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Eroica Fenice

La Tag: notizie di attualità contiene 22 articoli

Eventi/Mostre/Convegni

Nabilah: una grande festa virtuale per il Primo maggio

Oggi, venerdì 1 maggio, dall’antica spiaggia romana del Nabilah, una consolle suonerà in diretta. Un lungo dj set, una festa virtuale per abbracciare amici e clienti, e non solo. Un modo per restare connessi, uniti, insieme seppur nella distanza. Eroica Fenice ha intervistato l’organizzatore di quest’evento, Luca Iannuzzi. Com’è nata l’idea di organizzare una grande festa “virtuale”? “L’idea nasce dalla voglia di regalare alle persone una giornata all’insegna del divertimento, della leggerezza, della condivisione e della musica, soprattutto in questo periodo senza precedenti e nello stesso tempo raccogliere fondi a sostegno della Croce Rossa Italiana per supportarla nell’emergenza sanitaria. Organizzare uno smart Party, lavorando in smarkworking da casa, coinvolgere nel progetto tutti i collaboratori, produttori e partner, è stato piuttosto complicato sia per quanto riguarda la tecnologia sia l’organizzazione”. Durante la diretta, anche una campagna di crowdfunding lanciata dal Nabilah attraverso la piattaforma GoFoundMe a favore di Croce Rossa Italiana, una decisione degna di nota. Com’è nata l’idea di abbinare la festa al crowdfunding? “E’ un’idea nata quasi in automatico, siamo in un momento storico particolare dove il Paese è in una situazione davvero difficile e ha bisogno di tanta solidarietà e di tante risorse economiche. L’obiettivo di questo smart party virtuale è anche di diffondere il valore e l’importanza della solidarietà e della generosità con un sistema di crowfounding originale: attraverso la piattaforma GoFoundMe diamo la possibilità di dare un contributo a favore della Croce Rossa Italiana e per ogni donazione di 10 euro riconosceremo un drink omaggio da consumare al Nabilah alla riapertura. E’ un modo diverso per fare anche noi la nostra parte anche in questo momento come è accaduto in passato per altri ospedali, enti e istituti; un modo per essere presenti e vicini a chi ha bisogno e di dare un aiuto costante e coerente anche stavolta”. Una consolle che suonerà in diretta, per una parvenza di normalità, di quotidianità che non si ferma, è vero che in questi casi la musica può allietare il cuore diffondendo messaggi di speranza? “La consolle è un simbolo di speranza e un buon auspico per la fase due. Due dj si alterneranno per diffondere la speranza di un ritorno alla normalità, connotandola di un valore diverso, meno scontato. Dunque possiamo dire che il Nabilah è uno spazio di condivisione, e cos’altro? “Il Nabilah è uno spazio di condivisione coerente con la sua missione cioè l’intrattenimento: far divertire le persone, rallegrarle, regalarle un momento spensierato. Non è una missione facile, i clienti sono i nostri giudici e sono molto competenti; è necessario essere ben organizzati ed è bandita ogni forma di superficialità. Io credo che le aziende che lavorano in questo settore, soprattutto dato il momento storico, devono impegnarsi a portare avanti la propria mission di entertainement, diffondendo musica, divertimento, per tirare su il morale delle persone ed essere coerenti con gli obiettivi aziendali. Fino ad oggi siamo stati gratificati dai nostri clienti che ci hanno onorato della loro presenza, permettendoci di far crescere le nostre aziende, oggi è […]

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Fun e Tech

Come avere WhatsApp nero: consigli e novità

Come avere WhatsApp nero o meglio la dark mode della rinomata chat di messaggistica istantanea, è piuttosto semplice, soprattutto se si possiede un sistema Android o iOS. Chiariamo subito che con la dicitura “WhatsApp nero” si intende la versione notturna dell’applicazione; secondo gli esperti infatti, tale versione alternativa, consentirebbe di utilizzare l’applicazione anche di notte, senza arrecare danni agli occhi e soprattutto evitando di consumare la carica del proprio smartphone. Le ultime novità dell’applicazione però, riguardano solo la versione beta, anche se presto sarà disponibile su tutti i dispositivi. WhatsApp nero, funziona sostanzialmente invertendo i colori, consentendo di utilizzare l’applicazione in bianco e nero e quindi senza colori. Per quanto riguarda il colore delle chat relative alle conversazioni presenti sul proprio cellulare, esse diventeranno grigio scuro, i font diventeranno invece bianchi, mentre i messaggi e gli spazi saranno verde scuro ed intenso, tendente al nero. Una soluzione che permetterà di utilizzare WhatsApp più a lungo, senza inficiare negativamente né sulla batteria del cellulare, né sulla propria vista, inoltre, le diverse ricerche effettuate, dimostrano che tale scelta potrebbe rivelarsi molto efficace, soprattutto perché notevolmente apprezzata dal punto di vista prettamente estetico. La modalità scura di WhatsApp è attualmente disponibile solo all’interno del programma beta, accessibile attraverso la versione 2.20.13. Può avere tale versione, sia chi ha un sistema Android, sia chi invece utilizza IOS; essa sarà accessibile a tutti (o quasi) gli iscritti, ma da quanto si apprende, il numero dei possessori sarà limitato, anche se ampliato periodicamente per consentire a quante più persone di provarla. Attivare WhatsApp nero è facile, sarà sufficiente aprire le impostazioni e selezionare la voce Tema per seleziona una delle opzioni presenti: scura, per attivare la Dark Mode, luminosa, per tornare alla versione standard, o di default per allineare i colori della chat alla Dark Mode attivata o meno sul sistema operativo. Naturalmente, anche per quanto riguarda la versione Web di WhatsApp, la conosciuta ed utilizzata versione desktop della famosa applicazione di messaggistica istantanea, sarà attivabile in modalità “nera”, grazie a pochi semplici passaggi. Sarà però necessario, avere l’ultima versione di Google Chrome o Mozilla Firefox, e un’estensione che funzioni e che permetta al tempo stesso di modificare l’aspetto di WhatsApp Web, in questo caso. Per quanto concerne le ultime indiscrezioni relative a WhatsApp nero, per ora è stato ribadito che il colore predominante potrebbe essere appunto il nero, anche se alcune fonti ufficiali fanno riferimento ad un blu molto scuro, che secondo gli esperti del settore, stancherebbe meno gli occhi, rendendo la lettura dello schermo più facile. Ricordiamo comunque che per ora la versione nera di WhatsApp è ancora provvisoria, tuttavia, la versione ufficiale dovrebbe arrivare nelle prossime settimane, magari dopo aver sistemato alcuni problemi che degli utenti hanno segnalato nella versione beta. Immagine in evidenza: pixabay.com

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Attualità

Riforma della prescrizione: spunta il Lodo Conte e la maggioranza si divide

La riforma della prescrizione penale ha avuto una genesi travagliata, e anche adesso che è entrata in vigore non riesce a trovare pace. La matassa di dichiarazioni, voti e veti incrociati è quasi impossibile da dipanare, e in un complicato gioco di specchi ognuno dei soggetti coinvolti riesce ad essere contemporaneamente se stesso e il suo contrario. Con la conclusione che il 28 gennaio l’Unione delle Camere Penali sciopererà ancora una volta contro la neonata riforma Bonafede. Il vertice di maggioranza sulla prescrizione e il “Lodo Conte” Il 9 gennaio si è tenuto a Palazzo Chigi un vertice di maggioranza, in cui erano presenti il premier Conte, il ministro della giustizia Bonafede e i delegati del Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e Uguali e Italia Viva. Il vertice è stato convocato su sollecitazione del Partito Democratico, che riteneva necessario correggere il totale blocco della prescrizione introdotto dallo “Spazza-corrotti” ricorrendo a un meccanismo più morbido: la proposta di Delrio e Orlando consisteva nel sospendere la prescrizione per due anni in appello e per un anno dalla sentenza contro la quale si ricorre per Cassazione, per un totale di circa tre anni di sospensione della prescrizione, contro la sospensione perenne prevista dalla riforma adesso in vigore. In questo modo il PD intendeva riconoscere il principio della riforma ma bilanciandolo con la garanzia dei tempi certi per la giustizia. Il ministro della giustizia Bonafede però non lascia spiragli alla possibilità di rivedere la propria riforma, dichiarandola praticamente intoccabile, e durante il vertice vengono respinte le proposte correttive avanzate da PD, Italia Viva e Liberi e Uguali. Nonostante il rifiuto secco di Bonafede a qualsiasi intervento sulla riforma della prescrizione, rinnovato anche poco prima che il vertice iniziasse, il ministro alla fine torna sui suoi passi. Durante l’incontro giunge dal premier Conte una proposta per mediare tra le contrastanti anime della maggioranza: è il già battezzato “Lodo Conte”, che introduce un doppio binario tra assoluzione e condanna in primo grado. In caso di condanna, varrebbe la riforma Bonafede e dunque la prescrizione si blocca sine die. Nel caso di assoluzione, invece, si congela la prescrizione solo per alcuni mesi o al massimo per due anni. E ancora, per il premier ogni eventuale rettifica dovrà reggersi su due pilastri: intervenuta la prescrizione, deve essere assicurata la tutela degli interessi civili per la parte lesa, ed è obbligatorio adempiere all’impegno della totale ristrutturazione del processo penale, per giungere alla tanto discussa riduzione dei tempi processuali. Anche questa proposta porta con sé inevitabili dubbi di costituzionalità, a partire dalla disparità di trattamento tra imputato condannato e assolto in primo grado, che espone il Lodo del premier al rischio della violazione dell’art. 27 della Costituzione. Apparentemente la toppa è peggio del buco, ma tra i partecipanti al vertice si respira entusiasmo per aver comunque abbattuto il totem dell’abrogazione totale della prescrizione. La soddisfazione del ministro Bonafede per l’intesa (al ribasso) sulla prescrizione e per la maggioranza ricompattata è però ridimensionata dalle dichiarazioni dei delegati di Italia Viva […]

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Attualità

Come in Slovenia stanno salvando le api

In Slovenia le api sono protette dalla popolazione e sono il motore dello sviluppo economico del Paese: un modello per la comunità internazionale. Le api di tutto il mondo sono in pericolo: pesticidi, parassiti, monocolture intensive, condizioni climatiche avverse ed estreme minacciano la loro sopravvivenza. La tutela delle api è fondamentale per il mondo e per l’uomo, e secondo gli esperti un terzo di quello che mangiamo lo dobbiamo al loro contributo. Dal centro dell’Europa, però, giunge l’ambizioso progetto di coniugare ambiente, cultura ed economia e salvaguardare questo piccolo e prezioso insetto: in Slovenia le api stanno bene e sono il motore dello sviluppo economico del Paese. La Slovenia è il Paese europeo con la più alta presenza di apicoltori, sono circa 9.600 per un totale di 12.500 alveari e 170 mila colonie di api. È tutto merito dell’ape carnica, originaria della Slovenia centrale e adatta al clima del posto, le cui doti la rendono amatissima dagli apicoltori, quasi venerata: è docile ma resistente alle malattie e con una grande capacità di adattamento. Ma soprattutto ha il raro pregio di essere sia specie protetta che garanzia di un’attività economica di successo, declinata in produzione, commercio e turismo sostenibile. Il modello sloveno La Slovenia ha dato i natali nel 1734 a Anton Janša, allevatore e pittore, considerato il padre della moderna apicoltura. Per celebrarlo, ma anche per promuovere sul piano internazionale il tema della biodiversità, nel 2017 il governo sloveno ha proposto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il 20 maggio, giorno della sua nascita, fosse proclamata la Giornata Mondiale delle Api. Questo risultato è solo il coronamento del modello a tutela di questo operoso insetto messo in campo dalla Slovenia fin dall’inizio degli anni Duemila: non solo dichiarando specie protetta l’ape carnica, ma anche formando gli studenti e i cittadini con corsi gratuiti di apicoltura, così da sensibilizzare la popolazione, creare nuove professionalità e favorire la presenza di alveari urbani. L’apicoltura in Slovenia non conosce limitazioni e si pratica in campagna così come in città, dettando una moda che si sta diffondendo in tutto il mondo, tanto che città come Parigi e Londra intervengono sulle proprie aree verdi metropolitane seguendo l’esempio sloveno, e non mancano iniziative italiane come Beeing che promuovono l’apicoltura urbana per principianti. Lubiana, la capitale, conta già 300 apicoltori, e il loro numero è in crescita. I suoi 65mila alberi, rigorosamente dai fiori utili al nutrimento delle api come tigli e castagni, la rendono una delle città più verdi al mondo. Una legge speciale obbliga i residenti a piantare solo arbusti, erbe e fiori che producano polline adeguato alle esigenze delle api, e le strade cittadine si riempiono di girasoli, menta e salvia. Lo Stato sovvenziona medicinali e rimedi contro gli acari degli alveari e già nel 2011 ha messo al bando gli insetticidi che contengono neonicotinoidi, sostanze letali per le api e dannose per l’uomo, ben otto anni prima dell’Unione Europea. Questo virtuoso modello in meno di dieci anni ha mostrato i suoi risultati, e così nel 2017 […]

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Attualità

La riforma della prescrizione è in vigore: cosa è cambiato

La riforma della prescrizione è entrata in vigore ma non si placano le polemiche e slitta il vertice fissato a Palazzo Chigi. Cos’era, cos’è e cosa sarà la prescrizione penale in Italia. Dal 1 gennaio 2020 è entrata in vigore la riforma della prescrizione penale, approvata dal primo Governo Conte nel gennaio 2019 e contenuta nel ddl Anticorruzione, meglio noto come “Spazza-corrotti”. Nonostante ciò, i dubbi sul contenuto e sugli effetti della riforma permangono, sia da parte degli operatori del diritto che delle stesse forze politiche, anche di maggioranza. Tra i più critici c’è il Partito Democratico, oggi alleato del M5S, che ha chiesto di rivederne il testo formulando una proposta di legge per la sua modifica, ma il vertice fissato per il 7 gennaio è stato rinviato oggi, a causa del sovraffollamento di impegni di Palazzo Chigi. La proposta, che consiste in un solo articolo, vuole ammorbidire la disposizione targata 5stelle-Lega dedicata alla prescrizione per evitare quello che è stato definito “l’ergastolo del giudizio”. Di cosa parliamo quando parliamo di prescrizione La prescrizione del reato ha come unico presupposto il decorso del tempo: trascorso un certo periodo di tempo fissato dalla legge, e diverso a seconda del tipo di reato, il reato (o presunto tale) si estingue e non viene più punito. A scanso di indignazioni, fanno ovviamente eccezione i reati puniti con la pena dell’ergastolo, che sono imprescrittibili, e questo anche prima della riforma. Dal punto di vista dello Stato, la prescrizione interviene quando si è affievolito l’interesse a perseguire un reato commesso in un tempo ormai lontano e che sarebbe anche inopportuno punire. Si aggiunga l’aspetto tecnico della difficoltà, e in alcuni casi impossibilità, di reperire prove e testimoni quando sono passati molti anni. Per l’imputato, invece, è una garanzia contro l’eccessiva durata del processo, che comporta costi psicologici, familiari ed economici considerevoli anche se si dovesse giungere all’assoluzione. Le novità della riforma della prescrizione La riforma, fortemente voluta dal Ministro della Giustizia Bonafede, è l’approdo della battaglia storica del Movimento 5 Stelle contro i tempi troppo lunghi dei processi italiani e l’uso strumentale dell’istituto della prescrizione: si applicherà ai presunti reati commessi dalla data di entrata in vigore della riforma e prevede il blocco assoluto della prescrizione dopo che sia stata emanata la sentenza di primo grado, sia di condanna che di assoluzione. Nelle intenzioni dei promotori questa misura garantirà la certezza della pena, così che nessun imputato colpevole resti impunito sfruttando il meccanismo della prescrizione. Dall’altro lato, chi osteggia la riforma sostiene che il processo successivo al primo grado di giudizio rischia di diventare potenzialmente eterno, con buona pace delle garanzie dell’imputato e della ragionevole durata del processo. In particolare, lo scenario che spaventa di più è quello di una sentenza di assoluzione in primo grado, in cui la presunzione di non colpevolezza è ancora più palpabile, che aprirà ai successivi gradi di giudizio in cui il soggetto è nella “disponibilità” del potere dello Stato per un tempo indefinito (e potenzialmente infinito). Senza dimenticare che […]

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Attualità

Sanna Marin, la premier finlandese più giovane al mondo

Sanna Marin è la nuova premier finlandese, a soli 34 anni, la più giovane al mondo. Votata dal Partito Socialdemocratico ed eletta dal Parlamento della Finlandia (il primo Paese ad eleggere, nel 1907, una deputata donna), l’ex Ministra dei Trasporti sostituisce Antti Rinne. L’ex premier, in carica dallo scorso giugno, è stato costretto a dimettersi in seguito allo sciopero del Servizio Postale (di proprietà Statale) e al ritiro dell’appoggio al suo Governo da parte del Partito di Centro, suo principale alleato. Sanna Marin è riuscita a bloccare l’ascesa dei “Veri Finlandesi” e del loro programma di Governo incentrato sulla lotta all’immigrazione (che aveva convinto un quarto dell’elettorato). Al suo fianco, in una coalizione di larghe intese, la Premier avrà altre quattro donne: la Ministra dell’Interno Maria Ohisalo, 34enne a capo della Lega Verde “Vihreä liitto”, Katri Kulmuni, 32enne leader del Partito di Centro “Suomen Keskusta”, la Ministra dell’Educazione Li Andersson dell’Alleanza di Sinistra “Vasemmistoliitto” e Anna-Maja Henriksson, 55enne a capo del Partito di Minoranza Linguistica Svedese, lo Svenska folkpartiet i Finland. L’azione di Governo punterà su alcune battaglie fondamentali: l’impegno per il sociale e l’ambiente, la crescita e l’occupazione contro le disuguaglianze. «Abbiamo un sacco di lavoro davanti a noi per ricostruire la fiducia nel Governo, ma sapremo essere il collante e il motore della coalizione», ha dichiarato la Premier subito dopo la vittoria. «Voglio costruire una società in cui ogni bambino possa diventare qualsiasi cosa e ogni persona possa vivere e crescere con dignità», è stato il suo primo tweet dopo l’elezione. Sanna Marin è nata il 16 novembre 1985 a Helsinki e, dopo aver vissuto e studiato a Espoo e Pirkkala, si è stabilita a Tampere, dove vive dal 2007. Si è laureata nel 2012 e ha conseguito un master in “Scienza dell’Amministrazione” nel 2017. È cresciuta con due mamme e in merito alla sua famiglia ha raccontato: «Siamo una famiglia arcobaleno. Per me, i diritti umani, l’uguaglianza delle persone non sono mai state questioni di opinione, ma la base della mia concezione morale. Sono entrata in politica perché voglio influenzare il modo in cui la società vede i suoi cittadini e i loro diritti». E precisato: «Non ho mai pensato alla mia età o al mio sesso, penso alle ragioni per cui sono entrata in politica e alle cose per le quali abbiamo conquistato la fiducia dell’elettorato». Dopo le prime esperienze nell’Unione Studentesca dell’Università di Tampere, infatti, Sanna Marin è entrata nel Consiglio Comunale della città con il Partito dei Socialdemocratici (SDP). Nel 2015 è stata eletta in Parlamento con 10.911 voti e nel giugno del 2019 è diventata ministra dei Trasporti. Come premier più giovane al mondo ha strappato il primato al 35enne Capo del Governo ucraino, Oleksiy Honcharuk, eletto ad agosto del 2019 a 35 anni, e il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, anche lui 35enne. E distanziando, infine, la neozelandese Jacinda Ardern, che nel 2017, quando aveva 37 anni, era diventata la più giovane prima ministra.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/MarinSanna/

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Attualità

#UnVioladorEnTuCamino, la protesta delle donne cilene

#UnVioladorEnTuCamino è l’hashtag ricondiviso in tutto il mondo dopo il flash-mob organizzato dal collettivo femminista “Lastesis” davanti alla Seconda stazione di polizia del Cile, a Valparaìso. Da settimane, il Sud America è attraversato da molteplici rivolte sociali. In Colombia, a Bogotà, la popolazione è scesa in strada contro le misure di austerità relative al salario minimo, alle pensioni e alle tasse. La rabbia dei manifestanti si è indirizzata verso l’incapacità del Governo nel combattere la corruzione, creare posti di lavoro e promuovere accordi di pace con le Farc, le forze armate rivoluzionarie colombiane. In Ecuador, a scatenare la contestazione contro il Presidente Lenin Moren è stato l’aumento del costo del carburante, dovuto alla sospensione dei contributi economici governativi in vigore dagli anni Settanta. Il bilancio delle proteste del mese di novembre è di otto morti, circa 1.300 feriti e più di mille arresti. In Venezuela, si è riaccesa la miccia tra i sostenitori dei due Presidenti, Nicolas Maduro e l’auto-proclamato Juan Guaidò. In Bolivia, Evo Morales è stato costretto a dimettersi, in seguito all’esplicita richiesta del comandante delle forze armate, e si è autoesiliato in Messico. In Cile, tutti i settori sociali sono coinvolti nelle proteste: dalla salute ai trasporti, dagli impiegati pubblici ai portuali, passando per le diverse componenti del mondo dell’istruzione e della formazione. Al centro delle rivendicazioni: un salario minimo da 500 pesos, l’aumento delle pensioni, la riduzione dell’orario di lavoro, i diritti alla casa, all’istruzione e alla sanità. Il Presidente Piñera ha risposto con una dura repressione nei confronti dei manifestanti, che si stanno scontrando con le forze di polizia e l’esercito da oltre un mese. Dal 14 ottobre, i feriti sono più di 2mila e si contano oltre 40 morti, con un bilancio in continuo aggiornamento. Da una parte, blocchi stradali, barricate, incendi; dall’altra, idranti, lacrimogeni e proiettili di gomma. Ma non solo. La polizia cilena sta mettendo in campo ogni forma di sopruso, in particolare nei confronti delle donne. Secondo l’ONU, “L’alto numero di feriti e il modo in cui sono state utilizzate le armi sembrano indicare che l’uso della forza è stato eccessivo e ha violato il requisito di necessità e proporzionalità. Le notizie che arrivano riguardano abusi contro ragazzine e ragazzini, maltrattamenti e percosse che possono costituire fattispecie di tortura, violenze sessuali subite da donne, uomini e adolescenti“. #UnVioladorEnTuCamino: un hashtag a sostegno delle donne cilene Con #UnVioladorEnTuCamino, le donne cilene hanno voluto portare all’attenzione del mondo intero ciò che stanno subendo sulla propria pelle. Il loro grido, da Santiago del Cile, è arrivato fino a Sidney, passando per il Messico, Berlino, Parigi, Bruxelles e persino per la Turchia. “Lo stupratore sei tu” – dicono nel testo che accompagna la coreografia eseguita da donne di tutte le età con gli occhi bendati da un tessuto nero – “e lo Stato oppressore è un maschio stupratore“. Si tratta di una canzone contro il patriarcato e le principali forme di violenza contro le donne (molestie in strada, abusi, stupri, femminicidio, sparizione forzata) e mette […]

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Culturalmente

Scultori famosi: un viaggio da Michelangelo a Canova

Gli scultori nel tempo hanno manifestato uno spiccato senso visivo, creando quelle che conosciamo come opere d’arte, con materiali quali: legno, metallo, argilla, pietra. Nel corso dei secoli, ogni scultore si è distinto per personalità, bravura, e soprattutto per la bellezza che scaturisce ancora oggi da tante opere. Per quanto riguarda la tradizione scultorea occidentale, essa ebbe inizio nell’Antica Grecia, soprattutto durante il periodo Classico. Ovviamente, nel corso dei secoli, i metodi scultorei sono mutati, arricchendosi di nuovi elementi, basati su nuove tendenze o linee di espressione. Tra gli scultori universalmente riconosciuti, una menzione di merito spetta sicuramente a Michelangelo Buonarroti. Considerato un genio artistico per eccellezna, fu uno scultore, pittore e architetto tra i più apprezzati, conosciuto soprattutto per “Il David” e “La Pietà”. Secondo Buonarroti, la scultura era già presente nel blocco di , il compito dello scultore era appunto quello di farla emergere, liberandola dal materiale in eccesso. Secondo questa teoria, il lavoro dello scultore, si traduce in due fasi, quella nella quale tramuta l’immagine che ha concepito mentalmente in un piccolo mondo e poi quella in cui trasferisce la forma nella pietra, fino a darle vita. Tutto ciò, secondo un canone che non si distaccasse mai troppo dalla realtà, dalla linearità e dalla classicità. Rientra in questa prospettiva “Il David”, una scultura in marmo, che rappresenta un giovane in postura fiera è concentrata sul gesto bellico contro il gigante Golia. L’aspetto è quello dell’eroe classico e infatti è scolpito nudo e muscoloso. “Il David”, col suo atteggiamento fiero e forte al tempo stesso, così realistico, diventò ben presto il simbolo di Firenze. Gli arti della scultura sembrano flettersi e distendersi in una configurazione posturale tipica della Grecia classica. Per questa scultura Michelangelo utilizzò un unico blocco di marmo. Un altro nome che figura tra gli scultori famosi, è Donatello, considerato il padre della scultura rinascimentale, abile con pietra, bronzo, marmo, stucco e argilla, dominando però anche il genere del bassorilievo. Famoso il suo “David”, ma anche “Giuditta e Oloferne”. Per quanto riguarda “Il David“, il personaggio è un giovane re e pastore che divenne il simbolo delle virtù civiche della Repubblica di Firenze.  Donatello fu un grande amico di Filippo Brunelleschi, col quale ideò di nuovi stili e linguaggi artistici. Non smise mai di sperimentare e seppe rinunciare in alcune sue composizioni alla perfezione dell’arte classica per creare delle immagini realistiche, quasi brutali nella loro essenza. Ovviamente, in questa prospettiva, è bene precisare, che l’antico non rappresentò mai un modello assoluto per gli scultori finora menzionati, bensì una strada maestra da seguire. Tra gli scultori famosi, va ricordato Antonio Canova, artista neoclassico ed esponente di una concezione dell’arte dalla valenza universale. Lo sculture di Canova è molto apprezzata, soprattutto per “Amore e Psiche”, di cui realizzò due versioni. L’opera si rifà al racconto contenuto nell’Asinus aureus di Apuleio. La maestosa scultura ha rappresentato un vero e proprio esempio nel corso degli anni, per diversi artisti, specie durante il periodo neoclassico. La bellezza dei due soggetti rappresentati, appare come se fosse […]

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Culturalmente

Scavi di Pompei, rinvenuto un affresco con due gladiatori

Grandi novità e ritrovamenti dagli scavi di Pompei Pompei, la città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., è più viva che mai e continua a sorprendere con sensazionali scoperte; l’ultima in ordine cronologico è stata fatta dal progetto di recupero nell’ambito della Regio V e ha portato alla luce un affresco, nel quale sono perfettamente rappresentati due gladiatori al termine di un combattimento; .  L’affresco di circa 1,12 mt x 1,5mt, rinvenuto in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il Vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento, ha forma trapeizoidale, poiché collocato nel sottoscala, presumibilmente di una bottega. Si intravede al di sopra della pittura, l’impronta della scala lignea che molto probabilmente decorava un ambiente frequentato da gladiatori, forse una bettola dotata di un piano superiore, destinato ad alloggio dei proprietari dell’esercizio commerciale o come di frequente, soprattutto vista la presenza di gladiatori, destinato alle prostitute. I due gladiatori sono raffigurati su uno sfondo bianco, delimitato su tre lati da una fascia rossa, nella quale si sviluppa la scena di combattimento. Il primo, appare sulla sinistra, è un “Mirmillone” appartenente alla categoria degli “Scutati” e impugna l’arma di offesa, il gladium (spada corta), un grande scudo rettangolare (scutum) ed indossa un elmo largo dotato di visiera con pennacchi. L’altro, che soccombe all’attacco, è un “Trace”. Gladiatore della categoria dei “Parmularii”, con lo scudo a terra e viene raffigurato con elmo (galea), a tesa larga ed una larga visiera a protezione del volto, sormontato da un alto cimiero. Scavi di Pompei, le dichiarazione di Massimo Osanna “La Regio è la V, non molto lontana dalla caserma dei gladiatori da dove, provengono la maggior parte delle iscrizioni graffite riferite a questo mondo. Nell’affresco ritrovato, di immenso interesse storico e culturale, di particolare interesse è la rappresentazione estremamente realistica delle ferite, come quella al petto del gladiatore soccombente, che lascia fuoriuscire il sangue, bagnando i gambali. Non si sa quale sia l’esito finale di quel combattimento, ma in questo caso, c’è un gesto singolare che il combattente ferito fa con la mano, probabilmente per chiedere venia e implorare la propria salvezza. Un gesto generalmente compiuto dall’imperatore o dal generale per concedere la grazia”. Queste le dichiarazioni del direttore generale degli Scavi di Pompei, Massimo Osanna. Gli scavi dell’ambiente all’interno del quale è stato rinvenuto l’affresco, devono ancora terminare quindi potrebbe offrire ancora grosse sorprese. Pompei non smetterà mai di stupirci, con tasselli che emergendo a poco a poco, come un puzzle che pian piano si compone, regalano ogni volta dei meravigliosi pezzi di storia che affascinano sempre più.  

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Cinema e Serie tv

Alessandro Brasile e Chiara Cattaneo in Fashion victims

Costrette a svolgere turni estenuanti, senza alcuna possibilità di comunicare con l’esterno e con l’obbligo di dormire in ostelli annessi alla fabbrica. Sono queste le precarie condizioni a cui vengono sottoposte le giovani operaie del Tamil Nadu, nell’India meridionale, che lavorano per produrre i vestiti che compriamo a prezzi stracciati. A denunciarlo è stato Fashion victims, il nuovo documentario di Alessandro Brasile e Chiara Cattaneo. Brasile e Cattaneo con Fashion victims hanno deciso di portare alla luce un problema, quello della schiavitù nell’industria tessile indiana, che, per loro stessa ammissione, sembra destinato ad acutizzarsi per due motivi principali: da un lato perché, a differenza di fasi più controllate come la coltivazione o il confezionamento, la filatura è un segmento nascosto, più difficile da tracciare e, perciò, meno conosciuto; dall’altro perché il fenomeno della moda veloce non sembra destinato a terminare. È proprio a partire dagli anni Novanta, quando la fast fashion è esplosa, che il sistema di produzione in Tamil Nadu è cambiato. Come ci raccontano gli autori, «nel settore tessile si è passati da una manodopera prevalentemente maschile, con contratti a tempo indeterminato, alla necessità di una forza lavoro più flessibile, controllabile e anche più numerosa». Le fabbriche hanno deciso di reclutare delle donne, quasi sempre giovanissime, dalle zone più povere dello Stato. In poco tempo, in una regione dove l’agricoltura è sempre meno produttiva, l’industria tessile è diventata la fonte primaria di lavoro. «Le ragazze vengono ingaggiate attraverso schemi di reclutamento e contratti informali, quindi illegali, di durata triennale», spiegano Brasile e Cattaneo. «Durante questo periodo le donne sono retribuite soltanto con il pocket money, una sorta di mancia per le spese giornaliere. Soltanto alla fine del contratto, se non si sono ammalate e non hanno subito incidenti, ricevono uno stipendio che utilizzano per pagarsi la dote – altra pratica dichiarata illegale dal 1961, N.d.R. – e sposarsi». Nelle aziende del Tamil Nadu si produce anche per marchi del lusso. Ma, come sottolineano gli autori,  di Fashion victims, «il maggior costo dell’abito finito non garantisce assolutamente che ci sia stata una maggiore tutela del lavoratore lungo la filiera». «Per le donne questa è l’unica possibilità di avere un lavoro retribuito e di ottenere una indipendenza economica verso una potenziale libertà sociale», continuano. «L’intento delle comunità del posto, come quella del documentario, non è quindi di far chiudere le fabbriche o di attaccare un marchio anziché un altro, ma di denunciare un sistema che, così com’è, non funziona e non tutela né chi ci lavora, né l’ambiente, né i consumatori». «La soluzione deve essere anzitutto politica: è necessaria una legislazione europea, che gli Stati europei devono poi recepire all’interno delle proprie, che renda non opzionale ma obbligatoria la trasparenza della filiera. I marchi, sia del fast fashion che di lusso, devono dire necessariamente dove fanno produrre i loro vestiti: non soltanto il Paese, ma l’azienda a cui si affidano. In questo modo, i marchi si accollerebbero una parte delle responsabilità e il consumatore avrebbe maggiore possibilità di informarsi e […]

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