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Eroica Fenice

La Tag: recensione album contiene 110 articoli

Musica

Augustine: un viaggio nel mito di Proserpina

Intervista a Sara Baggini, in arte Augustine, in occasione del suo nuovo album. Si intitola “Proserpine” il nuovo disco di inediti in studio firmato da Sara Baggini in arte Augustine. E la prima grande parola da utilizzare è ‘evoluzione’, che diviene poi sinonimo di emancipazione pensando alle liriche e al concept di tutto l’ascolto. Dal mito greco di Proserpina, del suo ratto, del nascere delle stagioni fin dentro il tempo apocalittico che viviamo, la fragilità e la “resurrezione”… e poi la fotografia del disco di Augustine, la regia dei video, il suono incastonato tra dark folk americano e sfumature orientali, quel gusto delicatissimo di donna che diviene porcellana pregiata e, allo stesso tempo, istinto seduttivo. Un lavoro “post-atomico”, cercando di dare a queste parole un’immagine ben lontana dal rock industriale di anni fa. Giochiamo con le visioni che sono il cuore pulsante di un lavoro estremamente ragionato e misurato con mestiere. Indaghiamo di più sul concetto insieme ad Augustine. Benvenuta tra le nostre righe, Augustine. Un nuovo disco che in qualche modo sdogana il tuo suono e la tua scrittura dentro una produzione più importante. Come hai vissuto questo processo? Grazie e buongiorno a voi! Devo dire che si è trattato di un processo del tutto naturale. Dopo la realizzazione del mio album precedente, “Grief and Desire”, molte cose iniziarono a cambiare. Tanto per cominciare, sono uscita gradualmente dal mio isolamento, suonando dal vivo e conoscendo molti altri musicisti. Questo ha favorito molti scambi e arricchimenti, oltre alla possibilità, appunto, di coinvolgere altre persone nella realizzazione del mio lavoro successivo. Inoltre, mi furono a quel punto chiari i limiti di “Grief and Desire”, conseguenza, principalmente, dell’auto-produzione totale. Nel momento in cui ho iniziato a comporre i brani di “Proserpine” mi fu subito chiaro che c’era la necessità di un cambiamento, di un salto di qualità; le canzoni stesse lo richiedevano, perché mi rendevo conto di aver raggiunto con esse un maggiore grado di maturità artistica. Dunque in un primo momento mi sono occupata della pre-produzione in home recording come al solito, non volendo rinunciare alla mia consueta indipendenza nella scelta degli arrangiamenti, avendo però bene a mente il fatto che si trattava solo di un passaggio iniziale, perché poi tutto il materiale sarebbe stato rimaneggiato in studio, a “La Cura Dischi” di Perugia. Chiaramente per la produzione mi sono affidata ad amici di cui ho totale fiducia, Fabio Ripanucci e Daniele Rotella. In studio sono avvenuti i cambiamenti più importanti in questo senso, soprattutto a livello di suono. Ed infine, la scelta di non rimanere sola nemmeno nella cruciale fase di post-produzione e promozione dell’album: è qui che è avvenuto il mio incontro con l’etichetta “I Dischi del Minollo”, che sta dando a “Proserpine” molte più chance di quante non ne abbia avuto l’album precedente, nonostante la momentanea assenza di concerti. Un po’ tutto l’immaginario del disco ha soluzioni “antiche”. Rivolgi molto lo sguardo al passato, Augustine, gli arredi del video, il tuo modo di apparire sul disco… Perché? Tutta […]

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Abide, recensione dell’EP dei Nomotion

Recensione dell’Ep “Abide”, il nuovo lavoro prodotto dalla southern gothic rock band Nomotion e pubblicato da Mold Records. I Nomotion si formano nel 2014 a Udine, per poi stabilirsi nel Regno Unito. Hanno all’attivo la pubblicazione dell’EP Ritual Murders (2014) e dell’album Funeral Parade of Lovers (2019), due opere in cui il complesso friulano si contraddistingue per uno stile ascrivibile al “southern gothic rock”. Un genere dove le sonorità tipiche del country e del blues fanno da accompagnamento a brani dagli argomenti tetri e oscuri quali criminalità, povertà, alcoolismo, ma anche storie di fantasmi e rapporti con Dio e il diavolo. Se si ascoltano questi due lavori dei Nomotion tutte le regole appena elencate, identificate dal giornalista del Denver Post Riccardo Baca come “Denver Sound” (dal nome della città texana in cui si sono formate molte band del genere), sono ampiamente rispettate. Non sarà allora da meno l’EP Abide, pubblicato il 16 aprile di quest’anno per l’etichetta Mold Records. Come si legge anche nel comunicato stampa della band, in inglese Abide vuol dire “sottomettersi” o “ubbidire”. Proprio la sottomissione sembra essere il collante di tutti e cinque i brani, dominati da un’aura di oscurità e mistero. Abide. Recensione track by track Blooming and Dooming è la traccia iniziale, caratterizzata da un ritmo che si potrebbe definire “western”. Si tratta di una vera e propria marcia country, arricchita da assoli di chitarra elettrica che oltre a conferirle una sfumatura spettrale le danno un ritmo solenne che, lentamente, si eleva. Something out there vede la collaborazione di Rob Coffinshanker, vocalist dei The Coffinshakers e figura importante per la scena del death country svedese. Predominanti qui sono la potenza incalzante e il ritmo “cattivo” conferito dagli assoli dalle voci di Johnny Bergman, il cantante della band, e dello stesso Coffinshanker. Una breve parentesi di relativa tranquillità è conferita da Out of Blue, forse il brano migliore di tutto l’EP. Il suono di un pianoforte ci accompagna lungo questa ballata paragonabile a un viaggio nelle sfere celesti del paradiso per poi riprecipitare nelle sonorità cupe della chitarra elettrica e del basso, come se i Nomotion volessero rivendicare l’appartenenza al proprio genere e che questa sia nient’altro che una pausa dal, seppur breve, viaggio musicale che propongono. Contradiction ci riporta infatti con i piedi terra, con le tipiche tonalità country e dark che hanno aperto questo lavoro. A chiudere il cerchio è un’altra ballata, seppur decisamente più aggressiva rispetto a quella centrale: Elisabeth. Il brano, del quale è stato girato anche un videoclip dal laboratorio creativo Sonicyut, è una camminata distorta negli abissi della mente di una persona che cerca di fuggire dal proprio malessere esistenziale. A dominare è una melodia sommessa (seguendo sempre il fil rouge dell’EP, la sottomissione!) in cui si inserisce la voce femminile della cantante soul Brontë Shande. Abide è una passeggiata lungo le sonorità di un genere di nicchia, certamente non conosciuto nel nostro paese, ma che saprà colpire e stupire al primo ascolto anche chi non ne ha mai sentito […]

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Gianfranco Mauto: come far rivivere Piero Ciampi

Gianfranco Mauto ci regala una doppietta di pubblicazioni interessanti. Un disco realizzato in studio dal titolo Il tempo migliore che di recente si arricchisce di un suo duplicato ma in versione acustica. Esce Il tempo migliore – Acustico dove, va sottolineato, gli stessi brani sono realizzati rigorosamente dal vivo con solo pianoforte e voce. La chicca è inoltre racchiusa in questo nuovo brano che non troviamo nel primo disco: si intitola Nero bianco e blu, uno scritto inedito del grande Piero Ciampi che Mauto musica su richiesta di una grandissima come Miranda Martino. Non contenti, in questa release acustica, i due duettano anche assieme per restituire una vita nuova alla penna di un riferimento assoluto della canzone d’autore italiana, mai troppo illuminato come forse meriterebbe. Il pop d’autore di Gianfranco Mauto si fa dunque suono di dettaglio pregiato nel tempo e nella bella saggezza. L’amore e il quotidiano incontrano la storia. Intervista a Gianfranco Mauto Un disco che si divide in due ed è quella la prima curiosità. Dopo la versione in studio, di Il tempo migliore esce la versione acustica di solo piano e voce. Perché? Le canzoni nascono in modi diversi, spesso in modo casuale, semplice, con un solo strumento o una melodia nella testa, e solo successivamente si colorano di arrangiamenti più o meno ricercati; ma nel momento in cui nascono così “nude” che conservano secondo me la loro forza, la loro “verità”, per questo ho voluto fermarle così, pianoforte e voce dal vivo, proprio per fermare nel tempo la loro ragione di essere. Una versione ricca della featuring di Miranda Martino che canta con te un testo inedito scritto da Piero Ciampi… Come nasce tutto questo? Ho conosciuto Miranda e siamo subito entrati in empatia. Lei è una donna ed una artista  eccezionale, piena di energia e sentimento, mi ha sempre raccontato con passione la sua vita ricchissima di esperienze ed incontri ed uno di questi con Piero Ciampi, suo amico, che, frequentando la sua casa romana negli anni ’70 decise, come gesto d’affetto, di regalarle una poesia. Un giorno Miranda mi ha chiesto di musicarla, da lì è nato tutto… Come hai trovato la musica giusta per questo brano? Mi sono avvicinato in punta di piedi a quelle parole scritte nel ’77 da questo grandissimo artista. Ho lasciato che quell’emozione provata nel leggerle la prima volta arrivasse sui tasti del pianoforte: quando l’ho fatta sentire a Miranda e lei si è commossa come me ho capito di aver forse interpretato nel modo migliore che potessi quelle sensazioni. Ad ascoltare i tuoi suoni, il mondo cantautorale di Ciampi come di tanta parte di quella scuola, è assai lontano da te. Come hai vissuto questo accostamento? Nonostante il grande onore che mi è stato concesso ho vissuto questa esperienza come un grande onere ed ho fatto l’unica cosa che potevo fare: rimanere me stesso, con il mio mondo musicale, cercando di rendere attuali quelle frasi e moderno il loro grande messaggio. Delle due anime, di quella in […]

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Cristallo, l’intervista: synth al servizio del 2021

Dall’8 Dicembre 2020 è disponibile su tutte le piattaforme il nuovo EP della cantautrice Francesca Pizzo, in arte Cristallo. La sua ultima fatica è “Piano B” (Blackcandy Produzioni) e raffigura un’intima rappresentazione cantautorale che sviscera una serie di tematiche di potente impatto, soprattutto in un periodo di forti assenze come quello che siamo costretti a vivere oggi. L’artista per raccontare in modo estremamente efficace e moderno problematiche assai complesse si è servita di sonorità che vanno da un’impostazione cantautorale “classica” anni ’60, ad una elettronica molto anni ’80. Abbiamo avuto l’onore di incontrarla per poter riflettere insieme sul lavoro da poco pubblicato; di seguito la nostra intervista a Cristallo. L’intervista a Cristallo 1) Dai suoi testi emerge un’enorme voglia di rivalsa. Per questo motivo le chiedo: “Piano B” parla della Cristallo del 2020 o fa riferimento ad un vissuto adolescenziale che ne ha ispirato la scrittura? – Credo che questa versione di me stessa oggi risenta molto, nel bene e nel male, di tutte le esperienze del mio passato. Attraverso quanto vissuto anni addietro oggi mi trovo a scrivere questo tipo di testi. 2) In che modo descriverebbe l’analogia con la figura della falena che lei propone nel ritornello del brano omonimo? – La falena è un animale notturno attratto dalla fonte di luce. Quando ci si innamora si somiglia molto alla falena, che desidera solo uscire dalle tenebre per trovarsi in prossimità di quella luce. 3) In che modo crede (qualora lo credesse) che il periodo di pandemia possa aver alterato la sua sensibilità artistica? – L’impatto di questa situazione così complessa è stato importante per tutti. Credo che per molti artisti si sia verificato un vero e proprio blocco creativo. Io resisto scrivendo meno del solito e scegliendo di farlo solo nei momenti di grande necessità. Gli stimoli sono diminuiti sensibilmente e come tutti mi trovo a fare di necessità virtù. 4) Nel disco ho colto riferimenti internazionali alla darkwave anni ’80 e ai primi Depeche Mode. Si sente, artisticamente parlando, un po’ figlia degli anni ’80? – Mi sento in cammino. Piano B racchiude i primissimi brani che ho scritto appena iniziato il mio percorso solista. Le sfumature anni ‘80 fanno parte del mio trascorso con il duo Melampus, in cui ho suonato per anni. Le restanti sonorità sono l’inizio di un percorso nuovo, forse più consapevole. Fonte immagine: Facebook.

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La Belle Dame #2 : Valerio Bruner canta la donna

Recensione dell’album La Belle Dame #2 del musicista Valerio Bruner. «Realizzare questo album, insieme a cinque artiste della scena musicale indipendente napoletana, è stato il mio atto di resistenza e la mia dichiarazione d’intenti verso una causa, qual è appunto la violenza sulle donne, in cui tutti siamo chiamati a fare la nostra parte perché riguarda ognuno di noi. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che la musica non è mai soltanto musica, ma è uno strumento che abbiamo a disposizione per provare, e perché no, riuscire a cambiare quelle cose che non vanno.»  Queste le parole con cui Valerio Bruner, eclettico cantautore napoletano, ha presentato il suo album La Belle Dame #2, uscito ufficialmente il 25 novembre 2020, data significativa, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, causa che da sempre Valerio sostiene con la sua musica, che di donne parla e che, in questa seconda versione dell’album, di donne è fatta. Creature sensibili, fragili, che si rialzano sempre nonostante le difficoltà, e per questo così maledettamente affascinanti.  Dopo l’EP Down the river (2017), registrato completamente in versione acustica, il 20 aprile è uscito La Belle Dame, che è poi approdato a una nuova versione, La Belle Dame #2, in cui Valerio affida a talentuose cantanti le sue parole. Parole che raccontano quella capacità tutta femminile di servirsi della forza che, per definizione, appartiene al nostro universo. E così, dopo il tentativo di camminare in scarpe di donne, ha deciso di rendere le donne le vere protagoniste del suo lavoro. Encomiabile la scelta di devolvere l’intero ricavato della vendita del disco in beneficenza, a supporto de Le Kassandre contro la violenza di genere, associazione attiva a Napoli, a dimostrare la potenza della musica, che, in buone mani, sa essere strumento sapiente. L’album è disponibile, in formato digitale, sulla piattaforma Bandcamp al seguente link: https://valeriobruner.bandcamp.com/album/2020. Come premio bonus e come ringraziamento, si riceveranno, una volta acquistata la copia, i video live delle sessioni di registrazione presso gli studi del Soundinside Basement Records di Napoli. Sveliamo qualche curiosità de La Belle Dame #2 chiacchierando con Valerio Bruner. Come e quando nasce l’idea di affidare le tue parole a voci femminili? È un’idea che mi intrigava artisticamente. Essendo loro, le donne, le protagoniste dei miei brani, ero curioso delle sfumature che avrebbero dato alle mie parole. È un’idea che mi interessava da un punto di vista sociale: dare voce e supportare il mondo femminile che, da sempre, è per me casa.  È stato difficile individuare le compagne di questo nuovo viaggio? Alcune le conoscevo già. Di Annalisa e Federica mi piacevano molto le vocalità. Di Alessandra mi colpì il modo in cui suonava. La collaborazione con Marilena è nata da un bel giro della vita. Caterina mi è stata presentata dall’etichetta. Abbiamo vissuto un bel viaggio, intenso fondere il percorso creativo di ognuno di noi. Ho trovato delle cantanti incredibili, ho trovato delle amiche. Chi è la donna che hai scelto per la copertina? Un’amica, una donna che […]

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Sky of Birds e il nuovo album: Matte Eyes / Matte Moon

Matte Eyes / Matte Moon è l’ultima uscita disponibile dal 20 Novembre della band Sky of Birds per MiaCameretta Records. L’album, composto da dieci tracce, è un turbine di esperienze e riflessioni che si perdono nell’atmosfera nebbiosa della notte, il tutto possibile grazie alla ricerca e allo stravolgimento dei suoni classici degli strumenti utilizzati. Matte Eyes / Matte Moon è un viaggio interiore che si consuma fino ai primi momenti dell’alba, in cui non mancano introspezione e risveglio. Dal sapore internazionale, non solo per il cantato inglese, gli Sky of Birds propongono un album ricco di sperimentazioni e contaminazioni; un esperimento musicale che ricorda la scia post-rock e sfocia a tratti nel low-fi. Nel panorama della musica alternativa italiana, gli Sky of Birds si presentano forti, e di certo ne è una prova il nuovo album. Matte Eyes / Matte Moon – Intervista alla band Sky of Birds Come descrivereste il percorso dal primo album Blank Love a Matte Eyes / Matte Moon? Il percorso tra i due dischi è stato di grande ricerca e di rinnovamento del suono della band. Già dalle prime canzoni scritte dopo Blank Love ci siamo resi conto che i pezzi stavano prendendo una piega molto diversa da quelli del disco precedente; che andavano verso sonorità più cupe, notturne, rispetto alla vecchia produzione, ma anche molto più “soniche” e meno cantautorali, e per certi aspetti più ossessive e minimali. Abbiamo lavorato moltissimo sul suono, sia in sala prove durante la pre-produzione che in studio al momento della registrazione e del mixaggio, cercando di non tralasciare nessun elemento, di fare attenzione al dettaglio anche più piccolo, ad ogni feedback di chitarra, all’intensità di ogni eco o delay. Abbiamo sperimentato sui nostri strumenti (e anzi abbiamo lavorato tutti da polistrumentisti) e abbiamo aggiunto strumenti nuovi (come la chitarra baritona, o il mandolino, stravolto con dosi massicce di delay e fuzz); e c’è stato poi un uso maggiore delle sonorità elettroniche (in un pezzo in particolare, “Haze daze dazzle”). C’è poi da considerare che durante la scrittura di questo disco la band ha subito un cambio di formazione (con l’abbandono di un membro e con la sostituzione del batterista), per cui, come succede spesso in queste occasioni, il lavoro di “ripensamento” del suono è stato ancora più evidente e importante. Matte Eyes / Matte Moon, insomma, è un disco che da un certo punto di vista rappresenta il “nuovo corso” della band, ma in fondo non ne snatura le caratteristiche fondamentali, né le peculiarità del songwriting. Come mai “Matte”? Cosa avete cercato di qualificare come opaco nelle vostre tracce? È un’opacità figurata, come quella di una persona con lo sguardo annebbiato che guarda una luna offuscata dalle nuvole. Un’opacità, dunque, sia reale che di percezione: un’incertezza di fondo, come quella di questi “strani giorni” che stiamo vivendo. Durante l’ascolto dell’album ci si sente catapultati in atmosfere notturne e nebbiose. È questo il genere di atmosfera che avete cercato di creare? È esattamente il genere di atmosfera che andavamo […]

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Kanye West: il pazzo lo rifece, e noi lo seguimmo di nuovo

Mania di grandezza in pillole: Kanye West Rapper, producer,musicista, regista, stilista, ora anche politico, in sintesi: Kanye West e la sua megalomania, un amore che dura da vent’anni. La sua storia è quella di un uomo che si è sempre sentito differente, o meglio superiore, agli esseri appartenenti alla sua stessa specie, i comuni mortali. Qualsiasi attività intrapresa nella sua vita è divenuto poi un manifesto di megalomania ed è per questo che il suo personaggio è ormai da sempre al centro di discussioni di qualsiasi ambito, quest’anno come non mai dato che per non farsi mancare nulla il buon Kanye si è addirittura candidato come nuovo presidente degli Stati Uniti alle elezioni del 2020, appoggiato da un certo Elon Musk. A volte quando si parla di quest’uomo sembra quasi che le luci dei riflettori penetrino il suo corpo e fluiscano direttamente nel suo sangue sottoforma di una droga potentissima che invece di consumarlo tende ad accrescerne il volume, aumentandone esponenzialmente la superficie esposta, col rischio di poter cadere sotto il proprio peso. Negli ultimi anni di Kanye West si è parlato tantissimo, ma quasi mai facendo riferimento all’unico settore nel quale il suo ego è direttamente proporzionale ad i risultati ottenuti: quello musicale. Per questo motivo oggi, a 10 anni esatti dalla pubblicazione di My Beautiful Dark Twisted Fantasy è doveroso tornare a porre il focus su una produzione artistica che ha cambiato le sorti dell’hip hop e non solo. Il disco è il quinto della sua discografia, e viene pubblicato quando è ormai già diventato leggenda, serviva solo la definitiva conferma del fatto che quello che si stava costruendo andava ben oltre “l’ottimo disco hip-hop”, con il quinto si vuole fare la storia della musica, ed in effetti è andata così. Per fare una breve ricapitolazione di quello che era successo prima: Kanye West nacque come straordinario produttore, i suoi primi lavori risalgono al 1996. Nel 2001 avvenne la svolta, parte in cerca di fortuna per l’East Coast, e lì incontrerà Jay-Z , il quale deciderà di scritturarlo per la sua Roc-A-Fella-Records e gli permetterà di lavorare come producer per il suo The Blueprint. Dopo lo straordinario successo di quest’ultimo ha la possibilità di pubblicare con la sua nuova casa discografica il suo primo lavoro solista nel 2004, The College Dropout, al quale seguirà, nel 2005, Late Registration. Entrambi i dischi lo renderanno la nuova meteora dell’hip-hop internazionale. Kanye West però è come una fiamma destinata irreversibilmente a propagarsi, e quindi ecco che nel 2007 arriva Graduation, un album destinato a fare la storia. La data di uscita è la stessa di Curtis, quello che doveva essere il nuovo lavoro di un’altra leggenda, 50 Cent. Lui stesso decise di sfidare apertamente Kanye sostenendo che lo avrebbe disintegrato nelle vendite. Il giorno d’uscita West quasi lo doppiò, la “vittoria” fu talmente netta che molti critici lo considerarono come un momento storico per il rap statunitense, si stava passando definitivamente da un’egemonia del gangsta rap ad una corrente nuova e che […]

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Carrese: Terra dei fiori è il nuovo singolo

Intervista alla cantautrice Carrese. L’ultimo singolo di Carrese, all’anagrafe Roberta Carrese, si intitola Terra dei Fiori e punta ad una tematica assai cara al territorio campano, la “Terra dei fuochi”, da anni oggetto di inchieste, per le continue morti e malattie a discapito della popolazione nord-campana. Carrese riprende le sue origini, radicate nel casertano e porta avanti il suo indie pop, in un brano dalla tematica complessa, con una forma canzone italiana, ma con un sound contemporaneo ed orecchiabile. Nell’attesa di un EP che racchiuda i numerosi singoli usciti nel 2020, Carrese insieme a Marta Venturini, Cristiana Della Vecchia e Diego Calvetti, ha confezionato un singolo pop con un lavoro di produzione estremamente accurato, sopratutto nella scelta dei suoni, che ben si incastra con la voce super-intonata della cantautrice. Abbiamo intervistato Carrese: Da The Voice Of Italy alla sterzata indie con Marta Venturini. Cosa oggi definisce il tuo progetto musicale Carrese? Quali sono stati i capisaldi che in questi anni hai mantenuto e cosa invece hai lasciato andare? Ciò che ho mantenuto è stata la mia autenticità, il modo con cui mi relaziono alla musica; è vero ho cambiato stile e riferimenti, ma crescendo tutti cambiamo. Ciò che mi ha contraddistinto negli anni è stato l’essere vera, cosa che anche a The Voice ha portato frutti: il mio essere autentica, non stravolgere i brani, ma pensare al cantare e all’esibizione sono arrivati al pubblico e così sono arrivata in finale. Sicuramente l’incontro con Marta Venturini mi ha portato su una strada più soddisfacente, poiché faccio quello che mi piace, un percorso da cantautrice indie, indie pop, in cui è bello che emerga anche il lato pop della musica. Ciò che ho lasciato andare invece è la nomea di “quella del talent”; infatti ho cambiato nome del progetto musicale chiamandomi Carrese, anche esteticamente sono cambiata. Ho lasciato andare le paure, le insicurezze, anche umanamente sono cresciuta: oggi credo di più in quel che sono e in quel che faccio. Cantare in italiano, con un sound che appartiene a quella che è la scelta indie del momento. Cosa fa secondo te la differenza tra tutti gli ascolti che ci sono in giro? In cosa la tua musica fa la differenza? Non voglio essere presuntuosa: penso che nel panorama contemporaneo di artisti giovani under 30 non ci sia una voce femminile simile alla mia; nella musica pop più commerciale si trovano altri timbri simili al mio, ma nell’indie no: oggi la musica indie ricerca una voce non intonata, che spesso non canti solo in italiano, che cambi l’accento alle parole, mentre io sono più classica, più canonica, ma il mio sound non lo ritengo canonico. Sono una cantante legata al bel canto, però accompagnato da una sound più urban, più giovanile. Cosa significa per te l’aggettivo indie? Indie per me vuol dire indipendente. Indie oggi è la musica indipendente, di chi lavora in un altro ambito per vivere, ma poi crea le canzoni da solo. Io faccio tutto da me, e per me […]

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Clio and Maurice: voce e violino al servizio della modernità

Clio and Maurice sono un duo voce e violino composto dalla cantante soul Clio Colombo e dal violinista Martin Ni Castro, autori di Fragile. Chi sono Clio and Maurice? Clio and Maurice sono un duo voce e violino composto dalla cantante soul Clio Colombo e dal violinista Martin Ni Castro. Il loro progetto è nato nel 2017 e vede da subito un certo interesse da parte del pubblico, tant’è che i due iniziano ad esibirsi in alcuni dei locali più noti di Milano (la loro città). L’anno seguente hanno addirittura la possibilità di esibirsi live in giro per l’Europa calcando i palchi di Germania, Francia ed Olanda, nel 2019 suonano per 8 date in Marocco prima di portare la loro musica a Londra, Berlino e Glasgow. A gennaio è stato pubblicato il loro primo singolo, “Lost”, in esclusiva su Rolling Stones Italia e trasmesso poi in alta rotazione su MTV Music Italia. Alla pubblicazione del primo singolo segue quella del primo EP, Fragile. Il lavoro viene reso disponibile a partire dal 6 Novembre su tutte le piattaforme. Fragile E’ possibile suscitare l’interesse di una persona parlando di un duo composto unicamente da voce e violino? Se non si è sentito mai parlare dei Clio and Maurice è possibile, ma già dopo un primo ascolto distratto è possibile che si possa ritornare sui proprio passi. Questo perché si, il duo propone un prodotto difficilmente catalogabile come “immediato”, ma che nonostante ciò risulta essere innovativo e moderno. Il disco è costruito su differenti livelli di intensità, come se volesse adattarsi ad un pubblico variegato. Per farlo i due hanno declinato il loro linguaggio artistico in modo da renderlo quanto più fruibile possibile. L’apertura è quasi teatrale con Blue, un brano che vede una ispirazione classica e che in qualche modo rassicura l’ascoltatore che si è approcciato ad un disco di questo tipo nella speranza di ritrovare qualcosa di matrice decisamente classicheggiante. E’ già a partire da Faithfully che il castello crolla, il brano presenta la tipica grammatica del brano pop, una lineare sequenza di strofa e ritornello accompagna l’ascoltatore alla fine, con il consueto cambio ritmico della strofa che precede l’ultimo ritornello, insomma si tratta di un pezzo che parla la stessa lingua di quelli che ritroviamo in cima alle classifiche. Il brano si riallaccia benissimo al filone di pop minimalista in voga negli ultimi anni, la voce di Clio è pulita, intensa e gestisce le sequenze armoniche in modo estremamente interessante, riuscendo quasi a “coprire” gli inevitabili vuoti di un brano voce-violino. La modernità contraddistingue tutta la produzione di questo EP. I brani successivi sono “contaminati” da ulteriori elementi che vanno ad aggiungere ulteriori sfumature, come in Fragile dove si presenta una metrica quasi jazz, o in Friend dove, ad ulteriore conferma dell’ispirazione moderna del duo, si colgono sonorità quasi alla Lana Del Rey nonostante il brano presenti un arrangiamento un poco più aggressive. Lost ovvero il singolo apripista dell’EP potrebbe tranquillamente fungere da intro per un brano dance o far parte di […]

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Sossio Banda: Ceppeccàt (Italysona, 2019) | Recensione

Recensione di Ceppeccàt, nuovo album pop della Sossio Banda, formazione giunta ai dieci anni di carriera. Un ascolto divertente e decisamente intrigante per quanto siano rimarcati i cliché di un certo tipo di scrittura. Parliamo della celebre formazione di Gravina di Puglia condotta per mano da Francesco Sossio Sacchetti: la famosa Sossio Banda che festeggia dieci anni di lunga carriera con un disco, ripeto, assai interessante e ottimamente prodotto. Si intitola Ceppeccàt, che in pugliese significa che peccato oppure c’è peccato! Di peccati capitali si parla, si parla dell’uomo e della sua vita quotidiana, delle sue debolezze e del suo lato oscuro senza il quale probabilmente non esisterebbero neanche le virtù. La Sossio Banda dipinge tutto questo in sette brani inediti (ovviamente sette come i vizi capitali da cui prendono il titolo) che ci arrivano con piglio popolare, bandistico tipico della cultura pugliese con questa sezione di fiati. Ma anche derive greche, balcaniche, ricorrendo – e questo risulta assai importante – a strumenti appartenenti alla tradizione come tamburi a cornice, ciaramelle, bena, fisarmonica, chitarra e mandola e tutti rivisti e riadattati nella loro voce in una chiave che inevitabilmente ha sembianze moderne… e questo lo si avverte nel canto di Loredana Savino e in quel certo modo forse assai pop di gestire la vocalità, ma anche nella produzione che non tradisce la pulizia delle nuove tecnologie. Forse ci saremmo saziati con gusto maggiore se tutto il suono e gli arrangiamenti avessero rispettato le tradizioni in modo più didascalico, ma è anche vero che è proprio questa rilettura nel tempo che fa della Sossio Banda un momento elevato della riscoperta musicale delle nostre radici e di tante altre contaminazioni che arrivano via mare. Almeno questo vale per quel che riguarda generi importanti come questo che si distaccano anni luce dal solito abusato pop mainstream. Paolo Tocco Immagine: ExitWell

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