Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: notizie di attualità contiene 11 articoli

Culturalmente

Spicciati: anche un centesimo può fare la differenza

Spicciati: una bottiglia-salvadanaio per i giovani | Intervista Spicciati è un’iniziativa molto importante, ideata e lanciata dall’associazione senza scopo di lucro Start Italy, ed ha ottenuto il patrocinio del Ministero delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo. Dal primo gennaio 2018 l’Italia non conia più le monete da 1 e 2 centesimi. Il loro costo di produzione supera il loro valore (che arriva a 4,5 centesimi per la moneta da 1 centesimo e a 5,2 centesimi per la moneta da 2 centesimi). Abbiamo raggiunto Gian Maria Miliacca, presidente di Start Italy, che si è gentilmente prestato ad una nostra intervista per conoscere meglio il progetto Spicciati. L’intervista per sapere di più su Spicciati In cosa consiste l’iniziativa? “Spicciati è un supporto innovativo e creativo al tempo stesso. L’idea di raccogliere i centesimi è stata esplorata più volte. Ma per la prima volta sarà realizzata su grande scala, con una metodologia di distribuzione che progressivamente coprirà tutta l’Italia”. Anche un solo centesimo fa la differenza e raccoglierlo per poi materializzare tante iniziative, che vedono protagonisti i giovani, è un grande risultato. L’iniziativa Spicciati sarà un ausilio rivolto a tutto campo a giovani start up. Le monetine da 1,2 e 5 centesimi, i cosiddetti “ramini”, potranno essere raccolte in una bottiglia-salvadanaio, reperibile in diverse tabaccherie, delle varie città italiane. Le tabaccherie coinvolte nel progetto sono circa 55 mila, un dato importante, che sottolinea quanto altrettanto importante sia il progetto lanciato da Start Italy. Ma qual è il ruolo delle tabaccherie nell’ambito dell’iniziativa? “Abbiamo pensato alle tabaccherie anzitutto per la loro presenza sul territorio: sono circa 55 mila i punti di raccolta in tutta Italia. Ed anche perché il tabaccaio è una figura di cui tutti i cittadini si fidano”. Le tabaccherie presenti sul territorio sono numerose e in costante crescita, secondo le stime finora accertate, quindi sceglierle come punto di riferimento è una decisione fortemente significativa. Chiunque, ogni giorno, entra in tabaccheria e ogni cittadino potrà avere la possibilità di raccogliere le monetine in rame, per favorire start up e giovani in iniziative sostenibili, volte all’agricoltura e al territorio. Cosa rappresenta la cosiddetta bottiglia-salvadanaio? “Per raccogliere i centesimi, si userà come raccoglitore una bottiglia creata appositamente, che riteniamo essere il salvadanaio più economico e al tempo stesso familiare per i cittadini. Crediamo fortemente nelle potenzialità dei giovani e dell’Italia e siamo altresì convinti che se tutti contribuiranno, potremo raggiungere grandi risultati in termini di raccolta e progetti sostenuti”. La bottiglietta nella quale saranno raccolte le monetine e i centesimi si contraddistinguerà grazie al colore del tappo, che sarà arancione. La cifra raggiunta, inoltre, sarà aggiornata in tempo reale sul sito dell’iniziativa. I progetti che i giovani potranno presentare, tramite i bandi che verranno pubblicati a partire da settembre 2019, riguardano le aree strettamente correlate alle risorse e alle caratteristiche dell’Italia del futuro. Dunque, meno “ramini” e maggiore possibilità di crescita per giovani e start up, con un aiuto concreto: questa è l’idea di fondo del progetto denominato Spicciati? “In realtà sarebbe meglio […]

... continua la lettura
Culturalmente

Leggenda o legenda? Tutto ciò che c’è da sapere

Leggenda o legenda, due parole diverse nella grafia ma anche nel significato. I dubbi circa la grammaticalità di una versione o dell’altra, sono tanti, infatti, sempre più numerose le persone che ogni giorno menzionano tale interrogativo sui diversi motori di ricerca. La prima, legenda, identifica una nota esplicativa, la seconda, leggenda, invece, un mito. Legenda deriva dal verbo latino lego, legis e ha il significato di leggere, ma può anche significare, legare o collegare. Un termine che invita a leggere quanto è riportato a margine di una pagina, per carpirne il significato, il testo o la figura a cui è riferita. Tuttavia, la parola legenda ha anche un altro valore, che è quello della attribuzione al simbolo di un significato occasionale, diverso da quello originario. Per esempio, se su una carta geografica si vogliono distinguere delle aree diverse, come le zone coltivate, lo si può fare, colorandole con cromie differenti. Ogni colore indicherà una zona, e l’attribuzione del significato o la spiegazione del contenuto, sarà riportata a margine della carta con una serie di puntini colorati, che indicano le varie zone. Per la parola leggenda invece, il ragionamento è un altro: la parola infatti si riferisce alla narrazione di una realtà tramandata oralmente. La leggenda è dunque una storia raccontata, della quale però non si hanno riscontri nella storia, in quanto essa è radicata nella coscienza popolare. Naturalmente l’evento originario, che poi viene tramandato, appunto la leggenda vera e propria, è nel tempo modificata, arricchita di nuovi elementi. Le leggende sono utilizzate anche nell’ambito dei testi indirizzati ai bambini, come ad esempio le favole, all’interno delle quali si fa riferimento ad una vicenda tramandata, ricca di particolari talvolta anche divertenti e che a volte racchiudono una metafora. La leggenda, secondo quanto riportato dai vocabolari e i dizionari più comuni, «è un racconto tradizionale di argomento generalmente religioso o fantastico, arricchito di elementi sorpannaturali». Abbiamo per esempio la leggenda del mostro di Loch Ness, la leggenda di Beowulf, la leggenda delle sirene. In quest’ottica, sono sicuramente da citare le cosiddette leggende metropolitane, dette anche urbane, ossia storie insolite, fuori dal comune, raccontate dalla gente e che mutano, man mano che si tramandano. Sono storie ipoteticamente reali, definite però leggende, e attribuite sempre a qualche altra persona. Si tratta di notizie che stuzzicano l’attenzione di chi ascolta, stimolando una forte curiosità, e dando vita ad un vero e proprio passaparola, che fa in modo da creare una vera e propria catena di eventi concatenati in un unico racconto, appunto la leggenda. La leggenda è tipica di determinati ambienti, nella maggior parte dei casi essa si sviluppa soprattutto in città, ma ovviamente, in passato, era legata ad ambienti rurali e rivendicavano un vero e proprio bisogno di appartenenza a una società. Per quanto concerne i significati del termine leggenda, esso può riferirsi anche all’iscrizione che si legge sulle medaglie, e, nei francobolli, quella, per lo più relativa al soggetto grafico, che eventualmente viene stampata oltre alle indicazioni dello stato di emissione e del […]

... continua la lettura
Cinema e Serie tv

Attrici famose che non hanno mai vinto l’Oscar

La celebre Notte degli Oscar 2019 che si è tenuta tra il 24 e 25 Febbraio ha decretato vincitrice Olivia Colman nel film La Favorita, rappresentazione cinematografica della storia della sovrana d’Inghilterra, diretta da Yorgos Lanthimos, che ha sfoderato un’ inconsueta ironia nel descrivere la condizione della donna in una società patriarcale. Le attrici famose che non hanno mai vinto l’Oscar sono numerose, tra cui spicca nel 2019 il nome della talentuosa attrice Glenn Close, stimata in tutto il mondo del cinema sia italiano che internazionale Attrici famose che non hanno mai vinto l’Oscar Glenn close Glenn Close è costantemente classificata come una delle attrici famose più talentuose degli ultimi quarant’anni. Ha vinto tre Emmy Awards e ha ricevuto sei Nomination per gli Oscar, ma neanche quest’anno durante la Notte degli Oscar 2019 è stata premiata. Nonostante abbia interpretato magistralmente il ruolo della protagonista femminile nel film The Wife, inaspettatamente non si è aggiudicata la statuetta d’oro degli Oscar 2019. Questa interpretazione nella pellicola The Wife ha riscontrato grandi consensi della critica internazionale e degli spettatori (il film ha ottenuto più di un milione di incassi). Un successo che non é stato premiato, ma che la rende una delle attrici più espressive del panorama cinematografico. Glenn Close è ben nota al pubblico, perché ha recitato con successo nei famosi film  Il grande freddo, Dangerous Liaison, e Attrazione fatale, anch’essi film che avrebbero meritato un Oscar anni fa. Glenn Close è un’ attrice indimenticabile, perché ha toccato quota ottanta interpretazioni, dimostrando una professionalità e una versatilità uniche. È stata candidata all’Academy per la nomination come migliore attrice per i film nel 1988 Attrazione fatale e nel 1989 Les liaisons dangereuses. Amy Adams Amy Adams è un’attrice celebre che ha ricevuto numerose nomination all’Oscar senza vincere mai la famosa statuetta d’ oro. I film che l’hanno resa celebre e amata al pubblico del grande schermo sono Il dubbio, The Fighter e The Master, ma la sua migliore interpretazione é quella nel film American Hustle per il quale riceve la nomination come migliore attrice protagonista agli Oscar nel 2014. Il film American Hustle –  L’ apparenza inganna  è percepito dalla critica con grande entusiasmo ed è stato definito come un’ottima rappresentazione degli eccessi degli anni ’70 in America. Annette Bening Il suo talento è celebre dal 2000 quando ha ricevuto la nomination come migliore attrice protagonista per il film American Beauty. Nel 2005 è stata nominata per la statuetta d’ oro per l’importante film Being Julia per il ruolo di Julia Lambert, una donna complessa, attrice nella Londra degli anni ’30. Condannata a primeggiare, la donna vive una vita da star apatica, finché non ritrova l’entusiasmo per il suo mestiere di attrice, grazie alle attenzione e al coraggio di un pretendente americano. Non vince l’Oscar né per il film Being Julia né per la pellicola I ragazzi stanno bene nel 2011. Sigourney Weaver Attrice conosciuta per aver portato sul grande schermo l’interessante interpretazione di un’eroina protagonista di Alien, uno dei migliori film di […]

... continua la lettura
Attualità

Gatto selvatico: raro avvistamento nel Parco dei Monti Aurunci

Il 14 febbraio il Parco Naturale dei Monti Aurunci ha reso noti, tramite la propria pagina Facebook, la notizia, le immagini e il breve video del sorprendente avvistamento di un esemplare di gatto selvatico all’interno del parco suddetto, ai confini tra il sud della provincia di Frosinone e quella di Latina. Ebbene, nel cuore di questa catena montuosa, a più di un’ora di cammino dal centro abitato, il raro esemplare è stato intercettato da una fototrappola posizionata in una zona di alta montagna, nel cuore della catena degli Aurunci, utilizzata per il monitoraggio del lupo. «Il gatto selvatico – hanno spiegato i Guardaparco Antonio Tedeschi e Paolo Perrella – è un predatore prevalentemente notturno, ma può trovarsi in attività, a compiere spostamenti, anche di giorno. Le sue abitudini, il suo carattere particolarmente elusivo, unito ad una vista, udito ed odorato sensibilissimi, rendono particolarmente difficile il suo avvistamento. Vive nelle zone montuose di latifoglie e tende ad evitare i luoghi frequentati dall’uomo. Gli esemplari di gatto selvatico sono caratterizzati dalla striatura dorsale e dalla grossa coda ad anelli. Raramente è stato avvistato sugli Aurunci, per questo quello di questi giorni è un evento veramente eccezionale». Il gatto selvatico europeo è, infatti, un animale particolarmente schivo, considerato dall’International Union for Conservation of Nature una specie «quasi minacciata». Nel nostro Paese si stima che esistano circa 700 individui di gatto selvatico, presenti in tutta l’area centro-meridionale, in Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Lazio, Sicilia e Sardegna; nell’Italia settentrionale la specie è segnalata tra Liguria e Piemonte, mentre sulle Alpi è presente nel settore orientale, soprattutto sulle Alpi Giulie, dove risiede la maggior parte degli esemplari dell’arco Alpino. La popolazione italiana di gatto selvatico in passato si era ridotta drasticamente, per la persecuzione da parte dell’uomo, che considerava l’animale “nocivo”, ma la tutela di questa specie e il miglioramento del suo habitat fanno ben sperare per il futuro; a ciò si aggiunge, tuttavia, il problema dell’ibridazione con i gatti domestici, che rende la specie vulnerabile per la possibilità di trasmissioni di malattie, dal domestico al selvatico, e per l’impoverimento genetico. Caratteristiche del gatto selvatico Il gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) è una sottospecie di gatto selvatico che dimora nelle foreste di latifoglie dell’Europa occidentale, centrale e orientale, tendendo ad evitare i luoghi frequentati dall’uomo. Dal punto di vista morfologico, presenta delle similarità con il gatto domestico – disceso dalla sottospecie selvatica lybica, nordafricana – che, al contrario ha vissuto in intimo sodalizio con gli umani, ma ha una muscolatura più possente e maggiori dimensioni. Il pelo è relativamente lungo, soffice e sottile, superiormente grigio-giallastro, con fianchi e altre porzioni corporee striati di nero, e inferiormente bianco-giallastro; ha testa tonda, naso carnicino, occhi relativamente grandi, giallo-verdi; ha zampe di media lunghezza e coda lunga, uniformemente folta, con anelli e apice neri. Si nutre soprattutto di micromammiferi ed è dotato di olfatto, udito e vista eccellenti, anche in pessime condizioni di luce. Il gatto selvatico è un animale solitario e, anche nei casi in cui […]

... continua la lettura
Culturalmente

Attori napoletani: numerosissimi nomi dal cuore partenopeo

Ecco gli attori napoletani, noti e meno noti, dal carattere “frizzante” e smagliante Il teatro per Napoli, rappresenta una delle forme artistiche più antiche e diffuse, ancora oggi particolarmente vive, ovunque in città. Il teatro e la conseguente attività teatrale, sono un’arte, una vera e propria essenza che riesce ad andare oltre i limiti, oltre le problematiche proprie di ogni città. Le prime tracce del teatro napoletano risalgono all’opera poetica di Jacopo Sannazaro e Pietro Antonio Caracciolo tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento, ai tempi della corte aragonese. Il teatro napoletano del pre-novecento, fu sostanzialmente legato alla maschera di Pulcinella, un personaggio che rappresenta da sempre il modo tutto napoletano di vedere il mondo, di umile rango sociale che, con furbizia e arte di destreggiarsi in qualsiasi situazione, riesce in qualche modo ad averla sempre vinta. Sono stati e sono ancora oggi numerosi gli attori napoletani famosi che allietano gli spettatori con performance dal sapore esilarante, comico, ma anche fortemente razionale, intellettuale, vero o tragico che sia. Probabilmente la produttività degli attori napoletani, risiede nella libertà che si respira a Napoli, città dai mille colori, dai panorami mozzafiato, dal calore che pervade anche nelle stagioni fredde. Sicuramente meritano uno sguardo particolare tutti quegli attori che con le loro pellicole hanno raccontato nel corso del tempo, momenti ed eventi legati alla storia di Napoli e dei suoi abitanti. Attori napoletani: i più grandi Dai fratelli Eduardo e Peppino De Filippo a Totò e Nino Taranto, da Vittorio De Sica, napoletano d’adozione, ma che proprio sulla città partenopea ha firmato i suoi film più belli, al moderno modo di concepire Napoli, di Massimo Troisi e Vincenzo Salemme, che hanno saputo descrivere una Napoli contemporanea, vera, lontana dai soliti pregiudizi o luoghi comuni. Biagio Izzo, Sergio Assisi, Enzo Decaro, Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande, Alessandro Preziosi, sono solo alcuni degli attori napoletani famosi, non solo nella famosa città campana, ma nel mondo. Naturalmente, la lista degli attori napoletani famosi è piuttosto lunga, citarli tutti sarebbe impensabile, ma, tutti gli attori menzionati, rappresentano Napoli, e la relativa essenza; ognuno di loro ha interpretato personaggi differenti, comici, ironici, fortemente razionali, problematici, acculturati, abbienti, poveri, tutti diversi, proponendo temi a loro volta vari, con una velata, quanto presente, impronta napoletana. Grazie al lavoro degli attori napoletani, oltre a quelli citati, l’anima e la condizione storica propria di un ceto popolare, quello napoletano, si afferma direttamente in una forma aperta, che non è più chiusa nell’ambito della tradizione popolare, circoscritta, ma si espande alla realtà nazionale. Gli attori (e, in particolar modo, gli attori napoletani) rappresentano una sorta di raffigurazione psicologica dei personaggi che interpretano, e spesso anche della società che inscenano, come accade ad esempio nei film di denuncia sociale, o di carattere politico, diventando mediazione di un percorso di tipo sociale, compiuto attraverso quei volti e quelle persone. Essere attori è un’impresa spesso ardua e chi sceglie di intraprenderla sceglie di incamerare i caratteri propri di una determinata località, in questo caso […]

... continua la lettura
Attualità

Pena di morte in Italia e nel mondo

La pena di morte, anche detta pena capitale, è una sanzione penale che consiste nel privare della vita il condannato. Questa crudele punizione, presente in tutti gli ordinamenti antichi, è andata scomparendo col passare del tempo. Ad oggi, secondo i dati del 2017 di Amnesty International, sono 141 i paesi che non la applicano più: 104 l’hanno abolita per ogni reato; 7 l’hanno abolita salvo che per reati eccezionali, quali quelli commessi in tempo di guerra; 30, invece, sono abolizionisti de facto, poiché non vi si registrano esecuzioni da almeno dieci anni. È pur vero, comunque, che esistono dei Paesi – 57, sempre secondo l’ONG impegnata nella difesa dei diritti umani – in cui, per reati più o meno gravi, il reo viene giustiziato con metodi quasi sempre brutali: basti pensare all’Iran, responsabile di più della metà (51%) di tutte le esecuzioni registrate nel 2017, in cui si viene puniti, per reati legati al sesso, con la lapidazione; all’Arabia Saudita, all’Iraq e al Pakistan, dove si viene uccisi attraverso la decapitazione, la fucilazione e l’impiccagione; e ancora, alla Cina, agli Stati Uniti e al Vietnam, dove si fa strada l’esecuzione mediante iniezione letale. Fa specie, certo, sapere di paesi industrializzati, alfabetizzati e democratici, come gli Stati Uniti d’America e il Giappone, che ancora applicano la pena capitale. Nel primo caso, nel 2017 si contano ben 23 esecuzioni fra Texas, Arkansas, Florida, Alabama, Ohio, Virginia, Georgia e Missouri. Nel caso del Paese del Sol Levante, Amnesty International ha più volte denunciato le esecuzione che, negli ultimi anni, sono avvenute in un clima di grande segretezza. I condannati – così come le famiglie, gli avvocati e l’opinione pubblica – vengono informati dell’imminente esecuzione solo poche ore prima. L’abolizione della pena di morte in Italia e nel mondo Guardando al passato, il primo Stato ad abolire la pena di morte fu il Granducato di Toscana di Pietro Leopoldo. Influenzato dal breve saggio Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, il granduca emanò il Codice leopoldino il 30 novembre 1786. A questo seguì nel 1889, in pieno Regno d’Italia, il Codice Zanardelli. Soltanto con l’avvento del fascismo e la promulgazione, nel 1930, del Codice Rocco, si avrà la reintroduzione della pena. Verrà definitivamente vietata, dalla Costituzione repubblicana, nel 1948 ed eliminata, dal diritto militare di guerra, nel 1994. Come l’Italia, anche il Portogallo si interessò, negli anni Sessanta dell’Ottocento, dell’abolizione della pena di morte; in Sudamerica, invece, il primo Stato ad averla abolita dalla Costituzione, nel 1863, è il Venezuela. Molto più recente l’abolizione in Spagna, dove venne applicata con regolarità fino al 1932 ed eliminata soltanto nel 1978. E ancora, fu su proposta di Robert Badinter all’Assemblée Nationale che, il 9 ottobre del 1981, la pena di morte fu abolita dal codice penale francese. Controversa è, invece, la storia del Regno Unito, ultimo stato dell’Europa occidentale ad abolirla, nel 1998. Fonte immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Francisco_de_Goya_y_Lucientes_-_Los_fusilamientos_del_tres_de_mayo_-_1814.jpg

... continua la lettura
Attualità

Marijuana legale, dove e quando ne è consentito l’uso

Marijuana legale: dove, quando e perché Originaria del continente asiatico, la pianta della Cannabis o Canapa contiene diversi tipi di sostanze psicoattive, tra cui la marijuana che deriva dalle sue infiorescenze essiccate L’etimologia del termine “marijuana” è ignota, tuttavia sappiamo che questo era il nome comunemente usato in Messico (marihuana) per indicare la varietà di canapa detta “indiana”, utilizzata come sostanza stupefacente. La consuetudine di designare con la parola “marijuana” la pianta di Cannabis in generale, indipendentemente dall’uso a cui sia destinata, deriva da una campagna mediatica promossa negli Usa durante gli anni ’30 dall’editore, imprenditore e politico statunitense William Randolph Hearst. Quest’ultimo adottò il vocabolo messicano giacché il Paese centroamericano era allora considerato nemico degli Stati Uniti. I suoi giornali, permeati da un’aura sensazionalistica, portarono l’opinione pubblica a demonizzare la pianta in questione ed al conseguente proibizionismo, con il “Marihuana Tax Act” firmato dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt, il 14 giugno 1937. Marijuana legale, in quali Paesi? E a quali scopi? La liberalizzazione della cannabis, sia per fini terapeutici che ricreativi, è un fenomeno che sembra destinato ad inglobare un numero sempre crescente di nazioni. Il primo Stato al mondo ad autorizzare la produzione, la vendita ed il consumo, per i maggiorenni iscritti in un registro dei consumatori abituali, fu l’Uruguay nel 2013. In vari stati Usa (Oregon, Nevada, Colorado, Washington, Alaska, Oregon, distretto di Columbia, California) ne è permesso l’uso ricreativo, mentre 30 sono quelli in cui la marijuana viene consumata in ambito sanitario. L’Olanda, ritenuta la nazione della cannabis per eccellenza, non riconosce formalmente la legalità della sostanza ma ne tollera il consumo presso i famosi Coffee Shop. Al di fuori di tali locali, la legge non consente di superare i 5 grammi. Totalmente privo di controlli in tal senso, invece, il Bangladesh, dove la marijuana è consumata in assoluta libertà. Marijuana: dove è assolutamente proibita e quali sono le pene per chi ne è in possesso Esistono Paesi nei quali la detenzione di cannabis, anche in piccole quantità, è severamente vietata e punita con sanzioni che possono arrivare perfino alla pena di morte. Iran, Malesia, Emirati Arabi ed Arabia Saudita fanno parte di quest’ultimo gruppo. In Romania, Belgio e Francia è prevista la carcerazione; in Indonesia e a Singapore la fustigazione e l’ergastolo; in Cina sono stati istituiti dei “campi di lavoro e rieducazione” per coloro che eludono il divieto. Anche il Giappone e il Regno Unito proibiscono l’uso di marijuana, mentre in Israele esso è consentito solo per cure mediche. Marijuana legale: in quali Paesi il suo uso è depenalizzato? In Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Repubblica Ceca, Germania e diverse nazioni sudamericane il consumo di “erba” fino a 10 grammi costituisce solo illecito civile. In Messico, India e Cambogia, la marijuana sarebbe vietata in teoria, ma nei fatti spesso il suo consumo non viene punito dalla legge. Il Brasile sta tuttora lottando per giungere alla legalizzazione completa. Marijuana legale, la situazione in Italia Nel nostro Paese sembrava si stesse procedendo, pur se tra mille […]

... continua la lettura
Attualità

Castoro: dopo secoli torna a ripopolare l’Italia

Il castoro di nuovo in Italia dopo quattro secoli | Riflessioni Dopo 450 anni dalla sua estinzione locale, unitamente a svariati sforzi di protezione e reintroduzione compiuti in tutta Europa sin dalla seconda metà del secolo scorso, il castoro sembra aver fatto nuovamente capolino in Italia: un esemplare è stato, infatti, recentemente avvistato in Friuli Venezia Giulia. All’incirca nel corso di novembre 2018 un cacciatore di Tarvisio e un forestale regionale della stazione di Pontebba, in provincia di Udine, hanno osservato e fotografato alcuni salici profondamente scortecciati; simili tracce sono usualmente caratteristica degli ungulati ma, in questo caso, hanno suscitato sospetti. Nell’incertezza dell’attribuzione riguardo all’eccezionale avvistamento, si è avviato l’iter scientifico per capire se davvero si trattasse di un “ritorno”: pertanto, il Museo Friulano di Storia Naturale ha coinvolto Renato Pontarini, ricercatore del Progetto Lince Italia, in collaborazione con Luca Lapini del suddetto Museo, al fine di individuare l’autore delle anomalie mediante l’impiego di trappole videofotografiche e sensori di movimento: tali verifiche hanno confermato la presenza di un castoro – il primo sul territorio italiano da almeno quattro secoli – lungo lo Slizza, torrente che scorre in territorio friulano fino all’Austria, confluendo nel Danubio. «Speravamo che prima o poi sarebbe accaduto – commenta Pontarini – ma non pensavamo così presto. Negli ultimi mesi ho seguito anche la popolazione di castori in Carinzia, in Austria, che è florida e in aumento, dopo la reintroduzione avvenuta tra gli anni Settanta e Novanta del secolo scorso, ma questo animale ha risalito lo Slizza controcorrente per molti chilometri in poco tempo. Anche le lontre hanno seguito la stessa strada, giungendo in Italia dalla Carinzia e dalla Slovenia».  Un po’ di storia: verso l’estinzione del castoro nelle fonti I reperti sub-fossili, risalenti a circa 8.000 anni fa, testimoniano la presenza del castoro nell’Italia nord-orientale ma la specie europea si è estinta nel corso del XVI secolo, a causa della caccia spietata all’animale per la sua pelliccia, folta e idrorepellente, per l’utilizzo delle sue carni e per l’elevato valore del castoreum, un olio dall’odore muschiato prodotto dall’animale. Probabilmente dovuto all’accumulo nelle ghiandole del castoro di acido acetilsalicilico (principio attivo dell’aspirina) estratto dal salice, di cui il castoro si ciba, questo olio era in passato utilizzato come base per la fabbricazione di profumi e per le sue proprietà medicamentose. I Romani facevano largo impiego del castoreum: è citato da Celso, Plinio il Vecchio, Varrone, Quinto Sereno Sammonico, tant’è che, nel suo editto sui prezzi, l’imperatore Diocleziano incluse anche il prezzo delle pelli di castoro. È possibile che la caccia incontrollata attuata in età romana avesse prodotto in età Medievale un iniziale declino della specie, rendendola rara ma non ancora estinta: Dante nel XVII canto dell’Inferno colloca i castori in Germania (“E come là tra li Tedeschi lurchi/ lo bivero s’assetta a far sua guerra”), il poeta fiorentino di XIV secolo Fazio degli Uberti, nel suo Dittamondo, poema didascalico di ispirazione dantesca, lo situa negli acquitrini del ferrarese (“Ne’ suoi laguni un animal ripara/ ch’è bestia e pesce, il qual Bevero ha nome”). Le ultime citazioni del […]

... continua la lettura
Attualità

Leva militare nel mondo: la storia e il futuro

Leva militare: indagine sulla sua storia e su cosa ci attende in futuro | Riflessione Con leva militare intendiamo il “servizio effettuato dal cittadino di uno Stato presso le forze armate dello Stato stesso”. Essa ha durata variabile: se è a ferma breve, dura da 1 a 4 anni, se è a lunga ferma, si parla di “militari di carriera”, in quanto il servizio è permanente. La leva militare può assumere altre denominazioni, altrettanto diffuse, quali “servizio militare, servizio di leva, coscrizione militare..” Inoltre, e questo sarà il focus di cui ci occuperemo, può essere obbligatoria o volontaria. La leva militare in Italia è stata istituita con la nascita del Regno d’Italia nel 1861 e poi confermata con l’istituzione della Repubblica italiana. L’obbligatorietà della leva militare fu abrogata, in Italia, solo per mezzo della “legge 23 agosto 2004, numero 226”. Leva militare: dalle radici greco-romane alla modernità Quelle che tratteremo non saranno le radici più recondite della leva militare e quindi meno documentate. Partiremo, invece, dalle usanze in auge nell’Antica Grecia. Le leggi che regolavano la leva militare erano all’incirca le medesime per tutte le città-stato greche. I soldati erano gli stessi finanziatori degli equipaggiamenti necessari e quindi per adempiere alla leva occorreva far parte di un ceto sociale piuttosto elevato. Con il calare della grandezza dell’Antica Grecia, sempre più diffuso divenne il ricorso a mercenari o a soldati stipendiati. Anche nell’Impero romano per un primo periodo vigeva l’uso, nella classe militare, di equipaggiarsi a proprie spese. La fama legata alla grandezza dell’esercito romano risulta davvero imperitura: ovviamente l’evoluzione della struttura sociale a Roma ne ha condizionato profondamente l’assetto militare, soggetto a sua volta a continue ristrutturazioni. Una delle prime fasi dell’evoluzione della leva militare romana, tra le più significative, fu quella del servizio militare annuale obbligatorio, che doveva adempiere a doveri di protezione e fedeltà nei riguardi della Res Publica. Con il progredire della ricchezza e complessità in seno all’Impero, i soldati arruolati divennero professionisti sempre più specializzati. Essi erano salariati e costituivano unità militari profondamente compatte. La fanteria, composta da cittadini, era anche nota come legione ed era affiancata dalle truppe ausiliari (spesso formate da membri privi di cittadinanza romana). Roma ampliò smodatamente i propri confini e iniziò a necessitare di sorveglianza solerte: le guarnigioni fisse divennero il perno della sua tutela. Tuttavia, quando la grandezza della città eterna divenne talmente estesa da risultare difficilmente controllabile, fu necessario ricorrere sempre meno a criteri di omogeneità e di più a truppe mercenarie. L’avvento dell’Età moderna portò con sé quello della leva militare obbligatoria di massa, legata agli Stati nazionali. La Francia, a seguito della Guerra dei Cent’anni, fu la prima a introdurla. Tuttavia l’Età moderna è contrassegnata dal prevalere della leva militare volontaria, la quale beneficiò di numerosi progressi in campo scientifico e di introduzioni in quello tecnologico. Nel corso dei secoli la leva militare è stata oggetto di un dibattito non ancora esauritosi. La coscrizione obbligatoria spesso ricadeva su giovani, sottratti alle famiglie, privati della possibilità di dedicarsi […]

... continua la lettura
Attualità

Gli assorbenti in Italia sono un bene di lusso (il tartufo no)

Gli assorbenti in Italia sono un bene di lusso? | Riflessione Gli assorbenti, inutile dirlo, ci hanno letteralmente cambiato la vita. Pare che per noi donne, nell’antico Egitto, l’unica soluzione per quei cinque o sei giorni al mese di ciclo fossero le foglie di papiro, nell’antica Roma (e fino al Medioevo), invece,  un po’ di stoffa o di lana da lavare e rilavare. L’assorbente usa e getta fa la sua prima comparsa nella storia nel 1888 in America, ma per molti anni non fu accessibile a tutte le donne perché troppo costoso. Quando i prezzi diminuirono, le donne dovettero servirsi da sole nei negozi, mettendo i soldi in un’apposita scatola. Le mestruazioni, infatti, erano (e in molti Paesi lo sono ancora oggi) un vero e proprio tabù. Ma quanto costano, mediamente, le mestruazioni per una donna in Italia? Stimando l’inizio delle mestruazioni attorno ai 12 anni e la menopausa a 52 (il che significa circa 40 anni di fertilità), una donna ha mediamente 460 cicli mestruali in una vita. Ogni ciclo dura più o meno cinque giorni e l’assorbente viene cambiato ogni quattro ore. Una donna utilizza, quindi, circa 5 assorbenti al giorno e 25 nell’arco di un ciclo mestruale che, tradotti in una vita fertile, sono 11.500 assorbenti o tamponi. In Italia, una confezione di assorbenti esterni (di solito composta da dodici pezzi) costa circa tre euro, attestando a circa nove euro la spesa per ogni ciclo, 4.140 euro per una vita. Ma non è finita qui, perché le spese collaterali (come pillole, spirali, cerotti) per una donna sono di circa 2-300 euro all’anno, mentre quelle per analgesici e farmaci contro crampi, mal di testa e dolori articolari dovuti alle mestruazioni sono di circa mille euro. Gli assorbenti in Italia e nel mondo In Italia 21 milioni di donne utilizzano gli assorbenti e non possono farne a meno ma per la legge italiana non sono considerati beni di primaria necessità e sono tassati al 22%. Al contrario, invece, le scommesse o il gioco del lotto sono esenti da Iva; su latte e ortaggi (beni primari e deteriorabili) viene applicata l’aliquota al 4%, così come per gli occhiali, le protesi per l’udito, i volantini e i manifesti elettorali. L’Iva è ridotta al 10% anche per la carne, la birra, il cioccolato, il tartufo, le merendine, i francobolli da collezione e gli oggetti di antiquariato (che, in realtà, proprio indispensabili non sarebbero). Nel resto d’Europa, la Francia ha ridotto l’imposta per gli assorbenti dal 20% al 5,5%, l’Olanda e il Belgio al 6%, anche l’Inghilterra al 5,5%, mentre l’Irlanda, così come il Canada, l’hanno abolita del tutto. La Scozia, infine, sarà il primo Paese al mondo a garantire un accesso gratuito per le studentesse agli assorbenti all’interno di un piano che prevede un finanziamento di oltre 5,2 milioni di sterline. Alla fine dello scorso anno, sul web è stata lanciata una petizione per l’abbassamento della Tampon Tax al 4%.   Foto da TPI

... continua la lettura