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Eroica Fenice

La Tag: recensione album contiene 100 articoli

Musica

I Settembre debuttano con l’album Grattacieli di Basilico

‘Grattacieli di basilico’ è l’album d’ esordio del duo campano Settembre, pubblicato il 25 settembre 2020 dall’etichetta romana Oltre Le Mura Records. Si tratta di un progetto che prende vita grazie a un crowdfunding sulla piattaforma libera Produzioni Dal Basso e ritardato nella sua uscita attesa in primavera per via del generale caos Covid. Eppure, a dispetto del nome del duo e del coerente mese di lancio, il disco dà una ventata di calore tiepido, di desiderio di viaggio, di scoperta e d’amore, oltre ad infondere una tranquillità quasi onirica particolarmente auspicata in questo particolare periodo storico. Grattacieli di Basilico dei Settembre Angela Cicchetti e Ivan Imperiali sono entrambi campani, ma si conoscono a Roma, nel quartiere del Pigneto, dove si innamorano l’uno della musica e dell’essenza dell’altro.  La voce di Ivan per prima incanta Angela, che pur attualmente fa da solista nel duo, con il partner alla chitarra classica. I due si spostano nella frenetica metropoli londinese, dove diventano effettivamente una band, inizialmente omaggiando la tradizione cantautoriale italiana suonando in giro per locali. Nel 2018 il ritorno in Italia vede l’ammissione al Conservatorio Jazz di Salerno e la costituzione di un piccolo studio di registrazione nelle campagne di Teggiano, il Red Temple Studio, dove si dedicano pienamente al progetto, così che i primi singoli escono già nel 2019. I Settembre si fanno per prima notare proprio nel 2019, aggiudicandosi il primo posto al Music Indie Contest organizzato dal NEM (Nuove Energie Musicali), arrivano in finale al premio Donida e partecipano ad Area Sanremo. Nonostante quest’ultima esperienza non sia valsa nessuna vittoria, la loro presenza ingombrante non ha tardato a farsi notare, così che a quella son seguite partecipazioni a programmi storici quali il Barone Rosso di Red Ronnie e Rai StereoNotte. Grattacieli di Basilico è stato scritto, prodotto e mixato interamente dal duo, mentre il mastering è stato affidato a Julian Lowe, direttamente dai Metropolis Studios di Londra. L’album è un onesto omaggio alla tradizione musicale italiana, di cui sono chiari gli influssi, acquisiti e sapientemente mescolati in modo da inserirsi in maniera delicatissima tra passato e innovativa sperimentazione presente. I due giocano bene con le influenze e aggiungono una nota poetica, fatta di motivi soprattutto autobiografici, lasciandoci immergere nella genuina spontaneità del loro amore e dunque in universi distanti, in atmosfere fantastiche al di fuori dello spazio e del tempo, come solo l’amore sincero (in questo caso unitamente alla buona musica) è in grado di fare. La musica richiama così la partecipazione all’intensità del rapporto che lega Angela ed Ivan, la cui esperienza è raccontata in maniera romantica e potente: l’innamoramento si fa motivo di evasione in una realtà accessibile ai due soli amanti, sospensione del tempo, dimensione dell’irrazionale. Quasi invidiamo i Settembre e il loro amore, che ci fa sognare, magari identificarci, ma sicuramente ci spinge alla ricerca, in linea con il tenero richiamo che riecheggia in ‘Luna e Luca’, terza traccia dell’album: ‘Ma dove sei amore mio? Ti troverò a modo mio’. Il sound è suggestivo […]

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Toni Tonelli: mettersi a dieta è una filosofia di vita

È uscito il 2 ottobre 2020 l’EP di Toni Tonelli , cantautore napoletano, classe 1993, giovane artista che coniuga da sempre la passione per la musica ed il teatro. Il nuovo album, composto da sei tracce, si intitola Mi sono messo a dieta e può definirsi come la svolta indie del cantante, ormai deciso ad esprimersi attraverso un suono contemporaneo, scuola Calcutta-Coez, che però strizza l’occhio anche all’itpop, utilizzando un registro linguistico tratto dal quotidiano, in cui gli esempi di vita sono impastati ai cliché, ai detti pop, nonché al gergo della generazione 2.0. Il fulcro dell’album è l’amore in tutte le sue fasi e tutto il romanticismo che c’è dietro: dall’innamoramento evanescente alla fine di una storia. Un album, quello di Toni Tonelli che racconta le disavventure, i patimenti, le piccole soddisfazioni di un ragazzo come tanti e forse per questo potrà strappare un sorriso a chi l’ascolterà.  Il titolo dell’EP, Mi sono messo a dieta, sembra presagire una condizione di cambiamento, una scelta vissuta come cesura tra un modo di essere, ed uno nuovo. Credi sia significativo anche del tuo percorso musicale? Mettersi a dieta per te è stato compiere passi verso una direzione più indie e contemporanea? “Mi sono messo a dieta” indica sicuramente una serie di cambiamenti ma non credo nel modo di essere, mi sento sempre lo stesso, quanto piuttosto in quello di vivere le cose. Ad un certo punto ho sentito la necessità di mandare a quel paese una serie di situazioni che cominciavano a starmi strette. Questo credo sia stato necessariamente significativo anche nella mia musica ma non per quanto concerne la contemporaneità, non mi sono mai chiesto se la mia musica fosse contemporanea o meno, quanto piuttosto nel linguaggio. Avevo il vaffanculo facile e mi serviva un linguaggio adatto. Trovo interessante però che questo linguaggio sia contemporaneo. In giro c’è tanta necessità di mandare a quel paese e allo stesso tempo “sentirsi compresi” e secondo me bisognerebbe chiedersi “come mai?”. Quando hai sentito l’esigenza di registrare un EP? Come hai scelto i brani da inserire all’interno del tuo progetto? L’esigenza di registrare un Ep l’ho sentita subito dopo aver scritto il primo brano (facciamo qualche mese dopo) e la sento ancora oggi, un giorno sì e l’altro no. Ho iniziato a scrivere per necessità e ho bisogno di sapere poi come la pensa la gente. Questo mi fa sentire bene con me e con gli altri. Diciamo che i miei brani sono il modo molto personale che ho trovato per conoscere meglio me stesso e le persone. Proprio per questo le canzoni che fanno parte di questo Ep credo di non averle scelte io o se così è stato non lo ricordo. Suppongo siano solo le cose che avevo bisogno di dire in questo momento. L’amore è una predominante dei tuoi brani; lo si vede vestito con diversi abiti, raccontando quella che può essere una “fissazione” come cantato in Capata Storta, ma anche in Il fatto che ti sei messa con un […]

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Leanò: un tutt’uno con la chitarra, un tutt’uno con la natura

Tempio segna l’inizio di un viaggio, quello della cantautrice Leanò, all’anagrafe Eleonora Parisi. Tempio è un percorso musicale di sei brani, densi di parole cantate da una voce gentile, con uno strumento che funge da piccola coperta di Linus: la chitarra. Tra il cantautoriale, il pop e l’indie, il tocco leggero e la penna profonda di Leanò sono due buoni motivi per ascoltare il suo lavoro artistico. L’intervista a Leanò Qual è il tuo rapporto con la chitarra? Come mai hai scelto di inserire questo strumento in tutte le canzoni dell’album? Ho iniziato a suonare a 9 anni, inizialmente da autodidatta. Poi ho cominciato a studiare chitarra classica in quinta elementare ed ho continuato fino alla fine del liceo. La scelta di inserire questo strumento all’interno dell’album è proprio perché io credo sia una mia caratteristica stilistica: non riesco ad immaginare un live senza chitarra, poiché mi sento un tutt’uno con lei. Hai scelto di presentare il tuo EP chitarra e voce: esigenza emotiva o necessità pratica? Suonare in acustico, presentare Tempio in acustico, è stata in parte scelta espressiva, ma anche forzata, dato che è un EP uscito in un periodo strano per tutti. A inizio luglio è uscito Tempio, dopo un lockdown che ha messo alla prova tutti e di cui si sentono tuttora gli effetti. Cosa ha significato per te far uscire un tuo lavoro in un periodo dalla difficile ripresa? A Tempio stavo lavorando da un po’ di anni, circa tre. La quarantena è stato un periodo stranissimo, che mi ha fatto crescere molto, nonostante il tempo fosse annullato. Mi sono detta che i brani sarebbero stati vecchi, se li avessi fatti uscire a settembre. È stata un’esigenza, la mia. Un vada come vada. Com’è stato vedere un tuo brano, Alba, entrare in Scuolaindie, una delle playlist più importanti della musica emergente? Io sono ancora un po’ tra le nuvole. Quando me l’hanno segnalato, ed ho visto di essere in playlist, sotto Chiara Ferragni, è stato strano. Molto bello, ma strano. Sicuramente una piccola soddisfazione, non tanto per la playlist, ma perché un qualcosa che ho scritto io in cameretta, adesso può arrivare a tante persone. Due brani che consiglieresti a chi non ha mai ascoltato Tempio. Tempio sicuramente e Tira e corri, perché mi piace molto la produzione, ma non amo suonarla live. Ritengo però sia rappresentativa, nel suo significato di fidarsi della natura e di se stessi. La copertina di Tempio è una donna stesa su di un prato al tramonto, eppure l’idea di tempio fa pensare ad una struttura al chiuso, un luogo sacro, mentre qui c’è la rappresentazione della natura incontaminata. Come mai hai scelto questa illustrazione? La copertina è stata ideata da Omar, un ragazzo di Rimini con cui collaboro da un po’. Ho affidato a lui l’illustrazione, poiché conosce la mia visione delle cose. Con questa copertina abbiamo voluto rappresentare una donna che si lascia andare, fondendosi con la natura e da questa fusione si possano generare dei fiori. Anche […]

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Oscar Molinari è tornato con l’EP Aware of You

Il ritorno di Oscar Molinari Aware of you è il nuovo EP di Oscar Molinari, freschissimo di uscita su tutti i maggiori canali di distribuzione (Spotify, Youtube ecc.). Il giovane cantautore napoletano, che alla carriera di musicista abbina quella di aspirante fisioterapista, è tornato alla ribalta con i sedici minuti di musica che vanno a comporre la sua ultima produzione. Aware of you è nato subito dopo la fine di un periodo particolare per tutti, quello della quarantena, del lockdown e della chiusura di tutto. Un momento solo apparentemente fertile dal punto di vista artistico ma che in realtà è dovuto terminare, per portare il giovane Oscar alla maturità artistica. Un giovane, per l’appunto, consapevole di sé, come dice il titolo dell’EP, arrivato in quel momento in cui le scelte e le decisioni assumono un peso specifico maggiore rispetto alla fase adolescenziale. Da un punto di vista della strumentazione, Aware of You è un disco essenziale nei suoi tecnicismi, in linea con “Little Room” ed i precedenti lavori di Molinari. Canzoni scarne, essenziali, spesso costruite sul binomio voce-chitarra che tanto ha fatto le fortune del folk rock. E d’altronde, come potrebbe essere altrimenti, in riferimento a quelle che sono state le maggiori ispirazioni di Oscar, come ci raccontava quasi un anno fa. Già dalla malinconica title-track si intravedono nuove atmosfere e sfumature, sempre con quell’utilizzo aperto dell’inglese, che da libero sfogo alle più svariate interpretazioni. «Feeling calm / Feeling alright / Till the time I saw your eyes / I’ll keep myself away from you.» Di tutt’altro registro è la dolce “Sweetheart (What a Surprise)”, nella qual, probabilmente, si parla di quel sentimento che è alla base del novantanove per cento delle canzoni odierne e con il quale anche il Nostro ha deciso inevitabilmente di misurarsi: l’Amore. “What a surprise/ I have found/ In your big eyes/ Ain’t no good”. Ma Aware of you è un disco che comunque riesce a toccare corde anche molto diversificate tra di loro, come dimostra “Bed with Me”. A dispetto di un testo spesso enigmatico, il suono della chitarra stavolta è più dolce e non si fatica ad immaginare canticchiare questa canzone, magari in spiaggia. Seguono poi “Kisses” e “Last Goodbye” , il binomio finale che si appresta a chiudere il breve ma intenso lavoro. «I would like to go further/ But there is a deadline/ That keeps me holden/ From being alright.» Canzoni gemelle, la prima malinconica e la seconda più allegra, struggenti nel loro minimalismo, ma con le quali è comunque possibile riconoscerci senza difficoltà, soprattutto per chi vive gli anni della propria giovinezza in quest’epoca di incertezza e mancanza di prospettive. Dulcis in fundo, forse il pezzo più riuscito del disco, la splendida “Poor Eyes”. Aware of you finisce con un arpeggio ed uno splendido sax in sottofondo, che testimoniano una ricerca artistica e musicale che va anche al di là delle ormai collaudatissime schitarrate.  Fonte dell’immagine: bootleg del disco

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Il cantautore Luca Bash si racconta "Oltre le quinte"

«Di notte silenziosamente la mia penna va controcorrente». Recita così Controtempo, uno dei quindici brani del nuovo album del cantautore Luca Bash, Oltre le quinte. Silenziosamente il flusso musicale gli scorreva nelle vene, quando non era in grado di esprimerlo. Lo aveva avvertito già prima, più precisamente all’inizio degli anni ’90, alla scuola di musica dove aveva fatto un patto con il suo violino, per poi spingersi alla poligamia sposando la chitarra che ancora lo accompagna. Per consolidare questo legame si iscrive all’UM, l’Università della Musica di Roma. Da lì la ricerca fluisce spasmodica, verso il suo singolo Dear John  (il primo a essere reso pubblico) e la band BASH. L’attenzione che il cantautore ripone nei suoi amici nasce da qui. Dalla sensazione di star creando qualcosa insieme, di poter gioire e fallire insieme. Ma i giovani sognatori presto sono adulti: le difficoltà della vita, le necessità lavorative, e tutto ciò che ha il sapore di futuro dividono Luca Bash dal resto della band, ogni componente costretto a viaggiare. Ma il nostro cantautore ricorda quel periodo come una cesura ancora più netta. Nel 2013 Luca Bash subisce un duro colpo, un incidente che lo costringe a cinque giorni di coma e a molti mesi di debilitazione. La possibilità che la ripresa gli ha dato è ciò che più conta però: potrà riabbracciare presto la sua chitarra, e ricominciare a sognare. Non che avesse mai smesso! Quello che ha provato sulla sua pelle, l’impatto con la motocicletta, il dolore della perdita, il pensiero di non poter più tornare a suonare. Tutte queste le molle che lo fanno arrivare più in alto, che non tradiscono la limpidità della sua voce, ma la lasciano fluire. E oggi come da allora, continua a votare la sua vita alla musica, e a dedicare la sua musica alla vita. Oltre le quinte è un progetto discografico multiforme, prodotto in due lingue (inglese e italiano) e dal doppio titolo. Oltre le quinte in italiano, mentre Keys of mine in inglese. L’artista ha spiegato così la sua scelta: «“Keys of mine” è un gioco di parole: i mie amici in inglese si dice “Friends of mine”, ma loro sono le chiavi di questo disco, dedicato a loro. Da qui il titolo. In italiano invece questo gioco di parole non era possibile, e il titolo sta semplicemente ad indicare che “oltre le quinte” del teatro di tutti i giorni che mi vede attore e spettatore esiste tutto ciò che si può trovare ascoltando questo LP». Ma multiforme è anche il suo interesse musicale, che sguazza nell’indie spaziando da una base funk del singolo Giorni così, alla ballata rock di Candide bugie, fino alla nostalgica Il tuo domani che lo vede in duetto con una decisa voce femminile. Decisa è anche la sua voce, che anche quando esprime rabbia come in Per non dire no, resta salda nella sua limpidità. Il suo essere cantautore imprime sui testi una densità di parole e significato che rispecchiano efficacemente il suo intento, quello […]

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Al blu mi muovo, il nuovo album di Fabio Cinti

Intervista al cantautore Fabio Cinti in occasione dell’uscita del nuovo album: Al blu mi muovo. È un piccolo scrigno Al blu mi muovo, l’ultimo album di Fabio Cinti, cantautore raffinato ed elegante, con le sue canzoni bucoliche e terapeutiche, delizia le orecchie più sensibili. Seguendo i passi di Battiato, come Dante fa con Virgilio, Fabio Cinti dimostra di essere un uomo in primis e poi un cantastorie dalla penna delicata e dal verso intimo ma universale, grazie all’utilizzo di un linguaggio intriso di figura ma molto efficace nella sua resa finale. Dopo l’adattamento gentile al Padrone della Festa, il cantautore si cimenta in 8 brani dai 3 ai 4 minuti e mezzo di durata, con più piani emotivi di immagine, che si scoprono man mano che si affrontano gli ascolti: una tecnica come quella delle scatole cinesi, l’una rinchiusa nell’altra, ben esplica il tentativo più che soddisfacente di Cinti; un ascolto superficiale scorge il minimo, più le orecchie si abituano alla gentilezza, più i messaggi invadono il sottotesto e arrivano a dipingere il quadro emozionale più puro. Intervista a Fabio Cinti: Al blu mi muovo e prospettive musicali Nella prima traccia del disco canti: «tra gli alberi combatto la mia guerra e dietro l’ombra ti vengo a incontrare». Qual è la necessità che ti spinge oggi a pubblicare Al blu mi muovo? Quali sono gli alberi tra cui combatti musicalmente? In realtà gli alberi sono miei alleati. Sono un rifugio, un nascondiglio, sono la mia casa (sono proprio tra gli alberi) e sono la mia forza, perché passo ogni giorno del tempo tra loro. In realtà non avevo nessuna esigenza o necessità di pubblicare questo album… Anzi, non avrei voluto farlo! Però si realizzano molte cose per gli altri, o perché ci si rende conto che, anche inconsapevolmente, indirettamente, si può cambiare qualcosa, anche di molto piccolo. E così, pensato e realizzato in questo modo, diventa anche terapeutico. Scrivere testi metafisici ma al contempo così terreni. Vieni in Giorni tutti uguali, in cui affermi che non puoi «fermare l’attimo della felicità», in cui si vede la scrittura bucolica, quasi lirica. Cos’è per te scrivere? Nella tua composizione dei brani, come ti approvi alla produzione del testo? Sono arrivato alla notorietà (personale, non universale) che quando scrivo un testo ci deve essere una commozione interna imprescindibile che mi spinge a farlo. Non vuol dire che devo piangere! Ma che lo stato emotivo che mi attraversa in quel momento deve essere in qualche modo sconvolgente. Così è stato per Giorni tutti uguali in cui cercavo di osservare cosa ci fosse oltre la consuetudine. È inevitabile che si fonda, in questo modo, la proiezione mentale del mondo, la sua rappresentazione, con la realtà sensibile. Lo scorso album è stato un adattamento gentile al cantautorato di Battiato. In questo album, se c’è, cosa rimanda a Battiato? Battiato c’è sempre, in tutto, ci sarà per ogni cosa che scriverò, perché ho imparato a scrivere attraverso l’ascolto e lo studio delle sue canzoni quando avevo quattordici anni. […]

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Ghemon presenta il nuovo album Scritto Nelle Stelle

Dal 24 aprile, finalmente disponibile su tutte le piattaforme “Scritto nelle stelle”, il 6° album solista di Ghemon, ultimo progetto del rapper /bluesman avellinese Dopo un’iniziale spostamento della data d’uscita (originariamente prevista per il 20 marzo), Scritto Nelle Stelle (Carosello Records / Artist First) giunge sul mercato discografico. Ormai a 3 anni dal suo ultimo lavoro, Mezzanotte, Ghemon  (pseudonimo di Giovanni Luca Picariello) ritorna con il suo inconfondibile stile e la naturale capacità di fondere rap, soul, blues, funky e cantautorato italiano in un solo elemento inscindibile. Il cantante aveva già ottenuto recensioni positive sia con i precedenti lavori, sia con la sua partecipazione al Festival di Sanremo del 2019. Atteso dai fan, lo spostamento dell’uscita e del relativo tour (dal 4 aprile con partenza a Napoli, Common Ground) non hanno fermato l’artista campano, che arriva con un disco d’impatto, orecchiabile ma che non stanca, grazie anche al lessico ricercato e alle sonorità che variano dal jazz alla disco. Tra instore digitali, videoparty ufficiali e tracklist ipotetiche L’artista ha dimostrato un attaccamento ai fan non scontato, organizzando dirette Instagram e chiamate singole con coloro che hanno preordinato l’album. Sulla stessa frequenza è il video ufficiale del terzo singolo Buona Stella, visibile su Youtube. Il video risulta infatti essere un collage di numerose videochiamate di amici, fan e componenti della band intenti a cantare il brano, ciascuno nella propria casa, riuscendo a trasmettere un grande senso di positività e leggerezza che in questo momento risultano sicuramente non scontati, permettendoci una riflessione sul ruolo della musica anche in situazioni fuori dal comune come quella attuale. Durante la fase di rilascio dei singoli, l’artista aveva poi pubblicato sulla sua pagina Instragram diversi video in cui, raccontando il disco e la sua genesi, come un moderno Pollicino seminava briciole della tracklist da far indovinare ai suoi fan nei commenti, ricompensando i più intuitivi con pass backstage da utilizzare durante il tour. Track by track di Scritto Nelle Stelle: un incontro atteso tra rap e soul Il nuovo lavoro mette a nudo Ghemon come artista e persona, attraverso un album che ha come tema principale l’amore, le sue cause e relative conseguenze. Questioni Di Principio è il brano di apertura, già conosciuto in quanto primo singolo che il cantante aveva diffuso. Un’analisi pungente che l’artista compie su di sé, spingendosi a non accontentarsi o giustificarsi musicalmente e umanamente. In Un Certo Qual Modo: secondo brano, altro singolo. Ghemon tenta (e i numeri streaming gli danno ragione) la hit. La canzone ha chiare influenze disco, con un ritornello che entra in testa e fatica ad uscirne. Nel terzo brano Champagne, il cantautore ripercorre i passi di una vecchia storia conclusasi, brindando alla fine della relazione su una produzione estremamente funky. Segue nella tracklist Due Settimane, che riprende le vicende di un quotidiano diverbio di una coppia; traccia aiutata da una base particolarmente ricca, che rimanda ancora una volta alla disco anni ’70. Cosa Resta Di Noi è forse il lavoro più riuscito della prima parte dell’album . […]

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Franco e la Repubblica dei Mostri: intervista alla band

In occasione dell’uscita dell’album Sciarra Chitarra Musica Battaglia abbiamo intervistato Marina e Adriano della band Franco e la Repubblica dei Mostri (Adriano Aricò, Marina Mussapi, Paolo Perego, Francesco Provenzano). Come nasce il gruppo Franco e la Repubblica dei Mostri? Quali i background dei musicisti? Il gruppo è nato nel 2014, alcuni di noi avevano all’attivo esperienze condivise in precedenti formazioni o collaborazioni, anche se abbiamo tutti background musicali piuttosto eterogenei. Il nome del gruppo, Franco e la Repubblica dei Mostri, da dove nasce? Il primo album era nato come concept album in cui volevamo raccontare l’Italia attraverso la vita quotidiana e un rapporto di amore e di odio rispetto al nostro paese, per cui la “repubblica dei mostri” è evidentemente per noi evocativa della nostra repubblica sempre con questa componente un po’ buia. Franco ci piaceva come nome perché è un nome molto semplice, un nome tipico italiano e ha anche un bel significato perché vuol dire sincero. L’avevamo quasi personificato il gruppo in un certo senso, negli anni è diventata quasi una quinta entità per cui ci siamo noi quattro che suoniamo e c’è Franco che è il nostro progetto. Come mai la scelta della filastrocca Sciarra Chitarra Musica Battaglia per dare il titolo all’album? «Sciarra Chitarra Musica Battaglia» è l’inizio di una filastrocca palermitana che i bambini usano quando vogliono segnare la fine di un’amicizia. Le origini diciamo siciliane vengono dalle radici di Adriano e anche di Francesco, sono entrambi di Palermo. Al di là di questo riferimento più geografico, Sciarra Chitarra Musica Battaglia l’abbiamo scelto perché dava un po’ il filo rosso narrativo a tutti quelli che erano i brani raccolti in questo album in un modo o nell’altro raccontano di rotture, della fine di relazioni, che possono essere relazioni sia diciamo più legate alla sfera intima, sentimentale, ma anche relazioni con il mondo che ci circonda fuori di noi. Qual è il filo conduttore di quest’album, e quali sono le ispirazioni del suo sound? Il filo conduttore è un po’ quello che ti raccontavo prima, rispetto a quello di rottura e di cambiamento. Dal punto di vista delle sonorità abbiamo lavorato molto sul trovare un sound che fosse sempre più nostro e fosse in qualche modo sempre più “asciutto”: quando siamo partiti eravamo con una persona in più e avevamo anche molti più strumenti all’interno degli arrangiamenti musicali. Abbiamo lavorato per andare sempre più in profondità e in qualche modo eliminare tutto quello che era di troppo. In Sciarra Chitarra Musica Battaglia ci sono anche riferimenti a politica e attualità, come in Livido Blu: «Boia chi molla, brucia la bandiera, c’è un Italia che stira una camicia nera». Qual è il vostro pensiero sulla situazione e come mai la scelta di inserire anche questi temi? Sono scelte che ogni artista o autore decide di fare o non fare, non direi che i nostri pezzi sono particolarmente politicizzati, anzi sicuramente non lo sono. Però ci sono delle cose che succedono e hanno anche una grossa influenza in […]

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Parco Lambro: intervista al gruppo musicale

La consistenza sonora dei Parco Lambro, dal 2014 a oggi Risonanze jazz per i Parco Lambro, gruppo musicale nato nel 2014 da menti già attive nel panorama musicale italiano. Come affermano i suoi membri, nella scelta del nome risuona il senso di appartenenza alla vivacità di un mondo in fermento, sotto l’aspetto musicale e non. L’esperienza caotica degli anni ’70 presso il Parco Lambro, favorita dal fervore della redazione del Re Nudo, è il ricordo indelebile del delirio scoppiato nel parco milanese, la cui eco non poteva restare inascoltata nel territorio nazionale. Re Nudo, fondata da Andrea Valcarenghi, è il cuore di quegli anni, animata da intellettuali ed artisti della controcultura. Scegliere di creare nel nome del Parco Lambro ancora oggi vuol dire rivivere la cultura underground, contro la pedanteria di un moralismo ipocrita. Un Festival musicale, quello del 1974, che ha visto sul palco artisti come Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Lucio Dalla, Giorgio Gaber. E ancora, l’esplosione dello scandalo del Festival del 1976, le urla dei giovani. Sulla copertina dell’Espresso per l’occasione si legge: «Com’è difficile essere giovani». Se la musica possa davvero incarnare tutto questo, i Parco Lambro lo dimostrano dal 2014, chiedendo all’ascoltatore di ritrovare (per mai dimenticare) le proprie radici nella forza pulsionale della controtendenza. Radicarsi, però, per fiorire, in una posa elativa che proietta il gruppo italiano in una dimensione internazionale. Nel 2017 esce il loro lavoro di debutto per l’etichetta Music Force, Parco Lambro. Su una superficie solida elettronica per vibrazioni sonore di euforia e smodatezza, trionfa l’eccitazione del movimento allucinato, un concertato sfrenato di energia e fermezza. Tra jazz e rock, psichedelica e progressive, punk e metal, cercare di individuare un unico genere musicale, etichettare cosa si ascolta quando ci si approccia ai Parco Lambro non permetterebbe di restituire la complessità reale delle loro vibrazioni. Sette pezzi poliedrici, densi, di una notevole consistenza sonora. La band, nata in uno scantinato di Bologna dall’idea di cinque menti udinesi, comprende Giuseppe Calagno (chitarra elettrica, basso elettrico, microbrute); Mirko Cisilino (farfisa, nordlead, synth, moog, tromba, trombone); Clarissa Durizzotto (sax contralto, clarinetto, effetti, voce); Andrea Faidutti (chitarra elettrica, basso elettrico); Alessandro Mansutti (batteria). Una formazione che passo tutt’altro che inosservata e che conferma la poliedricità e versatilità dei Parco Lambro. Lo spirito jazz dell’improvvisazione, alla base delle prime esperienze del gruppo, sopravvive, innervandosi degli impulsi accolti negli anni. Le prove nello scantinato approdano così alle registrazioni nel 2016, rendendo possibile nell’attimo della contingenza sonora di un album un’energia maturata nel tempo. Intervista ai Parco Lambro Quando e come è nato il vostro ardore per le vicende del Parco Lambro? Dare questo nome al gruppo è stata un’idea di Clarissa, la sassofonista. Ovviamente la musica e l’avanguardia rock italiana che fu protagonista di quell’evento è nel nostro DNA, in particolare gli Area, ma ci piaceva molto anche rievocare nella nostra musica il caos e l’anarchia che hanno caratterizzato i festival del Parco Lambro, quindi immaginare il rumore che fanno organizzazione e ideali quando scontrandosi con la realtà […]

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Tradizione E Tradimento, il nuovo album di Niccolò Fabi

Uscito l’11 ottobre, Tradizione E Tradimento è il nuovo album di Niccolò Fabi per la Universal Music Italia. Facciamo finta per un attimo di essere sulla cima di un faro in Mozambico. Tutti, o quasi tutti perché magari qualcuno non ama la fotografia, scattano foto al mare cercando in quel blu qualcosa di eccezionale. È normale, è quello che probabilmente farebbero un po’ tutti. Il po’ è dovuto al fatto che potrebbe esserci qualcuno che invece si sofferma «sull’intersezione tra il pavimento, di un blu-verde estremamente forte, e la balaustra, rossa» iniziando a scattare tante fotografie dato che sembra di «vedere un punto di incontro tra terra e cielo». In realtà il punto di incontro lo potresti vedere con la linea dell’orizzonte ma no, sei Niccolò Fabi e quella foto diventerà la copertina del tuo nuovo album perché «questo è il ruolo dell’arte e della poesia: farci scoprire qualcosa che è sotto i nostri occhi ma noi non cogliamo». Dopo una pausa artistica, Niccolò Fabi è tornato offrendo un disco, Tradizione E Tradimento, che percorre un sentiero già tracciato da Una somma di piccole cose, album che rappresenta sicuramente una vetta artistica difficilmente replicabile. Con una semplicità musicale e una sincerità emotiva devastante Una Somma di piccole cose resta il migliore album di Fabi che prova infatti a preservare quella dimensione introspettiva. Era difficile, e forse anche sbagliato, ricreare tutte le condizioni dell’album precedente ed ecco che Niccolò Fabi in Tradizione E Tradimento prova a tradirsi allontanandosi da sé stesso. «È un disco sulla ricerca di un equilibrio all’interno di un cambiamento tra la memoria e la prospettiva. La scelta difficile tra cosa conservare e cosa lasciare andare, come evolversi e trasformarsi rispettando la propria identità. Come trarre forza da ciò che ci è stato consegnato come tradizione e allo stesso tempo avere il coraggio di tradire quel percorso». Più che nei testi, la distanza è nella musica che a tratti vira anche verso un’elettronica d’ambiente toccando corde differenti. Un processo creativo a tratti burrascoso che ha poi trovato un equilibrio naturale grazie all’accompagnamento artistico di Roberto Angelini, Pier Cortese e Alberto Bianco. L’album è stato registrato e mixato da Riccardo Parravicini ed è arricchito dalla collaborazione di Daniele Rossi, Fabio Rondanini, Max Dedo e Costanza Francavilla. Tradizione E Tradimento è l’undicesimo album in studio di Niccolò Fabi. L’uscita dell’album è stata anticipata dai singoli Io sono l’altro e Scotta che con le restanti 7 tracce costruiscono un disco di 37 minuti che è nato tra Roma e Ibiza. Sarà possibile ascoltare Tradizione E Tradimento dal vivo dal 29 novembre quando Fabi arriverà nei teatri accompagnato da Roberto Angelini, Pier Cortese, Alberto Bianco, Daniele Rossi e Filippo Cornaglia. Immagine: Universal Music

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