Seguici e condividi:

Eroica Fenice

La Tag: teatro contiene 251 articoli

Teatro

Big Fish – il mio padre incredibile in scena al Théâtre de Poche

Big Fish – il mio padre incredibile è lo spettacolo portato in scena da Andrea Cioffi al Théâtre de Poche il 23 e il 24 giugno; un lungo monologo comico e a tratti straziante di un figlio, interpretato da Franco Nappi, che vuole raccontare il suo rapporto complicato col padre. Il testo è ispirato al romanzo dello scrittore statunitense Daniel Wallace, Big Fish appunto, riambientato in una Campania bucolica e mitica. Big Fish – il mio padre incredibile al Théâtre de Poche, tra epica e realtà Franco Nappi solo sulla scena inizia di spalle il racconto: interpreterà di volta in volta padre e figlio, proprio a significare che in fondo entrambi sono le due facce inseparabili della stessa medaglia, pur vivendo due esistenze agli antipodi. Edward Bloom è un uomo che ne sa una più del diavolo, concepito un giorno durante la Seconda Guerra Mondiale tra le nocciole e il fumo delle bombe, un padre affabulatore che riesce a trarre da qualsiasi avvenimento banale e quotidiano un racconto mitico e grandioso. Il figlio, non si pronuncia mai il suo nome, ha vissuto la sua intera esistenza aspettando che il padre mettesse da parte se stesso e le sue gesta eroiche che tanto offuscavano la sua presenza. Adesso Edward Bloom sta per morire, i racconti che tanto amava diffondere devono essere tramandati al fine di non perdere la traccia della sua epica esistenza. Così il figlio le tramanda a noi spettatori, come un aedo è attento a non inventare niente di sua spontanea volontà, è pronto a ripetere a memoria le parole che tante volte aveva sentito dalla bocca fantasiosa di suo padre. Big Fish è un racconto teneramente audace, che mette in scena le insicurezze e le paure di un esploratore che molto spesso si è sentito perso senza la sua bussola di riferimento, che per colmare la disperata assenza si è nutrito riempiendo lo stomaco di racconti di foreste incantate, combattimenti con famelici giganti, affronti a vecchiette che potevano predire la morte. La dimensione mitica del monologo assomiglia molto alle narrazioni che i vecchietti, all’ombra delle loro case basse, raccontano ai piccoli del paese. Singolare è il legame diretto che si crea tra entroterra campano e ambientazione americana nel romanzo di origine. Onirico e affascinante, il racconto presentato al Théâtre de Poche mette a nudo un’inquietudine atavica, quella di una generazione che troppo spesso cerca di rintracciare nelle sue radici un mezzo per guardare avanti, un appiglio o un esempio necessario per creare il domani.

... continua la lettura
Teatro

Teatro Augusteo: presentazione del cartellone teatrale 2018-2019

Il 22 giugno nel foyer del Teatro Augusteo si è svolta la conferenza stampa per la presentazione della nuova stagione teatrale 2018-2019. Numerosi sono stati gli interventi da parte degli artisti, tra i quali ricordiamo Serena Autieri, Massimiliano e Gianfranco Gallo, Paolo Caiazzo, presentati da Giuseppe Caccavale. Augusteo, i titoli della nuova stagione Giuseppe Caccavale, ad apertura conferenza, ha tenuto a precisare un dato fondamentale: nella stagione passata, l’Augusteo ha chiuso con un forte aumento nel numero di abbonati, il che è stato solamente grazie ad un’offerta di spettacoli varia e ampiamente gradita dal pubblico. Ancora una volta ci sarà una collaborazione col teatro Sistina di Roma, attraverso la messa in scena di due spettacoli in comune: Mamma mia, con Luca Ward, Paolo Conticini, Sergio Muniz e Sabrina Marciano, dal 22 febbraio al 3 marzo 2019, campione di incassi dell’ultima stagione e presentato con uno straordinario allestimento; Belle ripiene, commedia divertente a tema cucina in scena dal 26 ottobre al 4 novembre, con Rossella Brescia, Roberta Lanfranchi, Tosca D’Aquino e Samuela Sardo. Non solo, la stagione continua con uno spettacolo di Serena Autieri #Lasciantosa – la prima influencer e presentato da lei personalmente. Emozionata, l’attrice ha affermato di voler portare sul palco un One Woman Show, in cui balla, canta e racconta e si racconta. Sarà a teatro dal 7 al 16 dicembre 2018. Ancora: Massimo Ranieri torna con il suo tradizionale Sogno e son desto, 400 volte che in occasione delle sue 400 repliche viene presentato in una performance del tutto inedita. Subito dopo, dal 21 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019, Buccirosso con Colpo di scena rinnova il sodalizio con lo storico teatro. Dall’11 al 20 gennaio i fratelli Gallo andranno in scena con Comicissimi fratelli. Anche loro presenti alla conferenza, hanno affermato che lo spettacolo si muove su due filoni opposti seppur complementari: quello della drammaturgia tradizionale e quello della commedia dell’arte, fatto di improvvisazione e ispirazione dettata dalle contingenze. Caccavale ha inoltre specificato che la stagione 2018-2019 sarà caratterizzata dall’utilizzo di effetti speciali e di tecnologie per offrire agli spettatori un’esperienza più realistica e innovativa. Ad esempio Peter Pan – Il musical forever con musiche di Edoardo Bennato, dall‘8 al 17  febbraio, utilizza un drone per rappresentare la fatina Trilly. Come pure Priscilla, la regina del deserto, in scena dal 5 al 14 aprile. Una rassegna di spettacoli legati fortemente allo spirito dell’Augusteo, che da anni coniuga la passione per la tradizione attoriale e musicale napoletana, tipica del cabaret, a commedie che danno uno sguardo anche al presente, in maniera tuttavia leggera. Quest’anno tocca a Paolo Caiazzo portare sul palco qualcosa di divertente che al contempo tratta di un tema attualissimo: i social. Non mi dire te l’ho detto, dall’8 al 17 marzo, è uno spettacolo che nel suo intreccio innesta social media e i loro possibili effetti collaterali. Ultimo spettacolo nel cartellone, Cavalli di Ritorno 2.0 di Gino Rivieccio andrà in scena dal 26 aprile al 5 maggio.  I fuori abbonamento del Teatro Augusteo Oltre a questi spettacoli in […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Teatro in pillole di Stefania Russo: speciale estate a Villa Domi

Teatro è in pillole nasce da un’idea di Stefania Russo, napoletana doc alla ricerca di luoghi e occasioni di aggregazione che incentivano la vita culturale del capoluogo. Da sempre alla ricerca della convivialità, dell’eleganza, dell’effetto “a bocca aperta”, l’organizzatrice di Teatro in pillole porta i suoi ospiti a Villa Domi in occasione dello Speciale Estate del 20 giugno, una serata all’insegna della musica, di interessanti esibizioni e di gradite degustazioni. Anche in quest’occasione, Eroica Fenice segue da vicino la serata in pillole, riportando impressioni e raccontando eventi. Il tempo non lascia presagire nulla di buono, un pomeriggio di temporali estivi ed una corsa contro il tempo per cambiare location: ma Stefania Russo dà appuntamento agli spettatori-amici di Teatro in Pillole in un luogo incantevole che sa di coniglio bianco cacciato dal cilindro come il miglior mago dei film americani. Villa Domi è una affascinante tenuta del Settecento, voluta dai Meuricoffre, famiglia svizzera di banchieri e mecenati, uno spazio immerso nel verde che vanta specie vegetali rare e opere d’arte di grande pregio. Passeggiando fra viali alberati e colonnati di rampicanti, non si fatica a figurarsi i fantasmi di matrimoni ed eventi che vi hanno preso vita. Insomma, prendere nota in caso di eventi di sicuro successo. Teatro in pillole di Stefania Russo: le sirene d’allarme Sono le 21,30 quando la Cicerone della serata ci invita ad entrare nel sala dell’evento, un ampio spazio bianco illuminato e imbandito: lo Speciale Estate di Teatro in pillole prevede una serata danzante, inframmezzata da alcune pillole d’arte che iniziano al suono di una sirena. Saranno gli ospiti a dover venire incontro ai loro artisti all’interno della sala nella quale avviene la magia. I tre concorrenti della serata La prima ad esibirsi è Eleonora Prota, con un’esibizione di danza in stile Bollywood: la giovane vestita di rosso evoca i colori, le musiche, gli occhi dell’India, con uno stile dichiaratamente eclettico che sintetizza diversi stili, dal classico al moderno. Teatro in Pillole continua con Daniela Scodellaro e le sue poesie intime, personali, accorate: uno spaccato di vita, un occhio su Napoli, uno sguardo alla gioventù, in disillusioni che scompaiono col tempo ma che mantengono la tenerezza del ricordo. E ultimo, ma non ultimo, Salvatore Bifani, aspirante cabarettista con un monologo di pirandelliana memoria, che narra di un uomo alle prese col suo incipit di brufolo su un naso prominente. L’ospite dello speciale di Teatro in Pillole L’ospite della serata è Diego Sommaripa, attore napoletano, che cattura gli ospiti di Teatro in Pillole con un monologo del giovane Trullo, marinaio con una gamba di legno. Era difficile camminare sulla sabbia con una gamba di legno, ci racconta Trullo, rappresentazione sulla scena delle difficoltà che portiamo con noi nel cammino quotidiano, nella selva confusa dei sentimenti. Trullo cade, si rialza, continua a camminare, cercando di pulire la stiva della nave (o dei ricordi) dalla polvere (o dai fantasmi) del passato. Un monologo, quello di Diego Sommaripa, toccante e semplice, una pillola di riflessione. I vincitori della serata La serata continua con […]

... continua la lettura
Eventi/Mostre/Convegni

Nando Mormone e il nuovo cartellone del Teatro Cilea: tra conferme e interessanti novità

Presentato il nuovo cartellone del Teatro Cilea: con il direttore artistico Nando Mormone anche Lello Arena Nando Mormone è pronto alla sfida! Venerdì 8 giugno al Teatro Cilea di Napoli (via San Domenico) si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della stagione teatrale Cilea 2018-2019. La conferenza si è aperta con il ricordo della stagione passata, fatta di traguardi, successi e grande partecipazione. Sul palco il maestro Lello Arena, collaboratore e regista, Mario Esposito e il direttore artistico Nando Mormone hanno ringraziato gli attori presenti e espresso l’importanza della passione per il proprio mestiere e della promozione e valorizzazione della cultura nel territorio napoletano attraverso il teatro comico, il teatro classico e i musical. Le novità della stagione teatrale annoverano il debutto musicale di Enzo Avitabile, la comicità di Biagio Izzo e il successo mondiale Shakespeare In Love. Il Teatro vanterà quindici produzioni teatrali: il direttore artistico l’ha definita “una vera e propria fortuna, perché permette di far lavorare molte persone e portare avanti con orgoglio il nome napoletano”. A seguire una chiacchierata informale con gli attori presenti sul palco, tra i quali Simone Schettino, Paolo Caiazzo, Fatima Trotta, Biagio Izzo, Enzo Avitabile e Sal Da Vinci, che hanno presentato in breve il proprio lavoro teatrale, tra risate, memorie e curiosità sulle dinamiche della produzione. Nando Mormone vuole stupire, questo è  il nuovo Cartellone del Teatro Cilea A seguire gli appuntamenti in programma: Dal 6 novembre: “Essenze Event” di Edoardo De Crescenzo Dall’8 novembre: “Fatti unici”, regia di Lello Arena. Con Paolo Caiazzo, Maria Bolignano, Ciro Ceruti Dal 22 novembre: “Shakespeare In Love”, regia di Giampiero Solari. Con Lucia Lavia, Marco Del Gaudio Dal 29 novembre: “I Fiori del latte” di Biagio Izzo Dal 25 dicembre: Spettacolo di Napoli e di Capodanno di Sal Da Vinci Dal 24 gennaio: “Novecento napoletano”, regia di Bruno Garofalo. Con Gennaro Cannavacciuolo Dal 21 febbraio: “Aladin”, regia di Stefano D’Orazio. Con Fatima Trotta e Manuel Frattini Dal 14 marzo: “Acoustic world” di Enzo Avitabile Dal 28 marzo: “Fondamentalmente Show 2.0”, regia di Mario Simone. Con Simone Schettino Dal 25 aprile: “Il miracolo di Don Ciccillo” di Carlo Buccirosso Un’importante occasione per i giovani, inoltre, è rappresentata dal Cilea “Academy”, luogo di formazione per una nuova generazione di artisti. Enzo Avitabile da ottobre insegnerà canto e tecnica vocale, mentre Lello Arena cura già la prosa, Fabrizio Mainini l’arte scenica e Nando Mormone la sezione dedicata al comico. L’abbonamento a 10 spettacoli parte da 210 euro, in più, per i genitori, è presente una “Ludocilea” per intrattenere i bambini con l’animazione. Non resta che augurarvi buona visione!

... continua la lettura
Recensioni

TrentaTram Festival – Specchio Rotto di Sharon Amato

In occasione della prima edizione del TrentaTram Festival 2018, il teatro Tram di Napoli ospita spettacoli dedicati alle compagnie teatrali formate da attori e registi con meno di 30 anni. Come undicesimo ed ultimo spettacolo va in scena domenica 27 maggio la rappresentazione Specchio Rotto, a cura della compagnia Instabili – allievi della Scuola del Teatro Stabile di Napoli, scritto e diretto da Sharon Amato. L’esibizione indaga sulla condizione della solitudine in una società del web 2.0 . TrentaTram Festival – Specchio Rotto di Sharon Amato: la trama La trama della rappresentazione non è altro che una lunga metafora sulla condizione di vita circa un soggetto solitario chiamato X – da qui possiamo dedurre la generalità del suo nome. Il protagonista decide volontariamente di vivere in uno stato di reclusione per otto anni a causa di un sistema sociale che sembra non comprendere. La sua decisione viene presa nello stesso momento in cui decide di aprire un blog per esprimere liberamente se stesso e denunciare il sistema. Quello del web è il mezzo più veloce ed immediato per arrivare al maggior numero di persone, perché quindi sforzarsi a stringere rapporti umani? L’obbiettivo di X è dunque “condividere per creare”. All’inizio dell’esibizione, lo spettatore si ritrova faccia a faccia con le emozioni del protagonista, che durante la sua reclusione hanno preso vita. Per X sono i suoi più cari amici: mentalmente può parlare con la compassione che veste i panni di sua zia. La scioperante che si oppone a qualsiasi tentativo di azione. Un soldato che rappresenta l’ansia da controllo, con tanto di cappello e pennacchio. L’autocommiserazione rappresentata da una figura con frusta e una parlantina negativa che la contraddistingue dal resto del gruppo e la sua poetessa che altro non è se non la sua vena artistica. Nella stanza di X dunque dimora solo la sua emotività caotica, che lotta per far uscire l’animo grande che esiste in lui. Oltre alle sue emozioni, il protagonista è circondato anche da centinaia di lettere, inviategli dai fan che seguono il suo blog appassionatamente. Esiste una clausola per comunicare con X: inviargli lettere esclusivamente cartacee. Tra queste spiccano voci come fashion blogger e grandi esponenti dello show bizz che tentano di spronarlo nel suo poter essere più che un semplice recluso. Ma la risposta del protagonista è sempre la stessa: a lui bastano se stesso e i suoi amici immaginari. Una sola lettera lo sprona a smuovere entrambi: quella del suo ex amore. Gli scrive dopo tempo che non lo ha mai dimenticato e qui X comprende che in solitudine non potrà mai ottenere quell’emozione forte e piacevole come l’amore. Al di là della sua reclusione inoltre può acquisire un’altra caratteristica utile quale l’esperienza. Questa compresa grazie ad un garzone che va a fargli visita preoccupato per il suo stato di salute. A contatto con un’uomo proveniente dall’ambiente esterno comprende che ha tanto ancora da vedere e da apprendere. Come differenziare ad esempio la forma dei suoi origami. Si tratta di un hobby costruito durante gli anni rappresentante la staticità della sua […]

... continua la lettura
Teatro

“Fortuna” di Alessandro Sesti al TRAM: storia di un ossimoro

Giovedì 17 maggio è andato in scena Fortuna al TRAM, Teatro Ricerca Arte Musica, quinto spettacolo all’interno della rassegna del festival TrentaTram, che prevede undici spettacoli nei quali si esibiscono tutte compagnie under 30. Lo spettacolo è interamente scritto e interpretato da Alessandro Sesti,  accompagnato con la chitarra da Nicola Papapietro; entrambi fanno parte della compagnia umbra SMG. “Fortuna” di Alessandro Sesti al TRAM, omertà e silenzio Chi non ricorda la storia della piccola Fortuna? Stuprata più volte dal compagno della madre, muore a sei anni, uccisa dal mostro che puntualmente usava violenza su di lei e anche sugli altri suoi amichetti. La vicenda è emersa nel 2016, dopo due anni di silenzio e di omertà, due anni in cui tutti sapevano ciò che stava accadendo al Parco Verde di Caivano, ma in cui nessuno osava proferire parola sull’orrore che si stava consumando. Senza alcuna pretesa di condanna, senza la retorica che avrebbe rischiato di rendere finto il messaggio, Alessandro Sesti ci racconta del Parco e dei fantasmi che vi abitano: il giovane extracomunitario ucciso perché pretendeva un contratto di lavoro regolare, Paolina, la signora un po’ ritardata sopravvissuta agli innumerevoli disastri della sua vita, le due signore che stanno sempre al balcone e conoscono i fatti di tutti quanti. Non si sa se siano veri o fittizi questi personaggi e forse non interessa nemmeno tanto: il punto è che rendono verosimile la trama, equilibrando momenti di ironia e momenti di tensione. Proprio le parole che potevano salvare la piccola Fortuna ed Antonio Giglio, suo compagno di disavventure, fluiscono velocemente dalla bocca dell’attore, in un lungo monologo che amalgama ironia, dolore, tensione, tenerezza e rabbia. Tutta la sofferenza viene sputata via, come un male da cui è necessario curarsi in fretta: è l’indifferenza il veleno che rende torbidi gli animi che sono coinvolti nella vicenda, rende belve feroci e assassine non tanto meno di chi ha alzato le mani e se l’è sporcate. Lo spettacolo Fortuna al TRAM manda un messaggio alla coscienza di tutti Singolare è inoltre il fatto che una compagnia non napoletana abbia deciso di scegliere una vicenda nostrana. È un segnale forte e tangibile: non serve essere campani per percepire la disperazione della nostra terra; una disperazione che è estesa anche su tutto il resto dell’Italia. Fortuna al Tram è una rappresentazione contro il silenzio e l’omertà, che non coinvolgono necessariamente gli episodi di violenza domestica, molto spesso considerati meno gravi rispetto ai fatti di mafia; estende il suo discorso a tutto il sistema di favoritismi e di illegalità che avvizzisce tutto il Paese. “Cerchiamo di dare una scossa a questa situazione, nel nostro piccolo, attraverso il teatro” spiegano Alessandro e Nicola alla fine della rappresentazione. È la coscienza di tutti gli spettatori il destinatario vero e proprio di Fortuna, affinché casi come questi divengano a poco a poco una minoranza, per non dover più tenere dentro dei mostri che ci arrovellano lo stomaco e ci mangiano da dentro.  

... continua la lettura
Recensioni

Potrebbe avere effetti indesiderati di Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia al TrentaTram Festival

Quarto appuntamento con il TrentaTram, il primo festival teatrale del Tram (Teatro Ricerca Arte Musica) che porta in scena 11 spettacoli di compagnie under 30 dal 10 al 27 maggio 2018. Domenica 13 maggio è stata la volta di Potrebbe avere effetti indesiderati, una pièce teatrale scritta e diretta da due giovani donne, Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia, che affronta una problematica umana, troppo umana: il rapporto con l’altro, alla luce dei molteplici io e delle svariate personalità che abitano ciascun individuo. Tutto si svolge nella cornice di una scenografia minima, lo studio di una psicologa (Raimonda Maraviglia) dalla quale si reca la signorina F., una giovane donna piuttosto ‘confusa’ (Rebecca Furfaro). Solo una scrivania divide le due donne, apparentemente sole in quello studio, ma nell’ombra siedono altri quattro personaggi, piuttosto singolari e diversi tra loro. Quella che inizia come una semplice seduta di analisi, si trasforma ben presto in un viaggio che porta all’esplorazione dei meandri più nascosti della mente della signorina F., un percorso al quale prendono parte le diverse personalità che abitano la donna, ma che, ad un’attenta analisi, sono parte integrante della psiche di ciascun essere umano. Potrebbe avere effetti indesiderati di Rebecca Furfaro e Raimonda Maraviglia e l’uguaglianza teatro-vita E se ciascuno di noi fosse abitato da molteplici personalità che la vita ci costringe a reprimere ogni volta che applichiamo etichette e definizioni a noi stessi, indefinibili per natura? Questo ed altri sono gli interrogativi che emergono da uno spettacolo che intende portare sulla scena, attraverso il teatro, la pluridimensionalità della mente dell’essere umano. E per fare ciò, tutte le diverse componenti della personalità della signorina F. prendono vita sulla scena: dal rapporto ossessivo con la madre (personificato da Chiara Cucca), al masochismo nel rapporto con l’altro (Daniele Sannino), passando per il senso di inadeguatezza (Teresa Raiano) e l’effetto Truman show di vivere in un mondo di finzione (Gaetano Balzano). In una realtà che sembra impedire all’individuo di assecondare ciascuna delle personalità che lo compongono, di essere tutto contemporaneamente, l’unica via d’uscita è il teatro, in cui tutte le anime che abitano il meraviglioso mondo della psiche possono assumere concretezza e vivere sulla scena. Uno spettacolo che tocca tematiche di estremo interesse ed offre molti, talvolta troppi, spunti di riflessione, che lo spettatore si affanna a rincorrere, afferrando qua e là i fili di una trama intricata ed eterogenea, così come in modo intricato ed eterogeneo si intrecciano le svariate personalità che ogni giorno si incontrano e si scontrano nella psiche di ogni individuo.

... continua la lettura
Teatro

I Miserabili, da Victor Hugo a Luca Doninelli, al Mercadante

I Miserabili di Victor Hugo, grande romanzo storico ambientato a Parigi negli anni successivi alla Restaurazione, va in scena in prima nazionale dal 25 aprile al 6 maggio al Teatro Mercadante di Napoli, nell’adattamento teatrale di Luca Doninelli e con la regia di Franco Però. “Quella di portare I Miserabili sulle tavole di un teatro di prosa è un’impresa temeraria, una sfida per chiunque sia disposto a sopportare un grande insuccesso piuttosto che un successo mediocre. Millecinquecento pagine che appartengono alla storia non solo della letteratura, ma del genere umano. Come l’Odissea, come la Commedia, il Chisciotte o Guerra e Pace.” afferma Luca Doninelli a proposito dell’audace impresa di portare in scena il capolavoro di Victor Hugo, attuale come non mai, com’è proprio di ogni grande classico, nel portare in scena il labile confine tra ciò che è bene e ciò che è male, il divario tra chi ha tutto e chi non ha nulla, tra chi ha il suo ruolo nella società e chi vive ai margini di essa, emarginato, escluso, miserabile. “I Miserabili” di Luca Doninelli, specchio di una società dilaniata dai contrasti Miserabile è chi non riesce ad integrarsi in una società per cui è un reietto, un escluso, un emarginato. Un miserabile non è mai al suo posto, mai al posto giusto, perché non esiste un posto giusto. Miserabile è chi fugge da tutto e da tutti, ma soprattutto da sé stesso. Miserabile è Jean Valjean (Franco Branciaroli), un uomo che ha passato vent’anni in carcere per aver rubato poco più che bambino, in preda ai morsi della fame, una pagnotta. Miserabile è Jean Valjean, che miserabile nell’animo lo è diventato nel corso di vent’anni di lavori forzati, che lo hanno cambiato e reso un uomo diverso. Miserabile è Jean Valjean che, una volta riconquistata la libertà con appiccicata addosso un’etichetta che non gli apparteneva, non ha trovato altra via che il furto, ma un vescovo (Alessandro Albertin), donandogli dell’argento da rivendere, con la sua generosità gratuita lo ha riammesso al mondo. Miserabile è Jean Valjean, che, rinnegato il suo nome ed il bagno penale, costruitosi una nuova identità di sindaco e uomo giusto, vero benefattore, trema tuttavia dinnanzi alla miseria che ben conosce e all’ipotesi che questa possa tornare a perseguitarlo. I Miserabili è una storia di peccato e redenzione, che indaga la miseria insita non soltanto negli stadi più bassi della società di metà ottocento francese, tra galeotti ex-prostitute, accattoni, modelli di strada e studenti squattrinati, ma anche negli stadi più alti. Forse miserabile è il commissario Javert (Francesco Migliaccio) che, dall’alto della sua posizione sociale, guarda con disdegno la miseria umana attorno a sé ossessionato dalla figura di Jean Valjean, ne fa l’emblema della criminalità e, credendolo capace di ogni nefandezza, nella cieca ricerca di giustizia a tutti i costi dedica la sua intera vita alla persecuzione di quest’uomo che, tra mille cambi d’identità, fugge per non dover fare i conti con sé stesso. Miserabile è, forse, chi non crede nella redenzione e […]

... continua la lettura
Teatro

La nuova stagione del Teatro Stabile 2018-2019 presentata al Mercadante

Nell’elegantissima cornice del Teatro Mercadante si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione della  nuova stagione del Teatro Stabile di Napoli. Il presidente Filippo Patroni Griffi e il direttore artistico Luca De Fusco hanno interagito con pubblico e artisti al fine di illustrare il prossimo ricco tabellone teatrale, all’insegna di proposte che variano dai classici fino ad arrivare ai contemporanei, passando attraverso la danza. I grandi successi del Teatro Stabile di Napoli Il presidente ha espresso con orgoglio la riconferma del primato del Teatro Stabile a Teatro Nazionale, tra i più importanti nel Mezzogiorno d’Italia. In un momento politico davvero difficile, la cultura deve essere la risposta a qualsiasi domanda: “Siamo pronti a valorizzare l’offerta, ricca e diversificata, della nuova stagione teatrale” ha affermato Filippo Patroni Griffi. Nonostante le numerose difficoltà economiche, dettate soprattutto da uno scarso finanziamento della regione, lo Stabile ha saputo destreggiarsi con le proprie risorse e passare dal sedicesimo al sesto posto nella lista dei più importanti teatri italiani. La nuova stagione teatrale non vede protagonisti solo i classici della grande letteratura e del grande teatro, ma si distingue anche e soprattutto per l’impronta napoletana dei suoi spettacoli: ancora una volta è la città la vera protagonista della scena culturale, declinata in tutte le sue diverse sfaccettature. Ma non solo. Il vero tentativo è quello di riuscire a coniugare la realtà cittadina con le realtà esterne. Di conseguenza, importare ed esportare sono termini chiave, volti a instaurare un dialogo ininterrotto tra il fuori e il dentro, tra Napoli e Italia (e addirittura estero!). È dunque necessario mettere in risalto ciò che di positivamente rilevante accade in una città così contraddittoria come Napoli e non scegliere solamente di raccontare gli accadimenti nefasti del presente, come ha affermato lo stesso direttore. Ancora una volta, infatti, il teatro si è confermato tra i migliori per offerta in Campania e in Italia soprattutto. L’orgoglio per un primato così importante come quello del Teatro Stabile è assolutamente lecito se immerso all’interno di una situazione problematica come talvolta può apparire quella della città. Durante la conferenza, inoltre, si sono toccati altri temi importantissimi come quello della scuola teatrale del Mercadante. Nata sotto il segno della famiglia De Filippo, continuerà a operare sul territorio, assicurano Griffi e De Fusco, malgrado le numerose difficoltà. Anche la scelta di inserire nel cartellone spettacoli di danza, settore in lento decadimento in Italia, rappresenta una precisa volontà: quella di gettare un’ancora di salvataggio a un tipo di intrattenimento che predilige le emozioni e non l’intelletto. La programmazione della nuova stagione del Teatro Stabile Il direttore Luca De Fusco ha asserito: “Abbiamo cercato di far coincidere la conferma a Teatro Nazionale con un cartellone particolarmente gioioso. Uso questo termine non perché presentiamo solo spettacoli divertenti: sarebbe contrario alla stessa filosofia di un teatro pubblico. La gioia di cui parlo è quella dell’amore per il teatro, perché in questa stagione non c’è genere teatrale o linguaggio scenico che venga trascurata“. Al Mercadante: 24 ottobre-11 novembre 2018 : Salomé di Oscar Wilde, […]

... continua la lettura
Teatro

Al Pacone, un avarissimo boss al TRAM

Al Pacone, una rilettura di Molière Massimo Maraviglia ritorna al Teatro TRAM fino al 22 aprile. Dopo lo Strafaust, il regista napoletano scrive e dirige a modo suo un’altra figura celeberrima dell’immaginario collettivo artistico e figurativo. Se nella precedente elaborazione era stata la volta di Faust e Mefistofele, stavolta è l’Avaro di Molière a subire una trasposizione. Il personaggio del vecchio avaro è una figura estremamente ricorrente nella storia del teatro classico. Fu Plauto a darne una prima elaborazione con Euclione nella sua Aulularia, ispirando proprio Molière secoli dopo. Un personaggio che, con i suoi vizi, offre lo spunto per numerose situazioni comiche, ma che spesso è stato il pretesto per analizzare tematiche più complesse. Quegli avari avevano però un rapporto molto infantile con il denaro. Euclione e Arpagone sono semplicemente ossessionati dal timore di essere derubati. Entrambi, compenetrati nella loro ossessione, non possono danneggiare nessuno. Al più fanno fanno sorridere, che è questo lo scopo semplicistico della commedia. Avarissimo boss Così si giunge alla rilettura di Massimo Maraviglia. Arpagone diventa Al Pacone, che non è solo una rima ma anche un’assonanza di Al Capone, celeberrimo gangster americano. Un simbolo, suo malgrado, della mafia newyorchese del primo dopoguerra. Idolatrato anche da personaggi che con la mafia non hanno mai avuto niente  a che fare, al punto da divenire il protagonista di film e romanzi. Proprio questo è il presupposto sul quale si basa l’intera vicenda. Il ruolo dell’avaro viene preso da un boss. Due figure che sembrano apparentemente simili ma che in realtà presentano numerose differenze. L’avaro ha un rapporto compulsivo ma egoistico con il denaro, pensa solo a come e quanto arricchirsi. L’avarizia dei boss prende invece il sopravvento su tutto quello che gira intorno. E così la sete di denaro di Al Pacone si scatena su tutta la sua famiglia e diviene il fulcro dello spettacolo. Al Pacone (Antonio Torino) è un personaggio che sente l’influenza dei classici avari del teatro ma che riesce a vivere di vita propria. Di Plauto si sente senz’altro l’influsso della commedia degli equivoci. Il malinteso tra il boss e il proprio figlio Geruzzo (Giovanni Scotti) sul matrimonio con Gloriosa Assunta (Alessandra Sass0) diverte e commuove allo stesso tempo. Come in Molière, quello dell’avarizia è solo un pretesto per approfondire altre tematiche. Molière e Plauto rivivono in Al Palcone Estremamente riuscita è infatti la scelta di trasporre la figura di Arpagone in un boss criminale. Al Pacone ridicolizza tutte quelle figure del crimine che al giorno d’oggi televisione e cinema mettono in risalto. Personaggi che, per definizione, dovrebbero essere anti-eroi e che invece vengono trattati all’esatto opposto. La parlata a tratti incomprensibile e il costume popolare completano poi la maschera più riuscita della messinscena, quella interpretata da Antonio Torino. Al Pacone è anche un antidoto contro tutta questa serietà e importanza che viene data a determinate figure. La compagnia Asylum Anteatro ai Vergini continua così una duplice e proficua collaborazione, non solo con Massimo Maraviglia, cui va dato atto di aver riletto in maniera estremamente originale […]

... continua la lettura