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Eroica Fenice

La Tag: notizie di attualità contiene 37 articoli

Attualità

Carla Fracci, addio alla grande stella nel firmamento della danza

Cala il sipario su un’altra lucente stella del panorama artistico italiano e internazionale. Lascia definitivamente il palcoscenico l’immensa ballerina Carla Fracci, e lo fa ancora una volta in punta di piedi, elegantemente e con strettissimo riserbo sul male che ha spento la sua vita, ma non la sua essenza. Carla Fracci esala l’ultimo respiro nella sua casa di Milano la mattina del 27 maggio 2021 a 84 anni, dopo una coraggiosa e lunga battaglia contro un tumore che non ha lasciato scampo. Danza e spettacolo in lutto, perché a lasciarci è la regina della danza, soave e leggera come una libellula, ma tenace e forte come una roccia. Carla Fracci. Una vita per la danza Cade il suo corpo in questa vita, ma la sua danza vivrà in eterno, insieme alla sua grazia e a tutto quanto ha coltivato con dedizione e insegnato con amore. «Eterna fanciulla danzante», così la definisce il poeta Eugenio Montale. E chiunque l’abbia incontrata e conosciuta, chiunque abbia lavorato e collaborato con il suo prestigio, riconosce in lei una meravigliosa creatura, destinata a sopravvivere alla stessa morte. Una vita in volo quella di Carla Fracci, beniamina della danza classica e grazia fatta persona. Una vita in volo sì, eppure ribadendo lei stessa la concretezza di un’infanzia e crescita tra le necessità che il duro periodo della guerra imponeva, mai dimenticando la genuinità contadina delle campagne mantovane in cui è vissuta per un periodo, l’umiltà delle sue radici che mai sono state annebbiate dalla fama. La tenacia, l’impegno, la professionalità hanno vinto sulle difficoltà. Ciò Carla Fracci ha saputo egregiamente dimostrarlo: la concretezza di una vita dedita al lavoro, la durezza del periodo bellico e di una società piegata dalle difficoltà evidenti, non hanno mai vinto la sua eleganza, la sua impeccabilità, pur nel rigore di una tecnica puntuale che lo studio della danza classica impone. Un’artista davvero unica, la cui anima in principio doveva destreggiarsi tra poesia e talento da un lato, e dall’altro una sorta di insofferenza ai rigidi schemi del balletto e della disciplina. Col tempo, e grazie al provvidenziale incontro con la magnifica prima ballerina della Royal Ballet Margot Fonteyn, la Fracci comprende il senso del duro lavoro e del necessario spirito di sacrificio che un’arte come la danza richiede per raggiungere l’eccellenza, passando ovviamente per il cuore e il talento, al fine di produrre poesia. La sua bellezza, la sua dolcezza, il rigore e l’unicità giungono anche all’estero, dopo essersi guadagnata il titolo di “Prima ballerina” a soli 22 anni presso il Teatro alla Scala di Milano, sua patria. Giunge infatti alla Royal Ballet di Londra e presso altri prestigiosi teatri, e dalla fine degli anni Sessanta ballerina ospite dell’American Ballet Theatre. Lavora al fianco dei migliori ballerini internazionali, tra cui l’immortale Rudolf Nureyev, creando un sodalizio artistico che incanta mezzo mondo per oltre un ventennio. Ha interpretato magistralmente diversi ruoli di repertorio, da La bella addormentata a Sylphide, da Cenerentola a Romeo e Giulietta, passando per i celebri Lago dei […]

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Balena grigia in acque mediterranee: il viaggio di Wally

Per motivi ancora non del tutto chiari, un esemplare di balena grigia della specie Eschrichtius robustus è entrato in Mediterraneo ed ha vagato nei nostri mari, spostandosi da un punto all’altro delle coste italiane. Il primo avvistamento della meravigliosa balena grigia è avvenuto nel mese di aprile nel mare di Ponza, all’incirca in corrispondenza della spiaggia di Frontone, dove è stata immortalata dai barcaioli locali; nei giorni seguenti, la stessa è stata intercettata dapprima nelle acque del Golfo di Gaeta, stando ad alcune testimonianze video diffuse sui social, poi nel mare che lambisce la Costiera Amalfitana. L’allarme è stato lanciato dal professor Adriano Madonna, biologo marino e subacqueo, il quale si è prodigato nel lanciare un appello in soccorso del meraviglioso cetaceo, realizzando un comitato pro balena grigia e suggerendo l’iniziativa di assicurarsi delle reali condizioni di benessere della balena. Così ha chiarito il professor Madonna: «Questa specie, che normalmente vive nel Nord Pacifico, ad un passo dal Circolo Polare Artico, attualmente nelle nostre acque, si trova in un ambiente che non è il suo. Forse sta andando incontro a difficoltà, come la temperatura dell’acqua, la salinità, la presenza meno abbondante di cibo e probabilmente non sta conducendo un’esistenza facile, a miglia e miglia di distanza da ‘casa sua’. Vogliamo aiutarla e ce la metteremo tutta. Il nostro sogno nel cassetto sarebbe quello di riaccompagnarla nel suo mare, ma l’impresa è difficile, se non addirittura impossibile. Che cosa possiamo fare per questo animale a cui tutti ci siamo affezionati? Innanzitutto desideriamo che viva nel miglior modo possibile, quindi intendiamo monitorare i suoi spostamenti e fare in modo che il suo stato di salute sia ottimale». Le tappe di Wally, la balena social Il viaggio della balena – animale che popola l’universo mitico e letterario di tutti i tempi – ha proseguito nei giorni successivi: Wally, così come è stata chiamata dai social che hanno contribuito alla ricostruzione delle tappe del suo lungo itinerario marino, è stata avvistata davanti alla costa ligure. I suoi spostamenti e le sue condizioni fisiche sono monitorati dalla Guardia Costiera e da organizzazioni dedite allo studio dei cetacei, in primis il Tethys Reasearch Institute, anche allo scopo di proteggerla dalla curiosità inopportuna e deleteria dei non esperti: occorre, infatti, dare priorità alla preoccupazione per tale cetaceo lento e mite, probabilmente un giovane esemplare, come pare acclararsi dalle concrezioni poco definite della sua testa. Wally, infatti, nonostante la grande capacità di adattamento che la accomuna a tutti i mammiferi, potrebbe trovarsi in uno stato di sofferenza generalizzata, che andrebbe verificata. La presenza di una balena grigia nel Mediterraneo è un evento più che raro, dal momento che tali cetacei dimorano nell’Oceano Pacifico, estinti dall’Atlantico circa tre secoli fa, a causa della caccia. Essi nascono in inverno nelle lagune della Bassa California, in Messico, per poi migrare in primavera in direzione dell’Alaska, dove si nutrono dei crostacei depositati sui fondali. Rappresentano, pertanto, un enigma le dinamiche del suo arrivo nel Mediterraneo, che sono state così ricostruite dagli esperti, […]

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Principe Filippo Mountbatten a un passo dai 100 anni

Principe Filippo Mountbatten a un passo dai 100 anni Il principe d’Inghilterra Filippo, precedentemente duca di Edimburgo, vanta una storia personale di grande interesse. Nato a Corfù in Grecia, imparentato con tutte le famiglie reali d’Europa, 73 anni fa per sposare la futura regina d’Inghilterra Elisabetta II rinunciò alla successione al trono e si allontanò dalla carriera della Marina Militare. Uomo severo e di principi saldi, nonostante non fosse cittadino inglese di nascita, ebbe la cittadinanza britannica e si convertì alla religione anglicana. Padre di 4 figli, il primo figlio Carlo, principe di Galles, e futuro erede al trono nacque nel 1948. Dopo il principe Carlo la figlia Anna classe 1950, Andrea classe 1960 ed Edoardo classe 1964. Tutti credono che il principe Filippo abbia nobili origini britanniche, giusto? In realtà il principe Filippo ha subito la perdita della sua famiglia in giovane età. Figlio del principe Andrea di Grecia e della principessa Alice di Battenberg per eredità sin da giovane ha ottenuto il titolo di principe di Grecia e Danimarca. Per essere accolto dalla Chiesa d’Inghilterra converte il suo cognome con quello dello zio materno, Mountbatten. Da principe di Danimarca a principe d’Inghilterra Il principe Filippo ha ottenuto con grande onore e orgoglio il suo titolo nel 1957 ed è proprio la regina Elisabetta II, dopo 18 anni di matrimonio, che gli assegna il titolo con una cerimonia regale. Il principe d’Inghilterra Filippo Mountbatten è stato anche patrono di una serie di organizzazioni tra cui The Duke of Edinburgh’s Award, ed è stato uno dei membri fondatori della Cambridge University di Edimburgo. Nel 1961 (esattamente 60 anni fa) divenne presidente del WWF per il Regno Unito. Durante il giubileo d’oro di Elisabetta II, 19 anni fa nel 2002 il ruolo del principe del Regno Unito Filippo Mountbatten è stato fondamentale, infatti gli attribuirono l’onore di essere principe per 50 anni come consorte della Regina Elisabetta II. Nel 2013 è stato proclamato Compagno straordinario dell’Ordine del Canada, poiché è storicamente riconosciuto abbia avuto rapporti stretti con le Forze Armate del Canada. Attraverso le sue numerose visite in Canada, sia da solo sia in compagnia di sua moglie, ha mostrato la sua cura per lo sviluppo del Canada. Il 4 Maggio 2017, dopo ben 65 anni di servizio e circa 22.000 impegni ufficiali, il principe Filippo si congeda dalla vita politica reale con una cerimonia nei giardini di Buckingham Palace. Principe Filippo Mountbatten a un passo dai 100 anni – Lutto per il  popolo inglese Tutti i cittadini inglesi erano pronti a festeggiare i 100 anni di Filippo Mountbatten il 10 Giugno 2021. Nel suo castello di Windsor era già in corso l’organizzazione di una cerimonia in grande stile in suo onore. Il principe d’Inghilterra oltre che per il suo prestigio sempre accanto alla moglie Regina Elisabetta II per oltre 60 anni di regno è conosciuto da tutto il mondo per essere un amante di corse equestri e di polo e per essere definito il Principe Gaffeur. Ha fatto spesso notizia […]

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Matrimoni omosessuali in Giappone: la Corte dice sì

“Un grande passo verso l’equità matrimoniale”, è questo lo slogan che si legge sulle bandiere arcobaleno sventolate al di fuori del tribunale di Sapporo, città principale della regione di Hokkaido, nel Giappone settentrionale. Il 17 Marzo 2021, il riconoscimento dei matrimoni omosessuali in Giappone ha rappresentato, infatti, un giorno storico per la tutela dei diritti della comunità LGBT+ alla quale, sorprendentemente, il Sol Levante ha sempre dato poco spazio ed attenzione. Seppur l’omosessualità sia considerata legale dal 1880, essa continua ad essere motivo di scherno e di discriminazione nel paese, rendendo particolarmente difficile agli omosessuali di vivere in maniera serena la loro sessualità. I dettagli della nuova legge sul matrimoni omosessuali in Giappone Non sorprende, infatti, che il Giappone sia l’unico dei paesi del G7 a non aver ancora preso una posizione stabile e chiara in materia. Nonostante ciò, la corte di giustizia di Hokkaido ha accolto la richiesta da parte di tre coppie omosessuali (una coppia di donne e due coppie di uomini) richiedenti diritti matrimoniali e alle quali tali possibilità sono state negate. Per questo motivo, le coppie hanno richiesto un risarcimento economico per danni psicologici che, però, non è stato accolto. In compenso, la corte ha dichiarato incostituzionale la negazione del matrimonio per coppie dello stesso sesso, in quanto tale assunto viola profondamente il principio di uguaglianza che caratterizza la costituzione giapponese. Dal punto di vista legislativo, la situazione risulta piuttosto variegata: In alcune prefetture giapponesi è possibile ottenere un “certificato” che permette alle coppie omosessuali di ricevere permessi speciali in casi di malattia del partner, ma il matrimonio effettivo resta ancora impossibile: il codice civile nipponico sul tema delle unioni non solo non considera validi i matrimoni omosessuali non celebrati in Giappone, ma cita testualmente “l’approvazione di entrambi i sessi”. I commenti A questo proposito, la Professoressa Yayo Okano, docente presso il Dipartimento di Global Studies della Doshisha University, considera questo passo come una svolta necessaria all’interno di una società che ha sempre dato un’importanza fondamentale alla famiglia tradizionale composta da uomo e donna. Su tale questione si è anche espressa l’attivista LGBT e personalità politica Kanako Otsuji la quale si dice estremamente felice dei recenti avvenimenti, sollecitando il Governo a muovere ulteriori passi verso la modifica del codice civile giapponese in materia matrimoniale e, in particolare, verso il riconoscimento dei diritti civili delle coppie omosessuali. Si tratta davvero di uno straordinario passo verso il riconoscimento dei diritti della comunità LGBT+ che, ormai da troppo, è costretta alla discretezza e al silenzio dettati dai valori di un paese che sta, a piccoli passi, andando nella direzione dell’equità. Immagine: ilMeteo

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Cina cashless: un primato mondiale

Si prevede una Cina cashless: il paese potrebbe riuscire per primo a raggiungere l’obiettivo. Pare, infatti, che quattro persone su cinque adottino metodi di pagamento digitale. Lo scenario sembra raccontare una società alla Black Mirror, dove la tecnologia prende il sopravvento sull’uomo. In Cina, tutto questo è avvenuto con una incredibile velocità. All’inizio del nuovo millennio la Cina utilizzava quasi esclusivamente contanti. Il sistema di pagamento tramite carta di credito, infatti, non ha mai funzionato. Perché? In primis, per le poche opzioni di scelta disponibili nel Paese e, in secondo luogo, per la difficoltà. È nota, infatti, la difficoltà che si riscontra nel trattare con le banche cinesi. Il metodo di pagamento digitale ha eliminato soprattutto l’ultimo problema, rendendosi semplicissimo nell’utilizzo. Non più dispositivi o strumenti utili alla lettura di una carta, ma un semplice account e un codice QR personale, che ai paganti basterà inquadrare. Il mercato fintech cinese è in mano a due società: WeChat Pay di Tencent (attivo dal 2014) e AliPay di Ant Financial, società affiliata di Alibaba, lanciato nel 2004. Queste due applicazioni, che contano rispettivamente 900 e 500 milioni di utenti attivi al mese, puntano a rendere la Cina il primo paese cashless al mondo. La cosa straordinaria è che si tratta di soli utenti cinesi. Per rendere l’idea della diffusione di questo metodo di pagamento, basti pensare che Apple Pay conta solamente 127 milioni di utenti attivi al mese. Tra l’altro, bisogna specificare che quest’ultima raccoglie utenti da tutto il mondo e risulta già installata su tutti i dispositivi iOS. Cina cashless: lo scenario attuale Inoltre, oltre a rendere semplici e immediati i pagamenti dal vivo, WeChat Pay e Alipay offrono decine di servizi aggiuntivi estremamente utili. Grazie a queste due app, è possibile pagare le bollette o prenotare un taxi. Prenotare biglietti per il cinema o un tavolo al ristorante. Ad oggi, più del 70% dei pagamenti avviene tramite transazioni digitali e sono disponibili per qualunque genere di servizio. Non solo negozi o supermercati, il pagamento digitalizzato è possibile anche nei mercati – grazie alla grande immediatezza che caratterizza lo strumento – e, addirittura, per lasciare offerte a mendicanti o artisti di strada. È curioso sapere, infatti, che molti cinesi affermano di uscire di casa quasi sempre senza portafogli. Il futuro del settore Fintech Il rapporto inaugurale di China Fintech, società che si occupa della condivisione di dati e informazioni sul più grande mercato fintech del mondo, ha rilevato che all’interno dell’enorme mercato finanziario nazionale, circa l’87% dei consumatori usufruisce di servizi finanziari digitali. Questo settore ha sfiorato il valore di 29 trilioni di dollari nel 2019. Il grande successo dei pagamenti digitali ha fatto anche sì che le aziende interessate e il paese stesso si preparassero per lanciare, entro il 2021, la prima valuta virtuale nazionale al mondo. A far concorrenza alla Cina è un paese europeo altrettanto avanti con il progetto di “cash free”: la Svezia. Gli ultimi dati provenienti dal ministero delle finanze svedese hanno rilevato che praticamente meno […]

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Salvator Mundi: copia napoletana trafugata e ritrovata

È stata di recente ritrovata la copia napoletana di scuola leonardesca del Salvator Mundi, coeva al dipinto pseudo-davinciano venduto all’asta nel 2017 per l’esorbitante cifra di 450 milioni di dollari, dunque detentore del primato di opera d’arte più costosa della storia del mercato dell’arte. La tela era ospitata fin dal XVI secolo nella cappella Muscettola, ubicata all’interno della Sala degli Arredi Sacri del Museo DOMA di San Domenico Maggiore, il ben noto convento con basilica adiacente che costituisce uno dei principali monumenti partenopei. Il quadro era stato rubato tre mesi fa, in circostanze ancora non chiare, che dovranno essere esplicitate dalle indagini coordinate dalla procura retta da Giovanni Melill,o attraverso l’aggiunto Vincenzo Piscitelli. Poi, circa una settimana fa, il ritrovamento, effettuato dagli agenti della Sezione Reati contro il Patrimonio della Squadra Mobile nel corso di un’indagine, in un appartamento al primo piano di via Strada Provinciale delle Brecce. Il proprietario dell’appartamento dove il quadro è stato trovato, un trentaseienne incensurato, è stato sottoposto a fermo con l’accusa di ricettazione, benché egli abbia ammesso di aver scovato il dipinto in un mercatino dell’usato. Gli inquirenti, in attesa della convalida del fermo, hanno avvertito il priore della basilica di San Domenico Maggiore, che provvederà a verificarne la validità; nel frattempo l’opera, ritrovata avvolta nel cellophane e conservata nella parte superiore di un armadio in una cameretta, si trova sotto sequestro e sotto tutela della Soprintendenza, che dovrà esaminarne le condizioni. Le mille avventure del Salvator Mundi Avvincenti più che mai le vicissitudini del dipinto originale da cui è tratta la copia napoletana, connesse a quelle delle sue numerose copie: presupponendo una paternità davinciana, è plausibile che Leonardo abbia realizzato l’opera per un committente privato a Milano, poco prima di abbandonare la città nel 1499, per la caduta degli Sforza. Del quadro restano alcuni studi, i più noti dei quali sono i due disegni di drappeggi conservati nella Royal Collection presso il Windsor Castle. Persesi le tracce del dipinto, la sua memoria rimase affidata all’incisione eseguita nel 1650 da Wenceslaus Hollar. Seguì un nuovo gap dal 1763 fino al 1900, quando fu acquistato da Sir Charles Robinson come opera di Bernardino Luini, seguace di Leonardo, finché il quadro ricomparve in una piccola vendita all’asta nel 1958, dove fu acquistato per 45 sterline; in seguito svanì nuovamente per 50 anni, fino al 2005, allorquando riaffiorò sul mercato. Il dipinto nel 2011 è stato autenticato da alcuni tra i suoi maggiori studiosi, in occasione della mostra svoltasi presso la National Gallery di Londra, intitolata Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan; nel catalogo della mostra inglese, Luca Syson, curatore dell’esposizione, aveva ipotizzato che Leonardo avesse realizzato il dipinto per la famiglia reale francese e che poi fosse stato condotto in Inghilterra nel 1625 dalla regina Enrichetta Maria di Borbone, sposa di Re Carlo I, risultando registrato nell’inventario della collezione reale. La copia napoletana del Cristo benedicente replica puntualmente l’iconografia del Salvator Mundi davinciano, messa a punto dall’artista e inventore nel suo periodo milanese, come attestano i […]

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Blackout challenge, una nuova sfida mortale su TikTok

Una nuova sfida mortale è comparsa su TikTok: la Blackout Challenge, un “gioco” che consiste nell’autoinfliggersi soffocamento utilizzando una sciarpa o una cintura, e resistere il più possibile prima di lasciare la presa. Lo scopo primario della prova estrema non sarebbe il suicidio, sebbene la probabilità di perdere la vita sia altissima, ma piuttosto raggiungere un fantomatico stato di euforia, dovuto al rilascio di endorfine da parte del corpo, a cui farebbe seguito la perdita parziale di coscienza. Ad accendere i riflettori su tale fenomeno è stato, nella giornata di mercoledì, il ricovero di una bimba di Palermo, di appena 10 anni, nel reparto di rianimazione dell’ospedale “Di Cristina”. Purtroppo, nonostante i tentativi dei medici, per la piccola non c’è stato nulla da fare e ieri la bimba è stata dichiarata clinicamente morta. I genitori hanno acconsentito all’espianto degli organi, mentre le autorità giudiziarie hanno proceduto al sequestro dello smartphone della vittima, al fine di indagare a fondo sulla vicenda. La Blackout Challenge non è l’unica sfida mortale lanciata sui social Gioco chiking,  Batman,  Eyeballing. E ancora  Planking,  Blue Whale,  Bird box challenge,  sono solo alcune delle numerosissime sfide che dilagano tra i giovanissimi sul web, rimbalzando da un social all’altro, alimentando quello spirito di emulazione che contraddistingue l’età adolescenziale, ed amplificato oltre misura dall’uso dei social. Lo stesso Tiktok, attualmente la piattaforma più utilizzata tra gli adolescenti, si basa esclusivamente sul concetto di ripetizione: gli utenti copiano i contributi di altri, in un loop infinito in cui tutti sono il clone di qualcun altro, attraverso la ripetizione di gesti ed espressioni. Se tuttavia, nella maggior parte dei casi tale meccanismo è per lo più innocuo, può diventare potenzialmente letale quando si superano i limiti. È accaduto con la Blue Whale, poi con il fenomeno Jonathan Galindo e, infine, con la Blackout challenge, di cui si parlava già nel 2018. Cosa si nasconde dietro la challenge? Legare la diffusione di questi comportamenti al solo spirito di emulazione è sicuramente riduttivo. Uno dei fattori determinanti è da ricercare nello spirito di ribellione tipico degli adolescenti: in virtù di questo, il voler superare i limiti imposti si configura come un modo per affermare se stessi, emancipandosi dalle figure di autorità e, allo stesso tempo, farsi accettare dal gruppo. Questo processo, che fa parte del percorso di crescita, può essere pericoloso per quei soggetti più fragili ed influenzabili, più predisposti a lasciarsi imbrigliare dalle dinamiche distruttive e disfunzionali di alcune di queste sfide.  Altro fattore alla base di molte sfide potenzialmente letali, compresa la Blackout challenge, è il bisogno inconscio di esorcizzare le proprie paure, prima tra tutte quella della morte. Spingersi sull’orlo del precipizio dà l’illusione di essere potenti, invincibili. Paradossalmente, quindi, gli adolescenti sfidano la morte per esorcizzarla e liberarsi dalla paura di essa. Tuttavia, come dimostra il caso della bambina di Palermo, non sempre questi meccanismi hanno esito felice. In conclusione, dietro quelle che sembrano delle stupide bravate ci sono l’insicurezza, il desiderio di accettazione, lo spirito di emulazione e […]

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Fast fashion e futuro: la sostenibilità è un dovere

La designazione di fast fashion fa riferimento a una strategia di produzione utilizzata dai grandi rivenditori a partire dagli anni Novanta ed intensificatasi sempre più, basata sul passaggio rapido delle tendenze di moda dalle passerelle alle collezioni di abbigliamento, al fine di consentire ai consumatori di acquistare i capi a prezzi relativamente bassi, quasi usa e getta. Lo scopo principale della fast fashion è quello di produrre prontamente un capo in modo economicamente proficuo, per rispondere ai gusti dei consumatori in continua evoluzione e creare nuove tendenze, innescando il desiderio di acquistare un prodotto, che appare di alta moda, alla fascia di prezzo più bassa nel settore dell’abbigliamento. Pertanto, la fast fashion non è tanto la risposta a un grande mercato di consumatori, quanto piuttosto l’esito della creazione della domanda da parte degli stessi produttori, dal momento che risulta estremamente redditizio vendere tonnellate di vestiti trendy ed economici. Essi, dunque, massimizzano il profitto introducendo a distanza di pochi giorni capi di uno stile differente – spesso replicandolo da artisti indipendenti ed usando la pubblicità per rimanere rilevanti e per promuovere mode che cambiano continuamente – e, conseguentemente, rendendo i vecchi capi obsoleti e fuori moda, inducendo i consumatori ad acquistare abiti nuovi e di tendenza. In tal modo, la fast fashion ha conquistato i nostri armadi ed è diventata enormemente popolare: marchi come Zara, H&M, Forever 21, Uniqlo, Topshop, Primark e molti altri, infatti, ne sono un esempio. I danni ambientali ed etici innescati dalla spirale della moda veloce In opposizione alla fast fashion è sorto il movimento slow fashion, che ha rilevato le problematiche legate alla moda veloce, ovvero il forte inquinamento ambientale da essa provocato e le condizioni di lavoro sfavorevoli imposte nei paesi in via di sviluppo. La fast fashion, infatti, ha un costo ambientale enorme: gli abiti sono prodotti in fabbriche non sottoposte a controlli, che adoperano, per la creazione di stampe dai colori accesi, tinte chimiche tossiche per i lavoratori e per l’ambiente, poiché scaricate in canali e fiumi. In tale contesto si inserisce il fenomeno del Greenwashing o “ambientalismo di facciata”, strategia di comunicazione di alcune imprese, volta alla costruzione di un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale. Inoltre, essendo la moda veloce così economica e quasi monouso, i consumatori sono indotti a gettare via i capi d’abbigliamento a ritmi molto veloci: si stima, infatti, che il 5 % dei rifiuti nelle discariche siano tessili; a ciò si aggiunge la scelta di alcune aziende di incenerire le rimanenze dei magazzini piuttosto che donarle ai bisognosi, per non svilire la propria immagine. Ne consegue che, secondo una recente inchiesta, l’industria tessile sia la seconda industria più inquinante al mondo, in grado di emettere più gas serra delle spedizioni internazionali e dell’aviazione. Inoltre, i rivenditori di fast fashion fanno uso di manodopera a basso costo, spesso proveniente dagli Sweatshops, luoghi di lavoro caratterizzati da condizioni socialmente inaccettabili, in cui spesso ricorre il lavoro minorile e in cui i lavoratori svolgono le proprie mansioni […]

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Clima: #CARIUMANI, la nuova campagna

#CARIUMANI la natura parla all’uomo: la nuova campagna sul clima del WWF Parte la nuova campagna di sensibilizzazione sulla delicata questione del cambiamento climatico che proseguirà per tutto il 2021 e che si appresta a proporre anche per l’Italia una legge quadro sul clima. Il mondo della natura lancia un appello all’uomo per mezzo della voce e del volto dell’attore Giacomo Ferrara. Il messaggio di cui si fa portavoce è un richiamo alla responsabilità di ogni singolo individuo, dialogando attraverso una forma espressiva dolce e compassata che si spera riesca a catturare quanti ancora persistono in comportamenti poco sostenibili. Con il 2021 comincia un anno cruciale per la lotta alla crisi climatica, con grandi appuntamenti in Italia con Cop giovani e G20 mentre nel Regno Unito G7 e Cop26. L’obiettivo fondamentale è quello di ridurre in modo significativo le emissioni di CO2 fino al 2030, per poi arrivare alla neutralità climatica entro il 2050. Nonostante i disagi causati  dall’ emergenza Covid, la campagna non si arresta, anzi al contempo è in atto un processo per scegliere dove investire per entrare in un’economia rigenerativa a carbonio zero che rappresenta ad oggi l’unico modo per evitare ulteriori catastrofi. La pandemia non ha rallentato le campagne di sensibilizzazione sulle questioni climatiche in quanto molte organizzazioni ambientaliste hanno associato la diffusione della pandemia agli squilibri del pianeta. Gli scienziati sono concordi nel confermare che quasi  l’86% del carbonio liberato in atmosfera è provocato dai processi di combustione dei combustibili fossili. Nel 2019 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto livelli mai registrati prima e paragonabili a quelli di 3-5 milioni di anni fa quando il clima era più caldo di 2-3 gradi e il livello del mare era di 10-20 metri più alto di quello di adesso. I segni del riscaldamento globale sono nei numeri che di volta in volta si rivelano: novembre è stato registrato come il mese più caldo della storia a livello mondiale, mentre l’Europa ha vissuto quest’anno il suo autunno più caldo. Sono questi i dati che emergono da un rapporto del Copernicus Climate Change Service, il programma di osservazione della terra dell’ Unione Europea. Nella campagna #CariUmani, l’attore Giacomo Ferrara noto al pubblico per aver interpretato il ruolo di Spadino nella serie tv Suburra, espone una lettera che raccoglie le necessità di tutte le specie animali. «CARIUMANI siamo qui oggi perché siamo i vostri coinquilini, quelli che condividono con voi questo pianeta la nostra casa, non l’abbiamo mai fatto prima, ma è arrivato il momento di scrivervi il nostro appello perché domani sarà già tardi. Il futuro nostro e vostro, la sopravvivenza di tutti questa volta è soltanto nelle vostre mani.» Il contenuto dell’ appello ci invita a riflettere sugli effetti negativi del cambiamento climatico che si ripercuotono sia sulla salute umana che su specie e habitat. Secondo un rapporto di Living Planet Report 2020, che misura lo stato delle biodiversità globale, entro fine secolo a causa delle variazioni climatiche fino a 1/5 delle specie selvatiche nel mondo sarà […]

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Elliot Page, il coming out e perché bisogna parlarne

Alcune riflessioni da parte nostra sul perché parlare del coming out di Elliot Page. Il film di fantascienza che più ha segnato le ultime generazioni è il primo capitolo della trilogia di Matrix. Tutti ci siamo sentiti almeno una volta come Neo (Keanu Reeves, ma dobbiamo davvero dirlo?), intrappolati in una realtà che non ci appartiene e con l’obiettivo di “aprire gli occhi” sul mondo che ci circonda. Le registe della trilogia sono le sorelle Lana e Lilly Wachowski: due donne transessuali, precedentemente note come Larry ed Andy, il cui genio ha segnato l’immaginario collettivo dal 1999 ad oggi. È stata Lilly Wachowski, quest’anno, a confermare ufficialmente una delle già emerse teorie sulla chiave di lettura del film: la matrix è un’allegoria trans, è la metafora del vivere la propria vita in the closet per poi uscirne. Ne parliamo in occasione della notizia del coming out come transessuale di Elliot Page, conosciuto precedentemente come Ellen Page, protagonista dell’intramontabile film di formazione Juno, spalla di Leonardo di Caprio in Inception, nonché uno degli attori principali della serie Netflix The Umbrella Academy (e molto altro). Page ha fatto coming out il primo dicembre, con un lungo post su Instagram. Non è una novità: ogni volta che qualche personaggio pubblico fa coming out si generano sempre dibattiti e polemiche, persino quando a farlo è Gabriel Garko. Ma noi di Eroica non siamo tipi da gossip, quindi perché parlarne? Il Trans Day of Remembrance (TDoR) è stato il 20 Novembre. È il giorno in cui vengono “tirate le somme” annuali degli omicidi delle persone trans in tutto il mondo (nel 2020 ci sono state 350 vittime, secondo il sito ufficiale). A fare notizia in Italia, lo scorso settembre, sono stati Ciro Migliore, ragazzo transessuale, e la fidanzata Maria Paola Gaglione, vittime di un’aggressione a sfondo transfobico a Caivano (Napoli) da parte del fratello di lei che ha portato alla morte della ragazza. Sulle polemiche che sono scaturite dalla notizia, sugli articoli dei giornali con i pronomi sbagliati, sulle storpiature del nome di Ciro, non è il caso di speculare ancora. Ma quello che possiamo fare, per sensibilizzare su un argomento ancora non familiare a molti, è parlarne. Per mostrare supporto, fare informazione e dare visibilità ai diritti delle persone transgender per cui si combatte in tutto il mondo da decenni e che, sul panorama mediatico, emergono solo in occasione di eventi di cronaca. «Amo essere trans. Amo essere queer. E quanto più mi sto vicino e abbraccio pienamente chi sono, quanto più sogno, tanto più il mio cuore cresce e mi sento rinascere. A tutte le persone transgender che hanno a che fare con le molestie, con il rifiuto di sé, con gli abusi e con la minaccia della violenza ogni giorno: io vi vedo, vi amo e farò tutto ciò che potrò per cambiare questo mondo in meglio. Grazie per aver letto tutto questo. Con amore, Elliot Page.»

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