelta del diminutivo, secondo alcuni, è paragonabile a un vezzeggiativo per la donna di cui si è innamorati. Le origini del piatto che, come abbiamo detto inizialmente discende dalla tradizione povera, sono molto antiche e risalgono ai Greci. La Stigghiola odierna infatti nasce da un piatto greco chiamato Kokoretsi, una sorta di grossa Stigghiola di agnello cotta alla brace, tipica del periodo pasquale. La Stigghiola infatti veniva già cucinata nelle città greche dell’isola siciliana da coloro che non potevano permettersi di acquistare carne e pesce. Una pietra miliare della cucina siciliana, per la cui preparazione occorrono tempo e pazienza. Alcuni macellai palermitani, affermano che, per realizzare le Stigghiole la sveglia al mattino suona molto presto, sia per pulire accuratamente la carne, ma anche se si sceglie di sostituire lo spiedino in legno con una costa di sedano o un cipollotto, intorno al quale avvolgere le interiora. Lo step successivo riguarda la preparazione della brace, che deve ardere ma non troppo, in modo che le Stigghiole non si brucino. La cottura è lunga, la carne dovrà avere una consistenza piuttosto elastica, ma non gommosa; una volta ultimata, si sposteranno gli “spiedini” su una parte della brace non troppo ardente, per far sì che non si raffreddi la carne e quindi non indurisca. Oltre alla versione domestica del piatto, la Stigghiola discende dalla tradizione propria dello street food, infatti, passeggiando per le stradine palermitane, di certo non passeranno inosservate le bancarelle degli stigghiolari, veri e propri maestri dell’arte culinaria; la brace, si prepara con molto anticipo rispetto alla cottura, e i turisti ma anche i tanti palermitani, non possono fare altro che lasciarsi inebriare dal profumo che tale leccornia sprigiona. D’altronde a Palermo, come in tutte le città del Sud, non mancano i sapori forti, frutto delle varie contaminazioni di origine greca, romana, araba, […]

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Riflessioni culturali

Anabattisti: storia del movimento religioso

Gli Anabattisti furono i componenti di un movimento religioso nato nell’ambito della Riforma Protestante; il nome dei membri del movimento nasce dall’uso di ribattezzare gli adepti. Storia dell’anabattismo: elementi cardine e caratteristiche  In Italia, l’Anabattismo si diffuse a partire dal 1549, espandendosi rapidamente soprattutto nei territori del centro Italia. Ciò accadde soprattutto perché dal punto di vista prettamente religioso, proprio nel nostro Paese, la Riforma Protestante giunse molto precocemente; già dagli anni Venti del Cinquecento, infatti, circolavano i libri dei riformatori.  La predicazione di Martin Lutero non rimase circoscritta esclusivamente alla Germania ma si estese a tutta l’Europa ed ebbe due conseguenze principali: la nascita di nuove dottrine e l’adozione di quest’ultime in diversi Stati. Tra le nuove dottrine, spicca l’Anabattismo, diffuso inizialmente soprattutto in Svizzera e anche in Germania, con un andamento diverso.  I primi anabattisti, furono guidati a Zurigo da Conrad Grebel e si opposero fortemente alle idee del riformatore Ulrich Zwingli. Una serie di questioni, di cui almeno quattro rintracciabili, riguardano vari fattori. La prima si concentrava sul rifiuto del battesimo dei bambini, ritenuto “sbagliato” poiché un bambino non ne comprende il significato vero e proprio e quindi in un certo senso è “costretto” a riceverlo. La seconda opposizione, invece, riguardava la netta separazione tra l’autorità dello Stato e quella della chiesa; la terza sosteneva un più rapido e radicale processo di de-cattolicizzazione, rispetto ai tempi proposti da Zwingli e dai suoi collaboratori. Infine, la quarta questione riguardava la non violenza, e il rifiuto di qualsiasi azione armata. Si trattava certamente di persone colte, intellettuali, per quanto concerne i gruppi formatisi in alcune città; nelle campagne invece, andò concretizzandosi un profondissimo settarismo che condusse poi ad una vera e propria riforma sociale. Ovviamente questo dualismo tra cosiddetti colti e popolo, giustifica le diverse e tante contraddizioni che caratterizzano il movimento Anabattista. In modo molto simile a quello dei luterani, gli Anabattisti sottolineavano l’importanza della fede personale in Dio opponendosi a ogni ritualismo; si organizzarono in comunità di convertiti dal nuovo battesimo con connotazioni fortemente egualitarie e antigerarchiche. Forti della loro condizione di veri credenti, puri e incontaminati, gli anabattisti rifiutavano di riconoscersi cittadini d’uno Stato e di riconoscere a esso un qualsiasi potere in materia religiosa. Anabattisti: diffusione rapida ma “a macchia d’olio” Mentre si diffondeva velocemente in questi territori, alcuni anabattisti abbandonarono gradualmente il concetto della non-violenza, impadronendosi con la forza della città di Münster dove fu imposto il battesimo a tutti i cittadini adulti. Coloro che rifiutavano il sacramento vennero cacciati dalla città. Ricordiamo che il movimento anabattista fu duramente perseguitato dalle classi aristocratiche e dai primi riformatori; Lutero e Zwingli utilizzarono la stessa parola “Anabattista” come termine spregiativo per indicare ogni gruppo protestante radicale di tendenza eterodossa (ossia riguardanti gruppi di persone che professano dottrine ma anche opinioni, diverse da quelle accolte come vere e quindi giuste). La parola Anabattista col tempo perse il reale significato, e da esso nacquero altre chiese come quella degli Amish, dei Mennoniti. La posizione degli anabattisti comportava una frattura […]

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Culturalmente

Isole italiane: bellezza, cultura e scenari unici

Le isole italiane attirano ogni anno tantissimi visitatori, sia d’estate che durante il resto dell’anno. Ogni isola si colora delle sfumature proprie della natura morfologica che la contraddistingue, regalando scenari unici e rari: spiagge bianche, acque cristalline, rocce dalle forme più disparate, ciottoli colorati. Un insieme di fattori che contribuiscono a determinarne l’identità, rendendola una diversa dall’altra. Isole italiane: il grande potenziale italiano In Italia le isole sono circa 800. Alcune di queste sono abitate mentre altre sono molto amate durante il periodo estivo, grazie a una densità demografica piuttosto bassa. La più grande delle isole del Mediterraneo è la Sicilia, scelta sempre più frequentemente per il vasto patrimonio artistico, culturale e storico che la caratterizza; meravigliose sono le spiagge tra cui al primo posto spicca San Vito Lo Capo. Ogni spiaggia si tinge delle proprietà della macchia mediterranea, creando un vero e proprio paradiso naturale incontaminato. Naturalmente ogni isola differisce dalle altre non solo per la conformità del territorio, ma anche per la tipologia di turismo che la contraddistingue. Ricordiamo inoltre che nelle isole italiane considerate “maggiori” lo sviluppo economico e industriale ha contribuito, nel tempo, a determinare mutamenti e diversità non solo ambientali, ma anche di carattere sociale e culturale. Le due isole maggiori della Penisola italiana sono circondate da arcipelaghi minori; sono ventotto le isole che si raggruppano attorno alla Sardegna, di cui solo otto sono densamente abitate, mentre ventidue si trovano attorno alla Sicilia. In prevalenza si spargono dal Tirreno ai mari di Sardegna e Sicilia. Isole italiane: scenari diversi per esigenze varie Alcune tra le isole italiane, sono luoghi meravigliosi ma impervi; tra questi sicuramente rientra l’isola di Montecristo in Toscana, luogo ripido e remoto, noto anche grazie alle varie citazioni letterarie  alle varie apparizioni cinematografiche. Una terra quasi magica, incontaminata e nella quale il tempo sembra essersi fermato in uno spazio dai confini contornati dai colori del tramonto. Proprio in riferimento ai cosiddetti confini altra isola italiana importante è Lampedusa, tra le più belle e più scelte non solo d’estate, che rappresenta l’ultimo lembo di territorio italiano prima dell’Africa. Magnifica isola a sud della Sicilia forma, assieme all’isola di Linosa e allo scoglio di Lampione, l’arcipelago delle Pelagie (ovvero “isole d’alto mare” secondo l’etimologia greca). Terra di confine tra due mondi, Lampedusa racchiude caratteristiche ambientali di due continenti assai diversi: l’Africa e l’Europa. Basti pensare che dista 210 km dalle coste siciliane e solo 152 km da quelle africane. Oltre alla Sicilia e alla Sardegna, che sono le principali isole italiane, esistono moltissime altre realtà che meritano di essere conosciute per la loro bellezza. Alcune di queste isole sono grandi e conosciute mentre altre più piccole e quindi meno note, ma non per questo meno belle. Tra le isole italiane più belle è opportuno menzionare anche Ischia, isola del Golfo di Napoli assieme a Capri e Procida. La cosiddetta isola verde dista circa 33 km dalla città di Napoli e nel corso degli anni è divenuta una delle mete più gettonate da chi decide […]

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Viaggi e Miraggi

Top 5 dei monumenti famosi più visitati in Italia

L’italia è il paese dell’arte, del buon cibo e del sole, questo ormai è risaputo. Ma lo sapevate che qui è concentrato circa il 75% di tutto il patrimonio artistico e culturale del mondo? Ebbene sì, un gran tesoro in cui è facile perdersi senza una buona guida. Qui vi proponiamo la nostra top 5 dei monumenti da visitare assolutamente. Ecco i 5 monumenti più famosi in Italia (secondo Eroica Fenice) Colosseo – Roma Immancabile in ogni lista che si rispetti sui monumenti italiani. L’Anfiteatro Flavio è incastonato lì da più di 2000 anni. Edificato in età Flavia, il massiccio monumento sovrasta l’omonimo Viale,  raggiungibile tramite la metro B, è il secondo monumento più visitato d’Italia dopo il Pantheon. Inoltre è l’anfiteatro più grande mai costruito. Al suo interno vi si svolgevano combattimenti tra schiavi e addirittura battaglie navali: infatti l’arena poteva essere allagata grazie a dei bacini posti al di sotto del pavimento centrale. Il monumento è stato in in pericolo ne 2012 per via di numerose crepe e cedimenti strutturali. fortunatamente un’opera di restauro nel 2016. 2. Piazza del Plebiscito – Napoli Il capoluogo partenopeo è tornato alla ribalta negli ultimi anni, registrando un boom di turismo. Uno dei luoghi simbolo di Napoli, oltre allo splendido golfo e alle magnifiche vie del centro storico! Lo slargo, uno dei più grandi d’Italia si estende per circa 25 000 metri quadri, e va dal Palazzo Reale, dimora dei re delle delle due Sicilie, alla Basilica Di San Francesco di Paola. La piazza collega Via Toledo, con il lungomare Caracciolo facendone da spartiacque. Il nome “del Plebiscito” le viene dato in occasione dell’annessione del Regno Delle Due Sicilie a quello di Sardegna e dal conseguente plebiscito popolare favorevole. Una storia urbanistica alquanto altalenante l’hanno vista deturpata, fino agli anni ’90 da automobili e bus. Lo spazio, veniva infatti adibito a parcheggio e stazionamento. Dopo il 1993 la piazza è stata sgomberata e ora è teatro di aventi e manifestazioni. 3. Duomo – Milano “Milan lo e ngran Milan“ celebrava la canzone di Giovanni D’Anzi e Alfredo Bracchi. E cosa c’è d più milanese del Duomo? La chiesa più grande d’Italia (sarebbe seconda solo a San Pietro, ma ufficialmente la basilica è in territorio vaticano), è una delle testimonianze neo-gotiche italiane, anche se al suo interno si avvicendano varie reinterpretazioni di questo stile. La facciata è quello che modernamente si potrebbe definire “un esempio di storytelling” in quanto è ricca di statue. Come ad esempio il cucciolo di Drago Tarantasio, creatura che, si diceva anticamente, terrorizzasse la zona. La storia della sua costruzione è alquanto complessa, in quanto è stata soggetta a frequenti rimaneggiamenti e ripensamenti progettuali. la costruzione, iniziata, con la posa della prima pietra nel 1393, continuò fra varie peripezie fino al 1813, quando fu conclusa ultimando la facciata, per volontà dello stesso Napoleone. La statua della Madonina campeggia sulla sommità della Guglia Maggiore, ormai simbolo di Milano 4. Il Canal Grande – Venezia Più che un monumento si parla di un […]

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Culturalmente

Gotico in Italia: un viaggio tra i più suggestivi capolavori della penisola

Il gotico in Italia si trova in maniera diversa rispetto al luogo di origine ovvero la Francia, ma soprattutto si diffuse molto tempo dopo gli altri stati europei. Il vettore principale è costituito dagli edifici dell’ordine benedettino cistercense, che dalla zona di origine borgognona, in Francia, si è espanso in tutta l’Europa occidentale. Ma il gotico italiano, o anche ” gotico temperato ”, assume caratteristiche diverse rispetto non solo alla Francia, ma anche all’Inghilterra, alla Germania e alla Spagna. In particolare non viene recepita l’innovazione tecnica e l’arditezza strutturale delle cattedrali francesi, preferendo mantenere la tradizione costruttiva consolidata nei secoli precedenti ed anche dal punto di vista estetico non trova un grande sviluppo lo slancio verticale di questa architettura. Se vogliamo collocare questo stile in un arco temporale possiamo dire che vi è una fase iniziale nel XII secolo con lo sviluppo dell’architettura cistercense, seguita da una seconda fase, dal 1228 al 1290 di ” primo gotico ”, per poi passare ad una terza fase, dal 1290 al 1385 di ” gotico maturo ” e concludere con l’ultima fase dal 1385 al XVI secolo, il cosiddetto ” tardo gotico ”. Gotico in Italia: le tre basiliche più belle ed affascinanti Fra le opere più interessanti di gotico c’è certamente la Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta, il principale luogo di culto cattolico di Orvieto, in provincia di Terni, capolavoro dell’architettura gotica in Italia centrale. La costruzione fu avviata nel 1290 per volontà di papa Niccolò IV con lo scopo di dare degna collocazione al Corporale del miracolo di Bolsena. Disegnato in stile romanico da un artista sconosciuto, in principio la direzione dei lavori fu affidata a fra Bevignate da Perugia a cui succedette ben presto, prima della fine del secolo, Giovanni di Uguccione, che introdusse le prime forme gotiche. Ai primi anni del Trecento, lo scultore ed architetto senese Lorenzo Maitani assunse il ruolo di capomastro dell’opera. Questi ampliò in forme gotiche l’abside ed il transetto e caratterizzò, pur non terminandola, l’aspetto della facciata come appare ancora oggi. Alla morte del Maitani, avvenuta nel 1330, i lavori erano tutt’altro che conclusi. Il ruolo di capomastro venne assunto da vari architetti-scultori che si succedettero nel corso degli anni, spesso per brevi periodi. La Basilica o il Monastero di Santa Chiara, è invece uno degli edifici più importanti e complessi del culto monumentale napoletano. Situata in via Benedetto Croce, si tratta della più grande basilica gotico-angioina della città; è caratterizzata da un monastero che comprende quattro chiostri monumentali, gli scavi archeologici dell’area circostante e diverse altre sale nelle quali è ospitato l’omonimo Museo dell’Opera, che a sua volta comprende nella visita anche il coro delle monache, con resti di affreschi di Giotto, un grande refettorio, la sacrestia ed altri ambienti basilicali. Si ricordi poi la Basilica di San Petronio, la chiesa più grande di Bologna: domina l’antistante piazza Maggiore e, nonostante sia ampiamente incompiuta, è una delle chiese più vaste d’Europa. Le sue imponenti dimensioni (132 metri di lunghezza, 60 di larghezza, con […]

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