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Eroica Fenice

La Tag: recensioni di libri contiene 11 articoli

Libri

Gatti di Shifra Horn, una storia d’amore edita Fazi

Le credenze popolari vogliono che il migliore amico dell’uomo sia il cane, affettuoso e fedele, e giudicano, al contrario, il gatto un animale infido, legato più all’ambiente che ai propri padroni, anzi, un animale indomito che padroni non ne ha e che non mostra verso i propri coinquilini umani alcun tipo di calore e di affetto spontaneo, che non sia legato ad una richiesta di soddisfacimento dei propri bisogni. Niente di più falso. Lo sapranno già i possessori di gatti – o, più propriamente, coloro che sono stati scelti da un gatto come compagni di vita, in un rapporto di totale parità – e, per chi avesse ancora dubbi o reticenze in merito, è senz’altro consigliata la lettura di Gatti, di Shifra Horn, una delle ultime uscite Fazi Editore: una storia d’amore, come dichiara l’autrice israeliana già nel sottotitolo del libro, la storia dell’amore profondo che l’ha sempre legata a questi animali e che, nel corso della loro troppo breve (rispetto alla durata di quella umana) vita l’hanno ricambiata con immancabile trasporto, un libro nel quale non potranno che riconoscersi gli amanti dei gatti tutti e che farà innamorare di queste creature anche i più diffidenti. Shifra Horn: una vita da amante dei gatti Shifra Horn, scrittrice israeliana, afferma di aver sempre vissuto circondata dai gatti, presenze fondamentali nella sua vita e che, accanto a suo figlio, l’hanno sempre accompagnata nelle varie fasi della sua vita e attraverso i suoi numerosi trasferimenti per lavoro – in barba alle credenze che vogliono i gatti legati all’ambiente più che ai loro padroni -, tra Tokyo e Gerusalemme, sebbene lei sia allergica ai gatti ma, si sa, al cuor non si comanda e un attacco allergico val bene una lunga sessione di fusa. Si ritroveranno tra queste pagine i divertenti aneddoti e le avventure domestiche di Zizi, la prima gatta di Shifra Horn, nera come la pece, Neko-Chan, una gatta giapponese senza coda che si dice porti fortuna, Sheeshee, un bellissimo esemplare di himalaiano dagli occhi blu, in simbiosi con l’autrice del libro, le sue figlie Levana e Shehora, il giorno e la notte, un’abile cacciatrice dal pelo bianco amante dei documentari in TV e una placida miciona dal pelo nero, devota al figlio dell’autrice. A metà tra diario di vita e un lungo racconto composto da aneddoti sparsi, Gatti di Shifra Horn è la storia della lunga e profonda passione che da sempre lega l’uomo al gatto, che instaura con lui un rapporto totalmente paritario, fondato sul rispetto, sulla reciproca fiducia e sull’empatia, perché pochi animali come il gatto sanno interpretare puntualmente gli stati d’animo dei propri amici umani, prestare assistenza e conforto e, a loro modo, prendersene cura. Il gatto, animale autonomo ed indipendente ma non per questo schivo, sa ascoltare, sa amare e, se congiunge il proprio destino e la propria quotidianità a quella di un umano, sarà per sempre e con assoluta fedeltà, per propria scelta volontaria e non per bisogno. Una storia d’amore, se vogliamo, basata su presupposti […]

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I Disinnamorati, un romanzo di Frank Iodice | Recensione

“I Disinnamorati” un romanzo di Frank Iodice edito ERETICA Edizioni è un libro che ha visto la prima pubblicazione in un’edizione francese su ‘Le Lys Bleu éditions’ nel 2018. Antonino Bellofiore è un giovane agente di polizia. Indossa calzini spaiati, non si prende cura particolarmente del suo aspetto, e fa di un suo bottino le cose sequestrate ai malfattori. La sua vita è intrecciata a quella di Anisetta, una giovane ragazza di origini genovesi, con occhi grandi e spaventati come quelli dei gatti. Le indagini di lui circa alcune lettere arrivate con ritardo presso la sua abitazione, e l’attitudine di lei, ad interrogarsi sulle questioni della vita, complici i suoi studi in psicologia, porteranno i due protagonisti in una corsa ad ostacoli, dove più volte ci si chiederà se l’amore basta a salvare una relazione o si necessita di molto altro. Il romanzo è incentrato per lo più su due grandi personaggi: Bellofiore ed Anisetta. Entrambi avranno modo e spazio di essere conosciuti dal lettore, si mostreranno senza maschere, talvolta rendendo i lettori partecipi dei loro dubbi e domande, portandoli dunque ad essere parte attiva della narrazione stessa. Bellofiore è lo stereotipo del “poliziotto cattivo” quello che fuma le sigarette di contrabbando, che non attende gli ordini o il lascia passare dei suoi superiori. È un poliziotto autonomo, che confonde utilità pubblica con questioni prettamente personali. Nega a tutti di voler fare carriera, perché il suo status di poliziotto semplice sembra assicurargli una certa sicurezza quotidiana. Non ama particolarmente Nizza, e spesso sembra ricordare con nostalgia i sapori e i paesaggi italiani. Gran parte delle vicende che lo riguarderanno saranno quelle riguardanti “le raccomandate” consegnategli con trent’anni di ritardo, a nome di suo padre. Spesso, l’uomo trascurerà le sue vicende personali a favore di indagini fuorvianti e senza grandi organizzazioni pratiche. Questo lo porterà a farsi sfuggire di mano molte delle sue questioni irrisolte, tra cui ciò che l’uomo ed Anisetta tentavano di ricucire da troppo tempo, senza buoni risultati. Anisetta è un personaggio positivo, calmo e leggero. Le vicende che la riguarderanno saranno incentrate sul suo lavoro sodo circa la tesi di laurea, sul fatto che proverà in ogni modo ad avvicinarsi ad un uomo scostante e burbero. Anisetta è osservatrice, pedalatrice, sognatrice, tutto insieme, e tutto in modo ineccepibile. Dapprima sembrerà vergognarsi anche solo di un complimento a voce alta, per poi nel corso delle pagine, trasformarsi, e diventare una ragazza più forte, quasi sfrontata: un esempio chiaro è senz’altro quello della bicicletta. Anisetta infatti, inizierà ad indossare gonne corte, o camice trasparenti in sella ad una bici, senza il timore di essere guardata o apprezzata. La sua trasformazione è piacevole alla vista quanto al pensiero. Anisetta dapprima curva sulle sue spalle, quasi intimidita dalla sua stessa voce, sembrerà darsi un tono, apprezzare di più le sue doti, e prendere scelte personali, che possano renderla davvero felice. Verso la fine del romanzo, la giovane infatti, si porgerà delle domande. Si chiederà infatti se è davvero ciò che vuole […]

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Il Guaritore, il nuovo libro di Renzo Brollo

Il Guaritore, di Renzo Brollo, pubblicato da Diastema Editrice, è una storia lunga, che ha inizio tanti anni fa.  Una narrazione apparentemente semplice che coinvolge e si caratterizza per una forte delicatezza, come una raffica di vento che s’alza improvvisamente, mutando carattere e scatenando sensazioni diverse. Renzo Brollo ha immaginato l’esistenza di un bambino predestinato, la cui voce sembrerebbe fatta apposta per guarire le ferite dell’anima di chi lo ascolta. Il Guaritore: la trama È una storia liberamente ispirata alla vita di uno dei più famosi cantanti del Settecento: Carlo Broschi detto Farinelli la cui voce, bianca e fortemente coinvolgente, allietò la nobiltà per lunghi anni. I cantanti come Farinelli, ebbero una esistenza piuttosto sofferente, che li portò a condurre una vita fuori dall’ordinario. Partendo dalla vicenda di Farinelli, che alla corte dei reali di Spagna guarì il re malato di depressione cantandogli ogni notte le stesse quattro arie, l’autore ha immaginato un piccolo Carlo moderno, che diventerà guaritore e rappresentante, a tratti felice e tratti infelice, così come la propria condizione, presumibilmente non desiderata, prevedeva. La struttura del romanzo: sensazioni ed emozioni contrastanti Il romanzo Il Guaritore è costituito da un preludio e sette movimenti, racconta un lungo processo di formazione che inizia da un trauma; il protagonista della storia, Carlo, avrà (inconsapevolmente) un compito importante e faticoso al tempo stesso, quello di ripulire, grazie alla propria voce, i “drammi” di coloro che portano segni e ferite nei propri cuori. Un compito di certo non semplice, che porta con sé numerose implicazioni, non sempre positive. Un libro profondamente melodico nella narrazione e nella stesura della storia, colpisce sin dalla copertina, sulla quale è raffigurata una figura circondata da piume bianche di pavone, candide e con sul viso una maschera argentata dal lungo becco. La vicenda narrata è esemplare, poiché fa riferimento ad un aspetto chirurgico che affonda le proprie radici nell’antichità, ma è volta a preservare l’identità e la funzione del protagonista, Carlo, il quale inevitabilmente sarà sottoposto a quello che può esser definito un vero e proprio trauma, che probabilmente lo segnerà per sempre. Al centro della vicenda inevitabilmente ci sono i temi dell’arte e della musica, ma anche la psicologia che si nasconde nelle pieghe dell’essere, dell’identità di una persona e di conseguenza le emozioni che essa può suscitare. Oltre al protagonista principale, si susseguono una serie di personaggi inseriti in un insieme di caratterizzanti tensioni emotive, che trascinano il lettore in una dimensione nella quale si celano numerosi aspetti, tutti diversi. Il Guaritore, così come il suo personaggio principale, è un libro dalla scrittura accorta e sinergica al tempo stesso, a volte sbrigativo, altre volte dettagliato. Renzo Brollo ha saputo creare l’immagine di un bambino sulle cui spalle pesano le scelte degli altri, naturalmente non dettate dal suo cuore o dalla sua mente- si potrebbe quasi affermare che si tratti di “scelte non scelte”- di una consapevolezza amara che gli si ritorcerà contro; il protagonista rappresenta un filtro che ha il compito di guarire con la propria […]

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Jalna di Mazo de la Roche, edito da Fazi editore

Jalna è un romanzo dell’autrice Mazo de La Roche, il primo di un’amatissima saga familiare che ha conquistato migliaia di lettori con undici milioni di copie vendute. Jalna: una trama che travolge e trascina nella lettura Anni venti, i protagonisti del romanzo sono gli Whiteoak, una famiglia inglese di origini vittoriane trapiantata in Canada alla fine dell’800, in una tenuta coloniale dell’Ontario che prende il nome dalla città di Jalna in India. La capostipite della famiglia è la quasi centenaria Adeline, di origini britanniche, che ha trascorso la prima parte della propria vita insieme al defunto marito Philip, in India, proprio nella città di Jalna. La prima parte del romanzo si basa proprio sui primi anni dei coniugi Whiteoak, facendo riferimento ai motivi che li hanno spinti ad imbarcarsi per due mesi con una neonata e al loro successivo sbarco in Quèbec, per poi arrivare definitivamente nell’Ontario. L’autrice presenta e descrive i personaggi del celebre romanzo con ironia, con uno stile divertente e classico; tutto risulta molto pacato grazie ad una narrazione semplice che si tinge di quotidianità, con la presenza di minuziose descrizioni, piuttosto dettagliate, che riescono ad appassionare sin dall’inizio. Spesso si percepisce nelle descrizioni, soprattutto dei personaggi, ma anche negli ambienti cui essi si muovono, un vago senso di malinconia, espresso abilmente con delle semplici metafore dal gusto amaro. Nella descrizione dei personaggi, minuziosa e dettagliata, l’autrice fa riferimento anche alla componente psicologica che li caratterizza, in modo che il lettore possa in un certo senso riconoscersi in quelle identità, seppur storicamente lontane. D’altronde, pur essendo un romanzo scritto cento anni, fa, Jalna risulta sorprendentemente attuale. Nella struttura del romanzo e mentre si prosegue nella lettura, ciò che sicuramente colpisce il lettore è la presenza di molti elementi naturali, tra questi, prati, uccelli, animali, che arricchiscono l’ambiente familiare nel quale i protagonisti si muovono. Il libro è delizioso, caratterizzato da mille colori, un vero e proprio viaggio attraverso le parole,  attraverso una prosa leggera, ma a tratti incalzante, con elementi allusivi, densi di emozioni, sospiri, rammarichi e baci rubati, tutto inserito in una mescolanza di sensazioni. Jalna è un poema squisito, incentrato su una continua ispirazione, così come l’amore per Alayne, una delle protagoniste del libro, che arriva quasi prepotentemente a destabilizzare l’ordine e la tranquillità della famiglia. Alayne è  una donna in carriera, che riesce ad ammaliare un po’ tutti, con una sottile malizia. Grazie alla sua presenza, si percepiscono e man mano si delineano, una serie di elementi che si configurano come i più significativi del libro. Indubbiamente, l’amore è uno dei temi cardine del romanzo, ma l’autore fa riferimento ad un amore paziente, apparentemente impossibile, ma anche  delicatamente eloquente, come un pensiero che sfiora, e che allo stesso tempo  si allontana. Il pensiero di essere felici per essere felici, dunque, pensare alla felicità per raggiungerla e poi viverla. Al centro di tutto, la famiglia, all’interno della quale, i personaggi si muovono, esprimendo quasi un senso di irreprensibile impossibilità al distacco; è come se ognuno di […]

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Canzoniere dell’assenza di Antonio Spagnuolo (Recensione)

Il Canzoniere dell’assenza (Kairós Edizioni) di Antonio Spagnuolo è una raccolta di circa settanta componimenti dedicati alla memoria della donna amata, Elena. La stessa che, nella prefazione, Silvio Perrella definisce “la Beatrice in carne ed ossa” del poeta. “L’incontro con Elena è stato baciato dalla grazia e adesso quella grazia è interdetta”: Elena è andata via troppo presto per un problema di cuore. Il Canzoniere dell’assenza ha modo di esistere solo dopo che Antonio Spagnuolo ha già assolto al “compito di  dire l’assenza”. I componimenti della raccolta prendono forma in momenti diversi, nascono sparsi, separati. È solo successiva l’idea di farne un libro. Tuttavia le premesse (ir)razionali alla genesi di queste poesie sono univoche e soprattutto chiare fin dall’incipit: nel Canzoniere dell’assenza la creazione poetica cerca di dare forma all’informe, mettere ordine al caos portando alla luce il passato fino a ricostruire anche in falso le visioni del ricordo. Allora il reale e l’onirico si alternano e si inseguono svelando una nuova energia della mente che non è che il desiderio di un corpo che non è più tangibile carne. Le forme dell’assenza: Canzoniere dell’assenza di Antonio Spagnuolo “L’assenza della persona amata è il baratro incolmabile che si apre ogni sera, quando fra le coltri la mano inutilmente cerca quella carne che per decenni ha concesso il profumo della sublimazione…” Ora che Elena non c’è più, la sua assenza prende il suo posto ed occupa ogni spazio, assume tutte le forme possibili: il sogno, il disincanto, l’illusione, l’allucinazione. Nella solitudine agghiacciante di una vita spezzata, visioni: “Ti rivedo nuda nell’azzurro del cielo”. Il silenzio diventa caleidoscopio di ricordi e si ridesta color di limone l’illusione che la poesia possa vincere il tempo in eternità . Nell’antico terrore di vivere senza memorie,  non c’è spazio neppure per il pianto ora che la mente è intenta a ripercorrere il passato, in cerca di mani e carezze, palpiti, affanni – “ Chiudo gli occhi per sognare il tuo labbro”- i versi sono un bluff crudele, l’unica via per “non cadere invano tra gli artigli del dubbio dell’eterno”. Incastri di incisive e subordinate delineano sensazioni: “ La carezza del tempo ha il rintocco / di una musica lieve, modulata”,  “Eri la variopinta farfalla che ritorna […] nell’odore del balsamo / dei tuoi capelli intrecciati dal dubbio”; “ Ripete l’erotismo del piede richiami violenti, / per riprendere il tocco della pelle / che avvolge vertigini di schegge”. È l’incanto di memorie che ti appaga. Ma sillabare la morte è incontrare il mistero della dissoluzione di un corpo. Nel Canzoniere dell’assenza i motivi ricorrenti come il sogno, la solitudine, il dubbio, il ricordo, le ombre vengono esasperati in un vortice di pensieri assillanti, in bilico sulle ossa vissute e ormai stanche di Antonio Spagnuolo che con i suoi versi –  fitti di enjambement, metafore e analogie – cerca, nell’esercizio d’andare a capo, di ricucire le ore che hanno ferito il corpo e distolto ogni leggerezza. I drammi del canzoniere, oltre a quello irrimediabile della perdita definitiva […]

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Racconti greci, il nuovo romanzo di Alessandro Amadesi

Racconti greci, il nuovo libro di Alessandro Amadesi  | Recensione Racconti greci è il nuovo romanzo di Alessandro Amadesi, edito da Lit Edizioni. In un momento di crisi profonda, il protagonista decide di partire alla volta di un’ isola greca: Santorini. Durante tutto il viaggio si avvicenderanno riflessioni, scoperte e ricordi. Nella seconda parte, in particolare, ci saranno riflessioni sulla donna amata, in continua lotta per questo amore che sembra impossibile. Nelle successive parti del romanzo seguiranno riflessioni sull’intera umanità. Il libro è diviso in tre grosse parti sostanziali. I tre blocchi lasciano spazio ad ulteriori squarci di riflessioni personali, in tutto cinque. Le parti principali prendono il nome di Kalimera, Kalispera e Zakynthos. Passando attraverso i tre emisferi, si avverte una sorta di crescendo emozionale. Kalimera è dedicata interamente a Santorini, il luogo in cui il protagonista sembra essere più affezionato. Kalispera parla di Agia Marina e l’ultima parte lascia spazio alla meravigliosa Zante. Il protagonista, Ale, sembra quasi reincarnare le fattezze dell’ “eroe moderno“. Non è importante avere un aspetto fisico che rientri nei canoni comuni, tanto che dietro alla piccola statura del protagonista, agli occhiali da vista e alle disavventure personali, c’è una persona  capace di grandi cose. Il protagonista appare quindi come “l’uomo della porta accanto”, che nella sua normalità affascina ed incuriosisce. Ale è totalmente innamorato di una donna impossibile, di cui non appare mai il nome. I loro dialoghi sono emozionanti e veri. Alcuni estratti sembrano essere stati estrapolati da messaggi, altri appaiono solo come lettere d’amore mai spedite. Tra i due sembrano non mancare numerosi stralci di passionalità, elementi che rafforzano l’idea di avere a che fare con personaggi in carne ed ossa, che oltre all’amor cortese sono anche alla ricerca dell’amore carnale. La storia dei due non è fitta di dettagli ma, per la sua passione e attualità, tiene il lettore incollato alle pagine fino alla fine, nell’attesa che vi sia un lieto fine. Racconti greci: un viaggio insieme al protagonista Per tutto il romanzo si susseguono elementi geografici. Non mancano suggerimenti sui luoghi da visitare in Grecia, come la Caldera, l’isola Aiginas, il porto del Pireo, la collina di Bohali… Insieme al protagonista e grazie ai dettagli geografici, il lettore compie un viaggio fatto di sole, persone e racconti. Anche per quanto riguarda il cibo, il protagonista parla spesso di cose che ha mangiato con gusto, come nel caso del Pasticio. I personaggi di Racconti greci sono ben caratterizzati e non cadono mai nel cliché dell’ “uomo del posto”. I greci Skaramagas, Saliveros, Nikos e Peros, saranno, infatti, per Ale, oltre che ottimi ristoratori, precisi tassisti o semplici conoscenti, anche delle figure che lo avvicineranno alla cultura greca, fino a farlo sentire finalmente a casa. Il viaggio di Ale non è la tipica “vacanza italiana” ma appare quasi come un viaggio introspettivo, che ti spinge verso la cosiddetta “calma del posto”, quella stessa calma che in Grecia sembra regalarti il tempo necessario per far tutto. Tra flashback e piccole avventure, le […]

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Pedro Lemebel: Di perle e cicatrici | Recensione

Di perle e cicatrici (De perlas y cicatrices) è l’opera dello scrittore cileno Pedro Lemebel,  pubblicata per la prima volta in Cile nel 1998. Il libro, edito da Edicola Ediciones, è  uscito da pochissimo anche da noi in Italia. Di perle e cicatrici, terza opera di Pedro Lemebel Di perle e cicatrici è ambientato in Cile nel tormentato periodo politico che va dalla fine della dittatura (con Pinochet) fino al lento e graduale instaurarsi della democrazia.  Pedro Lemebel conduceva il programma radiofonico Cancionero per Radio Tierra: le testimonianze raccolte le ha  riportate nel libro Di perle e cicatrici come ha fatto per gli articoli pubblicati su Pagina Abierta e The Clinic (giornali di opposizione politica) raccolti poi nei volumi  La Esquina es mi Corazón, Loco Afán: Crónicas de Sidario,  Zanjon de la Aguada. Nel libro Di perle e cicatrici vengono riportate le cronache di settanta personaggi, ciascuno dei quali è molto ben caratterizzato. Il volume è una sorta di bestiario del genere umano che vive il Cile della post-dittatura. Pedro Lemebel era infatti un intellettuale di spicco del Cile, amatissimo dalla sinistra e dalla comunità omosessuale (della quale faceva parte) e ha realizzato eventi, performance provocatorie, video ed installazioni per rivendicare il diritto alla libertà in tutte le sue forme (sessuale, ecc.) con il  Collettivo artistico Yeguas del Apocalipsis (fondato con Francisco Casas). Pedro Lemebel viene per questo considerato uno dei più interessanti cronisti della postmodernità in America Latina, tanto da essere definito dallo scrittore cileno Roberto Bolaño il «miglior poeta della sua generazione». Di perle e cicatrici, le settanta testimonianze  Le settanta testimonianze presenti in Di perle e cicatrici lasciano trasparire le molteplici zone d’ombra del processo di democratizzazione in Cile, sottolineate con eccellente sarcasmo dall’autore. I personaggi sono svariati: troviamo comici televisivi, ex Miss Universo, scrittori e personaggi del jet set di ieri e di oggi che si alternano alle vittime del terrore in maniera provocatoria e, attraverso di loro, Pedro Lemebel esprime il suo punto di vista circa la rivendicazione della differenza sessuale, la difesa degli esclusi quali le minoranze emarginate, la denuncia degli orrori della dittatura e le ombre della nuova democrazia con le sue nuove/vecchie connivenze politiche. Lo stile scelto dall’autore è decisamente originale e si inserisce nella corrente letteraria barocca latinoamericana: Pedro Lemebel sceglie infatti di utilizzare un  linguaggio barocco caratterizzato dall’utilizzo di parole tipiche del folclore locale e dall’adozione di  toni provocatori e di rivendicazione sociale e politica. Immagine: Edicola Ediciones

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Cuorineri – Il Direttore, il romanzo/inchiesta di Simona Pino d’Astore (Recensione)

In una Brindisi spezzata dall’inopia e dalle ingiustizie, la camorra fa il suo corso conducendo battaglie sanguinose e violente per ottenere il dominio sul territorio. Ma la speranza di riuscire a risorgere può, a volte, essere più forte di qualsiasi crimine. Nelle librerie il primo romanzo/inchiesta di Simona Pino d’Astore Cuorineri – Il Direttore, pubblicato dalla Graus Editore per la collana Black Line. Brindisi, come una qualsiasi città soggiogata dalla violenza incontrastata e senza scrupoli della malavita organizzata, è lo sfondo, e fulcro dominante, del romanzo di Simona Pino d’Astore. A raccontare la città sono in prima persona i tre camorristi Franco Altavilla, detto “14”, Luigi Narcisi “il Pazzo” e Luigi Patisso “il Direttore” (personaggi reali ai quali Simona Pino d’Astore ha chiesto di raccontare la loro storia). Storie personali alternate a capitoli in cui l’autrice narra, anche se in maniera romanzata per alcuni avvenimenti e personaggi inventati, meccanismi della criminalità brindisina ma estesa a tutto il territorio pugliese. Cuorineri – Il Direttore, il romanzo/inchiesta di Simona Pino d’Astore Simona Pino d’Astore nasce proprio a Brindisi, dove vive con la sua famiglia svolgendo la professione di giornalista e interessandosi alle dinamiche politiche e di criminologia legate a questa grossa fetta della società, che tutti tentiamo di nascondere e di mettere da parte ma che vive incontrastata nei nostri vicoli. Con questo romanzo però l’autrice tenta di dare una lettura che potrebbe essere definita della “speranza” e della giustizia, dove non è utopico affermare che cambiare è possibile. Infatti, alternando i momenti di inchiesta – condotti seguendo il focus di “Gomorra” di Saviano (diversi territori ma stessa criminalità) – a quelli della vita personale dei camorristi, Simona Pino d’Astore, lasciandosi ispirare da fatti realmente accaduti, prova a spiegare le motivazioni che possono spingere un criminale a diventare tale. La povertà in primis, un quartiere degradato che non offre sbocchi di divagazione ad un bambino solo che non è seguito dai propri genitori, i quali non tentano di salvare il proprio figlio da un’esistenza fatta di inopia e assenza, ma anzi infondono in lui odio e violenza. Così, rubare o fare del male al prossimo sembra essere l’unica via d’uscita, mentre il desiderio folle di ottenere tutto, soldi e potenza, diventa sempre più forte e sentito, trasforma la propria anima, ti spinge ad entrare nel mondo della camorra senza più poterne uscire, sperando e credendo davvero di poter avere protezione e una vita facile. In alcuni capitoli emergono invece storie di una quotidiana giornata di un aspirante camorrista che tenta di farsi strada ed essere accettato o solamente essere il primo su tutti, attraverso uno smercio di sigarette di contrabbando o compiendo una rapina in banca o chiedendo appoggio al sindaco o all’assessore corrotto di turno in cambio di favori politici. E quando la latitanza o la carcerazione è l’unica azione da compiere, nel romanzo emergono le sensazioni dei personaggi come quella di resa nei confronti di un destino già compiuto, che è al di sopra anche dell’amore verso la propria compagna […]

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Luna rossa, Kim Robinson e la Fanucci ancora insieme

“Luna Rossa” di Kim Stanley Robinson, autore della fortunata  e pluripremiata “Trilogia di Marte” è qui edito da Fanucci Editore nella collana Narrativa. Luna Rossa, un viaggio dove siamo già stati Caleidoscopico. Appena finito un libro da recensire, mi fermo sempre qualche giorno a pensarci su e a cercare una parola, una singola parola che lo riassuma totalmente e da cui far partire tutto. Un solo termine, secco. Caleidoscopico è la parola chiave per “Luna Rossa” di Kim Stanley Robinson. Come ci avvisa lo strillone in copertina, siamo dinanzi ad un’opera fantasy. Robinson, per chi lo conosce, è uno degli autori fantasy più in auge del momento. Eppure quest’opera vira chiaramente su altre tematiche e stili nel mostrarsi al pubblico, usa gli aspetti fantascientifici come sfondo, prendendo a piene mani da quel mondo immaginario a cui siamo già abituati e educati ormai, senza aggiungerci nulla di veramente nuovo e rivoluzionario. Lontani dal solito brand, dall’idea che maestri come Asimov e Dick ci hanno dato di genere fantascientifico, Robinson scegliere di porre il focus del lavoro su un caso da risolvere, su un colpevole da trovare e un rocambolesco groviglio di personaggi e avvenimenti che sta al lettore districare con cura pagina dopo pagina. Insomma, più che fantasy, direi puro noir. Non troviamo l’azione ad ogni costo in questo libro, né dialoghi da cardiopalma e taglienti come lame, è più uno studio sull’uomo e sul suo spettro emotivo. Una riflessione che l’autore sembra voler fare sul mammifero più diffuso sulla terra, lasciandosi andare spesso a variazioni sul tema e voli pindarici. Non c’è una narrazione diretta e precisa, è un trattato, quello che Robinson fa, e sceglie di farlo con lentezza e parsimonia. Usa un ritmo discontinuo, preme sull’acceleratore e poi frena bruscamente, e concede grandi lezioni antropologiche e storiche al lettore, imponendo così il suo stile e prendendosi in pieno il rischio di condurre lontano il lettore dalla trama principale. Non è un cattivo libro quello che ci troviamo a stringere tra le mani, alla fine. Neppure un libro eccelso, bisogna dirlo. Una lettura assolutamente godibile e di qualità, ma non imprescindibile. Il consiglio è di non pensare di ingoiarlo in un sol boccone, come certi lupi fanno con le bimbe indifese e certi lettori con i libri che hanno amato, ma di sorseggiarlo, come un tè caldo e rilassante nell’ultima ora di luce della giornata, finché non si freddi il giusto per poterne sentire tutto il sapore.

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Sulle tracce dei nostri antenati in Italia…, di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi

Una breve parentesi sugli autori del libro Sulle tracce dei nostri antenati in Italia… Flavia Salomone è nata a Roma, dove si è laureata in Biologia con indirizzo Antropologico presso l’Università degli Studi “La Sapienza”. Ha condotto ricerche sulla biologia delle popolazioni umane del passato su campioni scheletrici di epoca romana (I-III sec. d.C.) presso il laboratorio di antropologia del Museo “Giuseppe Sergi” dell’Università di Roma “La Sapienza” e presso il Museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma. Si occupa di divulgazione scientifica e recentemente con la casa Edizioni Espera ha pubblicato il suo primo libro “C’era una volta Homo“. Da aprile 2017 è redattrice per Running Experience. Luca Bellucci, naturalista e paleontologo, autore di varie pubblicazioni scientifiche, studia la sistematica dei grandi mammiferi plio-pleistocenici italiani. Si occupa anche di divulgazione scientifica con laboratori didattici. Inoltre, realizza e produce app, modelli e stampe 3D di fossili. Attualmente è assegnista di ricerca presso il Polo museale Sapienza ed  è membro del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Giorgio Manzi, Professore ordinario di Antropologia alla Sapienza Università di Roma, dove è anche direttore del Museo di Antropologia G. Sergi e del Polo museale Sapienza. Le sue ricerche, documentate da oltre 150 pubblicazioni scientifiche, trattano principalmente argomenti di paleoantropologia e di biologia di popolazioni umane antiche. Come divulgatore, collabora con quotidiani, riviste, radio e TV; fra i libri più recenti, “Il grande racconto dell’evoluzione umana” (Il Mulino, 2013) e “Ultime notizie sull’evoluzione umana” (Il Mulino, 2017). Sulle tracce dei nostri antenati in Italia… Di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi “Sulle tracce dei nostri antenati in Italia…” è un breve volume illustrato di Flavia Salomone, Luca Bellucci e Giorgio Manzi che parla delle cronache del Lazio preistorico. Gli eventi cruciali dello sviluppo dell’uomo sono stati quattro: la postura eretta, il bipedismo, le mani libere e il cervello sempre più grande e complesso. Una serie di mutazioni a livello fisico e posturale hanno portato l’uomo ad evolversi, progredire e divenire ciò che oggi è. Nel breve testo, dedicato anch’esso ai bambini delle scuole primarie, gli autori descrivono una vasta scelta di siti paleontologici presenti a Roma, non tutti visitabili, analizzando i vari reperti ritrovati in loco. Il volume è interamente dedicato al Lazio, spaziando tra la geografia, il clima, la flora e la fauna risalenti ad epoche remote. Si parla di mari in cui nuotavano ammoniti ed ittiosauri, di mari bassi e caldi popolati dai coralli, di foreste pluviali divenute successivamente steppe gelide e aride nelle quali vivevano mammut e rinoceronti lanosi. In Lazio vivevano stambecchi e camosci, buoi, cervi nobili, megaloceri, piccoli asinelli, lupi, iene macchiate e il ghiottone, uno dei più aggressivi predatori. È la storia degli uomini di Neanderthal e dei loro antenati, che popolavano un territorio abitato da  mammiferi ormai estinti, dove i vulcani del territorio a nord e a sud dell’attuale città di Roma erano ancora attivi. Il volume è articolato in tre parti identificabili dai diversi colori usati: il rosso, per la prima parte dedicata all’evoluzione umana; il blu, per […]

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