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Eroica Fenice

La Tag: recensioni di libri contiene 19 articoli

Libri

Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone

Da pochissimo è uscito Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone, scrittore napoletano che Eroica Fenice già ebbe modo di intervistare in occasione dell’evento Ricomincio dai libri. Edito da Einaudi, il romanzo è un viaggio nella testa di un ipocondriaco “Doc” e, dato il momento storico che stiamo vivendo, la sua analisi risulta più che mai attuale. Lorenzo Marone, biografia dell’autore Lorenzo Marone è uno scrittore affermato che non ha bisogno di presentazioni. Dopo dieci anni trascorsi ad esercitare la professione di avvocato dedica anima e corpo alla scrittura, la sua più grande passione. Tra i suoi ultimi romanzi ricordiamo Magari domani resto ( edito da Feltrinelli nel 2017 e vincitore del Premio Selezione Bancarella 2017) e Un ragazzo normale  (edito da Feltrinelli nel 2018 e vincitore del premio Premio Giancarlo Siani 2018) Tra le sue opere ricordiamo anche La tentazione di essere felici, che ha ispirato il film La tenerezza di Gianni Amelio, La tristezza ha il sonno leggero, da cui il regista Marco Mario de Notaris ha tratto l’omonimo film, Tutto sarà perfetto e il saggio Cara Napoli. Inventario di un cuore in allarme, sinossi Il romanzo è un regalo che l’autore ha deciso di fare ai suoi lettori. Lorenzo Marone si mette totalmente a nudo, facendo un atto di grande coraggio. Decide di raccontare di sè, della sua fobia verso le malattie, rientrando pertanto nella folta categoria degli “ipocondriaci“. Per queste persone il cuore è continuamente in allarme, perché la paura è sempre presente come una gentile consigliera un po’ troppo invadente. Il libro è un’analisi autoironica della sua vita, dove la fobia di ammalarsi è sempre presente e ormai chi gli sta accanto la tollera benissimo. In primis la moglie, che riesce a smorzare ogni sua preoccupazione, il figlio piccolo che lo aiuta a distrarre la sua mente dal suo pensiero fisso quotidiano (che purtroppo cambia in continuazione), gli amici più cari che gli vogliono bene e ci ridono su, spesso assecondandolo più del dovuto, infine il suo psicoterapeuta– del quale il protagonista non nutre immensa fiducia- che gli affida compiti che lui non riesce a rispettare. Inventario di un cuore in allarme è anche un excursus tra le migliaia di fobie esistenti delle quali soffrono le persone più insospettabili e che, il più delle volte, adattano la loro vita alle loro nevrosi ed ossessioni; c’è chi deve chiudere più volte la macchina prima di andare al lavoro, chi non teme le altre malattie ma solo ed esclusivamente  una, quale ad esempio la “meningite”. La cosa incredibile è che nella lingua italiana ogni fobia esistente, e ne esistono davvero tante, ha una definizione precisa e dal nome più disparato. Inventario di un cuore in allarme è frutto di uno studio accurato che abbraccia più discipline, che vanno dalla scienza alla religione, e risulta più che mai attuale (addirittura profetico) quando si parla del rischio di una pandemia che pesa come una minaccia sul mondo già dal qualche anno, causato dall’insorgere di nuovi virus e batteri […]

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Libri

Da Vinci su tre ruote: un libro di Alessandro Agostinelli

Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio è un recente testo scritto da Alessandro Agostinelli (scrittore, poeta, storico delle arti visive) e pubblicato per la casa editrice Exorma. Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio: il testo Come evincibile a chiare lettere dal sottotitolo scelto da Alessandro Agostinelli per il suo testo, Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio tratta di Leonardo Da Vinci in una maniera inconsueta: un libro “itinerante”, odeporico, un viaggio nei luoghi – e attraverso i luoghi – di Leonardo da Vinci in sella a un ciclomotore: «Ho deciso che avrei compiuto un viaggio con uno scooter sulle orme di Leonardo da Vinci […] Oltre un anno fa mi sono messo in testa di ripercorrere le tappe importanti della vita di Leonardo da Vinci. Avevo deciso di fare il viaggio con uno scooter e un camper al seguito, con sopra la troupe per girare i video che avrebbero composto il docufilm sul viaggio di Leonardo», ci informa l’autore già dalle prime pagine del suo racconto. Narrazione odeporica, dicevo: si descrive minuziosamente il viaggio, si narrano le vicende occorse, si descrivono in dettaglio i luoghi visitati (naturali, antropici, di ristoro), si ripercorrono con dovizia di particolari gli incontri avvenuti in itinere; «Il viaggio è stato una lunga passeggiata in scooter nel senso della storia, della fama e della fortuna di questo personaggio», ricorda Agostinelli. Le fotografie a testimonianza della sua impresa, sembrano inequivocabilmente suggerire la passione per le moto (di fianco a quella per l’arte), così come i numerosi passi dedicati dallo storico dell’arte ai ciclomotori stessi. Il viaggio di Alessandro Agostinelli lungo i luoghi di Leonardo da Vinci è un viaggio a prima vista molto particolare, inconsueto, in sella al ciclomotore «MP3 500 hpe business» della Piaggio, (percorrendo chilometri su chilometri fra Italia e Francia, andata e ritorno) e con al seguito il suo gruppo di teleoperatori ed assistenti a bordo di un autoveicolo; lo stesso autore di Da Vinci su tre ruote. In scooter alla scoperta del genio ci spiega il motivo di questa scelta, rintracciando un personale tratto d’unione fra Leonardo da Vinci e il costruttore Corradino D’Ascanio: «Se è vero che sappiamo riconoscere un avvertimento, sapremmo stabilire altrettanto bene cosa passa tra una invenzione e un inventario? Difficile dirlo, perché spesso quella che sembra una nuova creazione di un fatto è un inventario di cose messe assieme che in apparenza non sembravano stare assieme. Quando l’ingegnere Corradino D’Ascanio creò la Vespa prese in prestito un pezzo del motore di un elicottero e disegnò una scocca che ricordava il corpo di una vespa. Ne venne fuori – è proprio il caso di dirlo – un miele di scooter. Anche Leonardo da Vinci aveva questa capacità, cioè quella di mettere insieme in maniera performante cose inventate da altri, macchinari e ingranaggi che altri avevano pensato e fabbricato, ma che nella sua inventiva venivano composti insieme in maniera più efficace, erano assemblati finché non […]

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Sommersione: recensione del libro di Sandro Frizziero

Sommersione è il recente romanzo scritto da Sandro Frizziero (scrittore e docente di lettere presso Chioggia e finalista al premio John Fante nel 2019 con il suo primo libro, Confessioni di un NEET, pubblicato per i tipi di Fazi Editore nel 2018), e pubblicato per la casa editrice Fazi Editore lo scorso febbraio. Il testo, che sembra assumere la foggia di una lunga lettera pensata dall’autore del romanzo come scritta dal “suo” narratore, intradiegetico e onnisciente allo stesso tempo (forse un alter-ego letterario, in un certo senso, dello stesso autore Sandro Frizziero) e rivolta ad un «odioso pescatore», “immerge” subito il lettore nella storia narrata, con estrema immediatezza e cruda violenza, trascinandolo giù nei torbidi fondali, come pesce brutalmente pescato, nel mare dei pensieri esacerbati e delle figure narrate. Sommersione: il testo Scorrendo in lettura le pagine del romanzo, sembra emergere chiarissimo il tema portante, il nucleo narrativo attorno al quale si estende e si propaga il senso del testo, sommerso fra un’isola arida e il mare che la circonda: la descrizione di un’ambientazione riarsa dal sale del mare, come le coscienze dei protagonisti pensati e descritti dall’autore. Sicuramente la prospettiva di Sandro Frizziero è intrisa di infelicità, di una certa profondissima sofferenza e solitudine, fortemente percepita nella lettura di Sommersione in tutto il suo proprio dolore. Solitudine morale, indifferenza, brutalità, rimordono gli isolani di Sommersione, “prosciugandoli”, in termini montaliani; un “male di vivere” aleggia ferale e trasuda fra le pagine del testo, un male di vivere violento, cattivo, foriero di brutalità e comportamenti del tutto abietti. Un “mondo chiuso”, sommerso da ombre tetre “zuppe” di crudeltà: fra tutte, emerge violentissima la crudeltà del pescatore che fa mattanze di pesci e di uomini, nell’atrocità delle sue maglie che fanno agonizzante il pescato. Le descrizioni sono costruite in negazione, nella loro assenza di vita. Sommersione: già dal titolo, fra l’altro eloquentissimo, si può comprendere il senso del discorso portato avanti e già a partire dallo stesso titolo sembra delinearsi l’intento dell’autore, ossia un’immersione totale – una sommersione, appunto – nel mare, quel mare che è contemporaneamente luogo fisico d’ambiente naturale e luogo intimo dell’animo umano: una dimensione marina pluriesistenziale, insomma, una sommersione fra le acque che sono fuori e che sono dentro ai personaggi; una riflessione, una lunga tormentata e impietosa riflessione, che Sandro Frizziero costruisce sul dialogo fra il suo narratore-scrivente e l’uomo suo interlocutore-destinatario; una riflessione sui malesseri torbidi e i mali sordi dell’esistenza: un romanzo proiettato, insomma, a me pare, all’interno di una prospettiva d’indagine interiore. Fonte immagine in evidenza: https://fazieditore.it/catalogo-libri/sommersione/

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Confidenza, recensione dell’ultima opera di Domenico Starnone

Da poco è uscito nelle librerie “Confidenza” (Einaudi, 2019) l’ultima opera dello scrittore Domenico Starnone,  autore di molti libri tra cui spiccano “Scherzetto” (2016) e “Lacci” (2014), entrambi editi dalla casa editrice Einaudi. “Confidenza”, uscito nelle librerie alla fine del 2019, è l’ultimo libro dello scrittore napoletano Domenico Starnone, nonché sceneggiatore ed insegnante, autore di numerose opere di spessore che vanno dai libri “Via Gemito” (Feltrinelli, 2000, vincitore del Premio Strega) al già citato “Lacci” (Einaudi, 2014)  a sceneggiature di film di registi famosi quali Michele Placido (“Ovunque sei”, 2004), Sergio Rubini (“L’uomo nero”, 2009), Alessandro D’Alatri (“La febbre”, 2005). Inoltre, Domenico Starnone è stato uno degli scrittori a cui  è stata attribuita l’identità di Elena Ferrante. Confidenza di Domenico Starnone: la sinossi Pietro e Teresa sono un’insegnante e un’alunna che si innamorano. Ma il loro amore è decisamente tempestoso perché Teresa ha un carattere impulsivo e passionale che mal si collima con il bisogno di perfezione di Pietro e il suo desiderio di piacere agli altri. Dopo che si sono lasciati restano legati da un segreto: una confidenza su un episodio del passato che ciascuno di loro ha vissuto in precedenza e che, sicuramente, non li riempie di orgoglio. Una “confidenza” banale  diventa una sorta di “ricatto morale” per Pietro, che trasforma Teresa nel suo “Super io” personale che frena le sue passioni e alimenta la paura di perdere tutto quello che ha costruito. Una riflessione sulla nostra identità “Confidenza” è un romanzo complesso, caratterizzato da un stile narrativo fluido e coinvolgente e da una trama che lascia aperti molteplici interrogativi. “Confidenza” è una riflessione sulla nostra identità e sul conflitto interiore che ciascuno di noi vive, quello tra quello che siamo  e quello che mostriamo agli altri, su cosa ci dà consenso e rafforza la nostra autostima. L’identità, malgrado sia rafforzata da una florida carriera, come nel caso di Pietro che diventa uno scrittore ed oratore di successo (le presentazioni dei suoi libri gli danno più notorietà delle stesse opere), resta fragile di fronte alla “minaccia” rappresentata da Teresa e alla possibilità che racconti al mondo il suo “segreto”. Domenico Starnone, confermando la sua grande capacità narrativa, mediante i personaggi di Teresa e Pietro ma anche di Nadia, la moglie di Pietro, inizia un percorso di analisi dell’animo umano soffermandosi sulla complessità dei rapporti interpersonali, fatti di equilibri estremamente precari e volubili che spesso finiscono nello sfociare in tradimenti, in insicurezze e in crisi identitarie.

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Io e il signor Oz (e altri racconti) di Stefano Orlando Puracchio | Recensione

Io e il signor Oz (e altri racconti) è un recentissimo testo (pubblicato lo scorso settembre da Demian Edizioni) scritto da Stefano Orlando Puracchio (alla sua – com’egli stesso afferma – «prima “incursione” nel campo della narrativa»). Io e il signor Oz (e altri racconti): la storia Come evidentemente palesato dal titolo del libro, Io e il signor Oz (e altri racconti) è un libro narrato in prima persona: a raccontare le vicende, come un novello cantastorie, un immaginario sceriffo dal “fosco” passato che fra vari racconti districa pian piano, di pagina in pagina, dubbi e curiosità che spontaneamente sorgono nella mente del lettore (o degli ascoltatori, dato che il testo ben si presta, come ogni fiaba, alla “lettura ad alta voce”). Ciò che colpisce, fra l’altro, è la struttura che Stefano Orlando Puracchio ha dato al suo testo: storie nelle storie, che da un asse orizzontale centrale (la storia del protagonista) si dispongono verticalmente dilungandosi in storie su di esso imperniate; è questo il caso dei racconti scritti dopo la storia principale e nei quali Joe Sneaky Brown (questo il nome di fantasia scelto da Puracchio per il suo immaginario personaggio) spiega l’evoluzione delle proprie vicende personali e dei personaggi che “vivono” intorno a lui. Solo esempi, alcuni, dei vari “altri racconti” di questo testo strutturati lungo orizzontali e verticali secanti il centro della narrazione, che tanto – tantissimo – si avvicinano alla diegesi orale, e per questo fanno pensare al libro come una lunga fiaba che dovrebbe essere cantata e che è stata messa per iscritto. Dal mago di Oz al signor Oz: l’intento narrativo di Stefano Orlando Puracchio Io e il signor Oz (e altri racconti) ha l’intenzione di porsi come proseguimento ulteriore e altro alla storia de Il meraviglioso mago di Oz, come un’appendice a latere, del testo e delle sue varie (fedeli o liberamente tratte dall’originale) prosecuzioni; l’impostazione di fiaba, di storia nella storia, la forte connotazione orale del testo e il richiamo a più riprese di elementi e personaggi del testo di Lyman Frank Baum (la strada lastricata di mattoni gialli, il paese di smeraldi, lo spaventapasseri, le fiere del paese di Oz e le streghe dei regni), fanno del testo di Puracchio un’interessante fiaba che resta fedele all’impianto e alle volontà originali lette nell’opera di Lyman Frank Baum. E il merito di Puracchio, in questo suo testo, dev’essere soprattutto inteso nella messa in opera di un libro che poco si inserisce, di fatto, nella dimensione scritta e nei suoi canoni più veri e propri, per librarsi leggermente nei suoni e nelle consistenze volatili – e al tempo stesso, per taluni versi, solidissime – proprie dell’oralità. E allora Io e il signor Oz (e altri racconti) più che un testo scritto è un fiaba, un lungo racconto trapunto da racconti, a cui mai è possibile mettere la parola “fine”, perché infinita è la facondia e la fantasia dei racconti orali che tramandati lungo le direttrici del tempo (e forse non è un caso che il […]

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Difendi il coraggio dell’amore di Francesca Scotto di Carlo | Recensione

Difendi il coraggio dell’amore è il nuovo romanzo di Francesca Scotto di Carlo. Leggi qui la nostra recensione! Francesca Scotto Di Carlo è l’autrice del romanzo “Difendi il coraggio dell’amore”, pubblicato dalla casa editrice casertana GM PRESS. La trama è semplice e ben raccontata: Francesca non può vivere senza l’amore. Una parola che ha messo dove non dovrebbe stare e che ha smesso di sottovalutare. Ha conosciuto l’amore assoluto ed è quello per un figlio mai nato, per un fratello, per una madre e un padre, quello per cui daresti la vita. Il libro è quasi un inno all’amore, poiché all’interno delle sue pagine, questo sentimento viene raccontato edsviscerato in ogni sua parte. Molto suggestivo è il concetto riguardo “il posto dei quasi amore”. L’idea di base, infatti, rientra nell’esperienza collettiva dell’umanità. È ben facile che arrivi alla mente del lettore un amore a metà, un amore inesploso per un motivo specifico, o semplicemente un amore interrotto ma che ancora condiziona la vita. Il romanzo sembra raggruppare tutti questi amori a metà in un solo luogo ipotetico, dando loro nuova forma e colore, trasformando quasi la malinconia di qualcosa che si è perso, in una mezza speranza di poter riabbracciare quel sentimento ormai finito. L’intera narrazione è scritta in modo semplice: durante tutto il tempo di lettura infatti, sembrerà di parlare con un’amica che ci ha affidato il suo diario segreto. Le confessioni della protagonista sono chiare e mai banali, la sua vicinanza permetterà al lettore di empatizzare al punto tale da sentirsi parte integrante della storia stessa, Un espediente molto interessante è senz’altro la lista delle cose amate dalla protagonista stessa. Non si avrà un vero e proprio decalogo sterile e numerico, quanto piuttosto un insieme di cose semplici e di vita vera che possono riempire o svuotare l’esistenza di ognuno. Non mancheranno temi più importanti, come la morte o un eventuale gravidanza, ma entrambe le cose saranno affrontate in maniera leggera e morbida. Il sogno, la malinconia, e i desideri, sembreranno mescolarsi in più punti, tanto da non arrivare più a distinguere ciò che è successo da ciò che si desidera. Ciò non rende il romanzo confuso, quanto piuttosto avvincente, poiché la protagonista fino alla fine ci lascia col fiato sospeso circa l’epilogo della sua storia d’amore. Il tema centrale e fondante di tutto il romanzo, che è l’amore, non sarà mai affrontato in maniera banale e stereotipata, infatti, attraverso i desideri, le speranze, e i racconti del passato della protagonista, si potrà assistere ad una storia d’amore mai scontata. Si indagheranno le difficoltà di una storia a distanza, i dubbi, le delusioni di chi è diviso nel mezzo dai km o dal silenzio. Si assisterà al dolore di una cosa finita, e alla gioia trepidante per qualcosa che potrebbe nascere di nuovo. L’amore di “difendi il coraggio dell’amore” è un racconto fatto di carezze e lacrime, di pause e riprese. Fino alla fine non si ha contezza di ciò che sarà l’epilogo di tutto, ma sarà proprio l’immagine […]

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Cuorebomba di Dario Levantino, un romanzo dedicato ai cani di periferia

Dopo il suo esordio Di niente e di nessuno, Dario Levantino è al suo secondo romanzo Cuorebomba edito Fazi Editore. Palermitano, Dario Levantino ritorna alla sua terra e a quella di Di niente e di nessuno ambientando anche Cuorebomba  nella periferia di Palermo, Brancaccio, una “periferia” che rispetta ogni stereotipo: abbandonata a se stessa, dimenticata dallo Stato, in preda alla violenza e alla droga, sottomessa al potere delle “famiglie”. Brancaccio è un luogo che accoglie nel suo putrido e puzzolente grembo di cemento armato gli emarginati, gli esclusi dai salotti borghesi della Palermo bene. Da qui Dario Levantino dà alito a una voce che dalla periferia grida l’ingiustizia dell’abbandono. Da qui continua e ri-parte la storia di Rosario, un ragazzo adolescente che ha il nome di suo nonno Rosario (e non solo, Rosario è il nome che Dario Levantino ha voluto dargli perché è un nome che sa di casa, è il nome di suo padre) e la sua storia è l’emblema della nostra epoca. Cuorebomba: la storia di Rosario Dopo l’abbandono del padre, ora in carcere per spaccio di sostanze dopanti, Rosario rimane solo con la mamma a Brancaccio. In casa loro la luce è sempre spenta, c’è puzza di chiuso e l’aria ha il gusto acre dell’abbandono. La mamma di Rosario, abbattuta dal dolore dell’abbandono del marito, si è ammalata di anoressia e Rosario cerca in ogni modo a lui possibile di aiutarla a guarire, fino a supplicarla di mangiare ormai stufo di essere complice di un abbandono suicida. Le sue suppliche però non bastano, Rosario da solo non ce la fa. Il silenzio di quelle quattro mura fatte per due viene brutalmente spezzato dai servizi sociali. La mamma di Rosario viene portata via, il ragazzo affidato a una casa famiglia. La vita di Rosario diventa sempre più difficile, ma soprattutto solitaria. Costretto alle rigidità di una casa famiglia dove le figure genitoriali non fanno che sfruttare il denaro destinato alla cura del ragazzo, Rosario risponde con la violenza, diventa insofferente, urla la verità, non sta al gioco. Ma il suo fare ribelle lo tiene lontano dalla mamma per un tempo sempre maggiore, è questa la minaccia con cui tenerlo a bada. Una sola frase pronuncerebbe Rosario per convincere il giudice dei minori a ricongiungerlo alla madre: «Me matri è beddha comu ‘na rrosa picchì è ‘u me ciatu, picchì addhuma i iuinnati nivure.» “Mia madre è bella come una rosa perché è il mio fiato, perché accende le giornate nere.” In città Rosario non è solo: c’è Jonathan, il suo cane, e poi c’è Anna, una ragazza normale che non c’ha nessun difetto. Anna è carismatica, ha un anno in più a Rosario e gli insegna a baciare. Con lui fa l’amore, lo incanta e lo spaventa allo stesso tempo, come il precipizio al tredicesimo piano. A Rosario piace: «il carattere urgente del suo parlare, il suo modo rude di comunicare creando conflitto per distruggere e ricostruire; mi sembra un diavolo che mi sussurra all orecchio il […]

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A Natale un libro sospeso: Doctorammà di Graziella Lussu

Mercoledì 11 dicembre, nella sede CGIL Filcams in Piazza Garibaldi 101, Graziella Lussu ci presenterà il suo libro sospeso: Doctorammà Doctorammà segue L’armadio a muro, pubblicato nel 2018, ed è il secondo di una trilogia di romanzi autobiografici scritti da Graziella Lussu. Doctorammà è il racconto autobiografico, la testimonianza sotto forma di diario di una vita spesa per gli ultimi. Graziella sul finire degli anni ’60 entra a far parte della Congregazione delle suore della Redenzione e da allora la sua vita proseguirà nell’unico modo in cui Graziella sa contemplare Dio: cercandolo negli ultimi, in coloro che la società lascia ai margini, nelle ferite e nei segni che la povertà, l’indigenza, l’ignoranza, la solitudine lasciano nel corpo e nell’animo. Doctorammà racconta altri 20 anni di vita della Lussu: gli anni della formazione spirituale e intellettuale, gli anni in cui il suo sogno prende forma tra i banchi dell’università Cattolica di Roma e le lezioni di inglese a Londra. Dopo la laurea in Medicina alla Cattolica di Roma nel ’72, Graziella si specializza in Urologia, per poi volare a Londra. Qui, senza mai separarsi dall’amica e consorella Rita con la quale condividerà ogni momento e ogni fatica di questo intenso periodo di formazione, impara l’inglese per poi specializzarsi in Medicina Tropicale. Sul finire del ’76 Graziella è in India, tra la regione del Kerala e la città di Bangalore, in Karnataka, la sua “terra promessa”: qui rimarrà per anni come “medico di strada”, impegnata in campagne di educazione sanitaria e sensibilizzazione contro l’emarginazione dei malati di lebbra, e imparerà a conoscere che faccia ha vedhana, il dolore.  Nel romanzo di Graziella Lussu trovano spazio anche gli affetti familiari, le persone care, le figure che hanno avuto rilevanza fondamentale nella crescita, nella maturazione della sua persona e del suo sogno: la mamma Liuccia, donna colta, forte e indipendente, che ha portato sulle sue sole spalle, con indicibile abnegazione, il peso di una famiglia grande e complessa; la nonna, donna severa e inflessibile, la cui saggezza accompagnerà ogni momento della vita di Graziella; le sorelle e i fratelli dalle vite tortuose e in salita; un padre inadeguato, la cui presenza ha fatto danni e lasciato ferite più di quanto avrebbe potuto fare la sua assenza, un padre che ha speso, poi, una buona parte della sua vita a raccogliere e rimettere insieme i cocci lasciati a terra. A fare da sfondo a questi 20 anni di vita, tanti scenari diversi: una selvaggia Sardegna, Roma negli anni universitari, Londra, Milano e Parigi, e infine, il degrado e la sofferenza delle città e dei villaggi indiani. Mercoledì 11 dicembre, Graziella Lussu ci presenterà

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Gatti di Shifra Horn, una storia d’amore edita Fazi

Le credenze popolari vogliono che il migliore amico dell’uomo sia il cane, affettuoso e fedele, e giudicano, al contrario, il gatto un animale infido, legato più all’ambiente che ai propri padroni, anzi, un animale indomito che padroni non ne ha e che non mostra verso i propri coinquilini umani alcun tipo di calore e di affetto spontaneo, che non sia legato ad una richiesta di soddisfacimento dei propri bisogni. Niente di più falso. Lo sapranno già i possessori di gatti – o, più propriamente, coloro che sono stati scelti da un gatto come compagni di vita, in un rapporto di totale parità – e, per chi avesse ancora dubbi o reticenze in merito, è senz’altro consigliata la lettura di Gatti, di Shifra Horn, una delle ultime uscite Fazi Editore: una storia d’amore, come dichiara l’autrice israeliana già nel sottotitolo del libro, la storia dell’amore profondo che l’ha sempre legata a questi animali e che, nel corso della loro troppo breve (rispetto alla durata di quella umana) vita l’hanno ricambiata con immancabile trasporto, un libro nel quale non potranno che riconoscersi gli amanti dei gatti tutti e che farà innamorare di queste creature anche i più diffidenti. Shifra Horn: una vita da amante dei gatti Shifra Horn, scrittrice israeliana, afferma di aver sempre vissuto circondata dai gatti, presenze fondamentali nella sua vita e che, accanto a suo figlio, l’hanno sempre accompagnata nelle varie fasi della sua vita e attraverso i suoi numerosi trasferimenti per lavoro – in barba alle credenze che vogliono i gatti legati all’ambiente più che ai loro padroni -, tra Tokyo e Gerusalemme, sebbene lei sia allergica ai gatti ma, si sa, al cuor non si comanda e un attacco allergico val bene una lunga sessione di fusa. Si ritroveranno tra queste pagine i divertenti aneddoti e le avventure domestiche di Zizi, la prima gatta di Shifra Horn, nera come la pece, Neko-Chan, una gatta giapponese senza coda che si dice porti fortuna, Sheeshee, un bellissimo esemplare di himalaiano dagli occhi blu, in simbiosi con l’autrice del libro, le sue figlie Levana e Shehora, il giorno e la notte, un’abile cacciatrice dal pelo bianco amante dei documentari in TV e una placida miciona dal pelo nero, devota al figlio dell’autrice. A metà tra diario di vita e un lungo racconto composto da aneddoti sparsi, Gatti di Shifra Horn è la storia della lunga e profonda passione che da sempre lega l’uomo al gatto, che instaura con lui un rapporto totalmente paritario, fondato sul rispetto, sulla reciproca fiducia e sull’empatia, perché pochi animali come il gatto sanno interpretare puntualmente gli stati d’animo dei propri amici umani, prestare assistenza e conforto e, a loro modo, prendersene cura. Il gatto, animale autonomo ed indipendente ma non per questo schivo, sa ascoltare, sa amare e, se congiunge il proprio destino e la propria quotidianità a quella di un umano, sarà per sempre e con assoluta fedeltà, per propria scelta volontaria e non per bisogno. Una storia d’amore, se vogliamo, basata su presupposti […]

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I Disinnamorati, un romanzo di Frank Iodice | Recensione

“I Disinnamorati” un romanzo di Frank Iodice edito ERETICA Edizioni è un libro che ha visto la prima pubblicazione in un’edizione francese su ‘Le Lys Bleu éditions’ nel 2018. Antonino Bellofiore è un giovane agente di polizia. Indossa calzini spaiati, non si prende cura particolarmente del suo aspetto, e fa di un suo bottino le cose sequestrate ai malfattori. La sua vita è intrecciata a quella di Anisetta, una giovane ragazza di origini genovesi, con occhi grandi e spaventati come quelli dei gatti. Le indagini di lui circa alcune lettere arrivate con ritardo presso la sua abitazione, e l’attitudine di lei, ad interrogarsi sulle questioni della vita, complici i suoi studi in psicologia, porteranno i due protagonisti in una corsa ad ostacoli, dove più volte ci si chiederà se l’amore basta a salvare una relazione o si necessita di molto altro. Il romanzo è incentrato per lo più su due grandi personaggi: Bellofiore ed Anisetta. Entrambi avranno modo e spazio di essere conosciuti dal lettore, si mostreranno senza maschere, talvolta rendendo i lettori partecipi dei loro dubbi e domande, portandoli dunque ad essere parte attiva della narrazione stessa. Bellofiore è lo stereotipo del “poliziotto cattivo” quello che fuma le sigarette di contrabbando, che non attende gli ordini o il lascia passare dei suoi superiori. È un poliziotto autonomo, che confonde utilità pubblica con questioni prettamente personali. Nega a tutti di voler fare carriera, perché il suo status di poliziotto semplice sembra assicurargli una certa sicurezza quotidiana. Non ama particolarmente Nizza, e spesso sembra ricordare con nostalgia i sapori e i paesaggi italiani. Gran parte delle vicende che lo riguarderanno saranno quelle riguardanti “le raccomandate” consegnategli con trent’anni di ritardo, a nome di suo padre. Spesso, l’uomo trascurerà le sue vicende personali a favore di indagini fuorvianti e senza grandi organizzazioni pratiche. Questo lo porterà a farsi sfuggire di mano molte delle sue questioni irrisolte, tra cui ciò che l’uomo ed Anisetta tentavano di ricucire da troppo tempo, senza buoni risultati. Anisetta è un personaggio positivo, calmo e leggero. Le vicende che la riguarderanno saranno incentrate sul suo lavoro sodo circa la tesi di laurea, sul fatto che proverà in ogni modo ad avvicinarsi ad un uomo scostante e burbero. Anisetta è osservatrice, pedalatrice, sognatrice, tutto insieme, e tutto in modo ineccepibile. Dapprima sembrerà vergognarsi anche solo di un complimento a voce alta, per poi nel corso delle pagine, trasformarsi, e diventare una ragazza più forte, quasi sfrontata: un esempio chiaro è senz’altro quello della bicicletta. Anisetta infatti, inizierà ad indossare gonne corte, o camice trasparenti in sella ad una bici, senza il timore di essere guardata o apprezzata. La sua trasformazione è piacevole alla vista quanto al pensiero. Anisetta dapprima curva sulle sue spalle, quasi intimidita dalla sua stessa voce, sembrerà darsi un tono, apprezzare di più le sue doti, e prendere scelte personali, che possano renderla davvero felice. Verso la fine del romanzo, la giovane infatti, si porgerà delle domande. Si chiederà infatti se è davvero ciò che vuole […]

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