Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: teatro contiene 260 articoli

Teatro

Nuovo Teatro Sanità, al via la nuova stagione “politica”

Centinaia di persone sono accorse nella piccola chiesa settecentesca di Piazzetta San Vincenzo, nel cuore del rione Sanità a Napoli. Quello stesso quartiere che ha dato i natali a Totò e ha fatto da scenografia a diversi capolavori come “L’oro di Napoli” di Vittorio De Sica e “Il Sindaco del Rione Sanità” di Eduardo De Filippo. Quello stesso quartiere in cui il lavoro del Nuovo Teatro Sanità, un teatro di circa ottanta posti ricavato in un luogo rimasto abbandonato per decenni, ha un inestimabile valore. In particolare, per la gestione del teatro, affidata a un gruppo di giovani sotto i trent’anni, coadiuvati da diversi professionisti del settore teatrale, e per i tanti nomi rilevanti del panorama artistico locale e nazionale (come Cristina Donadio, Roberto Saviano, Toni Servillo e tanti altri) che hanno calcato il palcoscenico del Nuovo Teatro Sanità. Anche quest’anno – come lo scorso – la stagione teatrale del Nuovo Teatro Sanità sarà piena di interessanti appuntamenti. “Circle – il teatro ti porta lontano” è il nome scelto per la sesta stagione, che si basa su un’idea progettuale, fatta di relazioni e scambi, per costruire un’idea di teatro partecipativa. Ma soprattutto, nasce in relazione con il progetto “Circle Festival”, realizzato con il sostegno di MIBAC e SIAE nell’ambito dell’iniziativa “S’illumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. Obbiettivo del “Circle Festival” è la diffusione della drammaturgia Europea attraverso la traduzione, la messa in scena e la pubblicazione di testi teatrali provenienti da Germania, Grecia, Spagna e Italia. “L’idea è nata dopo il progetto “Cities on the Edge” – spiega alla platea il direttore artistico Mario Gelardi – creato dal Goethe Institut di Napoli e Marsiglia insieme al Deutsch-franzosisches Jugendwerk, grazie al quale la compagnia ntS’ è approdata in Germania e sarà a Marsiglia all’inizio del prossimo anno. Dal rapporto con diversi drammaturghi europei con cui siamo entrati in contatto è partita l’idea di una stagione che realizzi un piccolo osservatorio su ciò che avviene in Europa e che il rione Sanità diventi per qualche mese un polo teatrale europeo“. “Crediamo nella circolarità della cultura – continua Gelardi – senza muri e senza barriere, ma soprattutto nella libera circolazione delle idee, necessaria per riflettere sulle trasformazioni che sta subendo l’Europa. Rispetto alle precedenti stagioni, quest’ultima ha una spiccata connotazione politica: abbiamo deciso di schierarci contro le intolleranze, la paura del diverso e l’avversione contro tutto quello che appare straniero“. Diversi gli ospiti intervenuti durante la conferenza stampa. Per primi i quattro giovani registi Gianni Spezzano (con “Il viso di un altro dal 12 al 14 ottobre), Fabio Casano (con “Patroclo e Achille” dal 19 al 21 ottobre), Carlo Geltrude (con “I kiwi di Napoli il 23 dicembre) e Riccardo Ciccarelli (con “La testa sott’acqua” dall’11 al 13 gennaio). In seguito Peppe Fonzo, che ha curato la drammaturgia e la regia di “100 volte si” con Roberto Azzurro; Alessandra D’Ambrosio, co-autrice e protagonista di “Scarti di paradiso”, che narra la storia di una donna reclusa in manicomio a 40 anni […]

... continua la lettura
Teatro

Maurizio De Giovanni presenta “Canzoni per il commissario Ricciardi”

Le storie tratte dalla saga del commissario Ricciardi si fanno musica e poesia. Lunedì 17 il debutto al Maschio Angioino. Noi c’eravamo.  Una Napoli che è malinconia. Una Napoli che ribolle nei guadi dei ricordi frammentari e truci. Una Napoli che spilla vita da ogni centimetro della sua pelle marina. Una Napoli di profumi, sapori, amori e poesia. Una Napoli che mantiene in equilibrio Eros e Thànatos su una bilancia con due pesi similari. Una Napoli che ruggisce di passione e energia, ma è in un costante equilibrio precario su una strapiombo, colmo di dolore  e di morte. Questo è lo sfondo nella quale Maurizio De Giovanni ha incastonato le sue storie minime, contenute nelle pagine della famosa saga del commissario Ricciardi, narrate sul palcoscenico del Maschio Angioino, lunedì 17 settembre, in un eclettico spettacolo di narrazione e musica, di teatro e spettacolo musicale che si sono fusi, donando un’ alchemica mistura di sensazioni, dove le storie hanno attinto una propria anima dalle note passionali della fisarmonica e della chitarra e si sono scolpite della loro fisionomia emotiva, alternandosi alla poesia della canzone napoletana. Lo scrittore è stato affiancato in scena dalla prorompente e soave voce di Marianita Carfora e dai musicisti Giacomo Piracci e Zac Alderman: l’unione di ciò ha restituito un corale assemblaggio di  pianto, malinconia, poesia, dolore, bellezza nella quale gli spettatori si sono immersi, percependo l’odore della salsedine del mare di Napoli e i suoni brulicanti delle sue strade polverulente, toccando con mano la quotidianità, quella felice e quella straziante, in un modo così profondo che perfino le pietre del mastodontico bastione hanno emesso un lungo gemito. Commissario Ricciardi, il racconto di storie minime tra Eros e Thanatos Due voci ad alternarsi sulla scena. Maurizio De Giovanni smembra le sue storie pregne di  pathos in un dialogo con Marianita Canfora, alternandosi in diversi ruoli, allorché  si cala nella storia. Il maestro De Giovanni colpisce diritto al basso ventre dello spettatore, scagliando frammenti di storie che sono dardi avvelenati, di un veleno di cui è pregna la quotidianità,  che è contenuto nella truce storia di un abbandono, di un inganno, di un lutto. Lo scrittore, come  un direttore d’orchestra, coordina i tempi e i modi della narrazione, sbugiarda le illusioni dell’uomo e funge da fulcro alla voce sontuosa, angelica, calda, lussuriosa di Marianita Canfora che, con intermezzi canori presi dalla tradizione della canzone napoletana, sazia le viscere delle storie, colora le parole  di emotività pura, costruisce quel velo magico che cala prepotentemente sullo spettatore, pregno di umide emozioni che passano attraverso le orecchie fino a sciogliersi sulla pelle e contribuire alla magia dell’immedesimazione. Un persistente filo conduttore lega le vicende delle storie. È la sordida e cruda durezza della realtà a calare prepotentemente nelle vite dei personaggi. Una realtà dolorosa che fuoriesce da qualsiasi tappeto di illusioni, incontenibile come le acque di un fiume in piena, alla quale non ci si può sottrarre. L’amore è il sentimento che attraversa il solco di tutte le storie: amori totalizzanti che hanno […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Cyrano de Bergerac all’Aperia di Caserta con la regia di Roberto Andolfi

Roberto Andolfi ha portato una sua versione del Cyrano de Bergerac a Caserta. Ecco come è andata. «Astronomo, filosofo eccellente. Musico, spadaccino, rimatore, Del ciel viaggiatore Gran maestro di tic-tac. Amante – non per sé – molto eloquente». È questa la descrizione che, nella Francia ottocentesca, il poeta e drammaturgo Edmond Rostand dà, nell’omonima opera, dello spadaccino Cyrano de Bergerac. La trama dell’opera L’uomo, cadetto di Guascogna e abile nell’arte della spada, è segretamente innamorato della bella cugina Rossana, non venendo, tuttavia, ricambiato a causa del suo «maledetto» naso, che è lungo e protuberante. Non potendo soddisfare i propri desideri amorosi e spinto da un incondizionato bene per la donna, Cyrano si ritroverà ad aiutare, attraverso la sua fine arte poetica, il giovane Cristiano de Neuvillette che, al contrario del protagonista, è bello ma privo di spirito e incapace a corteggiare Rossana, innamorata di lui. Grazie alle parole di Cyrano, il giovane conquisterà e sposerà la donna, ma sarà costretto, poco dopo, a partire per la guerra insieme allo spadaccino di Parigi. Dalle trincee, Cyrano continuerà a scrivere le lettere d’amore per Rossana, a firma di Cristiano. Quest’ultimo però, resosi conto che i sentimenti della donna sono mossi non dalla sua persona, ma dalle soavi parole di Cyrano, accarezzerà soltanto, prima di morire, l’idea di confessare la verità all’amata. Rossana, alla morte di Cristiano, si ritirerà in convento, dove riceverà, ogni sabato, la visita di Cyrano. Soltanto alla morte di quest’ultimo, che, esalando gli ultimi respiri, confesserà i suoi sentimenti, la donna verrà a conoscenza della verità: ella ha amato l’animo dolce dello spadaccino, dal ributtante aspetto, attraverso Cristiano, semplice e bellissimo. La rappresentazione di Roberto Andolfi e la bidirezionalità del tempo Il Cirano – la cui prima rappresentazione, realizzata al Théâtre de la Porte-Sain-Martin di Parigi nel 1897, ottenne, anche grazie al famoso attore Benoît-Constant Coquelin, assai successo – è ancora oggi una delle opere più amate dagli appassionati di teatro. A tal proposito, basti guardare al successo rimediato dalla Compagnia Controtempo Theatre, che si è esibita ieri 16 settembre, sotto gli occhi del pubblico entusiasta, presso l’Aperia della Reggia di Caserta. La Compagnia, fondata e diretta da Venazio Amoroso, Danilo Franti e Lilith Petillo, con la regia di Roberto Andolfi, ha dato prova di grande professionalità e talento, facendo ridere di gusto ed emozionare, al tempo stesso, gli astanti. L’ambientazione notturna e senz’altro congeniale dell’Aperia di Caserta ha, poi, fatto da sfondo alla scena più famosa ed apprezzata dell’opera, quella del topos letterario del balcone, in cui Cyrano, vista l’incapacità poetica di Cristiano, suggerisce a questo delle parole nobili ed elevate da ripetere all’amata. Ma ciò che è davvero straordinario, nella rappresentazione fatta da Roberto Andolfi, è la bidirezionalità del tempo, che ha reso l’opera attualissima e ha permesso, agli spettatori casertani, di calarsi nei panni di Danilo, l’attore che interpreta Cyrano che, nonostante i secoli trascorsi, si ritrova dinanzi agli stessi bivi e alle stesse incertezze che affliggono lo spadaccino di Rostand. Infatti, come lo stesso regista afferma, “Cyrano, prima di essere […]

... continua la lettura
Teatro

Il teatro cerca casa: l’edizione 2018-2019

Mercoledì 12 settembre è stata una giornata frenetica per casa Santanelli: in una calda mattinata, infatti, vi è avvenuta la presentazione della nuova stagione teatrale de Il Teatro Cerca Casa. Per chi non lo sapesse, quest’iniziativa insolita vede protagoniste location diverse con un unico comune denominatore: essere il salotto di casa di gente normalissima. “Ora siamo giunti al settimo anno, che passa per essere l’anno della crisi di tutti i legami, e dunque anche di quello nostro con pubblico e attori”: così il padrone di casa, nonché direttore artistico Manlio Santanelli, ha voluto inaugurare l’inizio della conferenza, una sorta di rito apotropaico di buon augurio. Il teatro cerca casa, il cartellone Il salotto è pieno, i giornalisti accorsi in molti si stringono sulle sedie, affinché tutti possano accaparrarsi un posto comodo durante la presentazione. Innumerevoli libri fanno da cornice ad un contesto informale, in cui attori e spettatori si mischiano, s’amalgamo senza barriere e differenze, proprio come vuole l’obiettivo de Il teatro cerca casa: far compenetrare quotidiano e surreale, alla continua ricerca di espressioni alternative di sé. Nella stagione passata, il bilancio si è chiuso in maniera positiva: sono stati circa 25 gli appartamenti, 2000 gli spettatori accolti, 45 gli spettacoli. Quest’anno si cerca di replicare, come prima, più di prima: si coniugano teatro vero e proprio e spettacoli di musica napoletana, tra cultura, letteratura e filosofia. Un mix proprio per tutti i gusti, che si trasforma talvolta in un simposio privato in cui sconosciuti di diversa provenienza si trovano a condividere l’intimità dei pensieri. La settima edizione, dunque, prevede dodici nuovi titoli in cartellone e tre ritorni dalle passate edizioni, a cui si aggiungono tre eventi speciali in data unica. Si parte con il 23 settembre presso il complesso monumentale di San Nicola da Tolentino. L’appuntamento è previsto per le 17.15, visita guidata e spettacolo In origine fu voragine, con Maurizio Capone e Antonello Cossia. A seguire Polveri condominiali di Franco Autiero, portato in scena da Gina Perna e con le musiche di Fulvio Di Nocera, per la regia di Tonino Di Ronza. Un grande successo della scorsa edizione ritorna nuovamente: La solitudine si deve fuggire, di Manlio Santanelli interpretato da Federica Aiello. Il teatro impegnato civilmente si concretizza in questa nuova edizione attraverso la messa in scena di Il fulmine nella terra – Irpinia 1980, che ricostruisce l’atmosfera catastrofica del terremoto avvenuto in Irpinia nel 1980, con Orazio Cerino. Vetiver – Essenze di una profumiera costituirà l’appuntamento successivo, con Melania Esposito, ricostruendo la vicenda della profumiera Mona di Orio. A seguire Piccoli crimini coniugali di Eric-Emmanuel Schmitt, con Gioia Mille e Antonio D’Avino. Michele Danubio invece sarà il protagonista de Il posto di un altro assieme a Laura Borrelli e Stefano Jotti. Lo stesso Jotti poi riproporrà lo spettacolo “La fondazione” con testo di Raffaello Baldini. Com’è stato detto prima, anche la letteratura troverà largo spazio nella rassegna, attraverso il Magnificat di Alda Merini portato sulla scena domestica da Caterina Pontrandolfo, Bartleby lo scrivano tratto dall’omonimo capolavoro di Melville, […]

... continua la lettura
Teatro

“Tragodia” – Il canto del capro” con Emanuele D’Errico, tra comico e surreale

Martedì 4 settembre è andato in scena nel chiostro della chiesa di San Domenico Maggiore lo spettacolo di Ettore Nigro, Tragodia – Il canto del capro.  Il protagonista e solo attore sulla scena è Emanuele D’Errico, che con la sua voce sonora ma pulita ha donato agli spettatori un’ora di viaggi fantastici in contrasto con la scena adornata con pochissimi oggetti, per lo più maschere di cartapesta dalle fattezze animali che di volta in volta indosserà, come uno zoo di cartapesta animata. La messinscena fa parte della rassegna teatrale Morsi di Teatro, presentata da UnAltroTeatro che andrà in scena dal 3 al 6 settembre. Tragodia – Il canto del capro, una tragedia comica con Emanuele D’Errico “Conosce la storia di Guglielmo Belati?“. È così che inizia lo spettacolo, subito interrotto da una pioggia improvvisa e fuori programma. Dopo aver sistemato le sedie e il palco al riparo, Emanuele D’Errico riprende la narrazione proprio da lì, da quella domanda posta al suo vicino di sgabello, una maschera dalle fattezze di un elefante. Chi era dunque Guglielmo? Un ragazzo normalissimo, innamorato della sua fidanzata Teresa a tal punto da volerla sposare, nonostante le opposizioni delle famiglie di entrambi. Così un bel giorno, vestito di tutto punto, con l’anello in tasca assieme a poche caramelle a menta, decide di recarsi a casa di lei per chiederle la mano, non importano le difficoltà e le proteste. Lungo la strada il suo sguardo si posa su un fiore arancione e blu, così bello da fargli venire voglia di raccoglierlo per donarlo alla sua fidanzata. Proprio in quel momento incontra lo sguardo di una capretta, bianchissima, la più bella di tutto il gregge, così bella che subito Guglielmo si sente innamorato di lei, come un bambino.  Da quel momento in poi l’intera vita di Guglielmo cambia rotta: per far innamorare la capra di lui cercherà di comunicare con lei in qualsiasi maniera, fino a diventare egli stesso una capra. Incontrerà sul suo cammino tante altre capre che al posto di belare parlano in napoletano, affronterà lunghi viaggi in campi immensi, fino ad arrivare ad un’importantissima consapevolezza che capovolgerà il finale in maniera inaspettata. Si potrebbe definire Tragodia una piccola commedia tragica, che racchiude tutti i tentativi disperati e folli di un uomo che insegue un’utopia o un sogno, non si sa, infischiandosi di tutto il resto, con nel cuore solamente il suo obiettivo. Divertente, spassionata, a tratti lievemente ironica, la storia è un puzzle di eventi surreali, quasi onirici, che si incastrano alla perfezione. Tutti gli spettatori si sono sentiti un po’ capretti, forse per quei braccialetti rossi di carta che sono stati distribuiti all’inizio e poi messi tutti al braccio destro, forse perché la storia di Guglielmo riguarda un po’ tutti noi. Dunque tragedia, canto della disperata voglia di vita che vuol dire anche un po’ rischiare, uscire dagli schemi convenzionali per cercare ciò che ci rende più felici.

... continua la lettura
Comunicati stampa

Cyrano de Bergerac alla Reggia di Caserta

  La Compagnia Controtempo theatre, fondata e diretta da Venanzio Amoroso, Danilo Franti e Lilith Petillo, presenterà Cyrano de Bergerac con la regia di Roberto Andolfi, il 16 settembre presso l’Aperia della Reggia di Caserta alle ore 20:00. “Cyrano, prima di essere la tragedia della sincerità, è la tragedia della coerenza e innanzitutto, secondo me, la tragedia del tempo. Guardando l’opera spesso ci chiediamo cosa sarebbe successo se lui avesse parlato in quel momento, ma l’opera di Rostand, come la vita, è implacabile, soprattutto, non torna mai indietro e così questo spettacolo scavalca decenni interi lasciandoci solo i punti salienti di un amore che non è mai esistito. Registicamente, ho voluto raddoppiare questa unidirezionalità del tempo cercando di mettere sia l’attore che il personaggio di fronte ai bivi della vita. Bivi sui quali Cyrano non ha mai dubbi. Ogni volta che deve scegliere tra il bene e il male,tra l’essere se stessi o quello che gli altri si aspettano che egli sia, fra la propria felicità e quella del prossimo, sa sempre qual è la strada giusta anche se è la più faticosa ed ogni volta ha il coraggio di prenderla. Ognuno di noi, guardando quest’opera, vorrebbe essere Cyrano proprio perché ognuno di noi, guardando indietro, vorrebbe aver avuto il coraggio di essere coerenti con se stesso, fino alla fine, di fare solo ciò che si ama e, soprattutto, di avere il coraggio di amare qualcuno più di se stesso.” Roberto Andolfi Link dell’evento facebook: https://www.facebook.com/events/260829428097476/ CYRANO DE BERGERAC di E. Rostand Regia di Roberto Andolfi Con Danilo Franti, Venanzio Amoroso, Giuseppe Amato, Matteo Pantani, Adriano Dossi e Pamela Vicari 16 Settembre | h. 20.00 INGRESSO in via Maria Cristina di Savoia, 10 (nei pressi del ristorante “DIANA E ATTEONE”) – NO ENTRATA PRINCIPALE. È possibile parcheggiare ai lati della strada o in un parcheggio libero che si trova verso la fine della stessa via. I biglietti potranno essere acquistati, previa prenotazione, prima dello spettacolo al botteghino dell’Aperia, situata nel Giardino Inglese della Reggia. Il botteghino sarà aperto il giorno 16 Settembre dalle 18:30 alle 19:30. POSTI LIMITATI – Prenotazione Consigliata email: compagniacontrotempo@gmail.com numeri di riferimento: 346.7346677/ 329.3277464 Biglietto intero 20€ Ridotto bambini 7-13 anni 10€ Gratis sotto i 6 anni Materiale informativo di Controtempo Theatre Di seguito il link del trailer dello spettacolo “Cyrano”: https://www.youtube.com/watch?v=XteYwDRYUTk&feature=youtu.be Link intervista video yt Controtempo Theatre: https://youtu.be/3Z9PpDZEN20 Link facebook compagnia: https://www.facebook.com/controtempotheatre/ Link instagram compagnia: https://www.instagram.com/controtempo_theatre/ Controtempo Theatre “Controtempo” è un nome evocativo che questa giovane compagnia teatrale ha scelto di darsi, i cui componenti si sono tutti formati presso l’eclettica “Accademia Internazionale di Teatro” di Roma. Tre dei soci fondatori sono campani, il quarto è laziale, tutti accomunati dalla stessa passione per il teatro che hanno scelto come loro condizione sociale di vita. Questi artisti vanno “controtempo”, contro il consumismo delle esigenze, sempre proiettati a far vivere il teatro in ogni interstizio dei luoghi. Essi esprimono la loro arte non solo in strutture canoniche, i loro sforzi sono orientati a far “rivivere” il “genius loci” […]

... continua la lettura
Recensioni

La Bella e la Bestia all’Aperia della Reggia di Caserta

Il 21 e 22 Luglio 2018, L’Aperia della Reggia di Caserta ha fatto da cornice allo splendido spettacolo messo in scena da Il Demiurgo, La Bella e la Bestia. La rappresentazione è basata sulla prima versione della fiaba, quella narrata da Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve. In un piccolo villaggio della Francia del ‘700 la vita scorre serena e monotona. Un piccolo mondo rassicurante che sta stretto a Belle, giovane donna sognatrice e caparbia. Un giorno, il suo destino si intreccia con quello di un’orrida bestia che governa un castello nascosto nei boschi. Per amore di suo padre, Belle si offre come prigioniera ma, come in ogni fiaba che si rispetti, nulla è ciò che sembra: e combattendo contro il pregiudizio del volgo, un’antica maledizione e un aspetto mostruoso “la Bella e la Bestia” finiscono per innamorarsi. Ma la strada per il classico, e noto a tutti, “e vissero tutti felici e contenti” è lunga e complicata. Il grande merito de La Bella e la Bestia è stato sicuramente riuscire a fondere egregiamente nella tradizionale trama della storia elementi di modernità e ilarità, con personaggi dalla battuta sempre pronta a far sorridere, apprezzatissimi dagli spettatori. L’opera infatti ha incantato grandi e piccini, che col tramontar del sole si sono trovati trasportati nella più classiche delle fiabe. Senza dubbio uno spettacolo dalla piacevole leggerezza in cui il ballo, il canto e la musica hanno accompagnato una recitazione impeccabile. Degna di nota soprattutto la performance del personaggio di Lumière (Andrea Cioffi), candelabro dall’accento francese che ha tenuto viva la vivacità dell’opera, così come Tockins (Peppe Romano) e Gaston (Massimo Polito). Senza dimenticare ovviamente i due protagonisti, Angelo Sepe nel misterioso ruolo della Bestia e Chiara Vitiello che con la sua dolcezza è riuscita perfettamente ad impersonare Belle. A rendere il tutto più suggestivo è stata poi la location, L’Aperia che, posta alla sommità dello splendido giardino inglese, ha svolto il ruolo di naturale scenografia. Magnifica, dunque, la magnifica iniziativa de Il Demiurgo  e da tenere d’occhio i prossimi eventi: presso l’Aperia della Reggia di Caserta il 28 e 29 luglio si svolgerà la rappresentazione di Alice nel paese delle meraviglie, mentre il 25 agosto sarà la volta di Il ritratto di Dorian Gray. La Bella e la Bestia- 21/22 luglio: Coreografie: Federica di Benedetto Belle: Chiara Vitiello Bestia: Angelo Sepe Lumiere: Andrea Cioffi Tockins: Peppe Romano Madame. Duvet: Federica Di Benedetto Madame Plume: Manuela Urga Madame Teapot: Mariachiara Vigoriti Monsieur chien: Antonio Ferraro MadameChat: Valeria Napolitano Gaston: Massimo Polito Le Tont: Gabriele Borriello Mourice: Roberto Ingenito Audry: Ester Esposito Didier: Antonio Torino Comelacittà

... continua la lettura
Teatro

Scappa Napoli: tra danza, musica e denuncia a Suggestioni all’Imbrunire

Dopo “Le parole note”, “A Nudo”, “Vento D’etere” e “La solita cena”, la decima edizione della rassegna “Suggestioni all’Imbrunire” non smette di stupire. Protagoniste assolute della quinta serata sono state – così come è ormai prassi di questo splendido festival – musica e danza. Dopo il debutto il 20 marzo al Piccolo Bellini, la Compagnia Malaorcula in sinergia con il 44 Quartet ha dato nuova linfa a Scappa Napoli, uno spettacolo di denuncia che pone al centro della sua drammaturgia il ruolo del napoletano nell’economia morale e culturale della sua città in forte decadenza. Napoletano la cui scelta di rimanere in quel di Partenope non può essere casuale e passiva ma deve necessariamente scatenare un circolo virtuoso di intenti, azioni, e – perché no?! – rivoluzioni. Con quattro danzatrici, quattro musicisti e due cantanti, la recita è una gioia per gli occhi e per le orecchie, un tripudio di talento che si mette in gioco – in coerenza con gli intenti della rassegna –  per lanciare un forte messaggio sociale. Accompagnate da arpe, contrabbassi, tammorre e cajon, le coreografie acquisiscono una particolare gravitas che ne enfatizza il substrato comunicativo. Il marcio, le ingiustizie, le iniquità, sono rappresentate passo dopo passo in un allestimento scenografico che ricorda la quotidianità dei bassi, cuore pulsante e profondamente lacerato di Napoli. Scappa Napoli, danza e musica al Pausilypon  Scappa Napoli, accolto, accompagnato e salutato da scroscianti applausi, si inserisce, come accennato, perfettamente in questa importantissima kermesse, curata dal Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus, con la direzione artistica di Serena Improta, d’intesa con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, che ogni anno tenta di ridare dignità e lustro ad uno dei più importanti siti archeologici della città. E grazie ad essa, grazie al riscontro del pubblico, agli sponsor come Ferrarelle e ai partner, come Consorzio Tutela Vini Vesuvio e Le Arcate, due importanti zone, il Calidarium – oggetto di approfondimento nella trasmissione SuperQuark – e l’Odeion, sono già state quasi del tutto recuperate. Per il futuro si prospetta, invece, l’apertura al pubblico delle cisterne così da creare nuovi percorsi di visita e rendere il parco – così come è accaduto con la Gaiola – una delle attrazioni centrali della zona di Posillipo. “Suggestioni all’Imbrunire”  si chiuderà il 28 luglio con “ARIA DI MARE” con Orchestra Acustica del Pausilypon e Stella Gifuni (arpa) mentre la settimana prima, il 21 luglio, andrà in scena “IL BACIAMANO” con Susy Del Giudice, Giulio Cancelli, Giovanni Esposito, Catello Tucci (violoncello), Elio Manzo (chitarra).  —————————————- Scappa Napoli con la Compagnia di danza Malaorcula e i 44 Quartet: Arcangelo Michele Caso (violoncello), Gianluca Rovinello (arpa), Osmani Artiga Cairo (cajon), Marta Carbone (voce e percussioni), e Mariateresa Carbone (seconda voce e tammorra). Coreografia di Marcella Martusciello – Regia di Manuela Barbato

... continua la lettura
Interviste

Il teatro in zattera: intervista a Giovanni Meola

L’idea di “deriva” fa pensare e fa rima con “instabile”: non è questo il concetto espresso dalla kermesse Teatro alla deriva, che si svolge ormai da sette edizioni durante tutto il mese di luglio nella spettacolare cornice delle Terme Stufe di Nerone. “Alla deriva” esclusivamente perché c’è la geniale idea di rendere “itinerante” questo spettacolo grazie all’ausilio di una zattera che si traghetta nel lago; gli attori, da novelli Odisseo, vivono i propri drammi un po’ qui, un po’ lì, aiutati dall’atmosfera magica. Personaggi isolati, ma in transito: la famosa quarta parete che divide gli spettatori esiste ed è materialmente fatta dall’acqua che divide il palcoscenico della zattera dai comuni mortali; e allo stesso tempo, però, non c’è. Una rassegna davvero singolare che nasce dalla mente di Giovanni Meola, direttore artistico della kermesse. Lo abbiamo intervistato, per sapere di più su di lui e su come si partorisce un’idea simile. Identikit: in un tweet, quindi con 140 caratteri, chi è Giovanni Meola? Non uso i cinguettii e per natura, essendo drammaturgo, spesso sono capace di non essere sintetico. Ecco, questa potrebbe essere una buona autodefinizione. Ma al di là delle battute, e impiegando ben più di 140 caratteri, posso dire che Giovanni Meola cerca di essere uomo di teatro a 360 gradi, con tutto il bello (e anche il complicato e, a volte, il brutto) che questo significa. Quindi, autore, drammaturgo, regista, formatore, direttore artistico, produttore, datore luci, e anche facchino e aiuto scenografo, se occorre. (ndr: non brevissimo, ma certamente molto bravo a rendere l’idea. Per noi, passa la prova). Giovanni Meola inizia presto ad essere autore e regista: com’è avvenuto il primo contatto con questo mondo? Da spettatore, da fruitore, da appassionato. Poi, da “facitore”, da uno che ha cominciato a lavorare sul campo, senza sosta, sia sul piano della scrittura che della regia e poi, dopo qualche anno, anche come formatore. Diciamo che queste tre espressioni dello stesso “essere” teatrale (scrittura, regia, formazione) hanno continuato a combinarsi ed intrecciarsi imperterrite con quella caratteristica iniziale, con l’essere cioè un fruitore attento e molto, molto curioso. Quali sono state le tue influenze principali? Mi ritrovo a pensare che le influenze, per chi maneggia arte e creazione, possono arrivare da qualunque tipo di suggestione, comprese le cose che non ti sono piaciute. Anzi, spesso, quelle ti indirizzano molto più di quel che ti piace e senti vicino, perché ti mostrano chiaramente ciò che non vuoi fare, rifare, scimmiottare, ricreare, la direzione nella quale non vuoi andare. Indicando espressamente qualcosa, invece, mi viene in mente tutto il teatro che è riuscito a restituirmi una verità espressiva nell’incontro tra corpo scenico e verbale, tra forma e contenuto. Anche se non ne ho visto tanto di teatro così, è anche vero che ne ho visto qualche volta, e già questa è una bella influenza. Nei miei lavori cerco di applicare e sviluppare questa influenza. Adesso parliamo della rassegna: è unica nel genere in Italia e siamo alla settima edizione, già un bel numero, […]

... continua la lettura
Teatro

Big Fish – il mio padre incredibile in scena al Théâtre de Poche

Big Fish – il mio padre incredibile è lo spettacolo portato in scena da Andrea Cioffi al Théâtre de Poche il 23 e il 24 giugno; un lungo monologo comico e a tratti straziante di un figlio, interpretato da Franco Nappi, che vuole raccontare il suo rapporto complicato col padre. Il testo è ispirato al romanzo dello scrittore statunitense Daniel Wallace, Big Fish appunto, riambientato in una Campania bucolica e mitica. Big Fish – il mio padre incredibile al Théâtre de Poche, tra epica e realtà Franco Nappi solo sulla scena inizia di spalle il racconto: interpreterà di volta in volta padre e figlio, proprio a significare che in fondo entrambi sono le due facce inseparabili della stessa medaglia, pur vivendo due esistenze agli antipodi. Edward Bloom è un uomo che ne sa una più del diavolo, concepito un giorno durante la Seconda Guerra Mondiale tra le nocciole e il fumo delle bombe, un padre affabulatore che riesce a trarre da qualsiasi avvenimento banale e quotidiano un racconto mitico e grandioso. Il figlio, non si pronuncia mai il suo nome, ha vissuto la sua intera esistenza aspettando che il padre mettesse da parte se stesso e le sue gesta eroiche che tanto offuscavano la sua presenza. Adesso Edward Bloom sta per morire, i racconti che tanto amava diffondere devono essere tramandati al fine di non perdere la traccia della sua epica esistenza. Così il figlio le tramanda a noi spettatori, come un aedo è attento a non inventare niente di sua spontanea volontà, è pronto a ripetere a memoria le parole che tante volte aveva sentito dalla bocca fantasiosa di suo padre. Big Fish è un racconto teneramente audace, che mette in scena le insicurezze e le paure di un esploratore che molto spesso si è sentito perso senza la sua bussola di riferimento, che per colmare la disperata assenza si è nutrito riempiendo lo stomaco di racconti di foreste incantate, combattimenti con famelici giganti, affronti a vecchiette che potevano predire la morte. La dimensione mitica del monologo assomiglia molto alle narrazioni che i vecchietti, all’ombra delle loro case basse, raccontano ai piccoli del paese. Singolare è il legame diretto che si crea tra entroterra campano e ambientazione americana nel romanzo di origine. Onirico e affascinante, il racconto presentato al Théâtre de Poche mette a nudo un’inquietudine atavica, quella di una generazione che troppo spesso cerca di rintracciare nelle sue radici un mezzo per guardare avanti, un appiglio o un esempio necessario per creare il domani.

... continua la lettura