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Eroica Fenice

La Tag: recensioni libri contiene 11 articoli

Libri

Il quaderno delle parole perdute, di Pip Williams | Recensione

Lo scorso maggio è uscito nelle librerie “Il quaderno delle parole perdute“, romanzo d’esordio della scrittrice Pip Williams (traduzione di Stefano Beretta) che sta registrando enorme successo in tutto il mondo. Edito da Garzanti (collana Narratori moderni), nonché ispirato ad una storia vera, il romanzo è un inno al diritto delle donne di dare la propria opinione, la propria voce, la propria essenza alle cose. Il quaderno delle parole perdute – la sinossi Siamo ad Oxford, nel periodo che va a cavallo dalla fine dell’Ottocento all’inizio del Novecento. La protagonista del romanzo è Esme, la figlia di uno dei lessicografi impegnati nell’elaborazione dell’Oxford English Dictionary, in quanto seleziona le parole da inserire tra i lemmi. Esme, orfana di madre e legatissima al padre è sempre stata affascinata dalle parole e dal suo lavoro tant’è che ama trascorrere ore ed ore in questo grande edificio, lo “Scriptorium” a vedere il padre selezionare lemmi, nascosta sotto il suo tavolo. Esme, una volta cresciuta, inizia a lavorare allo Scriptorium supportando i lessicografi nelle attività di segreteria e si rende conto che il dizionario che i lessicografi stanno elaborando non prende in considerazione tanti lemmi, frutto della vita quotidiana, magari delle “classi” meno abbienti e molte parole vengono scartate. Il dizionario a cui stava lavorando il padre registrava solo le parole degli uomini e delle classi ricche. Cosi inizia a raccogliere lei le parole scartate, “perdute”. Esme si rende conto che la lingua non è qualcosa di immutabile  che si arricchisce di tutto quello che incontra e tutti contribuiscono a formarla, ricchi, poveri, uomini, donne, bambini. Secondo lei, le parole, registrate nel dizionario, hanno il dovere di rappresentare quest’evoluzione quindi raccogliere tutti i lemmi, compresi quelli più colloquiali che magari le classi ricche non usano. Ma lei faceva parte della classe ricca e, quindi, la sua conoscenza è parziale, pertanto decide di andare al mercato con la sua domestica (Lizzie che per lei è un’amica) per impararle e inserirle nel suo personale “dizionario”. “Le parole non avevano mai fine. Non avevano fine i loro significati, o i modi in cui erano state usate. La storia di alcune risaliva ad epoche talmente remote che la nostra moderna conoscenza di esse non era niente più che un’eco dell’originale, una deformazione. In precedenza avevo pensato il contrario, che le parole deformi del passato fossero goffi abbozzi di ciò che sarebbero diventate; che le parole formate sulle nostre lingue, nel nostro tempo, fossero vere e complete. Ma mi stavo rendendo conto che, in effetti, tutto quanto veniva dopo quella prima espressione era una corruzione.” Fonte immagine: Ufficio Stampa

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L’altro di Thomas Tryon, recensione

Fazi Editore lo scorso marzo ha pubblicato nella collana Darkside L’altro di Thomas Tryon, con la traduzione di Giuseppe Marano Fazi Editore (collana Darkside) lo scorso marzo ha pubblicato il celebre romanzo di Thomas Tryon L’altro (Titolo originale “The other” e tradotto dall’inglese da Giuseppe Marano), nonché sua opera d’esordio. Romanzo del 1971 (uscito in Italia per la prima volta nel 1972) e ambientato nel 1935, L’altro è uno dei grandi classici dei libri Horror nonché bestseller della letteratura americana. Thomas Tryon, prima di diventare uno scrittore, ha lavorato come attore e ha lavorato con attori del calibro di Dean Martin e Charlton Heston.  L’Altro di Thomas Tyron, la sinossi Siamo nel New England degli anni Trenta, in una cittadina di fantasia dal buffo nome di “Pequot Landing”. Protagonisti del romanzo sono Holland e Niles Perry, due gemelli di dodici anni, molto diversi tra loro. Un po’ inquietante Holland, molto più permissivo e docile Niles Perry, succube del fratello. I ragazzi sono da pochissimo orfani di padre (Vining Perry) e vivono in una fattoria con la madre e la nonna; durante quell’estate si verificano cose strane in città. Qui inizia il viaggio nella psiche umana, negli angoli bui di ciascuno di noi, non solo di chi soffre di malattie mentali, come la schizofrenia, che è la protagonista del romanzo. Thomas Tryon descrive questo viaggio utilizzando un linguaggio poetico ed elegante, capace di attirare con maestria il lettore nella trama. L’altro di Thomas Tyron è un romanzo consigliato a chi ama il genere horror. “Forse avrete letto dell’incidente, quel freddo sabato di novembre in cui Vining Perry, padre dei dodicenni Holland e Niles, trovò la morte mentre trasportava l’ultima delle pesanti ceste dal piano per la trebbia nel fienile giù alla cantina delle mele, in vista dell’inverno. Tutti la considerarono una grande tragedia. E negli otto mesi successivi al funerale di Vining Perry non fu permesso giocare lì sotto. Ma arrivati a giugno, dopo che la scuola era finita, con la disciplina attenuata e i libri di storia e geografia riposti, quando era cominciata l’ora legale, con gli adulti occupati altrove, e i pomeriggi piacevolmente lunghi e perfetti per svagarsi nella cantina delle mele, ci fu chi ignorò il divieto. Com’era fresca, buia e silenziosa! E segreta, anche”. “La voce di Holland, notò Niles, era severa e gelida. La testa inclinata leggermente verso il basso, gli occhi grigi, di pietra, che fissavano da sotto le sopracciglia a punta, la sua espressione non era sconosciuta a Niles: risoluta, decisa, implacabile. Tenendo in alto la candela, guardandolo salire sulla scala per puntare una spalla alla botola, Niles sentì un brivido inquietante, simile a una macchia che si espandeva a poco a poco, diffondendosi attraverso tutte le pareti e le membrane del suo stomaco”. Fonte immagine: Fazi editore  

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Coraggiosa come una ragazza di Sarah Allen: la storia di Libby

“Coraggiosa come una ragazza” (titolo originale “What stars are made of“, traduzione di Silvia Cavenaghi) è il libro d’esordio di Sarah Allen, scrittrice statunitense affetta dalla sindrome di Turner, come la protagonista del romanzo. Edito da Garzanti e pubblicato in Italia nel mese di febbraio di quest’anno, “Coraggiosa come una ragazza” è un inno alla vita, al coraggio e alla forza di volontà. È inoltre un libro per ragazzi (consigliato dagli 11 anni in su). “Coraggiosa come una ragazza”- la trama La protagonista del romanzo è Libby, una dodicenne americana dotata di una mente brillante e un cuore grande, non solo metaforicamente. Libby è affetta dalla sindrome di Turner, una malattia genetica in cui in una donna è assente completamente o parzialmente un cromosoma X. Ciò comporta problemi cardiaci (il cuore di Libby infatti è molto più grande del normale), problemi alla vista e all’udito, oltre a problematiche endocrine. Ma Libby è anche un’adolescente come le altre, con tanti sogni e la voglia di stare con gli altri, ma non ha tanti amici, molti la prendono in giro e non apprezzano il suo modo di essere, spontaneo e fuori dagli schemi. Finché un giorno decide di partecipare ad un concorso di scienza, un progetto che vede  Cecilia Payne come protagonista, la prima astronoma ad aver capito di cosa sono fatte le stelle. La determinazione di Cecilia Payne, la sua forza di volontà diventano un motore per la piccola Libby che studia e si impegna al massimo per vincere il concorso e dedicarlo alla nipotina che sta per nascere che, non a caso, si chiama anch’essa Cecilia. Si dice che quando si vuole qualcosa e lo si desidera davvero, tutto l’universo si mette in moto affinché accada. Libby ne è convinta e, grazie alla sua tenacia ed energia positiva, diventa amica di Talia, una ragazza proveniente dalle isole Samoa, amante delle poesie. “A volte i ragazzini non erano troppo gentili e a volte questo era un promemoria del fatto che avevo un cuore sfregiato e dei cromosomi mancanti e che i giochi dell’ora di educazione fisica non mi venivano molto bene. Se fossi riuscita a fare questa singola cosa mostruosa, però, a raggiungere il traguardo più grande di tutti, allora forse mi sarei sentita come se fossi piena di tisana calda e di pane tostato tiepido con la marmellata di arance, nonostante le parole fredde degli altri. Anche se nessun altro avesse saputo cosa ero in grado di fare, l’avrei saputo io”. “Coraggiosa come una ragazza” nasce come romanzo per ragazzi ma è un libro da leggere a tutte le età, portatore di un messaggio positivo: la vita è bella, ricca, malgrado le difficoltà. La passione è il motore del mondo e se vogliamo qualcosa dobbiamo impegnarci e lottare con tutta la nostra tenacia per ottenerlo, con sacrificio e volontà. Sarah Allen è nata nello Utah il giorno di San Silvestro ed è la prima di otto fratelli. Ha conseguito un master alla Brigham Young University. Come Libby è nata con la […]

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Qualcosa che sa di te, il cibo contro le patologie

Qualcosa che sa di te. Storie di cibo, 31 ricette a basso indice infiammatorio per patologie croniche e immunitarie  (pubblicato nel 2019) è il libro di Marialuisa Maruzzella (da lei edito), una giovane donna napoletana che ha saputo reinventare se stessa partendo dalla malattia che sta contrastando, abbinando alle cure una giusta e sana alimentazione. Le 31 ricette illustrate nel libro hanno ingredienti che non contengono glutine, caseina, lieviti, lattosio né zuccheri raffinati e si ispirano alla Dieta dei gruppi sanguigni del dott. Mozzi.  Qualcosa che sa di te non è un semplice libro di ricette. Qualcosa che sa di te parla di un percorso di guarigione dove l’alimentazione riveste un ruolo da protagonista. Il libro è una speranza e uno sprono per chi è affetto da varie patologie e sa che esistono alternative sane e di successo. Qualcosa che sa di te intende proporre nel suo piccolo una nuova visione della malattia come occasione di rinascita, dalla quale ripartire. Le ricette comprendono ingredienti poco usuali nella nostra cucina quali la chufa, la quinoa, il lino, l’amaranto, il grano saraceno, l’azuki abbinati a elementi semplici, quali l’olio evo, la farina di noci, di lenticchie, di ceci ma che riescono a riprodurre ricette “tradizionali” in maniera alternativa e parimenti gustosa, permettendo a chi è affetto da intolleranze alimentari di non privarsene, come la “torta caprese” e la “pizza con le scarole”, cult della cucina partenopea. Ma ci sono anche ricette del tutto innovative che invitano a provare nuovi sapori. Riproponiamo la ricetta della Parmigiana Bianca di Zucchine, accompagnata nel libro da una splendida fotografia illustrativa. Ingredienti: 1 kg zucchine, basilico fresco q.b., sale q.b., 200g maionese, 100 g farina di mandorle. Procedimento: Tagliare a fette in senso verticale le zucchine, disporle su una leccarda da forno e lasciarle in forno per 10 minuti (forno ventilato a 160 gradi). Munirsi di una pirofila da forno in ceramica o vetro. Mettere sul fondo un cucchiaio di maionese, su cui iniziare a fare gli strati, alternando maionese e zucchine spolverandole con la farina di mandorle. Aggiungere foglie di basilico fresco. Ripetere il procedimento per tre volte  e al termine cospargere le sommità della parmigiana con abbondante farina di mandorle. Riporre in forno e lasciar cuocere a 180 gradi per 40 minuti. Marialuisa Maruzzella ha anche un blog, Mantra bio dove, oltre alle ricette è possibile trovare contributi di esperti nell’alimentazione,  quali la biologa nutrizionista Tiziana Persico, il medico di nutrizione biologica Elena Fiorentini, lo psicologo Silvestro Grimaldi; consigli su acquisti salutari e indicazioni per poter vivere una vita sana, in pace con se stessi. Marialuisa Maruzzella parte dal presupposto che “ogni sintomo che il nostro corpo esprime, porta con sé un messaggio e lì dove le nostre orecchie non vogliono ascoltare parla la Malattia come via di accesso verso la guarigione. Sono dell’idea che dando un ruolo alla Malattia, probabilmente si guarisce prima o perlomeno si migliorerà di gran lunga la qualità della propria vita”. Marialuisa Maruzzella sta studiando per diventare una Health coach per mettersi […]

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L’uomo senza epilogo di Gabriele Dolzadelli

Lo scorso ottobre (2020) è uscito nelle librerie “L’uomo senza epilogo”, l’ultima opera di Gabriele Dolzadelli, edito da Augh!Edizioni (collana Frecce) con il quale è stato finalista al Premio Internazionale “Città di Como” nella sezione dedicata alla narrativa inedita. L’autore de L’uomo senza epilogo, Gabriele Dolzadelli, è  nato nel 1988 e vive in provincia di Sondrio. La sua prima opera iniziava la saga “Jolly Roger, La terra di nessuno”, seguito da “Le chiavi dello scrigno”, “I fratelli della costa”, “La torre del ribelle” e “Il piano di Archer”. Nel 2019 lo scrittore ha pubblicato “Backup” e ha fondato il festival “Libri in Valle”, in Valtellina. Qui la nostra recensione! L’uomo senza epilogo- la sinossi Stefano è un “senza dimora” con una grande dote: sa scrivere delle storie bellissime perciò tutti lo chiamano “Scribacchino”. Tant’è che la cassiera del supermercato nei pressi della sua panchina (del Viale degli Ippocastani) si fa “pagare” la spesa che gli dona con le storie che lui scrive per la sua bambina. “Si accovacciò, mise le mani sporche di inchiostro su un piccolo tombino in disuso e ne alzò il coperchio. Ne tirò fuori una scatola in metallo. L’aprì, facendone cigolare i cardini arrugginiti. Vi mise dentro alcuni dei suoi tanti fogli e la richiuse con discrezione, rendendola ancora una volta partecipe di uno dei suoi più intimi segreti”. Stefano ha avuto una vita difficile, la sua debolezza verso l’alcool gli ha fatto perdere suo figlio Davide per sempre e poi, sua moglie Anna, che ha preferito rifarsi una vita con un altro uomo. E forse proprio per questo Stefano non riesce a dare un finale alle sue storie che finiscono tutte senza un epilogo. “L’epilogo è solamente un confine artificiale fittizio, tanto rassicurante, quanto inutile. Un po’ come un muretto di pietra sul limitare di una distesa erbosa, che non si propone tanto di dividere, quanto di stabilire che oltre quella linea non esiste nient’altro. Eppure dall’altro lato c’è una vastità inesplorata”. Rachele invece è una ragazza che frequenta il primo anno delle superiori:  la sua scuola si trova proprio di fronte alla panchina dello “Scribacchino”. Per evitare le scocciature della festa di San Firmino, nel corso della quale per un giorno all’anno le matricole sono le vittime dei veterani, dietro richiesta esplicita di Mirko, uno degli studenti dell’ultimo anno, decide di rubare il block notes di Stefano, dove lui scrive le sue storie e che tiene gelosamente conservato in un tombino.  Tale “furto”, casuale e apparentemente innocente, come un vaso di Pandora, porterà alla luce tanti segreti e misteri sulla sua famiglia. L’uomo senza epilogo e le altre opere L’uomo senza epilogo è un libro ben scritto, molto piacevole da leggere, malgrado sia caratterizzato da una trama che appare scontata in alcuni punti ma che nel complesso appare convincente. L’autore de L’uomo senza epilogo è Gabriele Dolzadelli  nato nel 1988, vive in provincia di Sondrio. La sua prima opera iniziava la saga “Jolly Roger, La terra di nessuno”, seguito da “Le chiavi dello scrigno”, […]

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Pechino pieghevole di Hao Jingfang

Pechino pieghevole (“The depth of loneliness”, titolo originale, pubblicato in Cina nel 2016) della scrittrice cinese Hao Jingfang è stato da poco pubblicato da Add editore (2020) e tradotto dal cinese da Silvia Pozzi. Pechino pieghevole rientra nel filone letterario della “science fiction” e dell’”ultra-irrealismo”: un viaggio futurista dove il progresso dettato dalle nuove tecnologie non riesce a soppiantare ma addirittura rafforza le antiche disuguaglianze sociali. Pechino pieghevole, la sinossi Pechino pieghevole raccoglie le storie di undici protagonisti che vivono in questa realtà surreale, dove il mondo è diviso in tre Spazi (spazio uno, spazio due e spazio tre) che richiamano antiche stratificazioni sociali, esistono i metalieni, le nuove tecnologie acuiscono le differenze sociali tra le persone. Solo l’arte e la musica possono salvare le persone. Lao Dao è un abitante di Pechino, ma della città pieghevole, in pratica il terzo stato di questa Pechino del futuro. Pechino ora è una città divisa in strati e anche il tempo è stato modificato per venire incontro alle esigenze della classi sociali superiori, media e alta. Il “terzo stato” è il sottosuolo, dove vivono gli “invisibili“, la cui vita viene messa al servizio del “sistema”. Lao Dao lavora in una discarica, in condizioni di vita e di salute estremamente precarie ma prende consapevolezza della sua condizione di inferiorità quando trasgredisce alle leggi e va in un altro stato, passando dagli interstizi della città pieghevole e lo fa per soldi, per fare una commissione dietro pagamento. E lì scopre un mondo diverso. Il romanzo è il frutto dei nostri tempi ricchi di incertezza e solitudine dove il progresso tecnologico non ha saputo avvicinare le persone ma le ha allontanate ancora di più. «In capo a tre anni gli esseri umani avevano dimenticato cosa fosse la passione per sostituirla con il pragmatismo. Non lottavano strenuamente, cercavano il compromesso. A fatica ci adeguammo per sopravvivere, ipotizzando che dedicarsi alle scienze e all’arte fosse l’unica via d’uscita.  Se avessimo accettato di vivere sotto il cielo dominato dai metalieni, forse ce la saremmo potuta cavare. Bisognava arrendersi, desistere, intonando canti e intrecciando danze sotto il loro cielo. Ma c’è sempre chi non si rassegna e insegue le proprie illusioni». Biografia delll’autrice Hao Jingfang Hao Jingfang (1984) è un’autrice cinese di fantascienza, la prima ad aver vinto lo Hugo Award, grazie a Pechino Pieghevole, il suo primo libro tradotto in italiano. Vive a Pechino dove lavora come ricercatrice presso la China Development Research Foundation. Immagine copertina: ufficio stampa

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Il mistero della casa delle civette – Recensione

Max e Francesco Morini sono gli autori de “Il mistero della casa delle civette “, nuovo giallo pubblicato il 6 agosto per la Newton Compton editori. Il mistero della casa delle civette – Sinossi Come gli altri romanzi della serie, Il mistero della casa delle civette è ambientato a Roma. Siamo a Novembre, il clima uggioso si accorda perfettamente allo stato di malinconia in cui troviamo immerso il protagonista Ettore Misericordia. Per fortuna, un nuovo caso di omicidio lo spinge ad uscire dal torpore in cui è piombato: una anziana cartomante viene trovata morta nel suo appartamento nei pressi di Piazza Vittorio, pugnalata con un compasso. Per quanto questo particolare sembri apparentemente di poca importanza, Misericordia si rende subito conto del legame tra l’arma delitto e la simbologia massonica. Parte dunque l’indagine, che si rivelerà lunga e ingarbugliata. Nel corso delle ricerche, Misericordia si troverà a contatto con diverse figure: Greta Falconieri, l’anziana vicina di casa; il signor Chatelet, eccentrico proprietario di un negozio di abbigliamento e amico di lunga data della vittima; il mago Paradisi, un tempo famosissimo ed ora dimenticato da tutti. Sembrerebbe un delitto di facile risoluzione, molti indizi portano a galla storie di uomini famosi, sedute medianiche e richiami al periodo della seconda guerra mondiale coinvolgendo personaggi del calibro di Mussolini e il sensitivo Rol, ma del colpevole nemmeno l’ombra. Le indagini porteranno Misericordia e Fango a scavare sempre più a fondo, alla ricerca di luoghi magici e simbologie nascoste, fino ad arrivare alla soluzione finale. Il romanzo si configura come l’ultimo episodio, temporalmente parlando, della saga di cui sono protagonisti il ​​libraio-investigatore Ettore Misericordia e il suo fidato amico Fango. Autodidatta coltissimo e profondo conoscitore dei segreti di Roma, Misericordia ama sfruttare le sue conoscenze per risolvere intricati casi polizieschi. Il risultato è un romanzo brillante e scorrevole, in cui i colpi di scena si susseguono a ritmo serrato. A rendere godibile la lettura de “Il mistero della casa delle civette”, anche una scrittura briosa e scorrevole, caratterizzante di tutti i personaggi. Ogni figura che si incontra nella lettura è abilmente accessibile attraverso piccoli vezzi e manie, che li rendono facilmente riconoscibili e memorabili; ciò non vuol dire, certamente, che si tratti di personaggi stereotipati o “macchiettistici”, anzi la loro caratterizzazione li rende, da un lato, simpatici al lettore, dall’altro permettono di trattare con delicatezza temi difficili come la vecchiaia, la solitudine, la diversità. Altro elemento di spicco è la scelta di inserire anche personaggi realmente esistiti, dei quali si raccontano soprattutto stravaganze e particolari aneddoti, anch’essi ampiamente documentati, che si dimostrano funzionali all’impianto misterico ed esoterico della trama. Il mistero della casa delle civette infatti è incentrato su un omicidio a sfondo massonico, così che Misericordia e Fango si trovano ad analizzare la dimensione mistica e alchemica che aleggia nei principali luoghi romani. Un romanzo che vale la pena leggere, se non altro, per scoprire aspetti della Città Eterna che non sono noti a tutti. Gli autori Francesco e Max Morini, fratelli, autori teatrali e televisivi, […]

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Un uomo a pezzi l’ultima fatica di Francesco Muzzopappa

Francesco Muzzopappa torna nelle librerie. Lo scrittore pugliese ma milanese d’adozione, con il romanzo “Un uomo a pezzi”, edito da Fazi Editore della Collana Le Meraviglie. Francesco Muzzopappa questa volta diventa il protagonista del romanzo raccontando di se stesso, della sua vita in Puglia fino al trasferimento a Milano. Un uomo a pezzi di Francesco Muzzopappa: la sinossi Francesco Muzzopappa in Un uomo a pezzi descrive se stesso e la sua vita: abbandona quindi i panni dello scrittore e diventa il protagonista di questo divertente romanzo, fatto di aneddoti che raccontano la sua vita da quando era ragazzo fino al trasferimento a Milano. Qui incontra la sua amata Carmen, alla quale dedica il libro, donna amante del mangiaresano e dei frigoriferi con l’eco nonché appassionata di mercatini dell’usato e dei libri. Muzzopappa alterna la narrazione con aneddoti della sua vita di adesso, dove è esperto in pubblicità radiofonica, con quella trascorsa in Puglia, con i genitori, dall’esperienza traumatica del busto ortopedico a quella della preparazione delle passate di pomodori fatte in casa come si faceva una volta soprattutto al Sud Italia (e per chi l’ha vissuta quest’esperienza leggere quest’aneddoto è davvero esilarante!). «Di solito una giornata di preparazione della salsa inizia a orari in cui la gente comune sta ancora entrando nella fase REM. Alle quattro del mattino, invece, mia madre è già operativa e sveglia mio padre con il suo grido d’assalto. La bombola! […]. Mio padre è il dio delle bombole. Nessuno come lui è in grado di percuotere con le nocche il fusto e capire con precisione quanto gas c’è all’interno. Le suona come campane».” Lo scrittore racconta di barbieri evangelisti pugliesi capaci di fare solo un taglio di capelli ma anche di hair stylist milanesi che forse non sono cosi bravi come si crede ma si fanno pagare molto di più di quello che meritano; racconta ancora di idraulici maschilisti pugliesi con mentalità che risalgono all’età della pietra e racconta di premi da spendersi in ristoranti milanesi ma convertiti in prodotti provenienti da supermercati di lusso e, ancora, Muzzopappa racconta di donnine cinesi che rammendano pantaloni, gentili con i clienti ma terribili con le dipendenti. Un uomo a pezzi e le altre opere di Francesco Muzzopappa Un uomo a pezzi è un libro divertente, molto piacevole da leggere che dà leggerezza e spensieratezza e ricorda molto lo stile dello scrittore napoletano Diego de Silva. Gli altri romanzi di Francesco Muzzopappa, copywriter esperto in pubblicità radiofonica, sono Una posizione scomoda, il suo libro d’esordio uscito nel 2013, Affari di famiglia (2014), Dente per dente (2017) vincitore del Premio Troisi e Heidi (2018).  Tutte le opere sono state tradotte in Francia dall’editore Autrement riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Francesco Muzzopappa ha pubblicato quest’anno per la De Agostini Il primo disastroso libro di Matt, il suo primo libro per ragazzi.   Fonte immagine: fazieditore.it

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I valori che contano, il nuovo libro di Diego de Silva

Da pochissimo è uscito nelle librerie “I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)” dello scrittore napoletano Diego de Silva. Edito dalla casa editrice Einaudi, il romanzo di de Silva ci delizia ancora una volta con le “avventure” dell’avvocato Vincenzo Malinconico. La trama Per chi non lo conoscesse, Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano di circa cinquant’anni, reduce da una separazione, ha due figli adulti (Alagia in realtà è la figlia della ex moglie Nives, una psicologa nevrotica e Alfredo, studente universitario sui generis che ora vive in un’altra città per motivi di studio), un lavoro pressoché precario -non esistono più gli avvocati di una volta-, un approccio alla vita ironico e leggero e una casa arredata con mobili Ikea che lui preferisce chiamare con il nome originario svedese. “I valori che contano” è il sequel di “Divorziare con stile” (2017), recensito da Eroica Fenice: la vita di Vincenzo Malinconico adesso è molto cambiata; non lavora più con Espedito in uno studio anonimo, bensì con Benny Lacalamita, un avvocato molto quotato -anche perché “figlio di”- dalle maniere poco convenzionali e dal grande appetito; ha una nuova storia d’amore dai contorni molto incerti con una donna molto pragmatica e dal carattere forte e, soprattutto, l’avvocato Malinconico ha nuove sfide da affrontare. La prima si presenta all’improvviso alla sua porta: una ragazza in biancheria intima chiede asilo per sfuggire alla retata della polizia, che irrompe in una casa di appuntamenti presente nel suo condominio. Solo Vincenzo Malinconico poteva accogliere la malcapitata, dal nome inequivocabile-Venere- senza battere ciglio. Varie saranno le vicende vissute dall’avvocato Malinconico anche questa volta, da una causa per divorzio, dove vengono privilegiate le sue competenze “di psicologo” e/o di scrittore, per l’utilizzo di una frase che suscita interesse in chiunque la ascolti, che acquista contorni esilaranti da commedia all’italiana; a una causa molto particolare che vede la ragazza “svestita” di cui sopra come protagonista; a vicende molto personali che lo toccheranno profondamente, facendogli capire cosa conta davvero nella vita, a prescindere da quello che ti accade. “I valori che contano” è un libro ben scritto: ironico e irriverente in certi punti (ti trovi a ridere leggendolo e nemmeno te ne accorgi) e commovente in altri (eh si, questa volta Malinconico ci fa anche piangere!). Vincenzo Malinconico non sarà un campione di coraggio e non si può definire un uomo responsabile e tutto d’un pezzo però è un esempio di come va vissuta la vita: con leggerezza ed ironia, affrontando un problema alla volta, senza agitarsi e strafare, ma scherzando sempre senza abbattersi mai. “Per quanto mi riguarda, se questo è il prezzo del senso della vita, ne faccio tranquillamente a meno. Preferisco una vita insensata, che ti regali qualche bella giornata ( e soprattutto qualche bella notte) e non si faccia tirare per i capelli quando finisce. Con la vita, meglio avere una storia disimpegnata che starci insieme con la paranoia di perderla”. I valori che contano e gli altri libri Diego de Silva non ha bisogno di presentazioni. […]

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Azzorre di Cecilia Giampaoli – Recensione

Lo scorso giugno è uscito nelle librerie “Azzorre”, il romanzo di Cecilia Maria Giampaoli per edizioni Neo: la narrazione di un viaggio da Bergamo (la sua città) alle isole Azzorre, dove anni prima il padre aveva trovato la morte, vittima di un incidente aereo.  La sinossi “Azzorre” racconta di un viaggio fatto dall’autrice del romanzo, Cecilia Maria Giampaoli che ha perso suo padre all’età di sei anni in un incidente aereo. Il padre era uno dei 144 passeggeri dell’aereo boeing 707 della Indipendent Air che l’8 febbraio 1989, alle ore undici, era partito dall’aeroporto di Orio al Serio per Santo Domingo ma si è schiantato su una montagna nelle isole Azzorre, dove invece avrebbe dovuto fare solo uno scalo tecnico. Cecilia- all’età di 31 anni- decide di andare nei luoghi dove il padre ha perso la vita per fare pace con questa storia, non per aprire un’inchiesta (ormai le indagini sono chiuse) ma per ricostruire la sua storia personale profondamente segnata dalla perdita, con la quale deve imparare a convivere in quanto donna oramai adulta. Quindi la scrittrice prende un aereo e arriva nelle Azzorre, sull’isola di Santa Maria, dove incontrerà molte persone che l’aiuteranno in quest’opera di “ricostruzione”: partire dai ricordi autentici per passare attraverso quelli emersi dai racconti, le testimonianze, le immagini, i filmini, dando cosi concretezza all’immagine del padre, spogliandola delle idealizzazioni di una bambina di sei anni. Molti gli incontri, spesso fortuiti, altri programmati, che arricchiranno il racconto e lo renderanno molto più “umano”: un incidente è il più delle volte frutto di banalità, di piccole distrazioni difficili da accettare o da capire. Queste memorie, sono confluite nel romanzo “Azzorre”, che è un racconto di viaggio, fatta eccezione per l’ultimo capitolo. Un flusso di pensieri, emozioni, incontri che avranno il pregio di rimettere Cecilia in sintonia con il mondo. “Non sono venuta per riportare in vita mio padre, il passato è passato e non si può rifare, ma ho un conto aperto con questo posto. Nel male e nel bene, sarei diversa se non fosse successo. Non sarei io.” Azzorre e Cecilia Maria Giampaoli Cecilia Maria Giampaoli nasce nel 1982,  ha studiato musica, illustrazione, fotografia, animazione, scultura e grafica.  “Azzorre” è il suo primo romanzo ed è candidato  a numerosi premi: John fante, Megamark, Stresa, Comisso, Napoli, Flaiano, Città di Como, Rapallo, Massarosa. A parte la trama, decisamente toccante perché racconta una storia vera, colpisce in “Azzorre” la capacità narrativa della giovane scrittrice che sceglie un linguaggio fluido, caldo e avvolgente. “Oggi non ho voglia di parlare, non riesco a smettere di pensare alla donna uscita a comprare il pane. Percepisco il limite. Nella testa c’è un confine preciso, un recinto dentro il quale è bene restare. È uno spazio abbastanza grande per contenere la coscienza delle cose e tutte le emozioni sostenibili. Il panico, la fobia, la pazzia e la depressione ruminano lì fuori in attesa che tu metta il piede sulla staccionata”     Fonte immagine: ufficio stampa.

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