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Eroica Fenice

La Tag: teatro contiene 44 articoli

Teatro

Manco per sogno al Tan, una risata vi seppellirà

Il 10 e 11 maggio, al TAN – Teatro Area Nord, è andato in scena “Manco per sogno“, spettacolo prodotto dalla compagnia teatrale Diapason. Lo spettacolo, scritto da Antonio Colursi e Gianpaolo Pasqualino, vede in scena gli stessi insieme a Tano Mongeri, Eleonora Pace e Giulia Mancini. Manco per sogno, qualcosa per cui vivere Se si studia il latino, cosa che ci sentiamo di consigliare a tutti, non si può non soffermarsi, oltre che sugli aspetti linguistici, sulla straordinaria letteratura che ci ha lasciato in eredità. Il teatro latino, ad esempio, è fondamentale per cogliere le evoluzioni e la storia di ciò che vediamo in scena oggi. Una differenza fondamentale, per i latini, era quella tra il dramma e la commedia. Il primo era considerato un teatro “alto”, mentre la commedia era quello “basso”. Ad oggi, la concezione di dramma e commedia sono assai diverse e spesso assistiamo a produzioni dove la differenza tra le due anime è talmente sottile da essere quasi invisibile. Questa trasformazione la dobbiamo al lavoro e alle opere lasciate da tanti artisti nel corso del tempo. “Manco per sogno” si può tranquillamente collocare nel filone della commedia che non è fine a se stessa e non è semplicemente l’occasione per del buon riso. Approfittando, con saggezza, dell’innata vivacità dei dialetti italici, “Manco per sogno” racconta la storia di Noemi, influencer d’assalto, del suo agente e del suo compagno tra il desiderio della prima di maggiore clamore pubblico e il desiderio d’intimità dell’ultimo. Quello che si nota è la scelta degli autori di un fare uso particolare della forte comicità intrinseca nel testo. Se è evidente che il lavoro del duo artistico Pasqualino/Colursi è improntato sul dare all’opera un retrogusto dolce e piacevole, è altrettanto chiara la presenza di un’altra nota di sapore. Allo spettatore vengono posti, seppur come sottotraccia, problematiche reali, concrete e tragiche come quella  della perdita dell’identità e della dipendenza dai social. Ogni cosa però viene mostrata attraverso il gioco di specchi, come il bimbo che osserva il sole posando l’occhio su un vetro affumicato per non bruciarsi. Il destino di Noemi è appeso ad un filo, un filo governato da un vento di like e condivisioni. Solo lo spettatore può decidere quale fine farà, solo a loro è concesso di mettere realmente la parola fine all’opera. Fonte immagine: Ufficio Stampa.    

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Teatro

Luciano al Politeama, l’ultimo lavoro di Danio Manfredini

La collaborazione tra il TAN (Teatro Area Nord) e il Teatro Politeama ha fatto sì che il 27 e il 28 aprile, il pluripremiato UBU Danio Manfredini portasse a Napoli il suo ultimo lavoro teatrale: Luciano.  In scena, oltre a Manfredini, ci sono Ivano Bruner, Cristian Conti, Vincenzo Del Prete, Darioush Forooghi e Giuseppe Semeraro. Luciano, un ultimo atto d’amore La summa. Luciano non è altro che questo, il sunto di un discorso cominciato tantissimi anni fa (con Tre studi per una Crocifissione o, probabilmente, ancora prima) e poi portato avanti, mutato col tempo, cambiato, rivoluzionato per restare al passo con la storia, per capirla e coglierla questa corrente d’innovazione. Il mondo è cambiato, Danio Manfredini pure, ma la sua arte continua a possedere quell’estasi della vocazione ineluttabile. Noi tutti andremo, prima o dopo, mentre il suo teatro resterà. Zampillo di una sorgente lì dove non v’è altro che deserto. Incancellabile dalle menti e i cuori di chi l’ha veduto, l’ha udito, l’ha conosciuto. Danio Manfredini è arte, indubbiamente, eppure bisognerebbe ricordare a molti che resta un uomo di carne, sangue e sogni. Il problema dell’idolo è che quando indica la luna, gli altri non guardano il dito, ma solo lui. Le sue topiche diventano utopiche, per citare qualcuno, e tutto ciò che dice, narra e fa, diventa parte di un contesto più grande, di un meritevole passato che sovrasta il presente e il futuro. Nel narrare il male, nel raccontarla con leggerezza di chi ne conosce il peso specifico e cerca di ridurlo per portarselo alle spalle, la gente ride di gusto e il messaggio è bello che perduto. I mondi creati da Manfredini nei suoi spettacoli, sempre così uniti e aderenti al nostro, per la prima volta appaiono lontani dalla collisione, solamente suoi. Così, mentre il performer assoluto del teatro italiano svolge come sempre più che egregiamente il suo compito sul palco, portando con sé validi compagni a fargli da fondale delle sue emozioni e della sua storia, non si riesce a comunicarci più come le altre volte. Per la prima volta, Danio Manfredini appare lontano, irraggiungibile. Luciano resta un buon spettacolo, anche per i neofiti del maestro che potranno cominciare a coglierne la siffatta bellezza, ma appare irrimediabilmente compromesso nel momento in cui quel palco che è sempre sembrato vicino, ora appare per quel che è: dimensione ristretta all’autore e all’opera. Fonte immagine: Ufficio Stampa.

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Teatro

Emanuele Tirelli parla di amore al Caos Teatro

Sabato 6 e domenica 7 aprile è andato in scena lo spettacolo L’amore è bello, l’amore fa schifo (e le donne in Shakespeare) di e con Emanuele Tirelli, ultimo appuntamento della stagione teatrale del CaosTeatro di Villaricca (NA), che chiude così come aveva aperto, con una rappresentazione sull’amore. A lezione d’amore da Emanuele Tirelli L’amore è bello, l’amore fa schifo è una lezione-spettacolo sull’amore. Più che a teatro, infatti, sembra di essere in un’aula didattica. Emanuele Tirelli, autore e giornalista, porta in scena un’interessante lettura del grande sentimento, durante la quale mescola paradossali ed esilaranti vicende personali ai personaggi delle tragedie shakespeariane – con particolare riferimento alle figure femminili minori (Ofelia, Desdemona, Cordelia, Ermione) – e alle riflessioni sul desiderio e sulla coppia di noti filosofi quali Deleuze, Lacan, Nietzsche e Schopenhauer. Ad accompagnare Tirelli sul palco, il musicista Ciro Staro che partecipa alla conversazione con suoni, battute e simpatiche espressioni facciali. Entrambi indossano t-shirt con illustrazioni di Giuseppe Cristiano, tra i più grandi illustratori e storyboard artist d’Europa (ha lavorato, tra le altre cose, a video di Moby, Madonna e Radiohead, e a serie come CSI NY), e curatore della locandina dello spettacolo. Che cos’è l’amore? Come si può definire l’amore e ciò che comporta?  Come si fa a capire se si ama realmente qualcuno? Da questi apparentemente semplici interrogativi e dalla passione per le opere shakespeariane nasce il lavoro di Emanuele Tirelli. Attraverso una chiave diretta e conviviale e con l’ausilio dei personaggi del Bardo, l’autore si avventura nell’ardua impresa di decifrare quell’immenso sentimento che è l’amore. «Tutto – spiega lui – in una dimensione pop. Lo stesso Shakespeare era pop e, al Globe Theater di Londra, del quale era socio e partecipava felicemente agli utili, i suoi spettacoli erano seguiti anche dalla parte economicamente e culturalmente più bassa della popolazione. Oggi, invece, lo consideriamo una materia pienamente comprensibile solo per le persone più colte, con la cultura che non apre alla sua bellezza ma si chiude in sé stessa: un discrimine che si discrimina da solo». Ne scaturisce un’impegnativa, ma al contempo originale e divertente riflessione che conduce ad una sola certezza: l’amore non ha definizioni. È praticamente impossibile arrivare a dare un’unica definizione all’amore. L’amore può condurti in paradiso ma anche scaraventarti all’inferno, può essere meraviglioso o fare schifo; può renderci raggianti e invincibili oppure rappresentare la tragedia più grande e noiosa che ci sia mai capitata.  E chi meglio di Shakespeare, grande drammaturgo, ma in un certo senso anche fine psicologo, ha saputo interpretare le contraddizioni dell’amore? Ecco che Tirelli si sofferma sulle donne delle grandi tragedie del drammaturgo e poeta inglese e sulla loro visione dell’amore. Si parte da Ofelia, uno dei personaggi femminili della tragedia Amleto. La giovane aristocratica ha una visione idilliaca dell’amore, finché non resta delusa da Amleto, il quale rinnegherà i suoi sentimenti per lei, invitandola a chiudersi in convento. Anche Desdemona era innamorata di Otello, fin quando non si rende conto di chi fosse davvero suo marito e muore per […]

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Teatro

Pietro Sparacino e il suo Open Mic al Kestè

Domenica 7 aprile sono andati in scena al Kestè in Largo san Giovanni Maggiore Pignatelli Pietro Sparacino e i partecipanti al suo workshop, regalando ai presenti una serata piena di risate e di satira, ingredienti principali della Stand Up Comedy. Open Mic con Pietro Sparacino La serata è stata condotta da Pietro Sparacino, volto noto della Stand Up Comedy italiana, che facendo le veci di presentatore ha scaldato il pubblico in sala con le sue nuove freddure e ha dato il via allo spettacolo, introducendo i comedians che hanno partecipato al suo workshop di due giorni: il primo della lista è stato Vincenzo Comunale, habitué del Kestè che ha portato in scena la sua ipocondria, rinnovando il concetto di art attack. Dopo è stato il turno di Simone Del Re, che per inaugurare la sua prima volta sul palco ha parlato del singolare disturbo che gli conferisce capacità fuori dal comune: l’anorgasmia. Il testimone è poi passato ad Adriano Sacchettini, che ha suscitato ilarità nel pubblico ammettendo di aver portato «un monologo mancato» basato sulla sfiga, elemento caratterizzante della sua vita. Dopo è toccato a Flavio Verdino, che ha fatto un tuffo nel passato portandoci nella sua infanzia dominata dalla presenza di Alberto Manzi con Non è mai troppo tardi, passando poi per la pubertà con il monologo di Bruno Chessa e l’iniziazione che ogni giovane uomo affronta con il preservativo. Unica donna della serata e reginetta del Kestè Abbash, Gina Luongo ha “difeso” la politica del ministro degli Interni spiegando le vere motivazioni alle base delle sue scelte, parlandoci anche del suo approccio al buddhismo. Gina ha poi lasciato il palco ad un nuovo e promettente volto della Stand Up Comedy: Davide Pariante, che facendo del suo cognome una garanzia ha spiegato al pubblico le regole ferree che vigono tra i militari. Restando sempre in tema di imposizioni, Davide DDL ha intrattenuto il pubblico parlandoci del flagello di chi costringe gli altri ad ascoltare messaggi vocali lunghissimi e, conscio di far parte di questa categoria, ha coinvolto il pubblico in uno scherzo che probabilmente minerà l’amicizia con il suo migliore amico. Altro volto noto agli avventori del Kestè è Stefano Viggiani, che ha parlato della disoccupazione come strumento di rivolta verso la società e di come ha coinvolto in questa ribellione anche i genitori, educandoli al nuovo credo. A concludere la serata è stato Dylan Selina con un monologo sull’omosessualità, mettendo in scena gli stereotipi legati alla sua sua sessualità ma anche i lati comici legati a questi concetti. Ancora una volta la Stand Up Comedy ha saputo far divertire senza però scadere nel banale o nella comicità fine a se stessa, dimostrando anche l’utilità che il workshop di Pietro Sparacino ha avuto sia sui nuovi comedians che sui veterani.   Fonte foto: https://www.facebook.com/events/1840872796019049/  

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Teatro

13 assassine in scena al Teatro TRAM dal 2 al 14 aprile

13 assassine al Teatro Tram: viaggio nel torbido della mente 13 assassine, 13 autrici, 13 spettacoli al Teatro TRAM da scegliere e ricomporre come un puzzle dalle tinte fosche. 13 assassine, ognuna col suo identikit fatto di sangue, lame affilate, raptus repentini o omicidi pianificati freddamente, con la stessa lucidità meticolosa con cui si prepara la lista per la spesa. 13 assassine, da un’idea di Mirko Di Martino, analizza le storie al femminile che hanno macchiato la cronaca italiana con la loro sostanza vischiosa, con la loro ambivalenza e il loro alito di morte: Leonarda Cianciulli, la strage di Erba, Pia Bellentani, il delitto di Chiavenna,  Rina Fort, Erika De Nardo, Mascia Torelli, l’omicidio Nadia Roccia, Sonya Caleffi, Daniela Cecchin, Franca Bauso, Beatrice Cenci. E c’è anche uno spettacolo che si svincola dalle maglie della mera cronaca italiana, quello imperniato sulla figura di Lucrezia Borgia, rinascimentale dama dei veleni, dal fascino mortale e conturbante. La sera del 2 aprile sono andate in scena le storie di Daniela Cecchin, Erika De Nardo, Lucrezia Borgia e Franca Bauso, che si sono srotolate, come un lungo tappeto intarsiato di sangue, dalle 19:30 alle 22:20. Allo spettatore la scelta di seguire tutti e quattro gli spettacoli della serata oppure no.  13 assassine: quando oltrepassiamo il limite tra umanità e mostruosità? Le danze macabre partono il 2 aprile, alle 19:30, con la storia di Daniela Cecchin. Lo spettacolo, con la regia di Silvia Brandi, e il testo di Raimonda Maraviglia e Alessia  Thomas, ha visto come interpreti Sabrina Gallo e le stesse Maraviglia e Thomas. L’antefatto è questo: l’8 novembre 2003 Daniela Cecchin uccide con una coltellata alla gola Rossana D’Aniello nella sua casa a Firenze per “invidia”. Gli interrogativi che affastellano la mente dello spettatore di fronte a questo dramma, che riecheggia di invidia e denti digrignati, sono purulenti e cupi: quando si arriva a scorporarsi dalla propria mente, fino al punto di sdoppiarsi e saltare quel burrone che delimita i confini del lecito? Perché si arriva a fluttuare in quel confine drammatico, in quel limbo tra il pensiero omicida e l’azione che lo dispiega e concretizza? Gli interrogativi esplodono come petardi silenti nella sala del Tram, che si fa buia caverna per raccogliere i sussulti taciuti di ogni spettatore, che si chiede come si possa arrivare ad armare la propria mano caricandola col veleno giallo ed emaciato dell’invidia. Erika De Nardo: “Mia madre era una stupida e una bigotta” Daniela Cecchin, la prima delle assassine, esce di scena, e alle 20:15 il palcoscenico del TRAM si incupisce ancor di più. S’incupisce di un buio smorto, mellifluo e senza spessore. Una ragazza dai capelli legati e tirati indietro, dalle braccia muscolose e dal volto spigoloso calca la scena portando con sé un pallone da basket, che fa rimbalzare sul palco con una violenza repressa e una rabbia che si sprigiona dalla pelle del pallone. Ogni rimbalzo del pallone tradisce scatti d’ira inconsueti, che ogni spettatore sente sulla propria guancia con la forza di uno […]

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Teatro

Break on Through: la storia di Jim Morrison al Tram

Tra dischi in vinile, luci psichedeliche e poesie su fogli stropicciati si svolge Break on Through, il nuovo spettacolo teatrale messo in scena al Teatro TRAM di Napoli dal 29 al 31 Marzo, scritto da Bruno Barone e Valerio Bruner, con gli attori Amanda Sanni e Bruno Barone. In Break on Through si narrano le fasi più significative della vita di Jim Morrison, poeta e cantante del gruppo rock statunitense The doors. La scenografia dello spettacolo spinge il pubblico ad immergersi nella vita e prospettiva del famoso frontman nella sua tridimensionalità, grazie anche alla ricerca di interazione da parte degli attori. Nella rappresentazione non viene solo raccontato il personaggio nella figura di rockstar, associato alle influenze della rivoluzione culturale degli anni’60, ma vengono messi in rilievo in una chiave di lettura umana, le fragilità, i fantasmi e le visioni che perseguitano la persona Jim Morrison. Break on Through, fama e fantasmi Il Jim Morrison di Break on Through si confronta dall’inizio della sua vita fino alla fine con le voci fuori campo che si identificano in personaggi sempre diversi, partendo dalla voce del padre con il quale ha un conflitto, poi quella della sua ragazza storica Pamela Courson, la voce dei giornalisti, poi quella dei suoi colleghi della band The doors. Questo insieme di voci risuonano ridondati talvolta nella mente tormentata di Morrison alle quali lui cerca di sfuggire. Per non parlare dell’eco delle sue ossessioni, in particolare quella della morte, che lo perseguiterà per tutta la vita in seguito a un evento: era il 1947 quando Jim Morrison, che aveva all’incirca quattro anni, era in viaggio con la sua famiglia e mentre attraversavano il deserto, egli vide degli indiani sparpagliati e moribondi per terra a causa di un incidente. L’accaduto ha inciso molto sulla sua vita, tant’è che lui si sentiva, da quel momento legato allo spirito di uno sciamano. Altra figura peculiare è quella di Pam, definita ”musa”, alla quale infatti molto spesso l’artista si ispira, è la donna che lo accompagnerà fino alla morte. La loro relazione è caratterizzata dall’incapacità di trovare un equilibrio, un amore che vive negli eccessi, il che non potrebbe essere altrimenti, per due personaggi così controversi. Tra i simbolismi e le immagini oniriche si alternano gli esordi del cantante sul palco in cui avviene una trasformazione, da un animo fragile segue uno spirito rivoluzionario al contempo profondo, impegnato ad esortare il pubblico ad abbattere gli schemi sociali, è questo il messaggio che sta molto a cuore a Jim Morrison, soprattutto nella sua poetica. Nella rappresentazione teatrale infatti predomina la sua figura poeta affascinato dalla cultura classica e dalle figure mitologiche, che sono state il risultato di influenze di letture giovanili come quelle di Nietzsche e Rimbaud, in cui risale l’importanza di trasgredire le regole morali a favore della scoperta della vera natura dell’uomo.

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Teatro

Ritratto di donna araba che guarda il mare di Davide Carnevali

Ritratto di donna araba che guarda il mare: culture diverse e popoli che si sfiorano tra amore e odio Quello di Davide Carnevali, autore di “Ritratto di una donna araba che guarda il mare”, è un testo che ti colpisce dritto sulla bocca dello stomaco come una scarica mortale di mitragliatrice, e ti lascia agonizzante sul bagnasciuga di una spiaggia che costeggia i lembi di qualche città vecchia, una città che esiste soltanto nelle fantasie più allucinate. “Ritratto di donna araba che guarda il mare”, in scena al Teatro Piccolo Bellini dal 26 al 31 marzo, interpretato da Alice Conti, Michele Di Giacomo, Giacomo Ferraù e Giulia Viana,  vincitore nel 2013 del Premio Riccione per il Teatro, e scritto da Davide Carnevali, è un’elegia che si stempera nell’acquerello di un ritratto, un bozzetto che ha le tinte espressionistiche di un tramonto violaceo, e che ritrae il volto di una donna araba che offre il volto e gli occhi all’acqua, nutrice immemore di vita. L’acqua contiene e plasma la parola essenziale, minimale e levigata, come il fluire di un rivolo o di un rigagnolo, e si tramuta poi in onda anomala che si scaglia nelle pupille degli spettatori che osservano questo placido dramma di acqua e di vita. Ritratto di donna araba che guarda il mare di Davide Carnevali : la parola, essenziale e densa di possibilità La parola, calibrata e fremente di venature, è il terreno di incontro e scontro tra due culture differenti, tra due storie di vita dai colori tremendamente opposti, eppure combacianti. Vi è lei, la giovane donna araba, rannicchiata nel suo buio angolo di palcoscenico, vestita di contraddizioni, fragilità e interpretata magistralmente da una Alice Conti composta nella sua ponderata drammaticità, inquieta nel suo caos ben misurato: la donna araba non è solo rannicchiata, ma a tratti si staglia sul palcoscenico, giganteggia e narra la sua storia, come se respirasse da quello stesso mare della città vecchia, quel mare di cui i suoi occhi sono pieni. C’è poi il suo contraltare maschile, un misterioso straniero, un uomo europeo in viaggio per lavoro e approdato in quel lembo di Nordafrica: dalle sue mani si sprigiona un bozzetto idilliaco ed elegiaco, un taccuino su cui è tratteggiato il volto di ossidiana della donna araba. Il loro incontro è giocato sul filo dell’alfabeto, che compone parole che costruiscono una geometria dell’incontro, dell’amplesso, dello sfiorarsi e del ritrarsi. La giovane donna lancia la sua porzione di parole dalla sua metà del palco, e le fanno eco le parole di forma uguale e contraria, dell’uomo europeo, insieme creano un accordo dissonante di sinonimi e contrari che si toccano prepotentemente e costruiscono l’integrità della storia. Geometria delle parole, geometria dell’incontro e geometria della diversità. Geometria e geografia, come la geografia del plastico di una città vecchia formata da pagine sgualcite e ingiallite, che girano vorticosamente e sono accarezzate da una cinepresa, e che fabbricano l’architettura di un locus virtuale, proiettato nell’alterità della mente, che ricrea spazi di ombre, luci e chiaroscuri. La città […]

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Teatro

ALL SHOOK UP – il musical al Teatro Acacia di Napoli

In anteprima venerdì 29 marzo al Teatro Acacia di Napoli, il musical americano campione d’incassi ALL SHOOK UP: 20 canzoni scelte tra i grandi successi di Elvis Presley, più di 20 artisti tra cantanti, ballerini ed attori, in una storia originale liberamente tratta dalla commedia di William Shakespeare “La dodicesima notte”   Presentato venerdì 22 marzo presso la Domus Ars di Napoli, lo spettacolo “made in Broadway” ideato da Joe Di Pietro debuttò in America nel 2005: ora, una compagnia napoletana, la Compagnia d’Oriente di Fabio Busiello, ne ha ottenuto i diritti in Italia direttamente dalla produzione statunitense e si appresta a ripetere qui da noi il successo riscosso in patria. Con la regia di Pietro Pignatelli, tra i più grandi in questo genere di produzioni, ALL SHOOK UP è un musical curato nei minimi particolari, uno spettacolo di grande impatto visivo, in cui ogni performance artistica è affidata a professionisti specializzati e di grande talento: il protagonista Chad è interpretato da Alessandro D’Auria, già protagonista del musical “Musicanti”; le coreografie sono del ballerino statunitense di fama mondiale Bill Goodson, che vanta nel suo curriculum collaborazioni con star internazionali come Diana Ross, Jasmine Guy, Steve Winwood, Gloria Estefan, e perfino il grande Michael Jackson. ALL SHOOK UP – il musical: l’amore, l’identità, i sogni sulle note di Elvis Nel Midwest degli anni ’50, il giovane motociclista Chad sconvolgerà la tranquillità e la monotonia in cui vivono gli abitanti di una malinconica cittadina con il suo anticonformismo, spingendoli ad amare e ad inseguire i loro sogni. Sulle note dei grandi classici di Elvis, da “Love me tender” a “C’mon everybody”, da “Jailhouse Rock” alla versione americana del nostro “O sole mio”, da “That’s Now and ever”, all’esecuzione all cast di “Can’t Help Falling In Love”, saranno raccontati amori e passioni che regaleranno allo spettatore tanta adrenalina. A differenza di altri musical, ALL SHOOK UP presenta una struttura drammaturgica più complessa: una trama sicuramente non banale, che tocca temi importanti come l’identità e la fiducia nei propri sogni, attualissimi oggi come 60 anni fa. Fonte immagine: https://www.google.com/url?sa=i&source=images&cd=&ved=2ahUKEwjEy9L1hZ3hAhXPMewKHZpqB04QjB16BAgBEAQ&url=https%3A%2F%2Fwww.imgrum.pw%2Ftag%2Fallshookupmusical&psig=AOvVaw11AT5fzepgY5g0Cov8ZoCo&ust=1553594808757982

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Recensioni

Caravan Teatro presenta LAMINORE al Caos Teatro

Il 23 e il 24 marzo scorsi al Caos Teatro di Villaricca (NA) è andato in scena lo spettacolo LAMINORE della compagnia Caravan Teatro, penultimo appuntamento della stagione teatrale del Caos Teatro. Caravan Teatro e la rivalsa de La Minore Scritta e diretta da Giovanni Del Prete, con Francesca Iovine (scene e costumi di Francesco Felaco, organizzazione a cura di Maria Teresa Monda), la pièce racconta il complesso rapporto tra due sorelle: la maggiore è bravissima in ogni cosa, supera la minore in qualsiasi attività, sportiva e non, e anche nell’amore dei genitori. Questo suscita irritazione e sentimenti di rancore e invidia nella minore. Un giorno però, nel corso di una lezione di piano, il maestro – che ha assegnato il compito di eseguire il valzer di Chopin n. 19 Opera Postuma in La minore – , è costretto ad ammettere che la sorella maggiore lo ha eseguito male. In quell’episodio, che le restituisce una sorella maggiore più “umana”,  la minore intravede la possibilità di primeggiare in qualcosa per la prima volta nella sua vita e decide che quel brano sarà la sua rivalsa nei confronti della sorella. Nel volersi prendere una rivincita la sorella minore però metterà in luce ben altre verità… Una sorella ingombrante “Se non capisci come una donna possa amare teneramente sua sorella e al tempo stesso aver voglia di torcerle il collo, allora probabilmente sei figlio unico”. Questo aforisma della scrittrice statunitense Linda Sunshine descrive perfettamente il rapporto tra sorelle. Chiunque abbia un fratello o una sorella sa bene infatti quanto possano essere insopportabili a volte, ma sa anche che il loro è un legame indissolubile, che l’amore che provano l’uno per l’altro va oltre le distanze e le incomprensioni. Di solito avere una sorella maggiore significa avere una sorta di seconda mamma che protegge e si prende cura dei fratelli e delle sorelle minori, o quantomeno un’amica sincera.  Ma cosa succede invece se la figura della sorella maggiore diventa ingombrante e ciò genera sofferenza nella minore? Questo è proprio il caso della protagonista della storia raccontata dalla compagnia Caravan Teatro, Greta. Ispirandosi alla storia di Caino e Abele, i membri della compagnia hanno deciso di portare in scena la complessità del rapporto tra due sorelle. Perla, la sorella maggiore di Greta, è l’esatto contrario del “prototipo” di sorella maggiore che abbiamo descritto poco più sopra. Tra lei e sua sorella minore c’è distanza. Perla, come detto in precedenza, primeggia in tutto, anche nell’amore dei genitori. Greta tenta di somigliarle, di capire quale sia il suo segreto ma non riesce ad eguagliarla, continua a restare all’ombra della sorella e questo la fa impazzire. “Tra sorelle ci si dovrebbe scambiare i vestiti, i trucchi, uscire insieme, essere complici”, dice Greta. Tutto questo tra lei e la sorella non avviene. Le due sono distanti, come i letti nella loro camera; non c’è dialogo, non c’è complicità. “Un fratello o una sorella non si scelgono, si trovano e si subiscono”, continua. Greta soffre e il suo dolore la […]

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Teatro

Così non si va avanti in Sala Assoli per la stagione di Casa del Contemporaneo

Spiedo e Somma approdano in Sala Assoli Mercoledì 20 marzo, alle 20:30 in Sala Assoli, la rassegna “Fuori Controllo” ha portato in scena “Così non si va avanti” di Francesco Spiedo e Simone Somma. Casa del Contemporaneo si conferma un luogo dove i linguaggi teatrali si coniugano e si fondono. Un progetto di ampio respiro poetico che si attiva in tanti spazi tra cui a Napoli la Sala Assoli ed il Teatro dei Piccoli,  i luoghi dell’arte contemporanea ed a Salerno il Teatro Ghirelli. Lo spettacolo racconta la storia di Enrico, alle prese con il suo romanzo, quello che gli cambierà la vita: non più bistrattato e sfortunato scrittore di necrologi che, per sbarcare il lunario, serve panini al fast food, ma grande e riconosciuto scrittore. Ma come è che si diventa scrittori? Boris è la creazione di Enrico, un suo alter ego, la proiezione di quello che l’autore vorrebbe. Anna è la fidanzata di Enrico, ma i due sono sul punto di lasciarsi. Sullo sfondo, un musicista compone le sue canzoni, scrive e canta di questo gioco delle parti che è la vita. Così non si va avanti Tra citazioni cinematografiche – da Woody Allen su tutti – equivoci, sovrapposizioni delle realtà e colpi di scena, la vita di Enrico va in pezzi: la libertà delle proprie scelte richiede sempre un prezzo ed essere se stessi diventa l’unica alternativa, quando ci viene da pensare che così non si va avanti. L’abbiamo detto tutti, almeno una volta nella vita. Ed è così che la storia di Boris, Enrico e Anna, la storia di un autore e il suo personaggio, la storia di due amori impossibili diventano la storia di tutti noi. Così non si va avanti, o forse sì. I registi analizzano  a fondo quel complesso rapporto che instaura tra lo scrittore e le creature nate dalla sua fantasia. Tema centrale dell’opera è quel dialogo eterno che necessariamente coinvolge la realtà materiale e quella metafisica scaturita dalla mente dell’autore, nell’unione costituita dal foglio di carta. Evidente la passione degli autori, Spiedo e Somma, per Woody Allen. Dall’introduzione, che riprende la colonna sonora  di “Provaci ancora Sam”, ai nomi dei personaggi, Enrico ed Anna. Evidentemente un richiamo a ““Harry a pezzi” ed “Io e Annie”, tra le pellicole più celebrate del cineasta americano. La rassegna “Fuori Controllo” proseguirà in Sala Assoli con cinque appuntamenti che arricchiscono la stagione di Casa del Contemporaneo con musica, poesia, parola, nuove promesse e grandi ritorni.   Fonte immagine: https://www.facebook.com/casadelcontemporaneo/photos/pcb.2212542258767245/2212542162100588/?type=3&theater

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