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Eroica Fenice

La Tag: recensioni libri contiene 6 articoli

Libri

Pechino pieghevole di Hao Jingfang

Pechino pieghevole (“The depth of loneliness”, titolo originale, pubblicato in Cina nel 2016) della scrittrice cinese Hao Jingfang è stato da poco pubblicato da Add editore (2020) e tradotto dal cinese da Silvia Pozzi. Pechino pieghevole rientra nel filone letterario della “science fiction” e dell’”ultra-irrealismo”: un viaggio futurista dove il progresso dettato dalle nuove tecnologie non riesce a soppiantare ma addirittura rafforza le antiche disuguaglianze sociali. Pechino pieghevole, la sinossi Pechino pieghevole raccoglie le storie di undici protagonisti che vivono in questa realtà surreale, dove il mondo è diviso in tre Spazi (spazio uno, spazio due e spazio tre) che richiamano antiche stratificazioni sociali, esistono i metalieni, le nuove tecnologie acuiscono le differenze sociali tra le persone. Solo l’arte e la musica possono salvare le persone. Lao Dao è un abitante di Pechino, ma della città pieghevole, in pratica il terzo stato di questa Pechino del futuro. Pechino ora è una città divisa in strati e anche il tempo è stato modificato per venire incontro alle esigenze della classi sociali superiori, media e alta. Il “terzo stato” è il sottosuolo, dove vivono gli “invisibili“, la cui vita viene messa al servizio del “sistema”. Lao Dao lavora in una discarica, in condizioni di vita e di salute estremamente precarie ma prende consapevolezza della sua condizione di inferiorità quando trasgredisce alle leggi e va in un altro stato, passando dagli interstizi della città pieghevole e lo fa per soldi, per fare una commissione dietro pagamento. E lì scopre un mondo diverso. Il romanzo è il frutto dei nostri tempi ricchi di incertezza e solitudine dove il progresso tecnologico non ha saputo avvicinare le persone ma le ha allontanate ancora di più. «In capo a tre anni gli esseri umani avevano dimenticato cosa fosse la passione per sostituirla con il pragmatismo. Non lottavano strenuamente, cercavano il compromesso. A fatica ci adeguammo per sopravvivere, ipotizzando che dedicarsi alle scienze e all’arte fosse l’unica via d’uscita.  Se avessimo accettato di vivere sotto il cielo dominato dai metalieni, forse ce la saremmo potuta cavare. Bisognava arrendersi, desistere, intonando canti e intrecciando danze sotto il loro cielo. Ma c’è sempre chi non si rassegna e insegue le proprie illusioni». Biografia delll’autrice Hao Jingfang Hao Jingfang (1984) è un’autrice cinese di fantascienza, la prima ad aver vinto lo Hugo Award, grazie a Pechino Pieghevole, il suo primo libro tradotto in italiano. Vive a Pechino dove lavora come ricercatrice presso la China Development Research Foundation. Immagine copertina: ufficio stampa

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Il mistero della casa delle civette – Recensione

Max e Francesco Morini sono gli autori de “Il mistero della casa delle civette “, nuovo giallo pubblicato il 6 agosto per la Newton Compton editori. Il mistero della casa delle civette – Sinossi Come gli altri romanzi della serie, Il mistero della casa delle civette è ambientato a Roma. Siamo a Novembre, il clima uggioso si accorda perfettamente allo stato di malinconia in cui troviamo immerso il protagonista Ettore Misericordia. Per fortuna, un nuovo caso di omicidio lo spinge ad uscire dal torpore in cui è piombato: una anziana cartomante viene trovata morta nel suo appartamento nei pressi di Piazza Vittorio, pugnalata con un compasso. Per quanto questo particolare sembri apparentemente di poca importanza, Misericordia si rende subito conto del legame tra l’arma delitto e la simbologia massonica. Parte dunque l’indagine, che si rivelerà lunga e ingarbugliata. Nel corso delle ricerche, Misericordia si troverà a contatto con diverse figure: Greta Falconieri, l’anziana vicina di casa; il signor Chatelet, eccentrico proprietario di un negozio di abbigliamento e amico di lunga data della vittima; il mago Paradisi, un tempo famosissimo ed ora dimenticato da tutti. Sembrerebbe un delitto di facile risoluzione, molti indizi portano a galla storie di uomini famosi, sedute medianiche e richiami al periodo della seconda guerra mondiale coinvolgendo personaggi del calibro di Mussolini e il sensitivo Rol, ma del colpevole nemmeno l’ombra. Le indagini porteranno Misericordia e Fango a scavare sempre più a fondo, alla ricerca di luoghi magici e simbologie nascoste, fino ad arrivare alla soluzione finale. Il romanzo si configura come l’ultimo episodio, temporalmente parlando, della saga di cui sono protagonisti il ​​libraio-investigatore Ettore Misericordia e il suo fidato amico Fango. Autodidatta coltissimo e profondo conoscitore dei segreti di Roma, Misericordia ama sfruttare le sue conoscenze per risolvere intricati casi polizieschi. Il risultato è un romanzo brillante e scorrevole, in cui i colpi di scena si susseguono a ritmo serrato. A rendere godibile la lettura de “Il mistero della casa delle civette”, anche una scrittura briosa e scorrevole, caratterizzante di tutti i personaggi. Ogni figura che si incontra nella lettura è abilmente accessibile attraverso piccoli vezzi e manie, che li rendono facilmente riconoscibili e memorabili; ciò non vuol dire, certamente, che si tratti di personaggi stereotipati o “macchiettistici”, anzi la loro caratterizzazione li rende, da un lato, simpatici al lettore, dall’altro permettono di trattare con delicatezza temi difficili come la vecchiaia, la solitudine, la diversità. Altro elemento di spicco è la scelta di inserire anche personaggi realmente esistiti, dei quali si raccontano soprattutto stravaganze e particolari aneddoti, anch’essi ampiamente documentati, che si dimostrano funzionali all’impianto misterico ed esoterico della trama. Il mistero della casa delle civette infatti è incentrato su un omicidio a sfondo massonico, così che Misericordia e Fango si trovano ad analizzare la dimensione mistica e alchemica che aleggia nei principali luoghi romani. Un romanzo che vale la pena leggere, se non altro, per scoprire aspetti della Città Eterna che non sono noti a tutti. Gli autori Francesco e Max Morini, fratelli, autori teatrali e televisivi, […]

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Un uomo a pezzi l’ultima fatica di Francesco Muzzopappa

Francesco Muzzopappa torna nelle librerie. Lo scrittore pugliese ma milanese d’adozione, con il romanzo “Un uomo a pezzi”, edito da Fazi Editore della Collana Le Meraviglie. Francesco Muzzopappa questa volta diventa il protagonista del romanzo raccontando di se stesso, della sua vita in Puglia fino al trasferimento a Milano. Un uomo a pezzi di Francesco Muzzopappa: la sinossi Francesco Muzzopappa in Un uomo a pezzi descrive se stesso e la sua vita: abbandona quindi i panni dello scrittore e diventa il protagonista di questo divertente romanzo, fatto di aneddoti che raccontano la sua vita da quando era ragazzo fino al trasferimento a Milano. Qui incontra la sua amata Carmen, alla quale dedica il libro, donna amante del mangiaresano e dei frigoriferi con l’eco nonché appassionata di mercatini dell’usato e dei libri. Muzzopappa alterna la narrazione con aneddoti della sua vita di adesso, dove è esperto in pubblicità radiofonica, con quella trascorsa in Puglia, con i genitori, dall’esperienza traumatica del busto ortopedico a quella della preparazione delle passate di pomodori fatte in casa come si faceva una volta soprattutto al Sud Italia (e per chi l’ha vissuta quest’esperienza leggere quest’aneddoto è davvero esilarante!). «Di solito una giornata di preparazione della salsa inizia a orari in cui la gente comune sta ancora entrando nella fase REM. Alle quattro del mattino, invece, mia madre è già operativa e sveglia mio padre con il suo grido d’assalto. La bombola! […]. Mio padre è il dio delle bombole. Nessuno come lui è in grado di percuotere con le nocche il fusto e capire con precisione quanto gas c’è all’interno. Le suona come campane».” Lo scrittore racconta di barbieri evangelisti pugliesi capaci di fare solo un taglio di capelli ma anche di hair stylist milanesi che forse non sono cosi bravi come si crede ma si fanno pagare molto di più di quello che meritano; racconta ancora di idraulici maschilisti pugliesi con mentalità che risalgono all’età della pietra e racconta di premi da spendersi in ristoranti milanesi ma convertiti in prodotti provenienti da supermercati di lusso e, ancora, Muzzopappa racconta di donnine cinesi che rammendano pantaloni, gentili con i clienti ma terribili con le dipendenti. Un uomo a pezzi e le altre opere di Francesco Muzzopappa Un uomo a pezzi è un libro divertente, molto piacevole da leggere che dà leggerezza e spensieratezza e ricorda molto lo stile dello scrittore napoletano Diego de Silva. Gli altri romanzi di Francesco Muzzopappa, copywriter esperto in pubblicità radiofonica, sono Una posizione scomoda, il suo libro d’esordio uscito nel 2013, Affari di famiglia (2014), Dente per dente (2017) vincitore del Premio Troisi e Heidi (2018).  Tutte le opere sono state tradotte in Francia dall’editore Autrement riscuotendo un grande successo di critica e di pubblico. Francesco Muzzopappa ha pubblicato quest’anno per la De Agostini Il primo disastroso libro di Matt, il suo primo libro per ragazzi.   Fonte immagine: fazieditore.it

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I valori che contano, il nuovo libro di Diego de Silva

Da pochissimo è uscito nelle librerie “I valori che contano (avrei preferito non scoprirli)” dello scrittore napoletano Diego de Silva. Edito dalla casa editrice Einaudi, il romanzo di de Silva ci delizia ancora una volta con le “avventure” dell’avvocato Vincenzo Malinconico. La trama Per chi non lo conoscesse, Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano di circa cinquant’anni, reduce da una separazione, ha due figli adulti (Alagia in realtà è la figlia della ex moglie Nives, una psicologa nevrotica e Alfredo, studente universitario sui generis che ora vive in un’altra città per motivi di studio), un lavoro pressoché precario -non esistono più gli avvocati di una volta-, un approccio alla vita ironico e leggero e una casa arredata con mobili Ikea che lui preferisce chiamare con il nome originario svedese. “I valori che contano” è il sequel di “Divorziare con stile” (2017), recensito da Eroica Fenice: la vita di Vincenzo Malinconico adesso è molto cambiata; non lavora più con Espedito in uno studio anonimo, bensì con Benny Lacalamita, un avvocato molto quotato -anche perché “figlio di”- dalle maniere poco convenzionali e dal grande appetito; ha una nuova storia d’amore dai contorni molto incerti con una donna molto pragmatica e dal carattere forte e, soprattutto, l’avvocato Malinconico ha nuove sfide da affrontare. La prima si presenta all’improvviso alla sua porta: una ragazza in biancheria intima chiede asilo per sfuggire alla retata della polizia, che irrompe in una casa di appuntamenti presente nel suo condominio. Solo Vincenzo Malinconico poteva accogliere la malcapitata, dal nome inequivocabile-Venere- senza battere ciglio. Varie saranno le vicende vissute dall’avvocato Malinconico anche questa volta, da una causa per divorzio, dove vengono privilegiate le sue competenze “di psicologo” e/o di scrittore, per l’utilizzo di una frase che suscita interesse in chiunque la ascolti, che acquista contorni esilaranti da commedia all’italiana; a una causa molto particolare che vede la ragazza “svestita” di cui sopra come protagonista; a vicende molto personali che lo toccheranno profondamente, facendogli capire cosa conta davvero nella vita, a prescindere da quello che ti accade. “I valori che contano” è un libro ben scritto: ironico e irriverente in certi punti (ti trovi a ridere leggendolo e nemmeno te ne accorgi) e commovente in altri (eh si, questa volta Malinconico ci fa anche piangere!). Vincenzo Malinconico non sarà un campione di coraggio e non si può definire un uomo responsabile e tutto d’un pezzo però è un esempio di come va vissuta la vita: con leggerezza ed ironia, affrontando un problema alla volta, senza agitarsi e strafare, ma scherzando sempre senza abbattersi mai. “Per quanto mi riguarda, se questo è il prezzo del senso della vita, ne faccio tranquillamente a meno. Preferisco una vita insensata, che ti regali qualche bella giornata ( e soprattutto qualche bella notte) e non si faccia tirare per i capelli quando finisce. Con la vita, meglio avere una storia disimpegnata che starci insieme con la paranoia di perderla”. I valori che contano e gli altri libri Diego de Silva non ha bisogno di presentazioni. […]

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Azzorre di Cecilia Giampaoli – Recensione

Lo scorso giugno è uscito nelle librerie “Azzorre”, il romanzo di Cecilia Maria Giampaoli per edizioni Neo: la narrazione di un viaggio da Bergamo (la sua città) alle isole Azzorre, dove anni prima il padre aveva trovato la morte, vittima di un incidente aereo.  La sinossi “Azzorre” racconta di un viaggio fatto dall’autrice del romanzo, Cecilia Maria Giampaoli che ha perso suo padre all’età di sei anni in un incidente aereo. Il padre era uno dei 144 passeggeri dell’aereo boeing 707 della Indipendent Air che l’8 febbraio 1989, alle ore undici, era partito dall’aeroporto di Orio al Serio per Santo Domingo ma si è schiantato su una montagna nelle isole Azzorre, dove invece avrebbe dovuto fare solo uno scalo tecnico. Cecilia- all’età di 31 anni- decide di andare nei luoghi dove il padre ha perso la vita per fare pace con questa storia, non per aprire un’inchiesta (ormai le indagini sono chiuse) ma per ricostruire la sua storia personale profondamente segnata dalla perdita, con la quale deve imparare a convivere in quanto donna oramai adulta. Quindi la scrittrice prende un aereo e arriva nelle Azzorre, sull’isola di Santa Maria, dove incontrerà molte persone che l’aiuteranno in quest’opera di “ricostruzione”: partire dai ricordi autentici per passare attraverso quelli emersi dai racconti, le testimonianze, le immagini, i filmini, dando cosi concretezza all’immagine del padre, spogliandola delle idealizzazioni di una bambina di sei anni. Molti gli incontri, spesso fortuiti, altri programmati, che arricchiranno il racconto e lo renderanno molto più “umano”: un incidente è il più delle volte frutto di banalità, di piccole distrazioni difficili da accettare o da capire. Queste memorie, sono confluite nel romanzo “Azzorre”, che è un racconto di viaggio, fatta eccezione per l’ultimo capitolo. Un flusso di pensieri, emozioni, incontri che avranno il pregio di rimettere Cecilia in sintonia con il mondo. “Non sono venuta per riportare in vita mio padre, il passato è passato e non si può rifare, ma ho un conto aperto con questo posto. Nel male e nel bene, sarei diversa se non fosse successo. Non sarei io.” Azzorre e Cecilia Maria Giampaoli Cecilia Maria Giampaoli nasce nel 1982,  ha studiato musica, illustrazione, fotografia, animazione, scultura e grafica.  “Azzorre” è il suo primo romanzo ed è candidato  a numerosi premi: John fante, Megamark, Stresa, Comisso, Napoli, Flaiano, Città di Como, Rapallo, Massarosa. A parte la trama, decisamente toccante perché racconta una storia vera, colpisce in “Azzorre” la capacità narrativa della giovane scrittrice che sceglie un linguaggio fluido, caldo e avvolgente. “Oggi non ho voglia di parlare, non riesco a smettere di pensare alla donna uscita a comprare il pane. Percepisco il limite. Nella testa c’è un confine preciso, un recinto dentro il quale è bene restare. È uno spazio abbastanza grande per contenere la coscienza delle cose e tutte le emozioni sostenibili. Il panico, la fobia, la pazzia e la depressione ruminano lì fuori in attesa che tu metta il piede sulla staccionata”     Fonte immagine: ufficio stampa.

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Massimo Villivà: La colpa del figlio | Recensione

La colpa del figlio, romanzo dello scrittore Massimo Villivà (edito da Il Libraio, 2020) è una delle dieci opere vincitrici del Torneo Letterario Ioscrittore 2020 La colpa del figlio, sinossi La colpa del figlio vede come protagonista Tommaso Berti, un professore di storia e filosofia di mezza età, da poco separato dalla moglie e senza figli. Non ha amici e come familiari ha solo una sorella che però vive in Canada con marito e figli.  La sua vita è triste e monotona finché un giorno un raggio di sole entra con prepotenza nella sua vita e la sconvolge completamente: si chiama Viviana, una quarantenne che lavora in un’agenzia pubblicitaria, conosciuta in chat. Viviana è bellissima, allegra e piena di vita, se non fosse per un grande neo che si chiama Davide, suo figlio, avuto e cresciuto da sola in gioventù. Davide ha poco più di vent’anni e un passato poco lusinghiero: è stato condannato per spaccio di droga e ha già scontato la sua pena. Da allora sta chiuso in casa e ha amicizie poco raccomandabili, con poca voglia di fare qualcosa di buono nel futuro immediato. Il rapporto tra Davide e Viviana è complicato e difficile da comprendere da Tommaso, abituato alla sua vita ordinaria poco incline alle complicazioni. Appassionato di haiku e di musica, intelligente, arguto e inquietante, Davide metterà in crisi la vita di Tommaso oltre che quella della madre. Non piangete, insetti! Gli amanti, perfino le stelle, si devono separare. (Kobayashi Issa) La colpa del figlio di Massimo Villivà e Ioscrittore La colpa del figlio ha una trama che incuriosisce, è ben scritto e risulta molto piacevole da leggere. Pertanto si può dire, senza alcun dubbio che l’opera abbia vinto con merito il torneo letterario Ioscrittore2020, torneo letterario gratuito che esiste da dieci anni ormai, del gruppo editoriale Mauri Spagnol. Il torneo è nato da un’idea dell’editore (e presidente del gruppo) Stefano Mauri. IoScrittore si sviluppa in 2 parti, che prevedono la valutazione degli incipit delle opere partecipanti e la valutazione dell’intero romanzo. Alla seconda parte accedono solo le 300 opere i cui incipit sono risultati migliori nella prima. Il torneo è costantemente monitorato dagli editor delle case editrici di GeMS (tra le quali ricordiamo Corbaccio, Garzanti, Guanda, Longanesi, Nord, Salani, TEA) sempre alla ricerca di nuove voci narrative da pubblicare. I premi consistono nella pubblicazione in formato ebook delle 10 migliori opere mentre in formato cartaceo viene pubblicata la migliore fra tutte. Massimo Villivà è uno scrittore milanese, con un passato da musicista. Ha lavorato come editor di riviste, cartacee e online. Nel 2015 ha pubblicato l’antologia di racconti La divisione dei ruoli della casa editrice Giovane Holden. Immagine: Ufficio Stampa

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