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Eroica Fenice

La Tag: riflessioni culturali contiene 202 articoli

Libri

I quattro maestri: itinerario nell’uomo

I quattro maestri è il recente testo scritto dal teologo e filosofo Vito Mancuso per la casa editrice Garzanti. I quattro maestri: il testo Cos’è vivere? Cos’è la felicità? Il libro – itinerario profondissimo nella spiritualità – di Vito Mancuso sembra tendere metaforicamente le mani al lettore attraverso queste domande introduttive: introduttive perché proprio dalla vita e dalla felicità, dai caratteri durevoli del pensiero di vita e del pensiero di felicità ci si può avvicinare al senso dell’«umano nell’uomo» (di Vasilij Grossman, citazione riportata da Vito Mancuso come colonna portante del suo testo). Un percorso attraverso il senso di vivere e della felicità, un percorso che inizia e tende, nel suo lungo scopo, agli stessi sensi profondi e attraversa le necessarie dimensioni di “pensiero” e di “ragione”. Cos’è vivere? Cos’è la felicità? E ancora: Cos’è la libertà? «Il compito principale dell’esistenza di ognuno: imparare a conoscere lo spazio vuoto della libertà e a muoversi al suo interno al fine di diventare: 1) liberi; 2) giusti; 3) buoni. Vale a dire veramente umani». Attraverso queste parole e i fili che le tengono strutturalmente insieme nella probità dell’essere e del pensare, Vito Mancuso recupera il concetto del filosofo Karl Jaspers per il quale il pensiero umano, nel suo sviluppo storico, si può far discendere da quattro «personalità decisive» (che sono identificate in Socrate, Buddha, Confucio, Gesù): «Come tutte le scelte che presiedono a una selezione, si tratta naturalmente di una scelta opinabile […] Io condivido questa scelta, come dimostra il libro che ho scritto» e passa poi a motivare la ragione del termine «maestri»; a questo punto, alle domande prima formulate se ne aggiungono una quarta e una quinta: Cosa significa essere un maestro di vita? Come si deve vivere? Un libro, I quattro maestri, che dunque – com’è giusto che sia – invita alla riflessione, piuttosto che a fornire risposte “preconfezionate” (e per questo adattabili apparentemente a tutti ma in realtà a nessuno). Entrare «con la mente e con il cuore nel laboratorio dell’etica e della spiritualità»: questo è l’invito dell’autore e la sua volontà nell’accompagnare, tenendo per mano ogni lettore che si avvicina al testo. La prosa – e con essa, in naturale continuazione, il pensiero filosofico, le riflessioni e i ragionamenti – scorre fra reminiscenze di exempla classici e insegnamenti di menti illuminate d’ogni epoca (dall’antichità alla contemporaneità, passando per l’età moderna) e, ancora, ci si apre a domande: «Chi siamo?», forse la più atroce per un essere umano che fa dell’identità – dell’integrità e unicità dell’Io – una “persona”, un “abito”, in contrapposizione all’horror vacui. «[…] fino a quando non cerchi di conoscerti, pensi di conoscerti assai bene e di essere padrone della tua vita; non appena però inizi l’indagine su di te e ti soppesi e ti scavi, senti che non ti conosci e che ignori chi sei veramente». Il quinto maestro: la dimensione intima spirituale Dopo un’imprescindibile introduzione, il testo principia con il ripercorrere elementi peculiari di ognuno dei “quattro maestri” scelti da Mancuso; attraverso l’osservazione diretta […]

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Culturalmente

Distesa di papaveri: sogno e stupore

Distesa di papaveri Una tela verde immensa, ariosa, dipinta di punti profumati di rosso: una distesa di papaveri comuni – o rosolacci – si presenta così, all’occhio dell’uomo che vede e non sa cosa guarda davvero. Sogno, desiderio, speranza, illusione, dolore, vita, rinascita? Cos’è un papavero nell’immaginario collettivo, nell’inconscio – in conosciuto e profondissimo – dell’individuo? La bellezza selvatica del papavero che cresce spontaneo nei campi e ai lati di strade quasi a segnarne i cammini, ha origini antiche. Cantato da vari poeti, il papavero è il fiore del sonno, dell’oblio, della dimenticanza, e pure delle passioni profonde (associate al rosso intenso, sanguigno) e dell’orgoglio sopito, della consolazione dal dolore. La notte coronata di papaveri e i fasci di grano e papaveri: sono solo due delle immagini legate a questo fiore e di reminiscenze antiche dai culti e dalle poesie romane. Il papavero rosso è il papavero comune, ma altre tinte pastellano questo mitico fiore: papaveri gialli, papaveri bianchi, papaveri rosa, e ognuno con un proprio significato tipico, nel linguaggio dei fiori: petali tra il rosa e il viola per la serenità, petali gialli per auguri propizi, petali bianchi – ahimè – legati alla sfortuna. Tipici colori, inoltre, adornano altrettante tipiche aree geografiche d’appartenenza e da esse prendono il nome: l’escolzia della California, ossia il papaver californicum (che necessita di porzioni di terra soleggiata e di temperature dal caldo al fresco, mal sopportando il rigore frigido, ed è un buon rimedio fitoterapico all’insonnia) e il papavero orientale, originario dell’Europa settentrionale, dell’America e dell’Asia (che necessita, altresì, di sole e luce per fiorire, per cui sono da evitare le aree vastamente ombreggiate, perniciose alla proliferazione floreale, seppur tollerano il freddo, ma non l’algore, ancora pernicioso per la loro esistenza). Ancora sull’escolzia – non solo nella sua variante californiana – ricordiamo che è una pianta erbacea affine al papavero e nelle tonalità del giallo, bianco e rosso, si trova a crescere spontanea nei campi incolti, fra cui anche le distese erbose italiane; come la varietà orientale del papavero, dallo stelo alto e flessuoso, lungo, e dai petali variamente tinti, dal bianco fino al viola scuro. Il papavero: storia di un fiore Il papavero, classificato nel dominio Eukaryota, nel regno delle piante, divisione delle magnoliophyta, nella classe magnoliopsida, ordine dei papaveri e delle ranuncolacee angiosperme, famiglia delle papaveracee, annovera molte varietà di se stesso. Si ricordavano prima il papavero orientale e l’escolzia californica, ma tanti ancora se ne ricordino, fra cui il papavero alpino (papaver alpinum), il papavero d’Islanda (papaver nudicaule), il papaver setosum, il papaver hybridum… Molti fiori delle papaveracee, in quanto appartenenti alla flora massicola, fioriscono e vivono spontanei, selvatici, nel pungente grano, mentre altri sono coltivati. Delle virtù e proprietà fitoterapiche si è parlato riguardo l’escolzia: sul papaver rhoeas e sul papaver somniferum, c’è ancora da dire. Aggiungo, in questa sede, solo alcune righe: il papavero rosso dei prati (papaver rhoeas), o rosolaccio, è fra le piante erbacee con alto tasso sedativo, per cui favorisce il sopore e allevia gli stati […]

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Musica

Kanye West: il pazzo lo rifece, e noi lo seguimmo di nuovo

Mania di grandezza in pillole: Kanye West Rapper, producer,musicista, regista, stilista, ora anche politico, in sintesi: Kanye West e la sua megalomania, un amore che dura da vent’anni. La sua storia è quella di un uomo che si è sempre sentito differente, o meglio superiore, agli esseri appartenenti alla sua stessa specie, i comuni mortali. Qualsiasi attività intrapresa nella sua vita è divenuto poi un manifesto di megalomania ed è per questo che il suo personaggio è ormai da sempre al centro di discussioni di qualsiasi ambito, quest’anno come non mai dato che per non farsi mancare nulla il buon Kanye si è addirittura candidato come nuovo presidente degli Stati Uniti alle elezioni del 2020, appoggiato da un certo Elon Musk. A volte quando si parla di quest’uomo sembra quasi che le luci dei riflettori penetrino il suo corpo e fluiscano direttamente nel suo sangue sottoforma di una droga potentissima che invece di consumarlo tende ad accrescerne il volume, aumentandone esponenzialmente la superficie esposta, col rischio di poter cadere sotto il proprio peso. Negli ultimi anni di Kanye West si è parlato tantissimo, ma quasi mai facendo riferimento all’unico settore nel quale il suo ego è direttamente proporzionale ad i risultati ottenuti: quello musicale. Per questo motivo oggi, a 10 anni esatti dalla pubblicazione di My Beautiful Dark Twisted Fantasy è doveroso tornare a porre il focus su una produzione artistica che ha cambiato le sorti dell’hip hop e non solo. Il disco è il quinto della sua discografia, e viene pubblicato quando è ormai già diventato leggenda, serviva solo la definitiva conferma del fatto che quello che si stava costruendo andava ben oltre “l’ottimo disco hip-hop”, con il quinto si vuole fare la storia della musica, ed in effetti è andata così. Per fare una breve ricapitolazione di quello che era successo prima: Kanye West nacque come straordinario produttore, i suoi primi lavori risalgono al 1996. Nel 2001 avvenne la svolta, parte in cerca di fortuna per l’East Coast, e lì incontrerà Jay-Z , il quale deciderà di scritturarlo per la sua Roc-A-Fella-Records e gli permetterà di lavorare come producer per il suo The Blueprint. Dopo lo straordinario successo di quest’ultimo ha la possibilità di pubblicare con la sua nuova casa discografica il suo primo lavoro solista nel 2004, The College Dropout, al quale seguirà, nel 2005, Late Registration. Entrambi i dischi lo renderanno la nuova meteora dell’hip-hop internazionale. Kanye West però è come una fiamma destinata irreversibilmente a propagarsi, e quindi ecco che nel 2007 arriva Graduation, un album destinato a fare la storia. La data di uscita è la stessa di Curtis, quello che doveva essere il nuovo lavoro di un’altra leggenda, 50 Cent. Lui stesso decise di sfidare apertamente Kanye sostenendo che lo avrebbe disintegrato nelle vendite. Il giorno d’uscita West quasi lo doppiò, la “vittoria” fu talmente netta che molti critici lo considerarono come un momento storico per il rap statunitense, si stava passando definitivamente da un’egemonia del gangsta rap ad una corrente nuova e che […]

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Riflessioni culturali

Giovani e lockdown: come intrattenersi in casa

Giovani e lockdown: in questo periodo particolarmente difficile, stare in casa è l’unica soluzione. Il problema però è trovare qualcosa da fare e scegliere tra diverse attività. Certo, nulla potrà sostituire le uscite con gli amici, le serate trascorse al bar, una pizza in compagnia. Ma esistono diverse attività piacevoli da svolgere in casa e che possano intrattenere soprattutto i più giovani. No alla movida: come intrattenere il tempo? Tra le diverse attività apprezzate e amate dai giovani, per quanto sedentarie, troviamo l’utilizzo dei videogiochi. Nonostante si possa pensare il contrario però, l’esercizio fisico sembra appassionare sempre più giovani. Una buona notizia, soprattutto perché sempre più medici affermano che proprio lo sport contribuisca ad aumentare l’autostima, e soprattutto aiuti a limitare quel senso di frustrazione che questo prolungato momento di forzato isolamento può generare. È fondamentale tra le varie cose, cercare di svolgere attività che stimolino la propria curiosità, e soprattutto che non annoino. Le stime affermano che circa una persona su cinque, nel corso delle giornate di Lockdown si dedica a hobby e attività quali bricolage e cucito, praticato anche da un numero piuttosto elevato di ragazze che sembrano apprezzarlo. Oltre alle attività da svolgere, è opportuno creare uno spazio che sia esclusivamente personale, magari arrendendolo secondo i propri gusti, con colori tenui, libri, quadri, poster, e quant’altro possa contribuire a creare un ambiente confortevole, ricordando che in ognuno di noi é nascosto un artista che aspetta solo di venire fuori. La cosiddetta e famosa “vena artistica” può espletarsi in modo semplice. Giovani e lockdown: attività da svolgere in casa Tra le tante attività con cui impiegare il tempo, un suggerimento valido è quello di imparare a suonare uno strumento da autodidatta, e magari mediante i video-tutorial presenti in rete. La musica accompagna da sempre le giornate di ragazzi e adulti, e dedicarsi ad uno strumento musicale, potrebbe diventare una passione vera e propria. Sempre nell’ambito delle attività da autodidatta, è possibile dedicarsi alla creazione di qualche aggeggio o creare qualcosa dal nulla, impiegando esclusivamente la propria immaginazione e oggetti di riciclo. In famiglia, assumono molta importanza i giochi da tavolo, i quali sembrerebbero in disuso, ma in realtà sono fortemente apprezzati e permettono di trascorrere del tempo insieme, svagandosi e divertendosi in compagnia. Giovani e lockdown: quando non si può uscire, trova qualcosa di interessante da fare in casa Uscire di casa non è possibile, e lo si può fare solo fino ad una determinata ora, evitando però gli assembramenti, un cambiamento notevole, soprattutto per i tanti ragazzi, abituati a trascorrere del tempo con i propri coetanei. In questo, non aiuta nemmeno la cosiddetta didattica a distanza, che sta creando non pochi problemi da questo punto di vista. Si può pensare a quanti faticano a socializzare, e che in questo momento sono in casa, soli, in balìa delle solite attività. Una cosa è certa, non bisogna innalzare dei muri, è opportuno lasciarsi andare, essere creativi, anche con nuove attività da svolgere con curiosità e interesse. Non è detto che […]

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Cinema e Serie tv

Film thriller: 4 titoli da vedere se volete riarredare casa

Film thriller: 4 titoli da vedere se volete riarredare casa Se avete sempre desiderato che il vostro appartamento sembrasse il set di un film, vi consigliamo di leggere la nostra mini-guida all’arredo d’interni, direttamente dai migliori film thriller degli ultimi anni. Film thriller da vedere Cosa c’è di più rilassante, dopo una settimana di lavoro, di sedersi sul divano e mangiare pizza direttamente dal cartone mentre si seguono in televisione storie di rapimenti, brutali assassinii, vendette violente e sadiche torture? Siamo una specie strana. Se gli alieni ci visitassero, metterebbero la quarta in retromarcia. La cosa migliore, in ogni caso, è quando le vittime dei nostri film preferiti sono gente straricca, e gli schizzi di sangue vanno a finire sulle pareti di case elegantissime. Always classy, never trashy. Quattro film thriller, quattro location mozzafiato: il nostro team di esperti di cinema e arredo di interni ha accuratamente selezionato per voi le migliori pellicole degli ultimi anni con interni da sogno. Per un arredamento da scena del crimine sì, ma contemporaneo. (Causa mancanza di personale per emergenza da Covid-19 il team di esperti di cinema e arredo di interni è al momento costituito da me stesso).   1. Swallow – Carlo Mirabella-Davis (2019) Tutti conosciamo gli attacchi di fame da noia, e Hunter (Haley Bennett), protagonista della pellicola dell’esordiente Carlo Mirabella-Davis, è un po’ il simbolo di tutti noi. Ex commessa, ora moglie di un belloccio insipido ma pieno di soldi, Hunter passa le giornate girovagando tra le stanze della villa con piscina che non utilizza mai, ma proprio mai. Non so voi, ma anche io incomincerei a mangiare un po’ tutto quello che mi capita sotto tiro. Tappeti morbidi, divani accoglienti, mobili in mogano e tanti, tantissimi suppellettili per un arredamento che saprà stimolare il vostro appetito. 2. Parasite – Bong Joon-ho (2019) Vincitore dell’Oscar al miglior film straniero 2019 (ne abbiamo parlato qui), abbiamo visto tutti Bong Joon-ho gongolare di gioia con la statuetta in mano. Film sulla disparità di classe in Corea del Sud (ma che funziona un po’ ovunque), la casa-set della vicenda in realtà non esiste: è stata creata in studio appositamente per il film. Ma ciò non vi impedisce di ricrearla a modo vostro. Linee nette, arredamento minimal, parete-finestra direttamente sul giardino: l’ideale per ospitare vostri amici per una festa indimenticabile. 3. Gone Girl – David Fincher (2014) Un film che non ha bisogno di presentazioni. Se non l’avete visto, davvero, cosa state facendo? Avete priorità più importanti che ristrutturare casa. Perché è per questo che state leggendo questo articolo, no? La coppia Amy-Nick (Rosamund Pike e Ben Affleck) ci regala una delle migliori performance sullo stereotipo “moglie in carriera e marito perfetto idiota”, quasi ai livelli di Franca Valeri e Alberto Sordi. Ad oggi, resta il miglior film da guardare se vi siete appena lasciati col vostro ragazzo e siete assetati di vendetta. Non prendete Amy alla lettera, però. Per un arredamento country chic, American classic ed altre espressioni che sto usando a sproposito, […]

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Musica

Club 27: apologia del fallimento

Club 27: cos’è e cosa rappresenta “Io amo coloro che non sanno vivere se non tramontando” Così diceva Nietzsche che ovviamente non parlava del club 27 ma in ogni caso l’idea di essere fatalmente attratti da chi riesce a manifestare se stesso solo “tramontando” è un concetto che può esserci molto utile in questo articolo: vediamo perché. Partiamo col dire cos’è questo club 27. Si tratta di una dicitura tipicamente giornalistica che iniziò ad essere utilizzata all’unisono da tutta la critica musicale a partire dalla seconda metà degli anni ’90, in seguito alla morte di Kurt Cobain. Quello a cui fa riferimento è una curiosa coincidenza che vede legati i nomi di diversi artisti. Il macabro filo conduttore è l’età alla quale le sopracitate personalità sono decedute, tutte a 27 anni. L’affascinante storia del club 27 riguarda il fatto che il mito di queste celebrità rimane ovviamente legato alla vita dissoluta che hanno condotto e, si sa, condurre un’esistenza sopra le righe è sempre un qualcosa che in qualche modo tende a focalizzare l’attenzione sul personaggio oltre che sull’artista e quindi ad aumentarne esponenzialmente la fama. Ma il mito che si è venuto a creare dietro questi uomini e donne è un qualcosa che va oltre il fascino per il ribelle: il club 27 rappresenta una vera e propria apologia del fallimento. In alcuni casi questi artisti hanno personificato l’esatto opposto del prototipo di rockstar, sono stati a tutti gli effetti degli antidivi succubi della loro stessa popolarità, divorati dai riflettori che li hanno gradualmente consumati fino a scomparire nel nulla, quasi come se si smaterializzassero dietro una nube di fumo. Stavolta però quando si comprende qual è il trucco si scopre che dietro non c’è un abile illusionista, ma uno sconfitto che non ce l’ha fatta e che per anni si è nascosto dietro un assordante silenzio. Per capire meglio di chi parliamo vediamo qual è la storia di questi uomini e donne che non ce l’hanno fatta. Club 27: 8 storie, 8 miti Robert Johnson (1911-1938) Chitarrista statunitense, uno dei padri fondatori del blues ed uno tra i primi ad entrare nella Rock and Roll Hall of Fame, fonte di ispirazione per artisti del calibro di BB King ed Eric Clapton. Della sue morte si sa poco così come della sua vita. Tutto nella sua carriera fu contraddistinto da un alone di mistero e anche per questo motivo dietro la sua figura vennero costruite numerose leggende, molte delle quali anche molto fantasiose (eravamo comunque negli anni ’30). Una di queste per esempio dice che per avere le sue incredibili doti chitarristiche fosse stato costretto a fare un patto col diavolo, la leggenda venne alimentata dallo stesso Johnson che spesso nei suoi testi ha narrato direttamente questa leggenda o ha fatto riferimenti a satana. La cosa inquietante di tutto ciò è come tutte le testimonianze dell’epoca fossero concordanti riguardo questo aspetto. Tutti i suoi amici interpellati infatti hanno raccontato di come lui all’età di sedici anni si fosse sposato con […]

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Eroica(mentis)

Disturbi specifici di apprendimento: il ruolo della scuola

Disturbi specifici di apprendimento: qual è il ruolo della scuola? Negli ultimi anni e in particolar modo nei contesti scolastici e formativi, si è sempre più sentito parlare di DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento). Se da un lato questo favorisce una maggiore conoscenza e sensibilizzazione al tema, dall’altra genera situazioni in cui diventa ancora oggi complesso caratterizzare il disturbo sulla base di una diagnosi che necessita la considerazione di diversi indicatori. La legge 170 del 2010 definisce i diritti dei soggetti con specifiche e/o differenti modalità di apprendimento, primo fra tutti avere un P.D.P. (Piano didattico personalizzato) mediante il quale il bambino ha diritto ad usufruire di provvedimenti dispensativi e compensativi. Il piano dovrà contenere le strategie e le metodologie didattiche più idonee ai fini di una maggiore efficacia dell’apprendimento. Diventa, ad oggi rilevante considerare la connessione intrinseca tra gli aspetti emotivi, cognitivi, motori e osservare come il termine «disturbo dell’apprendimento sia un’espressione ombrello che raccoglie una gamma diversificata di problematiche nello sviluppo cognitivo e nell’apprendimento scolastico, non imputabili a fattori di handicap grave» [C. Cornoldi]. I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), così come evidenziato dalla Consensus Conference del 2010, sono di origine neurobiologica, lasciano intatto il normale funzionamento dell’intelligenza, non compromettendo di fatto altri tipi di abilità se non quelle dominio-specifiche che possono riguardare la lettura, l’orotografia, la grafia e il calcolo. I DSA costituiscono un diverso stile di apprendimento dovuto ad una neurodiversità. Una scuola a misura di bambino Oggi è fondamentale una scuola che crea e non una scuola che replica. Bisognerebbe uscire per questo dall’idea secondo la quale “l’errore è da evitare” e rivoluzionare un sistema di credenze e attribuzioni controverse che incidono sull’idea che ci facciamo dell’apprendimento e di guardare alla conoscenza come ad un processo dinamico e aperto. Quelli che noi consideriamo “bravi studenti” posseggono non solo una competenza specifica relativa al compito da risolvere, ma un’abilità sociale nel riuscire a rispondere adeguatamente alle richieste ambientali all’interno di una sistema di attese reciproche (studente-insegnante). Diventa difficile all’interno di uno scenario variegato e in continua evoluzione, gestire la complessità, accoglierla e conoscerla assumendosene rischi e responsabilità. Il concetto di apprendimento comprende tutto l’arco di vita del soggetto, e la scuola insieme agli insegnanti deve essere in grado di rispondere alla pluralità delle differenze promuovendo una concezione di sapere differenziale e flessibile attraverso l’uso di strumenti in grado di rispondere in maniera efficace alle attitudini personali di cui ogni soggetto è portatore nel rispetto e per la valorizzazione di competenze diverse. Motivazione e autostima predittori dell’apprendimento Se un insegnante crede che uno studente sia meno dotato lo tratterà, anche inconsciamente, in modo diverso dagli altri. Lo studente interiorizzerà il giudizio e si comporterà di conseguenza. L’autostima è un predittore della capacità di apprendimento, in quanto fornisce una rappresentazione del sé, delle proprie abilità e delle proprie competenze. I bambini con DSA – secondo numerose ricerche – presentano bassi livelli di autostima, bassa motivazione e stili di attribuzione disfunzionali. È dunque necessario individuare le caratteristiche di ogni […]

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Cinema e Serie tv

Film giapponesi: 5 titoli che potreste tatuarvi

5 titoli di film giapponesi che potreste tatuarvi! Chi non adora un buon barbecue? Puoi cuocerci di tutto: verdure, carne, pesce, non importa che dieta tu segua. Questo lo sa bene Ariana Grande, che nel 2017 si è tatuata sul palmo della mano la scritta in giapponese “piccolo barbecue a carbonella”. Qualora stiate pensando di provare il brivido anni ’90 di tatuarvi parole sbagliate in una lingua a voi sconosciuta – secondo solo alla moda dei tatuaggi tribali sul fondoschiena – sono stato assunto dalla redazione di Eroica Fenice appositamente per venirvi incontro, in qualità di esperto in cinema d’autore e tatuaggi discutibili. Ed ecco per voi una lista di cinque film giapponesi-tattoo, dal più family-friendly (letteralmente) al più coraggioso, per tatuaggi cinefili dal sapore orientale. Film giapponesi: 5 consigli per tattoo! 1. Un affare di famiglia – Hirokazu Kore’eda (2018). Statisticamente parlando, ognuno di noi conosce almeno una persona che abbia un tatuaggio con la scritta “famiglia” in un font brutto. E “Ohana” rientra nella categoria, non fate i furbi. Quindi, perché non aggiungere una variante giapponese citazionista? Vincitore della palma d’oro al festival di Cannes, la storia segue le vicende di una famiglia povera, poverissima, che vive rubando cose di prima necessità: cibo, bagnoschiuma, bambini. Però sono tutti buoni di cuore. Se la famiglia è il vostro punto di riferimento nella vita, “Manbiki kazoku” (万引き家族) è il titolo per voi. 2. Ecco l’impero dei sensi – Nagisa Ōshima (1976). Qui ci si inizia a scaldare, letteralmente. Film di grande successo di pubblico al 29° festival di Cannes, racconta l’inadeguatezza alla quotidianità quando si è travolti da una passione erotica tanto intensa da diventare annichilente. Tipo quello che è successo a Mariangela Melato e Giancarlo Giannini in un film della Wertmüller, ma di loro parliamo un’altra volta. Insomma, se siete tipi passionali, se fareste di tutto per amore senza dar conto alle conseguenze, invece del solito έρως και θάνατος tatuatevi “Ai no korīda” (愛のコリーダ) e mostratelo a chi il cuore vi dice. 3. Confessions – Tetsuya Nakashima (2010). Non avete visto un thriller psicologico se non avete mai visto Confessions. Omicidi plurimi? Check. Ossessioni? Check. Colpi di scena inaspettati? Check. Malattie autoimmuni? Check. E solo nei primi dieci minuti di film! Prendetevi una pausa prima di godervi la restante ora e mezza. Se siete imprevedibili, amate i plot twist e i crimini inconfessabili, “Kokuhaku” (告白) fa decisamente per voi. 4. Suicide Club – Sion Sono (2002). Fan di Suicide Squad? Solo perché non avete visto Suicide Club, primo capitolo della trilogia sull’alienazione di Sion Sono. D’altra parte, i membri della Suicide Squad sono sette, mentre nei primi cinque minuti di film muoiono già 54 membri del Club. Ah, non era una gara? Grande successo internazionale, la pellicola ha ispirato successivamente un romanzo e una serie di manga, portando in modo controverso riflessioni importanti sul suicidio giovanile e il senso di isolamento in una società sempre più interconnessa, ma solo sul web. Non fatelo a casa. Ma in un tattoo-studio, se […]

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Libri

Il coltellino svizzero: per capirsi, per capire di Annamaria Testa

Il coltellino svizzero. Capirsi, immaginare, decidere e comunicare meglio in un mondo che cambia, di recente pubblicazione per i tipi Garzanti, raccoglie – rivisti e declinati per l’occasione – vari testi scritti da Annamaria Testa per gli spazi digitali nuovoeutile.it ed internazionale.it. Il coltellino svizzero: il testo Il coltellino svizzero. Capirsi, immaginare, decidere e comunicare meglio in un mondo che cambia è, si diceva, una raccolta di testi già pubblicati – in forma digitale – da Annamaria Testa, docente universitaria, esperta di comunicazione e creatività e scrittrice e saggista; nonostante ciò, il testo non risulta una raccolta sic et simpliciter: la stessa autrice ci informa di aver «aggiornato, riscritto, aggiunto spiegazioni […] riordinato tutto quanto, cercando di rendere espliciti i fili di ragionamento che legano un argomento all’altro o che associano, per contiguità o per contrasto, un’idea all’altra»; la struttura del testo, infatti, offre al lettore una chiara ripartizione: se la prima parte riflette e vuole indagare intorno alla dimensione intrapersonale dell’uomo, la seconda si sofferma sulla sua dimensione interpersonale. Definizioni quali «porre una domanda significa entrare in una relazione di scambio», ci introducono ai vari tipi di domande, alla loro individuazione e funzione emotivo-conoscitiva, per poi farci avventurare nei concetti di azione, di inganno, di capacità e di incapacità, nel concetto di equivoco. Annamaria Testa tocca vari campi della mente e della dimensione umana: parla di metacognizione, di associazionismo, di emozioni, di creatività, di personalità, di motivazione e delle loro implicazioni e applicazioni pratiche nella sfera educativa che costituiscono il sentiero lungo cui si muove agevole l’autrice de Il coltellino svizzero: un’agevolezza, la sua, permessa da un’abile dialettica, da un abile uso della comunicazione; e proprio intorno al concetto di comunicazione si svolge la seconda parte del testo, comunicazione intesa nel suo più intimo significato: fondamentale veicolo della relazione interpersonale. Comunicazione e azioni comuni Comunicare vuol dire entrare in comunicazione – appunto – col prossimo, in un flusso continuo di individualità e alterità: non sempre, però, l’individuo fa un uso corretto ed adeguato del comunicare, in quanto spesso ne è perniciosamente e fatalmente sopraffatto, come invischiato in tela di ragno rischiosissima, ne è spesso soggetto passivo: è questo uno fra i pericoli seri derivanti da una cattiva fruizione delle informazioni e dalle dipendenze nei confronti del cosiddetto consenso digitale; Annamaria Testa riflette con larghe parentesi e profondi interrogativi su questa piaga della socio-psicologia contemporanea e allo stesso tempo segue un percorso che si aggira nell’ombroso e pericoloso limen fra potere e consenso, fra reputazione e discredito, fra disponibilità d’informazioni ed elaborazioni cognitive adeguatamente costruite. Su tutte – interessantissime – cito una frase della studiosa che forse può essere la chiave di volta dell’intero testo: «Ricordare per me è un fatto di igiene mentale e sentimentale»; leggendo Il coltellino svizzero. Capirsi, immaginare, decidere e comunicare meglio in un mondo che cambia, ogni lettore – credo – può applicare questa frase ad ognuno dei singoli contributi che formano il volume: il ricordo come base genetica della psiche, come evoluzione dei suoi […]

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Culturalmente

Mario Bambea: un dualismo perfetto nella società odierna

L’intellettuale Mario Bambea conquista il web, e sono sempre più numerosi coloro che riflettono su una figura così enigmatica e interessante al tempo stesso. Dov’è Mario (Bambea)? La serie si compone di quattro puntate, scritte da Guzzanti e Mattia Torre e dirette da Edoardo Gabbriellini, trasmesse lo scorso maggio, di martedì. Più che una commedia, quella di Guzzanti è stata definita una “serie lunga” e sul web c’è chi ha definito Mario Bambea “un insopportabile intellettuale di sinistra”, altri invece lo hanno adorato, o meglio, in realtà impazzivano per Bizio, l’altra faccia della medaglia, il comico coatto che, tra le altre cose, nutre un profondo odio per i centri commerciali. Mario Bambea, interpretato da Corrado Guzzanti, è l’alter ego di Bambea, un rozzo comico romano ironico e tremendamente volgare, reduce da uno sdoppiamento della personalità, che si palesa a seguito di un incidente stradale. Secondo la dinamica, probabilmente a causa di un improvviso colpo di sonno, l’intellettuale Mario Bambea, rimane vittima di un incidente stradale, mentre rincasava, dopo un convegno. Bambea non è esclusivamente un intellettuale, la sua figura racchiude in sé, anche l’identità del filosofo, del politico, dello scrittore e anche dell’opinionista, naturalmente polemico. Un uomo molto intelligente, considerato di sinistra, a tratti insopportabilmente coerente, troppo, in crisi con se stesso e con i propri ideali, quelli in cui con convinzione crede ma che al contempo sono pressoché labili, specchio della società culturale attuale. Dopo l’incidente in cui è coinvolto, Bambea, entra in coma, anche se non si sa per quale preciso motivo, gli amici (o presunti tali) lo credono già morto, come se fosse assente. Trascorso relativamente poco tempo, l’intellettuale pignolo e polemico, si risveglia, ma deve fare i conti con un aspetto ben radicato nel suo ego, qualcosa che non poteva considerare, Bizio. Il personaggio dal nome buffo, rappresenta la sua perfetta contrapposizione, tutto ciò che egli in realtà non è, o meglio, probabilmente crede di non essere. I suoi atteggiamenti, considerati strani dalla famiglia, vengono fuori di notte, quando Fabrizio, ossia Bizio Capoccetti, girovaga per Roma, nelle vesti di un comico notevolmente apprezzato. Naturalmente tutto ciò prende vita da una patologia nota, ossia, lo sdoppiamento della personalità, con la quale, l’amato e odiato protagonista, oramai scisso in due entità diverse, deve fare i conti. Un particolare da non sottovalutare, all’interno di questa vera e propria commedia dai toni intellettuali e dalle sfumature socio-culturali, è che solo Dragomira, l’infermiera che segue la riabilitazione di Mario Bambea, è a conoscenza della doppia vita dell’intellettuale e prova a tenerla nascosta, soprattutto agli occhi dell’opinione pubblica. Una vera e propria “commedia sociale” Una commedia pungente con un protagonista altrettanto tale, sia nelle sue vesti “normali”, sia tramutato in ciò che probabilmente non è mai venuto fuori della propria personalità. Per la caratterizzazione dell’intellettuale, nel corso delle riprese, tra il mondo intellettuale e quello comico, più dispersivo e ovviamente meno serio, i critici hanno notato una possibile somiglianza fisica (non voluta e del tutto casuale) con Vittorio Sgarbi, che rende il […]

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