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Eroica Fenice

La Tag: recensioni di libri contiene 44 articoli

Libri

I segreti della villa in collina di Daniela Sacerdoti

I segreti della villa in collina, è un romanzo della celebre autrice Daniela Sacerdoti, pronipote del famoso scritto­re Carlo Levi, edito dalla Newton Compton Editori. I segreti della villa in collina: trama, personaggi e curiosità Il passato spesso ritorna! Quante volte questa frase riecheggia in una conversazione ed è proprio questo il tassello fondamentale del libro “I segreti della villa in collina”. Un segreto che ripiomba direttamente dal passato, circoscritto tra le pagine di un vecchio diario di Callie, una timida cameriera appena giunta a Montevino, in Italia, dal Texas, in cerca di risposte sulla sua identità. La giovane ragazza ha da poco scoperto di esser stata adottata e di aver ereditato dalla madre, che non sapeva di avere, una splendida villa in collina, tanto maestosa ed immensamente bella, da lasciare senza fiato. Callie è pronta a varcare il cancello arrugginito di quell’abitazione, passo dopo passo, esplorando un luogo sconosciuto all’interno e grazie al quale conoscerà volti nuovi. Come la protagonista del romanzo pian piano scoprirà cosa le riserva la vita, così i lettori di questo suggestivo ed intrigante libro scopriranno, passo dopo passo, i caratteri e le emozioni che si nascondono dietro ogni parola. Ad un certo punto, così come Callie, percepisce nitidamente tutto ciò che la circonda, seppur con sofferenza, così il lettore sarà coinvolto in situazioni, vicende, tasselli del passato che si manifesteranno attraverso il presente. L’odore di cera emanato dai mobili, le voci in corridoio, la luce, ogni singolo dettaglio, grazie alla bravura dell’autrice, s’imprime nella mente di chi legge, in una lettura semplice e coinvolgente. Molto importanti gli elementi descrittivi propri dell’ambientazione in cui si ritrova la protagonista, così sensibile, ma al tempo stesso tenace. I colori, la tranquillità evocata da alcuni luoghi, i suoni della natura, tutto forma una cornice perfettamente sinuosa, che avviluppa il lettore, donandogli serenità. La protagonista, decisa a comprendere ciò che è stato del suo passato, si ritroverà a vivere in Italia, dove conoscerà una zia dal carattere ricco di acredine, e avrà anche l’occasione di innamorarsi perdutamente di un uomo. La componente legata alla famiglia è probabilmente un escamotage, il modo per la protagonista di recuperare le tracce del proprio essere. Mettersi in gioco, rivoluzionare completamente la propria esistenza è ciò che fa Callie, trasportando il lettore in una continua alternanza tra passato e presente. Uno incombe e l’altro si palesa attraverso il vivere quotidiano. Le parole, “come lucciole che sobbalzano”, si diramano tra luci, discussioni, montagne, fabbriche e ampi giardini. Il finale è tutto da scoprire, positivamente lascerà senza fiato. I segreti si “smaterializzano” palesandosi, divenendo qualcosa che appartiene alla protagonista, al suo mondo e incuriosendo il lettore. Parti descrittive, dialoghi, racconti scritti, o  monologhi interiori e flashback, sono un insieme perfettamente caratterizzante per un romanzo bello da leggere e dal quale lasciarsi coinvolgere.     Fonte immagine: ufficio stampa.

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Il bosco. Istruzioni per l’uso: recensione del libro

Il bosco. Istruzioni per l’uso è un libro scritto da Peter Wohlleben e recentemente pubblicato in Italia per i tipi della casa editrice Garzanti per la traduzione a cura di Giuliana Mancuso. Il bosco. Istruzioni per l’uso: il testo Il bosco. Istruzioni per l’uso è letteralmente nelle intenzioni del suo autore «un manuale d’istruzioni per l’uso» che ogni lettore – frequentatore di boschi – può leggere – e perché no? – portare con sé per fruire e rispettare al meglio – quindi vivere – il bosco. Nelle prime pagine del testo, l’autore ci invita a fare un giro per il bosco, accompagnandoci idealmente nel verde profondo del paesaggio silvano; subito ci svela che il silenzio e l’invito alla quiete assoluta a cui siamo subito portati a pensare, cela un piccolo inganno: «I rumori prodotti da noi umani quando passeggiamo nel bosco non infastidiscono gli animali, dato che non investono il bosco intero, ma provengono da una sola fonte ben definita […] Quando passeggiamo per i sentieri cantando allegramente o conversando ad alta voce, segnaliamo alle altre creature che non stiamo cacciando». Segue una breve descrizione interessante sulle tracce della fauna boschiva che può diventare anche un divertente gioco per il frequentatore di boschi “investigatore silvano” e può indurci ad una seconda ricerca parallela alla prima: la ricerca di «indizi del passaggio di umani»; come ci assicura Peter Wohlleben «Se imparerete a leggerle, vedrete che vi divertirete a esaminare le tracce dei vostri simili». Dopo la descrizione della fauna, il libro prosegue con le proposte di osservazione e “studio” sulla flora boschiva: l’abete rosso, il pino, l’abete bianco, il faggio europeo, la quercia, la betulla, il larice, il frassino sono gli alberi su cui si concentrano le descrizioni e le riflessioni dell’autore; e ancora, le varie “vesti” dell’ambiente boschivo a seconda delle stagioni e dunque del paesaggio naturale che cambia nello scorrere ciclico della vita. Come scrive lo stesso autore in conclusione: «Questo libro non vuole essere un testo di consultazione, ma un invito a venire nel bosco […] Noi umani siamo parte integrante della natura che ci circonda, almeno quando ci muoviamo a piedi e abbiamo cura di lasciare i luoghi naturali che visitiamo come li abbiamo trovati. Spero allora che queste istruzioni vi abbiano fatto venire voglia di esplorare il bosco e vi auguro buon divertimento con le piccole e grandi meraviglie che può offrirvi». Immagine in evidenza: Garzanti

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Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni

Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni è il nuovo libro dell’autore Franco Matteucci; si tratta di un romanzo ben intessuto, scorrevole e coinvolgente al tempo stesso. Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni: una fitta rete di misteri L’ispettore Marzio Santoni, soprannominato “aka il Lupo Bianco” per il suo ineccepibile fiuto, con l’assistente Kristal Beretta indaga sulla morte improvvisa di Ugo Franzelli, l’anziano medico condotto di Valdiluce da qualche anno in pensione. Un uomo misterioso, che custodiva tanti misteri, la cui morte lascia un vero e proprio baratro di interrogativi, menzogne, donne, proibizioni e tanto altro ancora. All’indagine piuttosto difficile si affiancano una serie di elementi concomitanti, che intralciano il lavoro dell’ispettore Santoni. Un vero e proprio giallo, all’interno del quale confluiscono tanti tasselli pronti a spezzare il filo della narrazione, creando nuovi scenari che, improvvisamente, si ricongiungeranno con i vecchi. Un abile gioco di parole e una narrazione eloquente rendono la storia particolarmente suggestiva. Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni prospetta un orizzonte piuttosto dettagliato, proprio di un genere letterario ben definito cui esso appartiene, ossia il “giallo”. L’ispettore Santoni si trova dinnanzi a sé un problema, ossia un omicidio, al quale però si concateneranno tanti altri tasselli apparentemente secondari. Il genere letterario proprio del romanzo giallo propina uno scenario di tipo sì investigativo (nella maggior parte dei casi), ma definibile come “cognitivo”: c’è un crimine, esiste una parte incriminata, un’indagine e uno o più individui sui quali inevitabilmente si sofferma l’attenzione del lettore. Ma, non è detto che proprio tali personaggi siano quelli principali. Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni si caratterizza per una narrazione che non genera solo emozioni, ma che trasmette delle vere e proprie pulsioni, trasportando la mente in un’altra dimensione. Un romanzo giallo dallo stile efficacemente suggestivo Un libro che inevitabilmente incuriosisce e riesce a tenere viva l’attenzione del lettore, con ragionamenti, scenari improvvisi, comparse inaspettate, comportamenti, brandelli di quotidianità, cose materiali ed immateriali. Tra rivelazioni incrociate e scambi di accuse, l’ispettore Santoni deve fronteggiare un caso terribilmente intricato, in cui ogni ricostruzione è un pasticcio, ogni ingrediente è un indizio. Oltre all’elemento psicologico tipico del genere, Un caso troppo complicato per l’ispettore Santoni, assume una veste importante anche dal punto di vista prettamente ambientale. La narrazione prende forma in un piccolo paesino toscano, lontano dal caos della vita quotidiana, dalla cosiddetta urbanizzazione che tutto travolge, diramandosi tra boschi e vegetazione, e conquistando il lettore con la vivacità propria del luogo e il comportamento accorto e perspicace dell’ispettore. Curioso l’atteggiamento dell’ispettore Santoni che è come se mettesse una distanza tra sé ed i propri collaboratori, dando loro del “lei”, nonostante si conoscano e lavorino insieme da tempo. Quell’elemento che potremmo definire prossemica e che probabilmente rientra in una precisa intenzione stilistica dell’autore, non verificandosi nella lettura vera e propria. Non c’è nessuna barriera tra il lettore e il romanzo, anzi. È proprio come se chi legge entrasse a far parte della storia, di un giallo perfettamente contornato, all’interno del quale è possibile raccogliere frammenti […]

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I tips di Cordelia: manuale ottocentesco per donne libere

Con “I tips di Cordelia“, FVE Editori spolvera lo scrigno letterario dell’Ottocento italiano e dà nuova vita ai consigli di Virginia Tedeschi-Treves, personalità ironica e moderna della nostra editoria. Con “I tips di Cordelia” FVE Editori inaugura la collana “Corsetti al rogo”, che raccoglie storie e opere delle donne di ieri e di oggi che si sono liberate dal vincolo dei corsetti, soprattutto quelli non metaforici. Apparentemente Cordelia offre alle giovani spose del 1882 un manuale essenziale per districarsi nel dedalo delle relazioni pre e post matrimonio: come scegliere (e non scegliere) un marito, come tenere a bada uno o più figli, come dominare il disordine, quali vantaggi offre il lavoro a maglia, perché la vita in campagna è piacevole. In realtà è molto di più ed è merito della personalità avanguardista e arguta di Virginia Tedeschi-Treves che si nasconde sotto lo pseudonimo di Cordelia. Sfruttando lo spazio che l’editoria del ‘900 stava iniziando ad offrire alle donne, la Tedeschi-Treves dispensa alle donne consigli lungimiranti e moderni, caldeggia il femminismo, invita ad assecondare la propria indole, incoraggia l’emancipazione e a crearsi un proprio stile. E così si scopre che il marito e la moglie perfetti non esistono, ma riflettere bene e a lungo, senza farsi illusioni, è la soluzione; i bambini non si tengono a bada ma si educano rispettando il loro carattere e per questo fine lo stesso sistema non vale per tutti; è fondamentale dominare il disordine ma senza che l’ordine domini la propria vita; il ballo e il divertimento sono una vera e propria necessità tanto quanto la pace della campagna; il lavoro a maglia e il ricamo sono una preziosa terapia per la mente che anche gli uomini dovrebbero praticare. I tips di Cordelia: il divorzio sarà una liberazione Tra I tips di Cordelia trovano spazio anche istanze a favore del divorzio, che “ora è una cosa che fa una certa impressione perché non ci siamo abituati, non sappiamo come ci si sta, da divorziati; ma poi, sono certa, ne riconosceremo tutti la sua utilità”; “quest’ancora di salvezza, una liberazione” giungerà in Italia solo nel 1970. I temi femminili diventano ne I tips di Cordelia un pretesto per indicare alle donne, forse inconsapevolmente, come fronteggiare il patriarcato con una buona dose di determinazione e rispondono alle timide domande che il Novecento iniziava a porre alle donne sul loro ruolo nella società: potevano lavorare, studiare, emanciparsi dalla casa? In un ideale ponte con il passato, l’opera letteraria di Cordelia è ardita quanto l’operazione editoriale che la riporta in libreria: per I tips di Cordelia, Valentina Ferri e Emma Zenzon hanno selezionato ciò che di Virginia Treves è più attuale e arguto, limato le espressioni troppo datate senza mai alterarne il pensiero e hanno sostituito ai capitoli gli hashtag. Il risultato è un piccolo manualetto che viene dal passato ma parla al futuro, una guida spiritosa e seria insieme per le giovani donne di ogni secolo, ma soprattutto un audace inno alla libertà e all’eroismo femminile.   Foto […]

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Antonio Penati e La costruzione di un sogno: il testo

La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante è il recente testo scritto da Antonio Penati (istruttore di vela d’altura, navigatore e cofondatore – insieme alla moglie – della casa editrice Edizioni Il Frangente «emanazione naturale della sua passione per il mare e per la cartografia») e pubblicato per la stessa casa editrice Edizioni il Frangente. La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante: il testo, di Antonio Penati La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante è il racconto di un viaggio intorno al mondo, di un giro del mondo in barca a vela; Antonio Penati ripercorre nel suo libro le tappe salienti della sua avventura per mare, della sua “costruzione di un sogno”: partendo dai ricordi a formare la premessa del suo libro – raccolta di memorie di viaggio – svolge cronologicamente il filo dei fatti e delle avventure vissute; marinaio appassionato ed esperto, l’autore del testo, realizza un diario di bordo odeporico, in cui confluiscono emozioni ed esperienze e gli elementi marini si fanno sostanza concreta di fianco alla sublime astrattezza del vago richiamo del mare, del sale, del vento di mare. Un amore che non conosce ostacoli o confini, come ogni vero amore trasmette, e la sua descrizione è minuziosa: questo restituisce Antonio Penati nel suo testo che intervalla scrittura e immagini, foto dirette di luoghi visitati, incontrati, restati nel petto dell’uomo di mare che non conosce patria se non il mare, che non conosce distanze se non le coste che trapuntano d’oro l’occhio che scorre e scintilla fra le onde, ora agitate, ora calme, ore in tempesta, ora in sereno. La costruzione di un sogno. Le rotte e gli incontri del cutter Lycia e del suo comandante è anche, in filigrana, il racconto di come – letteralmente – sia stata costruita l’imbarcazione e di come il sogno abbia preso struttura, concretezza: nella prefazione al testo, infatti, attraverso i paragrafi La ricerca dei perché, La svolta, Il sogno prende forma, Antonio Penati accompagna il lettore nei propri ricordi spiegando le vele della mente e indicando ai lettori la genesi della sua passione, del suo amore per il mare e la costruzione e il successivo varo delle sue imbarcazioni (in ordine: la Stefral (acronimo dei suoi «tre figli Stefano, Francesca e Alessandro»), la Stefral II, la Stefral III, la Lycia). «Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo», riprendendo una massima di Lao Tzu presente in epigrafe al capitolo Mediterraneo occidentale del testo, ed è una scelta che rispecchia in pieno lo spirito del testo di Penati: un viaggio per mare iniziato con un passo, un soffio di vento che spinge e che gonfia una vela, un polmone di corda e di tela, nel ventre azzurro del mare, profondo mistero di sale, di vita, di vento, d’azzurro, di sole. Fonte immagine in evidenza: https://www.frangente.com/libri/5637-art-LA_COSTRUZIONE_DI_UN_SOGNO.htm

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Ma perché non te ne vai? Recensione del libro

Ma perché non te ne vai? è il recente testo (pubblicato lo scorso settembre per il marchio editoriale Milena Rainbow, collana LGBTQ+) scritto da Christian Coduto, già autore del libro [email protected] – le (dis)avvenure di Carlo & Luana, edito anch’esso per la stessa Milena Edizioni. Ma perché non te ne vai?: il testo Ma perché non te ne vai? è un racconto che si basa sui rapporti generazionali e su quello col sé: un giovane omosessuale che “scopre” il proprio desiderio fra errori giovanili e amori, desideri e intensità inizia un rapporto di convivenza – incontro-scontro – con un vecchietto: dallo scontro fra i due, distanti per età e mentalità, nascerà poco a poco un sentimento vero di amicizia e di rispetto l’uno dell’altro. Christian Coduto scrive una storia comune, immersa tutta in fatti realistici, descrivendo uno spaccato di vita quotidiana e forse vissuta, seppur indirettamente, nei fatti espliciti narrati, quindi viva e vera; un amore omosessuale, un giovane che cerca la sua vera identità all’interno di un contesto fatto a volte di inganni, a volte di bugie, altre volte di amicizia e sentimenti veri e genuini; un giovane che, in piena età di formazione, cerca il proprio sé e lo fa inevitabilmente – com’è giusto che sia – attraverso l’amore. Al fianco del giovane protagonista un vecchietto che, attraverso il suo occhio che guarda da un’altra prospettiva, riuscirà in un certo qual modo a rimetter ordine nella confusione post-adolescenziale del giovane. Un racconto contemporaneo a cui l’autore, Christian Coduto, non dà unità, avviando e tenendo insieme una struttura composita, fatta di un’andatura narrativa varia, non ferma o decisa, piuttosto vaga, che aderisce alla vaghezza emotiva che vuol restituire: una ricerca della propria identità attraverso l’ondoso mare dell’amore e delle passioni. Per cercare di riassumere il testo risultano impeccabili le parole di Annarita Ferrero, nella sua prefazione al libro: «Un racconto delicato, intriso anche di dolore, nel tentativo di far emergere la propria fisiologica identità, di farla crescere in libertà e consapevolezza, senza vergognarsene o avere paura. La veridicità e la minuzia dei dettagli ti catapultano rapidamente nella narrazione, ti figuri subito le situazioni, i luoghi, quasi come se appartenessero anche a te, come se leggessi le pagine di un diario di un amico e riconoscessi persone e posti»: una scrittura immediata, lungo l’universalità delle manifestazioni amorose: anche questo pare Ma perché non te ne vai? Christian Coduto: l’autore del libro Christian Coduto è impiegato presso l’ufficio anagrafe del comune di Pietradefusi (…); già autore del testo [email protected] – le (dis)avvenure di Carlo & Luana (edito per la casa editrice Milena Edizioni nel 2018), Christian Coduto firma, ancora con lo stesso editore, Ma perché non te ne vai?. Direttore artistico del Cineclub Vittoria dei fratelli Mastroianni, è ideatore e responsabile della rassegna di cinema indipendente italiano “Independent Duel”, presso il Multicinema Duel Village di Caserta. Fonte immagine in evidenza: https://www.milenalibri.com/product-page/ma-perch%C3%A9-non-te-ne-vai

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Il richiamo di Alma: alla ricerca di sè

Il richiamo di Alma, testo scritto da Stelio Mattioni e pubblicato per la prima volta nel 1980 dalla casa editrice Adelphi, è stato recentemente riedito per la casa editrice Cliquot (dicembre 2020) e corredato dalla prefazione di Chiara Mattioni e dalla postfazione di Gianfranco Franchi. Il richiamo di Alma: il testo Ne Il richiamo di Alma sembrano emergere, in patina, un certo filo d’afflato dannunziano, per talune atmosfere, taluni passaggi, talune suggestioni, e certi aspetti moraviani, in termini di conflitto e turbamento, in termini di noia, disprezzo, indifferenza. Labirinti di essenze e colori che svolgendosi psichedelici nella mente del giovane protagonista, prendono forma correndo lungo le vie di una città che si ramifica indistricata e forse indistricabile, dunque misteriosa. Chi è – o cos’è – Alma? Il protagonista mosso da un’indefinibile spinta vitale – una voce, un atto, un richiamo – non sa dirlo; cerca di raggiungerla, di possederne l’idea, ma ogni volta che avanza, arretra e ogni volta che egli arretra lei avanza, in una danza estenuante, in un cerchio “magico”, inafferrabile, ineffabile, come la stessa Alma è. E allora ecco aprirsi al lettore una serie di ammalianti domande: Chi è questa sembianza femminile che cambia, muta ad ogni passaggio e ad ogni sguardo, scorcio, si fa altro e rende altro il protagonista stesso? Chi è o cos’è Alma? Cosa rappresenta questa essenza impalpabile? Questa ragazza, questa bambina, questa donna, quest’essere, quest’entità fantastica e misteriosa che si aggira per Trieste e si fa essa stessa città, via, vento di bora, stradina, percorso, altura, percorso, panorama? E si fa ancora vita, emozione, pensiero e ritorna poi umana, ma pure eterea, impalpabile a volte e irraggiungibile, non raffigurabile, sfuggente, inafferrabile? Chi è – o cos’è – Alma, nell’identità in costruzione del giovane protagonista? Chi è o cos’è questa «creatura fantastica ed effimera che vive in una dimensione rarefatta, entrando solo a tratti in contatto con la realtà», o forma o idea sempre in trasformazione il cui unico segno distintivo uguale, perenne, è un anello a un dito di una leggera mano? La scrittura è leggera, lieve, lo stile permeato di realismo magico su cui influisce fortemente «la periferica collocazione geografica, Trieste» (come dalle parole di Chiara Mattioni in prefazione al testo) e che intende – ancora dalla parole della prefatrice – «la scrittura di storie che narrano fatti e circostanze verisimili, con premesse ordinarie e comuni, in cui all’improvviso irrompe un fatto imprevisto e sconcertante che spariglia le carte. E chi vi si trova davanti può credere che si tratti di un’illusione oppure di un fatto reale, ma allora questa realtà obbedisce a leggi a noi ignote». Metamorfosi, epifanie, rievocazioni fra «ricordo e sogno»: un libro che fa riflettere sulla sostanza «trascendente, irraggiungibile, inconoscibile» dell’ideale. Immagine in evidenza: ufficio stampa

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Roberta Calandra, il nuovo romanzo: Otto, tutti siamo tutti

Otto, tutti siamo tutti è un romanzo dell’autrice Roberta Calandra, edito da Croce. Nonostante nella prefazione il romanzo sia definito «un libro difficile», la lettura procede spedita, in modo piuttosto scorrevole, generando pagina dopo pagina, un immenso piacere e corroborando la curiosità del lettore. Otto: trama e contenuti del nuovo romanzo di Roberta Calandra Il numero Otto se posto orizzontalmente rappresenta il simbolo dell’infinito, e descrive al meglio questo romanzo. La storia, racconta infatti, le infinite possibilità che la vita ha in serbo per ognuno, fondandosi su un aspetto fondamentale per tutti, l’amore, inteso come forza inarrestabile. I protagonisti Elena e Giacomo, rivestono e rivivono otto esistenze differenti, continuando ad amarsi come il primo giorno, sempre con maggiore enfasi ed intensità, vivendo insieme alla storia che inevitabilmente trascorre. Un libertino e una rivoluzionaria prima, poi due poeti romantici dell’Ottocento, poi due prigioniere di un lager, ed infine, semplicemente un uomo e una donna, in una condizione diversa rispetto al ruolo iniziale. Elena è una bella donna di circa quaranta anni, dagli occhi chiari e dai boccoli dorati; accanto a lei, Giacomo, il suo uomo, giovane e ansioso al tempo stesso. Un romanzo, costellato da tante parti, ambientazioni, sentimenti, decisioni, istinti, desideri, emozioni incontrollabili che prendono forma pagina dopo pagina. La forte presenza storica nel romanzo, descrive l’amore, ma anche le difficoltà e la tristezza di determinati eventi, tra “genio”, “nascite” e “bello”. La parte storica, abilmente narrata, tra amore e sensazioni contrastanti, nell’orrore di “quel tempo”, è ben scandita. Entra dentro, attraverso gli occhi e s’imprime nella mente. Si legge di persone private della libertà, costrette a compiere azioni spregevoli. L’inizio nella fine e la fine dell’inizio: contrapposizioni e giustapposizioni di un romanzo L’abile penna dell’autrice Roberta Calandra riesce ad alternare momenti di apparente tranquillità, sentimentalismo, abbracci quotidiani, ad istanti terribilmente tragici, che nessuno mai vorrebbe vivere. Si legge, si vive insieme ai protagonisti, si piange delle loro disgrazie, ci si interroga. Tutto d’un fiato. Ad un tratto si legge in un passaggio del libro, «una strana scritta appare improvvisamente: NN, Notte e Nebbia»: la notte, che rappresenta la rinascita per le protagoniste del libro, e la Nebbia che fortunatamente non permette di comprendere cosa realmente accada. Otto è un romanzo senza nebbia alcuna, dove tutto appare chiaro, nessuna foschia. C’è un inizio ed una fine, e c’è l’inizio nella fine; può sembrare un controsenso, ma in realtà, leggendo Otto, si riuscirà a comprendere tutto ciò. Nulla è lasciato al caso, tutto è disposto, e dopo poche pagine anche il lettore sarà ben predisposto (mente e cuore) verso tale lettura. Il tempo che torna e accarezza ciò che è stato, un passato che ha il sapore del presente, presunti cambiamenti e frammenti di vissuto. Otto è un libro che prende, la sua struttura interna lo rende ben affine ai desideri dei lettori appassionati. I due personaggi principali sono sempre lì, come presenze, non di certo silenziose, che però assumono sembianze diverse.  Immagine: Roberta Calandra

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Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’uso del melodramma

Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma è un testo di recente pubblicazione, per i tipi della casa editrice Garzanti, scritto da Alberto Mattioli. Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma: il testo Ciò che si trova in Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma, non è solo l’opera in sé, piuttosto il concetto di lirica romanza frammisto ad una cascata di pensieri personali e di parole “infuocate” intorno al mondo lirico e alle figure che intorno vi gravitano – registi, direttori, interpreti canori, musicali, scenici – il tutto mescolato da uno stile veloce e a tratti ironico; ironia verso chi fa il teatro, ironia verso chi assiste al teatro: nessuno escluso. Frammezzate a piccoli o grandi aneddoti personali, le riflessioni che l’autore svolge e su cui induce i lettori ad ulteriori riflessioni: analisi sul modus operandi di autori e librettisti, analisi sull’iter interpretativo dei registi e direttori d’orchestra moderni, riflessioni fra passato e presente della musica lirica, fra tradizione e modernità; analisi e riflessioni queste dell’autore di Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma che, fra serietà, giuoco e ironia, aprono ai lettori visioni personali e ulteriori. Alberto Mattioli prova a spiegare al lettore alcune “bizzarrie”, alcune visioni interpretative e scelte di regia moderne che tanto si discostano dall’opera originale, ma che nell’intenzione cercano di portare novità sul palco (o meglio, cercano di portare in termini diacronici, il grado di modernità che all’epoca quelle stesse opere avevano: una sorta di ammodernamento che ha la volontà di restituirci il carattere primigenio dell’opera, anche a scapito di una “infedeltà” formale): il libro di Mattioli è chiaro ed offre uno spaccato altro rispetto a quello che la prima osservazione ci potrebbe suggerire. Seguendo una linea storico-artistica in prospettiva diacronica, l’autore di Pazzo per l’opera. Istruzioni per l’abuso del melodramma, offre la propria riflessione-critica che parte da grandi nomi della lirica quali Giuseppe Verdi e Richard Wagner e cerca di spiegare come alcuni registi moderni scelgano di recuperare – a ragione – i più intensi significati profondi delle opere liriche; ma per toccare gli animi oggi come allora, c’è bisogno di una traslazione, in termini emotivi, sul moderno: allora la ricerca di «una fedeltà sostanziale, non formale, che non sempre coincidono» (come dice l’autore) ben venga, purché sia fatta bene e possa davvero essere motore potenziale di traslazione emotiva, dal passato sul presente, attraverso il rispetto di quella grammatica dell’arte, custode strutturata dell’alfabeto emotivo umano. Dopo aver offerto ai lettori le proprie attente riflessioni sulle moderne direzioni operistiche, Alberto Mattioli passa alle teorie del canto e con fare acuto ci introduce implicitamente ad una domanda: Che possa esistere una modulazione storica di esso? Certo e lo afferma a gran voce: «[…] il canto, esattamente come ogni attività umana, è un fenomeno storico, e quel che era «giusto» ieri potrebbe non esserlo più oggi, ma magari tornare a esserlo di nuovo domani […] cantare, come qualsiasi attività artistica, significa in primo luogo interpretare il proprio tempo». Un libro interessante che […]

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Le cose che non ci diciamo (fino in fondo), il nuovo libro di de Bortoli

Le cose che non ci diciamo (fino in fondo) è il recente libro scritto da Ferruccio de Bortoli (ex direttore giornalistico de Il Corriere della Sera e de Il Sole 24 ORE, presidente della casa editrice Flammarion S.A., vicepresidente dell’Associazione italiana editori, editorialista e scrittore), pubblicato dalla casa editrice Garzanti nello scorso novembre. Le cose che non ci diciamo (fino in fondo): il testo Con Le cose che non ci diciamo (fino in fondo), Ferruccio de Bortoli si propone in una duplice impresa: la prima, un’analisi di fatti vicini e lontani; la seconda – strettamente connessa alla prima – un’indagine di coscienza – personale e civica – che trae spunto dal novero e dell’investigazione di quegli stessi eventi vicini e lontani. Fatti di cronaca, sociali, civili che hanno scosso – o continuano a scuotere – l’attenzione pubblica delle cronache e che mai dovrebbero cessare di scuotere le coscienze (non fosse altro perché il ricordo ci permette di non ricadere più negli stessi errori del passato, nefasti): de Bortoli scrive e vede tutto con la penna e con l’occhio del giornalista e con una scrittura veloce e secca, in linea con la sua professione, si inserisce nei fatti di cronaca “tagliandoli di netto”, mettendoli sotto gli occhi dei lettori, crudamente; ma la sua è una cronaca oggettiva mista al pensiero soggettivo: c’è, insomma, la cronistoria trascritta dal professionista e c’è la personalissima riflessione dell’uomo; emerge a più riprese questo doppio filo di scrittura e di interpretazione ed è questo, ad esempio, il caso – per citare una porzione del testo –  del pezzo Le ferite aperte e i troppi silenzi milanesi in cui, con la frase «sicurezza granitica – e un po’ spavalda ammettiamolo» l’autore lascia parlare l’orgoglio di una parte di popolazione italiana di fronte alla feroce oggettività del reale. Parole e pensieri su sanità, politica, convivenza civile, attenzione alle questioni urbane, sociali, panoramiche sul governo – assetti, opere, potenzialità, mancanze –, inviti ad agire su questioni economiche e fiscali, sull’istruzione: ecco alcuni fra i temi trattati da Ferruccio de Bortoli nel suo testo; una riflessione che – come è giusto che sia – apre le porte della mente permettendo alla stessa di percorrere le vie di ulteriori riflessioni, di ulteriori ragionamenti che rimandano ad altre meditazioni, invitando i lettori a fare i conti con la realtà e a prendere le proprie responsabilità di coscienza. «Uno dei momenti più drammatici e significativi del 2020 è stata la preghiera di papa Francesco sul sagrato della Basilica di San Pietro, spettralmente vuoto, il 27 marzo. È il tempo di scegliere», disse […] «che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è […] La cura della casa comune è al centro dell’enciclica Laudato si’ […] Ora si tratta di non disperdere quell’immenso capitale sociale ritornando a coltivare i difetti di sempre. E dimenticare così le virtù sprigionate dall’emergenza. Questo è uno dei pericoli che abbiamo davanti. Se vogliamo scongiurarlo non dobbiamo nasconderci molte verità amare che in […]

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