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Eroica Fenice

La Tag: teatro contiene 8 articoli

Comunicati stampa

La luce del Natale 2018: il Natale a Minori

La luce del Natale 2018 (rassegna natalizia minorese quest’anno alla sua X edizione), si svolge dal 16 novembre al 13 gennaio e presenta un ricco programma di eventi e attività. Esibizioni musicali, spettacoli (fra cui La cantata dei pastori e Napoli Milionaria), cerimonie religiose e inaugurazioni di interessantissimi momenti artistico-poetici: tutto ciò è La luce del Natale 2018, un lungo procedere fra musica, arte, poesia, danza, religione nella cornice affascinante del comune di Minori (in provincia di Salerno). La luce del Natale 2018: fra gli spettacoli in programma, La cantata dei pastori e Napoli Milionaria Fra gli spettacoli proposti ne La luce del Natale 2018, si ricordano La cantata dei pastori, con Peppe Barra (che ne cura anche la regia) nel ruolo di Sarchiapone (sulla musica originale e sui testi di Roberto De Simone) e Napoli Milionaria (sull’originale opera di Eduardo De Filippo) messa in scena – nell’ambito de La luce del Natale 2018 – dalla Compagnia teatrale “Il Proscenio”. (Il programma è finanziato dalla Regione Campania con l’intento di valorizzare le chiese barocche monumentali della Campania). La cantata dei Pastori sarà messa in scena il giorno 11 dicembre alle ore 20.30 presso la basilica di Santa Trofimena di Minori, in collaborazione con la Regione Campania, la Società Campana Beni Culturali, l’Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni e la Parrocchia di Santa Trofimena di Minori. La regia dello spettacolo è curata da Peppe Barra (che interpreta nella Cantata dei pastori il personaggio di Sarchiapone), le musiche sono di Roberto De Simone, Lino Cannavacciuolo, Paolo Del Vecchio e Luca Urciuolo. Lo spettacolo rappresenta con rimaneggiamenti e reinterpretazioni l’originale opera di Andrea Perrucci (scritta nel 1698), che rappresenta uno dei testi precipui del teatro barocco partenopeo. Napoli milionaria sarà reinterpretata dalla Compagnia Il Proscenio per 8 serate (25, 26, 29, 30 dicembre; 1, 2, 3, 6 gennaio) presso il Palazzo delle Arti di Minori (è necessaria la prenotazione al numero telefonico 089877087, uffici della ProLoco di Minori). Fra gli interpreti: Andrea Reale, Salvatore Bonito, Valerio D’Amato, Antonio Proto, Enzo Oddo, Anna Dumas, Trofimena Bonito, Annamaria Esposito, Luciana Esposito, Antonietta Caproglione, Mattia Ruocco, Giovanni Citarella, Antonio Mansi, Federica Civale, Armando Malafronte; regia di Lucia Amato. La luce del Natale 2018: la rassegna in dettaglio 16 novembre ore 16.00 – Basilica di Santa Trofimena Inizio della seconda fase della Peregrinatio delle Sacre Reliquie nei paesi della Costiera (Agerola, Furore, Conca de’ Marini, frazioni di Amalfi, Praiano, Positano, Amalfi centro ed Atrani). 24 novembre ore 19.30 – Piazza Umberto I Accoglienza delle Sacre Reliquie di Santa Trofimena rientranti da Atrani e Cerimonia di accensione dell’Albero di Natale – Processione fino alla Basilica di Santa Trofimena. Esibizione del gruppo “Symphonia Costa d’Amalfi”. 25 novembre ore 16.30 – Centro storico e Piazza Umberto I Secondo Raduno Zampognaro “I Suoni del Natale” – musiche e canti tradizionali natalizi con la partecipazione di gruppi di zampognari; ore 19.00 – Sagrato della Basilica di Santa Trofimena Esibizione dei gruppi di zampognari 27 novembre ore 18.00 – Basilica di Santa Trofimena Solenne chiusura […]

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Teatro

Poker con Francesco Montanari, una mano vincente al Teatro Sannazaro

“Poker” , l’opera teatrale di Patrick Marber, autore inglese noto anche per il suo lavoro di grande successo “Closer”, da cui è stato tratto anche un film hollywoodiano, è al Teatro Sannazaro dal 7 al 9 dicembre, con in scena Francesco Montanari e i ragazzi della Compagnia Gank per la regia di Antonio Zavatteri. “Poker” con Francesco Montanari: la mano o il giocatore? Prima di ogni altra cosa, c’è il giocatore. La mano, si, è fondamentale per la riuscita del punto, ma senza il giocatore, senza le sue qualità e il suo talento, persino due Assi diventano la peggior combinazione possibile. Questo lo vediamo spesso nel teatro come nel poker, dove ci ritroviamo spesso a constatare la bontà di un testo, di una interpretazione o di una dinamica regia, i quali presi singolarmente, senza l’armonia più totale tra tutte le parti chiamate in causa, rischia spesso di rivelarsi una delusione inaspettata, una buona partenza conclusa in malo modo. La versione di “Poker” presentata da Francesco Montanari al Teatro Sannazaro è messa in scena nella sua forma più originale e prima, scegliendo con saggezza di non cadere in una rivisitazione che avrebbe deprivato di molto la natura dell’opera. Non bluffano mai attori e regista, con una riproduzione italianizzata dove il “Check” è il “Passo” ma lasciano sapientemente quel gusto anglosassone all’opera, la quale potrebbe essere adattata ovunque, ma mai bene come in un sottoscala di un locale trendy della City. Questo dualismo, queste due facce della stessa realtà che si combinano e alternano il giorno e la notte, mettendo in luce le ombre dei rapporti quotidiani. La subordinazione come quella tra Capo e Dipendente, tra Padre e Figlio, o Figlio e Padre a seconda dei rapporti, viene qui messa in mostra e, al contempo, in gioco come ogni altra cosa. Come la vita stessa. Opta la regia per un coinvolgimento non estremizzato, per una trasformazione e una guida degli attori il più naturale possibile e lo fa con intelligenza poiché a questi attori, veri e unici artefici del successo, non c’è molto da dire, visto la loro capacità di tenere alta l’attenzione e di non lasciare mai cadere il punto. A loro vanno concessi il plauso e l’attenzione maggiore. Possiamo quindi giocare d’azzardo pure noi, seppur conoscendo bene già le nostre carte, e dire che al Teatro Sannazaro c’è una buona mano in scena, la quale non va foldata con facilità, ma seguita e sponsorizzata.

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Teatro

Serena Autieri torna all’Augusteo con #LaSciantosa – La prima influencer

Serena Autieri torna al teatro Augusteo di Napoli dal 7 al 16 dicembre con “#LaSciantosa – La prima influencer“, in un’edizione nuovissima, che si avvale dell’appassionata partecipazione del pubblico per dare vita ogni giorno, sulla scena, a qualcosa di diverso, un one woman show più che mai coinvolgente, che porta sul palco dell’Augusteo le canzoni senza tempo della tradizione napoletana e lo trasforma in un Cafè-Chantant, dove Serena Autieri si esibisce, nel ruolo della Sciantosa, accompagnata dalla Serendipity Orchestra, diretta dal maestro Enzo Campagnoli, e dal talentuoso ballerino Alessandro Durso. Uno spettacolo che celebra la figura della sciantosa, la femme fatale dei cafè-chantant che ammaliava il pubblico con la sua voce e la sua bellezza tra fine Ottocento e inizio Novecento, ma soprattutto, nella celebrazione della grande canzone classica napoletana, celebra Napoli e la sua magia, la sua forza e il calore del suo popolo. Elvira Donnarumma, La Sciantosa di Serena Autieri Il coinvolgente spettacolo in musica porta in scena, attraverso le più conosciute canzoni della tradizione musicale napoletana, la storia di privazione, emancipazione ed infine successo di Elvira Donnarumma, detta “Capinera” per la sua folta chioma nera, una delle sciantose più famose di tutti i tempi, regina dei cafè-chantant che ottenne la stima di Eleonora Duse e Matilde Serao e alla quale Serena Autieri presta la voce, interpretandone, con la sua grinta e il suo entusiasmo, tutta la forza e la voglia di vivere, seguendone la carriera artistica, i sogni, le speranze, le ambizioni ed i sacrifici. E, nel seguire la carriera di Elvira Donnarumma e delle altre più o meno celebri sciantose, del Salone Margherita così come del piccolo locale di periferia decisamente più equivoco di un cafè-chantant, Serena Autieri, in una performance coinvolgente e con grandi effetti di spontaineità garantiti dai siparietti con l’orchestra e il ballerino-macchietta Alessandro Durso, regala al pubblico le atmosfere della Napoli di inizio Novecento attraverso classici che fanno cantare, divertono, emozionano e commuovono, non diversamente da quanto doveva accadere nei locali dell’epoca: “I’ te vurria vasà“, “Guapparia“, “Cumme facette mammeta“, “Lilì Kangy“, “Santa Lucia luntana“, “O’ surdato ‘nnammurato“. Una Serena Autieri instancabile, bellissima ed in piena forma, totalmente calata nella parte e assolutamente a suo agio, che dà prova di divertirsi assieme al pubblico e lo coinvolge, scendendo a più riprese tra la gente ed invitando gli spettatori a prendere parte al canto e alle coreografie accanto a lei, sul palco, come lei stessa afferma a proposito dello spettacolo di Vincenzo Incenzo: “È sempre emozionante interpretare la Sciantosa, un personaggio a cui sono molto legata e che mi fa sentire connessa alle mie radici. In particolare, Elvira Donnarumma fu emblema di femminilità e di una sensualità sana che va valorizzata. La Sciantosa, nella sua accezione più positiva, è un modello di donna che ammiro e che reputo molto attuale per la sua capacità di influenzare mode e costumi. Questo ruolo mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco e di crescere artisticamente. Oggi sono una sciantosa più consapevole, felice di godere dello spettacolo […]

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Teatro

Le Signorine di Clementi e Sepe conquistano il Teatro Diana

Le Signorine di Clementi e Sepe è andato in scena martedì 4 dicembre al Teatro Diana e sarà rappresentato fino al 16 dicembre. A interpretare la commedia sono due big del teatro e del cinema: Isa Danieli e Giuliana De Sio, le quali impongono la loro capacità in una vis comica che porta con sé il grande teatro del 900 di Eduardo De Filippo e Annibale Ruccello. Commozione e divertimento si alternano e si affiancano sul palco del Diana, dove la commedia, scritta da Gianni Clementi e diretta da Pierpaolo Sepe, mette in risalto la comicità e la tragicità che si celano, ma non troppo, nella vita quotidiana di due sorelle. Le Signorine di Clementi e Sepe, lo spettacolo Rosaria e Addolorata sono zitelle, probabilmente a causa di una poliomielite, che le ha rese storpie fin dalla nascita ed esposto allo sguardo crudele e giudizioso della famiglia e del mondo, fin da subito poco benevolo. Le due “signorine” trascorrono una vita solitaria e monotona in una squallida merceria di un quartiere popolare di Napoli, ormai circondata e divorata da empori cinesi e fast food mediorientali. Il mondo cambia e dalla concorrenza sleale, che uccide i piccoli commercianti, la globalizzazione, la mercificazione di ogni valore, le signorine si difendono rintanandosi in una vita fatta di sacrificio, risparmio, lotta agli sprechi e, soprattutto, lotta reciproca. Obbligate ad una faticosa convivenza, infatti, entrambe conducono una guerra, più o meno silenziosa, ma sempre perdente, con il mondo e con la sorella, in un continuo gioco di provocazioni, battibecchi e accuse reciproche. Addolorata, la più giovane, dopo una vita condotta nell’anonimato, oscurata dalla sorella e dalla sua stessa debolezza, obbligata a condurre una vita mai apprezzata e a fare pedissequamente ciò che le era imposto, brama dentro di sé la libertà e il desiderio di godersi finalmente la vita. Rosaria, che ha fatto del risparmio e dell’accumulo di denaro il mantra della sua vita, non fa altro che nascondersi dietro abiti scuri e logori, per non intaccare il cospicuo conto bancario, ma anche per difendersi dagli occhi della famiglia, che le considera grette e storpie. La sue prudente avarizia la porta a lesinare sul riscaldamento, la corrente e persino sul cibo, costringendo Addolorata ad una dieta fatta di spaghetti e vongole “fujute”, la cui ricetta originale porta sulla scena il suo inventore, Eduardo De Filippo, e pomodori ammaccati pagati a pochi centesimi. Una commedia di luci e ombre inscena un rapporto conflittuale e un legame unico, che, proprio quando trova un equilibrio grazie al gioco delle parti di entrambe, sarà turbato da un grave incidente, che cambierà la loro vita e svelerà le paure e le inquietanti inclinazioni delle signorine. Sul palco si ritroveranno due personaggi turbati, due donne che hanno vissuto insieme, ma sempre sole, che si amano, ma trovano soddisfazione solo quando dominano l’altra. Isa Danieli e Giuliana De Sio, sole e con la stessa scenografia, conquistano il Diana dominando il palco, commuovendo e divertendo lo spettatore a colpi di gag familiari e riflessioni […]

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Teatro

I fiori del latte: Biagio Izzo porta la terra dei fuochi al teatro Cilea

Dal 29 novembre al 16 dicembre il teatro Cilea di Napoli ospita “I fiori del latte“, lo spettacolo ideato da Eduardo Tartaglia con protagonista Biagio Izzo ed un cast d’eccellenza (Mario Porfito, Angela De Matteo, Stefano Jotti, Stefano Meglio, Ivan Senin). Lo spettacolo, che ha il suo punto di forza nella difficile arte del far ridere di gusto così come di far riflettere, affronta il tema, tristemente attuale, della cosiddetta “terra dei fuochi“, la Campania, ed in particolar modo la zona tra la provincia di Caserta e quella di Napoli, da anni al centro di vicende legate allo smaltimento abusivo di rifiuti tossici e al conseguente inquinamento ambientale, che ha causato, e causa ancora, milioni di vittime. I fiori del latte:  una commedia che è anche denuncia sociale Siamo nel comune fittizio di Casal Di Sotto Scalo e i cugini Scapece, Aniello (Biagio Izzo) e Costantino (Mario Porfito) sono finalmente ad un passo dalla realizzazione del sogno di una vita, quello in cui hanno investito tutte le loro energie e risorse: l’apertura del caseificio “Fiori del latte”, un caseificio tradizionale e dai sapori genuini, all’insegna della qualità, estraneo agli additivi chimici e ad ogni altro artificio. Un caseificio che aspira, insomma, ad ergersi a modello di connubio perfetto tra le innovazioni della tecnica, con un design innovativo ed accattivante (il logo della mozzarella morsa strizza l’occhio al logo Apple, una mela morsa) e i sapori e le tecniche della tradizione, vantando prodotti sani e naturali in una zona, invece, tristemente nota alle cronache per lo sversamento di rifiuti tossici. Immane è lo sconcerto dei due cugini alla scoperta che anche il terreno su cui pascolano le bufale del loro allevamento nasconde bidoni contenenti sostanze sospette che hanno causato la morte degli animali dell’allevamento e alcuni preoccupanti casi di avvelenamento. Cosa fare, dunque? Portare avanti il sogno di una vita, e con esso perseverare nell’inganno e nell’omertà di chi sceglie per proprio comodo di chiudere gli occhi, oppure dar retta alla propria coscienza e denunciare i traffici illeciti, con tutti i rischi che questa coraggiosa azione comporta, in primis il naufragio del caseificio ancor prima che apra? Quella che i cugini Scapece si troveranno a dover prendere è una difficile decisione che investe la morale, oltre che gli affari, che comunque continuano a tentare i due allevatori seducendoli con la certezza, più che l’ipotesi, di lauti profitti se l’attività va in porto e la magra consolazione che, in fondo, l’esportazione della merce porterebbe lontano i problemi e con essi le preoccupazioni che avvelenano loro l’esistenza almeno quanto i rifiuti tossici hanno avvelenato quelle terre. D’altronde, si sa, “occhio non vede, cuore non duole“. Sarà il desiderio di riscatto per queste terre avvelenate dall’uomo, queste terre che, ciononostante, l’uomo lo nutrono, a suscitare un moto di ribellione, di sdegno: ed è lo stesso sdegno, la stessa rabbia che non manca di provare ogni onesto cittadino di fronte al male che s’infligge alla nostra terra e ai nostri figli per sete di guadagno, […]

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Recensioni

Ebbanesis: Serenvivity al Teatro Sancarluccio

Serenvivity è lo spettacolo del duo Ebbanesis, composto da Serena Pisa e Viviana Cangiano, due giovani cantanti napoletane in ascesa nel panorama musicale italiano. Lo spettacolo, fra musica, canto e comicità, è in scena al Teatro Sancarluccio il 14 e il 15 novembre, nella meravigliosa cornice della Napoli alla moda di Via dei Mille. Ebbanesis: un progetto nato per gioco su internet La storia delle Ebbanesis è il perfetto esempio di come la nuova società delle comunicazioni e dei social network possa favorire l’emergere di differenti stili e forme artistiche: le due cantanti si sono fatte conoscere dal piccolo pubblico social grazie ad alcuni video su Faceboook, nei quali riarrangiavano pezzi della tradizione musicale, soprattutto partenopea, fra il serio e il faceto. In queste piccole, casalinghe performance, le Ebbanesis in favore di camera, voci più chitarra, divertivano un ristretto gruppo di spettatori, inserendo dei jingle all’americana su pezzi che hanno fatto la storia di Napoli (uno fra tanti, Carmela di Sergio Bruni, che diventa uno swing, o Ragione e sentimento di Maria Nazionale, presenti anche fra i pezzi di Serenvivity). In questo panorama si incastonano perfettamente alcuni pezzi inediti, come Pe’ mme di Alessio Bonomo e Marzo cu ‘tte della stessa Serena Pisa, che per la loro dolcezza e profondità completano il caleidoscopio di emozioni di uno spettacolo fuori dai canoni. All’origine del successo in ascesa per le Ebbanesis, dunque, qualche video su internet, alcune presenze in tv, qualche collaborazione che ha permesso loro di farsi notare in contesti più disparati, dalla partecipazione a Tu si que vales, alla richiesta di Maurizio De Giovanni, scrittore napoletano, di musicare Rondinella in occasione di una lettura d’opera, fino alla pubblicazione di un video con Fanpage con un medley sanremese, per non parlare di una serie di concerti sul territorio campano e internazionale . In Serenvivity le due talentuose promesse raccontano questi ed altri aneddoti che hanno segnato il loro percorso professionale. Le Ebbanesis in Serenvivity Le due cantanti si presentano sul palchetto del Sancarluccio nella massima sobrietà: una chitarra, un leggio, un baule per appoggiare alcuni essenziali oggetti di scena. Vestite con eccentrici abiti vintage, che ricordano un po’ le pin-up di un tempo, le Ebbanesis dimostrano che un palco non ha bisogno di grandi luci per mettere in evidenza il talento: sono le loro voci a fare da padrone sulla scena, i loro sorrisi e gli intermezzi per presentare i singoli pezzi, che donano un’aria di freschezza e comicità all’intero spettacolo. In Serenvivity si palesa non solo il talento, ma uno stile del tutto personale, una linea artistica spontanea ma ben definita, una volontà di portare avanti un progetto che ha tutte le carte in regola per imporsi anche all’esterno della nostra regione. In quell’ora e mezza di emozione e divertimento, le Ebbanesis stravolgono la tradizione, la rigirano a vantaggio di un sapore comico fra démodé, americano, grottesco, tragico. In Serenvivity trova posto non soltanto la musica della storia di Napoli, ma anche una rivisitazione in napoletano di Volevo un gatto […]

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Recensioni

Fronte del porto di Alessandro Gassman approda al Teatro Bellini

Fronte del porto di Alessandro Gassman approda al Teatro Bellini di Napoli. Fronte del porto, diretto da Alessandro Gassman, approda al Teatro Bellini di Napoli dal 6 al 25 novembre, incastonandosi in una stagione ricca di grandi nomi, spettacoli originali e riscritture di grandi classici. Dopo il successo straordinario di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, Gassman dirige ancora una volta Daniele Russo, in una storia di contaminazioni, riadattamenti e fusione tra cinema e teatro. L’opera, riadattata per il teatro da Enrico Ianniello, ha il proprio impasto originario in una storia dell’americano Budd Schulberg, a sua volta ispirata da un’inchiesta giornalistica su cui si imperniò la sceneggiatura del film di Elia Kazan, chiamato appunto Fronte del porto (On the waterfront), che vinse otto Oscar nel 1954. Un lavoro certosino di scatole cinesi, di matrioske e continui rimandi, che affonda le radici in America e che arriva a toccare le coste di una Napoli di quasi quarant’anni fa, battuta dal vento e dalla miseria. Il porto di Napoli consanguineo del porto di New York, in un legame sotterraneo che attraversa l’oceano e arriva fino al nucleo pulsante e intimo di un’umanità in apnea di giustizia e libertà. L’apnea di un’umanità che si affastella in una selva oscura di capannoni, magazzini, container e grosse navi, in cui l’inferno ha la puzza del sudore dei lavoratori con le mani spellate e il respiro mozzato. Dalla condizione dei lavoratori americani fino al dramma di figure napoletane che sembrano riaffiorare da un bestiario medievale o da un passo biblico, perché l’eccellenza degli attori -Daniele Russo in primis- ha qualcosa di spirituale, disperato e animalesco che colpisce lo spettatore nel nervo più scoperto tra il cuore e l’ombelico. Sì, Fronte del porto approda al Teatro Bellini, e mai verbo fu più indicato, perché la prima sensazione che si prova, confondendosi in platea, è quella di trovarsi esposti al freddo e alla durezza delle banchine di un porto, più che seduti comodamente su poltrone di velluto. E gli effetti scenici e i giochi di luci rendono la scenografia una vera e propria succursale di un porto: onde che increspano il palco, l’orizzonte del mare mattutino, il grigiore dei capannoni per il rimessaggio, i piazzali di cemento. Non manca anche la riproduzione fedele dei vicoli napoletani, delle insenature che si aprono a ogni traversa della città, del perimetro delimitato tra un vascio e un balcone coi panni stesi: tutti gli habitat dove brulica il bestiario sono riprodotti fedelmente, in un connubio tra cinema e teatro che regala, a volte, la curiosa e alienante sensazione di trovarsi di fronte a uno schermo. Fronte del porto, la condizione dei lavoratori del porto della Napoli degli anni Ottanta, vessati e ingoiati da un sistema malavitoso: i personaggi e le dinamiche dello spettacolo Il tocco della regia di Gassman è tangibile e vivido fin dall’inizio, e si ha il conforto di una narrazione lineare, ordinata e coerente: la condizione dei lavoratori del porto della Napoli degli anni ’80 è introdotta dalla storia di Giuseppe Caruso, […]

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Teatro

Le Rane di Aristofane in scena al Teatro San Ferdinando

Le Rane di Aristofane, Ficarra e Picone al Teatro Stabile Al Teatro Stabile è di scena il grande teatro classico. Dopo Salomè di Oscar Wilde, visibile al Mercadante fino a domenica, è la volta di un altro testo immortale: Le Rane di Aristofane, commedia vincitrice delle Lenee del 405 a.C. È stato un grande rischio quello del regista Giorgio Barberio Corsetti, portare in scena un testo vecchio di 2500 anni, rendendolo moderno e divertente. Il regista ha potuto però contare sull’apporto di un formidabile duo comico, Ficarra e Picone. La commedia approda così finalmente a Napoli, nel cuore di una tournée che girerà i maggiori teatri nazionali. Corsetti ha dovuto fare i conti, oltre che con i problemi dovuti alla fama e all’impostazione classica del testo, con i nuovi spazi teatrali. La pièce infatti quest’estate è stata messa in scena al Teatro greco di Siracusa. Un successo straordinario, culminato nella diretta nazionale su Rai 1, cui hanno assistito oltre due milioni di spettatori. Le Rane si arricchiscono così di nuove sfumature e significati. La trama, arcinota, prende forma e vita sul palco del Teatro San Ferdinando. Dioniso, il dio del teatro, si reca nell’oltretomba per riportare alla vita Euripide. Quest’ultimo è però assorto in un furioso litigio con Eschilo per stabilire chi dei due sia il più grande poeta tragico. Al via la stagione del Teatro San Ferdinando Dioniso si fa giudice e, scegliendo di anteporre il senso della giustizia e il bene dei cittadini alle proprie preferenze personali, finisce per dare la palma della vittoria ad Eschilo, che dovrà salvare Atene dalla situazione disastrosa in cui si trova. Eschilo accetta infine di tornare tra i vivi lasciando a Sofocle il trono alla destra di Plutone, a patto che non lo ceda mai a Euripide. L’autorevole regia di Giorgio Barberio Corsetti abbatte definitivamente il discutibile confine che separa lo spettacolo “alto” dallo spettacolo “basso”. Le Rane, sfrondato dagli anacronismi, dimostra che per il genere comico può esistere una manifattura a lunga conservazione, che consenta di ridere anche oggi, consapevolmente, di un testo classico. Tutto il corpo teatrale è perfettamente a proprio agio in questa discesa agli Inferi. Il compito è senz’altro facilitato dalla sapiente regia di Corsetti e dal talento umoristico di Ficarra e Picone. La scommessa di Giorgio Barberio Corsetti risulta così vinta in pieno. Le Rane di Aristofane, nonostante la veneranda età, viene forgiata di una veste completamente nuova riuscendo a rivivere di vita propria. Numerosi gli intermezzi canori che spezzano il ritmo serrato della vicenda. La colonna sonora dei SeiOttavi è perfettamente coerente con il ritmo scanzonato e leggero dell’intera faccenda. Fino allo scioglimento finale, quando con la fatidica decisione di Dioniso emerge tutto il pathos del testo.  

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