Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: recensione album contiene 107 articoli

Musica

Cristallo, l’intervista: synth al servizio del 2021

Dall’8 Dicembre 2020 è disponibile su tutte le piattaforme il nuovo EP della cantautrice Francesca Pizzo, in arte Cristallo. La sua ultima fatica è “Piano B” (Blackcandy Produzioni) e raffigura un’intima rappresentazione cantautorale che sviscera una serie di tematiche di potente impatto, soprattutto in un periodo di forti assenze come quello che siamo costretti a vivere oggi. L’artista per raccontare in modo estremamente efficace e moderno problematiche assai complesse si è servita di sonorità che vanno da un’impostazione cantautorale “classica” anni ’60, ad una elettronica molto anni ’80. Abbiamo avuto l’onore di incontrarla per poter riflettere insieme sul lavoro da poco pubblicato; di seguito la nostra intervista a Cristallo. L’intervista a Cristallo 1) Dai suoi testi emerge un’enorme voglia di rivalsa. Per questo motivo le chiedo: “Piano B” parla della Cristallo del 2020 o fa riferimento ad un vissuto adolescenziale che ne ha ispirato la scrittura? – Credo che questa versione di me stessa oggi risenta molto, nel bene e nel male, di tutte le esperienze del mio passato. Attraverso quanto vissuto anni addietro oggi mi trovo a scrivere questo tipo di testi. 2) In che modo descriverebbe l’analogia con la figura della falena che lei propone nel ritornello del brano omonimo? – La falena è un animale notturno attratto dalla fonte di luce. Quando ci si innamora si somiglia molto alla falena, che desidera solo uscire dalle tenebre per trovarsi in prossimità di quella luce. 3) In che modo crede (qualora lo credesse) che il periodo di pandemia possa aver alterato la sua sensibilità artistica? – L’impatto di questa situazione così complessa è stato importante per tutti. Credo che per molti artisti si sia verificato un vero e proprio blocco creativo. Io resisto scrivendo meno del solito e scegliendo di farlo solo nei momenti di grande necessità. Gli stimoli sono diminuiti sensibilmente e come tutti mi trovo a fare di necessità virtù. 4) Nel disco ho colto riferimenti internazionali alla darkwave anni ’80 e ai primi Depeche Mode. Si sente, artisticamente parlando, un po’ figlia degli anni ’80? – Mi sento in cammino. Piano B racchiude i primissimi brani che ho scritto appena iniziato il mio percorso solista. Le sfumature anni ‘80 fanno parte del mio trascorso con il duo Melampus, in cui ho suonato per anni. Le restanti sonorità sono l’inizio di un percorso nuovo, forse più consapevole. Fonte immagine: Facebook.

... continua la lettura
Musica

La Belle Dame #2 : Valerio Bruner canta la donna

Recensione dell’album La Belle Dame #2 del musicista Valerio Bruner. «Realizzare questo album, insieme a cinque artiste della scena musicale indipendente napoletana, è stato il mio atto di resistenza e la mia dichiarazione d’intenti verso una causa, qual è appunto la violenza sulle donne, in cui tutti siamo chiamati a fare la nostra parte perché riguarda ognuno di noi. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che la musica non è mai soltanto musica, ma è uno strumento che abbiamo a disposizione per provare, e perché no, riuscire a cambiare quelle cose che non vanno.»  Queste le parole con cui Valerio Bruner, eclettico cantautore napoletano, ha presentato il suo album La Belle Dame #2, uscito ufficialmente il 25 novembre 2020, data significativa, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, causa che da sempre Valerio sostiene con la sua musica, che di donne parla e che, in questa seconda versione dell’album, di donne è fatta. Creature sensibili, fragili, che si rialzano sempre nonostante le difficoltà, e per questo così maledettamente affascinanti.  Dopo l’EP Down the river (2017), registrato completamente in versione acustica, il 20 aprile è uscito La Belle Dame, che è poi approdato a una nuova versione, La Belle Dame #2, in cui Valerio affida a talentuose cantanti le sue parole. Parole che raccontano quella capacità tutta femminile di servirsi della forza che, per definizione, appartiene al nostro universo. E così, dopo il tentativo di camminare in scarpe di donne, ha deciso di rendere le donne le vere protagoniste del suo lavoro. Encomiabile la scelta di devolvere l’intero ricavato della vendita del disco in beneficenza, a supporto de Le Kassandre contro la violenza di genere, associazione attiva a Napoli, a dimostrare la potenza della musica, che, in buone mani, sa essere strumento sapiente. L’album è disponibile, in formato digitale, sulla piattaforma Bandcamp al seguente link: https://valeriobruner.bandcamp.com/album/2020. Come premio bonus e come ringraziamento, si riceveranno, una volta acquistata la copia, i video live delle sessioni di registrazione presso gli studi del Soundinside Basement Records di Napoli. Sveliamo qualche curiosità de La Belle Dame #2 chiacchierando con Valerio Bruner. Come e quando nasce l’idea di affidare le tue parole a voci femminili? È un’idea che mi intrigava artisticamente. Essendo loro, le donne, le protagoniste dei miei brani, ero curioso delle sfumature che avrebbero dato alle mie parole. È un’idea che mi interessava da un punto di vista sociale: dare voce e supportare il mondo femminile che, da sempre, è per me casa.  È stato difficile individuare le compagne di questo nuovo viaggio? Alcune le conoscevo già. Di Annalisa e Federica mi piacevano molto le vocalità. Di Alessandra mi colpì il modo in cui suonava. La collaborazione con Marilena è nata da un bel giro della vita. Caterina mi è stata presentata dall’etichetta. Abbiamo vissuto un bel viaggio, intenso fondere il percorso creativo di ognuno di noi. Ho trovato delle cantanti incredibili, ho trovato delle amiche. Chi è la donna che hai scelto per la copertina? Un’amica, una donna che […]

... continua la lettura
Musica

Sky of Birds e il nuovo album: Matte Eyes / Matte Moon

Matte Eyes / Matte Moon è l’ultima uscita disponibile dal 20 Novembre della band Sky of Birds per MiaCameretta Records. L’album, composto da dieci tracce, è un turbine di esperienze e riflessioni che si perdono nell’atmosfera nebbiosa della notte, il tutto possibile grazie alla ricerca e allo stravolgimento dei suoni classici degli strumenti utilizzati. Matte Eyes / Matte Moon è un viaggio interiore che si consuma fino ai primi momenti dell’alba, in cui non mancano introspezione e risveglio. Dal sapore internazionale, non solo per il cantato inglese, gli Sky of Birds propongono un album ricco di sperimentazioni e contaminazioni; un esperimento musicale che ricorda la scia post-rock e sfocia a tratti nel low-fi. Nel panorama della musica alternativa italiana, gli Sky of Birds si presentano forti, e di certo ne è una prova il nuovo album. Matte Eyes / Matte Moon – Intervista alla band Sky of Birds Come descrivereste il percorso dal primo album Blank Love a Matte Eyes / Matte Moon? Il percorso tra i due dischi è stato di grande ricerca e di rinnovamento del suono della band. Già dalle prime canzoni scritte dopo Blank Love ci siamo resi conto che i pezzi stavano prendendo una piega molto diversa da quelli del disco precedente; che andavano verso sonorità più cupe, notturne, rispetto alla vecchia produzione, ma anche molto più “soniche” e meno cantautorali, e per certi aspetti più ossessive e minimali. Abbiamo lavorato moltissimo sul suono, sia in sala prove durante la pre-produzione che in studio al momento della registrazione e del mixaggio, cercando di non tralasciare nessun elemento, di fare attenzione al dettaglio anche più piccolo, ad ogni feedback di chitarra, all’intensità di ogni eco o delay. Abbiamo sperimentato sui nostri strumenti (e anzi abbiamo lavorato tutti da polistrumentisti) e abbiamo aggiunto strumenti nuovi (come la chitarra baritona, o il mandolino, stravolto con dosi massicce di delay e fuzz); e c’è stato poi un uso maggiore delle sonorità elettroniche (in un pezzo in particolare, “Haze daze dazzle”). C’è poi da considerare che durante la scrittura di questo disco la band ha subito un cambio di formazione (con l’abbandono di un membro e con la sostituzione del batterista), per cui, come succede spesso in queste occasioni, il lavoro di “ripensamento” del suono è stato ancora più evidente e importante. Matte Eyes / Matte Moon, insomma, è un disco che da un certo punto di vista rappresenta il “nuovo corso” della band, ma in fondo non ne snatura le caratteristiche fondamentali, né le peculiarità del songwriting. Come mai “Matte”? Cosa avete cercato di qualificare come opaco nelle vostre tracce? È un’opacità figurata, come quella di una persona con lo sguardo annebbiato che guarda una luna offuscata dalle nuvole. Un’opacità, dunque, sia reale che di percezione: un’incertezza di fondo, come quella di questi “strani giorni” che stiamo vivendo. Durante l’ascolto dell’album ci si sente catapultati in atmosfere notturne e nebbiose. È questo il genere di atmosfera che avete cercato di creare? È esattamente il genere di atmosfera che andavamo […]

... continua la lettura
Musica

Kanye West: il pazzo lo rifece, e noi lo seguimmo di nuovo

Mania di grandezza in pillole: Kanye West Rapper, producer,musicista, regista, stilista, ora anche politico, in sintesi: Kanye West e la sua megalomania, un amore che dura da vent’anni. La sua storia è quella di un uomo che si è sempre sentito differente, o meglio superiore, agli esseri appartenenti alla sua stessa specie, i comuni mortali. Qualsiasi attività intrapresa nella sua vita è divenuto poi un manifesto di megalomania ed è per questo che il suo personaggio è ormai da sempre al centro di discussioni di qualsiasi ambito, quest’anno come non mai dato che per non farsi mancare nulla il buon Kanye si è addirittura candidato come nuovo presidente degli Stati Uniti alle elezioni del 2020, appoggiato da un certo Elon Musk. A volte quando si parla di quest’uomo sembra quasi che le luci dei riflettori penetrino il suo corpo e fluiscano direttamente nel suo sangue sottoforma di una droga potentissima che invece di consumarlo tende ad accrescerne il volume, aumentandone esponenzialmente la superficie esposta, col rischio di poter cadere sotto il proprio peso. Negli ultimi anni di Kanye West si è parlato tantissimo, ma quasi mai facendo riferimento all’unico settore nel quale il suo ego è direttamente proporzionale ad i risultati ottenuti: quello musicale. Per questo motivo oggi, a 10 anni esatti dalla pubblicazione di My Beautiful Dark Twisted Fantasy è doveroso tornare a porre il focus su una produzione artistica che ha cambiato le sorti dell’hip hop e non solo. Il disco è il quinto della sua discografia, e viene pubblicato quando è ormai già diventato leggenda, serviva solo la definitiva conferma del fatto che quello che si stava costruendo andava ben oltre “l’ottimo disco hip-hop”, con il quinto si vuole fare la storia della musica, ed in effetti è andata così. Per fare una breve ricapitolazione di quello che era successo prima: Kanye West nacque come straordinario produttore, i suoi primi lavori risalgono al 1996. Nel 2001 avvenne la svolta, parte in cerca di fortuna per l’East Coast, e lì incontrerà Jay-Z , il quale deciderà di scritturarlo per la sua Roc-A-Fella-Records e gli permetterà di lavorare come producer per il suo The Blueprint. Dopo lo straordinario successo di quest’ultimo ha la possibilità di pubblicare con la sua nuova casa discografica il suo primo lavoro solista nel 2004, The College Dropout, al quale seguirà, nel 2005, Late Registration. Entrambi i dischi lo renderanno la nuova meteora dell’hip-hop internazionale. Kanye West però è come una fiamma destinata irreversibilmente a propagarsi, e quindi ecco che nel 2007 arriva Graduation, un album destinato a fare la storia. La data di uscita è la stessa di Curtis, quello che doveva essere il nuovo lavoro di un’altra leggenda, 50 Cent. Lui stesso decise di sfidare apertamente Kanye sostenendo che lo avrebbe disintegrato nelle vendite. Il giorno d’uscita West quasi lo doppiò, la “vittoria” fu talmente netta che molti critici lo considerarono come un momento storico per il rap statunitense, si stava passando definitivamente da un’egemonia del gangsta rap ad una corrente nuova e che […]

... continua la lettura
Musica

Carrese: Terra dei fiori è il nuovo singolo

Intervista alla cantautrice Carrese. L’ultimo singolo di Carrese, all’anagrafe Roberta Carrese, si intitola Terra dei Fiori e punta ad una tematica assai cara al territorio campano, la “Terra dei fuochi”, da anni oggetto di inchieste, per le continue morti e malattie a discapito della popolazione nord-campana. Carrese riprende le sue origini, radicate nel casertano e porta avanti il suo indie pop, in un brano dalla tematica complessa, con una forma canzone italiana, ma con un sound contemporaneo ed orecchiabile. Nell’attesa di un EP che racchiuda i numerosi singoli usciti nel 2020, Carrese insieme a Marta Venturini, Cristiana Della Vecchia e Diego Calvetti, ha confezionato un singolo pop con un lavoro di produzione estremamente accurato, sopratutto nella scelta dei suoni, che ben si incastra con la voce super-intonata della cantautrice. Abbiamo intervistato Carrese: Da The Voice Of Italy alla sterzata indie con Marta Venturini. Cosa oggi definisce il tuo progetto musicale Carrese? Quali sono stati i capisaldi che in questi anni hai mantenuto e cosa invece hai lasciato andare? Ciò che ho mantenuto è stata la mia autenticità, il modo con cui mi relaziono alla musica; è vero ho cambiato stile e riferimenti, ma crescendo tutti cambiamo. Ciò che mi ha contraddistinto negli anni è stato l’essere vera, cosa che anche a The Voice ha portato frutti: il mio essere autentica, non stravolgere i brani, ma pensare al cantare e all’esibizione sono arrivati al pubblico e così sono arrivata in finale. Sicuramente l’incontro con Marta Venturini mi ha portato su una strada più soddisfacente, poiché faccio quello che mi piace, un percorso da cantautrice indie, indie pop, in cui è bello che emerga anche il lato pop della musica. Ciò che ho lasciato andare invece è la nomea di “quella del talent”; infatti ho cambiato nome del progetto musicale chiamandomi Carrese, anche esteticamente sono cambiata. Ho lasciato andare le paure, le insicurezze, anche umanamente sono cresciuta: oggi credo di più in quel che sono e in quel che faccio. Cantare in italiano, con un sound che appartiene a quella che è la scelta indie del momento. Cosa fa secondo te la differenza tra tutti gli ascolti che ci sono in giro? In cosa la tua musica fa la differenza? Non voglio essere presuntuosa: penso che nel panorama contemporaneo di artisti giovani under 30 non ci sia una voce femminile simile alla mia; nella musica pop più commerciale si trovano altri timbri simili al mio, ma nell’indie no: oggi la musica indie ricerca una voce non intonata, che spesso non canti solo in italiano, che cambi l’accento alle parole, mentre io sono più classica, più canonica, ma il mio sound non lo ritengo canonico. Sono una cantante legata al bel canto, però accompagnato da una sound più urban, più giovanile. Cosa significa per te l’aggettivo indie? Indie per me vuol dire indipendente. Indie oggi è la musica indipendente, di chi lavora in un altro ambito per vivere, ma poi crea le canzoni da solo. Io faccio tutto da me, e per me […]

... continua la lettura
Musica

Clio and Maurice: voce e violino al servizio della modernità

Clio and Maurice sono un duo voce e violino composto dalla cantante soul Clio Colombo e dal violinista Martin Ni Castro, autori di Fragile. Chi sono Clio and Maurice? Clio and Maurice sono un duo voce e violino composto dalla cantante soul Clio Colombo e dal violinista Martin Ni Castro. Il loro progetto è nato nel 2017 e vede da subito un certo interesse da parte del pubblico, tant’è che i due iniziano ad esibirsi in alcuni dei locali più noti di Milano (la loro città). L’anno seguente hanno addirittura la possibilità di esibirsi live in giro per l’Europa calcando i palchi di Germania, Francia ed Olanda, nel 2019 suonano per 8 date in Marocco prima di portare la loro musica a Londra, Berlino e Glasgow. A gennaio è stato pubblicato il loro primo singolo, “Lost”, in esclusiva su Rolling Stones Italia e trasmesso poi in alta rotazione su MTV Music Italia. Alla pubblicazione del primo singolo segue quella del primo EP, Fragile. Il lavoro viene reso disponibile a partire dal 6 Novembre su tutte le piattaforme. Fragile E’ possibile suscitare l’interesse di una persona parlando di un duo composto unicamente da voce e violino? Se non si è sentito mai parlare dei Clio and Maurice è possibile, ma già dopo un primo ascolto distratto è possibile che si possa ritornare sui proprio passi. Questo perché si, il duo propone un prodotto difficilmente catalogabile come “immediato”, ma che nonostante ciò risulta essere innovativo e moderno. Il disco è costruito su differenti livelli di intensità, come se volesse adattarsi ad un pubblico variegato. Per farlo i due hanno declinato il loro linguaggio artistico in modo da renderlo quanto più fruibile possibile. L’apertura è quasi teatrale con Blue, un brano che vede una ispirazione classica e che in qualche modo rassicura l’ascoltatore che si è approcciato ad un disco di questo tipo nella speranza di ritrovare qualcosa di matrice decisamente classicheggiante. E’ già a partire da Faithfully che il castello crolla, il brano presenta la tipica grammatica del brano pop, una lineare sequenza di strofa e ritornello accompagna l’ascoltatore alla fine, con il consueto cambio ritmico della strofa che precede l’ultimo ritornello, insomma si tratta di un pezzo che parla la stessa lingua di quelli che ritroviamo in cima alle classifiche. Il brano si riallaccia benissimo al filone di pop minimalista in voga negli ultimi anni, la voce di Clio è pulita, intensa e gestisce le sequenze armoniche in modo estremamente interessante, riuscendo quasi a “coprire” gli inevitabili vuoti di un brano voce-violino. La modernità contraddistingue tutta la produzione di questo EP. I brani successivi sono “contaminati” da ulteriori elementi che vanno ad aggiungere ulteriori sfumature, come in Fragile dove si presenta una metrica quasi jazz, o in Friend dove, ad ulteriore conferma dell’ispirazione moderna del duo, si colgono sonorità quasi alla Lana Del Rey nonostante il brano presenti un arrangiamento un poco più aggressive. Lost ovvero il singolo apripista dell’EP potrebbe tranquillamente fungere da intro per un brano dance o far parte di […]

... continua la lettura
Musica

Sossio Banda: Ceppeccàt (Italysona, 2019) | Recensione

Recensione di Ceppeccàt, nuovo album pop della Sossio Banda, formazione giunta ai dieci anni di carriera. Un ascolto divertente e decisamente intrigante per quanto siano rimarcati i cliché di un certo tipo di scrittura. Parliamo della celebre formazione di Gravina di Puglia condotta per mano da Francesco Sossio Sacchetti: la famosa Sossio Banda che festeggia dieci anni di lunga carriera con un disco, ripeto, assai interessante e ottimamente prodotto. Si intitola Ceppeccàt, che in pugliese significa che peccato oppure c’è peccato! Di peccati capitali si parla, si parla dell’uomo e della sua vita quotidiana, delle sue debolezze e del suo lato oscuro senza il quale probabilmente non esisterebbero neanche le virtù. La Sossio Banda dipinge tutto questo in sette brani inediti (ovviamente sette come i vizi capitali da cui prendono il titolo) che ci arrivano con piglio popolare, bandistico tipico della cultura pugliese con questa sezione di fiati. Ma anche derive greche, balcaniche, ricorrendo – e questo risulta assai importante – a strumenti appartenenti alla tradizione come tamburi a cornice, ciaramelle, bena, fisarmonica, chitarra e mandola e tutti rivisti e riadattati nella loro voce in una chiave che inevitabilmente ha sembianze moderne… e questo lo si avverte nel canto di Loredana Savino e in quel certo modo forse assai pop di gestire la vocalità, ma anche nella produzione che non tradisce la pulizia delle nuove tecnologie. Forse ci saremmo saziati con gusto maggiore se tutto il suono e gli arrangiamenti avessero rispettato le tradizioni in modo più didascalico, ma è anche vero che è proprio questa rilettura nel tempo che fa della Sossio Banda un momento elevato della riscoperta musicale delle nostre radici e di tante altre contaminazioni che arrivano via mare. Almeno questo vale per quel che riguarda generi importanti come questo che si distaccano anni luce dal solito abusato pop mainstream. Paolo Tocco Immagine: ExitWell

... continua la lettura
Musica

I Settembre debuttano con l’album Grattacieli di Basilico

‘Grattacieli di basilico’ è l’album d’ esordio del duo campano Settembre, pubblicato il 25 settembre 2020 dall’etichetta romana Oltre Le Mura Records. Si tratta di un progetto che prende vita grazie a un crowdfunding sulla piattaforma libera Produzioni Dal Basso e ritardato nella sua uscita attesa in primavera per via del generale caos Covid. Eppure, a dispetto del nome del duo e del coerente mese di lancio, il disco dà una ventata di calore tiepido, di desiderio di viaggio, di scoperta e d’amore, oltre ad infondere una tranquillità quasi onirica particolarmente auspicata in questo particolare periodo storico. Grattacieli di Basilico dei Settembre Angela Cicchetti e Ivan Imperiali sono entrambi campani, ma si conoscono a Roma, nel quartiere del Pigneto, dove si innamorano l’uno della musica e dell’essenza dell’altro.  La voce di Ivan per prima incanta Angela, che pur attualmente fa da solista nel duo, con il partner alla chitarra classica. I due si spostano nella frenetica metropoli londinese, dove diventano effettivamente una band, inizialmente omaggiando la tradizione cantautoriale italiana suonando in giro per locali. Nel 2018 il ritorno in Italia vede l’ammissione al Conservatorio Jazz di Salerno e la costituzione di un piccolo studio di registrazione nelle campagne di Teggiano, il Red Temple Studio, dove si dedicano pienamente al progetto, così che i primi singoli escono già nel 2019. I Settembre si fanno per prima notare proprio nel 2019, aggiudicandosi il primo posto al Music Indie Contest organizzato dal NEM (Nuove Energie Musicali), arrivano in finale al premio Donida e partecipano ad Area Sanremo. Nonostante quest’ultima esperienza non sia valsa nessuna vittoria, la loro presenza ingombrante non ha tardato a farsi notare, così che a quella son seguite partecipazioni a programmi storici quali il Barone Rosso di Red Ronnie e Rai StereoNotte. Grattacieli di Basilico è stato scritto, prodotto e mixato interamente dal duo, mentre il mastering è stato affidato a Julian Lowe, direttamente dai Metropolis Studios di Londra. L’album è un onesto omaggio alla tradizione musicale italiana, di cui sono chiari gli influssi, acquisiti e sapientemente mescolati in modo da inserirsi in maniera delicatissima tra passato e innovativa sperimentazione presente. I due giocano bene con le influenze e aggiungono una nota poetica, fatta di motivi soprattutto autobiografici, lasciandoci immergere nella genuina spontaneità del loro amore e dunque in universi distanti, in atmosfere fantastiche al di fuori dello spazio e del tempo, come solo l’amore sincero (in questo caso unitamente alla buona musica) è in grado di fare. La musica richiama così la partecipazione all’intensità del rapporto che lega Angela ed Ivan, la cui esperienza è raccontata in maniera romantica e potente: l’innamoramento si fa motivo di evasione in una realtà accessibile ai due soli amanti, sospensione del tempo, dimensione dell’irrazionale. Quasi invidiamo i Settembre e il loro amore, che ci fa sognare, magari identificarci, ma sicuramente ci spinge alla ricerca, in linea con il tenero richiamo che riecheggia in ‘Luna e Luca’, terza traccia dell’album: ‘Ma dove sei amore mio? Ti troverò a modo mio’. Il sound è suggestivo […]

... continua la lettura
Musica

Toni Tonelli: mettersi a dieta è una filosofia di vita

È uscito il 2 ottobre 2020 l’EP di Toni Tonelli , cantautore napoletano, classe 1993, giovane artista che coniuga da sempre la passione per la musica ed il teatro. Il nuovo album, composto da sei tracce, si intitola Mi sono messo a dieta e può definirsi come la svolta indie del cantante, ormai deciso ad esprimersi attraverso un suono contemporaneo, scuola Calcutta-Coez, che però strizza l’occhio anche all’itpop, utilizzando un registro linguistico tratto dal quotidiano, in cui gli esempi di vita sono impastati ai cliché, ai detti pop, nonché al gergo della generazione 2.0. Il fulcro dell’album è l’amore in tutte le sue fasi e tutto il romanticismo che c’è dietro: dall’innamoramento evanescente alla fine di una storia. Un album, quello di Toni Tonelli che racconta le disavventure, i patimenti, le piccole soddisfazioni di un ragazzo come tanti e forse per questo potrà strappare un sorriso a chi l’ascolterà.  Il titolo dell’EP, Mi sono messo a dieta, sembra presagire una condizione di cambiamento, una scelta vissuta come cesura tra un modo di essere, ed uno nuovo. Credi sia significativo anche del tuo percorso musicale? Mettersi a dieta per te è stato compiere passi verso una direzione più indie e contemporanea? “Mi sono messo a dieta” indica sicuramente una serie di cambiamenti ma non credo nel modo di essere, mi sento sempre lo stesso, quanto piuttosto in quello di vivere le cose. Ad un certo punto ho sentito la necessità di mandare a quel paese una serie di situazioni che cominciavano a starmi strette. Questo credo sia stato necessariamente significativo anche nella mia musica ma non per quanto concerne la contemporaneità, non mi sono mai chiesto se la mia musica fosse contemporanea o meno, quanto piuttosto nel linguaggio. Avevo il vaffanculo facile e mi serviva un linguaggio adatto. Trovo interessante però che questo linguaggio sia contemporaneo. In giro c’è tanta necessità di mandare a quel paese e allo stesso tempo “sentirsi compresi” e secondo me bisognerebbe chiedersi “come mai?”. Quando hai sentito l’esigenza di registrare un EP? Come hai scelto i brani da inserire all’interno del tuo progetto? L’esigenza di registrare un Ep l’ho sentita subito dopo aver scritto il primo brano (facciamo qualche mese dopo) e la sento ancora oggi, un giorno sì e l’altro no. Ho iniziato a scrivere per necessità e ho bisogno di sapere poi come la pensa la gente. Questo mi fa sentire bene con me e con gli altri. Diciamo che i miei brani sono il modo molto personale che ho trovato per conoscere meglio me stesso e le persone. Proprio per questo le canzoni che fanno parte di questo Ep credo di non averle scelte io o se così è stato non lo ricordo. Suppongo siano solo le cose che avevo bisogno di dire in questo momento. L’amore è una predominante dei tuoi brani; lo si vede vestito con diversi abiti, raccontando quella che può essere una “fissazione” come cantato in Capata Storta, ma anche in Il fatto che ti sei messa con un […]

... continua la lettura
Musica

Leanò: un tutt’uno con la chitarra, un tutt’uno con la natura

Tempio segna l’inizio di un viaggio, quello della cantautrice Leanò, all’anagrafe Eleonora Parisi. Tempio è un percorso musicale di sei brani, densi di parole cantate da una voce gentile, con uno strumento che funge da piccola coperta di Linus: la chitarra. Tra il cantautoriale, il pop e l’indie, il tocco leggero e la penna profonda di Leanò sono due buoni motivi per ascoltare il suo lavoro artistico. L’intervista a Leanò Qual è il tuo rapporto con la chitarra? Come mai hai scelto di inserire questo strumento in tutte le canzoni dell’album? Ho iniziato a suonare a 9 anni, inizialmente da autodidatta. Poi ho cominciato a studiare chitarra classica in quinta elementare ed ho continuato fino alla fine del liceo. La scelta di inserire questo strumento all’interno dell’album è proprio perché io credo sia una mia caratteristica stilistica: non riesco ad immaginare un live senza chitarra, poiché mi sento un tutt’uno con lei. Hai scelto di presentare il tuo EP chitarra e voce: esigenza emotiva o necessità pratica? Suonare in acustico, presentare Tempio in acustico, è stata in parte scelta espressiva, ma anche forzata, dato che è un EP uscito in un periodo strano per tutti. A inizio luglio è uscito Tempio, dopo un lockdown che ha messo alla prova tutti e di cui si sentono tuttora gli effetti. Cosa ha significato per te far uscire un tuo lavoro in un periodo dalla difficile ripresa? A Tempio stavo lavorando da un po’ di anni, circa tre. La quarantena è stato un periodo stranissimo, che mi ha fatto crescere molto, nonostante il tempo fosse annullato. Mi sono detta che i brani sarebbero stati vecchi, se li avessi fatti uscire a settembre. È stata un’esigenza, la mia. Un vada come vada. Com’è stato vedere un tuo brano, Alba, entrare in Scuolaindie, una delle playlist più importanti della musica emergente? Io sono ancora un po’ tra le nuvole. Quando me l’hanno segnalato, ed ho visto di essere in playlist, sotto Chiara Ferragni, è stato strano. Molto bello, ma strano. Sicuramente una piccola soddisfazione, non tanto per la playlist, ma perché un qualcosa che ho scritto io in cameretta, adesso può arrivare a tante persone. Due brani che consiglieresti a chi non ha mai ascoltato Tempio. Tempio sicuramente e Tira e corri, perché mi piace molto la produzione, ma non amo suonarla live. Ritengo però sia rappresentativa, nel suo significato di fidarsi della natura e di se stessi. La copertina di Tempio è una donna stesa su di un prato al tramonto, eppure l’idea di tempio fa pensare ad una struttura al chiuso, un luogo sacro, mentre qui c’è la rappresentazione della natura incontaminata. Come mai hai scelto questa illustrazione? La copertina è stata ideata da Omar, un ragazzo di Rimini con cui collaboro da un po’. Ho affidato a lui l’illustrazione, poiché conosce la mia visione delle cose. Con questa copertina abbiamo voluto rappresentare una donna che si lascia andare, fondendosi con la natura e da questa fusione si possano generare dei fiori. Anche […]

... continua la lettura