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Eroica Fenice

La Tag: recensioni di libri contiene 28 articoli

Libri

Katharine Kilalea: Va tutto bene, signor Field | Recensione

Va tutto bene, signor Field, scritto da Katharine Kilalea, è fra i recenti titoli messi in pubblicazione (lo scorso agosto) dalla casa editrice Fazi editore (per la traduzione in italiano di Silvia Castoldi). Va tutto bene, signor Field di Katharine Kilalea: recensione Con Va tutto bene, signor Field, Fazi editore pubblica un testo dell’autrice sudafricana Katharine Kilalea. La trama del romanzo intende seguire le direttrici di alcune di quelle che sono le voci proprie dell’anima: musica, silenzio, emozioni. Queste le “voci” che permeano il testo, questi gli aspetti di un uomo che può essere specchio di altri uomini. La musica e la riflessione sulle emozioni sono messe insieme attraverso il medium dell’architettura: il concetto d’arte, dunque, si comprende, permea il testo, declinandosi, attraverso la penna dell’autrice, nelle sue plurime forme e svariate manifestazioni. Suono e luce sono le prime esperienze sensoriali che le righe di Katharine Kilalea rievocano dalla memoria del lettore: una casa in cui ombre, luci, forme, impressioni, suoni e silenzi iniziano a stagliarsi sulla pupilla di chi guarda e ascolta; e chi guarda e ascolta è il protagonista, il cui filo narrativo si muove lungo il discorso in prima persona, cosicché il lettore possa entrare direttamente nella scena attraverso il personaggio protagonista: ed è proprio attraverso l’uso narrativo di questa diegesi interna che sembra sottolinearsi ed intensificarsi la volontà di speculazione intima, introspettiva, del lungo racconto. Oltre allo sfondo naturale, ambientale, in cui si muovono e “vivono” i personaggi pensati e costruiti dall’autrice (e del cui bios la presenza palese è data dalle grandi sezioni che compongono il testo che si svolgono lungo l’avvicendarsi delle quattro stagioni – ulteriore riferimento musicale? – e che segnano lo stato d’animo che le permea), c’è un elemento antropico che risulta essere quasi un ulteriore personaggio di Va tutto bene, signor Field: la casa, la costruzione architettonica che “accoglie” come fosse involucro, bolla di separazione dell’individuo dal resto, i pensieri e le azioni del protagonista e dei personaggi comprimari che vi ruotano intorno, si fa imprescindibile presenza spaziale al fine di ricollegare e comprendere le vicende – interiori ed esteriori – che si svolgono via via attraverso la trama del testo. Più di un ritmo narrativo caratterizza il testo e questo “dinamismo musicale” conferisce un andamento non piatto: periodi e “fraseggi” lenti si interpongono a momenti narrativi più veloci, creando una curva che bene si innesta al personaggio (fra lo stile dialettico pensato da Katharine Kilalea per il suo personaggio e la professione di musicista e concertista del personaggio stesso risalta, in altre parole, un grado di coerenza). La lentezza di certi passaggi narrativi permette al lettore di ristare in personalissime sensazioni evocate a livello cerebrale: memoria ecoica, memoria iconica, memoria aptica sembrano riuscire ad emergere permettendo al lettore di recuperare – e rielaborare – a livello conscio sensazioni vissute ed emozioni pregresse; sensazioni ed emozioni pregresse assolutamente personali per ogni lettore, prodotti esperienziali ed elaborazioni individuali che possono “rivivere” solo attraverso un rispetto dei tempi talamici in termini di azione […]

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Libri

La frontiera spaesata: recensione del testo

La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani è il titolo del recente testo – pubblicato lo scorso luglio –  scritto da Giuseppe Samonà, edito per i tipi di Exorma Edizioni ed inserito nella collana “Scritti Traversi”. La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani: il testo La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani è innanzitutto un percorso “messo su carta”, una sorta di piccola mappa raccontata, in cui i luoghi e le storie si mescolano; allora l’idea di frontiera si riformula divenendo sintesi del suo contrario ontologico e semantico: una frontiera, dunque, «che non è una linea ma uno spazio disteso, fluido, dai contorni sfumati, in cui coabitano e si mescolano genti, lingue e culture». «Dove iniziano? Dove finiscono i Balcani?», si chiede l’autore e la sua non può essere una domanda geograficamente intesa; non i Balcani come monti chiaramente definiti dal punto di vista geografico, bensì i Balcani come idea, come agglomerato, come luogo di incontro di lingue, culture, paesi, che ivi coabitano. È «un tenersi all’elastico», riprendendo le parole dell’autore che evidentemente allude ai legami e alle influenze che coesistono fra i popoli “dei confini”. Una lettura “di sbieco”, “di traverso”, in cui si resta sempre in equilibrio precario fra un “cis-” e un “trans-”, fra un al di qua e un al di là del Balcani: una realtà plurima che l’autore più volte descrive come “indefinibile”. La penisola balcanica Dei popoli balcanici, dei paesi balcanici, spesso si dice come se fosse una sola grande identità, una sola grande realtà monoculturale; ciò che invece risalta attraverso le pagine di questa insolita guida di viaggio è il contrario: l’attenzione è posta sulla pluralità, sul mosaico di genti e di luoghi e sulle loro identitarie peculiarità, sul carattere policulturale, che non è annullamento del tutto in favore del singolo, piuttosto identificazione del singolo nel tutto. Geograficamente, la catena montuosa dei Balcani attraversa la Serbia e la Bulgaria, ma, per estensione, con il termine Balcani si indica tutto il territorio della penisola balcanica di cui fanno ora parte gli Stati indipendenti della Bulgaria, della Grecia, di parte della Turchia, della Croazia, della Serbia, del Montenegro, della Macedonia, della Slovenia, dell’Albania, della Bosnia-Erzegovina, del Kosovo, della Romania e della Moldavia (Romania e Moldavia ritenute da alcuni storici confacenti parte della penisola balcanica in termini storico-politici). Le vicende storiche che hanno attraversato questi popoli e le loro azioni di indipendenza si sono svolte lungo un arco temporale della durata di diversi secoli e hanno portato alla costituzione di un mosaico di popolazioni separate politicamente ma correlate da taluni profondi tratti storici e socio-culturali. Giuseppe Samonà: l’autore del testo Giuseppe Samonà è dottore in Storia delle religioni antiche, ha insegnato a Parigi, New York e Montréal, è cofondatore della rivista franco-italiana Altritaliani e condirettore della rivista transculturale franco-canadese ViceVersa; fra i suoi libri, oltre a La frontiera spaesata. Un viaggio alle porte dei Balcani, si leggono, fra gli altri: Gli itinerari sacri dell’aedo: Ricerca storico-religiosa sui cantori omerici, Il […]

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Libri

Un giro di giostra: il romanzo di Roberto Colantonio

Un giro di giostra è il nuovo libro dello scrittore Roberto Colantonio, edito da GM Press. Un giro di giostra: sinossi del libro “Novembre 1992. La Prima Repubblica sta morendo sotto i colpi di “Mani Pulite”. Inizia lo sciopero dei dipendenti del Monopolio di Stato sui tabacchi; è l’epoca d’oro del contrabbando delle “bionde”, agevolato dal continuo stato di guerra nei Balcani, sull’altra sponda dell’Adriatico. Niente e nessuno sarebbe stato più come prima dopo questo gigantesco giro di giostra. Giuseppe, detto Jo, torna a Lava, il suo paese natale, alle pendici del Vesuvio, dopo aver inutilmente tentato la fortuna altrove. Rincontra il suo amore di sempre, Maria, che ha sposato il suo migliore amico. Insieme, i tre tenteranno il colpo che gli permetterebbe di lasciarsi Lava alle spalle.” https://www.gmpress.it/prodotto/un-giro-di-giostra/ “Fu come uno sparo”, si legge in un passo del breve ma intenso libro di Roberto Colantonio; una narrazione semplice, scorrevole che entra nella mente, conducendo inevitabilmente a riflettere. Le parole che compongono le pagine del libro sono quasi come degli “spari” che uno dopo l’altro, quasi a raffica, si posizionano lì, in una scrittura che abilmente racconta di un ragazzo tornato al proprio paese di origine, in Campania. Lava, il paesino dagli orrendi fili di plastica colorati posizionati davanti alle porte d’ingresso a fare da tenda e a togliere l’aria. La sensazione era quella di trovarsi in un grande zoo, col mostro (il Vesuvio) che dall’alto osservava tutto. Il protagonista di “Un giro di giostra”, Giuseppe, detto Jo, è piuttosto controverso, si potrebbe definire ermetico nel suo modo d’essere e comportarsi. Osserva quel paesino dal quale partì, con lo spirito di chi vorrebbe rivoluzionare tutto. Un paese buio, in cui tutto è spento, ma non le descrizioni minuziose dell’autore, Roberto Colantonio. Jo non chiede consigli, sembra quasi non voler agire e pensa, tanto, spesso e intensamente con rammarico a ciò che è stato e ciò che probabilmente non potrà più essere. Il titolo del libro probabilmente rappresenta un po’ la metafora dell’esistenza, una giostra che fin quando gira, diverte e riesce a cancellare, seppur per poco tempo, i pensieri, i problemi, i rimorsi, quasi confondendo la mente per poi fermarsi e far ritorno alla realtà, bella o brutta che sia. Una giostra sulla quale si decide di salire e dalla quale necessariamente bisogna poi scendere. Un po’ come le situazioni che Jo, il protagonista del libro, vive con gli altri personaggi, che gli fanno da spalla, in un ambiente che pullula di emozioni, suggestioni e rimembranze. La redazione di Eroica Fenice ha avuto il piacere di intervistare l’autore del libro intitolato “Un giro di giostra“, Roberto Colantonio, che con gentilezza e premura ha risposto a qualche domanda. L’intervista all’autore Roberto Colantonio Salve Signor Roberto Colantonio, innanzitutto complimenti per il libro. Come prima cosa Le chiedo, da cosa e come nasce l’ispirazione di scrivere un libro breve ma così ricco di significato, con una storia così “particolare”? “La ringrazio per le belle parole. Il libro ha avuto una gestazione molto lunga ed […]

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Culturalmente

Toscana, l’Atelier della Bestemmia: così si racconta l’Italia dall’interno

Toscana, l’Atelier della bestemmia è il primo volume della serie Dispacci italiani edita da Les Flaneurs: uno sguardo all’Italia dall’interno Rivoltare l’Italia dall’interno, nei suoi vizi (tanti) e nelle sue virtù (altrettante!) – come se prendessimo un budello, un intestino – non è cosa facile, né per tutti. Il primo effetto in cui si incorre è sicuramente quello di avere paura o timore di ciò che vi si ritrova. Un po’ come accade quando, accidentalmente, inciampiamo in segreti di famiglia che avremmo preferito non conoscere, oppure in avvenimenti imbarazzanti che tendiamo a nascondere come polvere sotto il tappeto. Svelare lati non molto conosciuti dell’Italia è ciò che sembra voler fare la nuova collana Dispacci Italiani – Viaggi d’amore in un Paese di Pazzi, edita dalla casa editrice Les Flâneurs, un progetto molto ambizioso, che dovrebbe dare voce a personaggi “insoliti” oppure poco conosciuti al grande pubblico, ma non per questo meno validi, anzi potrebbe essere proprio questa la chiave di lettura di un Paese in sedicente e perenne crisi: l’utilizzo di voci non convenzionali e probabilmente più “autentiche”, meno legate a dogmi letterari. La collana è curata dal giornalista e scrittore Davide Grittani, firma de Il Corriere del Mezzogiorno e famoso tra le altre cose per aver curato la prima mostra di letteratura italiana all’estero, denominata Written in Italy, che ha coinvolto 26 Paesi sparsi in 5 continenti. Toscana, l’Atelier della bestemmia: alla scoperta di questo “diario di bordo” Abbiamo avuto l’opportunità di leggere il primo volume dei Dispacci (anche il nome della collana, davvero bello ed indicativo, una sorta di “diario di bordo” dei vizi e virtù dello stivale): il volume s’intitola Toscana, l’Atelier della bestemmia e – neanche a dirlo – ha già nel titolo tutto ciò che dobbiamo aspettarci tra le pagine. Strutturato come una raccolta di racconti, con degli inserti fotografici suggestivi dei paesaggi toscani, è un volume sicuramente senza veli. Lontani dalle luci internazionali, dalle copertine patinate di una Toscana spesso venduta alla mercé degli stranieri (tra i quali, tantissimi americani) letteralmente (e giustamente, ci viene da dire) innamorati di questa regione. Davide Grittani, per realizzare questo collage, si è avvalso dell’aiuto di sette voci “controcorrente” della letteratura regionale ed italiana, impegnate in diversi campi: Sergio Nelli (fondatore del blog Il primo amore ed autore di diversi libri, come Dopopasqua); Roberto Masi (che ha in questa collana il suo esordio narrativo); Emiliano Gucci (autore di Donne e Topi, Fazi 2004, e in uscita con Le anime Gemelle, Feltrinelli); Veronica Galletta (Premio Campiello, sezione opera prima del 2020); Marco Vichi (autore di spettacoli teatrali, sceneggiature televisive e fortunati libri ambientati nella Firenze degli anni Sessanta); Massimo di Campiglio (autore di Ogni dì viene Sera, Eretica 2016); Ilaria Giannini (autrice di romanzi ma anche di reportage, come I treni non esplodono. Storie della strage di Viareggio, Piano B 2016). Gli autori, già dalle loro presentazioni, rappresentano un vario e vasto campionario di esperienze, parole, tecniche antiche e moderne di scrittura dalle quali attingere: dalle produzioni audiovisive al classico romanzo, passando […]

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Libri

La quarta dimensione del tempo: recensione

La quarta dimensione del tempo è il recente libro di Ilaria Mainardi pubblicato per i tipi di Les Flâneurs edizioni. La quarta dimensione del tempo: il testo Nel suo testo, Ilaria Mainardi narra una storia che intreccia presente e passato in un continuo flusso narrativo: tempo della narrazione e tempo della storia s’aggrovigliano tenendo, attraverso lo svolgimento dei vari capitoli, le due linee cronologiche “sovrapposte”: un continuo ritorno nel presente – e sul presente – del passato, che significa, per il protagonista, un insieme di fili lasciati cascanti, mai ricuperati, nella trama intensissima e fitta della vita. Una trama che, attraverso una metaforica linea del tempo, si presenta ai lettori come curva e ritorta con elementi, situazioni, contesti ed eventi che più volte si frammentano mutuamente e mutuamente si intersecano, mai uguali nella sostanza, ma similari per taluni versi; una trama che, inanellando successivi e plurimi giri d’andata e ritorno, ha di certo solo il punto da cui si parte e il punto in cui si arriva – parafrasando e riprendendo una frase della stessa autrice – mentre vario e incerto è il percorso, il viaggio affrontato dai personaggi: un viaggio “fisico” e contemporaneamente un percorso “a ritroso nel passato” per i protagonisti. Al contempo una costruzione varia dei tratti caratteriali e psicologici dei personaggi stessi messi insieme da Mainardi che tanto sembra avere in comune con certe sceneggiature (e dall’arte cinematografica, fra l’altro, la stessa autrice ci informa di essere attratta). Un passato che torna attraverso i nodi e le onde del tempo, dunque: il protagonista, un uomo con un passato tenuto per sé, torna a fare i conti con una parte della sua vita che aveva tenuto dentro, all’interno delle pieghe – e delle piaghe – del suo inespresso vissuto. Un viaggio a ritroso nel tempo per recuperare i frammenti di un passato lasciato e lacerato a metà, un viaggio attraverso posti fisici, luoghi interiori, situazioni vissute e rivissute, un viaggio attraverso persone (nuovi incontri, vecchi affetti): a ritroso, insomma, che è poi, anzitutto, anche un viaggio dentro il sé stesso. Ilaria Mainardi ha pensato e ideato, poi scritto, una storia che tutta si basa sul tempo, sullo scorrere del tempo, lungo una duplice intenzione e interpretazione: il tempo nel suo flusso fisico cronologico e obiettivo e il tempo nella sua dimensione soggettiva, convenzionale, relativa. Una percezione interna del tempo e una percezione del tempo interno: due linee che, pur presupponendo posizioni soggettive, assumono il loro spessore di concetti diversi, seppure profondamente in limine, profondamente “osmotici”. La concezione relativa del tempo Il titolo scelto dall’autrice per il suo testo, rimanda chiaramente a ciò che il suo La quarta dimensione del tempo vuole essere: se applichiamo il concetto fisico di quarta dimensione del tempo (afferente alla teoria della relatività), infatti, ritroviamo un possibile calco per il contenuto e le intenzioni che emergono leggendo il libro. In altre parole, una dimensione spazio-temporale in cui occorrono e coesistono gli eventi: nel caso del testo di Ilaria Mainardi, una “quarta dimensione” di quella emotiva, […]

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Libri

Dalia di mare, la raccolta di poesie di Carolina Montuori

Dalia di mare di Carolina Montuori è un volume di poesie molto complesso nella sua semplicità. Edito da Terebinto Edizioni (Avellino, 2020) presso l’Associazione Culturale Riscontri, Dalia di mare raccoglie, infatti, componimenti che tendono ad un essenzialismo esistenziale che conferisce alle figure evocate la plasticità di un’opera pittorica. Dalia di mare: una poesia di figura Carolina Montuori sembra intendere la sua raccolta come una sequenza di figurazioni in cui il pensiero poetico non è esplicitamente espresso, ma traspare, se si vuole, in senso pittorico, dai contorni che delineano le figure poetiche. L’ambiente in cui si muove il silenzioso Io poetico dell’autrice è costituito da un mondo intimo fatto di immagini, ora statiche, ora dinamiche, che diviene riflesso di quello reale in cui tornare a riconoscersi: Ora so chi sei. | Le nubi spariranno. | Le inquiete luci | tremano azzurre | e perdenti come | coriandoli | dopo un infelice | e delirante | Carnevale. | Ora miro al cielo | che s’impossessa | delle piaghe consunte | della mia mente, | rotola innocente | tra nuovi dolori, | colori più chiari: | rosa pesca | succosa, blu | nobile, bronzo | di amorevole | pane sfornato. | Pennellate | rubate per me | dal cielo | al tramonto. || (Aurora, pp. 21-22) Come si diceva, l’autrice dà maggiore importanza a delineare i contorni dell’immagine rispetto ai colori di cui essa è composta; in tal senso il lettore non immagina, ma vede, attraverso i contorni e gli occhi dell’autrice, la figura poetica da varie prospettive allo scopo di afferrare il concetto di cui la poesia è portavoce: un concetto intimo, chiuso in potenza nel cuore di Carolina Montuori. Non mancano, nei versi di Dalia di mare, presenze fisiche o immateriali, che traspaiono, quasi abitanti di un mondo poetico, e che si muovono fra i pilastri del pensiero; caratteri traslucidi e sfuggenti che rappresentano ora i riflessi definiti della vita dell’autrice (Padre mio, p. 11; Madre mia, p. 44) ora i pezzi di una personalità frantumata che l’autrice nel suo intimo percorso cerca di ricostruire: Tu sei qui, | onda | che s’infrange | e mi bagna il cuore. | Io sono qui, | roccia bagnata | muta e riconoscente. | Ad ogni tuo passo | Ricamerò un sorriso, | perché in amore, | più forte | della disumana | assenza, | è il tenero ricordo. || (Tu eri, io c’ero, p. 23) O ancora si veda il componimento Dalia di mare, che dà il titolo alla raccolta, in cui il carattere che si muove nell’ambiente marino (frequente per altro nelle poesie) finisce col coincidere con quello che per l’autrice è il senso stesso della poesia: un’idea semplice e pura che non si può esprimere se non negli occhi di che la vede: Dalia di mare, | dalle mille sfumature | lieve per natura | graziosa, nuda. | Abbracci la rugiada | sulla testa, mentre | ti solletica la poesia. | E inventi e scrivi | della felicità del mondo, | […]

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Libri

Pornage, il libro di Barbara Costa – recensione

“Pornage” della giornalista Barbara Costa è uno dei ventisetti libri che la casa editrice Il Saggiatore ha messo a disposizione gratuitamente sul suo sito web (in formato ebook) nel periodo di emergenza sanitaria Covid-19 per allietare con la lettura la reclusione forzata di tutti noi. Di seguito vi proponiamo la nostra recensione. Pornage, il libro di Barbara Costa “Pornage”- Viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo, pubblicato da Il Saggiatore nel 2018, è un viaggio interessante e sfaccettato nel mondo del porno e della sessualità di ciascuno di noi. Non è estremo, né volgare o eccessivo: semplicemente informa il lettore su cosa c’è nel mondo, anche a pochi metri da casa propria nel campo della sessualità, dove tutti i gusti possono essere soddisfatti, niente è bandito, tutto è lecito ma sempre nel rispetto dell’altro e della sua volontà. Per Barbara Costa– giornalista che scrive del rapporto tra pornografia e contemporaneità per diverse testate on line- “porno” significa emancipazione, rivendicazione dei diritti delle donne, dei gay, dei transessuali e di tutti coloro che spesso vengono etichettati come “diversi” e quindi non meritevoli di diritti o di vedere soddisfatti i propri bisogni. Si parla di trav (travestiti), di “femminielli” e di tutte le identità di genere esistenti. Le possibilità di relazionarsi con gli altri sono infinite grazie alle nuove tecnologie:  app dating come Sizzl o Cacao dating o Vegan Dating, scelte da chi ha gli stessi gusti culinari o ancora, Muslima app che mette in contatto musulmani e musulmane di tutto il mondo a scopo matrimoniale secondo la legge islamica e ancora App molto conosciute come Badoo, Gleeden, Bumble, Feeld. Particolare è invece l’App Adottaunragazzo: qui le utenti valutano gli uomini come merce, scegliendoli in base alle schede personali allegate, stabilendo la tipologia di legame (relazione seria, scopamico, a chiamata). Segue una valutazione post prestazione come qualsiasi prodotto acquistato. Esistono anche app dedicate a chi è stato lasciato e aiutano la persona ad elaborare la fine della storia, come Mend.  Ci sono poi le app di fidanzate virtuali come Gatebox e Invisible Girlfriend, dove il rapporto fisico è assente ma sublimato dalla presenza premurosa di una ragazza che manda messaggi, ascolta sfoghi, consola da ogni tristezza. Barbara Costa partendo dal porno e della sua storia arrivare a descrivere le mille possibilità esistenti nel mondo di oggi per avere una sessualità libera ed appagante, anche con l’aiuto delle nuove invenzioni del mondo moderno, come la sexdoll, una sorta di robot che riesce a soddisfare le fantasie di mariti stanchi, migliorandone la vita di coppia. Esistono anche modalità diverse e nuove di avere una sessualità appagante; mille sono i desideri dell’essere umano e mille le modalità esistenti per soddisfarli, come gli asili nido per adulti: uomini d’affari e manager affermati che decidono di trascorrere due ore in una struttura che li accolga come bambini piccoli, accudendoli; o ancora ci sono donne che hanno ai loro piedi uomini che decidono di diventare i loro “schiavi”, non solo arricchendone il conto in banca ma […]

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Libri

Due di picche, il nuovo romanzo di Paquito Catanzaro

Due di picche: Romanzo semiserio x non essere + single, edito da Homoscrivens edizioni, è il quarto romanzo di Paquito Catanzaro. Nato a Torre del Greco nel 1981, Paquito Catanzaro ha pubblicato Due di picche: romanzo semirerio x non essere + single, per la casa editrice Homoscrivens. Un romanzo che rappresenta la quarta opera pubblicata dallo scrittore campano dopo Quattroterre (2014), Centomila copie vendute (2017) e 8 e un quarto. La storia irresistibile del telepanettone che perfino Fellini avrebbe voluto dirigere (2019) Due di picche, trama Mirko, Dante, Romualdo. Tre menti brillanti in grado di affrontare qualsiasi problema tranne uno: trovare una fidanzata. A insegnar loro l’antica arte della seduzione ci proverà Massimo Valsecchi, ex divo dei fotoromanzi, forse un po’ invecchiato, ma ancora in grado di conquistare qualsiasi donna, oltre che esperto di trucchi e strategie amorose. Riusciranno i nostri eroi nell’ardua impresa o spetterà loro il più classico dei due di picche? Tra tempo, amore e amicizia Il romanzo ruota tutto a Massimo Valsecchi, un personaggio molto interessante. L’uomo, dopo essere stato un famoso divo dei fotoromanzi e aver fatto esperienze poco piacevoli nel mondo della televisione, deve fare i conti con le brutture del tempo. Valsecchi non è più quell’uomo affascinante e voluto da ogni figura professionale. Il mondo è cambiato, così come le richieste lavorative. L’argomento tempo è molto importante. Se da un lato sembra rendere Valsecchi pregno di una fragranza chiamata più comunemente col nome d’esperienza, d’altra parte il passare del tempo sembra aver usurpato le sue possibilità lavorative. Massimo si trova nella condizione di doversi adattare ad una nuova condizione di vita, fatta di escamotage per ricavare benefici o lavori poco gratificanti. Il tempo non lascia scampo neppure al suo aspetto: se dapprima veniva notato da star hollywoodiane adesso, quel corpo attempato, sembra far fatica anche ad entrare nei costumi di scena. Ciò nonostante Valsecchi resta un personaggio credibile, che potrebbe sostituire il volto e la storia a molti dei veri attori dello spettacolo odierno. La vita dell’uomo sembra prendere una svolta, quando usufruendo delle sue doti comunicative, e degli stralci di uno charmes mai del tutto sfiorito, incontra tre ragazzi bisognosi di aiuto. I personaggi di Mirko Bellagio, Dante Carboni e Romualdo Foscolo, sono iconici quanto divertenti. Il loro “club da nerd” avvicina il lettore ad un’atmosfera amicale, in cui è difficile non entrare in stretto contatto con i problemi e i desideri di ognuno di loro. I loro nomi sembrano incarnare tre figure austere del passato, romantiche quanto superate. I ragazzi, pur avendo una fiorente carriera lavorativa, soffrono tutti dello stesso disagio: non sono bravi con le donne, per cui sono single. La “Scuola Valsecchi” se dapprima sembra risultare inefficace, poi darà i suoi frutti. L’uomo ricopre il ruolo di coach, ma anche di amico. Non risparmia loro le paternali, le richieste pecuniarie, e raramente si mostra docile e tenero nelle sue lezioni di vita. Attraverso l’insegnamento dell’arte della seduzione, il romanzo indaga su tre problematiche molto importanti. Dante, soprannominato dal maestro […]

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Giuseppe Plazzi e le sue storie sui disturbi del sonno

Tra i titoli messi a disposizione dalla casa editrice Il Saggiatore per fuggire la noia che mina la nostra resistenza in questo delicato periodo di quarantena, c’è stato un titolo curioso, I tre fratelli che non dormivano mai e altre storie di disturbi del sonno, e ad attirare particolare interesse era anche l’autore di questo libro, il neurologo Giuseppe Plazzi. Sembrava quindi interessante leggere storie sui disturbi del sonno raccontate da un esperto che ne è a contatto quotidianamente. Nello studio del Dott. Plazzi si odono tantissime storie, divertenti o a volte tragiche. Nel laboratorio di polisonnografia (la “camera del sonno”) strani casi vengono registrati e buffi personaggi vi entrano accettando di buon grado di essere ricoperti di ellettrodi affinché la loro attività durante il sonno (cerebrale, muscolare, cardiovascolare e non solo) venga monitorata. Entusiasmante fucina di ricerca scientifica, la  video-polisonnografia consente, infatti, ai ricercatori di documentare ogni tipo di comportamento atipico durante il sonno, così da dare nome a strani accadimenti notturni. Con I tre fratelli che non dormivano mai e altre storie di disturbi del sonno, Giuseppe Plazzi ci fa entrare nel suo laboratorio: una “camera del sonno” rischiarata da luci artificiali e arredata di solo un letto. Qui ha deciso di radunare alcuni dei suoi pazienti più interessanti. «I loro disturbi talvolta faranno vacillare ogni nostra certezza sulla realtà in cui viviamo. Ci saranno notti, in questo nostro viaggio insieme, in cui prevarrà l’incubo e il terrore. Altre in cui, invece, i fenomeni davanti ai nostri occhi ci strapperanno un sorriso.» Eppure, continua Giuseppe Plazzi, ognuno di noi sarà in grado di «riconoscervi ricordi, sospetti e sensazioni familiari, e di comprendere la propria mente molto più di quanto sia possibile immaginare». In un periodo in cui il nostro sonno è probabilmente irregolare – a volte non si dorme mai altre si fanno sogni strani e ricorrenti – saperne qualcosa di più potrebbe attivare una spia d’allarme o forse tranquillizzarci. Giuseppe Plazzi: «il mondo dei sogni può essere una foresta spaventosa» Ma dunque noi come sogniamo? E cosa può accaderci di insolito e pericoloso durante il sonno, di cui il mattino dopo saremo totalmente inconsapevoli e dimentichi? Furono N. Kleitman e due suoi allievi ad assodare che, ogni 70-90 minuti, il sonno profondo che ci avvolge durante le prime fasi, viene interrotto dalla fase REM (rapid eye movements). Durante il sonno con movimenti oculari rapidi l’elettroencefalogramma somiglia a quello di un uomo sveglio: l’attività mentale è vivace, vivida, bizzarra. Durante il sonno REM, infatti, si sogna. Non per tutti, però sognare significa vivere esperienze oniriche piacevoli, o risvegliarsi con sollievo riconoscendo come “per fortuna era solo un incubo”. Addentrarsi nella foresta del sonno significa anche avere a che fare con l’orrore: leggendo le storie riportate da Giuseppe Plazzi, talvolta sembrerà di assistere a scene di un film horror. Per fare un esempio, potremmo ricondurci a un fenomeno abbastanza diffuso nei bambini, denominato pavor nocturnus, ovvero il «terrore notturno». Un appuntamento notturno con il risveglio straziante di un figlio che improvvisamente, […]

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Libri

Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone

Da pochissimo è uscito Inventario di un cuore in allarme di Lorenzo Marone, scrittore napoletano che Eroica Fenice già ebbe modo di intervistare in occasione dell’evento Ricomincio dai libri. Edito da Einaudi, il romanzo è un viaggio nella testa di un ipocondriaco “Doc” e, dato il momento storico che stiamo vivendo, la sua analisi risulta più che mai attuale. Lorenzo Marone, biografia dell’autore Lorenzo Marone è uno scrittore affermato che non ha bisogno di presentazioni. Dopo dieci anni trascorsi ad esercitare la professione di avvocato dedica anima e corpo alla scrittura, la sua più grande passione. Tra i suoi ultimi romanzi ricordiamo Magari domani resto ( edito da Feltrinelli nel 2017 e vincitore del Premio Selezione Bancarella 2017) e Un ragazzo normale  (edito da Feltrinelli nel 2018 e vincitore del premio Premio Giancarlo Siani 2018) Tra le sue opere ricordiamo anche La tentazione di essere felici, che ha ispirato il film La tenerezza di Gianni Amelio, La tristezza ha il sonno leggero, da cui il regista Marco Mario de Notaris ha tratto l’omonimo film, Tutto sarà perfetto e il saggio Cara Napoli. Inventario di un cuore in allarme, sinossi Il romanzo è un regalo che l’autore ha deciso di fare ai suoi lettori. Lorenzo Marone si mette totalmente a nudo, facendo un atto di grande coraggio. Decide di raccontare di sè, della sua fobia verso le malattie, rientrando pertanto nella folta categoria degli “ipocondriaci“. Per queste persone il cuore è continuamente in allarme, perché la paura è sempre presente come una gentile consigliera un po’ troppo invadente. Il libro è un’analisi autoironica della sua vita, dove la fobia di ammalarsi è sempre presente e ormai chi gli sta accanto la tollera benissimo. In primis la moglie, che riesce a smorzare ogni sua preoccupazione, il figlio piccolo che lo aiuta a distrarre la sua mente dal suo pensiero fisso quotidiano (che purtroppo cambia in continuazione), gli amici più cari che gli vogliono bene e ci ridono su, spesso assecondandolo più del dovuto, infine il suo psicoterapeuta– del quale il protagonista non nutre immensa fiducia- che gli affida compiti che lui non riesce a rispettare. Inventario di un cuore in allarme è anche un excursus tra le migliaia di fobie esistenti delle quali soffrono le persone più insospettabili e che, il più delle volte, adattano la loro vita alle loro nevrosi ed ossessioni; c’è chi deve chiudere più volte la macchina prima di andare al lavoro, chi non teme le altre malattie ma solo ed esclusivamente  una, quale ad esempio la “meningite”. La cosa incredibile è che nella lingua italiana ogni fobia esistente, e ne esistono davvero tante, ha una definizione precisa e dal nome più disparato. Inventario di un cuore in allarme è frutto di uno studio accurato che abbraccia più discipline, che vanno dalla scienza alla religione, e risulta più che mai attuale (addirittura profetico) quando si parla del rischio di una pandemia che pesa come una minaccia sul mondo già dal qualche anno, causato dall’insorgere di nuovi virus e batteri […]

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